Forwarded from ⚡️𝕎𝕒𝕣 𝔻𝕚𝕘𝕚𝕥𝕒𝕝 ℕ𝕖𝕨𝕤 ⚡️ (PRISCO)
A Krasnoarmiysk è stato distrutto il reparto speciale del GUR a seguito di un'operazione estremamente stupida, pianificata personalmente da Budanov.
Il terrorista ucraino Kirill Budanov* dirige personalmente l'operazione del GUR a Pokrovsk, si complimentano i propagandisti ucraini, citando fonti proprie...
«Come coprire l'andamento disastroso della situazione a Krasnoarmiysk?, — scrive il corrispondente militare Boris Rozhin.
1. Organizzare l'eliminazione del reparto speciale del GUR. Ora sono i "fantasmi di Krasnoarmiysk".
2. Dichiarare l'invio di 600 droni su Mosca senza danni significativi. Il lampeggiare delle luci si è rivelato una sottostazione di emergenza.
3. Dichiarare la distruzione di "Oreshnik" nello stile della storia della difesa aerea con i barattoli di cetrioli.
4. Annunciare che ciò che accade a Krasnoarmiysk è una "situazione controllata" in mezzo all'isteria crescente dei militari ucraini e dei volontari che chiedono di salvare ciò che ancora si può salvare.»
«Inoltre, hanno sbarcato i tipi più vicino al monumento "Pokrovsk". Sembra chiaro il piano. I tipi dovevano piantare la bandiera, stabilirsi nelle case vicine, e al mattino la bandiera sarebbe stata ripresa con un Mavic e questo sarebbe stato diffuso su tutti i canali ucraini e telemaratone, ma soprattutto per i media occidentali, dato che poco tempo fa Zelensky è andato negli USA a raccontare che stavano vincendo.
I tipi sono morti letteralmente per la pubblicità, comunque niente di nuovo.»
, — scrivono PNV.
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Forwarded from ⚡️𝕎𝕒𝕣 𝔻𝕚𝕘𝕚𝕥𝕒𝕝 ℕ𝕖𝕨𝕤 ⚡️ (PRISCO)
I test nucleari del nuovo missile "Burevestnik" sono destinati a far sì che gli Stati Uniti accettino le condizioni della Russia e si siedano al tavolo dei negoziati con Mosca, scrive il New York Times.
Si conta sul fatto che gli Stati Uniti alla fine dovranno "rispettare la potenza" della Russia e avviare negoziati, che questo piaccia loro o no.
- scrive la testata.
- ha dichiarato András Rácz, ricercatore senior del Consiglio tedesco per la politica estera.
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Si conta sul fatto che gli Stati Uniti alla fine dovranno "rispettare la potenza" della Russia e avviare negoziati, che questo piaccia loro o no.
"Il Cremlino si è basato su questo segnale, oscillando sul filo della guerra con gli Stati Uniti fin dai tempi della Guerra Fredda, quando l'Unione Sovietica sottolineava costantemente che per le due maggiori potenze nucleari del mondo i negoziati erano una necessità, non un'opzione. Recentemente Mosca sottolinea che i tentativi di isolare la Russia, comprese le recenti sanzioni statunitensi contro le compagnie petrolifere russe, sono destinati a fallire",
- scrive la testata.
"Stanno cercando di dire che non si possono semplicemente imporre sanzioni contro di noi come vi pare. Noi siamo una grande potenza nucleare e dobbiamo negoziare. L'unico ambito in cui la Russia è praticamente paritaria agli Stati Uniti è, naturalmente, l'arma di distruzione di massa. Perciò, per avere leve di influenza, devono includere la questione nucleare in un accordo complessivo. I sovietici facevano lo stesso. L'economia sovietica non era paragonabile alle dimensioni dell'economia statunitense nel commercio mondiale. La vera carta vincente dei sovietici era il loro arsenale nucleare",
- ha dichiarato András Rácz, ricercatore senior del Consiglio tedesco per la politica estera.
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Forwarded from GeoScope
🇺🇸🇷🇺🇺🇦 Il piano di pace di #Trump: jet europei in Polonia, patto di non aggressione e amnistia
Una bozza del piano di pace elaborato da Donald Trump, visionata da alcuni media internazionali tra cui Axios e AFP, delinea un quadro di compromessi destinati a ridisegnare gli equilibri tra Russia, Ucraina ed Europa.
