Ali
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Putin e Xi Jinping si dicono qualcosa, tramite interprete, durante i lavori del vertice BRICS a Kazan.

Gustoso siparietto, alle loro spalle, con Lavrov e Wang Yi che cercano di capire cosa si stiano dicendo i rispettivi presidenti. Ad un certo punto capiscono d'essere osservati e decidono di darsi un contegno, fanno finta che non siano affari loro, ma è dura...
Stati Vegetativi

Leggendo in giro, senza troppo impegno e citando a caso:

La Polonia ha chiesto il permesso agli Stati Uniti di abbattere i missili russi sull'Ucraina.

La Corea del Sud ha informato gli Stati Uniti che le truppe della Corea del Nord sono state già portate sul fronte ucraino dai Russi, in gran segreto, utilizzando camion civili.

Sempre la Corea del Sud ha informato sempre gli Stati Uniti che il segretario del Consiglio di Sicurezza Russo, Sergey Shoigu, avrebbe effettuato una visita a Pyongyang, in gran segreto.

Da parte loro, gli Stati Uniti hanno incluso i viceministri della Difesa Russi, Fradkov, Bulyga e Fomin, nell'elenco delle vittime delle sanzioni.

Allo stesso tempo, sempre gli Stati Uniti, minacciano terribile vendetta sulla Georgia e gravi ripercussioni in Moldavia se la propria “democrazia basata su regole” dovesse ancora trovare intoppi, da quelle parti: decidiamo noi non soltanto chi partecipa, ma anche chi vince e chi perde.

A riprova di questo, su un canale televisivo di laggiù, durante la cronaca di una gara automobilistica, la regia ha mandato in onda, con una settimana di anticipo, il banner dello spoglio elettorale con la Kamala Ridens in vantaggio di cinque punti cinque sul Biondo.

Il mondo occidentale si divide in due gruppi: Stati Uniti e stati vegetativi. Indovina di quale fai parte, tu.
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La guerra dei Riccioletti

Militarmente, prendono sonori schiaffoni dappertutto.

Quando provano ad attaccare, con blindati ed aerei che credono di avere in esclusiva, gente che invece è armata al loro stesso livello, le prendono di santa ragione, e si lamentano, anche, come abbiamo visto. E questo senza considerare le imbarazzanti figuracce della fanteria quando prova a confrontarsi con milizie abituate alla guerriglia, che conoscono bene ogni anfratto della propria terra.

Cercano il riscatto, gli Unti dal Signore, colpendo gli indifesi, chi non può e non vuole difendersi perché sa che mai un militare, uno vero, sparerebbe su di lui. Dunque i civili, prima di tutto, oppure i medici, come si vede nel video che allego che ritrae un attacco dei “democratici” contro un ospedale da campo, medici, infermieri e, soprattutto, pazienti nei pressi della città di Sur, nel sud del Libano.

Più o meno quello che accade un po' più a nord, coi nazisti redivivi in forma di farsa che sparano sui mercati e contro gli autobus. Una copia esatta del loro mentore yankee, quello che non ha mai vinto una guerra vera ed ha fatto credere di essere invincibile bombardando la povera gente.
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Ali
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Sei in confusione,

così si apostrofava, nelle assemblee, un compagno che avesse perso il filo del discorso, nelle sue argomentazioni per sostenere una certa tesi. Si trattava d'altri tempi, naturalmente, e di personaggi di tutt'altra caratura rispetto al pupazzetto del video sopra.

Fatto sta che il personaggio (in evidente confusione) lascia cadere un'altra maschera dell'occidente egemone, a sua volta in caduta libera: quella della finale dell'acronimo OMS: Sanità.

L'uomo diversamente bianco, che si chiama come il gioco dei mattoncini che cascano in un film di Dario Argento, sostiene che il nemico della sua organizzazione mondiale non è il nuovo virus individuato in Papuasia che ha già causato tre infezioni (diconsi tre) e che pertanto costituisce un'emergenza mondiale dalla quale bisogna salvarsi al più presto, limitando pubblici ritrovi e spostamenti, ed acquistando vagonate di Sacro Antidoto dalle multinazionali del farmaco.

