Caso Signorini Corona. In Italia non si censura urlando.
Si censura tacendo.
Quando un tema esplode sui social ma viene ignorato da giornali e telegiornali, non è una svista: è un meccanismo di controllo.
Il silenzio serve a delegittimare: se non ne parlano i media, allora non esiste.
Psicologicamente è una forma di gaslighting collettivo.
La gente vede, ascolta, commenta… ma poi si sente dire — implicitamente — che sta esagerando, che “non è una notizia”, che “non conta”.
Il messaggio è chiaro: fidati più di chi tace che dei tuoi occhi.
Omertà e ricatto funzionano perché fanno leva su una paura primaria:
👉 l’esclusione.
Chi parla troppo viene isolato.
Chi tace resta nel sistema.
È lo stesso schema che regge da decenni:
non si distrugge l’informazione, si controlla la cornice.
Si decide cosa è degno di esistere e cosa no.
E no, non pensano che la gente sia stupida.
Pensano che sia addestrata:
abituata a confondere l’assenza di notizie con l’assenza di verità.
Il problema non è lo scandalo.
Il problema è che questo silenzio ci somiglia più di quanto vorremmo ammettere.
Ed è qui che la memoria fa male.
Negli Stati Uniti il #MeToo è partito da una voce scomoda, marginalizzata, ridicolizzata.
Poi da un nome.
Poi da tanti altri.
E alla fine ha travolto uno degli uomini più potenti dell’industria, portandolo davanti alla giustizia.
All’inizio anche lì sembrava gossip.
Anche lì i media tacevano.
La differenza è che a un certo punto il silenzio si è rotto.
La vera domanda non è “è vero o no?”.
La vera domanda è: quanto deve diventare grande una verità perché smettiamo di far finta di non vederla?
T.me/piusiamoprimaneusciamo
Si censura tacendo.
Quando un tema esplode sui social ma viene ignorato da giornali e telegiornali, non è una svista: è un meccanismo di controllo.
Il silenzio serve a delegittimare: se non ne parlano i media, allora non esiste.
Psicologicamente è una forma di gaslighting collettivo.
La gente vede, ascolta, commenta… ma poi si sente dire — implicitamente — che sta esagerando, che “non è una notizia”, che “non conta”.
Il messaggio è chiaro: fidati più di chi tace che dei tuoi occhi.
Omertà e ricatto funzionano perché fanno leva su una paura primaria:
👉 l’esclusione.
Chi parla troppo viene isolato.
Chi tace resta nel sistema.
È lo stesso schema che regge da decenni:
non si distrugge l’informazione, si controlla la cornice.
Si decide cosa è degno di esistere e cosa no.
E no, non pensano che la gente sia stupida.
Pensano che sia addestrata:
abituata a confondere l’assenza di notizie con l’assenza di verità.
Il problema non è lo scandalo.
Il problema è che questo silenzio ci somiglia più di quanto vorremmo ammettere.
Ed è qui che la memoria fa male.
Negli Stati Uniti il #MeToo è partito da una voce scomoda, marginalizzata, ridicolizzata.
Poi da un nome.
Poi da tanti altri.
E alla fine ha travolto uno degli uomini più potenti dell’industria, portandolo davanti alla giustizia.
All’inizio anche lì sembrava gossip.
Anche lì i media tacevano.
La differenza è che a un certo punto il silenzio si è rotto.
La vera domanda non è “è vero o no?”.
La vera domanda è: quanto deve diventare grande una verità perché smettiamo di far finta di non vederla?
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