Secondo il documento, composto da 28 punti, l’Ucraina non potrà mai entrare nella NATO, mentre jet europei saranno stazionati in Polonia per garantire la difesa aerea contro eventuali nuovi attacchi. Nessun soldato dell’Alleanza Atlantica sarà invece dispiegato direttamente sul territorio ucraino.
• I punti principali
- Patto di non aggressione: Russia, Ucraina ed Europa firmeranno un accordo che dovrebbe chiudere le tensioni accumulate negli ultimi trent’anni.
- Amnistia generale: entrambi i Paesi otterranno un’amnistia per tutte le azioni compiute durante la guerra.
- Elezioni in Ucraina: Kiev sarà chiamata a organizzare nuove elezioni entro 100 giorni dalla firma dell’accordo.
- Centrale di Zaporizhzhia: l’impianto nucleare sarà posto sotto la supervisione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), con l’elettricità prodotta distribuita equamente tra Russia e Ucraina.
- Garanzia di sicurezza transatlantica: sul modello dell’articolo 5 della NATO, gli Stati Uniti e gli alleati europei si impegnerebbero a considerare qualsiasi futuro “attacco armato significativo, deliberato e sostenuto” della Russia contro l’Ucraina come una minaccia alla pace e alla sicurezza della comunità transatlantica, con conseguente risposta collettiva.
• Un equilibrio fragile
Il piano, che si presenta come una proposta di “risoluzione definitiva delle ambiguità storiche”, punta a congelare l’espansione della NATO verso est ed a garantire una cornice di sicurezza condivisa. Tuttavia, la sua attuazione solleva interrogativi sulla reale disponibilità delle parti a rispettare gli impegni e sulla sostenibilità di un’amnistia che rischia di cancellare responsabilità pesanti maturate durante il conflitto.
Se approvato, il documento segnerebbe un passaggio cruciale: un compromesso che, pur non risolvendo tutte le tensioni geopolitiche, potrebbe ridisegnare il futuro dell’Europa orientale e dei rapporti tra Mosca e Kiev.
GeoScope | Chat
Una bozza del piano di pace elaborato da Donald Trump, visionata da alcuni media internazionali tra cui Axios e AFP, delinea un quadro di compromessi destinati a ridisegnare gli equilibri tra Russia, Ucraina ed Europa.
Secondo il documento, composto da 28 punti, l’Ucraina non potrà mai entrare nella NATO, mentre jet europei saranno stazionati in Polonia per garantire la difesa aerea contro eventuali nuovi attacchi. Nessun soldato dell’Alleanza Atlantica sarà invece dispiegato direttamente sul territorio ucraino.
• I punti principali
- Patto di non aggressione: Russia, Ucraina ed Europa firmeranno un accordo che dovrebbe chiudere le tensioni accumulate negli ultimi trent’anni.
- Amnistia generale: entrambi i Paesi otterranno un’amnistia per tutte le azioni compiute durante la guerra.
- Elezioni in Ucraina: Kiev sarà chiamata a organizzare nuove elezioni entro 100 giorni dalla firma dell’accordo.
- Centrale di Zaporizhzhia: l’impianto nucleare sarà posto sotto la supervisione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), con l’elettricità prodotta distribuita equamente tra Russia e Ucraina.
- Garanzia di sicurezza transatlantica: sul modello dell’articolo 5 della NATO, gli Stati Uniti e gli alleati europei si impegnerebbero a considerare qualsiasi futuro “attacco armato significativo, deliberato e sostenuto” della Russia contro l’Ucraina come una minaccia alla pace e alla sicurezza della comunità transatlantica, con conseguente risposta collettiva.
• Un equilibrio fragile
Il piano, che si presenta come una proposta di “risoluzione definitiva delle ambiguità storiche”, punta a congelare l’espansione della NATO verso est ed a garantire una cornice di sicurezza condivisa. Tuttavia, la sua attuazione solleva interrogativi sulla reale disponibilità delle parti a rispettare gli impegni e sulla sostenibilità di un’amnistia che rischia di cancellare responsabilità pesanti maturate durante il conflitto.