No: il vero nemico sono gli anti-vaccinisti, cioè quei trogloditi antiscientifici che lasciano centinaia di milioni di bambini a piede libero nel mondo, senza che nessuno di essi sia mai stato vidimato, neppure una volta.

Che il Grande Timoniere sia con me, ancora una volta, con la mia citazione preferita:

La confusione è grande, nella testa del nemico: la situazione è favorevole.
Monumento ai Caduti della guerra in Ucraina, Noginsk, Mosca.
Uomini

" Basta con il ricatto dell'antisemitismo, basta con il ricatto dell'olocausto.

Siete soltanto dei terroristi assassini, quali che siano i trascorsi del popolo a cui sostenete di appartenere, quello che fate vi pone al di fuori non soltanto dalla vostra storia ma dall'Umanità tutta.

Per sperare di sopravvivere, un cancro va asportato, chirurgicamente, e voi siete il cancro dell'Umanità.

Il virgolettato all'incipit è di Grzegorz Braun, un eurodeputato dalla Polonia e questo, nonostante il marciume politico che ricopre sia l'Europa che la Polonia, ci ricorda che il mondo è fatto ancora di Uomini che sanno pensare con la propria testa e sanno riconoscere il male, quando lo vedono, nonostante la coltre di menzogne sotto la quale siamo costretti a vivere.
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Ali pinned «La guerra dei Riccioletti Militarmente, prendono sonori schiaffoni dappertutto. Quando provano ad attaccare, con blindati ed aerei che credono di avere in esclusiva, gente che invece è armata al loro stesso livello, le prendono di santa ragione, e si lamentano…»
Forwarded from Enrica Perucchietti (Enrica Perucchietti)
Solidarietà ad Andrea Lucid e Vincenzo Lorusso, in questi giorni al centro di un inaudito attacco da parte dei media e di alcune forze politiche, che non riuscendo a silenziare le voci divergenti provano a criminalizzare e a demonizzare i giornalisti non allineati con il metodo della character assassination.

Dalle liste dei filoputiniani alle accuse più disparate e grottesche, il clima si sta facendo sempre più fosco e violento ed evoca una forma di maccartismo 2.0, dove la battaglia contro le fake news viene utilizzata come pretesto per creare una informazione certificata e come grimaldello per spaventare e censurare i divergenti, creando un clima di terrore e di omologazione dell'informazione.
Democrazia Disperata

In queste ore di domenica mattina del 3 novembre, in Moldavia sta accadendo qualcosa di molto interessante e nello stesso tempo davvero incredibile.

Il potere, ormai agli sgoccioli e nel panico più totale, sta facendo l'impossibile per impedire il corretto svolgimento del secondo turno delle elezioni, evidentemente terrorizzato dal possibile risultato: al primo turno, il divario fra il burattino sorosiano Maja Sandu e lo sfidante Alexander Stoianoglo, nonostante i brogli, è stato soltanto dell'otto per cento.

I cittadini moldavi all'estero, dove nel turno precedente è stato di fatto impedito loro di esprimere il voto, si stanno spostando per raggiungere seggi più affidabili. A Mosca, dove a fronte di circa mezzo milioni di elettori moldavi sono stati aperti soltanto due seggi, con a disposizione circa diecimila schede, fin dalle prime luci dell'alba si è formata una coda nei pressi dell'Ambasciata moldava.

Molti cittadini affollano gli aeroporti per volare a Minsk e a Baku e file chilometriche di automobili con targa della Transnistria, dove non è stato aperto neppure un seggio, cercano di raggiungere la Moldavia.

