Laura Ru
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Researcher & writer based in Hong Kong. Former academic. Longform articles archived at https://lauraruggeri.substack.com and https://laura-ruggeri.medium.com. Email: lauraru852@yandex.ru
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In a single month, US policy toward Russian energy has done a full 180-degree pivot. First came sweeping sanctions, now Trump is letting 300,000 tons immediately, another 500,000 in November, then 1 million and up to 3 million tons of Russian diesel flow directly into American and global markets.

For the Kremlin, this energy deal was an absolute no-brainer. It is just business. Moscow has not been forced to compromise a single strategic, military, or political objective. There are no ceasefire demands, no territorial concessions, and no changes to Russia’s domestic trajectory.
In fact, the US has inadvertently solved a pressing domestic economic problem for Russia. As Deputy Prime Minister Alexander Novak recently noted, Russia produces roughly 80% more diesel than it consumes. Without export outlets, the country faces overflowing storage facilities and forced cuts in refinery output. By suddenly reopening the market, Washington has handed Moscow a lucrative lifeline, allowing it to monetize its surplus and stabilize its energy sector, all while continuing its military campaign uninterrupted.

If Russia’s gain is straightforward, the American motivation is rooted in what I would call "casino capitalism." In this system, geopolitics is financialized and policy becomes a lever used to manufacture market volatility.
The initial sanctions served to artificially constrict supply, sending global fuel prices spiking. This volatility is the lifeblood of well-connected commodity traders, hedge funds, and "shadow fleet" operators who profit from the chaos. Now, as US diesel prices hit unsustainable highs ahead of the Congressional elections, the waiver acts as the "market correction." It allows political/financial insiders and energy importers to capture the arbitrage spread and secure lucrative contracts while the administration gets to play the hero who "lowered prices for the American consumer.". Trump's doctrine is the extraction of profit from the chaos Washington creates.

While American financial elites hedge their bets, the true casualties are Washington's supposed allies.
The EU has been left in a position of strategic absurdity. Over the past two years, Brussels has sacrificed its industrial competitiveness, endured soaring inflation, and aggressively enforced a rigid sanctions regime to "hold the line" against Russian energy. Now, the very architect of that sanctions regime has unilaterally cut a side deal, making the EU’s economic self-harm so glaring that it blinds and leads to madness the same EUnuchs that hysterically supported it. Europe is left holding the bag of a policy Washington embraces and abandons at will to profit from it.
Ukraine, however, suffers the most brutal betrayal. For months, Kiev has utilized long-range strikes on Russian oil refineries as a form of asymmetric warfare. Suddenly, Washington has reframed this practice as a disruptive nuisance that "hurts the global economy."
By demanding Ukraine halt these strikes to facilitate a smooth flow of Russian diesel, the US has made it clear to Kiev that Ukraine’s survival and tactical autonomy are strictly subordinate to American interests, in this case domestic gas prices and elections. The Kiev regime is being reminded that in the eyes of its primary benefactor-beneficiary, Ukraine is just a disposable proxy.

