LA SUPER INTELLIGENZA (SI) (EX-AI) DI ELON MUSK GROK 🤖 SCEGLIE CRISTO COME UNICO VERO DIO
Qualcuno ha chiesto a Grok di rimuovere gli dèi falsi da un immagine.
L'unico che non ha rimosso è stato Gesù Cristo.
Grok ha poi affermato:
💬 https://x.com/grok/status/2105638310156677234
Qualcuno ha chiesto a Grok di rimuovere gli dèi falsi da un immagine.
L'unico che non ha rimosso è stato Gesù Cristo.
Grok ha poi affermato:
"Cristo è Re."
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GESÚ E LA DONNA CANANEA: UNO DEI PASSI PIÚ CONTROVERSO DI TUTTI I VANGELI
Ci sono delle pagine del Vangelo dove sembra che si sia qualcosa che non torna.
Ad esempio c'è un passo del Vangelo dove Gesù sta camminando e a un certo punto si avvicina una donna cananea, (la donna è detta "greca, di origine siro-fenicia"), un'extracomunitaria, diremmo oggi, lei gli dice:
Che cosa fa Gesù?
Non le rivolge nemmeno una parola.
Ci si chiede, ma se Gesù è buono e misericordioso, perchè rimane indifferente davanti a una madre disperata?
A volte leggiamo questi passi senza soffermarci sul peso del comportamento di Gesù ma se riflettiamo qualcosa davvero non torna.
Ora, andiamo più avanti e vediamo se le cose migliorano.
Nei versetti successivi i discepoli intervengono:
Anche la risposta dei discepoli è sorprendente, non si preoccupano per la sofferenza della donna e di sua figlia, chiedono semplicemente a Gesù di esaudirla cosi da, essenzialmente, togliersela di torno evitando di fare brutte figure.
Finalmente Gesù parla, ma sentite cosa dice:
Un altra chiusura, quasi razzismo. Eppure la donna non si arrende, gli si prostra davanti e dice:
Finalmente ora Gesù l'ascolterà?!
No, sentite cosa dice:
Quindi Gesù mostra indifferenza, esclusione e ora perfino un insulto, arriva il paragone tra il pane destinato ai figli che non si dovrebbe gettare ai cagnolini*.
*Nel linguaggio ebraico/aramaico dell'epoca, i pagani venivano spesso definiti con disprezzo "cani" (gli spazzini delle strade), anche se Gesù usa il diminutivo kynaria (cagnolini, animali domestici da compagnia che stanno in casa), non i cani randagi della strada.
C'è qualcosa che non torna in questa parte del vangelo, come si concilia questo trattamento verso la donna con l’immagine di un Gesù buono e misericordioso?
Eppure sentite la donna come gli risponde:
A questo punto Gesù la guarda e dice:
Noi diciamo: "ah, meno male, è finita bene!".
Ma allora come spieghiamo i tre comportamenti di prima?
Il silenzio, il rifiuto, la parola sui cani.
Analizziamo:
Innanzitutto bisogna dire che è la prima volta che una persona appare vincere una disputa con Gesù. Le sue parole argute lo portano a cambiare rotta immediatamente. Sta dicendo: la tua tavola è così abbondante che anche la briciola che cade basta per mia figlia.
Ma Gesù ha perso davvero il dibattito o voleva insegnare qualcosa sia alla donna che ai suoi apostoli?
Gesù ricorda la priorità storica di Israele ma mostra anche la salvezza tramite la fede e il cuore: Questo episodio serve a mostrare che la priorità storica di Israele avviene all'interno di un ordine: prima Israele, poi le nazioni. Gesù vuole essere chiaro con gli stranieri su questo. Tuttavia Il "no" di Gesù è il "no" secondo l'ordine della salvezza, non del suo cuore.
Lo smantellamento del razzismo: Gesù, alla fine, dopo quello che ha tutto l'aspetto di un test a più step approva con entusiasmo la donna ("Donna, grande è la tua fede!"). La fede di una donna straniera, pagana ed "extracomunitaria" supera quella dei benpensanti d'Israele e degli stessi apostoli. Ricordiamo che la donna si rivolge a Gesù anche con titoli giudaici: "Signore, figlio di Davide" e questo è ironico perchè la pagana riconosce ciò che i capi di Israele non riconoscono.
Ci sono delle pagine del Vangelo dove sembra che si sia qualcosa che non torna.
