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INVECE IN FRANCIA
Scene disgustose dalla città francese di Saint-Etienne.
Il sistema di videosorveglianza all'interno della Cattedrale di San Carlo Borromeo mostra una donna anziana disabile che entra lunedì sera per la messa, solo per essere seguita da un immigrato che la aggredisce e le strappa una collana.
#remigrazione
#remigration
🏴☠️ Giù dalla branda,
stai con la Banda🏴☠️
🤙 https://t.me/labandadegliidraulici
Scene disgustose dalla città francese di Saint-Etienne.
Il sistema di videosorveglianza all'interno della Cattedrale di San Carlo Borromeo mostra una donna anziana disabile che entra lunedì sera per la messa, solo per essere seguita da un immigrato che la aggredisce e le strappa una collana.
#remigrazione
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INTANTO IN OLANDA
Immigrati marocchini aggrediscono i tifosi olandesi per aver indossato i colori dei Paesi Bassi nei Paesi Bassi.
#remigrazione
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Immigrati marocchini aggrediscono i tifosi olandesi per aver indossato i colori dei Paesi Bassi nei Paesi Bassi.
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EL KOUDRI: UN ALTRO ISLAMICO ASSASSINO
Non ce l'ha fatta Monica Esposito, la donna di 55 anni ricoverata in Terapia intensiva dopo essere stata investita in centro a Modena due mesi fa, il 16 maggio, dall'auto scagliata sulla folla guidata da Salim El Koudri, che ferì gravemente 8 persone (ad un’altra donna vennero amputate entrambe le gambe). La paziente, in un primo momento ricoverata in condizioni critiche all'ospedale Maggiore dell'Azienda Usl di Bologna, nelle scorse settimane era stata trasferita in all'Ospedale Civile di Baggiovara, dell'Azienda ospedaliero - universitaria di Modena, dove è deceduta in mattinata.
#remigrazione unica soluzione
🏴☠️ Giù dalla branda,
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Non ce l'ha fatta Monica Esposito, la donna di 55 anni ricoverata in Terapia intensiva dopo essere stata investita in centro a Modena due mesi fa, il 16 maggio, dall'auto scagliata sulla folla guidata da Salim El Koudri, che ferì gravemente 8 persone (ad un’altra donna vennero amputate entrambe le gambe). La paziente, in un primo momento ricoverata in condizioni critiche all'ospedale Maggiore dell'Azienda Usl di Bologna, nelle scorse settimane era stata trasferita in all'Ospedale Civile di Baggiovara, dell'Azienda ospedaliero - universitaria di Modena, dove è deceduta in mattinata.
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INTANTO FAKIR
Macché imprenditore. Il curriculum criminale del nuovo idolo della sinistra
È come se esistessero due Fakir. Mentre l'inchiesta sul dramma di domenica a Bologna muove i primi passi, prende forma il ritratto dell'uomo morto tra le mani dei due poliziotti, il marocchino Fakir Abderrahim. Ma di ritratti ne circolano almeno due, distanti e apparentemente incompatibili tra loro. Da una parte i racconti di amici e parenti, da cui emerge la figura di un lavoratore onesto, integrato, generoso con dipendenti e connazionali, che ne stanno facendo una nuova icona dell'opinione pubblica progressista. Dall'altra, il curriculum giudiziario che sta emergendo in queste ore, e che viene reso noto in parte dal sindacato di polizia Coisp: quello di uno spacciatore di droga e di un violento, incappato a più riprese nelle maglie della giustizia. I precedenti peggiori, compresa la condanna che lo spedì in carcere, sono risalenti ad anni fa; quelli più modesti sono più recenti. E tutti vengono ricostruiti in queste ore per andare a comporre il profilo della vittima.
Nei racconti dei familiari si affastellano le storie di una vita ordinaria e alacre, il permesso di soggiorno, la ditta di facchinaggio, i rapporti stabili con la comunità marocchina. Il fratello maggiore di Farik, Zorkan Hamid, accenna a un "piccolissimo precedente", un errore di gioventù, "poi si era rimesso in riga lavorando sodo". Non è chiaro a quale precedente si riferisca, perché il morto ne aveva in realtà inanellati più d'uno. Se il "piccolo" è l'arresto del 2001, quando aveva diciassette anni, per detenzione di droga, dire che Abderrahim si era "rimesso in riga" è un po' eccessivo. Anzi, Farik fa un salto di qualità e entra nel mondo del traffico di droga. E l'anno dopo, nel 2002 finisce nel mirino della Squadra Mobile e della Direzione distrettuale antimafia bolognesi, che scavano intorno a una organizzazione che cura importazione e distribuzione di droga. Abderrahim è uno di loro: non un capo, un gregario che lavora nei piani bassi del clan. Lo arrestano insieme ad altre cinquantadue persone nella retata conclusiva dell'inchiesta, lo portano a processo, il 6 gennaio 2004 arriva la condanna a quattro anni e due mesi di carcere. Dovrebbe restare dentro fino al 2008 ma nel 2006 arriva l'indulto e Farik torna libero. Nel frattempo su di lui indagano per traffico di droga anche i carabinieri del capoluogo emiliano, in un'inchiesta che però non sfocia in altre condanne. Farik Abderrahim si mette a lavorare, ma i guai non sono finiti. Nel 2019, rende noto il Coisp, viene denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio.