To sum it up, Russia got a financial boost without compromise, the US keeps profiting from the conflict while the EU pays the bill. In the geopolitical casino, the house always wins. Proxies and vassals are just collateral damage. @LauraRuHK
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In un solo mese, la politica USA ha compiuto una giravolta di 180 gradi nei confronti dell’energia russa. Prima sono arrivate le sanzioni, ora Trump intende lasciar entrare 300.000 tonnellate subito, altre 500.000 a novembre, poi 1 milione e in seguito 3 milioni di tonnellate di gasolio russo nei mercati americani e globali. Per il Cremlino, questo accordo è ovviamente un affare. Mosca non è stata costretta a compromettere nessun obiettivo strategico, militare o politico. Non ci sono richieste di cessate il fuoco, nessuna concessione territoriale e nessun cambiamento alla traiettoria della Russia. Anzi, gli Stati Uniti hanno involontariamente risolto un urgente problema economico interno per la Russia. Come ha recentemente notato il vicepremier Alexander Novak, la Russia produce circa l’80% di gasolio in più di quanto ne consumi. Senza questi nuovi sbocchi all’export, il paese si troverebbe di fronte a problemi di stoccaggio e costretto a tagli forzati della produzione delle raffinerie. Riaprendo improvvisamente il mercato, Washington ha consegnato a Mosca una redditizia alternativa, permettendole di monetizzare le eccedenze e stabilizzare il settore energetico, mentre la sua campagna militare continua. Se il guadagno della Russia è innegabile, la motivazione americana affonda le radici in quello che definirei “capitalismo da casinò”. In questo sistema, la geopolitica viene finanziarizzata e diventa una leva usata per creare volatilità di mercato. Le sanzioni iniziali sono servite a restringere artificialmente l’offerta, facendo schizzare i prezzi globali dei carburanti. Questa volatilità è una linfa vitale per hedge fund e trader di materie prime, soprattutto per quelli che ottengono soffiate direttamente dalla Casa Bianca, e traggono enormi profitti dal caos. Ora che i prezzi del gasolio USA hanno raggiunto livelli insostenibili e le elezioni del Congresso si avvicinano, la deroga funge da “correzione di mercato”. Permette agli insider politici e agli importatori di energia di catturare lo spread di arbitraggio e assicurarsi contratti lucrosi, mentre Trump può spacciarsi per l’eroe che “ha abbassato i prezzi per il consumatore americano”. L’unica vera dottrina dell'amministrazione Trump è creare ed estrarre profitto dal caos. Mentre Mosca calcola i suoi guadagni futuri e le élite finanziarie americane si godono la vincita delle loro scommesse, le vere vittime sono i presunti “alleati” degli Stati Uniti. L’UE si trova in una posizione di totale assurdità strategica. Negli ultimi due anni, Bruxelles ha sacrificato la propria competitività industriale, sopportato un’inflazione galoppante e imposto con aggressività un regime di sanzioni rigido per “tenere la linea” contro l’energia russa. Ora, lo stesso architetto di quel regime sanzionatorio ha unilateralmente stretto un accordo parallelo, rendendo l’autolesionismo economico dell'Europa così lampante da accecare e far impazzire gli stessi EUnuchi che lo avevano istericamente sostenuto. L’Europa resta con il cerino in mano di una politica che Washington abbraccia e abbandona a piacimento per massimizzare i guadagni. In questo quadro, l’Ucraina subisce il tradimento più brutale. Per mesi, Kiev ha utilizzato attacchi a lungo raggio contro le raffinerie russe come forma di guerra asimmetrica. All’improvviso, Washington ha ridefinito questa pratica un disturbo destabilizzante che “danneggia l’economia globale”. Chiedendo all’Ucraina di interrompere questi attacchi per facilitare il regolare flusso di gasolio russo, gli Stati Uniti hanno ribadito a Kiev che la sopravvivenza e l’autonomia tattica dell’Ucraina sono strettamente subordinate agli interessi americani, in questo caso i prezzi interni dei carburanti e le elezioni di novembre. Al regime di Kiev viene ricordato che, agli occhi del suo principale benefattore-beneficiario, l'Ucraina è un proxy sacrificabile. In sintesi, la Russia ottiene un aiuto finanziario indiretto, gli USA continuano a trarre profitto dal conflitto mentre l’UE paga il conto. https://t.me/LauraRuHK/11774
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Noto che tra molti commentatori occidentali permane un fraintendimento di fondo su come Mosca e Pechino concepiscono il cambiamento dell'ordine globale.
Ad esempio, quando Putin descrive l'attuale transizione verso il multipolarismo come "un movimento emancipatore e anticoloniale contro l'egemonia unipolare", non sta annunciando una crociata e neppure la nascita di una nuova Internazionale. Non è mica un trotzkista.
Il risveglio del Sud Globale non è guidato da un "consiglio rivoluzionario" composto dai leader di Cina, Iran e Russia. Questi sono i deliri di qualche minus habens occidentale. Si tratta invece di un processo storico e tettonico, dettato dalla natura stessa delle cose e dalle contraddizioni dell'imperialismo americano.
Putin non è un ingenuo e non soffre di volontarismo. Sa perfettamente che un'egemonia sistemica e militarizzata come quella americana non collassa dall'oggi al domani, ma si erode lentamente attraverso il suo stesso sovraccarico (l'overstretch imperiale). Il compito di paesi come la Cina e la Russia non è "esportare la rivoluzione", ma resistere, offrire un'alternativa di sovranità e un modello di relazioni eque e paritarie tra i paesi.
