Laura Ru
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Researcher & writer based in Hong Kong. Former academic. Longform articles archived at https://lauraruggeri.substack.com and https://laura-ruggeri.medium.com. Email: lauraru852@yandex.ru
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Nella democraticissima Germania, il partito del cancelliere Friedrich Merz — quello che finanzia il regime di Kiev a scapito delle condizioni di vita dei tedeschi mentre sogna che dalle fabbriche del suo Reich escano più armi che automobili — ha appena incassato un misero 5,5% in Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Un risultato che lo stesso Merz ha definito un "disastro". Evidentemente, gli elettori tedeschi non apprezzano chi vuole trasformare il loro paese in un cobelligerante. Chissà come mai.
Intanto, nella "autoritaria" Russia, gli elettori hanno sfidato la morte per recarsi ai seggi. L'affluenza ha toccato il 56,6 %, un dato di 5 punti superiore a quello registrato nelle elezioni del 2021. E hanno premiato il partito di governo, Russia Unita, con oltre il 57% dei voti. Un risultato che, secondo i soliti noti, sarebbe "illegittimo" — peccato che l'UE lo avesse dichiarato tale prima ancora che si votasse.
Forse la prossima volta l'UE potrebbe inviare osservatori nei  Länder tedeschi per capire come mai il partito della guerra sia così impopolare. E magari annullare il risultato. O forse, più semplicemente, potrebbe smettere di dare lezioni di democrazia a chi, sotto i droni ucraini, va comunque a votare. @LauraRuHK
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UPDATE: The United Russia party is ahead in the Duma election with 57,86% of the vote, with 90,43% of ballots counted, data from the Central Election Commission showed.

It is followed by the Communist Party (KPRF) with 13,84%, the Liberal-Democratic Party (LDPR) with 8.9%, New People with 7.94%, and A Just Russia with 4.95%, slightly below the 5% threshold for inclusion in the Duma. (Source: TASS) @LauraRuHK
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A senior Polish Foreign Ministry official—the head of the Diplomatic Security Bureau, no less—is in critical condition after falling from a third-floor window at Poland’s embassy compound in Ljubljana, Slovenia, at 3 AM on September 13. He was reportedly on vacation, attending a private party, yet somehow also carrying a diplomatic package he was expected to deliver without formal authorization. Slovenian police were barred from the scene due to diplomatic immunity; Polish investigators are handling the case. Deputy Speaker of the Lower House of Parliament, Krzysztof Bosak, called the circumstances “very, very suspicious.” The diplomat is a close friend of Foreign Minister Sikorski.
This comes after Poland’s police chief was hospitalized in 2022 when a grenade launcher—gifted by Ukrainian officials—exploded in his office. @LauraRuHK
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Un alto funzionario del Ministero degli Esteri polacco — nientemeno che il capo dell'Ufficio per la Sicurezza Diplomatica — è in condizioni critiche dopo essere caduto da una finestra del terzo piano nel complesso dell'ambasciata polacca a Lubiana, in Slovenia, alle 3 del mattino del 13 settembre. Secondo quanto riportato, era in vacanza, a una festa privata, eppure in qualche modo trasportava anche un pacco diplomatico che avrebbe dovuto consegnare senza autorizzazione formale. La polizia slovena è stata allontanata dal luogo dell'incidente per via dell'immunità diplomatica; gli investigatori polacchi stanno gestendo il caso. Il vicepresidente della Camera dei Deputati polacca, Krzysztof Bosak, ha definito le circostanze "molto, molto sospette". Il diplomatico coinvolto è un amico stretto del ministro degli Esteri Sikorski.

Questo episodio arriva dopo che nel 2022 il capo della polizia polacca era stato ricoverato in ospedale quando un lanciagranate — regalato da funzionari ucraini — è esploso nel suo ufficio. @LauraRuHK
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If you thought the preliminary 5% exit polls last night were a disaster for the CDU... well, it actually got worse. The party scraped together a pathetic 4.89% in Mecklenburg-Vorpommern, failing to enter a state parliament for the first time in post-war German history. This spectacular implosion comes just weeks after the AfD halved the CDU’s vote share in Saxony-Anhalt.
At the helm of this sinking ship is Chancellor Merz, the very definition of a lame duck.

