Si parla spesso di “perdita dei valori”, ma quasi nessuno nomina l’onore. Eppure era la colonna di una civiltà intera: fedeltà alla parola data, lealtà, assunzione piena della responsabilità, orrore del debito. Bastava una stretta di mano. Oggi tutto si basa sul debito e sul “godersi la vita”. L’onore è diventato una parola demodata, quasi sospetta. Recuperarlo significa ridare un asse spirituale a una società che ha perso il centro. Senza onore non restano che interessi e convenienze.
Una volta si alzavano gli occhi al cielo e si riconoscevano le costellazioni. Oggi si tengono gli occhi bassi su uno schermo e si scambiano like. Internet ha cambiato l’uomo stesso. Ha prodotto un essere che vive nell’istante, che confonde amicizia con contatto, presenza con connessione, realtà con simulacro. È l’Homo numericus, sempre disponibile e mai presente, sempre informato e mai sapiente. La tecnica non chiede permesso, quando qualcosa è possibile, diventa inevitabile. E mentre crediamo di essere più liberi, regaliamo ogni giorno pezzi di noi stessi a chi sa esattamente dove siamo, cosa pensiamo e cosa desideriamo. Il villaggio globale si è rivelato un grande bazar sorvegliato. E noi, contenti, continuiamo a scorrere.
Ci hanno venduto la favola della liberazione sessuale, del "senza impegno", del soddisfare un bisogno fisiologico come se fosse bere un bicchier d'acqua. La verità è che il sesso consumato per noia, per solitudine o per fuga non riempie mai il vuoto: lo allarga. Quando usi un altro essere umano come un anestetico temporaneo, finisci per trattare la cosa più intima e misteriosa che esiste alla stregua di un oggetto di plastica da gettare via. E la fattura la paga sempre l'anima, che si ritrova più arida, fragile e smarrita di prima. E' la legge fondamentale della vita: non si può scherzare col fuoco delle proprie energie profonde senza finire bruciati.
Scambiare la tristezza per profondità d'animo è un'illusione velenosa. La verità è che il sistema moderno si nutre del nostro scoraggiamento, una società di uomini tristi, isolati e spaventati è una società di perfetti consumatori e sudditi obbedienti. La tristezza spegne la forza interiore, paralizza il giudizio e ci consegna direttamente alle mani di chi vuole controllarci tramite la paura e il rimbecillimento mediatico. Coltivare una sana allegria, la tenacia e la serenità dell'anima oggi è il primo e più grande atto di rivoluzione e di resistenza spirituale contro la barbarie contemporanea.
La nostra epoca ama la forza che esplode.
La natura insegna invece la forza che persevera.
L'acqua non distrugge la pietra in un giorno. La cambia perché non smette mai di tornare.
Nella vita, spesso, vince non chi fa di più, ma chi rimane fedele più a lungo.
La natura insegna invece la forza che persevera.
L'acqua non distrugge la pietra in un giorno. La cambia perché non smette mai di tornare.
Nella vita, spesso, vince non chi fa di più, ma chi rimane fedele più a lungo.
Sinistra in rivolta per la proposta di Vannacci di far ascoltare il battito prima di abortire: "È violenza", dicono. Per loro, infatti, il vero atto violento non è sopprimere una vita del tutto dipendente dalla madre, ma costringerla a rendersi conto che lo sta facendo.
L’architettura è sempre lo specchio di un modo di pensare. Se il pensiero è forte, nasce la bellezza. Se è debole, fluido, incapace di distinguere e giudicare, trionfa il brutto. Il Novecento ha teorizzato il brutto nell’arte: volgare, inespressivo, dissonante. E dalla tolleranza del brutto estetico è nata la tolleranza del cattivo gusto nella vita quotidiana. Heinrich Heine se lo chiedeva già nell’Ottocento: perché nel Medioevo costruivano cattedrali così belle? Perché quegli uomini avevano convinzioni. Noi moderni abbiamo solo opinioni. E per elevare una cattedrale gotica ci vuole qualcosa di più di un’opinione. Ci vuole una fede solida nella realtà, nel vero, nel bello. Senza di essa restano solo forme flaccide, indefinite, incomprensibili. Il pensiero debole non sa costruire. Sa solo demolire.