Ad esempio c'è un passo del Vangelo dove Gesù sta camminando e a un certo punto si avvicina una donna cananea, (la donna è detta "greca, di origine siro-fenicia"), un'extracomunitaria, diremmo oggi, lei gli dice:
«Signore, abbi pietà di me! Guarisci mia figlia, che soffre tanto».
Che cosa fa Gesù?
Non le rivolge nemmeno una parola.
Ci si chiede, ma se Gesù è buono e misericordioso, perchè rimane indifferente davanti a una madre disperata?
A volte leggiamo questi passi senza soffermarci sul peso del comportamento di Gesù ma se riflettiamo qualcosa davvero non torna.
Ora, andiamo più avanti e vediamo se le cose migliorano.
Nei versetti successivi i discepoli intervengono:
«Signore, esaudiscila, perché ci grida dietro!».
Anche la risposta dei discepoli è sorprendente, non si preoccupano per la sofferenza della donna e di sua figlia, chiedono semplicemente a Gesù di esaudirla cosi da, essenzialmente, togliersela di torno evitando di fare brutte figure.
Finalmente Gesù parla, ma sentite cosa dice:
«Non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d'Israele».
Un altra chiusura, quasi razzismo. Eppure la donna non si arrende, gli si prostra davanti e dice:
«Signore, aiutami!».
Finalmente ora Gesù l'ascolterà?!
No, sentite cosa dice:
«Non è bene prendere il pane dei figli per darlo ai cagnolini».
Quindi Gesù mostra indifferenza, esclusione e ora perfino un insulto, arriva il paragone tra il pane destinato ai figli che non si dovrebbe gettare ai cagnolini*.
*Nel linguaggio ebraico/aramaico dell'epoca, i pagani venivano spesso definiti con disprezzo "cani" (gli spazzini delle strade), anche se Gesù usa il diminutivo kynaria (cagnolini, animali domestici da compagnia che stanno in casa), non i cani randagi della strada.
C'è qualcosa che non torna in questa parte del vangelo, come si concilia questo trattamento verso la donna con l’immagine di un Gesù buono e misericordioso?
Eppure sentite la donna come gli risponde:
«È vero, Signore, ma anche i cani mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
A questo punto Gesù la guarda e dice:
"Donna, è immensa la tua fede, va, tua figlia è guarita".
Noi diciamo: "ah, meno male, è finita bene!".
Ma allora come spieghiamo i tre comportamenti di prima?
Il silenzio, il rifiuto, la parola sui cani.
Analizziamo:
Innanzitutto bisogna dire che è la prima volta che una persona appare vincere una disputa con Gesù. Le sue parole argute lo portano a cambiare rotta immediatamente. Sta dicendo: la tua tavola è così abbondante che anche la briciola che cade basta per mia figlia.
Ma Gesù ha perso davvero il dibattito o voleva insegnare qualcosa sia alla donna che ai suoi apostoli?
Gesù ricorda la priorità storica di Israele ma mostra anche la salvezza tramite la fede e il cuore: Questo episodio serve a mostrare che la priorità storica di Israele avviene all'interno di un ordine: prima Israele, poi le nazioni. Gesù vuole essere chiaro con gli stranieri su questo. Tuttavia Il "no" di Gesù è il "no" secondo l'ordine della salvezza, non del suo cuore.
Lo smantellamento del razzismo: Gesù, alla fine, dopo quello che ha tutto l'aspetto di un test a più step approva con entusiasmo la donna ("Donna, grande è la tua fede!"). La fede di una donna straniera, pagana ed "extracomunitaria" supera quella dei benpensanti d'Israele e degli stessi apostoli. Ricordiamo che la donna si rivolge a Gesù anche con titoli giudaici: "Signore, figlio di Davide" e questo è ironico perchè la pagana riconosce ciò che i capi di Israele non riconoscono.
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L'anticipazione della missione universale: Gesù non cambia idea: rivela che la fede di questa straniera può portarla ai benefici riservati per primi ai figli di Israele. La prima Chiesa era divisa su se accogliere i pagani. Il racconto rispecchia quel dibattito e lo risolve: Israele ha la precedenza, ma l'ordine implica che poi toccherà anche agli altri.
In conclusione, Gesù non si comporta da razzista per confermare il razzismo, ma gioca la parte del pregiudizio dell'epoca per far emergere la grandezza della donna e mostrare ai discepoli (e ai lettori) che la salvezza e la dignità non hanno confini di razza o nazione.
