Hezbollah ha fatto tesoro del consiglio della false flag di Caesarea (io ci scherzo, naturalmente, in realtà non lo sapremo mai chi ha lanciato davvero quel drone contro la residenza estiva del gatto rognoso quantistico) stavolta mirando al limitrofo insediamento colonico di Mafan, con un missile balistico a medio raggio.
Questa mattina, intanto, altri 6 carri armati Merkava sono stati distrutti da Hezbollah nel sud del Libano, portando il numero totale a 27.
Come dicono sui canali della Resistenza, anche oggi Hezbollah verrà sconfitto domani.
Questa mattina, intanto, altri 6 carri armati Merkava sono stati distrutti da Hezbollah nel sud del Libano, portando il numero totale a 27.
Come dicono sui canali della Resistenza, anche oggi Hezbollah verrà sconfitto domani.
La frustrazione sotto il cielo (1/2)
Sono costretto a ricredermi, in qualche modo. Ipotizzavo un tentativo di stemperare le tensioni, da parte dell'occidente, per scendere a più miti consigli ed evitare di accelerare la propria dipartita agitandosi troppo. Invece i segnali vanno in tutt'altra direzione.
Chissà, magari sarà frutto della frustrazione derivante dallo spettacolo della riunione dei BRICS a Kazan, dove i rappresentanti occidentali sono assenti e nessuno ne sente la mancanza. Il previsto “isolamento” della Russia, tanto decantato dagli starnazzanti pupazzetti occidentali si è tradotto in una kermesse affollatissima e quello ignorato, più che isolato, è semmai il blocco atlantico, relegato nel suo ormai canonico angolo, a rosicare.
I segnali di nervosismo, quando non di perdita di controllo, ci sono tutti: l'Estonia che vorrebbe attaccare la Russia-Golia, non disponendo nemmeno della fionda di Davide, la Lituania che spinge per inviare truppe a sostegno dell'Ucraina, pur totalizzando una popolazione di poco superiore a quella di Foggia, la Moldavia che minaccia fuoco e fiamme sul Cremlino perché gli avrebbe alterato il risultato elettorale, la Polonia che espelle l'Ambasciatore Russo, la Finlandia che si limita a suggerire di bucare le gomme delle auto ai dipendenti dell'Ambasciata, l'Inghilterra che stringe un partenariato strategico con la Germania, tanto per far capire a Russia, Cina, Corea del Nord e Iran che anche la vecchia Albione muove i pezzi sullo scacchiere militare. Cito a memoria e di certo tralascio qualche altro episodio interessante e nello stesso tempo esilarante.
Certo che ci sarebbe da ridere, e ce n'è in abbondanza, nonostante la situazione sia estremamente grave perché questi disperati non hanno niente da perdere, visto che sul piatto c'è la loro stessa sopravvivenza, e sono disposti a qualunque cosa, nella fattispecie a giocarsi le nostre stesse vite. Ma l'occidente non è soltanto cabaret, ci sono anche i teorici, i pensatori che cercano la quadra ed elaborano strategie – che poi sarebbero quegli stessi le cui pregresse analisi ci hanno condotti nel disastro che stiamo vivendo ora, ma soprassediamo.
(continua)
Sono costretto a ricredermi, in qualche modo. Ipotizzavo un tentativo di stemperare le tensioni, da parte dell'occidente, per scendere a più miti consigli ed evitare di accelerare la propria dipartita agitandosi troppo. Invece i segnali vanno in tutt'altra direzione.
Chissà, magari sarà frutto della frustrazione derivante dallo spettacolo della riunione dei BRICS a Kazan, dove i rappresentanti occidentali sono assenti e nessuno ne sente la mancanza. Il previsto “isolamento” della Russia, tanto decantato dagli starnazzanti pupazzetti occidentali si è tradotto in una kermesse affollatissima e quello ignorato, più che isolato, è semmai il blocco atlantico, relegato nel suo ormai canonico angolo, a rosicare.
I segnali di nervosismo, quando non di perdita di controllo, ci sono tutti: l'Estonia che vorrebbe attaccare la Russia-Golia, non disponendo nemmeno della fionda di Davide, la Lituania che spinge per inviare truppe a sostegno dell'Ucraina, pur totalizzando una popolazione di poco superiore a quella di Foggia, la Moldavia che minaccia fuoco e fiamme sul Cremlino perché gli avrebbe alterato il risultato elettorale, la Polonia che espelle l'Ambasciatore Russo, la Finlandia che si limita a suggerire di bucare le gomme delle auto ai dipendenti dell'Ambasciata, l'Inghilterra che stringe un partenariato strategico con la Germania, tanto per far capire a Russia, Cina, Corea del Nord e Iran che anche la vecchia Albione muove i pezzi sullo scacchiere militare. Cito a memoria e di certo tralascio qualche altro episodio interessante e nello stesso tempo esilarante.
Certo che ci sarebbe da ridere, e ce n'è in abbondanza, nonostante la situazione sia estremamente grave perché questi disperati non hanno niente da perdere, visto che sul piatto c'è la loro stessa sopravvivenza, e sono disposti a qualunque cosa, nella fattispecie a giocarsi le nostre stesse vite. Ma l'occidente non è soltanto cabaret, ci sono anche i teorici, i pensatori che cercano la quadra ed elaborano strategie – che poi sarebbero quegli stessi le cui pregresse analisi ci hanno condotti nel disastro che stiamo vivendo ora, ma soprassediamo.
(continua)
La frustrazione sotto il cielo (2/2)
E' il caso di questo Ariel Cohen che pubblica su Atlantic Council, una sorta di Bibbia dell'occidente imperialista e guerrafondaio, il cui link trovate in calce. Esordisce, il nostro Ariel, dicendo che qualunque altra soluzione che non sia la totale restituzione dei territori strappati all'Ucraina dall'aggressione Russa... e già qui si potrebbe smettere di leggere, essendo quest'analisi dello stesso spessore di quelle di Di Feo e Jacoboni, ma andiamo avanti.
Qualunque soluzione che non preveda la ritirata della Russia da ogni centimetro di territorio conquistato (e ci mette dentro anche la Crimea e scendiamo ancora di livello, abbiamo già raggiunto Bruno Vespa) sarebbe una sconfitta per Washington, di conseguenza vanno elaborate strategie che possano piegare la macchina bellica Russa, poi quella economica, poi quella politica, fino ad erodere il consenso interno ed infine assestare il necessario colpo di teatro. Pardon, di Stato. Non ne nomina il colore, però: sarà una Rivoluzione in stile sovietico, in bianco e nero.