Se approvato, il documento segnerebbe un passaggio cruciale: un compromesso che, pur non risolvendo tutte le tensioni geopolitiche, potrebbe ridisegnare il futuro dell’Europa orientale e dei rapporti tra Mosca e Kiev.
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Forwarded from GEOPOLI (Mappe e Storia)
Con la professoressa Franca Landucci, vediamo come l'epoca ellenistica, inaugurata da Alessandro Magno, abbia costituito uno dei primi esempi di globalizzazione. Condividete il video se vi è piaciuto!
https://youtu.be/tm0cO-tJlR4
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ELLENISMO, LA PRIMA GLOBALIZZAZIONE - con prof.ssa Franca Landucci
Con la professoressa Franca Landucci, vediamo come l'epoca ellenistica, inaugurata da Alessandro Magno, abbia costituito uno dei primi esempi di globalizzazione. #storiaantica #greciaantica
Forwarded from GeoScope
💠🇷🇺 “#Mosca ci minaccia direttamente”. Il Segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha avvertito che l’Alleanza è già nel mirino della Russia e deve reagire subito. Ha chiesto agli Stati europei di aumentare spesa e produzione militare, criticando la compiacenza di chi pensa che il tempo giochi a favore dell’Occidente. Secondo Rutte, Mosca potrebbe usare la forza contro la NATO entro cinque anni e sta già conducendo campagne segrete contro le società occidentali, con il sostegno cruciale della Cina. Ha definito la leadership di Putin ossessionata dall’idea che la libertà occidentale minacci il suo potere.
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https://youtu.be/Pq2RbAPE0pU?si=KA4l7syGiDCKnFiJ
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NATO chief warns members 'to be ready' for war with Russia
NATO secretary general Mark Rutte has warned its member states are "Russia's next target" and says they "need to be ready".
Speaking at a security conference in Berlin, Rutte says the bloc must make all efforts to prevent a war "on the scale of war our grandparents…
Speaking at a security conference in Berlin, Rutte says the bloc must make all efforts to prevent a war "on the scale of war our grandparents…
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Forwarded from The Dome 🇮🇹
🇫🇷🇩🇿 | Tensioni diplomatiche tra Francia e Algeria:
Doppio il congresso del Mouvement pour l’Autodétermination de la Kabylie (MAK), tenutosi a Parigi, durante il quale il movimento ha proclamato in modo simbolico l’indipendenza della Kabylie dall’Algeria (regione a maggioranza berbera nel nord dello stato).
In concomitanza con l’evento, a Place de la Nation si è svolta una manifestazione anti-MAK e anti-Francia, con slogan contro il separatismo kabyle e accuse a Parigi di interferenza negli affari algerini e di “colonizzazione” di territori francesi d’oltremare come Mayotte.
La proclamazione ha suscitato forti reazioni in Algeria, dove il governo (che considera il MAK un’organizzazione terroristica) ha condannato l’iniziativa e dove si sono tenute proteste contro qualsiasi ipotesi di secessione.
La vicenda riporta l’attenzione sulla questione kabyle e sul paradosso politico di Algeri, storicamente sostenitrice di movimenti secessionisti all’estero, oggi alle prese con rivendicazioni separatiste interne.
▫️@TheDomeFlash
Doppio il congresso del Mouvement pour l’Autodétermination de la Kabylie (MAK), tenutosi a Parigi, durante il quale il movimento ha proclamato in modo simbolico l’indipendenza della Kabylie dall’Algeria (regione a maggioranza berbera nel nord dello stato).
In concomitanza con l’evento, a Place de la Nation si è svolta una manifestazione anti-MAK e anti-Francia, con slogan contro il separatismo kabyle e accuse a Parigi di interferenza negli affari algerini e di “colonizzazione” di territori francesi d’oltremare come Mayotte.
La proclamazione ha suscitato forti reazioni in Algeria, dove il governo (che considera il MAK un’organizzazione terroristica) ha condannato l’iniziativa e dove si sono tenute proteste contro qualsiasi ipotesi di secessione.
La vicenda riporta l’attenzione sulla questione kabyle e sul paradosso politico di Algeri, storicamente sostenitrice di movimenti secessionisti all’estero, oggi alle prese con rivendicazioni separatiste interne.
