“Essendo così lontana dal mondo e in compagnia così piccola e santa, vedo ogni cosa come da una altura, per cui poco mi curo di ciò che si dica o si sappia di me. Più che delle chiacchere a mio riguardo mi interesso di ogni più piccolo progresso che un'anima possa fare: tale è la disposizione che il Signore si è compiaciuto di darmi da che abito in questa casa.
La vita mi è divenuta come una specie di sogno, e sogno mi sembra tutto quello che io vedo. Non sento più né grandi gioie, né grandi afflizioni. E se talvolta ne provo ancora, è solo per poco tempo, tanto da meravigliarmene io stessa, rimanendomene poi con l'impressione come di una cosa sognata. E ciò è così vero che se volessi rallegrarmi di quella gioia o rattristarmi di quell'afflizione, mi sarebbe tanto impossibile come a una persona assennata concepire gioia o dolore per un sogno. Il Signore si è degnato affrancarmi da tutte queste impressioni, prima in me così vive perché non mortificata, né morta al mondo. Egli, insomma, non vuole più che ricada nel mio passato accecamento.”
- Santa Teresa d’Avila, “Libro della mia vita”.
La vita mi è divenuta come una specie di sogno, e sogno mi sembra tutto quello che io vedo. Non sento più né grandi gioie, né grandi afflizioni. E se talvolta ne provo ancora, è solo per poco tempo, tanto da meravigliarmene io stessa, rimanendomene poi con l'impressione come di una cosa sognata. E ciò è così vero che se volessi rallegrarmi di quella gioia o rattristarmi di quell'afflizione, mi sarebbe tanto impossibile come a una persona assennata concepire gioia o dolore per un sogno. Il Signore si è degnato affrancarmi da tutte queste impressioni, prima in me così vive perché non mortificata, né morta al mondo. Egli, insomma, non vuole più che ricada nel mio passato accecamento.”
- Santa Teresa d’Avila, “Libro della mia vita”.
Risveglio
La mia memoria si è persa dentro la forza luminosa delle tenebre
e distogliendo lo sguardo dalla luce che rabbuia il mondo
è scomparsa tra le nere acque di un pauroso mare.
La mia memoria si è persa per raggiungere luoghi d' incanto e magia
che profumano d' inganno.
Tra riflessi d' ambra e sentori d'incenso si è risvegliata dal sogno
per farsi regina di una conoscenza che contempla mille verità
ma non reclama verità alcuna.
Ha vagato tra i dispersi infiniti di un assolato deserto
e avanzando immobile dal più potente dei richiami
è giunta tra i giardini segreti di Damasco
silenziosa e pura fino all' anima.
Mi hai seguita fin qui, dove il respiro della terra quieta
svela i suoi segreti.
Solo ad Ovest, dove la fine è un' accogliente porta d' entrata
osservando le nuvole al tramonto, scoprirai
che tutti i sogni e i luoghi incantati della terra assomigliano alla morte.
Il suo richiamo è qui, nella trama colorata del cielo
che forma intrecci di fuoco come vorticose spirali di un mandala.
Si nasconde tra le dune silenziose ed il loro gioco di armonie segrete
è nel suono del vento che le avvolge
con la sacralità salvifica di un canto.
La morte è un luogo di libertà che spinge i viaggiatori all' esilio
mutevole e fiera figlia del silenzio, abbandono e visione
processo alchemico che tramuta l'ombra in luce
nel disordine apparente che concilia gli opposti.
Era qui al crepuscolo, come un nemico di sabbia addormentato
che custodisce sentieri d'amore e di paura.
Nè bene nè male, la morte è racchiusa qui, nel cerchio della vita
tra il sogno e l' attesa
è il riflesso di un' immagine senza tempo
venuta a mescolarsi col ritmo dell' universo.
La morte è là, dove si ravvisano i segni del divenire
e attecchisce il perdono.
Non distogliere lo sguardo dalla morte e dal suo inganno
seguilo senza farti domande, così come accetti il profumo di un fiore
o l' albeggiare di un fertile mattino.
Chi non cede ai sogni e alla magia della vita
non conosce nè morte, nè realta, nè conforto.
Solo dimenticando potrai morire e rinascere.
Non cambiare il mondo:
diventa morte e potrai raggiungere la tua parte immortale.
Per scoprire il segreto dell' ignoto occorre attraversarlo
arrendersi alla grazia disarmati.
Tra mille anni cercherai di vederti attraverso i tuoi stessi occhi
o salverai dall' abisso colui che in passato dimorò nei tuoi giorni.
Dentro ogni morte c' è una vita che conosciamo e figli
che ci ameranno col cuore dei nostri padri; dentro ogni morte
il principio di un' unica coscienza universale
e tanti piccoli frammenti di assoluto
come indecifrabili germogli in cui si cristallizza l' amore eterno.
