Chiunque viva in una grande città italiana e debba recarsi in Questura per una denuncia o per qualsiasi altra pratica, dalla pandemenza in poi, è costretto a fare lunghe code all’esterno dell’edificio, sotto il sole cocente d’estate e al freddo gelido in inverno, a volte per ore.
La stragrande maggioranza di chi aspetta fuori è composta da immigrati che devono sbrigare pratiche relative al permesso di soggiorno.
Questo solleva una domanda ovvia: ha senso far gravare sulle Questure procedure puramente amministrative, quando la Polizia è già cronicamente sotto organico?
In altri Paesi il sistema è organizzato diversamente. A Hong Kong, ad esempio, per ottenere un permesso di soggiorno ci si rivolge all’Immigration Department, i cui uffici si dedicano alle questioni migratorie. Il personale si occupa di queste pratiche e interagisce con la Polizia soltanto in caso di accertamenti specifici.
Le stazioni di polizia rimangono così luoghi funzionali e accoglienti: le sale d’attesa sono spaziose, climatizzate e l’attesa per sporgere una denuncia raramente supera i cinque minuti. A differenza di quelle italiane, non fanno orario d'ufficio, sono sempre aperte. Ora si capisce il motivo per cui, a vedere le statistiche italiane, certi reati risulterebbero addirittura in calo. La gente ha smesso di denunciare i furti che subisce in quanto farlo risulta estremamente oneroso. Io ho sprecato un'intera mattinata fuori e dentro il commissariato. Alla fine mi sono chiesta se valesse la pena rischiare un'insolazione.
Scaricare sulle forze dell’ordine una mole così grande di pratiche amministrative legate all’immigrazione è l'uso meno intelligente e razionale di risorse umane (scarse) che si possa immaginare. Formare un agente di polizia richiede molto più tempo e denaro che formare un impiegato in grado di vagliare le richieste degli immigrati e incrociare i dati forniti con il data base del Ministero degli Interni. @LauraRuHK
La stragrande maggioranza di chi aspetta fuori è composta da immigrati che devono sbrigare pratiche relative al permesso di soggiorno.
Questo solleva una domanda ovvia: ha senso far gravare sulle Questure procedure puramente amministrative, quando la Polizia è già cronicamente sotto organico?
In altri Paesi il sistema è organizzato diversamente. A Hong Kong, ad esempio, per ottenere un permesso di soggiorno ci si rivolge all’Immigration Department, i cui uffici si dedicano alle questioni migratorie. Il personale si occupa di queste pratiche e interagisce con la Polizia soltanto in caso di accertamenti specifici.
Le stazioni di polizia rimangono così luoghi funzionali e accoglienti: le sale d’attesa sono spaziose, climatizzate e l’attesa per sporgere una denuncia raramente supera i cinque minuti. A differenza di quelle italiane, non fanno orario d'ufficio, sono sempre aperte. Ora si capisce il motivo per cui, a vedere le statistiche italiane, certi reati risulterebbero addirittura in calo. La gente ha smesso di denunciare i furti che subisce in quanto farlo risulta estremamente oneroso. Io ho sprecato un'intera mattinata fuori e dentro il commissariato. Alla fine mi sono chiesta se valesse la pena rischiare un'insolazione.
Scaricare sulle forze dell’ordine una mole così grande di pratiche amministrative legate all’immigrazione è l'uso meno intelligente e razionale di risorse umane (scarse) che si possa immaginare. Formare un agente di polizia richiede molto più tempo e denaro che formare un impiegato in grado di vagliare le richieste degli immigrati e incrociare i dati forniti con il data base del Ministero degli Interni. @LauraRuHK
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Beijing Declares Support for Belarus’s Sovereignty and Territorial Integrity
Chinese President Xi Jinping stated during his working meeting with Alexander Lukashenko. The meeting lasted more than three hours. The Chinese leader also emphasized:
The leaders’ discussions continue over a traditional family lunch.
This is a very timely and strong signal from China, especially against the backdrop of preparations for potential NATO aggression against Belarus channeled through Ukraine.
It is worth noting that the Belarusian president traveled to China after an extended meeting with Vladimir Putin at the Valdai residence. Lukashenko will also visit two other countries in East and Southeast Asia during this trip. Of course, in the event of a Ukrainian or NATO attack on Belarus, military support would come primarily from Russia. No one expects direct Chinese military intervention, especially since there is no high-level military treaty between China and Belarus. However, Beijing is well positioned to provide significant economic assistance, which would be just as critical. Currently, industrial cooperation between Minsk and Beijing already includes 11 critical technologies for Belarus.
On a practical level, military-technical cooperation between Belarus and China is actively developing. The Polonez multiple launch rocket system (MLRS) is a joint Belarusian-Chinese project. The B-200 Polonez (200 km range) belongs to the operational-tactical level and is supplied to artillery units of the Belarusian Armed Forces. The more advanced B-300 Polonez-M (A300 missile, up to 300 km) belongs to the strategic level and is under the command of the General Staff. China is also assisting in the development of an even longer-range missile for the Polonez-M system (up to 500 km), which could potentially carry a special warhead of Russian design.
Belarus has already organized its own rocket production based on Chinese technology, but additional missile supplies from China for the Polonez systems would still be valuable.
It should also be noted that, in the event of aggression by the Kiev regime against Belarus, it would be highly advantageous to launch strikes from Belarusian territory against western and central Ukraine, including Kiev.