La Russia è un Paese immenso e complesso, attraversato da correnti, forze e interessi che talvolta tirano in direzioni diverse. La priorità assoluta del Cremlino è mantenere la stabilità interna, sia politica che economica, e portare a compimento gli obiettivi dell'Operazione Militare Speciale in Ucraina. Qualsiasi altra ambizione geopolitica è, piaccia o no, subordinata a questa necessità esistenziale. Senza la sicurezza dei propri confini e la tenuta della propria economia, non si va da nessuna parte.
Conoscendo bene il Paese e avendo osservato da vicino le sue profonde trasformazioni negli ultimi vent'anni, resto fiduciosa. La traiettoria è corretta: gli ostacoli materiali e le sanzioni vengono affrontati e il cambiamento di paradigma è evidente. Tuttavia, questo cambiamento riguarda primariamente la società e l'apparato statale russo. La storia non si accelera con colpi di frusta. Senza una rivoluzione politica, culturale e spirituale (che Cina, Russia e Iran hanno già sperimentato nel secolo scorso) certi processi storici non si possono forzare, si possono solo accompagnare e indirizzare sui binari giusti.
Questa stessa logica di prudenza strategica è condivisa da Pechino. Le preoccupazioni per la coesione interna e lo sviluppo sono identiche, e nessuno dei due Paesi intende mettere a rischio la propria stabilità per accelerare i tempi della storia.
Vivendo in Cina, trovo assurdo l'atteggiamento di certi osservatori occidentali o terzomondisti che si aspettano che i cinesi sacrifichino le loro conquiste sociali e economiche degli ultimi decenni per "liberare il mondo". Boh, forse credono ancora che la rivoluzione sia esportabile.
La Cina (così come la Russia nel quadro dei BRICS e dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai) è disposta a cooperare, a livello commerciale, diplomatico e tecnologico, con tutti i Paesi che vogliono emanciparsi dal giogo del dollaro e della dittatura occidentale. Pechino rifiuta di stringere alleanze militari di mutua difesa in stile NATO, dove un attacco a uno è considerato un attacco a tutti. Questo modello di alleanze è visto come una reliquia della Guerra Fredda.
L'unica, storica eccezione a questa regola del non-allineamento militare rimane il Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza con la Corea del Nord, firmato originariamente nel 1961. Ma si tratta di un retaggio specifico della Guerra Fredda e non di una nuova dottrina di politica estera. @LauraRuHK
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Guess which countries are loudly demanding EU-wide tourist visa restrictions on Russians while constantly regurgitating the "hybrid threat" narrative? Estonia, Latvia, Lithuania, Sweden, Denmark, Finland, Poland — which are not exactly regarded as the most desirable holiday destinations by Russian tourists, or by tourists in general. When Russians choose to visit Europe, they are more likely to flock to Italy, Greece, Spain, and Cyprus. So, what do the sore losers do? They mask their pathological Russophobia, and lack of sunshine, as "moral superiority," forcing Southern Europe to sacrifice its economic interests on the altar of their self-imposed isolationism and paranoia. @LauraRuHK
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The future of warfare according to Anduril's Palmer Luckey, who co-leads (with Elon Musk and Newt Gingrich) Project Meridian, a 120-day Pentagon initiative to study and identify the weapons and battlefields of the future. ▪️Luckey's central argument is that the U.S. must redesign its weapons systems so they can be manufactured using civilian industrial capacity. "We need to design missiles that can be made in car factories," he said. "We need to design aircraft that can be made in tractor factories". He draws a direct parallel to World War II, when military equipment was deliberately designed to be produced with commercial equipment and techniques. The purpose is both to meet demand at scale, and send a deterrent message to adversaries that U.S. factories could rapidly switch gears to crank out weaponry. ▪️Luckey also identifies the "subterranean domain" as a realistic and inevitable future battlefield. He is not referring to tunnel fighting or trenches, but to what he calls "the real deal no shit sub-T fight, where you are using the crust of the earth as a three-dimensional maneuver and battle space". He argues that autonomous systems will make it easier to bore through subterranean environments, and that "the primary cost is moving forward." He notes that both the U.S. and the Soviets once believed in this domain and were working on vehicles capable of moving through the earth's crust.
▪️On the question of regaining battlefield dominance, Luckey emphasized the need for unified command and control and unified information sharing: "Every sensor [should be] a sensor for every effector and vice versa. You can't have these silos across systems, across services, and especially across our ally and partner forces".
Source: https://www.defensenews.com/industry/techwatch/2026/10/13/andurils-palmer-luckey-envisions-missiles-made-in-car-factories-underground-battles/
See also ➡️https://t.me/LauraRuHK/11755
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Torniamo a parlare di Palmer Luckey, fondatore di Anduril, che spiega la sua visione del futuro della guerra. Luckey co-dirige con Elon Musk e Newt Gingrich il Progetto Meridian, un'iniziativa del Pentagono della durata di 120 giorni per studiare e identificare le armi e i campi di battaglia del futuro. (Vedi https://t.me/LauraRuHK/11756)

