Collaborazione Pastorale di Albignasego
Che cos’è una Collaborazione Pastorale?
Per capire meglio cos’è una Collaborazione Pastorale e la sua organizzazionbe riprendiamo un articolo della Difesa del Popolo (https://www.difesapopolo.it/extra/collaborazioni-pastoral-22-06-25/cinque-domande-e-risposte-sulle-nuove-collaborazioni-pastorali/) che ci da delle indicazioni chiare
Ogni Collaborazione Pastorale avrà un Coordinamento della Collaborazione Pastorale, convocato tre o quattro volte l’anno, di cui faranno parte i presbiteri, i diaconi permanenti in effettivo servizio pastorale, i rappresentanti delle comunità di vita consacrata, i vicepresidenti di ogni consiglio pastorale parrocchiale (se nella Collaborazione è presente un consiglio pastorale unitario di un’unità pastorale, partecipa anche il vicepresidente unitario), i referenti degli ambiti Annuncio, Liturgia e Carità, e un rappresentante anche per i Consigli parrocchiali per la gestione economica
Formazione e confronto
Il testo di riferimento per le Collaborazioni Pastorali rimane la lettera post-sinodale Ripartiamo da Cana, ai numeri 44-55. Al numero 50, nello specifico, si spiega che alle Collaborazioni Pastorali competono la lettura del territorio, l’assunzione di uno stile e di scelte pastorali condivise tra parrocchie, la formazione unitaria degli operatori pastorali, il confronto e lo scambio in ordine agli ambiti pastorali. Il cuore della vita pastorale, quindi, rimane nella singola comunità, si collabora per la formazione e ci si confronta sullo stile e le scelte pastorali. Ogni comunità in difficoltà può trovarvi sostegno.
Un presbitero e un/a laico/a
Il ruolo dei due coordinatori consiste nel convocare e guidare gli incontri del Coordinamento, predisponendo tutto il materiale necessario. Il coordinatore laico diventa anche membro del consiglio pastorale diocesano, mentre il coordinatore presbitero non è automaticamente membro del consiglio presbiterale diocesano. Se il coordinatore presbitero venisse spostato in una parrocchia di un’altra Collaborazione Pastorale, il coordinatore laico rimane in carica e con lui o lei il vescovo si consulterà: o prenderà servizio il secondo prete più votato o si procede a nuova elezione.
Ministri ordinati e peculiarità. Rapporto tra vicariato e Collaborazione
I vicariato avrà una funzione prevalentemente dedicata al ministero ordinato (presbiteri e diaconi) e ai consacrati del territorio: opportunità di crescita e formazione nel ministero, attraverso le congreghe e i ritiri. Alcuni vicariati diventano molto grandi per cui sarà necessario prevedere buone prassi per favorire la formazione di presbiteri e diaconi. Le Collaborazioni Pastorali avranno invece cura delle scelte pastorali e della formazione tra parrocchie e operatori pastorali. Rimangono in ogni caso centrali le necessità dei singoli territori, per cui ogni Collaborazioni Pastorali potrà esprimere prassi e decisioni peculiari.
Necessario Ripensarsi. Come evolveranno le unità pastorali?
Diventa complicato e non sostenibile mantenere più “livelli” ecclesiali (parrocchia, up, Collaborazioni Pastorali e Diocesi). Alle attuali unità pastorali viene chiesto di ripensarsi: siamo infatti davanti a un nuovo soggetto di collegamento ed è importante che tutte le parrocchie si confrontino con questa novità. Due elementi possono aiutare le unità pastorali in questa evoluzione: dove vi sia il consiglio pastorale unitario continuerà per questo mandato e i ruoli dei preti non sarà modificato. Nel Coordinamento della Collaborazione Pastorale sarà importante la partecipazione di un rappresentante di ogni parrocchia.
Che cos’è una Collaborazione Pastorale?
