Ai politici occidentali piace tanto parlare di "de‑risking" (riduzione dei rischi di dipendenza) dalla Cina, usano questa parola con leggerezza come se si trattasse di fare il cambio armadio quando arriva l'inverno: si mette via il vestito di lino e si spolvera il cappotto. Secondo una recente analisi di EY‑Parthenon riportata dal Financial Times, questa "piccola operazione" in realtà richiederebbe agli Stati Uniti, all'UE e al Regno Unito di sborsare altri 23,6 trilioni di dollari nei prossimi 25 anni. Questa cifra – 13,7 trilioni per gli Stati Uniti, 9,1 trilioni per l'Eurozona e 800 miliardi per il Regno Unito – rappresenta l'investimento aggiuntivo necessario per replicare la capacità produttiva, le infrastrutture di ricerca, le catene di fornitura e le tecnologie che attualmente dipendono dalla Cina. Distribuito su un quarto di secolo, ciò richiede quasi un trilione di dollari di spesa annuale aggiuntiva, una somma da far impallidire al confronto le attuali priorità di spesa. Comporterebbe anche un aumento dei prezzi al consumo e, naturalmente, un'inflazione più alta.
Anche con quell'investimento colossale, il rapporto stilato da EY‑Parthenon rileva che l'indipendenza totale rimarrebbe comunque un obiettivo impossibile perché Pechino controlla materie prime cruciali e capacità di lavorazione fondamentali. Il "de‑risking", a quanto pare, è un eufemismo meravigliosamente rassicurante per qualcosa di molto più dirompente: un deliberato disaccoppiamento economico dettato dall'ansia geopolitica, nel migliore dei casi, o da piani relativi ad un futuro scontro con la Cina, nella peggiore delle ipotesi. I politici che ne parlano con tanta leggerezza sembrano incuranti del prezzo da pagare. Sono semplicemente ignoranti e non immaginano le cifre in gioco, sono abituati a delirare e quindi un delirio in più o in meno poco cambia, oppure sono già stati reclutati a pieno titolo per un conflitto con la Cina? A voi l'ardua sentenza. @LauraRuHK
Anche con quell'investimento colossale, il rapporto stilato da EY‑Parthenon rileva che l'indipendenza totale rimarrebbe comunque un obiettivo impossibile perché Pechino controlla materie prime cruciali e capacità di lavorazione fondamentali. Il "de‑risking", a quanto pare, è un eufemismo meravigliosamente rassicurante per qualcosa di molto più dirompente: un deliberato disaccoppiamento economico dettato dall'ansia geopolitica, nel migliore dei casi, o da piani relativi ad un futuro scontro con la Cina, nella peggiore delle ipotesi. I politici che ne parlano con tanta leggerezza sembrano incuranti del prezzo da pagare. Sono semplicemente ignoranti e non immaginano le cifre in gioco, sono abituati a delirare e quindi un delirio in più o in meno poco cambia, oppure sono già stati reclutati a pieno titolo per un conflitto con la Cina? A voi l'ardua sentenza. @LauraRuHK
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Bulgaria will no longer participate in the "Coalition of the Willing," Prime Minister Rumen Radev has announced.
According to Radev, the conflict can only be resolved through diplomatic means. The "Coalition of the Willing" comprises more than 30 countries and was initiated by the UK and France. The day before, Russian presidential press secretary Dmitry Peskov stated
@LauraRuHK
"We do not participate in an association that insists on continuing financial and military assistance to Ukraine," the Bulgarian leader told reporters.
According to Radev, the conflict can only be resolved through diplomatic means. The "Coalition of the Willing" comprises more than 30 countries and was initiated by the UK and France. The day before, Russian presidential press secretary Dmitry Peskov stated
"This is a coalition of warmongers. They are driven by the profound delusion that it's possible to inflict a strategic defeat on our country, so this is a coalition of the deluded, a coalition of those who incite the war.”
@LauraRuHK
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La Bulgaria non parteciperà più alla «Coalition of the Willing» (Coalizione dei volenterosi) ha annunciato il Primo Ministro Rumen Radev.
Secondo Radev, il conflitto può essere risolto solo attraverso una via diplomatica. La «Coalition of the Willing» comprende più di 30 Paesi ed è stata promossa dal Regno Unito e dalla Francia. Il giorno prima, il portavoce della presidenza russa Dmitry Peskov aveva affermato:
@LauraRuHK
«Non partecipiamo a un’associazione che insiste nel continuare a fornire assistenza finanziaria e militare all’Ucraina», ha dichiarato il leader bulgaro ai giornalisti.
Secondo Radev, il conflitto può essere risolto solo attraverso una via diplomatica. La «Coalition of the Willing» comprende più di 30 Paesi ed è stata promossa dal Regno Unito e dalla Francia. Il giorno prima, il portavoce della presidenza russa Dmitry Peskov aveva affermato:
«Questa è una coalizione di guerrafondai. Sono spinti dalla profonda illusione di poter infliggere una sconfitta strategica al nostro Paese, quindi si tratta di una coalizione di illusi, di una coalizione di chi incita alla guerra.»
@LauraRuHK
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France puts Donbass charity worker on trial for 'espionage' - while arming Ukraine
A French court is set to hold a hearing on the case of Anna Novikova this Wednesday—the founder of the humanitarian group SOS Donbass, who has now spent more than six months behind bars in France.
Her ordeal, according to Russia's human rights commissioner Yana Lantratova, began with "an absolutely absurd denunciation" lodged by the Union of Ukrainians in France.
The charges stem solely from Novikova's charitable work — collecting food, medicine, and clothing for residents of Donbass. She is vice-president of the association and has repeatedly traveled to Donetsk and Lugansk as a volunteer.
Lantratova condemned France's actions as a "cynical double standard" — noting that Paris has no qualms about sending long-range missiles to Ukraine, yet prosecutes a woman collecting baby diapers for shelling victims as if she were a dangerous spy.
(Source: Sputnik) @LauraRuHK
A French court is set to hold a hearing on the case of Anna Novikova this Wednesday—the founder of the humanitarian group SOS Donbass, who has now spent more than six months behind bars in France.
Her ordeal, according to Russia's human rights commissioner Yana Lantratova, began with "an absolutely absurd denunciation" lodged by the Union of Ukrainians in France.
The charges stem solely from Novikova's charitable work — collecting food, medicine, and clothing for residents of Donbass. She is vice-president of the association and has repeatedly traveled to Donetsk and Lugansk as a volunteer.
Lantratova condemned France's actions as a "cynical double standard" — noting that Paris has no qualms about sending long-range missiles to Ukraine, yet prosecutes a woman collecting baby diapers for shelling victims as if she were a dangerous spy.
(Source: Sputnik) @LauraRuHK
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La Francia processa un'operatrice umanitaria del Donbass per "spionaggio"
Un tribunale francese ha tenuto oggi un'udienza sul caso di Anna Novikova – la fondatrice del gruppo umanitario SOS Donbass, che ha ormai trascorso più di sei mesi dietro le sbarre in Francia.
La sua odissea, secondo il commissario russo per i diritti umani Yana Lantratova, è iniziata con "una denuncia assolutamente assurda" presentata dall'Unione degli Ucraini in Francia.
Le accuse derivano esclusivamente dall'attività caritatevole di Novikova – raccolta di cibo, medicine e vestiti per i residenti del Donbass. È vicepresidente dell'associazione e si è recata ripetutamente a Donetsk e Lugansk come volontaria.