Seguono 7 punti, sette spazi di manovra all'interno dei quali l'Occidente può intervenire per piegare una buona volta il nemico asiatico e ricondurre il mondo intero alla ragione dell'unico padrone a cui portar rispetto, obbedire e pagar tributo. Non scenderò nel merito, essendo ciascuno di essi dello stesso tenore già visto in precedenza: più soldati e più armi nella Terra di nessuno, prendere il controllo dei canali d'informazione Russi, rafforzare le sanzioni, impedire vendita di armi e di petrolio, e via farneticando fino alla ciliegina sulla torta: spingere le genti Russe ad emigrare, in particolare le giovani generazioni.
Insomma, un unico comune denominatore, nel delirante scritto, dal primo capoverso fino alla firma in calce: un occidente che ancora crede, egli stesso, alle balle che ha raccontato al mondo intero per quasi un secolo e alle quali ormai non crede più nessuno: crede di poter disporre di uomini e di cose, crede di poter imporre al mondo la propria volontà in virtù di un assioma, di una verità primordiale che regge tutto: io sono io e voi non siete niente. E l'intero castello di balle crolla, tolta quella.
E' divertente, certo, come dicevo, ma è anche un po' triste, per certi versi, assistere alle mosse disperate di questi personaggi al capolinea che ancora credono di essere “gli americani”, i protagonisti di una narrazione costruita non tanto sulla propria millantata superiorità quanto sulla oggettiva, netta inferiorità dei popoli che hanno aggredito, calpestato e derubato. Quei popoli, ora, sono cresciuti e ti stanno per presentare il conto, zio Sam. Non sarà una passeggiata, certo che no.
Chiudo parafrasando il Grande Timoniere:
La frustrazione è grande, sotto il cielo,
ma la situazione non è affatto eccellente.
https://www.atlanticcouncil.org/content-series/russia-tomorrow/moscows-pressure-points-and-us-strategic-opportunities/
E' il caso di questo Ariel Cohen che pubblica su Atlantic Council, una sorta di Bibbia dell'occidente imperialista e guerrafondaio, il cui link trovate in calce. Esordisce, il nostro Ariel, dicendo che qualunque altra soluzione che non sia la totale restituzione dei territori strappati all'Ucraina dall'aggressione Russa... e già qui si potrebbe smettere di leggere, essendo quest'analisi dello stesso spessore di quelle di Di Feo e Jacoboni, ma andiamo avanti.
Qualunque soluzione che non preveda la ritirata della Russia da ogni centimetro di territorio conquistato (e ci mette dentro anche la Crimea e scendiamo ancora di livello, abbiamo già raggiunto Bruno Vespa) sarebbe una sconfitta per Washington, di conseguenza vanno elaborate strategie che possano piegare la macchina bellica Russa, poi quella economica, poi quella politica, fino ad erodere il consenso interno ed infine assestare il necessario colpo di teatro. Pardon, di Stato. Non ne nomina il colore, però: sarà una Rivoluzione in stile sovietico, in bianco e nero.
Seguono 7 punti, sette spazi di manovra all'interno dei quali l'Occidente può intervenire per piegare una buona volta il nemico asiatico e ricondurre il mondo intero alla ragione dell'unico padrone a cui portar rispetto, obbedire e pagar tributo. Non scenderò nel merito, essendo ciascuno di essi dello stesso tenore già visto in precedenza: più soldati e più armi nella Terra di nessuno, prendere il controllo dei canali d'informazione Russi, rafforzare le sanzioni, impedire vendita di armi e di petrolio, e via farneticando fino alla ciliegina sulla torta: spingere le genti Russe ad emigrare, in particolare le giovani generazioni.
Insomma, un unico comune denominatore, nel delirante scritto, dal primo capoverso fino alla firma in calce: un occidente che ancora crede, egli stesso, alle balle che ha raccontato al mondo intero per quasi un secolo e alle quali ormai non crede più nessuno: crede di poter disporre di uomini e di cose, crede di poter imporre al mondo la propria volontà in virtù di un assioma, di una verità primordiale che regge tutto: io sono io e voi non siete niente. E l'intero castello di balle crolla, tolta quella.
E' divertente, certo, come dicevo, ma è anche un po' triste, per certi versi, assistere alle mosse disperate di questi personaggi al capolinea che ancora credono di essere “gli americani”, i protagonisti di una narrazione costruita non tanto sulla propria millantata superiorità quanto sulla oggettiva, netta inferiorità dei popoli che hanno aggredito, calpestato e derubato. Quei popoli, ora, sono cresciuti e ti stanno per presentare il conto, zio Sam. Non sarà una passeggiata, certo che no.
Chiudo parafrasando il Grande Timoniere:
La frustrazione è grande, sotto il cielo,
ma la situazione non è affatto eccellente.
https://www.atlanticcouncil.org/content-series/russia-tomorrow/moscows-pressure-points-and-us-strategic-opportunities/
Atlantic Council
Russia’s war on Ukraine: Moscow’s pressure points and US strategic opportunities
A new Atlantic Council report explores Russia’s modern day vulnerabilities and the United States' strategic opportunities.
Gli Stanislavskij de noantri (1/2)
Si fa un gran parlare della strategia delle guerre di aggressione imperialiste dell'occidente che fonderebbe le proprie mosse sulla comunicazione, ovvero sulla preparazione e conduzione di quella che una volta si chiamava opinione pubblica, manifestando per essa una sorta di rispetto, mentre di recente si preferisce riferirsi ad essa, in maniera più prosaica, come vulgata, o più tecnica, racconto egemone. La chiamano Full Spectrum Dominance, subito contratto in FSD, come usa oltre oceano, dove sembra una perdita di tempo usare per esteso le parole. Un acronimo che ha una strana assonanza con un'altra sigla, LSD e, come vedremo, l'accostamento fra le due sostanze non è così azzardato come potrebbe apparire in questo primo capoverso.