Che tu sia respiro del vento, riflesso degli astri notturni, ombra
della mia assenza, mare calmo o scintilla divina, apri i miei occhi
e ovunque tu sia diretta portami con te, verso un destino
d' irresistibile bellezza che guidi le infinite possibilità del mio spirito
verso la compassione perenne.
Percorrerò ancora molti sentieri, aprendo varchi al di là del tempo
e nel miracolo di un momento estatico
mentre la gratitudine della vita si riapproprierà del suo mistero
nel mite bagliore di un raggio di sole
avrò smarrito per sempre la via del ritorno.
Solo chi sottrae il suo cuore alla ferocia dell' ego
e innalza templi all' eterno
sa che la morte non muore nè mai nascerà.
- Karma Nur May
La mia memoria si è persa dentro la forza luminosa delle tenebre
e distogliendo lo sguardo dalla luce che rabbuia il mondo
è scomparsa tra le nere acque di un pauroso mare.
La mia memoria si è persa per raggiungere luoghi d' incanto e magia
che profumano d' inganno.
Tra riflessi d' ambra e sentori d'incenso si è risvegliata dal sogno
per farsi regina di una conoscenza che contempla mille verità
ma non reclama verità alcuna.
Ha vagato tra i dispersi infiniti di un assolato deserto
e avanzando immobile dal più potente dei richiami
è giunta tra i giardini segreti di Damasco
silenziosa e pura fino all' anima.
Mi hai seguita fin qui, dove il respiro della terra quieta
svela i suoi segreti.
Solo ad Ovest, dove la fine è un' accogliente porta d' entrata
osservando le nuvole al tramonto, scoprirai
che tutti i sogni e i luoghi incantati della terra assomigliano alla morte.
Il suo richiamo è qui, nella trama colorata del cielo
che forma intrecci di fuoco come vorticose spirali di un mandala.
Si nasconde tra le dune silenziose ed il loro gioco di armonie segrete
è nel suono del vento che le avvolge
con la sacralità salvifica di un canto.
La morte è un luogo di libertà che spinge i viaggiatori all' esilio
mutevole e fiera figlia del silenzio, abbandono e visione
processo alchemico che tramuta l'ombra in luce
nel disordine apparente che concilia gli opposti.
Era qui al crepuscolo, come un nemico di sabbia addormentato
che custodisce sentieri d'amore e di paura.
Nè bene nè male, la morte è racchiusa qui, nel cerchio della vita
tra il sogno e l' attesa
è il riflesso di un' immagine senza tempo
venuta a mescolarsi col ritmo dell' universo.
La morte è là, dove si ravvisano i segni del divenire
e attecchisce il perdono.
Non distogliere lo sguardo dalla morte e dal suo inganno
seguilo senza farti domande, così come accetti il profumo di un fiore
o l' albeggiare di un fertile mattino.
Chi non cede ai sogni e alla magia della vita
non conosce nè morte, nè realta, nè conforto.
Solo dimenticando potrai morire e rinascere.
Non cambiare il mondo:
diventa morte e potrai raggiungere la tua parte immortale.
Per scoprire il segreto dell' ignoto occorre attraversarlo
arrendersi alla grazia disarmati.
Tra mille anni cercherai di vederti attraverso i tuoi stessi occhi
o salverai dall' abisso colui che in passato dimorò nei tuoi giorni.
Dentro ogni morte c' è una vita che conosciamo e figli
che ci ameranno col cuore dei nostri padri; dentro ogni morte
il principio di un' unica coscienza universale
e tanti piccoli frammenti di assoluto
come indecifrabili germogli in cui si cristallizza l' amore eterno.
Che tu sia respiro del vento, riflesso degli astri notturni, ombra
della mia assenza, mare calmo o scintilla divina, apri i miei occhi
e ovunque tu sia diretta portami con te, verso un destino
d' irresistibile bellezza che guidi le infinite possibilità del mio spirito
verso la compassione perenne.
Percorrerò ancora molti sentieri, aprendo varchi al di là del tempo
e nel miracolo di un momento estatico
mentre la gratitudine della vita si riapproprierà del suo mistero
nel mite bagliore di un raggio di sole
avrò smarrito per sempre la via del ritorno.
Solo chi sottrae il suo cuore alla ferocia dell' ego
e innalza templi all' eterno
sa che la morte non muore nè mai nascerà.
- Karma Nur May
“Omaggio a Te, che dalla vasta distesa di nubi della tua compassione, effondi con saggezza sulla terra dei discepoli l’ottuplice pioggia del Dharma , tuono della tua voce, soave come quella di Brama!