Lantratova ha condannato le azioni della Francia come un "cinico doppio standard" – sottolineando che Parigi non ha alcuno scrupolo a inviare missili a lungo raggio all'Ucraina, mentre perseguita una donna che raccoglie pannolini per bambini vittime dei bombardamenti, come se fosse una pericolosa spia. (Fonte: Sputnik) @LauraRuHK
Un tribunale francese ha tenuto oggi un'udienza sul caso di Anna Novikova – la fondatrice del gruppo umanitario SOS Donbass, che ha ormai trascorso più di sei mesi dietro le sbarre in Francia.
La sua odissea, secondo il commissario russo per i diritti umani Yana Lantratova, è iniziata con "una denuncia assolutamente assurda" presentata dall'Unione degli Ucraini in Francia.
Le accuse derivano esclusivamente dall'attività caritatevole di Novikova – raccolta di cibo, medicine e vestiti per i residenti del Donbass. È vicepresidente dell'associazione e si è recata ripetutamente a Donetsk e Lugansk come volontaria.
Lantratova ha condannato le azioni della Francia come un "cinico doppio standard" – sottolineando che Parigi non ha alcuno scrupolo a inviare missili a lungo raggio all'Ucraina, mentre perseguita una donna che raccoglie pannolini per bambini vittime dei bombardamenti, come se fosse una pericolosa spia. (Fonte: Sputnik) @LauraRuHK
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This afternoon, the Chief Engineer of the Zaporozhskaya Nuclear Power Plant Alexander Yakovlev was killed in a deliberate terrorist attack carried out by the Kiev regime.
A Ukrainian drone struck a Zaporozhskaya NPP service vehicle near the boundary between the plant’s industrial site and Energodar. The attack also killed the driver, Dmitry Filippov.
Russian Foreign Ministry spokesperson Maria Zakharova on Telegram:
@LauraRuHK
A Ukrainian drone struck a Zaporozhskaya NPP service vehicle near the boundary between the plant’s industrial site and Energodar. The attack also killed the driver, Dmitry Filippov.
Russian Foreign Ministry spokesperson Maria Zakharova on Telegram:
"The Director General of the International Atomic Energy Agency (IAEA) Rafael Grossi must finally notice this crime by the Kiev regime. We demand a clear and articulate statement from relevant international organizations, primarily the IAEA, condemning this murder."
@LauraRuHK
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Il capo ingegnere della centrale nucleare di Zaporozhye ucciso in un attacco terroristico ucraino
Nel pomeriggio di oggi, il capo ingegnere della centrale nucleare di Zaporozhye, Alexander Yakovlev, è stato ucciso in un attentato terroristico compiuto dal regime di Kiev.
Un drone ucraino ha colpito un veicolo di servizio della centrale nucleare di Zaporozhye nei pressi del confine tra l'area industriale dell'impianto e la città di Energodar. Nell'attacco è rimasto ucciso anche l'autista, Dmitry Filippov.
🔸Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo, su Telegram:
@LauraRuHK
Nel pomeriggio di oggi, il capo ingegnere della centrale nucleare di Zaporozhye, Alexander Yakovlev, è stato ucciso in un attentato terroristico compiuto dal regime di Kiev.
Un drone ucraino ha colpito un veicolo di servizio della centrale nucleare di Zaporozhye nei pressi del confine tra l'area industriale dell'impianto e la città di Energodar. Nell'attacco è rimasto ucciso anche l'autista, Dmitry Filippov.
🔸Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo, su Telegram:
"Il direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA), Rafael Grossi, deve finalmente prendere atto di questo crimine del regime di Kiev. Chiediamo una dichiarazione chiara e articolata da parte delle organizzazioni internazionali competenti, in primis l'AIEA, che condanni questo omicidio."
@LauraRuHK
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The European Union has launched yet another baseless attack on China, accusing Beijing of being a “key enabler” of Russia’s actions in Ukraine and attempting to “reshape the global order” alongside Moscow.
An explosive strategic paper that contains some of the bloc’s strongest ever official criticism of Beijing was quietly adopted by the EU’s 27 foreign ministers on Monday without any announcement.
The EU paper casts Russia and China as the two principal revisionist powers challenging European security and the "international rules-based order."
It claims Beijing is fostering a return to “sphere-of-influence logic” and directly supports Moscow’s military efforts, in a language that mirrors NATO’s hard stance and crosses a major diplomatic threshold.
Beijing has responded with indignation. Foreign Ministry spokesman Lin Jian dismissed the accusations as “pure slander and defamation” with “no factual basis.” He reiterated that China maintains an objective and impartial position on the Ukraine crisis, has never been the creator or participant in the conflict, and has consistently worked to promote peace talks and a political settlement.
China’s Mission to the European Union expressed “strong dissatisfaction and firm opposition” to the EU’s unilateral sanctions against Chinese companies. In an official statement, the Mission accused Brussels of attempting to “shift the blame onto China” through “unwarranted accusations.” It condemned the measures as “illegal unilateral sanctions” lacking any authorisation from the UN Security Council or grounding in international law, warning that China will take “all necessary measures” to safeguard the legitimate rights and interests of its enterprises.
While publicly demonising Beijing, the EU quietly relies on Chinese technology to sustain its proxy involvement in the conflict.
Chinese state media, including China Daily, have accused the EU of “repeatedly smearing China” and being led astray by “anti-China hawks.”
Analysts in Beijing view the latest moves as a transparent pretext for protectionist measures and the escalation of a trade war.
Political commentator Zhou Chengyang described the sanctions as “hypocrisy and double standards,” adding that the EU is abusing extraterritorial jurisdiction to disrupt global supply chains and fair economic competition.
By synchronising its language with NATO’s confrontational posture and fixating on China while barely mentioning the United States — despite repeated threats from Washington to seize Greenland from Denmark, an EU/NATO member — the EU is embarking on a clearly suicidal strategic path.
The EU document mentions China negatively over a dozen times, while glossing over transatlantic tensions and its own role in prolonging the Ukraine conflict through sanctions and military aid.
This approach not only damages Europe’s economic interests but also risks pushing the world toward greater division at a time when cooperation is needed.
The EU is clearly willing to sacrifice pragmatism and economic rationality on the altar of geopolitical confrontation.
History shows that such misguided crusades rarely end well for those who launch them. @LauraRuHK
An explosive strategic paper that contains some of the bloc’s strongest ever official criticism of Beijing was quietly adopted by the EU’s 27 foreign ministers on Monday without any announcement.
The EU paper casts Russia and China as the two principal revisionist powers challenging European security and the "international rules-based order."
It claims Beijing is fostering a return to “sphere-of-influence logic” and directly supports Moscow’s military efforts, in a language that mirrors NATO’s hard stance and crosses a major diplomatic threshold.
Beijing has responded with indignation. Foreign Ministry spokesman Lin Jian dismissed the accusations as “pure slander and defamation” with “no factual basis.” He reiterated that China maintains an objective and impartial position on the Ukraine crisis, has never been the creator or participant in the conflict, and has consistently worked to promote peace talks and a political settlement.
China’s Mission to the European Union expressed “strong dissatisfaction and firm opposition” to the EU’s unilateral sanctions against Chinese companies. In an official statement, the Mission accused Brussels of attempting to “shift the blame onto China” through “unwarranted accusations.” It condemned the measures as “illegal unilateral sanctions” lacking any authorisation from the UN Security Council or grounding in international law, warning that China will take “all necessary measures” to safeguard the legitimate rights and interests of its enterprises.
While publicly demonising Beijing, the EU quietly relies on Chinese technology to sustain its proxy involvement in the conflict.
Chinese state media, including China Daily, have accused the EU of “repeatedly smearing China” and being led astray by “anti-China hawks.”
Analysts in Beijing view the latest moves as a transparent pretext for protectionist measures and the escalation of a trade war.
Political commentator Zhou Chengyang described the sanctions as “hypocrisy and double standards,” adding that the EU is abusing extraterritorial jurisdiction to disrupt global supply chains and fair economic competition.