Merz has defiantly refused to step down. But let’s be clear, a government led by a party that just erased itself from a state map, and propped up by a coalition partner (SPD) actively planning its post-Merz future, is a zombie administration. In a democratic country, a leader with single-digit approval ratings and a hollowed-out mandate would have already tendered their resignation. But in "post democratic" Germany, Merz insisted he would continue to push through his reform agenda:
These reforms are the antidote to the poison of authoritarianism. What needs to be done now requires backbone, steadfastness, and patience. I will demonstrate these qualities as chairman of the CDU and, above all, as chancellor of our country. By "poison of authoritarianism" he likely hinted at Russia, a country led by a president whose domestic approval ratings consistently hover above 80%, and whose party, United Russia, continues to secure overwhelming supermajorities in both presidential and parliamentary elections. @LauraRuHK
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Se pensavate che l'exit poll preliminare del 5% di ieri sera fosse un disastro per la CDU... beh, è andata persino peggio. Il partito di Merz ha racimolato un patetico 4,89% nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, risultando quindi escluso dal parlamento di questo Land della federazione per la prima volta nella storia della Germania del dopoguerra. Questa spettacolare implosione arriva a poche settimane di distanza dal momento in cui l'AfD ha dimezzato i voti della CDU in Sassonia-Anhalt.
Al timone di questa nave che affonda c'è il Cancelliere Merz, incarnazione perfetta di un'"anatra zoppa", che però: si rifiuta ostinatamente di dimettersi. In un Paese democratico, un leader con indici di gradimento a una sola cifra e un mandato ormai svuotato di ogni legittimità avrebbe già presentato le dimissioni. Ma nella Germania "post-democratica", Merz ha insistito sul fatto che continuerà a portare avanti la sua agenda di riforme:
"Queste riforme sono l'antidoto al veleno dell'autoritarismo. Ciò che va fatto ora richiede coraggio, fermezza e pazienza. Dimostrerò queste qualità come presidente della CDU e, soprattutto, come Cancelliere del nostro Paese."
Con "veleno dell'autoritarismo", molto probabilmente alludeva alla Russia: un Paese guidato da un presidente i cui indici di gradimento interno si attestano costantemente sopra l'80%, e il cui partito, Russia Unita, continua a ottenere schiaccianti supermaggioranze sia nelle elezioni presidenziali che in quelle parlamentari. Qualcuno mi spieghi la differenza tra governi democratici e regimi autoritari visto che non ci sto a capire più nulla.😉@LauraRuHK
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Da giorni leggo sulla stampa occidentale che le elezioni russe sarebbero illegittime in quanto è stato escluso il "partito di opposizione" Yabloko. Al netto del fatto che si tratta di una cellula di attivisti finanziati dall'estero in modo illecito (interferenza straniera che non è permessa da nessuno stato sovrano) basterebbe dare un'occhiata ai risultati elettorali ottenuti in precedenza da Yabloko per seppellire con una risata la narrazione occidentale. Dipingere l'esclusione di una formazione politica (eterodiretta!) come una crisi della democrazia, quando la sua effettiva impronta elettorale è praticamente irrilevante, rappresenta l'ennesimo caso di disonestà intellettuale. @LauraRuHK
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Western media have been pushing the narrative that Russia’s recent elections lack legitimacy due to the exclusion of the so-called 'opposition' party, Yabloko. This narrative conveniently ignores two glaring facts. First, Yabloko is a foreign-funded activist cell that engages in the kind of external interference that is illegal in any sovereign nation. Second, a look at Yabloko’s abysmal election results is enough to expose the sheer absurdity of the Western claim. When a party’s actual electoral footprint is irrelevant, framing its exclusion as a crisis of democracy is intellectually dishonest. @LauraRuHK
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Russian Foreign Ministry spokeswoman Maria Zakharova mocked Polish Foreign Minister Radoslaw Sikorski's fearmongering with a snappy line.
"The only thing he really needs, and right now, is haloperidol,” Zakharova wrote on Telegram.
Earlier, Sikorski revealed that he has been packing an evacuation backpack and preparing for a possible war, with a rather domestic arsenal.
“I have supplies of rice, I have a hand pump at home, I have preserves made from Polish produce from my own garden,” Sikorski said.
He also said he had checked where the nearest shelter was located.