Per capire meglio cos’è una Collaborazione Pastorale e la sua organizzazionbe riprendiamo un articolo della Difesa del Popolo (https://www.difesapopolo.it/extra/collaborazioni-pastoral-22-06-25/cinque-domande-e-risposte-sulle-nuove-collaborazioni-pastorali/) che ci da delle indicazioni chiare
Ogni Collaborazione Pastorale avrà un Coordinamento della Collaborazione Pastorale, convocato tre o quattro volte l’anno, di cui faranno parte i presbiteri, i diaconi permanenti in effettivo servizio pastorale, i rappresentanti delle comunità di vita consacrata, i vicepresidenti di ogni consiglio pastorale parrocchiale (se nella Collaborazione è presente un consiglio pastorale unitario di un’unità pastorale, partecipa anche il vicepresidente unitario), i referenti degli ambiti Annuncio, Liturgia e Carità, e un rappresentante anche per i Consigli parrocchiali per la gestione economica
Formazione e confronto
Il testo di riferimento per le Collaborazioni Pastorali rimane la lettera post-sinodale Ripartiamo da Cana, ai numeri 44-55. Al numero 50, nello specifico, si spiega che alle Collaborazioni Pastorali competono la lettura del territorio, l’assunzione di uno stile e di scelte pastorali condivise tra parrocchie, la formazione unitaria degli operatori pastorali, il confronto e lo scambio in ordine agli ambiti pastorali. Il cuore della vita pastorale, quindi, rimane nella singola comunità, si collabora per la formazione e ci si confronta sullo stile e le scelte pastorali. Ogni comunità in difficoltà può trovarvi sostegno.
Un presbitero e un/a laico/a
Il ruolo dei due coordinatori consiste nel convocare e guidare gli incontri del Coordinamento, predisponendo tutto il materiale necessario. Il coordinatore laico diventa anche membro del consiglio pastorale diocesano, mentre il coordinatore presbitero non è automaticamente membro del consiglio presbiterale diocesano. Se il coordinatore presbitero venisse spostato in una parrocchia di un’altra Collaborazione Pastorale, il coordinatore laico rimane in carica e con lui o lei il vescovo si consulterà: o prenderà servizio il secondo prete più votato o si procede a nuova elezione.
Ministri ordinati e peculiarità. Rapporto tra vicariato e Collaborazione
I vicariato avrà una funzione prevalentemente dedicata al ministero ordinato (presbiteri e diaconi) e ai consacrati del territorio: opportunità di crescita e formazione nel ministero, attraverso le congreghe e i ritiri. Alcuni vicariati diventano molto grandi per cui sarà necessario prevedere buone prassi per favorire la formazione di presbiteri e diaconi. Le Collaborazioni Pastorali avranno invece cura delle scelte pastorali e della formazione tra parrocchie e operatori pastorali. Rimangono in ogni caso centrali le necessità dei singoli territori, per cui ogni Collaborazioni Pastorali potrà esprimere prassi e decisioni peculiari.
Necessario Ripensarsi. Come evolveranno le unità pastorali?
Diventa complicato e non sostenibile mantenere più “livelli” ecclesiali (parrocchia, up, Collaborazioni Pastorali e Diocesi). Alle attuali unità pastorali viene chiesto di ripensarsi: siamo infatti davanti a un nuovo soggetto di collegamento ed è importante che tutte le parrocchie si confrontino con questa novità. Due elementi possono aiutare le unità pastorali in questa evoluzione: dove vi sia il consiglio pastorale unitario continuerà per questo mandato e i ruoli dei preti non sarà modificato. Nel Coordinamento della Collaborazione Pastorale sarà importante la partecipazione di un rappresentante di ogni parrocchia.
La Difesa del Popolo
Cinque domande (e risposte) sulle nuove Collaborazioni pastorali - La Difesa del Popolo
Il coordinamento. Come funzioneranno le Collaborazioni pastorali? Ogni Collaborazione Pastorale avrà un Coordinamento della Collaborazione Pastorale, convocato tre o quattro volte l’anno, di cui faranno parte i presbiteri, i diaconi permanenti in effettivo…