By synchronising its language with NATO’s confrontational posture and fixating on China while barely mentioning the United States — despite repeated threats from Washington to seize Greenland from Denmark, an EU/NATO member — the EU is embarking on a clearly suicidal strategic path.
The EU document mentions China negatively over a dozen times, while glossing over transatlantic tensions and its own role in prolonging the Ukraine conflict through sanctions and military aid.
This approach not only damages Europe’s economic interests but also risks pushing the world toward greater division at a time when cooperation is needed.
The EU is clearly willing to sacrifice pragmatism and economic rationality on the altar of geopolitical confrontation.
History shows that such misguided crusades rarely end well for those who launch them. @LauraRuHK
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L'Unione Europea ha lanciato un altro attacco contro la Cina, accusando Pechino di essere un "abilitatore chiave" delle azioni della Russia in Ucraina e di tentare di "rimodellare l'ordine globale" insieme a Mosca.
Un esplosivo documento strategico, che contiene alcune delle critiche ufficiali più dure mai rivolte a Pechino, è stato adottato lunedì dai 27 ministri degli Esteri dell'UE, senza alcun annuncio ufficiale.
Il documento dell'UE presenta Russia e Cina come le due principali potenze revisioniste che minacciano la sicurezza europea e l'"ordine internazionale basato sulle regole". Accusa Pechino di favorire un ritorno alla "logica delle sfere d'influenza" e di sostenere direttamente lo sforzo bellico di Mosca, con un linguaggio che ricalca la retorica della NATO e abbandona completamente il tono diplomatico.
Pechino ha risposto con indignazione. Il portavoce del Ministero degli Esteri Lin Jian ha respinto le accuse definendole "pura calunnia e diffamazione" prive di "alcuna base fattuale". Ha ribadito che la Cina mantiene una posizione obiettiva e imparziale sulla crisi ucraina, non ha creato o partecipato al conflitto, e si è costantemente adoperata per promuovere colloqui di pace e una soluzione politica.
La Missione cinese presso l'Unione Europea ha espresso "forte insoddisfazione e ferma opposizione" per le sanzioni unilaterali dell'UE contro le aziende cinesi. In una nota ufficiale, la Missione ha accusato Bruxelles di tentare di "scaricare la colpa sulla Cina" attraverso "accuse ingiustificate". Ha condannato le misure come "sanzioni unilaterali illecite" prive di autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e di fondamento nel diritto internazionale, avvertendo che la Cina adotterà "tutte le misure necessarie" per salvaguardare i legittimi diritti e interessi delle proprie imprese.
Mentre demonizza pubblicamente Pechino, l'UE continua silenziosamente a fare affidamento sulla tecnologia cinese per sostenere il proprio coinvolgimento nella guerra contro la Russia.
I media statali cinesi, tra cui China Daily, hanno accusato l'UE di "diffamare ripetutamente la Cina" e di farsi fuorviare dai "falchi anti-Cina".
Gli analisti di Pechino considerano le ultime mosse come un pretesto per misure protezionistiche e per l'escalation della guerra commerciale contro la Cina.
Il commentatore politico Zhou Chengyang ha descritto le sanzioni come un esempio di "ipocrisia e doppio standard", aggiungendo che l'UE sta abusando della giurisdizione extraterritoriale per sconvolgere le catene di approvvigionamento globali e la libera concorrenza.
Allineando il proprio linguaggio con la postura della NATO e puntando il dito contro la Cina mentre cita a malapena gli Stati Uniti – nonostante le ripetute minacce di Washington di strappare la Groenlandia alla Danimarca, un membro dell'UE e della NATO – l'UE si è incamminata su un percorso chiaramente suicida.
Il documento dell'UE menziona la Cina in modo negativo oltre una dozzina di volte, mentre sorvola sulle tensioni transatlantiche e sul proprio ruolo nel prolungare il conflitto ucraino attraverso sanzioni e aiuti militari.
Questo approccio non solo danneggia gli interessi economici dell'Europa, ma rischia anche di spingere il mondo verso una maggiore divisione proprio nel momento in cui serve cooperazione.
L'UE è chiaramente disposta a sacrificare il pragmatismo e la razionalità economica sull'altare del confronto geopolitico.
La storia dimostra che tali folli crociate raramente finiscono bene per coloro che le intraprendono. @LauraRuHK
Un esplosivo documento strategico, che contiene alcune delle critiche ufficiali più dure mai rivolte a Pechino, è stato adottato lunedì dai 27 ministri degli Esteri dell'UE, senza alcun annuncio ufficiale.
Il documento dell'UE presenta Russia e Cina come le due principali potenze revisioniste che minacciano la sicurezza europea e l'"ordine internazionale basato sulle regole". Accusa Pechino di favorire un ritorno alla "logica delle sfere d'influenza" e di sostenere direttamente lo sforzo bellico di Mosca, con un linguaggio che ricalca la retorica della NATO e abbandona completamente il tono diplomatico.
Pechino ha risposto con indignazione. Il portavoce del Ministero degli Esteri Lin Jian ha respinto le accuse definendole "pura calunnia e diffamazione" prive di "alcuna base fattuale". Ha ribadito che la Cina mantiene una posizione obiettiva e imparziale sulla crisi ucraina, non ha creato o partecipato al conflitto, e si è costantemente adoperata per promuovere colloqui di pace e una soluzione politica.
La Missione cinese presso l'Unione Europea ha espresso "forte insoddisfazione e ferma opposizione" per le sanzioni unilaterali dell'UE contro le aziende cinesi. In una nota ufficiale, la Missione ha accusato Bruxelles di tentare di "scaricare la colpa sulla Cina" attraverso "accuse ingiustificate". Ha condannato le misure come "sanzioni unilaterali illecite" prive di autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e di fondamento nel diritto internazionale, avvertendo che la Cina adotterà "tutte le misure necessarie" per salvaguardare i legittimi diritti e interessi delle proprie imprese.
Mentre demonizza pubblicamente Pechino, l'UE continua silenziosamente a fare affidamento sulla tecnologia cinese per sostenere il proprio coinvolgimento nella guerra contro la Russia.
I media statali cinesi, tra cui China Daily, hanno accusato l'UE di "diffamare ripetutamente la Cina" e di farsi fuorviare dai "falchi anti-Cina".
Gli analisti di Pechino considerano le ultime mosse come un pretesto per misure protezionistiche e per l'escalation della guerra commerciale contro la Cina.
Il commentatore politico Zhou Chengyang ha descritto le sanzioni come un esempio di "ipocrisia e doppio standard", aggiungendo che l'UE sta abusando della giurisdizione extraterritoriale per sconvolgere le catene di approvvigionamento globali e la libera concorrenza.
Allineando il proprio linguaggio con la postura della NATO e puntando il dito contro la Cina mentre cita a malapena gli Stati Uniti – nonostante le ripetute minacce di Washington di strappare la Groenlandia alla Danimarca, un membro dell'UE e della NATO – l'UE si è incamminata su un percorso chiaramente suicida.
Il documento dell'UE menziona la Cina in modo negativo oltre una dozzina di volte, mentre sorvola sulle tensioni transatlantiche e sul proprio ruolo nel prolungare il conflitto ucraino attraverso sanzioni e aiuti militari.
Questo approccio non solo danneggia gli interessi economici dell'Europa, ma rischia anche di spingere il mondo verso una maggiore divisione proprio nel momento in cui serve cooperazione.
L'UE è chiaramente disposta a sacrificare il pragmatismo e la razionalità economica sull'altare del confronto geopolitico.