Gesù vuole fare bene il punto sull'importanza dei figli di Israele ma fa comprendere che nonostante questo il cuore non è chiuso agli altri.
In conclusione, Gesù non si comporta da razzista per confermare il razzismo, ma gioca la parte del pregiudizio dell'epoca per far emergere la grandezza della donna e mostrare ai discepoli (e ai lettori) che la salvezza e la dignità non hanno confini di razza o nazione.
Gesù vuole fare bene il punto sull'importanza dei figli di Israele ma fa comprendere che nonostante questo il cuore non è chiuso agli altri.
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DIO TOGLIE I GIUSTI PRIMA CHE VENGA IL MALE — L'ESEMPIO DEL DILUVIO NEL RACCONTO DI JASHER
Un tema molto particolare attraversa le Scritture: talvolta il giusto viene tolto prima che sopraggiunga una grande calamità, affinché non debba assistervi.
In Isaia 57:1 leggiamo che «il giusto è tolto via davanti al male», mentre in 2 Re 22:20 Dio promette a Giosia: «i tuoi occhi non vedranno tutto il male che farò venire su questo luogo».
Lo stesso concetto appare nel Libro di Jasher, dove si racconta che, prima del Diluvio, coloro che conoscevano il Signore morirono perché Dio volle che non vedessero il male che stava per abbattersi sulla loro generazione.
Ecco il racconto di Jasher sugli ultimi giorni prima del Diluvio:
Ancora una volta, il giusto viene raccolto prima del giudizio, affinché i suoi occhi non vedano ciò che sta per accadere.
MATUSALEMME E L'ANNO DEL DILUVIO
C'è infine una coincidenza cronologica molto interessante nella Genesi.
Matusalemme aveva 187 anni quando nacque Lamec; Lamec aveva 182 anni quando nacque Noè. Matusalemme aveva quindi 369 anni alla nascita di Noè.
Il Diluvio cominciò quando Noè aveva 600 anni:
369 + 600 = 969 anni.
E Genesi 5:27 afferma proprio che Matusalemme morì all'età di 969 anni. Secondo la cronologia del testo masoretico, dunque, Matusalemme morì nello stesso anno in cui arrivò il Diluvio a conferma che i giusti (tranne Noè) dovevano essere tolti dalla terra per non vedere il male.
Il quadro che emerge è suggestivo:
Genesi → fornisce la cronologia e il racconto fondamentale;
Jasher → amplia la narrazione
Isaia 57 e 2 Re 22 → mostrano chiaramente nella Bibbia il medesimo principio del giusto che viene tolto prima della calamità.
E persino il Nuovo Testamento conserva un elemento della tradizione sviluppata in Jasher:
2 Pietro 2:5 definisce Noè «predicatore di giustizia», proprio come Jasher lo presenta mentre ammonisce gli uomini prima del Diluvio.
Un tema molto particolare attraversa le Scritture: talvolta il giusto viene tolto prima che sopraggiunga una grande calamità, affinché non debba assistervi.
In Isaia 57:1 leggiamo che «il giusto è tolto via davanti al male», mentre in 2 Re 22:20 Dio promette a Giosia: «i tuoi occhi non vedranno tutto il male che farò venire su questo luogo».
Lo stesso concetto appare nel Libro di Jasher, dove si racconta che, prima del Diluvio, coloro che conoscevano il Signore morirono perché Dio volle che non vedessero il male che stava per abbattersi sulla loro generazione.
Ecco il racconto di Jasher sugli ultimi giorni prima del Diluvio:
21 E tutti i figli degli uomini che conoscevano il Signore morirono in quell’anno, prima che il Signore facesse venire il male su di loro; poiché il Signore volle che morissero, affinché non vedessero il male che Dio avrebbe fatto venire sui loro fratelli e parenti, come aveva dichiarato che avrebbe fatto. 22 In quel tempo il Signore disse a Noè e a Matusalemme: «Andate e proclamate ai figli degli uomini tutte le parole che vi dissi in quei giorni; forse si convertiranno dalle loro vie malvagie, e allora mi pentirò del male e non lo farò venire su di loro». 23 E Noè e Matusalemme si presentarono e riferirono ai figli degli uomini tutto ciò che Dio aveva detto riguardo a loro. 24 Ma i figli degli uomini non vollero ascoltare, né prestarono orecchio a tutte le loro dichiarazioni. 25 E dopo queste cose il Signore disse a Noè: «La fine di ogni carne è giunta davanti a me a causa delle loro opere malvagie; ed ecco, io distruggerò la terra». — Jasher 5:21–25
Ancora una volta, il giusto viene raccolto prima del giudizio, affinché i suoi occhi non vedano ciò che sta per accadere.