(Source: Elena Panina) @LauraRuHK
"China supports Belarus’s efforts to safeguard its state sovereignty, independence, and territorial integrity, and to follow a development path suited to its national conditions,"
Chinese President Xi Jinping stated during his working meeting with Alexander Lukashenko. The meeting lasted more than three hours. The Chinese leader also emphasized:
"China and Belarus are ironclad friends. Our relations have withstood the tests of international turbulence, and our friendship is only growing stronger. Our cooperation is multi-dimensional, keeps pace with the times, and continuously delivers new results."
The leaders’ discussions continue over a traditional family lunch.
This is a very timely and strong signal from China, especially against the backdrop of preparations for potential NATO aggression against Belarus channeled through Ukraine.
It is worth noting that the Belarusian president traveled to China after an extended meeting with Vladimir Putin at the Valdai residence. Lukashenko will also visit two other countries in East and Southeast Asia during this trip. Of course, in the event of a Ukrainian or NATO attack on Belarus, military support would come primarily from Russia. No one expects direct Chinese military intervention, especially since there is no high-level military treaty between China and Belarus. However, Beijing is well positioned to provide significant economic assistance, which would be just as critical. Currently, industrial cooperation between Minsk and Beijing already includes 11 critical technologies for Belarus.
On a practical level, military-technical cooperation between Belarus and China is actively developing. The Polonez multiple launch rocket system (MLRS) is a joint Belarusian-Chinese project. The B-200 Polonez (200 km range) belongs to the operational-tactical level and is supplied to artillery units of the Belarusian Armed Forces. The more advanced B-300 Polonez-M (A300 missile, up to 300 km) belongs to the strategic level and is under the command of the General Staff. China is also assisting in the development of an even longer-range missile for the Polonez-M system (up to 500 km), which could potentially carry a special warhead of Russian design.
Belarus has already organized its own rocket production based on Chinese technology, but additional missile supplies from China for the Polonez systems would still be valuable.
It should also be noted that, in the event of aggression by the Kiev regime against Belarus, it would be highly advantageous to launch strikes from Belarusian territory against western and central Ukraine, including Kiev.
(Source: Elena Panina) @LauraRuHK
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Pechino dichiara il suo sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale della Bielorussia
ha dichiarato il presidente cinese Xi Jinping durante l’incontro di lavoro con Alexander Lukashenko. L’incontro è durato oltre tre ore. Il leader cinese ha inoltre sottolineato:
Si tratta di un segnale molto tempestivo e forte da parte della Cina, soprattutto sullo sfondo dei preparativi per una potenziale aggressione NATO (per mano ucraina) contro la Bielorussia. Va notato che il presidente bielorusso si è recato in Cina dopo un lungo incontro con Vladimir Putin nella residenza di Valdai. Lukashenko visiterà altre due nazioni dell’Asia Orientale e del Sud-Est asiatico nel corso di questo viaggio. Naturalmente, in caso di attacco ucraino o NATO contro la Bielorussia, il sostegno militare arriverebbe principalmente dalla Russia. Nessuno si aspetta un intervento cinese, soprattutto perché non esiste un trattato militare di alto livello tra Cina e Bielorussia. Tuttavia, Pechino è ben posizionata per fornire un significativo aiuto economico, altrettanto cruciale. Attualmente, la cooperazione industriale tra Minsk e Pechino include già 11 tecnologie critiche per la Bielorussia. Sul piano pratico, la cooperazione tecnico-militare tra Bielorussia e Cina è in forte sviluppo. Il sistema di razzi a lancio multiplo (MLRS) Polonez è un progetto congiunto bielorusso-cinese. La versione B-200 Polonez (raggio di 200 km) appartiene al livello operativo-tattico ed è fornita alle unità di artiglieria delle Forze Armate bielorusse. La versione più avanzata B-300 Polonez-M (missile A300, fino a 300 km) di livello strategico è sotto il comando dello Stato Maggiore. La Cina sta inoltre assistendo nello sviluppo di un missile a raggio ancora maggiore per il sistema Polonez-M (fino a 500 km), che potrebbe potenzialmente trasportare una testata speciale di produzione russa. La Bielorussia ha già organizzato una propria produzione di razzi basata su tecnologia cinese, ma ulteriori forniture di missili dalla Cina per i sistemi Polonez sarebbero comunque preziose. Va infine sottolineato che, in caso di aggressione da parte del regime di Kiev contro la Bielorussia, sarebbe estremamente vantaggioso lanciare attacchi dal territorio bielorusso contro l’Ucraina occidentale e centrale, inclusa Kiev.