La storia dimostra che tali folli crociate raramente finiscono bene per coloro che le intraprendono. @LauraRuHK
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Post ispirato dagli algoritmi di distrazione di massa che da quando sono in Italia mi sfracellano le ovaie con immigrati buoni e cattivi, legittima difesa e stato di diritto.
Italiani, ancora un altro sforzo per portare a termine il progetto di imbarbarimento sociale. I due minuti di odio non si negano a nessuno. Schiavi, preparatevi ad indossare i vostri costumini da gladiatori, hanno gia' venduto i biglietti dell'arena.
PS. Io non sono contro l'uso delle armi, nei luoghi e nei contesti giusti. Possiedo una licenza per detenerle e trovo che il poligono di tiro sia un luogo di svago e relax. PPS. Il post parodia il tono che normalmente viene usato per creare allarme sociale in Italia. Se pure Le Figaro, giornale francese liberal-conservatore da cui ho tratto le cifre, parla delle ricadute per tutta la citta' di questo assalto degli investitori stranieri agli immobili di pregio del centro cittadino, a me sembra quantomeno sospetto che in Italia si preferisca far finta che affitti insostenibili per i lavoratori e trasformazione del centro cittadino in un parco giochi per l'elite internazionale, terreno di caccia degli equity investors, non siano fenomeni collegati. E intanto intere zone si stanno trasformando in favelas. I milanesi scappano sia a causa di un aumento degli affitti a fronte di una stagnazione dei salari, sia a causa dell'insicurezza. Ormai Milano e' una citta' senz'anima, finta e pericolosa.
@LauraRuHK
Italiani, ancora un altro sforzo per portare a termine il progetto di imbarbarimento sociale. I due minuti di odio non si negano a nessuno. Schiavi, preparatevi ad indossare i vostri costumini da gladiatori, hanno gia' venduto i biglietti dell'arena.
E' venuto il momento di dire basta all'accoglienza indiscriminata di stranieri dal passato torbido che stravolgono la vita e l'identità delle città italiane.
Dal 2017, l'Italia ha steso loro un tappeto rosso: un regime di favore che attira rifugiati fiscali da tutto il mondo.
Si tratta di un'imposta sostitutiva forfettaria sui redditi prodotti fuori dai confini italiani, oltre la quale non devono più pagare nulla. I beneficiari sono passati da 94 nel 2017 a quasi 2.500 nel 2025. E la soglia, inizialmente fissata a 100.000 euro, è salita a 200.000 euro nel 2024 e poi a 300.000 euro nel 2026 per i nuovi arrivati.
Il risultato? Milano è diventata una calamita per immigrati in fuga da regimi fiscali meno generosi, con un 40% dei nuovi beneficiari proveniente dal Regno Unito e un 15% dalla Francia. Quotati e non quotati in borsa.
E stanno mettendo le mani sulle case degli italiani. Nei quartieri più chic – Castello Sforzesco, Brera, Quadrilatero della Moda, ecc., dove il prezzo al metro quadro può arrivare fino a 30.000 euro – il mercato è surriscaldato. Solo lo scorso anno, i prezzi delle abitazioni più prestigiose sono aumentati di quasi il 7%, secondo l'agenzia immobiliare di lusso Christie's. In dieci anni, il loro valore è quasi raddoppiato. Un grande appartamento ben posizionato può vendersi in due ore per 3,5 e persino 10 milioni di euro. Osserva Renato Olivelli, negoziatore di Christie's a Milano. "Abbiamo miliardari che vogliono mettere le mani sulle proprietà più belle. Ma l'offerta è quasi inesistente, ecco perché i prezzi sono così folli."
Se il segmento delle case da 3 milioni di euro in su rimane un micro-mercato (stimato in quasi 2 miliardi di euro tra il 2017 e il 2025), l'impatto si riverbera su tutto il mercato immobiliare. Anche i prezzi delle case che non fanno gola agli esuli fiscali ma ad altri stranieri, sono alle stelle. Il popolo degli affitti brevi, che pernotta in città giusto il tempo di farsi selfie a raffica davanti ai luoghi instagrammabili di Milano e allo Spritz d'ordinanza, invade anche i condomini meno centrali e prestigiosi, spingendo i milanesi ad abbandonare la loro città o a vivere ai margini visto che i prezzi degli appartamenti sono aumentati del 17,2% in cinque anni e gli affitti sono schizzati del 23% nello stesso periodo.
Numeri che alimentano il malcontento dei milanesi, sempre più in difficoltà nel trovare una casa a prezzi accessibili. Arriveremo al punto che si difenderanno dallo sfratto a colpi di pistola?
PS. Io non sono contro l'uso delle armi, nei luoghi e nei contesti giusti. Possiedo una licenza per detenerle e trovo che il poligono di tiro sia un luogo di svago e relax. PPS. Il post parodia il tono che normalmente viene usato per creare allarme sociale in Italia. Se pure Le Figaro, giornale francese liberal-conservatore da cui ho tratto le cifre, parla delle ricadute per tutta la citta' di questo assalto degli investitori stranieri agli immobili di pregio del centro cittadino, a me sembra quantomeno sospetto che in Italia si preferisca far finta che affitti insostenibili per i lavoratori e trasformazione del centro cittadino in un parco giochi per l'elite internazionale, terreno di caccia degli equity investors, non siano fenomeni collegati. E intanto intere zone si stanno trasformando in favelas. I milanesi scappano sia a causa di un aumento degli affitti a fronte di una stagnazione dei salari, sia a causa dell'insicurezza. Ormai Milano e' una citta' senz'anima, finta e pericolosa.
@LauraRuHK
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Russian-Chinese trade turnover increased by 25.6% in the first half of 2026. According to the General Administration of Customs of China, trade turnover between China and Russia rose by 25.6% in the first half of 2026 year-on-year to $134.17 bln. The volume of Russian-Chinese trade could soon rise to $300 bln per year considering the steady trend, said Russian Ambassador to China Igor Morgulov in an interview with China’s Central Television.