MATUSALEMME E L'ANNO DEL DILUVIO
C'è infine una coincidenza cronologica molto interessante nella Genesi.
Matusalemme aveva 187 anni quando nacque Lamec; Lamec aveva 182 anni quando nacque Noè. Matusalemme aveva quindi 369 anni alla nascita di Noè.
Il Diluvio cominciò quando Noè aveva 600 anni:
369 + 600 = 969 anni.
E Genesi 5:27 afferma proprio che Matusalemme morì all'età di 969 anni. Secondo la cronologia del testo masoretico, dunque, Matusalemme morì nello stesso anno in cui arrivò il Diluvio a conferma che i giusti (tranne Noè) dovevano essere tolti dalla terra per non vedere il male.
Il quadro che emerge è suggestivo:
Genesi → fornisce la cronologia e il racconto fondamentale;
Jasher → amplia la narrazione
Isaia 57 e 2 Re 22 → mostrano chiaramente nella Bibbia il medesimo principio del giusto che viene tolto prima della calamità.
E persino il Nuovo Testamento conserva un elemento della tradizione sviluppata in Jasher:
2 Pietro 2:5 definisce Noè «predicatore di giustizia», proprio come Jasher lo presenta mentre ammonisce gli uomini prima del Diluvio.
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LA BIBBIA 📖 NON ESCLUDE LA LEGITTIMITÀ DELLA PENA DI MORTE
La Scrittura (Romani 13:1-4) riconosce che possano esistere autorità legittime, investite del potere di amministrare la giustizia e di «portare la spada», espressione che può essere interpretata anche come riferimento al potere di infliggere la pena capitale.
La Bibbia non vieta espressamente che un'autorità governativa, nell'esercizio legittimo delle proprie funzioni e a seguito di un processo equo, possa applicare la pena di morte.
Questo, naturalmente, non significa che Dio approvi indiscriminatamente ogni esecuzione capitale, soprattutto quando deriva da un processo ingiusto, da un abuso di potere o da una condanna arbitraria.
Significa, piuttosto, che non si può affermare che la Scrittura escluda in modo assoluto la pena di morte, qualora essa sia prevista dalla legge e pronunciata da un'autorità legittima attraverso un giudizio giusto.
Il principio fondamentale è dunque la distinzione tra l'esercizio legittimo della giustizia e l'abuso del potere punitivo:
Giovanni 7:24 – Le parole di Gesù sul giusto giudizio
Gesù stesso insegna che il problema non è il giudicare in quanto tale, ma il modo in cui viene esercitato il giudizio.
Il suo insegnamento richiama la necessità di giudicare secondo verità e giustizia, senza lasciarsi condizionare dalle apparenze, dai pregiudizi o dall'arbitrarietà.
Questo principio è coerente con l'esigenza che ogni autorità eserciti il proprio potere in modo giusto e responsabile.
Conclusione
La Scrittura distingue tra giustizia e ingiustizia, tra autorità legittima e abuso di potere. L'apostolo Paolo riconosce all'autorità civile il potere di punire chi compie il male, mentre Gesù richiama il principio fondamentale secondo cui ogni giudizio deve essere esercitato con giustizia.
La pena di morte, dunque, non viene espressamente imposta da questi passi biblici, ma neppure esplicitamente esclusa.
La Scrittura (Romani 13:1-4) riconosce che possano esistere autorità legittime, investite del potere di amministrare la giustizia e di «portare la spada», espressione che può essere interpretata anche come riferimento al potere di infliggere la pena capitale.
La Bibbia non vieta espressamente che un'autorità governativa, nell'esercizio legittimo delle proprie funzioni e a seguito di un processo equo, possa applicare la pena di morte.
Questo, naturalmente, non significa che Dio approvi indiscriminatamente ogni esecuzione capitale, soprattutto quando deriva da un processo ingiusto, da un abuso di potere o da una condanna arbitraria.
