Più Siamo Prima Ne Usciamo
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gruppo di persone che vogliono tornare alla normalità
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Perché le aziende farmacologiche … tengono a te….
T.me\piusiamoprimaneusciamo
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Qualcuno si sveglia ora … e molti altri dormono ancora…
T.me/piusiamoprimaneusciamo
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Un tempo si mangiava quando c’era.
Si rispettava la fame, si ascoltava il corpo, si dava valore al cibo.

Oggi il cibo è ovunque.
Sempre disponibile, sempre pronto, sempre spinto.

Mangiare diventa un gesto automatico,
non più un bisogno… ma un’abitudine indotta.

E allora la domanda nasce spontanea:
a chi fa bene tutto questo?

Al tuo corpo che chiede equilibrio
o a un sistema che guadagna su quantità, fretta e distrazione?

Prenderti tempo per te stessa significa anche questo:
scegliere consapevolmente,
ascoltare il tuo corpo,
tornare a nutrirti davvero
.
T.me/piusiamoprimaneusciamo
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⸻

🕵🏻‍♂️ Non so se anche tu stai seguendo questi fatti,
ma questa sera esce un altro video.
Altre verità. Altri pezzi di un puzzle che, piano piano, prende forma.

Io guardo. Ascolto. E collego i punti.
Perché quando certi nomi parlano, quando certi argomenti emergono in TV, non è mai solo spettacolo.
La televisione, l’informazione, l’intrattenimento… sono davvero così separati dal potere?

C’è un sistema che decide cosa mostrare, quando farlo e soprattutto cosa tenere fuori.
E non vale solo per la TV. Vale ovunque.

Negli stessi giorni in cui certi discorsi tornano a galla, riaffiorano anche documenti, file, nomi già sentiti…
come i file di Epstein, pubblicati, archiviati, dimenticati in fretta.
Tutto alla luce del sole.
Eppure, silenzio.

Coincidenze?
Tempistiche strane?
Rumore dove non serve e silenzio dove dovrebbe esserci clamore?

Io non dico di credere a tutto.
Dico solo di osservare.
Perché dietro questa storia c’è molto di più di quello che viene raccontato.

👁️‍🗨️ Tu stai guardando o stai solo ascoltando

T.me/piusiamoprimaneusciamo
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La nuova puntata di Corona è online... da 4 minuti e ha già fatto 24.000 visualizzazioni. La censura e il bavaglio non stanno funzionando.... la gente vuole sapere!
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Ora ci è più chiaro come funziona questo paese… se dici cose scomode … ti mettono il bavaglio… ma la gente ormai sta capendo come funziona…
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Io ne parlo da anni ma questo mi sembra un buon riassunto…
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Forse il punto non è quanto orrore venga mostrato, ma cosa scegliamo di farne dentro di noi.

Possiamo lasciare che si trasformi in rabbia sterile, cinismo e senso di impotenza. Oppure possiamo usarlo come occasione per rafforzare la nostra lucidità, la nostra presenza, la nostra responsabilità personale.

Il consiglio è semplice e radicale insieme:
informa la tua mente, ma proteggi la tua coscienza.
Osserva, ma non assorbire.
Sii consapevole, senza permettere che l’oscurità diventi la tua lente.

Coltiva presenza, spirito critico, azioni concrete nel tuo spazio reale.
Trasforma l’indignazione in coerenza quotidiana.
Trasforma la rabbia in discernimento.

Perché il vero cambiamento non nasce dall’overdose di orrore, ma dalla qualità della coscienza con cui scegli di stare nel mondo.

E quella, oggi più che mai, è una scelta.
T.me/piusiamoprimaneusciamo
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Sono giorni che circolano ovunque immagini, stralci di documenti, ricostruzioni e commenti legati ai cosiddetti “Epstein files”. I social sono saturi, le chat private ribollono, le timeline scorrono senza sosta.

In mezzo a questo flusso continuo noto due reazioni opposte: da una parte chi rilancia tutto con rabbia e indignazione, dall’altra chi rifiuta in blocco, minimizza, distoglie lo sguardo o liquida tutto come irrilevante.

Entrambe le posizioni, però, rischiano di impedirci una cosa fondamentale: fermarci a riflettere davvero su ciò che sta accadendo dentro di noi mentre guardiamo.

Perché al di là dei fatti esiste un impatto psicologico e collettivo che merita attenzione. Cosa succede quando veniamo esposti in modo massiccio e ripetuto a contenuti di estrema violenza e corruzione? Cosa produce, nel tempo, questa immersione forzata nell’orrore?