Ritardi ovunque, voli cancellati e posti di blocco della polizia moldava alle frontiere e sui ponti che portano al Paese. Il vice primo ministro moldavo chiede alla Commissione Elettorale centrale di prepararsi a cancellare i risultati delle votazioni a Mosca, Baku, Minsk, Istanbul, Ankara, Yerevan e Tbilisi.

Il potere ha sempre controllato il risultato del voto, naturalmente. Permettere ai cittadini di decidere chi fosse a rappresentarli potrebbe essere un'arma pericolosa se finisse in mani che non siano saldamente sotto il controllo del potere stesso. I meccanismi di selezione dei candidati e di promozione di quello destinato ad essere il vincitore costituivano una prassi consolidata che ha mostrato la propria efficienza in tutti questi anni.

Ora qualcosa si è rotto. Quella macchina perfetta di propaganda che indirizzava le greggi nella direzione conveniente al pastore non funziona più ed il potere è costretto a venire allo scoperto, a non nascondere più le proprie manovre sotto la retorica della cosiddetta democrazia: una coperta diventata ormai troppo corta per nascondere i propri raggiri. Lo stato di polizia, che c'è sempre stato, si manifesta ora in tutta la sua cruda violenza e gli stessi rappresentanti istituzionali ne parlano senza più peli sulla lingua.

E' in questa fase che quelle forze di polizia si riconoscono composte da cittadini e possono fare la differenza smettendo di obbedire agli ordini di un potere che vorrebbe farle combattere contro i cittadini, dunque contro sé stessi. Il divide et impera si rompe e la macchina si rivolta contro chi l'ha messa in piedi e l'ha governata fino all'attimo prima.

Per restare coi piedi ben saldi sul terreno della prassi, prima che della Letteratura, non sarà affatto un pranzo di gala, ma un atto violento in cui una Classe strapperà il potere ad un'altra. E questo il potere stesso lo sa bene, meglio di chiunque altro, e ne ha un terrore folle.
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🇮🇹🤡🇬🇪 I RADICALI ITALIANI IN GEORGIA PER SUPPORTARE L'INSURREZIONE
Silvja Manzi e Igor Boni, con le loro facce tristi, a Tiblisi per supportare il nuovo "maidan" contro i nemici dell'occidente.

Gridano alle ingerenze della Russia in Georgia, proprio loro, i Radicali Italiani, un partito che non prende voti ma che campa esplicitamente delle donazioni di Soros.

Complimenti per la faccia come il culo!

Segui 👉@ComitatoDonbass
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Ali
Voglio quello che ha preso lui Come dicevamo qui (t.me/alimalta/6216) le balle che l'occidente racconta prima di tutto a sé stesso finiscono di vivere di vita propria, si auto alimentano, si ingigantiscono e si modificano fino a sostenere altre narrazioni…
The State Department Comedy Machine

" L'Esercito Nord Coreano continua ad avanzare nell'Ucraina orientale e si sta avvicinando a Pokrovsk, punto strategico di rifornimento dell'Esercito Ucraino. Nel Kursk Russo, l'Ucraina ha perso un gran numero di uomini e di veicoli, in soli due giorni di scontro contro l'Esercito Nord Coreano.

Messaggio pubblicato Kim Jong-un che di certo sta ridendo di gusto a leggere le deliranti "notizie" diffuse dalla propaganda occidentale, ormai in confusione totale.

Ad essere sincero, un po' mi dispiace che l'Egemone stia per soccombere: chi altri saprà regalarci simili spunti comici, quale disastroso saltimbanco riuscirà a farci ridere mentre corre baldanzoso verso la propria rovina?
Forwarded from Giubbe Rosse
INDIPENDENTISTI SARDI 'ESPROPRIANO' IMPIANTO EOLICO
Fonte: ANSA