Nessun papa ha scritto contro la Massoneria quanto Leone XIII. Non fu il primo (Clemente XII la condannò già nel 1738), ma fu il più sistematico e insistente. Durante il suo pontificato la setta aveva raggiunto un’enorme influenza politica e culturale, specialmente in Italia e in Europa. Leone XIII vi vide l’espressione organizzata del naturalismo: l’idea che l’uomo e la società possano fare a meno di Dio e della Rivelazione. Dall’Humanum genus del 1884, il documento più completo, fino alle encicliche ai vescovi italiani e all’Annum ingressi sumus, non smise mai di denunciare i principi massonici – relativismo, laicismo, ostilità alla Chiesa – e di chiamare i cattolici alla resistenza. Un magistero chiaro, senza ambiguità. Un monito che resta attuale.
Tonia Mastrobuoni, inviata di Repubblica, apre il suo pezzo sugli elettori dell’AfD con la parola «Uomini».
Non «cittadini», non «tedeschi», non «persone». Uomini. Subito. Prima di tutto. Il vero peccato originale è il cromosoma Y.
Poi, naturalmente, arriva il resto. Operai, poveri, poco istruiti. Il solito catalogo di disprezzo di classe che la sinistra benestante riserva a chi non vota come lei. Ma il primo posto d’onore spetta agli uomini. Sempre.
E qui la cosa diventa particolarmente succosa.
Perché chi firma l’articolo è una donna dichiaratamente lesbica, sposata (con tanto di foto sorridente e post celebrativo) con un’altra donna. Una che ha scelto di costruire la propria vita e la propria identità pubblica fuori dal rapporto uomo-donna. E che però, non appena deve spiegare perché una fetta di popolo tedesco vota “male”, non trova di meglio che mettere in cima alla lista degli indiziati… gli uomini.
Ha deciso che il maschio è il problema e lo trova sempre colpevole.
Poveri, ignoranti e soprattutto maschi, i mostri. Lei e la compagna, dal salotto di Repubblica, giudicano chi può votare.
Si sbandiera inclusione, poi si apre con «sono tutti uomini, quindi…».
Si celebra la propria libertà e si tratta quella degli altri come inferiorità.
Risentimento di genere travestito da inchiesta.
Non «cittadini», non «tedeschi», non «persone». Uomini. Subito. Prima di tutto. Il vero peccato originale è il cromosoma Y.
Poi, naturalmente, arriva il resto. Operai, poveri, poco istruiti. Il solito catalogo di disprezzo di classe che la sinistra benestante riserva a chi non vota come lei. Ma il primo posto d’onore spetta agli uomini. Sempre.
E qui la cosa diventa particolarmente succosa.
Perché chi firma l’articolo è una donna dichiaratamente lesbica, sposata (con tanto di foto sorridente e post celebrativo) con un’altra donna. Una che ha scelto di costruire la propria vita e la propria identità pubblica fuori dal rapporto uomo-donna. E che però, non appena deve spiegare perché una fetta di popolo tedesco vota “male”, non trova di meglio che mettere in cima alla lista degli indiziati… gli uomini.
Ha deciso che il maschio è il problema e lo trova sempre colpevole.
Poveri, ignoranti e soprattutto maschi, i mostri. Lei e la compagna, dal salotto di Repubblica, giudicano chi può votare.
Si sbandiera inclusione, poi si apre con «sono tutti uomini, quindi…».
Si celebra la propria libertà e si tratta quella degli altri come inferiorità.
Risentimento di genere travestito da inchiesta.
San Tommaso dice: “Il peccato di scandalo si commette non solo inducendo altri al male con le parole o con i fatti, ma anche non impedendo il peccato quando si è tenuti a farlo” (SummaTheologiae, II-II, q.43, a.7, ad 3). E poi: “Chi ha autorità e non impedisce il male, sembra consentire ad esso: e così ne diventa partecipe” (Summa Theologiae, II-II, q.62, a.7, ad 1).