Omaggio a Te, Madre perfetta nella saggezza ! Tesoro di virtù (immenso) come l’oceano, che percepisci tutto il conoscibile, chi potrebbe descriverti come sei realmente, (tu), la cui mente possiede i 10 poteri di una saggezza senza ostacoli !
Omaggio a Te, Madre perfetta nella compassione, che hai raggiunto la pace (del nirvana), ma che - animata da pietà - con mano compassionevole prontamente liberi gli esseri immersi in un mare di sofferenze !
Omaggio a Te, Madre perfetta nell’azione, che svolgi spontaneamente e senza interruzione le tue attività di pacificazione, accrescimento, controllo e distruzione, incessanti come le onde dell’oceano !
Omaggio a Te, Madre perfetta in (ogni) potere, che al solo pensarti proteggi dalle paure delle 8 calamità , dai danni degli spiriti maligni e dagli ostacoli alla Liberazione e all’Onniscienza !
Degno rifugio, proteggi prontamente gli esseri viventi da ogni timore, come spiriti maligni, demoni, malattie, calamità, morte prematura, incubi ed infausti presagi !
Proteggici dal terribile leone dell’orgoglio, che vive tra le montagne dell’erronea credenza nell’ego, con la boria di credersi superiore (e) coi lunghi artigli del disprezzo per gli altri !
Proteggici dal terribile elefante dell’ignoranza, che, non domato dai pungoli dell’attenta consapevolezza ed offuscato dall’ebbrezza dei piaceri sensuali, s’incammina su cattive strade e mostra le zanne del dolore che arreca !
Proteggici dal terribile fuoco dell’odio, che, suscitato dal vento dei pensieri erronei, ha il potere di bruciare le foreste della virtù nel turbine delle volute di fumo d’una cattiva condotta !
Proteggici dal terribile serpente dell’invidia, che - attaccato al suo tetro covo di ignoranza - mal sopporta di vedere la prosperità e la superiorità degli altri, ma subito li ammorba col suo veleno !
Proteggici dalle terribili opinioni errate, che come ladri - vagando per la spaventosa landa della pratica inferiore e per gli squallidi deserti dei due estremi - saccheggiano le città e gli eremi della serenità e dell’estasi !
Proteggici dalle terribili catene dell’avarizia, che - stringendo nella morsa della bramosia, così difficile da far saltare - rinchiudono ineluttabilmente gli esseri viventi nell’insopportabile prigione del samsara !
Proteggici dal terribile torrente dell’attaccamento, che - sconvolto, per effetto del vento impetuoso delle azioni, dalle onde della nascita, vecchiaia, malattia e morte - ci trascina nella corrente del samsara, così
difficile da attraversare !
Proteggici dai terribili dèmoni malvagi del dubbio - il pericolo letale per la Liberazione - che, vagando nello spazio della più cupa ignoranza, tormentano chi si sforza di raggiungere la verità!”
Parte dell’elogio a Tara - detto “Diadema dei Saggi”. Composto dal monaco buddhista dGe-‘dun-grub dPal-bzan.
Omaggio a Te, Madre perfetta nella saggezza ! Tesoro di virtù (immenso) come l’oceano, che percepisci tutto il conoscibile, chi potrebbe descriverti come sei realmente, (tu), la cui mente possiede i 10 poteri di una saggezza senza ostacoli !
Omaggio a Te, Madre perfetta nella compassione, che hai raggiunto la pace (del nirvana), ma che - animata da pietà - con mano compassionevole prontamente liberi gli esseri immersi in un mare di sofferenze !
Omaggio a Te, Madre perfetta nell’azione, che svolgi spontaneamente e senza interruzione le tue attività di pacificazione, accrescimento, controllo e distruzione, incessanti come le onde dell’oceano !
Omaggio a Te, Madre perfetta in (ogni) potere, che al solo pensarti proteggi dalle paure delle 8 calamità , dai danni degli spiriti maligni e dagli ostacoli alla Liberazione e all’Onniscienza !
Degno rifugio, proteggi prontamente gli esseri viventi da ogni timore, come spiriti maligni, demoni, malattie, calamità, morte prematura, incubi ed infausti presagi !
Proteggici dal terribile leone dell’orgoglio, che vive tra le montagne dell’erronea credenza nell’ego, con la boria di credersi superiore (e) coi lunghi artigli del disprezzo per gli altri !
Proteggici dal terribile elefante dell’ignoranza, che, non domato dai pungoli dell’attenta consapevolezza ed offuscato dall’ebbrezza dei piaceri sensuali, s’incammina su cattive strade e mostra le zanne del dolore che arreca !
Proteggici dal terribile fuoco dell’odio, che, suscitato dal vento dei pensieri erronei, ha il potere di bruciare le foreste della virtù nel turbine delle volute di fumo d’una cattiva condotta !