Propaganda di guerra, nulla di nuovo nei secoli dei secoli, da che mondo è mondo e da che questo è abitato da uomini che esercitano violenza di dominio su altri uomini. Il racconto è fondamentale, prova ne sia per ogni circostanza la storiografia, ovvero il racconto del passato rielaborato in chiave consona al potere cogente che lo piega in funzione dei propri interessi, fino ad invertire vittime e carnefici, cause ed effetti. E si sa, chi non ha memoria del trascorso non possiede gli strumenti che gli permettono una corretta lettura del presente, quella Maestra di vita che dovrebbe rischiararti il cammino viene meno, sostituita da una sorta di intelligenza artificiale che racconta realtà fantastiche, inesistenti, così da non avvertir pericolo, ripercorrendo strade maledette, calpestando di nuovo vecchi ostacoli, sprofondando nelle stesse voragini che hanno inghiottito i nostri nonni.
Ma qui, per nostra fortuna, siamo alla fine dell'Impero e, per quanto la situazione sia tragica, e lo è senz'altro, il Re è nudo e come ogni teatrale nudità che si rispetti è fonte di ilarità. Il famoso racconto che l'egemone fa alle masse è completamente fuori controllo dal punto di vista dell'egemone stesso che finisce anch'egli per credere alle balle che racconta, e non soltanto perché ama circondarsi di burattini non particolarmente scaltri che faticano a distinguere il falso dal reale, che cadono fisicamente dentro alla parte che sono chiamati ad interpretare. Una sorta di Stanislavskij perfetto, nel quale l'attore rinuncia completamente alla propria coscienza – ammesso che ne abbia mai avuta una, prima che la compagnia di giro del Deep State lo prendesse a bordo.
Due esempi per tutti, il primo: Eurofighter. Un canale Telegram, gestito da un ex pilota Russo che si firma Fightbomber, pubblica una foto dei nostri caccia in volo, seguendo un ragionamento suo sul coinvolgimento nel conflitto di materiale occidentale, sia detto con rispetto, non proprio all'altezza di quello utilizzato dalla Federazione Russa nell'Operazione Militare Speciale. Era un'esagerazione, naturalmente, una boutade: i nostri “caccia” non ce la farebbero nemmeno ad arrivarci, laggiù, e ci ho scherzato anch'io, a suo tempo.
Qualcuno, nella stampa occidentale, si inventa la storia che quelle foto fossero state scattate nel cielo di Kaliningrad e diffuse dai Servizi Russi per far capire a quelli Occidentali che le nostre operazioni di spionaggio non siano più un segreto ma che le nostre forze aeronautiche fossero costantemente tenute sotto controllo. Insomma, il sogno agitato di un alcolista che avesse mangiato peperoni imbottiti a cena, sia per i mezzi fisici che userebbero queste “intelligenze”, sia per quelli logici attraverso cui scambiarsi messaggi, sia per il contenuto stesso dell'informazione. Ti vien da ridere per la totale assurdità del tutto, la stessa chiave comica dei cortometraggi degli anni venti.
(continua)
Si fa un gran parlare della strategia delle guerre di aggressione imperialiste dell'occidente che fonderebbe le proprie mosse sulla comunicazione, ovvero sulla preparazione e conduzione di quella che una volta si chiamava opinione pubblica, manifestando per essa una sorta di rispetto, mentre di recente si preferisce riferirsi ad essa, in maniera più prosaica, come vulgata, o più tecnica, racconto egemone. La chiamano Full Spectrum Dominance, subito contratto in FSD, come usa oltre oceano, dove sembra una perdita di tempo usare per esteso le parole. Un acronimo che ha una strana assonanza con un'altra sigla, LSD e, come vedremo, l'accostamento fra le due sostanze non è così azzardato come potrebbe apparire in questo primo capoverso.
Propaganda di guerra, nulla di nuovo nei secoli dei secoli, da che mondo è mondo e da che questo è abitato da uomini che esercitano violenza di dominio su altri uomini. Il racconto è fondamentale, prova ne sia per ogni circostanza la storiografia, ovvero il racconto del passato rielaborato in chiave consona al potere cogente che lo piega in funzione dei propri interessi, fino ad invertire vittime e carnefici, cause ed effetti. E si sa, chi non ha memoria del trascorso non possiede gli strumenti che gli permettono una corretta lettura del presente, quella Maestra di vita che dovrebbe rischiararti il cammino viene meno, sostituita da una sorta di intelligenza artificiale che racconta realtà fantastiche, inesistenti, così da non avvertir pericolo, ripercorrendo strade maledette, calpestando di nuovo vecchi ostacoli, sprofondando nelle stesse voragini che hanno inghiottito i nostri nonni.
Ma qui, per nostra fortuna, siamo alla fine dell'Impero e, per quanto la situazione sia tragica, e lo è senz'altro, il Re è nudo e come ogni teatrale nudità che si rispetti è fonte di ilarità. Il famoso racconto che l'egemone fa alle masse è completamente fuori controllo dal punto di vista dell'egemone stesso che finisce anch'egli per credere alle balle che racconta, e non soltanto perché ama circondarsi di burattini non particolarmente scaltri che faticano a distinguere il falso dal reale, che cadono fisicamente dentro alla parte che sono chiamati ad interpretare. Una sorta di Stanislavskij perfetto, nel quale l'attore rinuncia completamente alla propria coscienza – ammesso che ne abbia mai avuta una, prima che la compagnia di giro del Deep State lo prendesse a bordo.
Due esempi per tutti, il primo: Eurofighter. Un canale Telegram, gestito da un ex pilota Russo che si firma Fightbomber, pubblica una foto dei nostri caccia in volo, seguendo un ragionamento suo sul coinvolgimento nel conflitto di materiale occidentale, sia detto con rispetto, non proprio all'altezza di quello utilizzato dalla Federazione Russa nell'Operazione Militare Speciale. Era un'esagerazione, naturalmente, una boutade: i nostri “caccia” non ce la farebbero nemmeno ad arrivarci, laggiù, e ci ho scherzato anch'io, a suo tempo.
Qualcuno, nella stampa occidentale, si inventa la storia che quelle foto fossero state scattate nel cielo di Kaliningrad e diffuse dai Servizi Russi per far capire a quelli Occidentali che le nostre operazioni di spionaggio non siano più un segreto ma che le nostre forze aeronautiche fossero costantemente tenute sotto controllo. Insomma, il sogno agitato di un alcolista che avesse mangiato peperoni imbottiti a cena, sia per i mezzi fisici che userebbero queste “intelligenze”, sia per quelli logici attraverso cui scambiarsi messaggi, sia per il contenuto stesso dell'informazione. Ti vien da ridere per la totale assurdità del tutto, la stessa chiave comica dei cortometraggi degli anni venti.