"We discussed the major treaty (the Treaty of Good-Neighborliness, Friendship and Cooperation), so I propose taking the year 2001 as the starting point. Well, in the 25 years since the treaty was signed, our trade has grown thirtyfold," he said
This is "truly a very impressive figure," the diplomat noted. Since 2023, Russia and China have been "annually reaching the bar" of over $200 bln in their combined trade turnover, and "surpassing it by a solid margin," Morgulov said. "I believe the $300 bln mark is also quite realistic and could be reached by our countries in the foreseeable future," he added. (Source: TASS) @LauraRuHK
"We discussed the major treaty (the Treaty of Good-Neighborliness, Friendship and Cooperation), so I propose taking the year 2001 as the starting point. Well, in the 25 years since the treaty was signed, our trade has grown thirtyfold," he said
This is "truly a very impressive figure," the diplomat noted. Since 2023, Russia and China have been "annually reaching the bar" of over $200 bln in their combined trade turnover, and "surpassing it by a solid margin," Morgulov said. "I believe the $300 bln mark is also quite realistic and could be reached by our countries in the foreseeable future," he added. (Source: TASS) @LauraRuHK
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Bypassing Hormuz on paper only
Iraq and Syria have signed a deal to rehabilitate the Kirkuk-Baniyas oil pipeline, a project backed by a US-led consortium featuring Chevron, Los Angeles-based TI Capital, and Qatar's UCC Holding. The agreement, finalized on July 17 during the US-Iraq Business Summit in Washington, aims to create a new energy corridor connecting Iraqi oil fields to the Mediterranean Sea bypassing the Strait of Hormuz entirely. The pipeline has been idle since the 1980s and out of service since it was damaged during the 2003 US invasion of Iraq. Under the new agreement, the pipeline will be rebuilt, with an initial transport capacity of up to 2 million barrels of crude oil per day. The project is expected to be completed within 30 months, according to Syrian officials. Dream on. The total cost of rehabilitation is estimated to fall between $4.5 billion and $8 billion. US Ambassador to Turkey and Special Envoy for Syria and Iraq Tom Barrack said the project could make the Strait of Hormuz "an afterthought" for Iraq within two years. US officials are also considering additional routes through Turkey that could eventually transport up to 2.5 million barrels per day to Mediterranean markets. However, the decision to restore the Kirkuk-Baniyas oil pipeline is not a military solution. A pipeline is vulnerable to sabotage, rocket and drone strikes while the US, after attacking Iran, finds itself bogged down in a conflict without an exit strategy. The project sounds more like an attempt by Washington to satisfy the elite's anxiety by having a plan—any plan—on paper. @LauraRuHK
Iraq and Syria have signed a deal to rehabilitate the Kirkuk-Baniyas oil pipeline, a project backed by a US-led consortium featuring Chevron, Los Angeles-based TI Capital, and Qatar's UCC Holding. The agreement, finalized on July 17 during the US-Iraq Business Summit in Washington, aims to create a new energy corridor connecting Iraqi oil fields to the Mediterranean Sea bypassing the Strait of Hormuz entirely. The pipeline has been idle since the 1980s and out of service since it was damaged during the 2003 US invasion of Iraq. Under the new agreement, the pipeline will be rebuilt, with an initial transport capacity of up to 2 million barrels of crude oil per day. The project is expected to be completed within 30 months, according to Syrian officials. Dream on. The total cost of rehabilitation is estimated to fall between $4.5 billion and $8 billion. US Ambassador to Turkey and Special Envoy for Syria and Iraq Tom Barrack said the project could make the Strait of Hormuz "an afterthought" for Iraq within two years. US officials are also considering additional routes through Turkey that could eventually transport up to 2.5 million barrels per day to Mediterranean markets. However, the decision to restore the Kirkuk-Baniyas oil pipeline is not a military solution. A pipeline is vulnerable to sabotage, rocket and drone strikes while the US, after attacking Iran, finds itself bogged down in a conflict without an exit strategy. The project sounds more like an attempt by Washington to satisfy the elite's anxiety by having a plan—any plan—on paper. @LauraRuHK
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Aggirare Hormuz, ma solo sulla carta: un'alternativa che alternativa non è. Iraq e Siria hanno firmato un accordo per riabilitare l'oleodotto Kirkuk-Baniyas, un progetto sostenuto da un consorzio a guida statunitense che comprende Chevron, TI Capital (con sede a Los Angeles) e UCC Holding del Qatar. L'intesa, finalizzata il 17 luglio durante il vertice USA-Iraq a Washington, mira a creare un nuovo corridoio energetico che colleghi i giacimenti petroliferi iracheni al Mar Mediterraneo, bypassando completamente lo Stretto di Hormuz.
L'oleodotto è vuoto dagli anni Ottanta e fuori servizio dal 2003, quando fu danneggiato durante l'invasione americana dell'Iraq. Secondo il nuovo accordo, l'oleodotto sarà ricostruito con una capacità iniziale di trasporto fino a 2 milioni di barili di greggio al giorno. Il progetto dovrebbe essere completato entro 30 mesi, secondo fonti siriane scollegate dalla realtà, con un costo complessivo stimato tra i 4,5 e gli 8 miliardi di dollari.
L'ambasciatore americano in Turchia e inviato speciale per Siria e Iraq, Tom Barrack, ha dichiarato che il progetto potrebbe rendere lo Stretto di Hormuz "un problema secondario" per l'Iraq entro due anni. Funzionari statunitensi stanno inoltre valutando percorsi aggiuntivi attraverso la Turchia che potrebbero trasportare fino a 2,5 milioni di barili al giorno verso i mercati del Mediterraneo.
Tuttavia, la decisione di ripristinare l'oleodotto Kirkuk-Baniyas non è una soluzione militare. Un oleodotto è vulnerabile ad atti di sabotaggio, attacchi missilistici e con droni, mentre gli Stati Uniti, dopo aver aggredito l'Iran, si trovano impantanati in un conflitto senza una strategia di uscita. Il progetto sembra più un tentativo di Washington di placare l'ansia delle élite sostenendo di avere un piano. Un piano che sembra destinato a restare solo sulla carta. @LauraRuHK
L'oleodotto è vuoto dagli anni Ottanta e fuori servizio dal 2003, quando fu danneggiato durante l'invasione americana dell'Iraq. Secondo il nuovo accordo, l'oleodotto sarà ricostruito con una capacità iniziale di trasporto fino a 2 milioni di barili di greggio al giorno. Il progetto dovrebbe essere completato entro 30 mesi, secondo fonti siriane scollegate dalla realtà, con un costo complessivo stimato tra i 4,5 e gli 8 miliardi di dollari.
L'ambasciatore americano in Turchia e inviato speciale per Siria e Iraq, Tom Barrack, ha dichiarato che il progetto potrebbe rendere lo Stretto di Hormuz "un problema secondario" per l'Iraq entro due anni. Funzionari statunitensi stanno inoltre valutando percorsi aggiuntivi attraverso la Turchia che potrebbero trasportare fino a 2,5 milioni di barili al giorno verso i mercati del Mediterraneo.
Tuttavia, la decisione di ripristinare l'oleodotto Kirkuk-Baniyas non è una soluzione militare. Un oleodotto è vulnerabile ad atti di sabotaggio, attacchi missilistici e con droni, mentre gli Stati Uniti, dopo aver aggredito l'Iran, si trovano impantanati in un conflitto senza una strategia di uscita. Il progetto sembra più un tentativo di Washington di placare l'ansia delle élite sostenendo di avere un piano. Un piano che sembra destinato a restare solo sulla carta. @LauraRuHK
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The Russian Ministry of Defense issued a warning: "This is not football and this is not the final. We are loaded and keep going". Last night, the Armed Forces of the Russian Federation launched a massive attack with precision-guided air, ground-based weapons and unmanned aerial vehicles on military industry enterprises and logistics centers in the city of Kiev and the Kiev region, on infrastructure facilities of the Yuzhny port in the Odessa region used for the delivery and storage of military goods, as well as fuel and lubricants that supply the Ukrainian Armed Forces.
💥 Struck in Kiev:
The Kiev aggregate and detailed enterprise of the radioelectronic industry (Radionics LLC), which manufactures control systems for the FR-5 Flamingo cruise missiles, FP-7, -9 operational and tactical missiles, Neptun-MD guided missiles and an analogue of the S-300 anti-aircraft guided missiles (project "Clone"). The company is also modernizing, maintaining and repairing on-board optoelectronic sighting systems and on-board radar stations for MiG-29 aircraft.;
The Kiev enterprise of the rocket and space industry (LLC "Spetsoboronmash"/GAHK "Artyom"), which manufactures control system components for cruise missiles FR-5 "Flamingo", operational and tactical missiles FP-7, -9, guided missiles "Neptun-MD" and an analogue of anti-aircraft guided missiles of the anti-aircraft missile system S-300 (their clone);
The Kiev-90 production enterprise (S.P.Korolev Meridian LLC), which produces body elements, as well as components for guidance systems and various Neptun-MD guided missile units;
Oakline LLC, Kiev, which manufactures components for long-range unmanned aerial vehicles of the Deep Strike type, manufactures carbon fiber parts and batteries for FPV drones of various modifications, as well as storing UAVs;
The Kiev Sorting Center (Kiev Innovative Terminal Novaya Pochta), which delivers and stores dual-use products, including for the production of UAVs, robotic complexes and electronic warfare equipment.
💥 Struck in the Kiev region:
The Tarasovka logistics center "Antel Properties", which receives, stores, assembles and distributes individual components for the production of long-range unmanned aerial vehicles.