Proteggici dal terribile serpente dell’invidia, che - attaccato al suo tetro covo di ignoranza - mal sopporta di vedere la prosperità e la superiorità degli altri, ma subito li ammorba col suo veleno !
Proteggici dalle terribili opinioni errate, che come ladri - vagando per la spaventosa landa della pratica inferiore e per gli squallidi deserti dei due estremi - saccheggiano le città e gli eremi della serenità e dell’estasi !
Proteggici dalle terribili catene dell’avarizia, che - stringendo nella morsa della bramosia, così difficile da far saltare - rinchiudono ineluttabilmente gli esseri viventi nell’insopportabile prigione del samsara !
Proteggici dal terribile torrente dell’attaccamento, che - sconvolto, per effetto del vento impetuoso delle azioni, dalle onde della nascita, vecchiaia, malattia e morte - ci trascina nella corrente del samsara, così
difficile da attraversare !
Proteggici dai terribili dèmoni malvagi del dubbio - il pericolo letale per la Liberazione - che, vagando nello spazio della più cupa ignoranza, tormentano chi si sforza di raggiungere la verità!”
Parte dell’elogio a Tara - detto “Diadema dei Saggi”. Composto dal monaco buddhista dGe-‘dun-grub dPal-bzan.
“Quando la mente perfettamente controllata dimora nel Sé soltanto, libera dalla brama per gli oggetti del desiderio, allora si dice: “Egli è unito”.
Come una lampada posta in un luogo senza vento non oscilla, a questa si può paragonare lo Yogi dalla mente controllata, praticante lo Yoga nel Sé (o assorbiti nello Yoga del Sé).
Quando la mente, controllata dalla pratica dello Yoga, raggiunge la tranquillità, e quando, vedendo il Sé con il Sé, egli è soddisfatto nel suo proprio Sé,
Quando egli (lo Yogi) assapora quell’infinita beatitudine che può essere afferrata dal (puro) intelletto e che trascende i sensi, e, stabilitosi all’interno egli non si muove mai dalla Realtà,
Che, avendo così ottenuta, egli pensa che non c’è altro guadagno superiore ad essa; stabilitosi all’interno, egli non viene scosso neanche dai più grandi dolori,
Che questo venga conosciuto con il nome di Yoga: la separazione dall’unione con il dolore. Questo Yoga dovrebbe essere praticato con determinazione e con una mente gioiosa.
Abbandonando senza riserve tutti i desideri nati dal Sankalpa (pensiero e immaginazione) e frenando completamente, da ogni parte, con la mente, tutto il gruppo dei sensi,
A poco a poco fa che egli raggiunga la tranquillità con l’intelletto controllato fermamente; avendo reso la mente stabilita nel Sé, che egli non pensi a nulla.
Per qualsiasi causa l’irrequieta instabile mente corre via, da lì la trattenga e la porti sotto il controllo del Sé soltanto.
In verità Suprema Beatitudine arriva a quello Yogi la cui mente è completamente pacifica, le cui passioni si sono acquietate, che è diventato Brahman, e che è libero da peccato.
Lo Yogi, sempre impegnando così la mente (nella pratica dello Yoga), liberato dai peccati, facilmente gode l’infinita beatitudine del contatto con Brahman (l’Eterno).
Con la mente armonizzata dallo Yoga egli vede il Sé che dimora in tutti gli esseri e tutti gli esseri nel Sé; egli vede lo stesso ovunque.
Colui che vede Me dappertutto e vede ogni cosa in Me, mai diventa separato da Me, né Io divento separato da lui.
Colui che essendo stabilito nell’unità, adora Me che dimoro in tutti gli esseri; quello Yogi dimora in Me, qualunque sia il suo modo di vivere.
Chi, attraverso la sembianza del Sé, Oh Arjuna, vede uguaglianza dappertutto, sia esso piacere o dolore, egli è considerato come il più alto tra gli Yogi.”
Tratto dal Sesto Discorso della Bhagavad Gita. Swami Sivananda, ed. Mediterranee
Come una lampada posta in un luogo senza vento non oscilla, a questa si può paragonare lo Yogi dalla mente controllata, praticante lo Yoga nel Sé (o assorbiti nello Yoga del Sé).
Quando la mente, controllata dalla pratica dello Yoga, raggiunge la tranquillità, e quando, vedendo il Sé con il Sé, egli è soddisfatto nel suo proprio Sé,
Quando egli (lo Yogi) assapora quell’infinita beatitudine che può essere afferrata dal (puro) intelletto e che trascende i sensi, e, stabilitosi all’interno egli non si muove mai dalla Realtà,
Che, avendo così ottenuta, egli pensa che non c’è altro guadagno superiore ad essa; stabilitosi all’interno, egli non viene scosso neanche dai più grandi dolori,
Che questo venga conosciuto con il nome di Yoga: la separazione dall’unione con il dolore. Questo Yoga dovrebbe essere praticato con determinazione e con una mente gioiosa.