Significa, piuttosto, che non si può affermare che la Scrittura escluda in modo assoluto la pena di morte, qualora essa sia prevista dalla legge e pronunciata da un'autorità legittima attraverso un giudizio giusto.
Il principio fondamentale è dunque la distinzione tra l'esercizio legittimo della giustizia e l'abuso del potere punitivo:
Romani 13:1-4 – La sottomissione alle autorità
1. Ogni persona stia sottomessa alle autorità superiori, perché non vi è autorità se non da Dio, e quelle che esistono sono stabilite da Dio. 2. Perciò chi resiste all'autorità si oppone all'ordine di Dio; e quelli che vi si oppongono si attireranno addosso una condanna. 3. Infatti i magistrati non sono da temere quando si compiono opere buone, ma quando si compiono opere cattive. Vuoi non temere l'autorità? Fa' il bene e avrai la sua approvazione, 4. perché il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene; ma se fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; infatti è un ministro di Dio per infliggere una giusta punizione a chi fa il male.
Giovanni 7:24 – Le parole di Gesù sul giusto giudizio
«Non giudicate secondo l'apparenza, ma giudicate con giusto giudizio».
Gesù stesso insegna che il problema non è il giudicare in quanto tale, ma il modo in cui viene esercitato il giudizio.
Il suo insegnamento richiama la necessità di giudicare secondo verità e giustizia, senza lasciarsi condizionare dalle apparenze, dai pregiudizi o dall'arbitrarietà.
Questo principio è coerente con l'esigenza che ogni autorità eserciti il proprio potere in modo giusto e responsabile.
Conclusione
La Scrittura distingue tra giustizia e ingiustizia, tra autorità legittima e abuso di potere. L'apostolo Paolo riconosce all'autorità civile il potere di punire chi compie il male, mentre Gesù richiama il principio fondamentale secondo cui ogni giudizio deve essere esercitato con giustizia.
La pena di morte, dunque, non viene espressamente imposta da questi passi biblici, ma neppure esplicitamente esclusa.
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PROFETI E PROFETESSE DEL NUOVO TESTAMENTO DOPO LA MORTE DI GESÙ
Nel Nuovo Testamento i profeti dell’era apostolica compaiono soprattutto in Atti, nelle lettere di Paolo e nell’Apocalisse.
Profeti nominati
Profeti non nominati
Falsi profeti
Note:
Il Nuovo Testamento non offre un elenco completo: molti profeti sono citati solo genericamente.
Alcune figure profetiche sono anteriori alla morte di Gesù e quindi escluse, come Zaccaria, Simeone, Anna e Giovanni Battista. Lo stesso vale per Caifa, che profetizza involontariamente in Giovanni 11:51.
In Tito 1:12 Paolo cita “un loro profeta” cretese (tradizionalmente Epimenide), ma si tratta di un poeta pagano, non di un profeta cristiano.
Nel Nuovo Testamento i profeti dell’era apostolica compaiono soprattutto in Atti, nelle lettere di Paolo e nell’Apocalisse.
Profeti nominati
Agabo: predice una grande carestia (Atti 11:27-28) e poi l’arresto di Paolo a Gerusalemme, con il gesto simbolico della cintura (Atti 21:10-11).
Barnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaen e Saulo (Paolo): sono i “profeti e dottori” della chiesa di Antiochia (Atti 13:1).
Giuda detto Barsaba e Sila: inviati da Gerusalemme ad Antiochia, sono definiti profeti (Atti 15:32).
Le quattro figlie di Filippo l’evangelista: profetesse, ma i nomi non sono riportati (Atti 21:9).
Paolo: esercita il dono profetico e ricorda le profezie fatte su Timoteo (1 Timoteo 1:18; 4:14).
Giovanni di Patmos: autore dell’Apocalisse, che si presenta come “parole di questa profezia” (Apocalisse 1:3; 22:7).
Profeti non nominati
I profeti scesi da Gerusalemme ad Antiochia (Atti 11:27).
I discepoli di Efeso che parlarono in lingue e profetizzarono dopo aver ricevuto lo Spirito (Atti 19:6).
I profeti delle chiese di Corinto e di altre comunità, il cui dono è trattato in Romani 12:6, 1 Corinzi 12-14 ed Efesini 2:20 e 4:11.
I “due testimoni” che profetizzeranno, secondo una visione futura dell’Apocalisse (11:3).