(continua)
Gli Stanislavskij de noantri (2/2)
Ebbene, l'occidente finisce per crederci egli stesso, alla balla auto-costruita dal proprio sistema di propaganda, a qualunque livello. Dal Crocetta all'ultimo dei caporali di giornata degli avieri, passando per Generali di Squadra e Comandanti di Brigata, ognuno si è sentito in dovere di esprimere pareri sulla vicenda delle intercettazioni delle nostre mosse tattiche nei cieli Russi, senza nemmeno notare l'ovvio, cioè il fatto che un aereo militare italiano non può volare nei cieli Russi, visto che non siamo in guerra con la Russia e che, anche se ci provasse, non arriverebbe a poche miglia dalla frontiera di Stato prima di essere intercettato da ben altri caccia in dotazione a ben altri piloti, come abbiamo visto più volte. A Mattarella, che sarebbe il capo delle Forze Armate, l'hanno dovuto spiegare più volte, anche ricorrendo al disegno di uno schema elementare, ma alla fine ci hanno rinunciato.
Il secondo esempio, le Truppe Nord Coreane. Questa è più sottile, ha origini leggermente più nobili ed altolocate di quelle di un post di un commentatore su Telegram. Nel tentativo di continuare ad alimentare il teatro di guerra nella cosiddetta Ucraina, quella terra di nessuno ridotta ormai ad un devastato obitorio a cielo aperto, ogni partner occidentale costruisce la propria storia per contribuire all'assalto al cielo Russo che si traduce invece in una inutile mattanza, sia in uomini che in mezzi.
Gli uomini ci sono, e ci sono fin dal primo momento, ma di quelli non si parla ancora, vengono tenuti sotto traccia e, quando ne muore uno e non si può fare a meno di darne notizia, un graduato, per esempio, di cui la famiglia pubblichi il necrologio sui social, si inventano le storie più assurde e nel punto più lontano possibile dal conflitto: incidente col parapendio in Canada, ingoiato da un capodoglio durante una gita di pesca al largo del Giappone e così via.
Per le armi invece tutto avviene alla luce del sole e noi, nel nostro giardino fiorito di democrazia, lo sappiamo bene: da noi diventa quasi un vanto aver contribuito al massacro delle genti balcaniche, e non da ora. Germania e Francia in testa, naturalmente, ma senza nulla togliere all'Italia che sta dismettendo anche i reparti di pediatria ed oncologia negli ospedali, oltre a distruggere ciò che resta di istruzione e stato sociale, pur di inviare l'ultima ed inutile antiaerea da un miliardo di euro a Kiev.
La Corea del Sud, invece, aveva bisogno di un valido pretesto per inviare ai nazistelli buoni alcune munizioni di artiglieria che le avanzavano, e così ha messo in giro la storia delle truppe inviate dalla Corea del Nord in aiuto all'aggressore Russo che ha invaso eccetera, solita storiella, e visto che il mio nemico despota si intromettete nel conflitto, lo faccio anch'io che sono democratico: un raccontino standard, diciamo così, Wonder Layer entry level.
Ma le bugie, in questo teatro dell'assurdo, hanno le gambe lunghissime e, una volta lanciate, iniziano a vivere di vita propria, rimbalzando fra commenti ed articoli di fondo, fino a giungere al Pentagono che, per voce dello stesso Lloyd, il barman del circolo ufficiali dell'Overlook imperialista, sulle prime casca dalle nuvole, non ne sa nulla, poi ammette che “truppe Nord Coreane sono dirette in Africa, no, pardon, in Russia” (vero, non è una battuta) e alla fine, sommerso dalle voci ormai fuori controllo, è costretto a convenire: sì, la Corea ha inviato truppe in Russia, anche se non sappiamo bene quale sarà il loro impiego, dobbiamo scoprirlo.
Nel frattempo, i soldati Russi ci scherzano e, prendendo il controllo di nuovi insediamenti, una pratica giornaliera sul fronte Ucraino ormai al collasso, ed issando il Vessillo Russo sugli edifici conquistati, novelli Reichstag , espongono anche una bandiera Nord Coreana. Così è, se vi pare.
Ebbene, l'occidente finisce per crederci egli stesso, alla balla auto-costruita dal proprio sistema di propaganda, a qualunque livello. Dal Crocetta all'ultimo dei caporali di giornata degli avieri, passando per Generali di Squadra e Comandanti di Brigata, ognuno si è sentito in dovere di esprimere pareri sulla vicenda delle intercettazioni delle nostre mosse tattiche nei cieli Russi, senza nemmeno notare l'ovvio, cioè il fatto che un aereo militare italiano non può volare nei cieli Russi, visto che non siamo in guerra con la Russia e che, anche se ci provasse, non arriverebbe a poche miglia dalla frontiera di Stato prima di essere intercettato da ben altri caccia in dotazione a ben altri piloti, come abbiamo visto più volte. A Mattarella, che sarebbe il capo delle Forze Armate, l'hanno dovuto spiegare più volte, anche ricorrendo al disegno di uno schema elementare, ma alla fine ci hanno rinunciato.
Il secondo esempio, le Truppe Nord Coreane. Questa è più sottile, ha origini leggermente più nobili ed altolocate di quelle di un post di un commentatore su Telegram. Nel tentativo di continuare ad alimentare il teatro di guerra nella cosiddetta Ucraina, quella terra di nessuno ridotta ormai ad un devastato obitorio a cielo aperto, ogni partner occidentale costruisce la propria storia per contribuire all'assalto al cielo Russo che si traduce invece in una inutile mattanza, sia in uomini che in mezzi.
Gli uomini ci sono, e ci sono fin dal primo momento, ma di quelli non si parla ancora, vengono tenuti sotto traccia e, quando ne muore uno e non si può fare a meno di darne notizia, un graduato, per esempio, di cui la famiglia pubblichi il necrologio sui social, si inventano le storie più assurde e nel punto più lontano possibile dal conflitto: incidente col parapendio in Canada, ingoiato da un capodoglio durante una gita di pesca al largo del Giappone e così via.