È proprio per questo che vale la pena fare un passo indietro e osservare non solo le notizie, ma il modo in cui le stiamo assorbendo. Non per negare, non per censurare, ma per comprendere le conseguenze profonde di questa esposizione continua.

Prima ancora di discutere colpe e responsabilità(
visto che ormai è abbastanza chiaro dove si nasconde il male in piena vista), forse è necessario chiederci: che effetto sta avendo tutto questo su di noi — come individui e come collettività?
Dove si gioca davvero il destino dell’umanità: nei palazzi del potere o nello spazio invisibile della nostra coscienza?

La sfida più profonda non riguarda soltanto strutture percepite come intoccabili, ma la capacità individuale di non lasciarsi impregnare dall’oscurità che osserviamo. È lì che si decide se restare colonizzati da ciò che ci indigna oppure custodire la propria integrità interiore.

Il cosiddetto risveglio, allora, non è uno slogan, ma una scelta evolutiva. Non implica mutazioni biologiche, bensì un cambiamento radicale dello sguardo: riconoscere ciò che è tossico senza assorbirlo, attraversare l’orrore senza farlo diventare la propria frequenza dominante. È una forma di resistenza che è insieme biologica e spirituale, perché coinvolge corpo, psiche e coscienza.

Chi compie questo passaggio esce dal ruolo di spettatore paralizzato e torna ad agire dal proprio centro. Non nega il male, non distoglie lo sguardo, ma rifiuta di farsene abitare. Recupera responsabilità personale e sovranità interiore, trasformando la consapevolezza in azione lucida.

Il contrario di questo processo è ciò che la psicologia definisce “impotenza appresa”: la convinzione che nulla di ciò che facciamo possa incidere sulla realtà. Una collettività che interiorizza questa percezione si indebolisce dall’interno, rinuncia prima ancora di tentare.

Ed è proprio questo stato che rischia di diffondersi quando il male viene esposto senza conseguenze. Vediamo tutto, sappiamo tutto, ma nulla sembra cambiare. L’assenza di giustizia non produce catarsi, bensì frustrazione cronica, rabbia sterile e cinismo. Il messaggio implicito diventa chiaro: ciò che è sbagliato può essere mostrato, ma non necessariamente punito.

In questo scenario, la continua circolazione di immagini estreme e racconti di violenza non genera soltanto indignazione. L’esposizione ripetuta tende ad assuefare. Ciò che inizialmente appare inconcepibile finisce per integrarsi nel paesaggio mentale quotidiano. L’orrore, reiterato, perde la sua capacità di scuotere.

Questa dinamica può assumere i tratti di una ritualità negativa: siamo chiamati a guardare, a sapere, a essere testimoni, ma senza strumenti reali per incidere sugli eventi. Un coinvolgimento emotivo senza potere d’azione.

Se dalla diffusione dei file legati al caso Epstein non dovessero derivare conseguenze giudiziarie concrete e proporzionate, il rischio è proprio questo: che il loro impatto si trasformi in una forma di veleno collettivo, capace di agire in profondità su più livelli — fisico, psicologico e interiore — alimentando assuefazione, impotenza e divisione invece di giustizia e trasformazione.
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Forse il punto non è quanto orrore venga mostrato, ma cosa scegliamo di farne dentro di noi.

Possiamo lasciare che si trasformi in rabbia sterile, cinismo e senso di impotenza. Oppure possiamo usarlo come occasione per rafforzare la nostra lucidità, la nostra presenza, la nostra responsabilità personale.

Il consiglio è semplice e radicale insieme:
informa la tua mente, ma proteggi la tua coscienza.
Osserva, ma non assorbire.
Sii consapevole, senza permettere che l’oscurità diventi la tua lente.

Coltiva presenza, spirito critico, azioni concrete nel tuo spazio reale.
Trasforma l’indignazione in coerenza quotidiana.
Trasforma la rabbia in discernimento.

Perché il vero cambiamento non nasce dall’overdose di orrore, ma dalla qualità della coscienza con cui scegli di stare nel mondo.

E quella, oggi più che mai, è una scelta.
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📰 “Chiarite le cause delle (RARISSIME) trombosi dopo i vaccini anti-COVID di AstraZeneca.”

Letto così sembra rassicurante, vero?

Ma fermiamoci un attimo.

Perché quel “rarissime” tra parentesi?
Perché la necessità di sottolinearlo?

👉 Excusatio non petita, accusatio manifesta.
Quando ti affretti a minimizzare qualcosa che nessuno ti ha ancora contestato apertamente… forse stai cercando di prevenire una domanda scomoda.