Russian President Vladimir Putin has repeatedly said that Russia has no intention of attacking anyone. (Source: Sputnik) @LauraRuHK
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Zakharova risponde all'isteria bellicista e allucinazioni di Sikorski consigliandogli un farmaco antipsicotico

La portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha deriso l'allarmismo del ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski con una battuta tagliente.
"L'unica cosa di cui ha davvero bisogno, e subito, è l'aloperidolo", ha scritto Zakharova su Telegram.
In precedenza, Sikorski aveva rivelato di aver preparato uno zaino di evacuazione per essere pronto alla guerra.
"Ho scorte di riso, ho una pompa manuale a casa, ho conserve fatte con prodotti polacchi del mio giardino", ha detto Sikorski.
Ha anche detto di aver controllato dove si trova il rifugio più vicino.
Il presidente russo Vladimir Putin ha ripetutamente affermato che la Russia non ha intenzione di attaccare nessuno. (Fonte: Sputnik) @LauraRuHK
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Di Weiwei, in an article published by Guancha, draws attention to an interesting phenomenon, the growing tension between Donald Trump’s aggressive push for AI infrastructure and the backlash from his own MAGA (Make America Great Again) voter base. Ironically, the rural, Republican-leaning communities that form the core of Trump's support are bearing the brunt of the disruptive AI data center boom.

Trump's Pro-AI Stance vs. Grassroots Backlash Comments on his posts on Truth Social reveal significant opposition, with fans begging him not to be deceived or sarcastically suggesting he build these facilities at his own Mar-a-Lago estate.
Recent industry data shows that local resident opposition has halted or delayed approximately 45 data center projects in the US, representing around $68 billion in investments.
Two-thirds of these contested data center projects are located in Republican-controlled counties. Republican counties attract 3.4 times more data center investment than Democratic ones because they offer cheap land, low electricity and water prices, and available public land. The author draws a parallel to mid-20th-century US highway construction, which disproportionately displaced poorer, less politically powerful communities because the land was cheap and residents lacked the legal resources to fight back. Today, MAGA communities occupy a similar economic niche.
Republican-led states actively champion "fewer rules," low regulation, and weakened environmental protections. To attract capital under the banner of "national security" and great-power tech competition, these states have centralized regulatory power (stripping local governments of control) and offered tax breaks and fast-tracked approvals. @LauraRuHK ➡️ https://www.guancha.cn/diweiwei/2026_09_24_901885.shtml
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Di Weiwei, in un articolo pubblicato da Guancha, richiama l'attenzione su un fenomeno interessante: la crescente tensione tra la spinta aggressiva di Donald Trump a favore delle infrastrutture per l'intelligenza artificiale e la reazione contraria della sua base elettorale MAGA (Make America Great Again). Ironia della sorte, le comunità rurali e orientate verso il Partito Repubblicano, che costituiscono il nucleo del sostegno a Trump, stanno pagando il prezzo più alto del boom dei data center dedicati all'IA.
La posizione pro-IA di Trump si scontra con la reazione dal basso: I commenti ai suoi post su Truth Social rivelano una significativa opposizione, con sostenitori che lo supplicano di non farsi ingannare o che suggeriscono sarcasticamente di costruire queste strutture nella sua tenuta di Mar-a-Lago.
Dati recenti del settore mostrano che l'opposizione dei residenti locali ha bloccato o ritardato circa 45 progetti di data center negli Stati Uniti, associati a investimenti pari a circa 68 miliardi di dollari.
Due terzi di questi progetti di data center oggetto di contestazione si trovano in contee a guida repubblicana. Le contee repubblicane attirano 3,4 volte più investimenti in data center rispetto a quelle democratiche, poiché offrono terreni a basso costo, tariffe ridotte per elettricità e acqua, e disponibilità di terreni pubblici. L'autore dell'articolo traccia un parallelo con la costruzione delle autostrade negli Stati Uniti a metà del XX secolo, che ha sfollato in modo sproporzionato le comunità più povere e con meno potere politico, proprio perché i terreni costavano poco e i residenti non disponevano delle risorse legali per opporsi. Oggi, le comunità MAGA occupano una nicchia economica simile.