Per le armi invece tutto avviene alla luce del sole e noi, nel nostro giardino fiorito di democrazia, lo sappiamo bene: da noi diventa quasi un vanto aver contribuito al massacro delle genti balcaniche, e non da ora. Germania e Francia in testa, naturalmente, ma senza nulla togliere all'Italia che sta dismettendo anche i reparti di pediatria ed oncologia negli ospedali, oltre a distruggere ciò che resta di istruzione e stato sociale, pur di inviare l'ultima ed inutile antiaerea da un miliardo di euro a Kiev.
La Corea del Sud, invece, aveva bisogno di un valido pretesto per inviare ai nazistelli buoni alcune munizioni di artiglieria che le avanzavano, e così ha messo in giro la storia delle truppe inviate dalla Corea del Nord in aiuto all'aggressore Russo che ha invaso eccetera, solita storiella, e visto che il mio nemico despota si intromettete nel conflitto, lo faccio anch'io che sono democratico: un raccontino standard, diciamo così, Wonder Layer entry level.
Ma le bugie, in questo teatro dell'assurdo, hanno le gambe lunghissime e, una volta lanciate, iniziano a vivere di vita propria, rimbalzando fra commenti ed articoli di fondo, fino a giungere al Pentagono che, per voce dello stesso Lloyd, il barman del circolo ufficiali dell'Overlook imperialista, sulle prime casca dalle nuvole, non ne sa nulla, poi ammette che “truppe Nord Coreane sono dirette in Africa, no, pardon, in Russia” (vero, non è una battuta) e alla fine, sommerso dalle voci ormai fuori controllo, è costretto a convenire: sì, la Corea ha inviato truppe in Russia, anche se non sappiamo bene quale sarà il loro impiego, dobbiamo scoprirlo.
Nel frattempo, i soldati Russi ci scherzano e, prendendo il controllo di nuovi insediamenti, una pratica giornaliera sul fronte Ucraino ormai al collasso, ed issando il Vessillo Russo sugli edifici conquistati, novelli Reichstag , espongono anche una bandiera Nord Coreana. Così è, se vi pare.
Satanismo green
Sarà pure ovvio, al punto che non valga la pena parlarne, ma ecco un lucido esempio di continuità del progetto secolare dell'élite globalista e della cosiddetta “agenda verde”, ovvero del camuffamento della strategia di eradicazione dell'identità dei popoli e della loro cultura storica, attraverso le favole narrate dagli incantatori delle greggi.
In foto, una vista di Strasburgo, Francia dopo lo spegnimento notturno delle luci della Cattedrale agito, dicono, per “salvare il pianeta”. In termini pratici, il risparmio per il Comune ammonta a 5, diconsi cinque, euro al giorno. In termini estetici e culturali, una Chiesa scompare nella notte.
(via Cris Cersei, che ringrazio)
Sarà pure ovvio, al punto che non valga la pena parlarne, ma ecco un lucido esempio di continuità del progetto secolare dell'élite globalista e della cosiddetta “agenda verde”, ovvero del camuffamento della strategia di eradicazione dell'identità dei popoli e della loro cultura storica, attraverso le favole narrate dagli incantatori delle greggi.
In foto, una vista di Strasburgo, Francia dopo lo spegnimento notturno delle luci della Cattedrale agito, dicono, per “salvare il pianeta”. In termini pratici, il risparmio per il Comune ammonta a 5, diconsi cinque, euro al giorno. In termini estetici e culturali, una Chiesa scompare nella notte.
(via Cris Cersei, che ringrazio)
Ali
Photo
Assenze.
Di Vucic abbiamo già detto e non posso che confermare le sensazioni che avevo già da tempo. Ne ha fatta un'altra, e ben più grave delle precedenti, anche se della stessa classe: nonostante sia stato invitato personalmente dal Presidente Putin all'incontro dei BRICS in Russia, il nostro voltagabbana non si è presentato.
Per di più, ha anche avanzato come scusa il fatto che avesse pregressi impegni, nientedimeno che col presidente Polacco Dududù Dadadà e con la Cofana Meravigliosa Wonder Layer, ovvero con due burattini al soldo occidentale. Evidentemente, il nostro Erdogan mancato che, come il suo mentore, cerca di tenere il piede in due scarpe ma non ne è capace, è ricattabile, è ancora ben legato all'Egemone morente e non può disobbedire agli ordini della propria matrigna:
“ No, Aleksandar, tu a casa di quel degenerato non ci vai. Guarda che ti bombardo, sai.
Altre due assenze, entrambe molto gravi, per motivi diversi. La prima, quella del presidente del Brasile, Lula de Silva, è imperdonabile proprio perché la B di BRICS sta per Brasile, e l'altra quella di Miguel-Diaz Canel, presidente di Cuba, lascia un grande amaro in bocca: la richiesta della Patria Socialista del Che e di Fidel di aderire al nuovo contraltare dell'imperialismo era un simbolo preciso ed aveva acceso tanta speranza nei cuori di quel resto del mondo che sta cercando di scrollarsi di dosso l'anacronistico fardello coloniale.
Per entrambi, si tratta di incidenti: il primo scivola in bagno e si rompe la testa, e m'immagino il luminare che, con accento vagamente germanico, gli consiglia di non muoversi di casa, se non vuole che la situazione peggiori. All'altro, proprio alla vigilia della partenza, gli esplode una centrale elettrica, lasciando al buio mezza Cuba.
Coincidenze, certo.
Di Vucic abbiamo già detto e non posso che confermare le sensazioni che avevo già da tempo. Ne ha fatta un'altra, e ben più grave delle precedenti, anche se della stessa classe: nonostante sia stato invitato personalmente dal Presidente Putin all'incontro dei BRICS in Russia, il nostro voltagabbana non si è presentato.
Per di più, ha anche avanzato come scusa il fatto che avesse pregressi impegni, nientedimeno che col presidente Polacco Dududù Dadadà e con la Cofana Meravigliosa Wonder Layer, ovvero con due burattini al soldo occidentale. Evidentemente, il nostro Erdogan mancato che, come il suo mentore, cerca di tenere il piede in due scarpe ma non ne è capace, è ricattabile, è ancora ben legato all'Egemone morente e non può disobbedire agli ordini della propria matrigna:
“ No, Aleksandar, tu a casa di quel degenerato non ci vai. Guarda che ti bombardo, sai.