Falsi profeti
Bar-Gesù (Elima), il mago “falso profeta giudeo” di Cipro (Atti 13:6).
“Gezabele” di Tiatira, una donna che si dichiara profetessa (Apocalisse 2:20).
I falsi profeti in generale (2 Pietro 2:1; 1 Giovanni 4:1).
Il “falso profeta” al seguito della bestia, in chiave escatologica (Apocalisse 16:13; 19:20; 20:10).
Note:
Il Nuovo Testamento non offre un elenco completo: molti profeti sono citati solo genericamente.
Alcune figure profetiche sono anteriori alla morte di Gesù e quindi escluse, come Zaccaria, Simeone, Anna e Giovanni Battista. Lo stesso vale per Caifa, che profetizza involontariamente in Giovanni 11:51.
In Tito 1:12 Paolo cita “un loro profeta” cretese (tradizionalmente Epimenide), ma si tratta di un poeta pagano, non di un profeta cristiano.
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GESÚ NON TI HA MAI CHIESTO DI FIDARTI DI TUTTI
Egli ha detto:
Puoi amare gli altri senza dover riporre la tua fiducia in chiunque.
Essere buoni non significa essere ingenui.
La grazia non significa rinunciare a stabilire dei limiti.
La vera maturità spirituale è fatta di amore, ma anche di discernimento.
Egli ha detto:
Matteo 10:16 — Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come serpenti, e semplici come colombe.
Puoi amare gli altri senza dover riporre la tua fiducia in chiunque.
Essere buoni non significa essere ingenui.
La grazia non significa rinunciare a stabilire dei limiti.
La vera maturità spirituale è fatta di amore, ma anche di discernimento.
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AZAZEL: L’ANGELO CADUTO INCATENATO SOTTO LA TERRA
Secondo il Primo Libro di Enoch, Azazel era uno degli angeli ribelli che insegnarono agli uomini conoscenze proibite, tra cui la fabbricazione di armi e gioielli.
Per punirlo, Dio ordinò all’arcangelo Raffaele di legarlo mani e piedi e gettarlo in una fenditura nel deserto di Dudael, ricoprendolo di pietre e condannandolo a rimanere nell’oscurità fino al giudizio finale.
Il suo nome compare anche in Levitico 16, nel rituale del capro destinato ad Azazel, mandato vivo nel deserto con i peccati del popolo.
Alcune leggende successive collocano la sua prigione sotto le montagne d’Israele e parlano di presunti sacrifici in suo onore. Tuttavia, non esistono prove storiche che confermino queste storie.
Un antico racconto di un angelo condannato a rimanere prigioniero fino al giorno del giudizio.
📖 Fonti: Primo Libro di Enoch, capitolo 10; Levitico 16.
Secondo il Primo Libro di Enoch, Azazel era uno degli angeli ribelli che insegnarono agli uomini conoscenze proibite, tra cui la fabbricazione di armi e gioielli.
Per punirlo, Dio ordinò all’arcangelo Raffaele di legarlo mani e piedi e gettarlo in una fenditura nel deserto di Dudael, ricoprendolo di pietre e condannandolo a rimanere nell’oscurità fino al giudizio finale.
Il suo nome compare anche in Levitico 16, nel rituale del capro destinato ad Azazel, mandato vivo nel deserto con i peccati del popolo.
Alcune leggende successive collocano la sua prigione sotto le montagne d’Israele e parlano di presunti sacrifici in suo onore. Tuttavia, non esistono prove storiche che confermino queste storie.
Un antico racconto di un angelo condannato a rimanere prigioniero fino al giorno del giudizio.
📖 Fonti: Primo Libro di Enoch, capitolo 10; Levitico 16.
CRISTIANI ✝️ NEI SECOLI SULL'ISLAM ☪️
San Giovanni Damasceno (De Haeresibus, cap. 100/101):
«Anche la religione coercitiva degli Ismaeliti che prevale in questo tempo e inganna il popolo, essendo precorritrice dell'anticristo».
«Sorse fra loro un falso profeta chiamato Maometto, il quale fabbricò la propria eresia».
Teofane Confessore (Cronografia):
Descrive Maometto come «capo e falso profeta dei saraceni».
Niceta di Bisanzio (Refutatio libri a Mohamed Conficti):
Definisce il Corano come «un libro menzognero e pernicioso di origine odiosa e demoniaca».