Tanks with fuel and lubricants intended to supply the Armed Forces of Ukraine in the Yuzhny port of the Odessa region were hit. (Source: Russia's Ministry of Defense) @LauraRuHK https://t.me/mod_russia/65712
💥 Struck in Kiev:
The Kiev aggregate and detailed enterprise of the radioelectronic industry (Radionics LLC), which manufactures control systems for the FR-5 Flamingo cruise missiles, FP-7, -9 operational and tactical missiles, Neptun-MD guided missiles and an analogue of the S-300 anti-aircraft guided missiles (project "Clone"). The company is also modernizing, maintaining and repairing on-board optoelectronic sighting systems and on-board radar stations for MiG-29 aircraft.;
The Kiev enterprise of the rocket and space industry (LLC "Spetsoboronmash"/GAHK "Artyom"), which manufactures control system components for cruise missiles FR-5 "Flamingo", operational and tactical missiles FP-7, -9, guided missiles "Neptun-MD" and an analogue of anti-aircraft guided missiles of the anti-aircraft missile system S-300 (their clone);
The Kiev-90 production enterprise (S.P.Korolev Meridian LLC), which produces body elements, as well as components for guidance systems and various Neptun-MD guided missile units;
Oakline LLC, Kiev, which manufactures components for long-range unmanned aerial vehicles of the Deep Strike type, manufactures carbon fiber parts and batteries for FPV drones of various modifications, as well as storing UAVs;
The Kiev Sorting Center (Kiev Innovative Terminal Novaya Pochta), which delivers and stores dual-use products, including for the production of UAVs, robotic complexes and electronic warfare equipment.
💥 Struck in the Kiev region:
The Tarasovka logistics center "Antel Properties", which receives, stores, assembles and distributes individual components for the production of long-range unmanned aerial vehicles.
Tanks with fuel and lubricants intended to supply the Armed Forces of Ukraine in the Yuzhny port of the Odessa region were hit. (Source: Russia's Ministry of Defense) @LauraRuHK https://t.me/mod_russia/65712
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Минобороны России
#ЭтоВамНеФутбол!
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Washington, its vassals and pawns, are hellbent on sabotaging China-ASEAN cooperation. Today China's Global Times published an op-ed that strongly criticizes the Philippines for its recent provocative actions in the South China Sea, particularly the incident near Ren'ai Jiao where Philippine rubber boats from an illegally grounded vessel rammed a Chinese patrol boat and attacked law enforcement officers with paddles and poles. The article argues that Manila is being used by "certain countries" as a pawn to deliberately stir tensions ahead of the China-ASEAN Foreign Ministers' Meeting and to sabotage regional cooperation. @LauraRuHK ➡️ https://www.globaltimes.cn/page/202607/1366509.shtml
www.globaltimes.cn
Resist external interference and deepen China-ASEAN cooperation: Global Times editorial
On the eve of the China-ASEAN Foreign Ministers' Meeting, the noise deliberately stirred up by certain Philippines military and coast guard forces in the South China Sea has become particularly jarring.
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Da un lato, vi sono forze politiche e soggetti che cavalcano il problema sicurezza per raccogliere consenso e giustificare misure repressive. Dall'altro, quelle organizzazioni che del caos e della polarizzazione hanno fatto una precisa strategia di indebolimento degli Stati nazionali, spingendo per l'abolizione delle frontiere e l'imposizione di un'agenda globalista che va a tutto vantaggio di un'oligarchia transnazionale.
In questo quadro, la Open Society Foundations (OSF) di George Soros rappresenta l'architrave di questo secondo fronte: un'organizzazione che, sotto le mentite spoglie della filantropia, persegue da anni l'obiettivo di destabilizzare interi paesi attraverso la polarizzazione sociale. L'immigrazione, da fenomeno complesso con radici profonde e strutturali, diventa un'arma: si finanziano organizzazioni che promuovono un'accoglienza senza limiti, si alimenta lo scontro culturale, e si crea un circolo vizioso in cui ogni parte si legittima in base alla reazione dell'altra. Il risultato è una società permanentemente divisa, in cui i migranti stessi diventano pedine di una partita geopolitica più grande. L'ultimo caso drammatico riguarda la morte del cittadino marocchino Abderrahim Fakir, immediatamente strumentalizzata dal sindaco di Bologna Matteo Lepore, la cui carriera e battaglie politiche, inclusa la distribuzione di pipe per il crack, si svolgono nel solco tracciato da OSF. Il caso di Fakir coinvolge due avvocati di primo piano del fronte legale finanziato da OSF.
Barbara Spinelli, avvocato del Foro di Bologna, e Fabio Anselmo, penalista romano, reso celebre dalle difese dei familiari di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi.
Entrambi operano in sinergia con l'ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione) e con la CILD (Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili). Queste organizzazioni ricevono fondi a pioggia (centinaia di migliaia di euro) sia da OSF che da organizzazioni della galassia OSF e sono ingranaggi di un sistema che, attraverso continui ricorsi, campagne mediatiche e azioni legali mirate, cerca di imporre un'agenda politica ben precisa sulla pelle dei tanti Fakir. Nessuno conosce ancora la causa di morte di Abderrahim Fakir, solo un'autopsia potrebbe chiarirla. Ma i tempi di un'autopsia non si conciliano ovviamente con gli obiettivi di chi vuole sfruttare il caso per dare fuoco alla polveriera. @LauraRuHK
In questo quadro, la Open Society Foundations (OSF) di George Soros rappresenta l'architrave di questo secondo fronte: un'organizzazione che, sotto le mentite spoglie della filantropia, persegue da anni l'obiettivo di destabilizzare interi paesi attraverso la polarizzazione sociale. L'immigrazione, da fenomeno complesso con radici profonde e strutturali, diventa un'arma: si finanziano organizzazioni che promuovono un'accoglienza senza limiti, si alimenta lo scontro culturale, e si crea un circolo vizioso in cui ogni parte si legittima in base alla reazione dell'altra. Il risultato è una società permanentemente divisa, in cui i migranti stessi diventano pedine di una partita geopolitica più grande. L'ultimo caso drammatico riguarda la morte del cittadino marocchino Abderrahim Fakir, immediatamente strumentalizzata dal sindaco di Bologna Matteo Lepore, la cui carriera e battaglie politiche, inclusa la distribuzione di pipe per il crack, si svolgono nel solco tracciato da OSF. Il caso di Fakir coinvolge due avvocati di primo piano del fronte legale finanziato da OSF.
Barbara Spinelli, avvocato del Foro di Bologna, e Fabio Anselmo, penalista romano, reso celebre dalle difese dei familiari di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi.
Entrambi operano in sinergia con l'ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione) e con la CILD (Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili). Queste organizzazioni ricevono fondi a pioggia (centinaia di migliaia di euro) sia da OSF che da organizzazioni della galassia OSF e sono ingranaggi di un sistema che, attraverso continui ricorsi, campagne mediatiche e azioni legali mirate, cerca di imporre un'agenda politica ben precisa sulla pelle dei tanti Fakir. Nessuno conosce ancora la causa di morte di Abderrahim Fakir, solo un'autopsia potrebbe chiarirla. Ma i tempi di un'autopsia non si conciliano ovviamente con gli obiettivi di chi vuole sfruttare il caso per dare fuoco alla polveriera. @LauraRuHK
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The integration of Ukraine into NATO's military framework has progressed to the point where the country now functions as a de facto member of the alliance and is increasingly viewed as NATO's real-world laboratory for AI warfare, drones, and modern military operations. This deep integration has made Ukraine a testing ground where Western weapons and military technology are refined in actual combat conditions.