(Fonte: Elena Panina) @LauraRuHK
«La Cina sostiene gli sforzi della Bielorussia per salvaguardare la propria sovranità statale, l’indipendenza e l’integrità territoriale, e per seguire un percorso di sviluppo adeguato alle sue condizioni nazionali»,
ha dichiarato il presidente cinese Xi Jinping durante l’incontro di lavoro con Alexander Lukashenko. L’incontro è durato oltre tre ore. Il leader cinese ha inoltre sottolineato:
«Cina e Bielorussia sono amici di ferro. Le nostre relazioni hanno superato le prove della turbolenza internazionale e la nostra amicizia si rafforza continuamente. La nostra cooperazione è multidimensionale, procede di pari passo con i tempi e produce costantemente nuovi risultati»
Si tratta di un segnale molto tempestivo e forte da parte della Cina, soprattutto sullo sfondo dei preparativi per una potenziale aggressione NATO (per mano ucraina) contro la Bielorussia. Va notato che il presidente bielorusso si è recato in Cina dopo un lungo incontro con Vladimir Putin nella residenza di Valdai. Lukashenko visiterà altre due nazioni dell’Asia Orientale e del Sud-Est asiatico nel corso di questo viaggio. Naturalmente, in caso di attacco ucraino o NATO contro la Bielorussia, il sostegno militare arriverebbe principalmente dalla Russia. Nessuno si aspetta un intervento cinese, soprattutto perché non esiste un trattato militare di alto livello tra Cina e Bielorussia. Tuttavia, Pechino è ben posizionata per fornire un significativo aiuto economico, altrettanto cruciale. Attualmente, la cooperazione industriale tra Minsk e Pechino include già 11 tecnologie critiche per la Bielorussia. Sul piano pratico, la cooperazione tecnico-militare tra Bielorussia e Cina è in forte sviluppo. Il sistema di razzi a lancio multiplo (MLRS) Polonez è un progetto congiunto bielorusso-cinese. La versione B-200 Polonez (raggio di 200 km) appartiene al livello operativo-tattico ed è fornita alle unità di artiglieria delle Forze Armate bielorusse. La versione più avanzata B-300 Polonez-M (missile A300, fino a 300 km) di livello strategico è sotto il comando dello Stato Maggiore. La Cina sta inoltre assistendo nello sviluppo di un missile a raggio ancora maggiore per il sistema Polonez-M (fino a 500 km), che potrebbe potenzialmente trasportare una testata speciale di produzione russa. La Bielorussia ha già organizzato una propria produzione di razzi basata su tecnologia cinese, ma ulteriori forniture di missili dalla Cina per i sistemi Polonez sarebbero comunque preziose. Va infine sottolineato che, in caso di aggressione da parte del regime di Kiev contro la Bielorussia, sarebbe estremamente vantaggioso lanciare attacchi dal territorio bielorusso contro l’Ucraina occidentale e centrale, inclusa Kiev.
(Fonte: Elena Panina) @LauraRuHK
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Non passa giorno senza che mi chieda che senso abbia investire la mia energia in un canale Telegram. Ma ecco che quando sto per staccare la spina succede sempre qualcosa che mi fa desistere dal farlo. Prendiamo ieri, ad esempio. Ricevo l'email di un lettore che mi esprime vicinanza: aveva capito perche' proprio il 26 giugno scrivevo questo post. https://t.me/LauraRuHK/11438 Quel giorno infatti Aleksander Zakharchenko avrebbe compiuto 50 anni e al pensiero ero stata travolta da una tristezza infinita che si aggiungeva alla nostalgia per situazioni che solo chi vive in Russia o ha una conoscenza intima del paese puo' comprendere. Ecco. Sta tutta qui la ragione per cui continuo ad aggiornare il canale nonostante sottragga tempo ed attenzione ad altri impegni e progetti. L'idea che tra gli iscritti ci sono persone che vibrano sulla mia stessa lunghezza d'onda, che conoscono a fondo cio' di cui parlo, anche se lo faccio in modo discreto e allusivo, e quindi comprendono e apprezzano ogni piccolo valore aggiunto.
Telegram
Laura Ru
Seduti attorno a un tavolo, nel 2018 a 40 giorni dalla morte di Aleksander Zakharchenko, gli Zveroboi suonano i pezzi che in pochi, troppo pochi, a Mosca cantavamo in quegli anni. Condividono una bratina, la coppa della fratellanza che si riempie di idromele…
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Violent power struggles and score-settling within Ukraine’s mafia-like elite have now reached Monaco, the billionaires' playground on the French Riviera.
The Ukrainian oligarch Vadim Yermolaev was blown up along with his wife and child in what is regarded as Monaco's first terrorist attack.
Yermolaev is the founder of the Alef Corporation, a major player in real estate, agribusiness, and alcohol production in the Dnipropetrovsk region. Apparently, he also controls call centres involved in telephone scams. He was once listed among Ukraine’s richest people by Forbes. In 2017–2019, he renounced his Ukrainian citizenship in favor of a Cypriot passport, citing the need for “international protection.” In 2023, Zelensky imposed personal sanctions on him for 10 years. @LauraRuHK
The Ukrainian oligarch Vadim Yermolaev was blown up along with his wife and child in what is regarded as Monaco's first terrorist attack.
Yermolaev is the founder of the Alef Corporation, a major player in real estate, agribusiness, and alcohol production in the Dnipropetrovsk region. Apparently, he also controls call centres involved in telephone scams. He was once listed among Ukraine’s richest people by Forbes. In 2017–2019, he renounced his Ukrainian citizenship in favor of a Cypriot passport, citing the need for “international protection.” In 2023, Zelensky imposed personal sanctions on him for 10 years. @LauraRuHK
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Andrey Ilnitsky, former advisor to the Russian Defense Ministry and a prominent military analyst, wrote a long article for Kommersant, "Escalation — The Shortest Path to Peace", in which he argues that a well-managed, step-by-step escalation is the shortest path to achieving the goals of Russia’s Special Military Operation and securing a sustainable peace after victory.
He broadly supports Sergei Karaganov's escalation strategy but disagrees with him on operational-tactical implementation.
Ilnitsky argues against skipping rungs on the escalation ladder or immediately resorting to tactical nuclear strikes on NATO territory. Instead, he advocates a gradual, consistent, and unwavering ascent.
Stage One: The initial priority should be to disable without completely destroying roughly 30 key facilities that sustain Ukraine's military effort—including energy, ports, railway hubs, logistics centers, and metallurgy plants.