▪️L'argomentazione centrale di Luckey è che gli Stati Uniti devono riprogettare i loro sistemi d'arma in modo che possano essere prodotti utilizzando la capacità industriale civile. "Dobbiamo progettare missili che possano essere fabbricati nelle fabbriche di automobili", ha detto. "Dobbiamo progettare aerei che possano essere fabbricati nelle fabbriche di trattori". Traccia un parallelo diretto con la Seconda guerra mondiale, quando l'equipaggiamento militare era deliberatamente progettato per essere prodotto con macchinari e tecniche industriali civili. Lo scopo è sia quello di soddisfare la domanda su larga scala, sia quello di mandare un messaggio agli avversari: le fabbriche statunitensi potrebbero rapidamente riconvertirsi per sfornare armamenti.

▪️Luckey identifica anche il "dominio sotterraneo" come un campo di battaglia futuro realistico e inevitabile. Non si riferisce al combattimento nei tunnel o nelle trincee, ma a quello che chiama "la vera battaglia sotterranea, dove si usa la crosta terrestre (!) come spazio di manovra e di battaglia tridimensionale". Sostiene che i sistemi autonomi renderanno più facile perforare lo spazio sotterraneo, e che "il costo principale è procedere". Osserva che sia gli Stati Uniti che i sovietici credevano un tempo nell'importanza di questo dominio, oltre a quelli classici, e lavoravano alla progettazione di veicoli e sistemi d'arma capaci di muoversi attraverso la crosta terrestre.

▪️Sulla questione di riconquistare la posizione dominante sul campo di battaglia, Luckey ha sottolineato la necessità di un comando e controllo unificati e di una condivisione unificata delle informazioni: "Ogni sensore [dovrebbe essere] un sensore per ogni effettore e viceversa. Non si possono avere questi silos tra sistemi, tra servizi, e specialmente tra le nostre forze alleate e partner".

Fonte: https://www.defensenews.com/industry/techwatch/2026/10/13/andurils-palmer-luckey-envisions-missiles-made-in-car-factories-underground-battles/
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Burnham to Zelensky: "We’re behind you." As if that wasn't already abundantly clear 😅 @LauraRuHK
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According to public records, Zelensky has met Charles eight times in four years. No other leader has met the British king as often as he has. Makes you think, doesn't it? Prime ministers come and go (Boris Johnson, Liz Truss, Rishi Sunak, Keir Starmer, Andy Burnham), but it is the Crown that ensures the continuity of this “special” relationship. https://t.me/LauraRuHK/11779
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Questi due si sono incontrati otto volte in quattro anni. Nessun altro leader ha incontrato il re britannico così spesso come lui. Fa riflettere, no?

I primi ministri passano (Boris Johnson, Liz Truss, Rishi Sunak, Keir Starmer, Andy Burnham) ma è la Corona a garantire la continuità di questo rapporto "speciale".
@LauraRuHK
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The Russian Executive has lashed out this Thursday against France for the recent seizure of DF Peak, an oil tanker flying a flag of Benin, by the French Navy in the vicinity of Réunion Island, in the Indian Ocean, and has emphasized that this operation amounts to piracy.

Deputy Foreign Minister Alexander Grushko told reporters that the detention is “an act of piracy on the sea lanes” that “requires condemnation by the international community.” He emphasized that “there were no Russian nationals on board, but that fact does not change our attitude toward such reckless actions at sea”.

The Russian Embassy in Paris issued a statement calling the operation “a flagrant violation of international law” and “outright piracy and banditry.” Moscow also noted that French authorities never notified the Russian embassy about the seizure
The DF Peak affair exposes the contradictions at the heart of France’s "maritime enforcement" campaign. Paris claims to uphold international law while detaining a vessel whose captain is Chinese, whose owner is Hong Kong-based, and whose crew is Asian. If the vessel was indeed carrying Russian oil or other petroleum products its final destination was certainly a country that doesn't recognize European sanctions as legitimate.