Altre due assenze, entrambe molto gravi, per motivi diversi. La prima, quella del presidente del Brasile, Lula de Silva, è imperdonabile proprio perché la B di BRICS sta per Brasile, e l'altra quella di Miguel-Diaz Canel, presidente di Cuba, lascia un grande amaro in bocca: la richiesta della Patria Socialista del Che e di Fidel di aderire al nuovo contraltare dell'imperialismo era un simbolo preciso ed aveva acceso tanta speranza nei cuori di quel resto del mondo che sta cercando di scrollarsi di dosso l'anacronistico fardello coloniale.
Per entrambi, si tratta di incidenti: il primo scivola in bagno e si rompe la testa, e m'immagino il luminare che, con accento vagamente germanico, gli consiglia di non muoversi di casa, se non vuole che la situazione peggiori. All'altro, proprio alla vigilia della partenza, gli esplode una centrale elettrica, lasciando al buio mezza Cuba.
Coincidenze, certo.
Coincidenze terroristiche
Sempre a proposito di coincidenze, c'è stato un grave attentato terroristico in Turchia, ad Ankara proprio nel parcheggio degli stabilimenti di una azienda impegnata nella difesa. Presenti ed illesi anche tecnici italiani di Leonardo.
Di seguito, le parole di Numan Kurtulmuş, presidente della Grande Assemblea Nazionale, il parlamento turco:
“ Questo non è solo un normale attacco terroristico. Non è una coincidenza che sia diretto contro una delle nostre più importanti aziende di difesa, la TUSAS. E non è una coincidenza che l'attacco terroristico sia avvenuto in un momento in cui il nostro presidente è in visita all'estero, in Russia.
P.S.: non l'ho scritto, nel post precedente, ma Lula de Silva ha comunque partecipato in videoconferenza all'incontro dei BRICS ed è anche intervenuto in temi importanti, di cui avremo modo di parlare. L'assenza resta, in ogni caso.
P.S.2: fra i tredici Paesi che hanno ricevuto lo stato di Partner BRICS, una sorta di anticamera che precede la partecipazione a pieno titolo, oltre alla Turchia, figura anche Cuba.
Sempre a proposito di coincidenze, c'è stato un grave attentato terroristico in Turchia, ad Ankara proprio nel parcheggio degli stabilimenti di una azienda impegnata nella difesa. Presenti ed illesi anche tecnici italiani di Leonardo.
Di seguito, le parole di Numan Kurtulmuş, presidente della Grande Assemblea Nazionale, il parlamento turco:
“ Questo non è solo un normale attacco terroristico. Non è una coincidenza che sia diretto contro una delle nostre più importanti aziende di difesa, la TUSAS. E non è una coincidenza che l'attacco terroristico sia avvenuto in un momento in cui il nostro presidente è in visita all'estero, in Russia.
P.S.: non l'ho scritto, nel post precedente, ma Lula de Silva ha comunque partecipato in videoconferenza all'incontro dei BRICS ed è anche intervenuto in temi importanti, di cui avremo modo di parlare. L'assenza resta, in ogni caso.
P.S.2: fra i tredici Paesi che hanno ricevuto lo stato di Partner BRICS, una sorta di anticamera che precede la partecipazione a pieno titolo, oltre alla Turchia, figura anche Cuba.
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Sempre per la serie Coincidenze certo, ovvero gente che racconta a tutti di combattere il terrorismo cercando di nascondere le proprie azioni violente ed intimidatorie. Certo è che la pratica dei Riccioletti dovrebbe aver aperto gli occhi a molti, ed invece così non è: questo è il dato di fatto, inoppugnabile, che dovrebbe chiarire, una volta per tutte, qual è il potere della propaganda e quali nefandezze possano nascondersi dietro la patina della carta stampata.
Quante parole inutili, eh?
(anche se mi sembra di averlo già detto...)
Quante parole inutili, eh?
(anche se mi sembra di averlo già detto...)
Ali
Gli Stanislavskij de noantri (2/2) Ebbene, l'occidente finisce per crederci egli stesso, alla balla auto-costruita dal proprio sistema di propaganda, a qualunque livello. Dal Crocetta all'ultimo dei caporali di giornata degli avieri, passando per Generali…
Stanislavskij de noantri (appendice)
“ Siamo uniti e decisi al 100% nel sostenere non solo l’Ucraina, ma anche la Moldavia, perché il 24 febbraio Putin ha attaccato anche la Moldavia, non con l’esercito, ma con attacchi sessisti a Maja Sandu, una donna europea, una madre.
Annalena Baerbock, la nero verde germanica a ruota libera. Sono alla frutta, ormai, tutti. Anche chi gli scrive i discorsi – perché non staranno mandando a braccio un cane del genere, spero. Pardon, una cagna.
“ Siamo uniti e decisi al 100% nel sostenere non solo l’Ucraina, ma anche la Moldavia, perché il 24 febbraio Putin ha attaccato anche la Moldavia, non con l’esercito, ma con attacchi sessisti a Maja Sandu, una donna europea, una madre.
Annalena Baerbock, la nero verde germanica a ruota libera. Sono alla frutta, ormai, tutti. Anche chi gli scrive i discorsi – perché non staranno mandando a braccio un cane del genere, spero. Pardon, una cagna.
Ali
“Scoop” Abbiamo già parlato di Middle East Eye, una testata dal nome altisonante che vorrebbe essere un'autorevole voce geopolitica mediorientale, sede di accurate e sofisticatissime analisi. Li conosciamo bene, ci sono numerosi esempi anche in casa nostra…
Era facile.
Secondo The Times, a causa della fuga di notizie da parte americana, Israele è costretta a rivedere l'intera strategia ed ha rinviato l'attacco all'Iran.
Le scontate previsioni trovano conferma: Riccioletti in lista d'attesa per la “grande guerra”, nel senso che possono continuare con la pulizia etnica preventiva di Gaza e del Libano, Hamas ed Hezbollah permettendo e la vedo dura, e sul campo di battaglia vero, in questo round, scende l'Europa.
Lo scrivo come postilla qui: BlackRock, il fondo di investimento americano, ha iniziato ad acquistare terreni in Moldavia, col beneplacito di Maja, il cagnolino dei Soros. La stessa mossa fatta dalla stessa società in Ucraina, nelle prime fasi del conflitto, col beneplacito del Comico, il cagnolino dello zio Sam.