Stage Two: Finish off Ukraine's military-industrial complex facilities.
Stage Three: Strike NATO's three main eastern presence bases in the Baltics (Ādaži, Rukla, Šiauliai, Tapa, and others).
Stage Four: Strike NATO bases in Rzeszów (Poland) and Constanța (Romania), as well as enterprises producing weapons for the Ukrainian military
The author believes that implementing the first two stages—exclusively on Ukrainian territory—would suffice to make the Ukrainian state dysfunctional and halt Western aggression. If the West does not relent, further escalation toward military facilities in NATO's eastern flank countries (the Baltic states, Poland, Romania) would be justified, as the use of their airspace for strikes on Russia constitutes a casus belli. He concludes by saying that ultimately, the choice of steps and pace must rely on the political wisdom of the Supreme Commander-in-Chief and the professionalism of the Ministry of Defense and General Staff. ▪️BTW, the escalation is in full swing. The tactic of systematically targeting the fuel infrastructure is yielding results. The Ukrainian Armed Forces are losing their mobility, which means they are unable to quickly deploy reserves or launch counterattacks. The fuel shortage on the front lines is becoming increasingly severe. @LauraRuHK
➡️ https://www.kommersant.ru/doc/8779824
He broadly supports Sergei Karaganov's escalation strategy but disagrees with him on operational-tactical implementation.
Ilnitsky argues against skipping rungs on the escalation ladder or immediately resorting to tactical nuclear strikes on NATO territory. Instead, he advocates a gradual, consistent, and unwavering ascent.
Stage One: The initial priority should be to disable without completely destroying roughly 30 key facilities that sustain Ukraine's military effort—including energy, ports, railway hubs, logistics centers, and metallurgy plants.
Stage Two: Finish off Ukraine's military-industrial complex facilities.
Stage Three: Strike NATO's three main eastern presence bases in the Baltics (Ādaži, Rukla, Šiauliai, Tapa, and others).
Stage Four: Strike NATO bases in Rzeszów (Poland) and Constanța (Romania), as well as enterprises producing weapons for the Ukrainian military
The author believes that implementing the first two stages—exclusively on Ukrainian territory—would suffice to make the Ukrainian state dysfunctional and halt Western aggression. If the West does not relent, further escalation toward military facilities in NATO's eastern flank countries (the Baltic states, Poland, Romania) would be justified, as the use of their airspace for strikes on Russia constitutes a casus belli. He concludes by saying that ultimately, the choice of steps and pace must rely on the political wisdom of the Supreme Commander-in-Chief and the professionalism of the Ministry of Defense and General Staff. ▪️BTW, the escalation is in full swing. The tactic of systematically targeting the fuel infrastructure is yielding results. The Ukrainian Armed Forces are losing their mobility, which means they are unable to quickly deploy reserves or launch counterattacks. The fuel shortage on the front lines is becoming increasingly severe. @LauraRuHK
➡️ https://www.kommersant.ru/doc/8779824
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L'esperto militare Andrey Ilnitsky, che ha ricoperto importanti incarichi ufficiali, ha pubblicato un lungo articolo su Kommersant, "L'escalation – la via più breve per la pace", in cui sostiene che un'escalation ben gestita e graduale sia la via migliore per raggiungere gli obiettivi dell'Operazione Militare Speciale russa e garantire una pace duratura dopo la vittoria.
In linea generale, Ilnitsky condivide la strategia di escalation di Sergei Karaganov, ma non è d'accordo con lui sull'approccio operativo-tattico per attuarla.
Ilnitsky si oppone all'idea di saltare fasi dell'escalation o di ricorrere immediatamente ad attacchi con armi nucleari tattiche sul territorio della NATO. Propone invece un'ascesa graduale, coerente e costante.
Prima fase: dare priorità alla messa fuori uso – senza distruggerle completamente – di circa 30 infrastrutture critiche che sostengono lo sforzo bellico ucraino, tra cui impianti energetici, porti, nodi ferroviari, centri logistici e stabilimenti metallurgici.
Seconda fase: eliminare le strutture rimanenti del complesso militare-industriale ucraino.
Terza fase: colpire le tre principali basi della presenza orientale della NATO nei Paesi baltici (Ādaži, Rukla, Šiauliai, Tapa e altre).
Quarta fase: colpire le basi NATO di Rzeszów (Polonia) e Costanza (Romania), nonché le imprese che producono armi per l'esercito ucraino.
L'autore ritiene che l'attuazione delle prime due fasi – esclusivamente sul territorio ucraino – sarebbe sufficiente per rendere disfunzionale lo Stato ucraino e frenare l'aggressione occidentale. Se l'Occidente non dovesse comprendere la serietà di questa escalation, sarebbe giustificata un'ulteriore escalation verso le strutture militari dei Paesi del fianco orientale della NATO (Stati baltici, Polonia, Romania), poiché l'uso del loro spazio aereo per attacchi contro la Russia costituirebbe un casus belli. Conclude affermando che, in ultima analisi, la scelta dei gradini e dei tempi deve essere affidata alla saggezza politica del Presidente e alla professionalità del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore. ▪️A proposito, il cambio di passo é già avvenuto. La tattica di colpire sistematicamente le infrastrutture energetiche sta dando i suoi frutti. Le Forze Armate ucraine stanno perdendo mobilità, il che significa che non sono in grado di schierare rapidamente le riserve o lanciare contrattacchi. La carenza di carburante al fronte si sta facendo sempre più critica.