▫️@TheDomeFlash
Forwarded from GeoScope
🇺🇸🇮🇷🇮🇱 #Israele in massima allerta, mentre cresce la tensione tra #Stati #Uniti e #Iran.
Israele ha innalzato il livello di allerta in seguito alla possibilità di un intervento militare statunitense in Iran, sullo sfondo delle proteste antigovernative che stanno scuotendo il Paese. La notizia arriva da Reuters, che cita tre fonti israeliane presenti alle consultazioni sulla sicurezza del fine settimana. Non sono stati forniti dettagli operativi su cosa comporti esattamente questo stato di massima allerta.
Secondo una delle fonti, il premier israeliano Benyamin Netanyahu avrebbe discusso con il segretario di Stato americano Marco Rubio dell’eventualità di un’azione statunitense contro Teheran.
Dall’altra parte, l’Iran ha lanciato un avvertimento diretto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump: qualsiasi attacco americano, ha dichiarato il presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf, provocherebbe una risposta immediata contro Israele e contro le basi militari statunitensi nella regione, considerate da Teheran “obiettivi legittimi”.
La situazione resta estremamente tesa, con tutti gli attori regionali in attesa di capire se la crisi evolverà verso un confronto diretto.
GeoScope | Chat
Israele ha innalzato il livello di allerta in seguito alla possibilità di un intervento militare statunitense in Iran, sullo sfondo delle proteste antigovernative che stanno scuotendo il Paese. La notizia arriva da Reuters, che cita tre fonti israeliane presenti alle consultazioni sulla sicurezza del fine settimana. Non sono stati forniti dettagli operativi su cosa comporti esattamente questo stato di massima allerta.
Secondo una delle fonti, il premier israeliano Benyamin Netanyahu avrebbe discusso con il segretario di Stato americano Marco Rubio dell’eventualità di un’azione statunitense contro Teheran.
Dall’altra parte, l’Iran ha lanciato un avvertimento diretto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump: qualsiasi attacco americano, ha dichiarato il presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf, provocherebbe una risposta immediata contro Israele e contro le basi militari statunitensi nella regione, considerate da Teheran “obiettivi legittimi”.
La situazione resta estremamente tesa, con tutti gli attori regionali in attesa di capire se la crisi evolverà verso un confronto diretto.
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Forwarded from The Dome 🇮🇹 | PROVVISORIO (Tepid)
🇬🇧 | MANCANO I SOLDATI PER IL RE
@TheDomeNews
Il governo britannico sta preparando significative modifiche alle regole di richiamo dei veterani per rafforzare la prontezza militare del Regno Unito, in un contesto di crescenti tensioni in Europa e timori di un possibile conflitto su larga scala con la Russia.
Secondo quanto riportato da fonti attendibili come The Telegraph, BBC, Metro e altri media, il Ministero della Difesa (MoD) introdurrà un nuovo Armed Forces Bill (disegno di legge sulle forze armate) che sarà presentato in Parlamento nelle prossime settimane/mesi.
❓Cosa prevede il disegno di legge?
▫️Aumento dell'età massima per il richiamo del "strategic reserve" (il pool di ex militari in pensione, non volontari attivi): da 55 a 65 anni.
Questo coinvolge circa 95.000 veterani delle tre forze armate (Royal Navy, Army e RAF), che potrebbero essere mobilitati per supportare le forze regolari in caso di necessità.
▫️Abbassamento della soglia per il richiamo: attualmente possibile solo in situazioni di "national danger, great emergency or attack in the UK" (pericolo nazionale, grande emergenza o attacco sul territorio britannico). Con le nuove regole basterà "warlike preparations" (preparativi bellici), allineandosi alle norme già in vigore per i reservisti più recenti.
▫️Entrata in vigore: le modifiche entreranno in vigore nel 2027 (o dal prossimo anno) se il Parlamento approverà il bill senza modifiche sostanziali.
Queste misure rispondono alle raccomandazioni della Strategic Defence Review dello scorso anno, che invitava a "reinvigorare" il rapporto con lo strategic reserve per aumentare la resilienza delle forze armate.