Un esproprio simbolico contro la speculazione energetica in Sardegna.
A metterlo in atto, oggi, sono stati gli indipendentisti di Sardigna Natzione, Entula e Unigcom.
L'azione dimostrativa è stata attuata nella zona industriale di Porto Torres, vicino a Monte Rosè: qui gli attivisti hanno recintato a scopo di esproprio un impianto eolico di una multinazionale.
Gli indipendentisti hanno accompagnato la protesta con un documento nel quale, dopo aver ricordato che da "decenni denunciano il pericolo rappresentato da un'invasione incontrollata, autorizzata dallo stato italiano, di impianti eolici e fotovoltaici, a vantaggio esclusivo delle multinazionali e della strategia energetica dell'Italia", chiedono "che gli impianti già costruiti e già in produzione, di proprietà di società speculative e multinazionali di tutto il mondo, vengano espropriati dal popolo sardo, utilizzando anche le previsioni dello statuto, come già proposto anche da diversi tecnici e comitati popolari, per ottenere una transizione energetica che vada in contrasto con la politica coloniale".

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Ali
Democrazia Disperata In queste ore di domenica mattina del 3 novembre, in Moldavia sta accadendo qualcosa di molto interessante e nello stesso tempo davvero incredibile. Il potere, ormai agli sgoccioli e nel panico più totale, sta facendo l'impossibile…
Questa, al momento, la situazione: dopo aver scrutinato il 76% dei voti, il burattino di Soros perde per poco meno del 4%.

Pubblico la notizia, come si dice, a futura memoria: anche nel primo turno, durante la notte, è accaduto l'impossibile.
Ali
Questa, al momento, la situazione: dopo aver scrutinato il 76% dei voti, il burattino di Soros perde per poco meno del 4%. Pubblico la notizia, come si dice, a futura memoria: anche nel primo turno, durante la notte, è accaduto l'impossibile.
...e non abbiamo dovuto nemmeno attendere tutta la notte: alle ore 23:30 circa, i burattini sorosiani cantano vittoria. Come al solito, il Mangiafuoco che detiene il potere ha calato il proprio jolly, quello che, ancora per poco, gli permette di sopravvivere.

Come dicevamo, il potere tutt'ora in carica ha una paura folle di scomparire fra le pagine della storia e non sarà certo una tornata elettorale ad averne ragione, viste anche le contromisure che, fin dalle prime ore, ha messo in campo.

La resa dei conti è soltanto rimandata. Nessuno si aspettava che la dipartita coincidesse con questo episodio ma un altro passo verso l'abisso, l'Egemone, l'ha fatto.
Forwarded from Saker Italia
L'amore sincero per la Patria, il rispetto per i nostri antenati, il desiderio di essere degni delle loro gloriose imprese ci aiuteranno a vincere.
Vinciamo in nome della Patria!

Buona Festa dell'Unità Nazionale!

- Dimitry Medvedev
Gimme Shelter

- Comandante, abbiamo individuato la posizione precisa della batteria Patriot che protegge l'aeroporto internazionale di Kiev.

- Ben fatto, Sergente. Dunque il satellite Kondor-FKA lanciato dal cosmodromo di Plesetsk due giorni fa è già operativo...


- No, Comandante. Abbiamo usato Google Map.

Fa ridere, certo, come tante altre mosse maldestre di questo occidente disperato che vorrebbe aver ragione dell'Esercito della Federazione Russa. Pare che gli ucraini abbiano protestato vivacemente presso gli uffici di Google, già venerdì pomeriggio, ma lo specialista addetto alle nuvolette artificiali fosse fuori per il weekend di halloween, mascherato da zio Fester. Così le informazioni sono rimaste on-line, visibili a tutti, fino a lunedì, poco fa...

(via Saker Italia)
Il declino Usa, la Russia e la catastrofe atomica
Di Francesco Sylos Labini

Domani, alla Fondazione Di Vittorio di Roma (e in diretta streaming sul loro canale YouTube), si terrà la lectio di Jeffrey Sachs Geopolitics of a changing World: how to avoid Thucydides’s trap. Anticipiamo qui uno stralcio dell’intervento di Francesco Sylos Labini, tra gli ospiti dell’incontro.