@LauraRuHK
➡️ https://www.kommersant.ru/doc/8779824
In linea generale, Ilnitsky condivide la strategia di escalation di Sergei Karaganov, ma non è d'accordo con lui sull'approccio operativo-tattico per attuarla.
Ilnitsky si oppone all'idea di saltare fasi dell'escalation o di ricorrere immediatamente ad attacchi con armi nucleari tattiche sul territorio della NATO. Propone invece un'ascesa graduale, coerente e costante.
Prima fase: dare priorità alla messa fuori uso – senza distruggerle completamente – di circa 30 infrastrutture critiche che sostengono lo sforzo bellico ucraino, tra cui impianti energetici, porti, nodi ferroviari, centri logistici e stabilimenti metallurgici.
Seconda fase: eliminare le strutture rimanenti del complesso militare-industriale ucraino.
Terza fase: colpire le tre principali basi della presenza orientale della NATO nei Paesi baltici (Ādaži, Rukla, Šiauliai, Tapa e altre).
Quarta fase: colpire le basi NATO di Rzeszów (Polonia) e Costanza (Romania), nonché le imprese che producono armi per l'esercito ucraino.
L'autore ritiene che l'attuazione delle prime due fasi – esclusivamente sul territorio ucraino – sarebbe sufficiente per rendere disfunzionale lo Stato ucraino e frenare l'aggressione occidentale. Se l'Occidente non dovesse comprendere la serietà di questa escalation, sarebbe giustificata un'ulteriore escalation verso le strutture militari dei Paesi del fianco orientale della NATO (Stati baltici, Polonia, Romania), poiché l'uso del loro spazio aereo per attacchi contro la Russia costituirebbe un casus belli. Conclude affermando che, in ultima analisi, la scelta dei gradini e dei tempi deve essere affidata alla saggezza politica del Presidente e alla professionalità del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore. ▪️A proposito, il cambio di passo é già avvenuto. La tattica di colpire sistematicamente le infrastrutture energetiche sta dando i suoi frutti. Le Forze Armate ucraine stanno perdendo mobilità, il che significa che non sono in grado di schierare rapidamente le riserve o lanciare contrattacchi. La carenza di carburante al fronte si sta facendo sempre più critica.
@LauraRuHK
➡️ https://www.kommersant.ru/doc/8779824
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A slightly different, expanded version on Substack. https://substack.com/@lauraruggeri/note/c-285358797
Substack
Laura Ruggeri (@lauraruggeri)
Forget the West’s caricatured portrayal of Russian society. In Russia the range of opinions is remarkably wide. People from all walks of life vigorously debate the conduct, strategy, and future of the Special Military Operation (SMO) in open and often heated…
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NATO member states are struggling to finalize a joint statement on long-term military aid for Ukraine ahead of the Ankara Summit (7–8 July 2026).
NATO is once again showing its cracks just days before the Ankara Summit. According to the Frankfurter Allgemeine Zeitung, Italy is blocking a long-term military aid pledge for Ukraine, throwing the alliance’s efforts to present a united front into disarray. While NATO members have managed to agree on a €70 billion aid package for 2026, Italy is digging in its heels against extending a similar commitment into 2027. The proposed wording — to maintain “at least a comparable level” of support next year — remains trapped in brackets, pending further negotiations. Germany has been pushing hard for this two-year pledge, seeing it as essential to send a message to both Kiev and Moscow. The divisions run deeper. NATO Secretary General Mark Rutte’s earlier push for allies to commit 0.25% of GDP to Ukraine aid was firmly rejected by Southern European states, including France, Italy, and Spain, countries whose current contributions fall short of that benchmark. The timing is particularly awkward. Since the Trump administration pulled the plug on U.S. military aid, Europe and Canada have been left carrying 98% of the financial burden. Germany alone has pledged €11.5 billion this year. Yet even among the Europeans, consensus remains elusive. In a separate but telling compromise, Washington blocked stronger language that would have described Ukraine’s security as “inseparable” from Europe’s. The final draft now offers only a limp statement: “Ukraine contributes to transatlantic security.” As the summit approaches, these disputes expose fatigue, burden-sharing quarrels, and diverging national interests.
@LauraRuHK
https://www.faz.net/aktuell/politik/ukraine/nato-gipfel-italien-blockiert-ukraine-hilfe-bis-2027-200982313.html
NATO is once again showing its cracks just days before the Ankara Summit. According to the Frankfurter Allgemeine Zeitung, Italy is blocking a long-term military aid pledge for Ukraine, throwing the alliance’s efforts to present a united front into disarray. While NATO members have managed to agree on a €70 billion aid package for 2026, Italy is digging in its heels against extending a similar commitment into 2027. The proposed wording — to maintain “at least a comparable level” of support next year — remains trapped in brackets, pending further negotiations. Germany has been pushing hard for this two-year pledge, seeing it as essential to send a message to both Kiev and Moscow. The divisions run deeper. NATO Secretary General Mark Rutte’s earlier push for allies to commit 0.25% of GDP to Ukraine aid was firmly rejected by Southern European states, including France, Italy, and Spain, countries whose current contributions fall short of that benchmark. The timing is particularly awkward. Since the Trump administration pulled the plug on U.S. military aid, Europe and Canada have been left carrying 98% of the financial burden. Germany alone has pledged €11.5 billion this year. Yet even among the Europeans, consensus remains elusive. In a separate but telling compromise, Washington blocked stronger language that would have described Ukraine’s security as “inseparable” from Europe’s. The final draft now offers only a limp statement: “Ukraine contributes to transatlantic security.” As the summit approaches, these disputes expose fatigue, burden-sharing quarrels, and diverging national interests.