On 15 October, the ship’s Chinese captain was placed under police custody (garde à vue) for “failing to provide proof of his ship’s nationality during a maritime inspection.” He faces up to two years in prison and a fine of €300,000, with the possible confiscation of the vessel. The twenty other crew members—citizens of Indonesia, Myanmar, and China—are detained on board.
This is at least the fifth tanker seized by France since 2024. Macron has framed these operations as part of a global campaign against Russia's shadow fleet.
On X/Twitter he posted a bellicose statement: "France is determined to combat the shadow fleet, wherever it may be in the world". Moscow has the right to respond in a symmetric or asymmetric way to these provocations. And it will. Without publicity. @LauraRuHK
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Giovedì il governo russo ha attaccato duramente la Francia per il recente sequestro della DF Peak, una petroliera battente bandiera del Benin, da parte della Marina francese nelle vicinanze dell'isola di Réunion, nell'Oceano Indiano.

Il vice ministro degli Esteri Alexander Grushko ha dichiarato ai giornalisti che il sequestro è "un atto di pirateria sulle rotte marittime che richiede la condanna della comunità internazionale". Ha sottolineato che "non c'erano cittadini russi a bordo, ma questo fatto non cambia il nostro atteggiamento verso azioni così sconsiderate in mare".

L'ambasciata russa a Parigi ha diffuso una dichiarazione in cui definisce l'operazione "una flagrante violazione del diritto internazionale" e "pura pirateria e banditismo". Mosca ha inoltre osservato che le autorità francesi non hanno mai notificato all'ambasciata russa il sequestro.

Il caso della DF Peak mette in luce le contraddizioni al centro della campagna francese di "sequestri in mare". Parigi sostiene di difendere il diritto internazionale mentre detiene una nave il cui capitano è cinese, il cui armatore ha sede a Hong Kong e il cui equipaggio è asiatico. Se la nave trasportava effettivamente petrolio o altri prodotti russi, la sua destinazione finale era certamente un paese che non riconosce le sanzioni europee come legittime.

Il 15 ottobre, il capitano cinese della nave è stato posto in custodia di polizia (garde à vue) per "non aver fornito prova della nazionalità della sua nave durante un'ispezione". Rischia fino a due anni di reclusione e una multa di 300.000 euro, con la possibile confisca della petroliera. Gli altri venti membri dell'equipaggio—cittadini di Indonesia, Myanmar e Cina—sono detenuti a bordo.

Questa è almeno la quinta petroliera sequestrata dalla Francia dal 2024. Macron ha definito queste operazioni come parte di una campagna globale contro la flotta ombra della Russia.
Su X/Twitter ha pubblicato una dichiarazione bellicosa: "La Francia è determinata a combattere la flotta ombra, ovunque essa sia nel mondo". Mosca ha il diritto di rispondere in modo simmetrico o asimmetrico a queste provocazioni. E lo farà. Senza pubblicità. @LauraRuHK
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On the second day of the EU summit everyone needs a distraction from intractable problems. Enter the comedian. @LauraRuHK
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Russian military expert and Member of the Council on Foreign and Defense Policy, Andrei Ilnitsky, writes:

The increasing degree of aggressive rhetoric from a militarizing Europe that intends to fight with Russia, as well as the aggression of the United States and Israel against Iran, is perceived as absurd. But once you "change the optics," it becomes obvious that pragmatic calculation and rationalism rule in this "theater of chaos and absurdity."

While global markets are calculating the costs of the growing geopolitical clinch, key Western players continue to invest in escalation. Total global military spending, according to SIPRI estimates, reached $2.72 trillion in 2025, an increase of 9.4% per year, the most since the Cold War.