Secondo The Times, a causa della fuga di notizie da parte americana, Israele è costretta a rivedere l'intera strategia ed ha rinviato l'attacco all'Iran.
Le scontate previsioni trovano conferma: Riccioletti in lista d'attesa per la “grande guerra”, nel senso che possono continuare con la pulizia etnica preventiva di Gaza e del Libano, Hamas ed Hezbollah permettendo e la vedo dura, e sul campo di battaglia vero, in questo round, scende l'Europa.
Lo scrivo come postilla qui: BlackRock, il fondo di investimento americano, ha iniziato ad acquistare terreni in Moldavia, col beneplacito di Maja, il cagnolino dei Soros. La stessa mossa fatta dalla stessa società in Ucraina, nelle prime fasi del conflitto, col beneplacito del Comico, il cagnolino dello zio Sam.
Dove osano i Sauditi
A proposito del tenere il piede in due scarpe, arte sconosciuta a Vucic ma frequentata non senza soddisfazioni da Erdogan, ecco a voi un fuoriclasse: l'Arabia Saudita.
In contemporanea con la riunione dei BRICS, lo zio Sam ha deciso di dare una bella strigliata ai suoi sudditi, per richiamarli all'ordine, ed ha inviato Antony Blinken, quello che quando lo vedi arrivare sembra un pisano che bussa alla porta di un lucchese (per i poco avvezzi alle metafore toscane: un esattore delle tasse) a fare un giro di cortesia in Medioriente, proprio dal 22 al 24 ottobre.
Che fare, dunque. Intanto mandiamo il Ministro degli Esteri Saudita all'incontro a Kazan, a tenere ufficialmente il posto, poi organizziamo dal 22 al 24 un viaggio di piacere del Principe Bin Zayed in Russia, senza finalità politiche e senza specificare particolari destinazioni.
All'oscuro di tutto ed arrivato a Riad, il povero Blinken è stato ricevuto dal principe ereditario Bin Salman che, alle domande in materia geopolitica del cane da guardia yankee, deve aver risposto qualcosa del tipo: non so, Tony, devi chiedere a papà.
Come se tu volessi parlare con Gianni Agnelli e ti mettessero in contatto con Lapo Elkann. Mi perdonerà, Sua Altezza il Principe, non volevo mancare di rispetto, nell'incauto accostamento, né nei confronti Suoi né in quelli di Papà.
Pare che, alla fine dell'incontro col principino, un Blinken in qualche modo insoddisfatto, se non stizzito, abbia preso il telefono e provato a chiamare Bin Zayed. Peccato che, nella Terra dei Tartari, Riyadh Mobile non prenda...
Dice: ma alla fine l'Arabia Saudita ha chiesto di entrare nei BRICS oppure no? Non si sa, potrebbe averlo fatto e potrebbe non averlo fatto ma intanto ha fatto sapere di averlo fatto, nonostante non sia stata inclusa nemmeno nella nuova lista Partner e dunque sembrerebbe che non l'abbia fatto.
A proposito del tenere il piede in due scarpe, arte sconosciuta a Vucic ma frequentata non senza soddisfazioni da Erdogan, ecco a voi un fuoriclasse: l'Arabia Saudita.
In contemporanea con la riunione dei BRICS, lo zio Sam ha deciso di dare una bella strigliata ai suoi sudditi, per richiamarli all'ordine, ed ha inviato Antony Blinken, quello che quando lo vedi arrivare sembra un pisano che bussa alla porta di un lucchese (per i poco avvezzi alle metafore toscane: un esattore delle tasse) a fare un giro di cortesia in Medioriente, proprio dal 22 al 24 ottobre.
Che fare, dunque. Intanto mandiamo il Ministro degli Esteri Saudita all'incontro a Kazan, a tenere ufficialmente il posto, poi organizziamo dal 22 al 24 un viaggio di piacere del Principe Bin Zayed in Russia, senza finalità politiche e senza specificare particolari destinazioni.
All'oscuro di tutto ed arrivato a Riad, il povero Blinken è stato ricevuto dal principe ereditario Bin Salman che, alle domande in materia geopolitica del cane da guardia yankee, deve aver risposto qualcosa del tipo: non so, Tony, devi chiedere a papà.
Come se tu volessi parlare con Gianni Agnelli e ti mettessero in contatto con Lapo Elkann. Mi perdonerà, Sua Altezza il Principe, non volevo mancare di rispetto, nell'incauto accostamento, né nei confronti Suoi né in quelli di Papà.
Pare che, alla fine dell'incontro col principino, un Blinken in qualche modo insoddisfatto, se non stizzito, abbia preso il telefono e provato a chiamare Bin Zayed. Peccato che, nella Terra dei Tartari, Riyadh Mobile non prenda...
Dice: ma alla fine l'Arabia Saudita ha chiesto di entrare nei BRICS oppure no? Non si sa, potrebbe averlo fatto e potrebbe non averlo fatto ma intanto ha fatto sapere di averlo fatto, nonostante non sia stata inclusa nemmeno nella nuova lista Partner e dunque sembrerebbe che non l'abbia fatto.
Negación de la Evidencia - Quiz
A) La Turchia è stata esclusa dall'adesione ai BRICS a causa delle pressioni esercitate dall'India sul governo Russo affinché non consentisse a questo stato di unirsi.
B) Il Venezuela e il Nicaragua sono stati esclusi dall'adesione ai BRICS a causa delle pressioni esercitate dal Brasile sul governo Russo affinché non consentisse a questi stati di unirsi.
Una sola delle notizie A e B è vera. L'altra è frutto del racconto distopico della propaganda occidentale che si arrampica sugli specchi nel tentativo di far sopravvivere il proprio padrone, dunque sé stessa e le proprie redazioni di pennivendoli disperati.
Di seguito, un piccolo aiuto: in ordine alfabetico, l'elenco dei Paesi che sono stati ammessi nel gruppo Partner dei BRICS:
Algeria, Bielorussia, Bolivia, Cuba, Indonesia, Kazakistan, Malesia, Nigeria, Thailandia, Turchia, Uganda, Uzbekistan, Vietnam.
(in un altro post scriverò in grassetto anche Cuba e Vietnam che lo meritano e segnano in maniera inequivocabile il tramonto del vecchio impero coloniale)
A) La Turchia è stata esclusa dall'adesione ai BRICS a causa delle pressioni esercitate dall'India sul governo Russo affinché non consentisse a questo stato di unirsi.