Abbandonando senza riserve tutti i desideri nati dal Sankalpa (pensiero e immaginazione) e frenando completamente, da ogni parte, con la mente, tutto il gruppo dei sensi,
A poco a poco fa che egli raggiunga la tranquillità con l’intelletto controllato fermamente; avendo reso la mente stabilita nel Sé, che egli non pensi a nulla.
Per qualsiasi causa l’irrequieta instabile mente corre via, da lì la trattenga e la porti sotto il controllo del Sé soltanto.
In verità Suprema Beatitudine arriva a quello Yogi la cui mente è completamente pacifica, le cui passioni si sono acquietate, che è diventato Brahman, e che è libero da peccato.
Lo Yogi, sempre impegnando così la mente (nella pratica dello Yoga), liberato dai peccati, facilmente gode l’infinita beatitudine del contatto con Brahman (l’Eterno).
Con la mente armonizzata dallo Yoga egli vede il Sé che dimora in tutti gli esseri e tutti gli esseri nel Sé; egli vede lo stesso ovunque.
Colui che vede Me dappertutto e vede ogni cosa in Me, mai diventa separato da Me, né Io divento separato da lui.
Colui che essendo stabilito nell’unità, adora Me che dimoro in tutti gli esseri; quello Yogi dimora in Me, qualunque sia il suo modo di vivere.
Chi, attraverso la sembianza del Sé, Oh Arjuna, vede uguaglianza dappertutto, sia esso piacere o dolore, egli è considerato come il più alto tra gli Yogi.”
Tratto dal Sesto Discorso della Bhagavad Gita. Swami Sivananda, ed. Mediterranee
“L’anno 1909 fu decisivo per i nostri rapporti. … Consideravo Freud una personalità più anziana, più esperta e matura, e mi sentivo come un figlio suo. Ma poi capitò qualcosa che inferse un duro colpo alla nostra amicizia. Freud ebbe un sogno, che implicava problemi che non mi sento autorizzato a riferire. Lo interpretai come meglio potevo, ma aggiunsi che si sarebbe potuto dire molto di più se mi avesse fornito alcuni particolari sulla sua vita privata. A queste parole Freud mi guardò sorpreso, con uno sguardo carico di sospetto, poi disse:
«Non posso mettere a repentaglio la mia autorità!»
La perse in quel momento. Quella frase si impresse come un marchio indelebile nella mia memoria, e in essa vi era già un preannuncio della fine della nostra amicizia. Così, Freud poneva l’autorità personale al di sopra della verità!”
-“Ricordi, sogni e riflessioni”, Carl Gustav Jung
«Non posso mettere a repentaglio la mia autorità!»
La perse in quel momento. Quella frase si impresse come un marchio indelebile nella mia memoria, e in essa vi era già un preannuncio della fine della nostra amicizia. Così, Freud poneva l’autorità personale al di sopra della verità!”
-“Ricordi, sogni e riflessioni”, Carl Gustav Jung
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“Per arrivare a Ciò che non si ha, si deve seguire la via in cui nulla si ha; per arrivare a Ciò che non si è, si deve seguire la via in cui nulla si è; per ottenere il Tutto si deve abbandonare tutto".”
-San Giovanni della Croce
-San Giovanni della Croce
Bhaduri Mahasaya- Il santo che levitava.
“Maestro, siete meraviglioso!". Un allievo, prendendo congedo, guardava con ardore il Santo venerabile. "Avete rinunciato alla ricchezza e al benessere per cercare Dio e insegnarci la saggezza".
Ben si sapeva che Bhaduri Mahasaya aveva abbandonato una grande ricchezza ancora fanciullo quando, fisso in un unico pensiero, aveva intrapreso il sentiero yoga.
"Voi invertite la situazione!". Il viso del Santo esprimeva un mite rimprovero. "Ho lasciato poche miserabili rupie, qualche minuscolo piacere, per un impero cosmico di felicità infinita.
Come, dunque, mi sarei negato qualche cosa? Io conosco la gioia di dividere con gli altri la mia ricchezza: è questo dunque un sacrificio? Coloro che vivono nel mondo e che hanno la vista corta sono i veri rinuncianti! Essi cedono un impareggiabile bene divino per una misera manciata di balocchi terreni!"
Risi a questo paradossale modo di considerare la rinuncia: un modo che mette il cappuccio di Creso su ogni santo mendicante e trasforma tutti gli orgogliosi milionari in martiri inconsapevoli.”
“Autobiografia di uno Yogi”
Paramhansa Yogananda
“Maestro, siete meraviglioso!". Un allievo, prendendo congedo, guardava con ardore il Santo venerabile. "Avete rinunciato alla ricchezza e al benessere per cercare Dio e insegnarci la saggezza".