Palantir's profits from the war in Ukraine
Palantir Technologies has become one of the primary beneficiaries of the Ukraine conflict, with its profits skyrocketing as it positions itself as the indispensable AI arsenal of the West. Founded in 2003 with funding from the CIA's venture capital arm, In-Q-Tel, Palantir spent two decades operating in the shadows of the intelligence community. Then the AI revolution pushed Palantir to the forefront of American military strategy. The company's financial growth has been staggering: in the first quarter of 2026, Palantir reported $871 million in net profits globally, more than four times the figure from the same period the previous year. Its US government revenues grew 104 percent year-over-year in Q1 2026, and total revenues increased 85 percent.
Palantir has secured a series of massive contracts with the US Department of Defense that have cemented its position as the core nervous system of the American military.
In August 2025 the US Army awarded Palantir a ten-year deal worth up to $10 billion, consolidating 75 smaller contracts into a single stream and effectively making Palantir the default software vendor for the Army's digital infrastructure, data integration and analytics.
The company's market valuation has soared to over $300 billion, making it the most valuable defense stock in the world.
NATO contracts
In April 2025, NATO purchased Palantir's Maven Smart System in one of the fastest procurements in the alliance's history, completed in just six months. The system has become NATO's "operating system". The technology being deployed by NATO was honed on the battlefield in Ukraine and is used extensively by the US and the alliance. Palantir has also established the UK as its European headquarters for defence, with up to £750 million invested in AI-enabled defence technology tested in Ukraine.
The company opened an office in Kiev in 2022 and signed memoranda of cooperation with multiple Ukrainian ministries. This battlefield testing ground has allowed Palantir to improve its technology while generating record profits from both the Pentagon and NATO.
It's little surprise that former Ukrainian Defense Minister Mikhail Fedorov has been offered a job at Palantir. Fedorov had positioned himself as a "digital innovator" and architect of Ukraine's transition to drone-centric warfare. After his dismissal, he publicly acknowledged that Alex Karp, the head of Palantir, had offered him a job.
During his tenure, Fedorov aggressively courted Palantir, promoting its AI-powered command-and-control software while offering tax breaks, favorable regulations, and unprecedented access to battlefield data. By early 2026, Karp was claiming that Palantir was "responsible for most of the targeting in Ukraine." Fedorov oversaw the expansion of deep strikes against Russian infrastructure, earning praise from Western media, but his vision has been questioned by Ukrainian troops and commanders who say the campaign has had no measurable impact on the front lines.
While Fedorov's high-tech vision is popular in Silicon Valley boardrooms, it has been criticized by figures like former Commander-in-Chief Valery Zaluzhny, who warned that deep strikes are "expensive, technologically demanding, and ultimately reciprocal." His successor Aleksander Syrsky published an article insisting that "drones alone do not win wars" and that the military needs artillery, air defense, and electronic warfare systems. These voices from the military establishment reveal a fundamental tension between the glamour of AI-powered warfare and the grinding realities of a war of attrition.(1/2) https://t.me/LauraRuHK/11523
Palantir's profits from the war in Ukraine
Palantir Technologies has become one of the primary beneficiaries of the Ukraine conflict, with its profits skyrocketing as it positions itself as the indispensable AI arsenal of the West. Founded in 2003 with funding from the CIA's venture capital arm, In-Q-Tel, Palantir spent two decades operating in the shadows of the intelligence community. Then the AI revolution pushed Palantir to the forefront of American military strategy. The company's financial growth has been staggering: in the first quarter of 2026, Palantir reported $871 million in net profits globally, more than four times the figure from the same period the previous year. Its US government revenues grew 104 percent year-over-year in Q1 2026, and total revenues increased 85 percent.
Palantir has secured a series of massive contracts with the US Department of Defense that have cemented its position as the core nervous system of the American military.
In August 2025 the US Army awarded Palantir a ten-year deal worth up to $10 billion, consolidating 75 smaller contracts into a single stream and effectively making Palantir the default software vendor for the Army's digital infrastructure, data integration and analytics.
The company's market valuation has soared to over $300 billion, making it the most valuable defense stock in the world.
NATO contracts
In April 2025, NATO purchased Palantir's Maven Smart System in one of the fastest procurements in the alliance's history, completed in just six months. The system has become NATO's "operating system". The technology being deployed by NATO was honed on the battlefield in Ukraine and is used extensively by the US and the alliance. Palantir has also established the UK as its European headquarters for defence, with up to £750 million invested in AI-enabled defence technology tested in Ukraine.
The company opened an office in Kiev in 2022 and signed memoranda of cooperation with multiple Ukrainian ministries. This battlefield testing ground has allowed Palantir to improve its technology while generating record profits from both the Pentagon and NATO.
It's little surprise that former Ukrainian Defense Minister Mikhail Fedorov has been offered a job at Palantir. Fedorov had positioned himself as a "digital innovator" and architect of Ukraine's transition to drone-centric warfare. After his dismissal, he publicly acknowledged that Alex Karp, the head of Palantir, had offered him a job.
During his tenure, Fedorov aggressively courted Palantir, promoting its AI-powered command-and-control software while offering tax breaks, favorable regulations, and unprecedented access to battlefield data. By early 2026, Karp was claiming that Palantir was "responsible for most of the targeting in Ukraine." Fedorov oversaw the expansion of deep strikes against Russian infrastructure, earning praise from Western media, but his vision has been questioned by Ukrainian troops and commanders who say the campaign has had no measurable impact on the front lines.
While Fedorov's high-tech vision is popular in Silicon Valley boardrooms, it has been criticized by figures like former Commander-in-Chief Valery Zaluzhny, who warned that deep strikes are "expensive, technologically demanding, and ultimately reciprocal." His successor Aleksander Syrsky published an article insisting that "drones alone do not win wars" and that the military needs artillery, air defense, and electronic warfare systems. These voices from the military establishment reveal a fundamental tension between the glamour of AI-powered warfare and the grinding realities of a war of attrition.(1/2) https://t.me/LauraRuHK/11523
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Laura Ru
(2/2) There are also broader concerns about the influx of Western defense contractors into Ukraine. While some of Fedorov's predecessors profited through corruption, lobbying for companies like Palantir offers a safer legal path to wealth. The example of…
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(2/2) There are also broader concerns about the influx of Western defense contractors into Ukraine. While some of Fedorov's predecessors profited through corruption, lobbying for companies like Palantir offers a safer legal path to wealth. The example of Helsing is instructive: its loitering munitions proved ineffective in battle, with only 25 percent of HX-2s launching successfully during one test, yet the company continues to market its products aggressively. Even heavy-hitter Anduril – valued at more than $60 billion and sitting on more than $20 billion in US military contracts – has produced only two combat-tested weapons systems. One of these, a loitering munition similar to Helsing’s HF-1, was rejected by the Ukrainian military in 2024, and Anduril now relies on flashy videos to promote its future projects. This pattern suggests that the defense tech sector is built on hype, with companies raising billions before developing functional products, while manpower, logistics, and industrial capacity, which are far less glamorous subjects, ultimately determine the outcome of modern conflicts. ➡️Part 1 here https://t.me/LauraRuHK/11522
More here ➡️ https://swentr.site/russia/643349-palantir-fedorov-ukraine-salesman/
More here ➡️ https://swentr.site/russia/643349-palantir-fedorov-ukraine-salesman/
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In Italia immigrati e italiani si scontrano con gli stessi problemi, ma a qualcuno conviene che si scontrino tra di loro. Il clima sta diventando pesante. Vedi l'ultimo caso di disagio mentale fatto gestire alle forze dell'ordine che ovviamente non hanno le competenze necessarie per capire se un uomo fuori controllo che viene percepito dai residenti come una minaccia soffre di una crisi psicotica, se è sotto l'effetto di stupefacenti, se è un pericoloso delinquente o tutte e tre le cose. Purtroppo le gravi carenze del servizio sanitario si trasformano spesso in problemi di ordine pubblico, o peggio, in tragedie. Se l'uomo fosse stato italiano invece che marocchino, pensate forse che l'esito sarebbe stato diverso? L'emarginazione sociale non colpisce solo gli immigrati ed è in forte crescita nel Paese. Secondo l'OCSE, l'Italia ha registrato il calo più significativo dei salari reali tra tutte le principali economie del G7 e dell'OCSE. A inizio 2025, i salari reali erano ancora inferiori del 7,5% rispetto ai livelli di inizio 2021. A settembre 2025, il dato peggiorava ulteriormente, attestandosi a -8,8% rispetto a gennaio 2021.