B) Il Venezuela e il Nicaragua sono stati esclusi dall'adesione ai BRICS a causa delle pressioni esercitate dal Brasile sul governo Russo affinché non consentisse a questi stati di unirsi.
Una sola delle notizie A e B è vera. L'altra è frutto del racconto distopico della propaganda occidentale che si arrampica sugli specchi nel tentativo di far sopravvivere il proprio padrone, dunque sé stessa e le proprie redazioni di pennivendoli disperati.
Di seguito, un piccolo aiuto: in ordine alfabetico, l'elenco dei Paesi che sono stati ammessi nel gruppo Partner dei BRICS:
Algeria, Bielorussia, Bolivia, Cuba, Indonesia, Kazakistan, Malesia, Nigeria, Thailandia, Turchia, Uganda, Uzbekistan, Vietnam.
(in un altro post scriverò in grassetto anche Cuba e Vietnam che lo meritano e segnano in maniera inequivocabile il tramonto del vecchio impero coloniale)
Ali
Photo
Chi segna il punto.
Tanto per salvare la faccia, i Riccioletti, alla fine, qualcosa contro l'Iran l'hanno fatta. Il viaggio di Antony Blinken in Medioriente mentre i BRICS si riunivano in Russia deve aver avuto un qualche contributo a tal proposito: ora è indispensabile segnare un punto, dal punto di vista occidentale.
Contrariamente agli annunci di gesti eclatanti e di siti petroliferi e nucleari che sarebbero stati distrutti nelle terribile vendetta sionista contro gli islamici, si è trattato di un modesto lancio di missili, per lo più balistici, e, almeno secondo qualcuno, di droni (anche se quest'ultima cosa mi sembra inverosimile).
Da fonti di Teheran, si riferisce di lanci intercettati e di danni limitati a siti di alcun interesse strategico e anche l'IDF parla di obiettivi strettamente limitati all'ambito militare. Lo scarso interesse generale per la “notizia” (a parte i soliti strombazzanti pennivendoli nostrani iper-eccitati) deporrebbe a favore di questa tesi: un attacco simbolico, molto al di sotto sia delle possibilità di offesa Israeliane che di quelle difensive Iraniane.
La notizia interessante, invece, che mi preme sottolineare è che sia stata proprio l'Arabia Saudita, quel Paese di cui abbiamo già notato le straordinarie doti di equilibrismo geopolitico, a condannare l'attacco sionista all'Iran, spostando di un'altra, piccola tacca la propria collocazione su uno scacchiere mondiale in rapida evoluzione.
Tanto per salvare la faccia, i Riccioletti, alla fine, qualcosa contro l'Iran l'hanno fatta. Il viaggio di Antony Blinken in Medioriente mentre i BRICS si riunivano in Russia deve aver avuto un qualche contributo a tal proposito: ora è indispensabile segnare un punto, dal punto di vista occidentale.
Contrariamente agli annunci di gesti eclatanti e di siti petroliferi e nucleari che sarebbero stati distrutti nelle terribile vendetta sionista contro gli islamici, si è trattato di un modesto lancio di missili, per lo più balistici, e, almeno secondo qualcuno, di droni (anche se quest'ultima cosa mi sembra inverosimile).
Da fonti di Teheran, si riferisce di lanci intercettati e di danni limitati a siti di alcun interesse strategico e anche l'IDF parla di obiettivi strettamente limitati all'ambito militare. Lo scarso interesse generale per la “notizia” (a parte i soliti strombazzanti pennivendoli nostrani iper-eccitati) deporrebbe a favore di questa tesi: un attacco simbolico, molto al di sotto sia delle possibilità di offesa Israeliane che di quelle difensive Iraniane.
La notizia interessante, invece, che mi preme sottolineare è che sia stata proprio l'Arabia Saudita, quel Paese di cui abbiamo già notato le straordinarie doti di equilibrismo geopolitico, a condannare l'attacco sionista all'Iran, spostando di un'altra, piccola tacca la propria collocazione su uno scacchiere mondiale in rapida evoluzione.
Nel nome di Dio Clemente e Misericordioso, che la pace, le benedizioni e la misericordia di Dio siano su di voi.
Dai combattenti di Hezbollah al proprietario di questa onorevole casa: Chiediamo a Dio Onnipotente di riportarvi alle vostre case sani e salvi e di concederci una gloriosa vittoria, se Dio vuole.
Considerando le difficili circostanze in cui ci trovavamo, a causa della carenza di alcuni dei beni essenziali per continuare a svolgere i nostri doveri, siamo stati costretti a utilizzare dei beni di prima necessità, vale a dire cipolle, labneh, makdoos, ceci e simili; chiediamo quindi il vostro perdono. Se Dio vuole, ci occuperemo di restituire ciò che abbiamo utilizzato.
La Resistenza Islamica Hezbollah, 11/10/2024
Lettera ritrovata in una casa a sud del Libano, coinvolta negli scontri.
In piedi, signori, davanti ai Combattenti che difendono le proprie Terre e la propria Gente dai terroristi assassini al soldo dell'imperialismo occidentale.
Gloria a Loro.
(fonte t.me/iranislamico)
Dai combattenti di Hezbollah al proprietario di questa onorevole casa: Chiediamo a Dio Onnipotente di riportarvi alle vostre case sani e salvi e di concederci una gloriosa vittoria, se Dio vuole.
Considerando le difficili circostanze in cui ci trovavamo, a causa della carenza di alcuni dei beni essenziali per continuare a svolgere i nostri doveri, siamo stati costretti a utilizzare dei beni di prima necessità, vale a dire cipolle, labneh, makdoos, ceci e simili; chiediamo quindi il vostro perdono. Se Dio vuole, ci occuperemo di restituire ciò che abbiamo utilizzato.
La Resistenza Islamica Hezbollah, 11/10/2024
Lettera ritrovata in una casa a sud del Libano, coinvolta negli scontri.
In piedi, signori, davanti ai Combattenti che difendono le proprie Terre e la propria Gente dai terroristi assassini al soldo dell'imperialismo occidentale.
Gloria a Loro.
(fonte t.me/iranislamico)
Chi l'avrebbe detto, eh? Anche Bucha l'hanno copiato da quelli tatuati nerovestiti di prima. E' Proprio vero, le tragedie della Storia si ripetono, ma sotto forma di farsa.