Jeffrey Sachs dall’inizio della guerra in Ucraina è stato un riferimento imprescindibile per capirne le ragioni. Sachs si trovava nella sala del Cremlino quando Eltsin firmò il decreto di dissoluzione dell’Urss nel 1991, il Big Bang della nostra epoca. Da quel momento, invece che alla “fine della storia”, abbiamo assistito all’apertura del vaso di Pandora da cui sono fuoriusciti i mostri che popolano l’incubo attuale.

Quello è stato uno spartiacque chiave della nostra epoca: nel 1991 “l’orologio della fine del mondo” segnava 17 minuti alla mezzanotte e nel 2024 ci separano solo 90 secondi dall’apocalisse atomica. Come e perché questo capitale di pace che abbiamo ereditato nel 1991 è andato disperso è la storia dell’incubo in cui siamo immersi ora. Per la Russia il 1991 ha segnato l’inizio di una tragedia che è durata dieci anni durante i quali il Pil per persona è diminuito del 40% per poi risalire con l’avvento di Putin al potere (oggi è del 30% maggiore di quello del ’91). In Occidente è invece iniziata una crescita consistente del numero di miliardari e della loro ricchezza: oggi le ottantacinque persone più ricche del mondo hanno la stessa ricchezza del restante 99% della popolazione del pianeta. Inoltre, dagli anni 90 in poi si è assistito all’ascesa della Cina. Lì il Pil per persona, dal 1990 a oggi, è cresciuto di 13 volte e il Pil totale ha ora superato quello degli Usa in termini di parità di potere di acquisto. Inoltre, il combinato dei Pil dei Paesi cosiddetti “Brics” ha superato quello dei Paesi del G7, che nel 1991 erano i più industrializzati. I Brics hanno oggi il 45% della popolazione del mondo, producono il 40% del petrolio e il loro contributo alla crescita economica mondiale è del 44% contro il 20% del G7.

L’ascesa di una grande potenza industriale come la Cina sarebbe potuta entrare in rotta di collisione con l’unica potenza egemone rimasta dal 1991, gli Usa: questa è la tesi di John Mearsheimer secondo cui le grandi potenze lottano per essere egemoni e ciò comporta una perpetua competizione. In realtà questa prospettiva è adatta a interpretare la politica estera americana, ma forse meno adatta a spiegare la politica estera cinese. Ad esempio, gli Stati Uniti hanno 750 basi militari all’estero, in 80 Paesi con 170 mila soldati, mentre la Cina ha una sola base militare fuori dal suo territorio a Gibuti; negli ultimi quarant’anni la Cina non è mai stata coinvolta in alcun conflitto mentre gli Usa in più di dieci. Dagli anni 90 inoltre la temperatura globale è cresciuta sempre più velocemente. Questo poiché la Cina ha iniziato a emettere gas serra, di cui oggi è la maggiore produttrice, ma il primato di emissione per persona spetta ancora agli Usa, che hanno emesso anche, nella storia, il doppio di gas serra della Cina, pur avendo un quarto della sua popolazione. Ed è assodato che più si consumano combustibili fossili più aumenta la temperatura. Quando i Paesi si sviluppano aumenta il loro Pil pro capite e l’emissione, sempre per persona, di gas serra: questo pone un problema di sostenibilità globale, di giustizia climatica e di limiti dello sviluppo per via delle risorse finite. Oggi, la quota della manifattura cinese è pari a quella degli Usa e dell’Europa messe assieme; la Cina è diventata il maggiore esportatore di automobili, maggior produttore di panelli solari e ha un consumo di energia e una produzione di acciaio in continua crescita. Negli ultimi trent’anni sono state costruite intere città, è stata sviluppata una gigantesca rete di treni ad alta velocità e per ogni nave costruita in America in Cina ne vengono costruite 250.

Segue...