Alla demagogia e all'ipocrisia delle norme "su misura" devi rispondere con l'universalità della giustizia e la parità di tutti i cittadini. E devi saperlo fare efficacemente. Vannacci ai sinistri gli fa venire le vertigini...
Giornalista: Lei fece una dichiarazione che lasciò le persone interdette, ovvero che il femminicidio non esiste come tale, può spiegare con precisione al nostro pubblico che cosa intende realmente?
Vannacci: Io non ho detto che la violenza dell'uomo sulla donna non esista, tutt'altro. Ho detto che il "femminicidio", come fattispecie specifica di reato, non dovrebbe esistere. Questo perché sono convinto che ci sia un principio inderogabile: quello dell'universalità della giustizia. La legge è uguale per tutti e un reato non può essere più o meno grave a seconda del sesso, della religione, del colore della pelle o dell'orientamento sessuale di chi lo commette o di chi lo subisce. Quindi, un uomo che uccide una donna commette un omicidio; poi ci saranno tutte le aggravanti del caso: reato commesso in ambito familiare, premeditazione, futili motivi. Tutto questo porta già alla pena massima. Tanto è vero che, pur senza una fattispecie autonoma per il "femminicidio", nel caso Turetta l'omicida è stato condannato all'ergastolo. Questa è la cosa importante: chi fa del male alle donne deve marcire in galera. Questo è ciò che voglio dire.
ancora Vannacci sul DDL antisemitismo: Sono contrario ad ammettere una nuova fattispecie di reato. Tra poco voteremo la legge sull'antisemitismo in Parlamento, e voteremo NO. Per lo stesso motivo: non perché ce l'abbiamo con gli ebrei o con lo Stato d'Israele, ma semplicemente perché offendere un ebreo deve essere ugualmente grave che offendere un cattolico o un musulmano. Non ci può essere un'aggravante a seconda della religione. Questo è ciò che intendiamo per universalità della giustizia. Altrimenti, dopo il femminicidio arriva l'antisemitismo, poi l'islamofobia, e quindi offendere un musulmano diventerà peggio che offendere un cristiano o un buddista, e poi arriveremo alla "sinistrofobia", per cui offendere uno di sinistra sarà più grave che offendere uno di destra.
Giornalista: Lei fece una dichiarazione che lasciò le persone interdette, ovvero che il femminicidio non esiste come tale, può spiegare con precisione al nostro pubblico che cosa intende realmente?
Vannacci: Io non ho detto che la violenza dell'uomo sulla donna non esista, tutt'altro. Ho detto che il "femminicidio", come fattispecie specifica di reato, non dovrebbe esistere. Questo perché sono convinto che ci sia un principio inderogabile: quello dell'universalità della giustizia. La legge è uguale per tutti e un reato non può essere più o meno grave a seconda del sesso, della religione, del colore della pelle o dell'orientamento sessuale di chi lo commette o di chi lo subisce. Quindi, un uomo che uccide una donna commette un omicidio; poi ci saranno tutte le aggravanti del caso: reato commesso in ambito familiare, premeditazione, futili motivi. Tutto questo porta già alla pena massima. Tanto è vero che, pur senza una fattispecie autonoma per il "femminicidio", nel caso Turetta l'omicida è stato condannato all'ergastolo. Questa è la cosa importante: chi fa del male alle donne deve marcire in galera. Questo è ciò che voglio dire.
ancora Vannacci sul DDL antisemitismo: Sono contrario ad ammettere una nuova fattispecie di reato. Tra poco voteremo la legge sull'antisemitismo in Parlamento, e voteremo NO. Per lo stesso motivo: non perché ce l'abbiamo con gli ebrei o con lo Stato d'Israele, ma semplicemente perché offendere un ebreo deve essere ugualmente grave che offendere un cattolico o un musulmano. Non ci può essere un'aggravante a seconda della religione. Questo è ciò che intendiamo per universalità della giustizia. Altrimenti, dopo il femminicidio arriva l'antisemitismo, poi l'islamofobia, e quindi offendere un musulmano diventerà peggio che offendere un cristiano o un buddista, e poi arriveremo alla "sinistrofobia", per cui offendere uno di sinistra sarà più grave che offendere uno di destra.