Gli stati guidati dai repubblicani sostengono attivamente l'idea di "meno regole", vale a dire una regolamentazione ridotta e tutele ambientali indebolite. Per attrarre capitali sotto l'egida della "sicurezza nazionale" e della competizione tecnologica tra grandi potenze, questi stati hanno centralizzato il potere normativo (spogliando i governi locali del controllo) e offerto sgravi fiscali e iter di approvazione accelerati. @LauraRuHK ➡️https://www.guancha.cn/diweiwei/2026_09_24_901885.shtml
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Parte 1 della video risposta a GP,  un lettore di "Hong Kong a fuoco" che chiede: La mia prima domanda è “quando“. Secondo lei quando si potrebbe capire che i tempi sono ormai maturi e gli “sforzi” di anni possono finalmente dare i loro frutti. Anni a creare delle polveriere sociali ma poi come si capisce se il momento per la scintilla è quello giusto?
La seconda domanda è “come”. Come fanno gli architetti di queste costruzioni a misurare lo stato di avanzamento di una rivoluzione colorata? Come si misura la massa critica del nocciolo che dovrebbe innescare una reazione a catena, come si canalizza la reazione stessa e come la si spegne una volta ottenuto l’effetto desiderato? Ogni rivoluzione è un piano per raggiungere degli obiettivi. Quella francese è probabilmente la più emblematica, si rovescia un Re e si finisce per insediare un Imperatore, che immancabilmente realizza di voler invadere la Russia…. Nei secoli successivi la storia, o meglio il copione, si ripeterà. (Video sopra)
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During his visit to the US, Xi Jinping said “We do not need to avoid mentioning competition, but our competition should be a healthy one and should be kept within bounds. It should be a race of catching up with one another, not a wrestle in which one either wins or loses.”

In other words, it “must be constructive and bounded—akin to a race in which each side strives to outdo the other, rather than a zero-sum struggle in which one side’s gain is the other’s loss.”

The difference is fundamental. A race is measured by speed, innovation and performance. Runners can both improve, the loser is not destroyed. A fight for supremacy is zero-sum: one side’s victory requires the other’s subordination or defeat. Beijing projects quiet confidence that it is positioned to win the technological race, particularly in artificial intelligence, advanced manufacturing, critical minerals, and related dual-use fields. China’s scale in industrial capacity, social cohesion, talent pipeline, and state-directed investment underpins that self-assurance. Officials and industry voices increasingly treat technological leadership as the decisive arena of the 21st century. Washington, by contrast, projects less certainty even as President Trump issues characteristically bombastic claims about American strength. Public and private assessments reveal eroding confidence in unchallenged military superiority, in the Middle East and especially in the Asia-Pacific, where Chinese advances in missiles, ships, sensors, and anti-access systems have narrowed long-standing U.S. advantages. The same anxiety appears in technology: export controls and industrial policy reflect a recognition that primacy is no longer automatic. Xi’s visit is taking place against this backdrop of underlying tension which is temporarily mitigated by trade truce extensions, talk of strategic stability, and mutual professions of friendship. The Chinese side continues to insist the two countries can be partners rather than rivals and that national rejuvenation and “making America great again” need not be mutually exclusive. Whether Washington accepts the distinction between a race and a fight for supremacy will shape the years ahead more than any summit declaration. @LauraRuHK
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Durante la sua visita negli Stati Uniti, Xi Jinping ha dichiarato: «Non dobbiamo evitare di parlare di competizione, ma la nostra competizione deve essere sana e mantenuta entro certi limiti. Deve essere una gara in cui ci si supera a vicenda, non una lotta in cui uno vince e l’altro perde». In altri termini, «deve essere costruttiva e simile a una gara in cui ciascun partecipante cerca di dare il meglio per vincere, piuttosto che uno scontro a somma zero in cui vi è chi vince e chi perde ma tutti pagano un alto prezzo uscendone mal ridotti». La differenza è fondamentale. Una gara si misura in termini di velocità, innovazione e prestazioni, i partecipanti possono migliorare e il perdente non viene distrutto. Una lotta per la supremazia richiede la subordinazione o la sconfitta. Pechino proietta una quieta fiducia di essere nella posizione di vincere la gara tecnologica, in particolare nell’intelligenza artificiale, nei