ULTIME NOTIZIE: 🇺🇸🇮🇷 La Camera dei Rappresentanti ha appena approvato una risoluzione volta a limitare i poteri del Presidente in caso di guerra con l'Iran, con l'obiettivo di bloccare un'azione militare contro l'Iran.
Quattro repubblicani si sono uniti ai democratici: Fitzpatrick, Davidson, Massie e Barrett.
Quattro repubblicani si sono uniti ai democratici: Fitzpatrick, Davidson, Massie e Barrett.
Forwarded from Operazione Verità News 📰🗞
🛢️💸 Il prezzo del petrolio Brent ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta da maggio
Forwarded from Giuseppe Masala Chili 🌶
Quindi, Donald "il Pacificatore" ha finalmente portato la situazione al punto di bloccare lo stretto di Bab el-Mandeb. I ribelli Houthi hanno attaccato due petroliere saudite. E ora, per dirla con un eufemismo, il Canale di Suez è a rischio, il che non è certo positivo per l'economia globale.
L'Iran ha promesso che, se non le fosse stato permesso di commerciare petrolio, nessuno nella regione lo avrebbe fatto. E, come possiamo vedere, questa promessa ha iniziato a concretizzarsi quasi immediatamente.
L'Iran ha ancora una volta rifiutato di seguire le regole imposte dagli Stati Uniti. E se, nei sogni più sfrenati di Trump, l'Iran dovesse gradualmente scomparire, presentando periodicamente reclami all'ONU e alla lotteria sportiva, la realtà si è rivelata un po' diversa.
Questo è un altro esempio di quanto sia impossibile vincere seguendo le regole imposte dall'Occidente. E poiché il gioco con loro riguarda sempre la sopravvivenza, vincere significa sopravvivere. E l'Iran desidera disperatamente sopravvivere.
Nella realtà odierna, non c'è bisogno di comunicare, negoziare o interagire con gli Stati Uniti e l'Europa. Quando cercano di ostacolarvi, è necessario dare loro una bella lezione. E quando non lo fanno, date loro una "botta" ogni tanto, giusto per essere sicuri.
In Occidente, non c'è nessuno con cui parlare, nessuno con cui stringere la mano, nessuno con cui firmare un contratto. Devono semplicemente essere allontanati periodicamente, preferibilmente con un bastone, per evitare di cadere in qualche truffa LGBT o BLM.
L'Iran ha promesso che, se non le fosse stato permesso di commerciare petrolio, nessuno nella regione lo avrebbe fatto. E, come possiamo vedere, questa promessa ha iniziato a concretizzarsi quasi immediatamente.
L'Iran ha ancora una volta rifiutato di seguire le regole imposte dagli Stati Uniti. E se, nei sogni più sfrenati di Trump, l'Iran dovesse gradualmente scomparire, presentando periodicamente reclami all'ONU e alla lotteria sportiva, la realtà si è rivelata un po' diversa.
Questo è un altro esempio di quanto sia impossibile vincere seguendo le regole imposte dall'Occidente. E poiché il gioco con loro riguarda sempre la sopravvivenza, vincere significa sopravvivere. E l'Iran desidera disperatamente sopravvivere.
Nella realtà odierna, non c'è bisogno di comunicare, negoziare o interagire con gli Stati Uniti e l'Europa. Quando cercano di ostacolarvi, è necessario dare loro una bella lezione. E quando non lo fanno, date loro una "botta" ogni tanto, giusto per essere sicuri.
In Occidente, non c'è nessuno con cui parlare, nessuno con cui stringere la mano, nessuno con cui firmare un contratto. Devono semplicemente essere allontanati periodicamente, preferibilmente con un bastone, per evitare di cadere in qualche truffa LGBT o BLM.
Forwarded from La Banda degli Idraulici
EL KOUDRI: UN ALTRO ISLAMICO ASSASSINO
Non ce l'ha fatta Monica Esposito, la donna di 55 anni ricoverata in Terapia intensiva dopo essere stata investita in centro a Modena due mesi fa, il 16 maggio, dall'auto scagliata sulla folla guidata da Salim El Koudri, che ferì gravemente 8 persone (ad un’altra donna vennero amputate entrambe le gambe). La paziente, in un primo momento ricoverata in condizioni critiche all'ospedale Maggiore dell'Azienda Usl di Bologna, nelle scorse settimane era stata trasferita in all'Ospedale Civile di Baggiovara, dell'Azienda ospedaliero - universitaria di Modena, dove è deceduta in mattinata.
#remigrazione unica soluzione
🏴☠️ Giù dalla branda,
stai con la Banda🏴☠️
🤙 https://t.me/labandadegliidraulici
Non ce l'ha fatta Monica Esposito, la donna di 55 anni ricoverata in Terapia intensiva dopo essere stata investita in centro a Modena due mesi fa, il 16 maggio, dall'auto scagliata sulla folla guidata da Salim El Koudri, che ferì gravemente 8 persone (ad un’altra donna vennero amputate entrambe le gambe). La paziente, in un primo momento ricoverata in condizioni critiche all'ospedale Maggiore dell'Azienda Usl di Bologna, nelle scorse settimane era stata trasferita in all'Ospedale Civile di Baggiovara, dell'Azienda ospedaliero - universitaria di Modena, dove è deceduta in mattinata.