Ben si sapeva che Bhaduri Mahasaya aveva abbandonato una grande ricchezza ancora fanciullo quando, fisso in un unico pensiero, aveva intrapreso il sentiero yoga.
"Voi invertite la situazione!". Il viso del Santo esprimeva un mite rimprovero. "Ho lasciato poche miserabili rupie, qualche minuscolo piacere, per un impero cosmico di felicità infinita.
Come, dunque, mi sarei negato qualche cosa? Io conosco la gioia di dividere con gli altri la mia ricchezza: è questo dunque un sacrificio? Coloro che vivono nel mondo e che hanno la vista corta sono i veri rinuncianti! Essi cedono un impareggiabile bene divino per una misera manciata di balocchi terreni!"
Risi a questo paradossale modo di considerare la rinuncia: un modo che mette il cappuccio di Creso su ogni santo mendicante e trasforma tutti gli orgogliosi milionari in martiri inconsapevoli.”
“Autobiografia di uno Yogi”
Paramhansa Yogananda
Matteo 10,34-11,1
“Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.
Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.”
“Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.
Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.”
I 10 TORI
1. La ricerca del toro
Nel pascolo di questo mondo, senza requie, io scosto le erbe alte alla ricerca del toro. Seguendo fiumi senza nome, perduto lungo l'intreccio dei sentieri di lontane montagne, Languenti le mie forze, spenta la mia vitalità, non riesco a trovare il toro. Odo soltanto, per tutta la foresta, frinire di notte le locuste.Il toro non è mai stato perduto.
Che bisogno c'è di cercarlo? Soltanto la separazione dalla mia vera natura mi impedisce di trovarlo. Nella confusione dei sensi io perdo persino le mie tracce. Lontano da casa, vedo molte strade che si incrociano, ma quale sia quella giusta non lo so. Bramosia e paura, bene e male, mi avviluppano.
2. Scoprire le orme
Lungo la riva del fiume sotto gli alberi, io scorgo le orme! Anche sotto l'erba fragrante vedo le sue orme. Le trovi nel più profondo di remote montagne. Queste tracce spiccano ben visibili come il tuo naso rivolto verso il cielo. Nel capire l'insegnamento vedo le orme del toro. Allora imparo che come molti utensili sono fatti di un solo metallo, così molte miriadi di entità sono fatte del tessuto dell'io. Se non faccio una discriminazione, come potrò distinguere il vero dal falso? Prima ancora di aver superato la soglia, ho scorto il sentiero.
3. Scorgendo il toro
Odo il canto dell'usignolo. Il sole è caldo, il vento è mite, i salici sono verdi lungo la sponda. Qui nessun toro può nascondersi! Quale artista può disegnare quella testa massiccia, quelle corna maestose? Quando si ode la voce, si può intuire di dove viene. Non appena i sei sensi si fondono insieme, la porta è varcata. Dovunque si entri, si vede la testa del toro! Questa unità è come il sale nell'acqua, come il colore nella tinta. La cosa più infinitesimale non è separata dall'io.
4. Catturare il toro
Io lo afferro con una lotta tremenda. La sua enorme volontà e la sua possanza sono inesauribili. Egli si avventa verso l'alto altipiano che sovrasta le fitte nebbie,O in un burrone impenetrabile sta immoto. Egli è rimasto a lungo nella foresta, ma oggi l'ho catturato! L'entusiasmo per il paesaggio gli fa perdere l'orientamento. Voglioso d'erba più dolce, va errabondo. Ma la sua mente è testarda e sfrenata. Se voglio che si sottometta, devo alzare la frusta.
5. Domare il toro
La frusta e la corda sono necessarie, se no egli potrebbe sfuggirmi per qualche strada polverosa. Bene addestrato, diventa naturalmente mansueto. Allora, senza pastoie, obbedisce al padrone. Quando nasce un pensiero, lo segue un'altro pensiero. Quando dall'Illuminazione sgorga il primo pensiero, tutti i pensieri successivi sono veri. Attraverso l'illusione rendi falsa ogni cosa. L'illusione non è causata dall'oggettività. Stringi forte l'anello che gli attraversa le nari e non consentirti il minimo dubbio.
6. Tornare a casa sulla groppa del toro
Cavalcando il toro, io ritorno lentamente verso casa. La voce del mio flauto canta nella sera. Scandendo con la mano la pulsante armonia, dirigo il ritorno senza fine. Chiunque oda questa melodia si unirà a me. La lotta è finita; guadagno e perdita sono ormai la stessa cosa. Io canto la canzone del boscaiolo del villaggio e suono i ritornelli dei bambini. A cavalcioni del toro, guardo le nuvole alte sopra di me. Se qualcuno desidera richiamarmi, io non gli bado: vado avanti.