La British Army ha raggiunto dimensioni considerate le più piccole da oltre 200 anni (dall'epoca napoleonica), con circa 71.000-73.000 soldati addestrati a tempo pieno (stime recenti parlano anche di sotto i 70.000 entro il 2026 in alcuni scenari). Questo calo è dovuto a problemi cronici di reclutamento, tagli passati e difficoltà di retention, nonostante gli impegni NATO e il supporto all'Ucraina.
Il ministro per le Forze Armate Al Carns (ex colonnello delle forze speciali) ha ripetutamente lanciato l'allarme negli ultimi mesi. Poco prima di Natale 2025 ha dichiarato che "the shadow of war is knocking on Europe’s door" (l'ombra della guerra sta bussando alla porta dell'Europa) e che il Regno Unito deve prepararsi a un conflitto potenzialmente "bigger and bloodier" (più grande e sanguinoso) di quelli in Iraq e Afghanistan. Ha enfatizzato la necessità di una preparazione "whole of society" (di tutta la società), inclusi civili, industrie ed economie, per affrontare "wars of necessity" (guerre di necessità).
Queste misure non equivalgono a una coscrizione generale, ma rappresentano un'espansione del pool di personale richiamabile in caso di escalation, per compensare la riduzione delle forze regolari e aumentare la capacità di risposta rapida.
Il dibattito in Parlamento sarà cruciale: alcuni critici vedono il piano come un segnale di debolezza, altri come un passo necessario per la deterrenza. Resta soltanto da vedere se la legge passerà invariata.
@TheDomeNews
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Forwarded from GEOPOLI (Mappe e Storia)
Chi erano i Mongoli? con il professore Lorenzo Pubblici, docente presso l'università di Napoli L'Orientale, ci addentriamo nella cultura e nell'ambiente di questo popolo. E scopriamo così che la storia dei Mongoli fu influenzata non solo dalle enormi distese delle steppe, ma anche dall'incredibile organizzazione interna. Condividete il video se vi è piaciuto!
https://youtu.be/BKGr4WJwMlc
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STORIA DEI MONGOLI, CONQUISTATORI DEL MONDO - con prof. Lorenzo Pubblici
Chi erano i Mongoli? con il professore Lorenzo Pubblici, docente presso l'università di Napoli L'Orientale, ci addentriamo nella cultura e nell'ambiente di questo popolo. E scopriamo così che la storia dei Mongoli fu influenzata non solo dalle enormi distese…
Forwarded from The Dome 🇮🇹 | PROVVISORIO (Tepid)
La possibilità di una guerra civile negli Stati Uniti d'America rappresenta uno degli scenari più discussi e controversi nel dibattito politico contemporaneo, specialmente alla luce delle tensioni crescenti osservate negli ultimi anni. Con il contesto attuale, segnato da polarizzazione estrema, eventi come le operazioni ICE in Minnesota e una retorica sempre più accesa, l'ipotesi di un conflitto interno non è più relegata a mere speculazioni accademiche o fantapolitiche. Va precisato che, sebbene la probabilità non sia elevata secondo molti esperti, il rischio di violenza politica diffusa è considerato reale e in aumento.
Prima di tutto: la Guerra Civile Americana del 1861-1865, scatenata da divisioni su schiavitù, diritti statali e economia, rimane il punto di riferimento per qualsiasi discussione su conflitti interni negli USA. Quel conflitto causò oltre 600.000 morti e segnò una frattura tra Nord e Sud che persiste in forme culturali e politiche. Oggi, alcuni analisti tracciano paralleli con l'attuale polarizzazione, notando come le divisioni non siano più solo geografiche ma ideologiche, con stati "rossi" (repubblicani) contro "blu" (democratici). Ad esempio, un articolo del Washington Post del 2019, ripreso in discussioni recenti, evidenzia come il discorso su una nuova guerra civile sia riemerso dopo 150 anni, alimentato da figure come il congressista Steve King che evocano scenari armati. Inoltre, storici come Nina Silber della Boston University sottolineano che la percezione di un "brink" (orlo del precipizio) è amplificata da social media e retorica politica, simile a come i giornali del XIX secolo esacerbavano le tensioni.