@LauraRuHK
https://www.faz.net/aktuell/politik/ukraine/nato-gipfel-italien-blockiert-ukraine-hilfe-bis-2027-200982313.html
FAZ.NET
NATO-Gipfel: Italien blockiert Ukraine-Hilfe bis 2027
Die NATO-Staaten wollen der Ukraine ihre Hilfe zusagen – ringen wenige Tage vor dem Gipfel in Paris aber noch darum, wie dauerhaft diese Zusage gelten soll.
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I Paesi membri della NATO faticano a finalizzare una dichiarazione congiunta sugli aiuti militari a lungo termine all’Ucraina in vista del Vertice di Ankara (7-8 luglio 2026). La NATO mostra ancora una volta le sue crepe a pochi giorni dal Vertice di Ankara. Secondo il Frankfurter Allgemeine Zeitung, l’Italia sta bloccando un impegno pluriennale di aiuti militari all’Ucraina, gettando nel caos gli sforzi dell’Alleanza di presentare un fronte unito. Mentre i membri della NATO sono riusciti a concordare un pacchetto di aiuti da 70 miliardi di euro per il 2026, l’Italia oppone una strenua resistenza all’estensione di un impegno analogo anche per il 2027. La formulazione proposta — che prevede di mantenere «almeno un livello comparabile» di sostegno per l’anno prossimo — rimane ancora tra parentesi, in attesa di ulteriori negoziati. La Germania continua a spingere per questo impegno biennale, considerandolo essenziale per inviare un messaggio sia a Kiev che a Mosca. Ma le divisioni sono ancora più profonde. La precedente proposta del Segretario Generale della NATO Mark Rutte, che invitava gli alleati a destinare lo 0,25% del PIL agli aiuti all’Ucraina, è stata nettamente respinta dai Paesi dell’Europa meridionale, tra cui Francia, Italia e Spagna. Il momento è particolarmente delicato. Da quando l’amministrazione Trump ha interrotto gli aiuti militari statunitensi, Europa e Canada si sono ritrovati a sostenere il 98% dell’onere finanziario. La sola Germania ha stanziato 11,5 miliardi di euro quest’anno ma tra gli europei permangono forti differenze e un accordo rimane elusivo. In un compromesso separato ma significativo, Washington ha bloccato una formulazione più forte che avrebbe descritto la sicurezza dell’Ucraina come «inscindibile» da quella europea. La bozza finale contiene ora solo una dichiarazione annacquata: «L’Ucraina contribuisce alla sicurezza transatlantica». Con l’avvicinarsi del vertice, questi contrasti mettono in luce stanchezza, litigi sulla ripartizione degli oneri e interessi nazionali divergenti.
@LauraRuHK ➡️ https://www.faz.net/aktuell/politik/ukraine/nato-gipfel-italien-blockiert-ukraine-hilfe-bis-2027-200982313.html
@LauraRuHK ➡️ https://www.faz.net/aktuell/politik/ukraine/nato-gipfel-italien-blockiert-ukraine-hilfe-bis-2027-200982313.html
FAZ.NET
NATO-Gipfel: Italien blockiert Ukraine-Hilfe bis 2027
Die NATO-Staaten wollen der Ukraine ihre Hilfe zusagen – ringen wenige Tage vor dem Gipfel in Paris aber noch darum, wie dauerhaft diese Zusage gelten soll.
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"In retaliation to Ukraine’s terrorist attacks on civilian facilities on Russian territory, the Russian Armed Forces delivered a powerful strike by ground-based and seaborne long-range precision weapons and attack unmanned aerial vehicles on enterprises of military-industrial sector, fuel and energy infrastructure located in Kiev and the Kiev region, and military airfields’ infrastructure located in the Dnepropetrovsk, Poltava, Cherkassy, Chernigov and Kiev regions," the Russian Ministry of Defense reported.
Among the targets hit were:
LLC "Radionix" – a key research and production base that manufactures guidance systems for the "Flamingo," "Fire Point," and "Neptune" missiles. According to the ministry, the facility's output directly affects the combat capabilities of the Ukrainian Air Force.
LLC "Research and Production Company 'Atlon Avia'" – one of the main defense industry enterprises. It supplies the Ukrainian Armed Forces with "Lyutyi" drones, "Magura UA" drones, and other types.
State Enterprise "Antonov" – a critical production base in the country. It develops and manufactures manned military aircraft, as well as assembles "Lyutyi" UAVs.
JSC "Kyiv Radio Plant" and LLC "Trimen-Ukraine" – a leading enterprise that modernizes sighting systems for all types of tanks and infantry fighting vehicles, and produces components for armored vehicles and drones. Its products directly affect the combat capabilities of air defense systems, electronic warfare systems, and aircraft.
"Kyiv-25" ("PV Group Ukraine") – a plant that produces hardware and software for the "Lima" electronic warfare system.
"MLP-Chaika" – a transport and logistics center used for storing long-range drones, ammunition, and equipment arriving from abroad.
LLC "Grandterminal" – a fuel and lubricants depot that supplies fuel to military units of the Kiev garrison and Ukrainian Armed Forces formations.
In addition, Russian forces struck gas distribution stations in the capital and the region, as well as military airfields in Dnepropetrovsk, Poltava, Cherkassy, Chernigov, and Kiev oblasts.