7. Il toro trasceso
A cavalcioni del toro, arrivo a casa.Sono sereno. Anche il toro può riposarsi. L'alba è giunta. In felice tranquillità, sotto il tetto di paglia della mia dimora, ho abbandonato la frusta e la corda. Tutto è una sola legge, non due. Noi assoggettiamo il toro solo temporaneamente. È come il rapporto tra il coniglio e la trappola, tra il pesce e la rete. È come l'oro e la scoria, o la luna che esce da una nuvola. Un solo sentiero di limpida luce avanza attraverso il tempo senza fine.
8. Il toro e l'io trascesi entrambi
Frusta, corda, persona e toro - tutto si fonde nel nulla.
Questo cielo è così vasto che nessun messaggio può macchiarlo.
1. La ricerca del toro
Nel pascolo di questo mondo, senza requie, io scosto le erbe alte alla ricerca del toro. Seguendo fiumi senza nome, perduto lungo l'intreccio dei sentieri di lontane montagne, Languenti le mie forze, spenta la mia vitalità, non riesco a trovare il toro. Odo soltanto, per tutta la foresta, frinire di notte le locuste.Il toro non è mai stato perduto.
Che bisogno c'è di cercarlo? Soltanto la separazione dalla mia vera natura mi impedisce di trovarlo. Nella confusione dei sensi io perdo persino le mie tracce. Lontano da casa, vedo molte strade che si incrociano, ma quale sia quella giusta non lo so. Bramosia e paura, bene e male, mi avviluppano.
2. Scoprire le orme
Lungo la riva del fiume sotto gli alberi, io scorgo le orme! Anche sotto l'erba fragrante vedo le sue orme. Le trovi nel più profondo di remote montagne. Queste tracce spiccano ben visibili come il tuo naso rivolto verso il cielo. Nel capire l'insegnamento vedo le orme del toro. Allora imparo che come molti utensili sono fatti di un solo metallo, così molte miriadi di entità sono fatte del tessuto dell'io. Se non faccio una discriminazione, come potrò distinguere il vero dal falso? Prima ancora di aver superato la soglia, ho scorto il sentiero.
3. Scorgendo il toro
Odo il canto dell'usignolo. Il sole è caldo, il vento è mite, i salici sono verdi lungo la sponda. Qui nessun toro può nascondersi! Quale artista può disegnare quella testa massiccia, quelle corna maestose? Quando si ode la voce, si può intuire di dove viene. Non appena i sei sensi si fondono insieme, la porta è varcata. Dovunque si entri, si vede la testa del toro! Questa unità è come il sale nell'acqua, come il colore nella tinta. La cosa più infinitesimale non è separata dall'io.
4. Catturare il toro
Io lo afferro con una lotta tremenda. La sua enorme volontà e la sua possanza sono inesauribili. Egli si avventa verso l'alto altipiano che sovrasta le fitte nebbie,O in un burrone impenetrabile sta immoto. Egli è rimasto a lungo nella foresta, ma oggi l'ho catturato! L'entusiasmo per il paesaggio gli fa perdere l'orientamento. Voglioso d'erba più dolce, va errabondo. Ma la sua mente è testarda e sfrenata. Se voglio che si sottometta, devo alzare la frusta.
5. Domare il toro
La frusta e la corda sono necessarie, se no egli potrebbe sfuggirmi per qualche strada polverosa. Bene addestrato, diventa naturalmente mansueto. Allora, senza pastoie, obbedisce al padrone. Quando nasce un pensiero, lo segue un'altro pensiero. Quando dall'Illuminazione sgorga il primo pensiero, tutti i pensieri successivi sono veri. Attraverso l'illusione rendi falsa ogni cosa. L'illusione non è causata dall'oggettività. Stringi forte l'anello che gli attraversa le nari e non consentirti il minimo dubbio.
6. Tornare a casa sulla groppa del toro
Cavalcando il toro, io ritorno lentamente verso casa. La voce del mio flauto canta nella sera. Scandendo con la mano la pulsante armonia, dirigo il ritorno senza fine. Chiunque oda questa melodia si unirà a me. La lotta è finita; guadagno e perdita sono ormai la stessa cosa. Io canto la canzone del boscaiolo del villaggio e suono i ritornelli dei bambini. A cavalcioni del toro, guardo le nuvole alte sopra di me. Se qualcuno desidera richiamarmi, io non gli bado: vado avanti.