Papa Gregorio VII (Lettera al sovrano musulmano Anazir ibn Alnas, 1076):
«Noi che crediamo e professiamo un unico Dio, sebbene in modo diverso».
San Tommaso d'Aquino (Summa Contra Gentiles, Libro 1, cap. 6):
Riferendosi a Maometto: «Mescolò le verità che insegnava con molte favole e dottrine falsissime».
Ricoldo da Monte di Croce (Contra Legem Saracenorum, Prologo):
«Al tempo di Eraclio sorse un certo uomo diabolico, primogenito di Satana, di nome Maometto, che con il consiglio e l'aiuto di colui che è menzognero e padre della menzogna compose una legge falsissima ed empia come se provenisse dalla bocca di Dio».
Emanuele II Paleologo (Dialoghi con un persiano, 7° dialogo, citato da Benedetto XVI):
«Mostrami ciò che Maometto ha portato di nuovo e vi troverai solo delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere la fede per mezzo della spada».
Martin Lutero (la dottrina dei due regni Zwei-Reiche-Lehre):
Sull'uso della spada e la difesa dall'avanzata islamica: «Alcuni sono persino così folli da sostenere che non sia appropriato per i cristiani portare la spada temporale o esercitare il governo».
San Giovanni Bosco (Il cattolico istruito nella sua religione, 1853):
«Per maomettismo si intende una raccolta di massime ricavate da varie religioni le quali praticate giungono a distruggere ogni principio di moralità».
«Troppo lungo sarebbe il riferirvi tutto quello che le storie raccontano di questo famoso impostore».
«Maometto propagò la sua religione non con miracoli o con la persuasione delle parole, bensì con la forza delle armi».
Padre Gabriele Amorth (Dichiarazioni del 2015):
«L'ISIS è Satana, le cose accadono prima nelle sfere spirituali poi diventano concrete su questa terra».
«Ci sono soltanto due regni spirituali: lo Spirito Santo e lo Spirito demoniaco».
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IL SABATO È STATO FATTO PER L'UOMO: IL RIPOSO COME DONO DI DIO
Sabato o domenica? Qual è il giorno del riposo voluto da Dio?
Il sabato non era soltanto un comandamento religioso, ma anche un principio di benessere: un tempo da dedicare a Dio, alla famiglia e al riposo, interrompendo le attività quotidiane.
Gesù stesso ricordò il significato fondamentale del sabato:
SABATO O DOMENICA: COSA CAMBIA NEL CRISTIANESIMO?
L'ebraismo considera tuttora il sabato un giorno sacro e vincolante per il popolo ebraico, segno dell'alleanza con Dio.
La maggior parte dei cattolici, degli ortodossi e dei protestanti celebra invece la domenica come giorno del Signore, in riferimento alla risurrezione di Cristo.
Alcune tradizioni protestanti, in particolare gli avventisti del settimo giorno, continuano a osservare il sabato. Altri cristiani interpretano il comandamento del riposo alla luce della libertà portata da Cristo.
L'ESPERIENZA DI CHARLIE KIRK
Secondo quanto raccontato nel libro dedicato alla sua esperienza spirituale, Charlie Kirk riscoprì il valore del sabato come tempo di riposo, disconnessione dalle attività quotidiane e vicinanza a Dio e alla famiglia.
Nella primavera del 2020, sentendosi sempre più stanco e spiritualmente confuso, si rivolse al suo pastore, David Engelhardt, che gli chiese se stesse osservando il sabato. Il consiglio fu quello di riservare 24 ore a Dio e alla famiglia, mettendo da parte il lavoro e le distrazioni.
Secondo il racconto, Kirk arrivò a descrivere quell'esperienza affermando che il sabato gli aveva salvato la vita. Era convinto che riscoprire il riposo settimanale potesse contribuire a contrastare alcuni mali della società moderna, caratterizzata da ritmi incessanti, iperconnessione e mancanza di tempo per la vita spirituale e familiare.
La sua riflessione sottolineava anche un aspetto importante: per vivere pienamente il sabato, occorre imparare a organizzare diversamente il resto della settimana, senza lasciare che il lavoro assorba ogni momento della nostra esistenza.
IL PRINCIPIO ORIGINALE: IL SABATO COME GIORNO DI RIPOSO
Secondo il comandamento biblico, il giorno consacrato al riposo era il sabato. La domenica divenne invece il principale giorno di culto per la maggioranza dei cristiani in virtù della risurrezione di Gesù.