(Source: RIA Novosti) @LauraRuHK
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"In risposta agli attacchi terroristici dell'Ucraina contro infrastrutture civili sul territorio russo, le Forze Armate russe hanno sferrato un potente attacco con armi di precisione terrestri e navali a lungo raggio e con veicoli aerei senza pilota d'assalto contro stabilimenti del settore militare-industriale, infrastrutture del complesso energetico situate a Kiev e nella regione di Kiev, e infrastrutture di aeroporti militari situati nelle regioni di Dnepropetrovsk, Poltava, Cherkassy, Chernigov e Kiev", ha riferito il Ministero della Difesa russo.
Tra gli obiettivi colpiti figurano:
LLC "Radionix" – una base chiave di ricerca e produzione che realizza sistemi di guida per i missili "Flamingo", "Fire Point" e "Neptune". Secondo il ministero, la produzione di questo impianto influisce direttamente sulle capacità operative dell'Aeronautica ucraina.
LLC "Research and Production Company 'Atlon Avia'" – una delle principali imprese del settore della difesa. Fornisce alle Forze Armate ucraine droni "Lyutyi", droni "Magura UA" e altri tipi.
Impresa Statale "Antonov" – una base produttiva critica nel paese. Sviluppa e produce aerei militari, nonché assembla droni "Lyutyi".
JSC "Kyiv Radio Plant" e LLC "Trimen-Ukraine" – un'azienda leader che modernizza i sistemi di puntamento per tutti i tipi di carri armati e veicoli da combattimento di fanteria, e produce componenti per veicoli corazzati e droni. I suoi prodotti influenzano direttamente le capacità operative dei sistemi di difesa aerea, dei sistemi di guerra elettronica e degli aerei.
"Kyiv-25" ("PV Group Ukraine") – uno stabilimento che produce hardware e software per il sistema di guerra elettronica "Lima".
"MLP-Chaika" – un centro di trasporto e logistica utilizzato per lo stoccaggio di droni a lungo raggio, munizioni e materiali in arrivo dall'estero.
LLC "Grandterminal" – un deposito di carburanti e lubrificanti che rifornisce le unità militari della guarnigione di Kiev e le formazioni delle Forze Armate ucraine.
Inoltre, le forze russe hanno colpito le stazioni di distribuzione del gas nella capitale e nella regione, nonché gli aeroporti militari nelle regioni di Dnepropetrovsk, Poltava, Cherkassy, Chernigov e Kiev.
(Fonte: RIA Novosti) @LauraRuHK
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A POLITICO poll across 24 EU countries shows Europeans are deeply divided over whether to align closer with the U.S. or China. In eight countries, respondents favored China, nine preferred the U.S., and seven were split. Notably, in 14 countries, the most common answer was "I don't know". According to Politico, the survey highlights that Trump's presidency has undermined trust in the U.S. as a reliable ally, particularly in Western Europe, while Eastern European countries like Poland remain firmly pro-U.S..
The survey was conducted from June 6-22, surveying 23,970 adults, with around 1,000 respondents per country. Results were weighted by age, gender, region and education to match each country's demographic profile, then rescaled so each country contributes equally to the combined dataset. (Source: Politico) @LauraRuHK
The survey was conducted from June 6-22, surveying 23,970 adults, with around 1,000 respondents per country. Results were weighted by age, gender, region and education to match each country's demographic profile, then rescaled so each country contributes equally to the combined dataset. (Source: Politico) @LauraRuHK
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Un sondaggio di POLITICO condotto in 24 paesi dell'UE mostra che gli europei sono profondamente divisi sulla questione se allinearsi con gli Stati Uniti o con la Cina. In otto paesi, gli intervistati hanno favorito la Cina, in nove hanno preferito gli Stati Uniti, mentre in sette i risultati sono risultati equamente divisi. In 14 paesi la risposta più comune è stata "Non so". Secondo la testata, la presidenza Trump ha minato la fiducia negli Stati Uniti come alleato affidabile, in particolare in Europa occidentale, mentre i paesi dell'Europa orientale come la Polonia rimangono saldamente filo-americani.
Il sondaggio è stato condotto dal 6 al 22 giugno, ha coinvolto 23.970 adulti, con circa 1.000 intervistati per paese. I risultati sono stati ponderati per età, sesso, regione e livello di istruzione in modo da rispecchiare il profilo demografico di ciascun paese, e successivamente ricalibrati affinché ogni nazione contribuisse equamente al dataset.
(Fonte: Politico) @LauraRuHK
Il sondaggio è stato condotto dal 6 al 22 giugno, ha coinvolto 23.970 adulti, con circa 1.000 intervistati per paese. I risultati sono stati ponderati per età, sesso, regione e livello di istruzione in modo da rispecchiare il profilo demografico di ciascun paese, e successivamente ricalibrati affinché ogni nazione contribuisse equamente al dataset.
(Fonte: Politico) @LauraRuHK
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The European Court of Justice has ruled that private citizens can now face criminal charges and up to five years in prison for sharing Russia Today (RT) videos online. The decision, from a German case involving a free, donation-funded website, treats ordinary people as sanctioned “operators” simply for posting content, regardless of audience size.