Se fossero davvero irrilevanti, perché parlarne?
Se fossero davvero trascurabili, perché spiegare le “cause”?

Il punto non è la parola in sé.
Il punto è la strategia.

“Rarissime” è una parola elastica.
Rara per chi?
1 su 1.000?
1 su 100.000?
1 su 1.000.000?

Senza numeri, la percezione la costruisci tu.

E poi la formula perfetta:
“Cause chiarite.”

Traduzione comunicativa:

Abbiamo capito tutto. Fidatevi. È sotto controllo.

Ma chiarite da chi?
Con quali dati?
Con quale livello di trasparenza?

La vera domanda non è se l’evento sia raro.
La vera domanda è perché la rassicurazione arrivi sempre insieme alla minimizzazione.

Perché quando la narrazione ufficiale sente il bisogno di ribadire “rarissime”, sembra più un tentativo di guidare l’emotività che di informare.

Non è la parola che preoccupa.
È la necessità di usarla.

E quando la comunicazione preventiva diventa difensiva…
forse vale la pena farsi qualche domanda in più.

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🎬 Monster & Co.
Non è solo un cartone.
È una metafora.

⚡ Energia.
Non soldi.
Non elettricità normale.
Energia emotiva.

👁️ E se non fosse fantasia?
Se fosse simbolismo?

Per anni, chi parla di certe élite ha usato una parola tabù: adenocromo.
Una sostanza mitizzata nelle narrazioni,
che venivano definite “complottiste”, come derivata dalla paura, dall’adrenalina, dall’energia estrema.

🌍 Oggi non è più un termine confinato a forum oscuri.
Ormai se ne parla ovunque.
È entrato nel linguaggio comune delle contro-narrazioni.
È perfino “tracciato” nei file legati a Jeffrey Epstein, come l’ennesimo dettaglio che collega potere, rituali e controllo.

🧩 Coincidenze?
O frammenti che emergono?

Nel film:
• I mostri hanno bisogno della paura dei bambini per alimentare il loro mondo.
• La paura produce energia più potente.
• L’intero sistema economico è costruito su questo meccanismo.

😶‍🌫️ Non è inquietante?

🔋 Un mondo parallelo che vive letteralmente dell’energia emotiva dei più piccoli.
Una classe dirigente di mostri in giacca e cravatta.
Una centrale energetica che funziona solo se qualcuno urla.

🎭La “programmazione predittiva”
ci fa capire che Hollywood non inventa: anticipa, normalizza, simbolizza.

Ti abitua all’idea che:
• esistano sistemi che si nutrono di emozioni
• l’energia umana sia una risorsa
• il mondo funzioni su dinamiche invisibili
• certe parole considerate “fantasia” inizino a comparire sempre più spesso anche fuori dallo schermo

👁️✨ Non è una prova.
È una suggestione.

Dipende da quanto sei disposto a vedere oltre lo schermo
.
Io quando ho visto il film…
ho avuto un mal di pancia.

👁️ Una sensazione sgradevole.
Un disagio che il corpo ha
capito subito!

Ho subito pensato:
questo è un film da evitare.
Un film da non far vedere ai bambini.

E forse nemmeno agli adulti con i paraocchi.

⚡ Un mondo che si alimenta con le urla dei bambini.
Mostri che risucchiano energia emotiva.
Una centrale che funziona grazie alla paura.

E dovremmo chiamarlo intrattenimento?

Come
dico sempre occhi spalancati orecchie aperte, antenne alzate e consapevolezza in modalità On!
My two cents
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Piccola riflessione… per scrollarsi le
Mosche … di dosso…
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Dal web:

STEFAN
"L’uomo che vedete nell’immagine si chiama Stefan Renna. È un giornalista della televisione svizzera RTS. E di questi tempi ha fatto qualcosa di rivoluzionario.

Ha fatto il suo lavoro, altro che Petrecca.

Mentre il bob israeliano scendeva sulla pista di Cortina alle Olimpiadi Invernali 2026, Renna ha dedicato l’intera discesa a raccontare chi fosse davvero il pilota.

Ha pronunciato la parola “genocidio”, specificando che è il termine usato dalla commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sulla regione.

Ha ricordato tutto: che Adam Edelman, alla sua prima partecipazione olimpica, si definisce “un sionista fino al midollo”.

Che riguardo all’intervento militare israeliano ha dichiarato: “Questa è la guerra moralmente più giusta della storia”. La guerra che l’ONU chiama genocidio.