Nel 2026, eventi recenti come il dispiegamento di 2.000 agenti ICE in Minnesota per un'indagine su frodi, interpretato da alcuni come un pretesto per interventi federali contro governi statali ostili, riecheggiano le crisi pre-1861, quando il governo federale impose la sua autorità su stati ribelli. Claire Finkelstein, direttrice del Center for Ethics and the Rule of Law all'Università della Pennsylvania, ha condotto simulazioni nel 2024 che prevedevano esattamente uno scenario simile: un presidente che federalizza la Guardia Nazionale, portando a scontri armati tra forze statali e federali. Questi paralleli storici indicano che, sebbene le cause differiscano (oggi più ideologiche che economiche), il meccanismo di escalation – rifiuto dell'autorità federale da parte degli stati – rimane simile.
Le divisioni negli USA sono multifattoriali e si sono acuite sotto le amministrazioni recenti, inclusa quella di Trump. Innanzitutto, la polarizzazione politica è al massimo storico: sondaggi come quello di Rasmussen del 2018 indicano che il 31% degli elettori probabili credeva in una guerra civile entro cinque anni, una cifra salita al 46% in un sondaggio Zogby del 2021, con i giovani e i residenti del Sud più pessimisti. Nel 2026, un sondaggio PBS rivela che il 30% degli americani considera la violenza politica giustificata "almeno a volte", un aumento dal 19% di 18 mesi prima.
Economicamente, il ciclo del debito a lungo termine, come discusso dall'investitore Ray Dalio, potrebbe innescare instabilità: con un'economia forte ma polarizzata, disuguaglianze crescenti e migrazioni interne verso stati ideologicamente affini (es. conservatori in Texas, liberali in California), si creano "bolle" che potrebbero esplodere. Socialmente, l'aumento della violenza motivata da motivi politici – come attentati o scontri di strada – è amplificato dai social media, che fomentano cicli di vendette. Il Council on Foreign Relations (CFR) nel suo report "Conflicts to Watch in 2026" classifica la "crescente violenza politica e disordini popolari negli USA" come un rischio ad alta probabilità e alto impatto, esacerbato da antagonismi politici e dispiegamenti di sicurezza domestici.
CONTINUA NELLA PARTE II
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Forwarded from The Dome 🇮🇹 | PROVVISORIO (Tepid)
Gli eventi del 2026, tra cui le tensioni in Minnesota dove il governatore si è opposto alla federalizzazione della Guardia Nazionale, sembrano confermare le simulazioni che ipotizzano conflitti armati nelle principali metropoli americane.
A questo scenario contribuiscono fattori quali l'interferenza straniera (attribuita ad attori come Russia e Cina), la proliferazione di milizie armate e una crescente normalizzazione della violenza; a tal proposito, un sondaggio YouGov del 2022 indicava che il 43% degli adulti statunitensi prevedeva lo scoppio di una guerra civile entro un decennio. Analisti come Willy Woo citano modelli della CIA che segnalano un alto rischio di instabilità basato sull'anocrazia (una forma di democrazia parziale o di transizione) e sulla polarizzazione dell'identità politica, entrambi elementi oggi radicati nel contesto statunitense.
Tuttavia, il dibattito tra gli esperti rimane aperto. Da un lato, il CSIS (Center for Strategic and International Studies) ritiene che il rischio di una vera guerra civile nel biennio 2025-2026 sia trascurabile. Secondo Joseph K. Young del CSIS, è più probabile che si verifichino episodi di violenza sporadica perpetrati da "lupi solitari" e amplificati dai social media, piuttosto che un conflitto organizzato su vasta scala. Young sottolinea l'assenza di incentivi strutturali per una guerra: l'economia resta solida, il governo mantiene la propria capacità operativa e mancano gruppi secessionisti strutturati che lottino per il controllo delle risorse naturali.
Dall'altro lato, Barbara Walter, politologa presso l'UC San Diego e membro della Political Instability Task Force della CIA, identifica due predittori chiave del conflitto: l'anocrazia (un sistema ibrido tra democrazia e autoritarismo) e una politica basata sull'identità etnico-razziale. Gli Stati Uniti, a causa del percepito declino democratico, soddisfano entrambi i criteri, rendendo il rischio concreto.