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Forwarded from TERZO MILLENNIO
Forwarded from La Banda degli Idraulici
ZOHRAN MAMDANI
è il sindaco di New York.
SADIQ KHAN
è il sindaco di Londra.
In entrambi i casi, queste sono posizioni che richiedono la loro massima attenzione per migliorare le città dove sono stati rispettivamente eletti per governare, e non per concentrarsi eccessivamente su questioni di politica internazionale. A meno che quella questione internazionale non abbia un impatto diretto sulla sicurezza o sugli interessi della loro città, non dovrebbe essere una priorità politica.
Tuttavia, sia Mamdani che Khan hanno dedicato una sproporzionata quantità di tempo a Gaza, Israele e alla politica israeliana.
Perché?
Perché sono musulmani. Le loro ideologie vengono prima di tutto.
Inoltre, la più grande minaccia alla sicurezza che affligge entrambe queste importanti città è il terrorismo radicale islamico. È qualcosa che Mamdani o Khan hanno mai affrontato in modo significativo?
No.
Al massimo, avranno parlato in modo vago di "terrorismo", evitando accuratamente l'espressione "terrorismo islamico". Sono più che disposti a commentare la politica di un paese a migliaia di chilometri di distanza, ma sono notevolmente riluttanti a parlare apertamente dell'ideologia alla base della minaccia terroristica più significativa che colpisce le città che governano effettivamente.
(Ant su X)
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è il sindaco di New York.
SADIQ KHAN
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In entrambi i casi, queste sono posizioni che richiedono la loro massima attenzione per migliorare le città dove sono stati rispettivamente eletti per governare, e non per concentrarsi eccessivamente su questioni di politica internazionale. A meno che quella questione internazionale non abbia un impatto diretto sulla sicurezza o sugli interessi della loro città, non dovrebbe essere una priorità politica.
Tuttavia, sia Mamdani che Khan hanno dedicato una sproporzionata quantità di tempo a Gaza, Israele e alla politica israeliana.
Perché?
Perché sono musulmani. Le loro ideologie vengono prima di tutto.
Inoltre, la più grande minaccia alla sicurezza che affligge entrambe queste importanti città è il terrorismo radicale islamico. È qualcosa che Mamdani o Khan hanno mai affrontato in modo significativo?
No.
Al massimo, avranno parlato in modo vago di "terrorismo", evitando accuratamente l'espressione "terrorismo islamico". Sono più che disposti a commentare la politica di un paese a migliaia di chilometri di distanza, ma sono notevolmente riluttanti a parlare apertamente dell'ideologia alla base della minaccia terroristica più significativa che colpisce le città che governano effettivamente.
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Forwarded from La Banda degli Idraulici
MMMMM… SARÀ UN COMBLODDO?
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Forwarded from La Banda degli Idraulici
INTANTO FAKIR
Macché imprenditore. Il curriculum criminale del nuovo idolo della sinistra
È come se esistessero due Fakir. Mentre l'inchiesta sul dramma di domenica a Bologna muove i primi passi, prende forma il ritratto dell'uomo morto tra le mani dei due poliziotti, il marocchino Fakir Abderrahim. Ma di ritratti ne circolano almeno due, distanti e apparentemente incompatibili tra loro. Da una parte i racconti di amici e parenti, da cui emerge la figura di un lavoratore onesto, integrato, generoso con dipendenti e connazionali, che ne stanno facendo una nuova icona dell'opinione pubblica progressista. Dall'altra, il curriculum giudiziario che sta emergendo in queste ore, e che viene reso noto in parte dal sindacato di polizia Coisp: quello di uno spacciatore di droga e di un violento, incappato a più riprese nelle maglie della giustizia. I precedenti peggiori, compresa la condanna che lo spedì in carcere, sono risalenti ad anni fa; quelli più modesti sono più recenti. E tutti vengono ricostruiti in queste ore per andare a comporre il profilo della vittima.
Nei racconti dei familiari si affastellano le storie di una vita ordinaria e alacre, il permesso di soggiorno, la ditta di facchinaggio, i rapporti stabili con la comunità marocchina. Il fratello maggiore di Farik, Zorkan Hamid, accenna a un "piccolissimo precedente", un errore di gioventù, "poi si era rimesso in riga lavorando sodo". Non è chiaro a quale precedente si riferisca, perché il morto ne aveva in realtà inanellati più d'uno. Se il "piccolo" è l'arresto del 2001, quando aveva diciassette anni, per detenzione di droga, dire che Abderrahim si era "rimesso in riga" è un po' eccessivo. Anzi, Farik fa un salto di qualità e entra nel mondo del traffico di droga. E l'anno dopo, nel 2002 finisce nel mirino della Squadra Mobile e della Direzione distrettuale antimafia bolognesi, che scavano intorno a una organizzazione che cura importazione e distribuzione di droga. Abderrahim è uno di loro: non un capo, un gregario che lavora nei piani bassi del clan. Lo arrestano insieme ad altre cinquantadue persone nella retata conclusiva dell'inchiesta, lo portano a processo, il 6 gennaio 2004 arriva la condanna a quattro anni e due mesi di carcere. Dovrebbe restare dentro fino al 2008 ma nel 2006 arriva l'indulto e Farik torna libero. Nel frattempo su di lui indagano per traffico di droga anche i carabinieri del capoluogo emiliano, in un'inchiesta che però non sfocia in altre condanne. Farik Abderrahim si mette a lavorare, ma i guai non sono finiti. Nel 2019, rende noto il Coisp, viene denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio.