E ancora: che Edelman ha preso in giro una scritta “Free Palestine” su un muro a Lillehammer, in Norvegia, durante una tappa di Coppa del Mondo.

Che ha chiesto ai suoi follower di mandare “forza” al compagno di squadra Ward Fawarsy, mentre questo era impegnato in un’operazione dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza nel 2023. Lo stesso Fawarsy che oggi è a Cortina, alle Olimpiadi, come se niente fosse.

E poi, che il CIO aveva stabilito una regola precisa: “Gli atleti che sostengono attivamente la guerra, partecipando a eventi pro-guerra, essendo impegnati militarmente o attraverso le loro attività sui social media, non possono competere”.

La regola con cui hanno escluso gli atleti russi. La stessa identica regola che per Israele non esiste.

Stefan Renna ha fatto una cosa semplicissima: ha raccontato i fatti. Con puntualità, con rigore, con le fonti. Solo fatti. In diretta.

In Italia scene così non le vediamo. In Rai non succede. Tranne Alessandro Antinelli che lo scorso ottobre, nel post partita di Italia-Israele, indossò un fiocco nero per ricordare i giornalisti uccisi a Gaza. Ma è l’eccezione, non la regola.

Stefan Renna ha fatto il giornalista. E nel 2026, sembra quasi rivoluzionario."
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Tutti gli altri: Muti! Gli italiani: Muti e complici!
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Ci avete fatto caso?
Quando “saltano fuori” i file, i documenti, le liste… succede sempre la stessa cosa: tanto rumore, qualche nome sacrificabile, e poi silenzio.

Gli Epstein files riemergono, i media accennano, l’opinione pubblica si indigna… ma i veri vertici del potere restano sempre in piedi. Sempre protetti. Sempre intoccabili.

E ora che perfino la Corona viene sfiorata dal sospetto, improvvisamente si parla di salute, di transizioni morbide, di passaggi di testimone. Coincidenze? O strategia?

Quando l’aria diventa pesante, il sistema non crolla. Si rinnova. Cambia volto. Sposta l’attenzione.
Un re lascia la poltrona, un figlio sale al trono… e la struttura rimane identica.

Il potere non si elimina. Si riorganizza.
E chi dovrebbe controllarlo… racconta solo ciò che può essere raccontato.

La vera domanda non è chi cadrà.
La vera domanda è: chi non verrà mai davvero toccato
T.me/piusiamoprimaneusciamo
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🚨⛔️⚠️⛔️🚨⛔️⚠️⛔️⚠️⛔️⚠️⛔️⚠️

Occhio:
Truffa dati biometrici

*Nuovo metodo di truffa!*
30 minuti possono rovinarti la vita finanziariamente.
Questa non è una normale truffa telefonica: è molto più pericolosa.
Non vogliono i tuoi soldi, la tua password o la tua fiducia.
Vogliono solo la tua gentilezza.
Recentemente, una nuova "truffa in cerca di aiuto" è emersa nei centri commerciali, nelle stazioni della metropolitana, nei mercati e nei luoghi pubblici.
I truffatori sono solitamente individui di mezza età o anziani ben vestiti. Potrebbero dire di non sapere come usare il telefono, di dover controllare la pensione o il sussidio, o di aver cliccato sulla pagina sbagliata per errore, e ti chiedono aiuto per usare il telefono.
La parte pericolosa:
Quando prendi il telefono in mano, spesso è già in videochiamata, oppure sono abilitate le autorizzazioni per la registrazione dello schermo e il riconoscimento facciale.
Qualcuno dall'altra parte ti sta osservando. Pensi di aiutarlo, ma i tuoi dati biometrici vengono raccolti.
Questa non è una normale truffa. È una truffa di identità biometrica basata sull'intelligenza artificiale. Non vogliono i tuoi soldi. Vogliono te.
Se tocchi il telefono (impronta digitale), leggi numeri o codici di verifica (voce) o guardi lo schermo mentre parli o usi il telefono (movimento facciale), i tuoi tre principali identificatori biometrici – impronta digitale, voce e volto – possono essere rubati.
L'intelligenza artificiale moderna può creare un tuo clone digitale quasi perfetto.
Quello che succede dopo è spaventoso.
I truffatori possono usare il tuo clone digitale per richiedere prestiti online, finanziamenti al consumo, prelievi di credito e superare automaticamente la verifica del volto e della voce.
Entro 30 minuti, l'intero importo del prestito a cui hai diritto potrebbe essere esaurito. Quando ricevi notifiche dalla banca, ti rendi conto che i tuoi soldi non sono spariti, ma che stai annegando nei debiti, forse centinaia di migliaia di euro.
Ricorda queste 3 regole:
Non aiutare mai gli sconosciuti a usare il telefono. Non toccare, cliccare, guardare o leggere nulla ad alta voce, anche se ti dicono "Basta un clic".
Videochiamate sconosciute: interrompere immediatamente la chiamata. Non collaborare mai alle richieste di guardare in telecamera e parlare.
Condividete questo messaggio con anziani, bambini e amici di buon cuore. I truffatori ora prendono di mira anche le brave persone.
Ultimo promemoria:
Non pensate mai: "Non sarò così sfortunato" o "Sono abbastanza intelligente da non cadere in questa truffa".
Proprio questa sicurezza e gentilezza sono ciò che i truffatori sfruttano.
Condividete questo messaggio. Una condivisione in più significa una vittima in meno!
🧐🧐
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L’hai vista la serie
Paradise: Fiction… o manuale anticipato?