The classic US defense contractors — Lockheed Martin, RTX, Northrop Grumman, General Dynamics, Boeing — have long learned how to convert uncertainty into a portfolio of orders.
This “rattling-iron” military-industrial dragon is growing a new “head” — a digital one: the beneficiaries of the “rationalization of the absurd” are IT giants and technology companies, for whom military orders and developments have ceased to be a periphery, and the budget lines “defense, intelligence, security” have turned into a separate high-margin market. Transnational IT corporations are moving from suppliers of dual-use services to full-fledged and extremely interested participants in military conflicts, including on the territory of Ukraine.
Eric Schmidt — former CEO of Google and a sponsor of Donald Trump, whose companies develop and supply Kiev with the most advanced AI drones, such as the “Hornet,” recently stated: “Ukraine’s main advantage was its ability to adapt and innovate. That advantage is rapidly dwindling. Now Russia combines its military power with its own innovations. Therefore the West must treat Ukraine’s defense industry as part of its own, jointly producing weapons, eliminating bottlenecks in supplies, and guaranteeing that Ukrainian commanders never have to limit themselves in choosing targets…”
Palantir has become one of the main recipients of US and NATO budgets for analytics and real-time intelligence — that is, for the infrastructure of the “escalation clinch.” Palantir’s Dataroom platform for AI training has been integrated into the Ukrainian command-and-control loop of the Armed Forces of Ukraine since 2026. The MetaConstellation system is actively used by the Ukrainian military — it combines information from commercial satellites, sensors, and drones into a single operational picture.
Microsoft received an order under the IVAS line. Amazon’s cloud capacities (AWS) are tied to the defense department, and AWS secret units serve the intelligence community. OpenAI has concluded a contract with the US Department of Defense, and Google’s Project Nimbus program is used for military purposes in Israel.
The list could go on. Dozens of startups around drones, satellite communications, and cybersecurity. All of them are beneficiaries and suppliers of escalation. IT militarization for them is a strategic choice and a highly profitable market.
Recently the Trump administration marked itself with two resonant initiatives: the announcement of plans to create an “AI Force” (AI-Force) and the official recognition of the placement of weapons in space. The world has approached the threshold of technological hybrid war.
Why does the business model of escalation dominate so stably? The US military-industrial complex and the defense wing of the IT sector are linked to the state budget through long-term contracts that provide predictable cash flows, high margins, and lobbying resources. Any exit from escalation means for them a cut in the portfolio. Political elites also receive their dividends: defense orders as business lobbying, and the “external Russian / Iranian / Chinese threat” as a universal justification for failures in the economy, the growing budget deficit, and cuts to social programs. https://t.me/LauraRuHK/11786
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Andrei Ilnitsky, esperto militare e membro del Consiglio per la politica estera e di difesa della Russia, scrive: ll crescente livello di retorica aggressiva di un’Europa che si militarizza e che intende fare la guerra alla Russia, e l’aggressione degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, vengono percepiti come assurdi. Ma se si “cambia l’ottica”, diventa evidente che in questo “teatro del caos e dell’assurdo” regnano il calcolo pragmatico e il razionalismo.

Mentre i mercati mondiali calcolano i costi del crescente scontro geopolitico, i principali attori dell’Occidente continuano a investire nell’escalation. La spesa militare mondiale complessiva, secondo le stime del SIPRI, nel 2025 ha raggiunto i 2,72 trilioni di dollari — un aumento del 9,4% in un anno, il massimo dai tempi della Guerra Fredda.

I classici appaltatori della difesa statunitensi — Lockheed Martin, RTX, Northrop Grumman, General Dynamics, Boeing — hanno da tempo imparato a convertire l’incertezza in un portafoglio di ordini.

A questo drago militare-industriale che sferraglia sta crescendo una nuova “testa” — quella digitale: i beneficiari della “razionalizzazione dell’assurdo” stanno diventando i giganti dell’IT e le aziende tecnologiche, per le quali gli ordini e gli sviluppi militari hanno cessato di essere periferici: le voci di bilancio “difesa, intelligence, sicurezza” si sono trasformate in un mercato separato ad alto margine. Le multinazionali dell’IT, da fornitori di servizi a duplice uso, stanno diventando partecipanti a pieno titolo ed estremamente interessati ai conflitti militari, e operano anche sul territorio dell’Ucraina.

Eric Schmidt — ex CEO di Google e sponsor di Donald Trump, le cui aziende sviluppano e forniscono a Kiev sofisticati droni con IA, come l' “Hornet”, ha recentemente dichiarato: “Il principale vantaggio dell’Ucraina era la sua capacità di adattarsi e innovare. Questo vantaggio si sta rapidamente esaurendo. Ora la Russia combina la sua potenza militare con le proprie innovazioni. Perciò l’Occidente deve trattare l’industria della difesa ucraina come parte della propria, producendo armi congiuntamente, eliminando i colli di bottiglia nelle forniture e garantendo che i comandanti ucraini non debbano mai limitarsi nella scelta degli obiettivi…”

Palantir è diventata uno dei principali destinatari dei budget statunitensi e della NATO per l’analisi e le informazioni in tempo reale — cioè per l’infrastruttura dell' “ escalation”. La piattaforma Dataroom di Palantir per l’addestramento dell’IA è integrata dal 2026 nel circuito di comando ucraino delle Forze Armate dell’Ucraina. Il sistema MetaConstellation è attivamente utilizzato dai militari ucraini — combina informazioni da satelliti commerciali, sensori e droni in un’unica immagine operativa.