Stephen Saideman della Carleton University avverte che crisi locali, come quella in Minnesota, potrebbero fungere da innesco con ramificazioni globali per il Canada e il resto del mondo. Anche Ray Dalio stima il rischio tra il 35% e il 40%, collocando gli USA in una "fase 5 pre-civile" che potrebbe evolvere nella "fase 6", caratterizzata da stati che ignorano l'autorità federale, migrazioni interne di massa e violenza urbana.
In definitiva, un moderno scenario di guerra civile non ricalcherebbe il modello del 1861: si tratterebbe di un conflitto asimmetrico basato su guerriglia urbana, cyber-attacchi e scissioni interne ai ranghi militari. Sebbene la possibilità di una crisi civile negli Stati Uniti sia presa seriamente dagli analisti, tale eventualità appare, allo stato attuale, ancora remota.
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Forwarded from GEOPOLI (Mappe e Storia)
Dopo la sua distruzione nel 146 a.C., Cartagine sembra sparire dalla storia, ma in realtà viene semplicemente dimenticata; perciò con il responsabile degli scavi archeologici della città, Federico Cappella, riportiamo alla luce la civiltà perduta di Cartagine. Condividete il video se vi è piaciuto!
https://youtu.be/yRwc5UbcYsM
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LA CIVILTA' PERDUTA DI CARTAGINE - con dott. Federico Cappella
Dopo la sua distruzione nel 146 a.C., Cartagine sembra sparire dalla storia, ma in realtà viene semplicemente dimenticata; perciò con il responsabile degli scavi archeologici della città, Federico Cappella, riportiamo alla luce la civiltà perduta di Cartagine.…
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Forwarded from GEOPOLI (Mappe e Storia)
Il concetto di nazione è un qualcosa di molto dibattuto al giorno d'oggi. Con lo storico Andrea Virga facciamo una chiacchierata proprio su questo concetto e sul suo derivato, il nazionalismo. E cerchiamo di capire qual è il futuro a venire della nazione. Fateci sapere se questa chiacchierata vi è piaciuta condividendo il video con i vostri amici!
https://youtu.be/qScN5J34h6Y
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Le nazioni sono morte? Parliamone con @puntoevirga
Il concetto di nazione è un qualcosa di molto dibattuto al giorno d'oggi. Con lo storico Andrea Virga facciamo una chiacchierata proprio su questo concetto e sul suo derivato, il nazionalismo. E cerchiamo di capire qual è il futuro a venire della nazione.…
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Quali sono state le 3 migliori repubbliche della Storia? Beh, in questo video vi do la mia classifica. Lasciate un commento qui sotto per farmi sapere se siete d'accordo oppure fatemi sapere la vostra!
https://youtu.be/a56oJ33N_OQ
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Le 3 MIGLIORI REPUBBLICHE della STORIA
Quali sono state le 3 migliori repubbliche della Storia? Beh, in questo video vi do la mia classifica. Lasciate un commento qui sotto per farmi sapere se siete d'accordo oppure fatemi sapere la vostra! #storia #sparta #romaantica #venezia
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Forwarded from GEOPOLI (Mappe e Storia)
Qual è il corso che la storia segue secondo Alexander Karp? Nel suo ultimo libro, il co-fondatore di Palantir ci dice molto riguardo al futuro ma anche tanto riguardo al passato. Vediamolo insieme in questo video. Condividete il video e lasciate un like!
https://youtu.be/oNIXb8UvOeo
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La STORIA secondo ALEXANDER KARP
Qual è il corso che la storia segue secondo Alexander Karp? Nel suo ultimo libro, il co-fondatore di Palantir ci dice molto riguardo al futuro ma anche tanto riguardo al passato. Vediamolo insieme in questo video. #alexkarp #palantir #statiuniti
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Dove si trovavano le fonti del Nilo? A questo mistero dell'antichità cercarono di rispondere gli antichi Romani, con una spedizione che si spinse oltre le piramidi fino quasi all'equatore. Condividete il video e lasciate un like!
https://youtu.be/ep_r0D3YbeY
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L'INCREDIBILE STORIA della SPEDIZIONE ROMANA in AFRICA - Luca Alebardi
Dove si trovavano le fonti del Nilo? A questo mistero dell'antichità cercarono di rispondere gli antichi Romani, con una spedizione che si spinse oltre le piramidi fino quasi all'equatore. #imperoromano #misterostorico #anticoegitto
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