Vuoi
veramente credere che sia solo intrattenimento?

Mio modesto parere? L’ennesimo modo elegante con cui le élite ci raccontano il futuro… facendoci credere che sia fantasia?

In Paradise ci mostrano una società che vive sottoterra.
Un mondo costruito dopo il collasso.
Un presidente che appare come guida.
Ma che in realtà non decide nulla.

Ti ricorda qualcosa?

Il presidente come facciata

Nel mondo di Paradise il presidente esiste. Parla. Comunica. Rassicura.

Ma il potere vero?
Appartiene a miliardari visionari.
Tecnocrati.
Filantropi con complessi di onnipotenza.

La narrativa è sempre la stessa:
“Lasciate decidere a chi sa.”
“Chi ha costruito imperi sa come salvare il mondo.”

E così la democrazia diventa scenografia.
Il leader eletto diventa un attore.
Il copione è scritto altrove.

Vita sottoterra: protezione o controllo?

Perché vivere sottoterra?

Ci raccontano che è per sicurezza.
Per proteggerci da un mondo diventato invivibile.
Per garantirci continuità.

Ma vivere sottoterra significa anche:
• Nessun orizzonte.
• Nessuna fuga.
• Nessuna alternativa.
• Dipendenza totale dal sistema.

Ossigeno controllato.
Cibo razionato.
Movimenti monitorati.

Sicurezza… o gabbia perfetta?

Il collasso come opportunità

Ogni distopia parte da una crisi.

Un evento globale.
Un’emergenza.
Un “non c’era altra scelta”.

Ed è sempre nel momento della paura che qualcuno propone la soluzione radicale.

“Affidatevi a noi.”
“Abbiamo previsto tutto.”
“Abbiamo già costruito il nuovo mondo.”

E guarda caso… il nuovo mondo è già pronto.
Finanziato.
Progettato.
Selezionato.

Chi entra.
Chi resta fuori.
Chi conta.

I miliardari salvatori

In Paradise non sono i popoli a decidere.

Sono pochi individui con risorse infinite.

Gente che possiede tecnologia, dati, infrastrutture.
Gente che può costruire città sottoterra mentre il resto del mondo guarda.

La domanda che uno che ancora
fa funzionare il cervello è semplice:

Perché preparare rifugi così sofisticati… se il disastro è imprevedibile?

Previsione?
O pianificazione?

Intrattenimento o programmazione mentale?

Hollywood non racconta mai solo storie.

Normalizza scenari.

Ci abitua all’idea che:
• La superficie sia pericolosa.
• La libertà sia un rischio.
• Il controllo sia necessario.
• Il potere reale non sia democratico.

Più vediamo queste storie, più diventano plausibili.
Più diventano plausibili, meno ci sorprendono. Come stanno ormai facendo con lo schifo degli Epstein file
… ormai la gente li ha già digeriti… li sta normalizzando… secondo me aspettano solo di vedere carne umana al supermercato… ormai stanno sdoganando ogni schifezza….

E quando qualcosa assomiglia alla fiction… il popolino distratto lo accetta più facilmente.

La vera domanda

Forse Paradise è solo una serie.

O forse è uno specchio.

Non perché descriva la realtà.
Ma perché mostra una direzione.

Un mondo dove:
• Il presidente è simbolico.
• Il potere è privato.
• La sicurezza giustifica tutto.
• La libertà si baratta con la sopravvivenza.

E la domanda finale è questa:

Stanno prendendoci in giro…
o desiderano
solo prepararci?
T.me/piusiamoprimaneusciamo
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