Di cosa si tratta? Secondo quanto si è potuto capire, la vicenda è simile in modo impressionante a quanto accaduto domenica a Bologna. Abderrahim è a bordo di un treno e si mette a dare in escandescenze con tale virulenza che il capotreno deve chiedere l'intervento della Polizia ferroviaria. E a quel punto, come l'altro ieri al Pilastro, la situazione degenera tanto che anche lì viene chiamata un'ambulanza. Ma non è finita: nel 2022 l'uomo viene denunciato nuovamente, questa volta per lesioni personali.
Non sembra nascere dal niente, insomma, il mezzogiorno tragico del Pilastro. Capire la storia di Farik serve a trovare un senso, una spiegazione.
Da Il Giornale
Unica via: #remigrazione
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Macché imprenditore. Il curriculum criminale del nuovo idolo della sinistra
È come se esistessero due Fakir. Mentre l'inchiesta sul dramma di domenica a Bologna muove i primi passi, prende forma il ritratto dell'uomo morto tra le mani dei due poliziotti, il marocchino Fakir Abderrahim. Ma di ritratti ne circolano almeno due, distanti e apparentemente incompatibili tra loro. Da una parte i racconti di amici e parenti, da cui emerge la figura di un lavoratore onesto, integrato, generoso con dipendenti e connazionali, che ne stanno facendo una nuova icona dell'opinione pubblica progressista. Dall'altra, il curriculum giudiziario che sta emergendo in queste ore, e che viene reso noto in parte dal sindacato di polizia Coisp: quello di uno spacciatore di droga e di un violento, incappato a più riprese nelle maglie della giustizia. I precedenti peggiori, compresa la condanna che lo spedì in carcere, sono risalenti ad anni fa; quelli più modesti sono più recenti. E tutti vengono ricostruiti in queste ore per andare a comporre il profilo della vittima.
Nei racconti dei familiari si affastellano le storie di una vita ordinaria e alacre, il permesso di soggiorno, la ditta di facchinaggio, i rapporti stabili con la comunità marocchina. Il fratello maggiore di Farik, Zorkan Hamid, accenna a un "piccolissimo precedente", un errore di gioventù, "poi si era rimesso in riga lavorando sodo". Non è chiaro a quale precedente si riferisca, perché il morto ne aveva in realtà inanellati più d'uno. Se il "piccolo" è l'arresto del 2001, quando aveva diciassette anni, per detenzione di droga, dire che Abderrahim si era "rimesso in riga" è un po' eccessivo. Anzi, Farik fa un salto di qualità e entra nel mondo del traffico di droga. E l'anno dopo, nel 2002 finisce nel mirino della Squadra Mobile e della Direzione distrettuale antimafia bolognesi, che scavano intorno a una organizzazione che cura importazione e distribuzione di droga. Abderrahim è uno di loro: non un capo, un gregario che lavora nei piani bassi del clan. Lo arrestano insieme ad altre cinquantadue persone nella retata conclusiva dell'inchiesta, lo portano a processo, il 6 gennaio 2004 arriva la condanna a quattro anni e due mesi di carcere. Dovrebbe restare dentro fino al 2008 ma nel 2006 arriva l'indulto e Farik torna libero. Nel frattempo su di lui indagano per traffico di droga anche i carabinieri del capoluogo emiliano, in un'inchiesta che però non sfocia in altre condanne. Farik Abderrahim si mette a lavorare, ma i guai non sono finiti. Nel 2019, rende noto il Coisp, viene denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio.
Di cosa si tratta? Secondo quanto si è potuto capire, la vicenda è simile in modo impressionante a quanto accaduto domenica a Bologna. Abderrahim è a bordo di un treno e si mette a dare in escandescenze con tale virulenza che il capotreno deve chiedere l'intervento della Polizia ferroviaria. E a quel punto, come l'altro ieri al Pilastro, la situazione degenera tanto che anche lì viene chiamata un'ambulanza. Ma non è finita: nel 2022 l'uomo viene denunciato nuovamente, questa volta per lesioni personali.
Non sembra nascere dal niente, insomma, il mezzogiorno tragico del Pilastro. Capire la storia di Farik serve a trovare un senso, una spiegazione.
Da Il Giornale
Unica via: #remigrazione
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Forwarded from VQB Channel (Veleno Q.B.)
🚨 CEUTA: QUESTO VIDEO METTE FINE A UNA NARRAZIONE? 🇪🇸🇪🇺
Prima hanno minimizzato.
Poi hanno attaccato chi parlava di confini fuori controllo.
Infine è arrivata la lezioncina:
👉 «Ceuta è in Africa, non in Europa».
Peccato che il punto sia un altro: CEUTA È SPAGNA.
E allora la domanda diventa inevitabile:
🔴 Chi difende il diritto di uno Stato a controllare i propri confini?
🔴 Perché chi chiede sicurezza, legalità e rimpatri viene subito etichettato?