Di cosa si tratta? Secondo quanto si è potuto capire, la vicenda è simile in modo impressionante a quanto accaduto domenica a Bologna. Abderrahim è a bordo di un treno e si mette a dare in escandescenze con tale virulenza che il capotreno deve chiedere l'intervento della Polizia ferroviaria. E a quel punto, come l'altro ieri al Pilastro, la situazione degenera tanto che anche lì viene chiamata un'ambulanza. Ma non è finita: nel 2022 l'uomo viene denunciato nuovamente, questa volta per lesioni personali.
Non sembra nascere dal niente, insomma, il mezzogiorno tragico del Pilastro. Capire la storia di Farik serve a trovare un senso, una spiegazione.
Da Il Giornale
Unica via: #remigrazione
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Macché imprenditore. Il curriculum criminale del nuovo idolo della sinistra
È come se esistessero due Fakir. Mentre l'inchiesta sul dramma di domenica a Bologna muove i primi passi, prende forma il ritratto dell'uomo morto tra le mani dei due poliziotti, il marocchino Fakir Abderrahim. Ma di ritratti ne circolano almeno due, distanti e apparentemente incompatibili tra loro. Da una parte i racconti di amici e parenti, da cui emerge la figura di un lavoratore onesto, integrato, generoso con dipendenti e connazionali, che ne stanno facendo una nuova icona dell'opinione pubblica progressista. Dall'altra, il curriculum giudiziario che sta emergendo in queste ore, e che viene reso noto in parte dal sindacato di polizia Coisp: quello di uno spacciatore di droga e di un violento, incappato a più riprese nelle maglie della giustizia. I precedenti peggiori, compresa la condanna che lo spedì in carcere, sono risalenti ad anni fa; quelli più modesti sono più recenti. E tutti vengono ricostruiti in queste ore per andare a comporre il profilo della vittima.
Nei racconti dei familiari si affastellano le storie di una vita ordinaria e alacre, il permesso di soggiorno, la ditta di facchinaggio, i rapporti stabili con la comunità marocchina. Il fratello maggiore di Farik, Zorkan Hamid, accenna a un "piccolissimo precedente", un errore di gioventù, "poi si era rimesso in riga lavorando sodo". Non è chiaro a quale precedente si riferisca, perché il morto ne aveva in realtà inanellati più d'uno. Se il "piccolo" è l'arresto del 2001, quando aveva diciassette anni, per detenzione di droga, dire che Abderrahim si era "rimesso in riga" è un po' eccessivo. Anzi, Farik fa un salto di qualità e entra nel mondo del traffico di droga. E l'anno dopo, nel 2002 finisce nel mirino della Squadra Mobile e della Direzione distrettuale antimafia bolognesi, che scavano intorno a una organizzazione che cura importazione e distribuzione di droga. Abderrahim è uno di loro: non un capo, un gregario che lavora nei piani bassi del clan. Lo arrestano insieme ad altre cinquantadue persone nella retata conclusiva dell'inchiesta, lo portano a processo, il 6 gennaio 2004 arriva la condanna a quattro anni e due mesi di carcere. Dovrebbe restare dentro fino al 2008 ma nel 2006 arriva l'indulto e Farik torna libero. Nel frattempo su di lui indagano per traffico di droga anche i carabinieri del capoluogo emiliano, in un'inchiesta che però non sfocia in altre condanne. Farik Abderrahim si mette a lavorare, ma i guai non sono finiti. Nel 2019, rende noto il Coisp, viene denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio.
Di cosa si tratta? Secondo quanto si è potuto capire, la vicenda è simile in modo impressionante a quanto accaduto domenica a Bologna. Abderrahim è a bordo di un treno e si mette a dare in escandescenze con tale virulenza che il capotreno deve chiedere l'intervento della Polizia ferroviaria. E a quel punto, come l'altro ieri al Pilastro, la situazione degenera tanto che anche lì viene chiamata un'ambulanza. Ma non è finita: nel 2022 l'uomo viene denunciato nuovamente, questa volta per lesioni personali.
Non sembra nascere dal niente, insomma, il mezzogiorno tragico del Pilastro. Capire la storia di Farik serve a trovare un senso, una spiegazione.
Da Il Giornale
Unica via: #remigrazione
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