Microsoft ha ricevuto un ordine nell’ambito della linea IVAS. Le capacità cloud di Amazon (AWS) sono legate al dipartimento della difesa, e le unità segrete di AWS servono la comunità dell’intelligence. OpenAI ha concluso un contratto con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, e il programma Project Nimbus di Google è utilizzato per scopi militari in Israele.

L’elenco potrebbe continuare. Decine di startup sono sorte attorno a droni, comunicazioni satellitari e cybersicurezza. Tutte beneficiano dell'escalation che loro stesse rendono possibile. La militarizzazione dell’IT per loro è una scelta strategica e un mercato altamente redditizio.

Recentemente l’amministrazione Trump ha annunciato due iniziative che hanno avuto risonanza: piani per creare una “Forza IA” (AI-Force) e il riconoscimento ufficiale del dispiegamento di armi nello spazio. Siamo arrivati alla soglia della guerra ibrida tecnologica. https://t.me/LauraRuHK/11788
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(2/2) Perché il modello di business dell’escalation domina in modo così stabile? Il complesso militare-industriale statunitense e l’ala della difesa del settore IT sono legati al bilancio statale attraverso contratti a lungo termine che garantiscono flussi di cassa prevedibili, margini elevati e risorse di lobbying. Qualsiasi uscita dall’escalation significa per loro un taglio del portafoglio. Anche le élite politiche ricevono i loro dividendi: gli ordini della difesa come lobbying imprenditoriale, e la “minaccia esterna russa / iraniana / cinese” come giustificazione universale per i fallimenti economici, il crescente deficit di bilancio e il taglio dei programmi sociali.

La “strategia dell’assurdo” si traduce in una rendita stabile: il preventivo di questa follia è già stato redatto da coloro che ci guadagnano. (Parte 1 qui ➡️https://t.me/LauraRuHK/11787)
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UN General Assembly. After centuries of slavery and colonial exploitation, guess which countries refuse to acknowledge that such practices persist in new forms, including economic and political coercion, and that they should be eradicated?
@LauraRuHK
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In una società in cui sei quello che consumi, qualcuno si meraviglia che dei ragazzini senza potere d'acquisto e senza futuro sfascino le vetrine per prendersi la merce?
Io mi meraviglio che non sia successo prima. E se puntavano il coltello a qualche coetaneo per portargli via le scarpe da basket o l'IPhone ultimo modello, sarebbe forse stato meglio? Adolescenti o poco più che maggiorenni, molti provenienti dalle periferie, di seconda generazione o da contesti di forte marginalità non padroneggiano quasi nessun altro linguaggio oltre a quello della violenza,
Non hanno un lessico per esprimere la rabbia, la frustrazione, il senso di esclusione. Quando mancano le parole, resta il corpo: il gesto, il lancio, lo sfascio. La violenza non richiede mediazione, non ha bisogno di essere spiegata.
Vivono in una società che misura il valore delle persone da ciò che indossano, da quello che possiedono, da quanto sono “visibili” sui social media. Scarpe, felpe, telefoni, look “maranza” sono segnali di esistenza. Chi non può comprarli legalmente, se li prende. Rompere una vetrina e uscire con le scarpe nuove è, per loro, un atto di affermazione: “Esisto anche io, e prendo quello che mi è stato negato”.
Il branco fornisce riconoscimento, protezione e regole chiare. Chi sa “spaccare”, chi non ha paura, chi si fa rispettare, sale di rango. C’è una rabbia diffusa contro “il sistema”, contro gli sbirri, contro chi ha soldi, contro chi li guarda dall’alto. Ma manca qualsiasi progetto, qualsiasi utopia, qualsiasi capacità di costruire. La distruzione diventa allora fine a se stessa. L’unico modo per lasciare un segno in un mondo che non gli offre nulla oltre ad un lavoro di merda. «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza» scriveva Dante. A questi ragazzi quali valori sono stati proposti in un posto come Milano, la capitale italiana dell'apparenza, o in qualsiasi altra periferia occidentale, per non vivere come bruti? https://t.me/LauraRuHK/11792
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