processi di produzione avanzati, nei minerali critici e nei settori dual-use ad essi connessi. La coesione sociale, la capacità industriale cinese, il metodo di selezione dei talenti, il modello di governo e gli investimenti diretti dallo Stato stanno alla base di questa sicurezza di sé. Funzionari politici ed esponenti del mondo industriale considerano sempre più quella tecnologica come l’arena decisiva del XXI secolo. La situazione appare diversa negli Stati Uniti. Mentre Trump si lancia nelle sue tipiche dichiarazioni roboanti sulla forza americana, valutazioni pubbliche e private rivelano un’erosione della fiducia in un'indiscussa superiorità militare, sia in Medio Oriente che nell'Asia-Pacifico, dove i progressi cinesi in missili, navi, sensori e sistemi anti-accesso hanno ridotto i vantaggi goduti per anni dagli Stati Uniti. La stessa ansia si manifesta nella tecnologia: i controlli sulle esportazioni e la politica industriale riflettono il riconoscimento che il primato non è più automatico. La visita di Xi si svolge sullo sfondo di tensioni solo temporaneamente attenuate da estensioni della tregua commerciale, discorsi di stabilità strategica e reciproche professioni di amicizia. La parte cinese continua a insistire sul fatto che i due Paesi possano essere partner piuttosto che rivali e che il rinnovamento nazionale cinese e il «Make America Great Again» non debbano necessariamente escludersi a vicenda. Non si sa se Washington accetterà la distinzione tra una gara e una lotta per la supremazia, ma questa distinzione determinerà gli anni a venire più di qualsiasi dichiarazione fatta durante un summit. @LauraRuHK
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Parte 2 della video-risposta a GP, un lettore di "Hong Kong a fuoco. Anatomia di una rivoluzione colorata" che mi ha inviato alcune domande e riflessioni:
Rispetto agli eventi descritti nel suo libro, ho la netta sensazione che oggi gli strumenti per animare certi sommovimenti sociali e certe rivoluzioni colorate si usino ampiamente le reti sociali digitali. (...)

Per tali ragioni mi interessa la teoria e la tecnologia che sta dietro alle graph neural networks, alle graph attention networks e agli altri strumenti simili. (...) ➡️ Parte 1 https://t.me/LauraRuHK/11744
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According to Politico https://www.politico.com/news/2026/09/30/trump-nato-allies-left-out-01100310, the Trump administration is excluding several major allies from a gathering of NATO members, spearheaded by Pentagon policy chief Elbridge Colby, that will take place in Poland. Interestingly, many of the countries who didn’t receive an invite, such as the UK, France and the Baltic countries, are big defense spenders and play key roles in the alliance, leaving their diplomats wondering why they’re being frozen out. Elena Panina https://t.me/EvPanina/19623 offers a possible explanation: the countries participating in the meeting (U.S., Norway, Sweden, Finland, Poland, Germany, and the Netherlands) form the “Bergen Group”, an informal group within NATO's Eastern Flank Deterrence Initiative (EFDI) that is planning a war against Russia. It would be logical to include the Baltic countries in the “Bergen Group” as well. But apparently the Pentagon views them as peripheral and expendable outposts in the event of a direct military clash with Russia. That is, according to the US Department of War, nothing depends on them, since they represent little in military terms. And their resilience depends entirely on other NATO members.
The EFDI is a relatively new operational concept of the alliance, created with US support, designed to change the alliance’s approach to protecting its eastern borders: from the Arctic through the Scandinavian-Baltic region, Poland to the Black Sea. Although EFDI did not become an official final document of the NATO summit in Ankara, it was discussed on its margins and at the military planning meetings that preceded it. ▪️Understandably, Elena Panina focuses on the danger this group, and EFDI in general, poses to Russia. As a critic of the ongoing militarization of Europe, I would also point out that at the heart of EFDI is a digital combat network referred to as the "Kill Web", a system that replaces linear "sensor-to-shooter" pathways with an interconnected, AI-based network. If a traditional chain is broken, the Kill Web provides multiple pathways, allowing any sensor to feed data to any shooter (distributed fire).
This architecture integrates several key components:
A layered network of satellites, reconnaissance drones, radar, ground sensors, and maritime sensors providing all-domain battlefield awareness.
Artificial intelligence accelerates the military decision-making process by organizing and prioritizing large volumes of battlefield data.