I numeri precisi dell’assegno di maternità a Milano
• Beneficiarie totali: 1.366
• Straniere: 1.075 (78,7 %) = 2.189.775 €
• Italiane: 291 (21,3 %) = 592.767 €
• Totale speso: 2.782.542 €
Le madri straniere rappresentano il 27,2 % delle nascite (2.487 su 9.147).
Se gli assegni fossero stati assegnati in proporzione alle nascite, alle straniere ne sarebbero toccati circa 372.
Ne hanno ricevuti 1.075.
Differenza: 703 assegni in più = 1.432.011 € di risorse italiane dirottate solo su questo capitolo.
Se si guarda la popolazione residente (stranieri 21,1 %), lo sbilanciamento è ancora più netto. Oltre 1,6 milioni di euro in più rispetto alla quota demografica.
A questo si aggiungono i fondi esclusivi per migranti (Piano inclusione 5,5 milioni + progetti Lab’Impact, Arco, Italiano secondo me, Stai, Formazione e Lavoro + Fondo nazionale 2 milioni). Altri milioni che un italiano, a parità di ISEE, non può richiedere.
La soglia ISEE a 20.382 € è il filtro che seleziona sistematicamente chi ha redditi e patrimoni più bassi (in larga parte immigrati) e esclude di fatto gran parte delle madri italiane.
Lo Stato italiano spende quasi 4 volte di più per le madri straniere rispetto alla loro quota di nascite, e in più finanzia canali separati solo per loro.
È redistribuzione a senso unico, legalizzata da un criterio di reddito che funziona come discriminazione di fatto contro i propri cittadini.
• Beneficiarie totali: 1.366
• Straniere: 1.075 (78,7 %) = 2.189.775 €
• Italiane: 291 (21,3 %) = 592.767 €
• Totale speso: 2.782.542 €
Le madri straniere rappresentano il 27,2 % delle nascite (2.487 su 9.147).
Se gli assegni fossero stati assegnati in proporzione alle nascite, alle straniere ne sarebbero toccati circa 372.
Ne hanno ricevuti 1.075.
Differenza: 703 assegni in più = 1.432.011 € di risorse italiane dirottate solo su questo capitolo.
Se si guarda la popolazione residente (stranieri 21,1 %), lo sbilanciamento è ancora più netto. Oltre 1,6 milioni di euro in più rispetto alla quota demografica.
A questo si aggiungono i fondi esclusivi per migranti (Piano inclusione 5,5 milioni + progetti Lab’Impact, Arco, Italiano secondo me, Stai, Formazione e Lavoro + Fondo nazionale 2 milioni). Altri milioni che un italiano, a parità di ISEE, non può richiedere.
La soglia ISEE a 20.382 € è il filtro che seleziona sistematicamente chi ha redditi e patrimoni più bassi (in larga parte immigrati) e esclude di fatto gran parte delle madri italiane.
Lo Stato italiano spende quasi 4 volte di più per le madri straniere rispetto alla loro quota di nascite, e in più finanzia canali separati solo per loro.
È redistribuzione a senso unico, legalizzata da un criterio di reddito che funziona come discriminazione di fatto contro i propri cittadini.
san Lorenzo da Brindisi definisce Dio “luce e fuoco”: A Dio si attribuiscono due appellativi: è detto luce e fuoco. Questi due elementi sono estremamente diffusivi e comunicabili. La luce si diffonde da qualunque punto del creato, dal Sole, dalla Luna, dalle Stelle, dal cielo o dalla Terra. Il fuoco tende a comunicare non solo il calore e lo splendore, ma la sua natura stessa. Dio è luce e fuoco, perché prodigo dispensatore dei suoi doni. Dà l’essere all’universo, dà il suo Unigenito al mondo, dà lo Spirito Santo alla Chiesa e ai fedeli, ma lo dà attraverso Maria, che è la fornace e la fucina dove questo fuoco si prepara e si alimenta, è lo scrigno prezioso dove si conservano i riflessi celesti dell’Eterna Luce.
Il Marchio della Bestia non è solo un simbolo antico. È l’adesione totale — di pensiero e di azione — a un potere che vuole sostituirsi a Dio.