7. Il toro trasceso
A cavalcioni del toro, arrivo a casa.Sono sereno. Anche il toro può riposarsi. L'alba è giunta. In felice tranquillità, sotto il tetto di paglia della mia dimora, ho abbandonato la frusta e la corda. Tutto è una sola legge, non due. Noi assoggettiamo il toro solo temporaneamente. È come il rapporto tra il coniglio e la trappola, tra il pesce e la rete. È come l'oro e la scoria, o la luna che esce da una nuvola. Un solo sentiero di limpida luce avanza attraverso il tempo senza fine.
8. Il toro e l'io trascesi entrambi
Frusta, corda, persona e toro - tutto si fonde nel nulla.
Questo cielo è così vasto che nessun messaggio può macchiarlo.
Come può un fiocco di neve esistere in un fuoco divorante? Qui ci sono le impronte dei passi dei patriarchi. La mediocrità è morta.
La mente è sgombra da ogni limitazione. Non cerco uno stato di illuminazione, e nemmeno rimango dove l'illuminazione non esiste. Poiché non mi fermo né in questo né in quell'altro stato, gli occhi non possono vedermi. Se anche centinaia di uccelli cospargessero di fiori il mio sentiero, questo elogio sarebbe privo di senso.
9. Raggiungere la sorgente
Troppi passi ci sono voluti per tornare alla radice e alla sorgente. Magari fossimo stati ciechi e sordi fin dal principio! Abitare nella propria vera casa, incuranti di quel che c'è fuori...Il fiume continua a scorrere tranquillo e i fiori sono rossi. Fin dal principio la verità è chiara. Equilibrato nel silenzio, io osservo le forme di integrazione e disintegrazione.
Chi non è attaccato alla "forma" non ha bisogno di essere "riformato". L'acqua è smeraldo, la montagna è indaco, e io vdo Ciò che crea e Ciò che distrugge.
10. Nel mondo
Scalzo e col petto nudo, mi mescolo alla gente del mondo. Le mie vesti sono lacere e impolverate, e io sono sempre colmo di beatitudine. Non uso magie per prolungare la mia vita;Ora, davanti a me, gli alberi morti diventano vivi. Dentro la mia porta, mille saggi non mi conoscono. La bellezza del mio giardino è invisibile.
Perché si dovrebbero cercare le orme dei patriarchi?Io vado al mercato con la mia bottiglia di vino e torno a casa col mio bastone. Visito la bettola ed il mercato, e chiunque io guardi diventa illuminato.
La mente è sgombra da ogni limitazione. Non cerco uno stato di illuminazione, e nemmeno rimango dove l'illuminazione non esiste. Poiché non mi fermo né in questo né in quell'altro stato, gli occhi non possono vedermi. Se anche centinaia di uccelli cospargessero di fiori il mio sentiero, questo elogio sarebbe privo di senso.
9. Raggiungere la sorgente
Troppi passi ci sono voluti per tornare alla radice e alla sorgente. Magari fossimo stati ciechi e sordi fin dal principio! Abitare nella propria vera casa, incuranti di quel che c'è fuori...Il fiume continua a scorrere tranquillo e i fiori sono rossi. Fin dal principio la verità è chiara. Equilibrato nel silenzio, io osservo le forme di integrazione e disintegrazione.
Chi non è attaccato alla "forma" non ha bisogno di essere "riformato". L'acqua è smeraldo, la montagna è indaco, e io vdo Ciò che crea e Ciò che distrugge.
10. Nel mondo
Scalzo e col petto nudo, mi mescolo alla gente del mondo. Le mie vesti sono lacere e impolverate, e io sono sempre colmo di beatitudine. Non uso magie per prolungare la mia vita;Ora, davanti a me, gli alberi morti diventano vivi. Dentro la mia porta, mille saggi non mi conoscono. La bellezza del mio giardino è invisibile.
Perché si dovrebbero cercare le orme dei patriarchi?Io vado al mercato con la mia bottiglia di vino e torno a casa col mio bastone. Visito la bettola ed il mercato, e chiunque io guardi diventa illuminato.
“L’ anima mia cominciò a riprendere le sante abitudini della mia prima età e ad apprezzare la grande grazia che Dio fa a un'anima quando la mette con i buoni. Sì, mi sembra che Dio si sia adoperato in tutti i modi per richiamarmi al suo servizio. Siate Voi benedetto, o Signore, che per tanto tempo mi avete sopportata! Amen.”
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“Benedetto Iddio! Per quali vie mi ha Egli condotta in questo stato dove era suo desiderio servirsi di me. Mi ha quasi costretta a vincere me stessa. E sia Egli per sempre benedetto! Amen.”
-Passi presi dall’Autobiografia di Santa Teresa D’Avila
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“Benedetto Iddio! Per quali vie mi ha Egli condotta in questo stato dove era suo desiderio servirsi di me. Mi ha quasi costretta a vincere me stessa. E sia Egli per sempre benedetto! Amen.”
-Passi presi dall’Autobiografia di Santa Teresa D’Avila