🔴 Perché le preoccupazioni dei cittadini finiscono sempre in fondo alla lista?
L'immigrazione illegale di massa non può essere trasformata in una semplice battaglia ideologica.
Senza controllo delle frontiere non esiste una politica migratoria. Esiste perdita di controllo.
🎥 GUARDATE IL VIDEO FINO ALLA FINE 👇
https://youtube.com/shorts/Mau2cX_yCnA?feature=share
🔥 CONDIVIDETELO. Il dibattito su Ceuta non può essere ridotto agli slogan.
#Ceuta #Spagna #Spain #Europa #Immigrazione #Remigrazione #Remigration #Confini #Sovranità #Sicurezza #Marocco #SanchezDimisión
Prima hanno minimizzato.
Poi hanno attaccato chi parlava di confini fuori controllo.
Infine è arrivata la lezioncina:
👉 «Ceuta è in Africa, non in Europa».
Peccato che il punto sia un altro: CEUTA È SPAGNA.
E allora la domanda diventa inevitabile:
🔴 Chi difende il diritto di uno Stato a controllare i propri confini?
🔴 Perché chi chiede sicurezza, legalità e rimpatri viene subito etichettato?
🔴 Perché le preoccupazioni dei cittadini finiscono sempre in fondo alla lista?
L'immigrazione illegale di massa non può essere trasformata in una semplice battaglia ideologica.
Senza controllo delle frontiere non esiste una politica migratoria. Esiste perdita di controllo.
🎥 GUARDATE IL VIDEO FINO ALLA FINE 👇
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#Ceuta #Spagna #Spain #Europa #Immigrazione #Remigrazione #Remigration #Confini #Sovranità #Sicurezza #Marocco #SanchezDimisión
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🚨 CEUTA, IL VIDEO CHE SMONTA LA NARRAZIONE: CONFINE FORZATO, MA IL PROBLEMA È CHI LO DENUNCIA?
«Credo che questo video metta la parola fine a molte delle teorie c...
Forwarded from VQB Channel (Veleno Q.B.)
🚨 GUARDATE QUESTA MAPPA. POI DITEMI CHE È TUTTO NORMALE.
Secondo la mappa pubblicata dall’Istituto per la Remigrazione, ogni singolo punto rappresenterebbe 100 migranti irregolari entrati in Europa.
Ora guardate quanti sono i punti.
🌍 Frontiere sotto pressione.
⚠️ Ingressi irregolari.
🇪🇺 Un’Europa che deve decidere se vuole davvero controllare i propri confini.
Possiamo discutere sulle parole — emergenza, crisi migratoria, immigrazione di massa o “invasione” — ma non possiamo smettere di discutere dei numeri e delle conseguenze.
La domanda è semplicissima:
👉 CHI DECIDE CHI PUÒ ENTRARE IN EUROPA?
Uno Stato che non riesce a controllare le proprie frontiere rischia di perdere una parte fondamentale della propria sovranità.
🎥 GUARDA IL VIDEO E CONDIVIDILO:
https://youtu.be/wiW0KGjc9kM
🔥 FATE GIRARE. LA MAPPA MERITA DI ESSERE VISTA E DISCUSSA.
#Immigrazione #Europa #Migranti #ImmigrazioneIrregolare #Remigrazione #Frontiere #Sicurezza #Sovranità #UnioneEuropea #CrisiMigratoria
Secondo la mappa pubblicata dall’Istituto per la Remigrazione, ogni singolo punto rappresenterebbe 100 migranti irregolari entrati in Europa.
Ora guardate quanti sono i punti.
🌍 Frontiere sotto pressione.
⚠️ Ingressi irregolari.
🇪🇺 Un’Europa che deve decidere se vuole davvero controllare i propri confini.
Possiamo discutere sulle parole — emergenza, crisi migratoria, immigrazione di massa o “invasione” — ma non possiamo smettere di discutere dei numeri e delle conseguenze.
La domanda è semplicissima:
👉 CHI DECIDE CHI PUÒ ENTRARE IN EUROPA?
Uno Stato che non riesce a controllare le proprie frontiere rischia di perdere una parte fondamentale della propria sovranità.
🎥 GUARDA IL VIDEO E CONDIVIDILO:
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🔥 FATE GIRARE. LA MAPPA MERITA DI ESSERE VISTA E DISCUSSA.
#Immigrazione #Europa #Migranti #ImmigrazioneIrregolare #Remigrazione #Frontiere #Sicurezza #Sovranità #UnioneEuropea #CrisiMigratoria
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EUROPA SOTTO PRESSIONE: LA MAPPA DEGLI INGRESSI IRREGOLARI CHE FA DISCUTERE
Una mappa, migliaia di punti, un fenomeno che sta cambiando il dibattito europeo sull’immigrazione.
Secondo la rappresentazione diffusa dall’Istituto per la Remigrazione, ogni punto sulla mappa corrisponde a 100 migranti entrati illegalmente in Europa.
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Secondo la rappresentazione diffusa dall’Istituto per la Remigrazione, ogni punto sulla mappa corrisponde a 100 migranti entrati illegalmente in Europa.
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