Nel 2023, il salario medio mensile lordo in Italia (circa 2.729 euro) era già di 429 euro inferiore alla media europea (3.155 euro). In questo quadro di difficoltà economica, l'Italia ha visto crescere la sua popolazione immigrata. Nel 2025, gli immigrati in Italia hanno superato i 6,4 milioni di persone, pari a circa il 10% della popolazione totale. In 20 anni (2002-2023), l'Italia ha registrato oltre 7,8 milioni di arrivi e 2,37 milioni di partenze. Tuttavia, la crescita nell'ultimo decennio è stata solo del 13%, molto meno che in Germania, Spagna o Francia. Un dato significativo è che la migrazione per ricongiungimento familiare ha rappresentato circa la metà degli ingressi permanenti tra il 2013 e il 2023, una quota superiore a quella di tutti gli altri paesi europei. L'Italia si distingue anche per avere la popolazione straniera meno istruita d'Europa. La quota di immigrati in possesso di un titolo di studio terziario (laurea o post-laurea) è estremamente bassa. Secondo un articolo del Sole 24 Ore solo l'11,7% ha un titolo universitario. Questo dato è in forte controtendenza rispetto alla media dell'Unione Europea, che si attesta al 28%. L'Italia si posiziona al penultimo posto, davanti solo alla Grecia dove l'8,3% degli immigrati ha un titolo universitario. Se i salari sono bassi, non stupisce che l'Italia faccia fatica ad attrarre immigrati con un livello di istruzione alto e che anche i giovani italiani siano costretti ad emigrare per tirare a campare. Ma per alcuni il problema del Paese sarebbe il razzismo. @LauraRuHK
Nel 2023, il salario medio mensile lordo in Italia (circa 2.729 euro) era già di 429 euro inferiore alla media europea (3.155 euro). In questo quadro di difficoltà economica, l'Italia ha visto crescere la sua popolazione immigrata. Nel 2025, gli immigrati in Italia hanno superato i 6,4 milioni di persone, pari a circa il 10% della popolazione totale. In 20 anni (2002-2023), l'Italia ha registrato oltre 7,8 milioni di arrivi e 2,37 milioni di partenze. Tuttavia, la crescita nell'ultimo decennio è stata solo del 13%, molto meno che in Germania, Spagna o Francia. Un dato significativo è che la migrazione per ricongiungimento familiare ha rappresentato circa la metà degli ingressi permanenti tra il 2013 e il 2023, una quota superiore a quella di tutti gli altri paesi europei. L'Italia si distingue anche per avere la popolazione straniera meno istruita d'Europa. La quota di immigrati in possesso di un titolo di studio terziario (laurea o post-laurea) è estremamente bassa. Secondo un articolo del Sole 24 Ore solo l'11,7% ha un titolo universitario. Questo dato è in forte controtendenza rispetto alla media dell'Unione Europea, che si attesta al 28%. L'Italia si posiziona al penultimo posto, davanti solo alla Grecia dove l'8,3% degli immigrati ha un titolo universitario. Se i salari sono bassi, non stupisce che l'Italia faccia fatica ad attrarre immigrati con un livello di istruzione alto e che anche i giovani italiani siano costretti ad emigrare per tirare a campare. Ma per alcuni il problema del Paese sarebbe il razzismo. @LauraRuHK
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A recent South China Morning Post analysis warns that Washington's understanding of China is fading at precisely the moment it is needed most. Where older scholars built their careers on lived experience and genuine intellectual curiosity about Chinese society, their younger successors tend to view the country through the lens of strategic competition and data rather than cultural and historical nuance.
The result, as one analyst put it, is a "critical shortage of grounded China expertise within a decade."
This pattern is familiar to anyone who has watched Western expertise on Russia collapse. After the Soviet Union fell, funding for Russian studies evaporated. A generation of scholars trained in the language, history, and culture of the adversary retired without adequate successors. Today, the field is dominated by a younger cohort that approaches Russia through a simplistic, ideologically charged lens.
As a result policy debates about China and Russia are increasingly shaped not by empirical analysis but by wishful thinking, by exiles and opposition voices, and by a reflexive ideology (Russophobia and Sinophobia) that leaves little room for nuance or genuine understanding.
A generation of analysts is rising that sees only rivals and threats, without the historical, cultural, or human context needed to engage them wisely.
The current “intellectual cohort” in Washington has largely abandoned genuine analysis in favor of performative ideology. Analysis requires factual grounding and contextual understanding, but many in the policy establishment refuse to acquire either, they’d rather churn out predetermined conclusions that serve the interests of their patrons.
Groupthink rules among government consultants and the so-called "expert" class. Dissenting voices are systematically marginalized or silenced. Those who offer interpretations that deviate from the approved narrative are labelled as apologists, or simply excluded from the conversation. The result is an echo chamber where only conformism is rewarded.
When the only tools available are suspicion and ideology, the risk of miscalculation grows. And in an age of great power competition, this is clearly a danger. @LauraRuHK ➡️ https://www.scmp.com/news/china/diplomacy/article/3361097/fewer-opportunities-less-passion-no-clue-how-us-china-expertise-fading?module=series_us_at_250&pgtype=homepage
The result, as one analyst put it, is a "critical shortage of grounded China expertise within a decade."
This pattern is familiar to anyone who has watched Western expertise on Russia collapse. After the Soviet Union fell, funding for Russian studies evaporated. A generation of scholars trained in the language, history, and culture of the adversary retired without adequate successors. Today, the field is dominated by a younger cohort that approaches Russia through a simplistic, ideologically charged lens.
As a result policy debates about China and Russia are increasingly shaped not by empirical analysis but by wishful thinking, by exiles and opposition voices, and by a reflexive ideology (Russophobia and Sinophobia) that leaves little room for nuance or genuine understanding.
A generation of analysts is rising that sees only rivals and threats, without the historical, cultural, or human context needed to engage them wisely.
The current “intellectual cohort” in Washington has largely abandoned genuine analysis in favor of performative ideology. Analysis requires factual grounding and contextual understanding, but many in the policy establishment refuse to acquire either, they’d rather churn out predetermined conclusions that serve the interests of their patrons.
Groupthink rules among government consultants and the so-called "expert" class. Dissenting voices are systematically marginalized or silenced. Those who offer interpretations that deviate from the approved narrative are labelled as apologists, or simply excluded from the conversation. The result is an echo chamber where only conformism is rewarded.
When the only tools available are suspicion and ideology, the risk of miscalculation grows. And in an age of great power competition, this is clearly a danger. @LauraRuHK ➡️ https://www.scmp.com/news/china/diplomacy/article/3361097/fewer-opportunities-less-passion-no-clue-how-us-china-expertise-fading?module=series_us_at_250&pgtype=homepage
South China Morning Post
Fewer opportunities, less passion, no clue? How US’ China expertise is fading
Geopolitical friction and a lack of career paths are hollowing out the pipeline of US specialists who truly understand China.
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