È quindi importante distinguere due questioni: il valore universale del riposo e l'interpretazione religiosa del giorno in cui osservarlo.
Se la domanda è: «Quanto riposo ci serve?», la risposta è che dedicare un'intera giornata al riposo, alla famiglia, alla preghiera e, quando possibile, alla disconnessione dagli schermi può fare una grande differenza.
Se la domanda è: «Quale giorno ha stabilito Dio?», le risposte variano secondo le tradizioni religiose: il sabato nell'ebraismo e nell'avventismo, la domenica nella maggior parte del cristianesimo e, per altre correnti cristiane, una lettura del comandamento alla luce del suo compimento in Cristo.
Resta però un principio fondamentale: il riposo non dovrebbe essere considerato un lusso o una perdita di tempo, ma una parte essenziale della vita umana, spirituale e familiare.
Sabato o domenica? Qual è il giorno del riposo voluto da Dio?
Il sabato non era soltanto un comandamento religioso, ma anche un principio di benessere: un tempo da dedicare a Dio, alla famiglia e al riposo, interrompendo le attività quotidiane.
I figli d'Israele dunque osserveranno il sabato, celebrandolo di generazione in generazione come un patto perpetuo. [...] Esso è un segno perpetuo fra me e i figli d'Israele. — Esodo 31:16-17
Gesù stesso ricordò il significato fondamentale del sabato:
Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato. — Marco 2:27-28
SABATO O DOMENICA: COSA CAMBIA NEL CRISTIANESIMO?
L'ebraismo considera tuttora il sabato un giorno sacro e vincolante per il popolo ebraico, segno dell'alleanza con Dio.
La maggior parte dei cattolici, degli ortodossi e dei protestanti celebra invece la domenica come giorno del Signore, in riferimento alla risurrezione di Cristo.
Alcune tradizioni protestanti, in particolare gli avventisti del settimo giorno, continuano a osservare il sabato. Altri cristiani interpretano il comandamento del riposo alla luce della libertà portata da Cristo.
L'ESPERIENZA DI CHARLIE KIRK
Secondo quanto raccontato nel libro dedicato alla sua esperienza spirituale, Charlie Kirk riscoprì il valore del sabato come tempo di riposo, disconnessione dalle attività quotidiane e vicinanza a Dio e alla famiglia.
Nella primavera del 2020, sentendosi sempre più stanco e spiritualmente confuso, si rivolse al suo pastore, David Engelhardt, che gli chiese se stesse osservando il sabato. Il consiglio fu quello di riservare 24 ore a Dio e alla famiglia, mettendo da parte il lavoro e le distrazioni.
Secondo il racconto, Kirk arrivò a descrivere quell'esperienza affermando che il sabato gli aveva salvato la vita. Era convinto che riscoprire il riposo settimanale potesse contribuire a contrastare alcuni mali della società moderna, caratterizzata da ritmi incessanti, iperconnessione e mancanza di tempo per la vita spirituale e familiare.
La sua riflessione sottolineava anche un aspetto importante: per vivere pienamente il sabato, occorre imparare a organizzare diversamente il resto della settimana, senza lasciare che il lavoro assorba ogni momento della nostra esistenza.
IL PRINCIPIO ORIGINALE: IL SABATO COME GIORNO DI RIPOSO
Secondo il comandamento biblico, il giorno consacrato al riposo era il sabato. La domenica divenne invece il principale giorno di culto per la maggioranza dei cristiani in virtù della risurrezione di Gesù.
È quindi importante distinguere due questioni: il valore universale del riposo e l'interpretazione religiosa del giorno in cui osservarlo.
Se la domanda è: «Quanto riposo ci serve?», la risposta è che dedicare un'intera giornata al riposo, alla famiglia, alla preghiera e, quando possibile, alla disconnessione dagli schermi può fare una grande differenza.
Se la domanda è: «Quale giorno ha stabilito Dio?», le risposte variano secondo le tradizioni religiose: il sabato nell'ebraismo e nell'avventismo, la domenica nella maggior parte del cristianesimo e, per altre correnti cristiane, una lettura del comandamento alla luce del suo compimento in Cristo.
Resta però un principio fondamentale: il riposo non dovrebbe essere considerato un lusso o una perdita di tempo, ma una parte essenziale della vita umana, spirituale e familiare.
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