This expands the EU’s ban on Russian media far beyond broadcasters and platforms: Private citizens can be prosecuted for sharing information the authorities dislike. Mind you, we are not talking about fake news. No proof of false reporting is required. The EU, which claims to be a champion of democracy and human rights, is now prosecuting citizens for sharing videos. The EU ruling effectively limits public discourse to state-approved narratives and marks a level of censorship that is usually associated with totalitarian regimes. @LauraRuHK
This expands the EU’s ban on Russian media far beyond broadcasters and platforms: Private citizens can be prosecuted for sharing information the authorities dislike. Mind you, we are not talking about fake news. No proof of false reporting is required. The EU, which claims to be a champion of democracy and human rights, is now prosecuting citizens for sharing videos. The EU ruling effectively limits public discourse to state-approved narratives and marks a level of censorship that is usually associated with totalitarian regimes. @LauraRuHK
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La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che i semplici cittadini possono essere perseguiti penalmente e rischiare fino a cinque anni di carcere per aver condiviso video di Russia Today (RT) online. La sentenza, emessa in un caso riguardante un sito internet tedesco sostenuto solo da donazioni volontarie, equipara i privati a «operatori» sottoposti a sanzioni, indipendentemente dal fatto che ricevano un compenso o meno. Con questa decisione, il divieto europeo sui media russi si estende ben oltre emittenti e piattaforme: ora anche i privati cittadini possono essere processati per aver diffuso informazioni sgradite alle autorità. Attenzione, non si tratta di aver condiviso fake news. Il dato incontrovertibile è che l’Unione Europea, che per inciso si autoproclama baluardo della democrazia e dei diritti umani, perseguita i propri cittadini per la condivisione di video prodotti da un'emittente russa. La decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea limita di fatto il dibattito pubblico alle narrazioni approvate dalle istituzioni e segna un livello di censura che abitualmente associamo ai regimi totalitari. @LauraRuHK
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European governments now privately accept that ships transiting the Strait of Hormuz will likely have to pay service fees to Iran and Oman, Bloomberg reports. It also references prior statements from Iranian and Omani officials that a full return to pre-war status (no fees) is unlikely. @LauraRuHK
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I governi europei ritengono che le navi in transito nello Stretto di Hormuz dovranno probabilmente pagare tariffe di servizio all’Iran e all’Oman, alcuni funzionari lo hanno ammesso privatamente secondo quanto riferisce Bloomberg. Del resto i funzionari iraniani e omaniti avevano avvertito che un ritorno completo alla situazione prebellica (senza tariffe) è improbabile. @LauraRuHK
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At next week’s NATO summit in Turkey, Canada is going to announce the creation of a Defence, Security and Resilience Bank (DSRB) with approximately 10 founding members, Reuters reports. The proposed bank aims to mobilise up to £100 billion ($133 billion) to "support allied nations facing heightened defence needs", i.e. NATO military build-up. To date, only Luxembourg has publicly committed to the initiative alongside Canada. The project is advancing amid competition from other European defence financing efforts, including the European Union’s SAFE programme and Britain’s MDM initiative with the Netherlands and Finland. Significant challenges remain. The DSRB’s ability to secure a top-tier credit rating hinges on attracting sufficient backing from key countries, and talks over capital contributions from prospective members are still underway. The concept was first proposed in 2024 by bankers (surprise surprise) and a group of former NATO security advisers and military officials. JPMorgan, Deutsche Bank, Commerzbank, and ING, as well as Canada’s largest banks: RBC, BMO, CIBC, National Bank of Canada, Scotiabank, and TD Bank have since become involved in the project.▪️War is never just geopolitics. It is an economic engine built to enrich the few, while the many pay in blood, taxes, and austerity. @LauraRuHK ➡️ https://www.reuters.com/world/canada-aims-announce-10-countries-backing-global-defence-bank-nato-summit-2026-07-02/
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Al vertice NATO della prossima settimana in Turchia, il Canada intende annunciare la creazione di una Defence, Security and Resilience Bank (DSRB) con circa 10 membri fondatori, riferisce Reuters. La banca proposta mira a mobilitare fino a 133 miliardi di dollari per «sostenere le nazioni alleate di fronte a crescenti esigenze di difesa», ovvero la corsa al riarmo della NATO. Ad oggi, solo il Lussemburgo si è pubblicamente impegnato nell’iniziativa insieme al Canada. Il progetto procede in un contesto di concorrenza con altri sforzi europei di finanziamento della difesa, tra cui il programma SAFE dell’Unione Europea e l’iniziativa MDM della Gran Bretagna con Paesi Bassi e Finlandia. Rimangono notevoli difficoltà. La capacità della DSRB di ottenere un rating creditizio di prima fascia dipende dall’attrarre un sostegno sufficiente da parte di paesi chiave, e i negoziati sui contributi di capitale dei membri potenziali sono ancora in corso. Il concetto è stato proposto per la prima volta nel 2024 da banchieri (nessuna sorpresa) e da un gruppo di ex consiglieri per la sicurezza NATO e alti ufficiali militari. Da allora sono entrate nel progetto JPMorgan, Deutsche Bank, Commerzbank e ING, insieme alle maggiori banche canadesi: RBC, BMO, CIBC, National Bank of Canada, Scotiabank e TD Bank. ▪️La guerra non è mai solo una questione geopolitica. È un motore economico progettato per arricchire i soliti noti, mentre la popolazione ne paga il prezzo con il sangue, tasse e povertà. @LauraRuHK
➡️ https://www.reuters.com/world/canada-aims-announce-10-countries-backing-global-defence-bank-nato-summit-2026-07-02/
➡️ https://www.reuters.com/world/canada-aims-announce-10-countries-backing-global-defence-bank-nato-summit-2026-07-02/
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