In plain terms: the Pentagon is reviewing how many U.S. troops and weapons it keeps in Europe. Washington wants to keep its influence over European security, but it wants to spend less money and keep fewer forces stationed forward. EFDI is NATO’s answer to that.
Instead of relying on a large U.S. military presence as a tripwire, the idea is to have European allies build a high-tech defensive network along the eastern flank — sensors, drones, AI, long-range missiles, command systems — that plugs into American technology and standards. The Europeans would pay for much of this, but they would still depend on U.S. tech, software, data links, spare parts, and know-how. In practice, they would be pushed to rely on U.S. technology and foot much of the bill, because there is no quick European substitute at scale.

The U.S. gets to reduce its direct military footprint and cost while preserving influence and directly profiting from this architecture because the system runs on American technology. @LauraRuHK
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Secondo Politico https://www.politico.com/news/2026/09/30/trump-nato-allies-left-out-01100310, l'amministrazione Trump sta escludendo diversi alleati di primo piano da un incontro dei membri della NATO, promosso dal responsabile delle politiche del Pentagono Elbridge Colby, che si terrà in Polonia. Curiosamente, molti dei paesi che non hanno ricevuto l'invito, come il Regno Unito, la Francia e i paesi baltici, sono grandi investitori nel settore della difesa e svolgono ruoli chiave nell'alleanza, lasciando i loro diplomatici a chiedersi perché vengano tenuti fuori.
Elena Panina https://t.me/EvPanina/19623 offre una possibile spiegazione: i paesi partecipanti all'incontro (Stati Uniti, Norvegia, Svezia, Finlandia, Polonia, Germania e Paesi Bassi) costituiscono il "Gruppo Bergen", un gruppo informale all'interno dell'Iniziativa di Dissuasione del Flanco Orientale della NATO (EFDI, Eastern Flank Deterrence Initiative) che starebbe pianificando una guerra contro la Russia. Sarebbe logico includere nel "Gruppo Bergen" anche i paesi baltici. Tuttavia, a quanto pare, il Pentagono li considera avamposti periferici e quindi sacrificabili in caso di scontro militare diretto con la Russia. In altre parole, secondo il Dipartimento della Guerra degli USA, nulla dipende da loro, poiché rappresentano ben poco in termini militari, e la loro resilienza dipende interamente dagli altri membri della NATO.
L'EFDI è un concetto operativo relativamente nuovo dell'alleanza, sviluppato con il supporto degli Stati Uniti e progettato per modificare l'approccio della NATO alla protezione dei suoi confini orientali: dall'Artico, attraverso la regione scandinavo-baltica e la Polonia, fino al Mar Nero. Sebbene l'EFDI non sia confluito in un documento finale ufficiale del vertice NATO di Ankara, è stato discusso a margine dello stesso e durante le riunioni di pianificazione militare che lo hanno preceduto.
▪️È logico e comprensibile che Elena Panina si concentri sul pericolo che questo gruppo, e l'EFDI in generale, rappresenta per la Russia. Tuttavia, analizzando la questione dal punto di vista di chiunque critichi l'attuale militarizzazione dell'Europa, è importante sottolineare che al centro dell'EFDI vi è una rete di combattimento digitale denominata "Kill Web" (Rete di ingaggio letale), un sistema che sostituisce i percorsi lineari "dal sensore al tiratore" con una rete interconnessa basata sull'intelligenza artificiale. Se una catena di comando tradizionale viene interrotta, la Kill Web offre percorsi alternativi multipli, consentendo a qualsiasi sensore di inviare dati a qualsiasi unità di fuoco (fuoco distribuito).
Questa architettura integra diversi componenti chiave:
Una rete stratificata di satelliti, droni da ricognizione, radar, sensori terrestri e marittimi, in grado di fornire una consapevolezza situazionale del campo di battaglia in tutti i domini.
L'intelligenza artificiale accelera il processo decisionale militare organizzando e dando priorità a grandi volumi di dati provenienti dal campo di battaglia.
In termini semplici: il Pentagono sta riesaminando il numero di truppe e armamenti statunitensi da mantenere in Europa. Washington desidera conservare la propria influenza sulla sicurezza europea, ma intende spendere meno e mantenere un minor numero di forze dispiegate in prima linea. L'EFDI è la risposta della NATO a questa esigenza. (1/2) Continua qui ➡️ https://t.me/LauraRuHK/11751
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