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"La vostra visione apparirà più chiara soltanto quando guarderete nel vostro cuore.
Chi guarda all’esterno, sogna.
Chi guarda all’interno, si sveglia."
- "La psicologia dell'inconscio", Carl Gustav Jung
Chi guarda all’esterno, sogna.
Chi guarda all’interno, si sveglia."
- "La psicologia dell'inconscio", Carl Gustav Jung
"II - NUTRIRE LA PERSONA
Sotto il cielo tutti vedono bello ciò che è bello soltanto perché esiste il brutto.
Tutti sanno che il bene è bene soltanto perché esiste il male.
Essere e non essere si generano a vicenda. Il difficile e il facile sono complementari. Il lungo e il corto si definiscono reciprocamente, così come l’alto e il basso. Non c’è prima senza dopo e viceversa.
Perciò il saggio vive con apparente dualità, e paradossale unità.
Il saggio può agire senza sforzo e insegnare senza parole. Nutre le creature senza appropriarsene, lavora, ma non per la ricompensa; compete, ma non per il risultato.
Compiuta l’opera, se ne dimentica. Per questo dura in eterno."
- Tao Te Ching, Lao-tzu
Sotto il cielo tutti vedono bello ciò che è bello soltanto perché esiste il brutto.
Tutti sanno che il bene è bene soltanto perché esiste il male.
Essere e non essere si generano a vicenda. Il difficile e il facile sono complementari. Il lungo e il corto si definiscono reciprocamente, così come l’alto e il basso. Non c’è prima senza dopo e viceversa.
Perciò il saggio vive con apparente dualità, e paradossale unità.
Il saggio può agire senza sforzo e insegnare senza parole. Nutre le creature senza appropriarsene, lavora, ma non per la ricompensa; compete, ma non per il risultato.
Compiuta l’opera, se ne dimentica. Per questo dura in eterno."
- Tao Te Ching, Lao-tzu
Storia zen: Il maestro e lo scorpione.
Un maestro zen vide uno scorpione annegare e decise di tirarlo fuori dall’acqua.
Quando lo fece, lo scorpione lo punse.
Per effetto del dolore, il maestro lasciò l’animale che di nuovo cadde nell’acqua.
Il maestro tentò di tirarlo fuori nuovamente e l’animale lo punse ancora.
Un giovane discepolo, che era lì, si avvicinò e gli disse:
“Mi scusi, maestro, ma perché continuate a prendere lo scorpione? Non capite che, ogni volta che provate a tirarlo fuori dall’acqua, vi punge?"
Il maestro rispose:
“La natura dello scorpione è quella di pungere. Questo non cambierà la mia che è quella di aiutare".
Il maestro si fermò a riflettere e, con l’aiuto di una foglia, tirò fuori lo scorpione dell’acqua e gli salvò la vita. Poi, rivolgendosi al suo giovane discepolo, continuò:
"Non cambiare la tua natura se qualcuno ti farà del male. Prendi solo delle precauzioni. In genere gli uomini sono ingrati del beneficio che gli stai facendo. Ma questo non è un motivo per smettere di fare del bene, di abbandonare l’amore che vive in te".
Un maestro zen vide uno scorpione annegare e decise di tirarlo fuori dall’acqua.
Quando lo fece, lo scorpione lo punse.
Per effetto del dolore, il maestro lasciò l’animale che di nuovo cadde nell’acqua.
Il maestro tentò di tirarlo fuori nuovamente e l’animale lo punse ancora.
Un giovane discepolo, che era lì, si avvicinò e gli disse:
“Mi scusi, maestro, ma perché continuate a prendere lo scorpione? Non capite che, ogni volta che provate a tirarlo fuori dall’acqua, vi punge?"
Il maestro rispose:
“La natura dello scorpione è quella di pungere. Questo non cambierà la mia che è quella di aiutare".
Il maestro si fermò a riflettere e, con l’aiuto di una foglia, tirò fuori lo scorpione dell’acqua e gli salvò la vita. Poi, rivolgendosi al suo giovane discepolo, continuò:
"Non cambiare la tua natura se qualcuno ti farà del male. Prendi solo delle precauzioni. In genere gli uomini sono ingrati del beneficio che gli stai facendo. Ma questo non è un motivo per smettere di fare del bene, di abbandonare l’amore che vive in te".
Oggi inizia il Chaitra Navratri e terminerà il 13 Aprile. Il Durga-Puja o Navaratri (letteralmente “nove notti”) è la più grande festività religiosa dell’India, durante la quale la divinità viene adorata come Madre.
Le celebrazioni durano nove giorni, in onore delle nove manifestazioni di Durga.
Nei primi tre giorni, la Madre Divina viene adorata come Forza Agente, Energia, Kali, Dea della Distruzione e del Rinnovamento, consorte di Shiva. Preghiamo Kali affinchè distrugga i nostri vizi e annichilisca le tendenze animalesche presenti nella nostra natura. Ella è inoltre il potere che protegge la nostra pratica da tutte le distrazioni e cadute. Questo è un periodo di purificazione, durante il quale ci disfiamo di tutte le attitudini negative. E’ come quando si fa spazio nell’armadio per accogliervi i nuovi vestiti. I primi tre giorni del Navaratri, dedicati alla distruzione delle impurità, ci sostengono nello sforzo determinato che dobbiamo compiere per sradicare le tendenze negative dalla nostra mente.
Nei successivi tre giorni, una volta che riusciamo a sconfiggere le negatività e a spezzare le vecchie abitudini, il passo successivo consiste nel costruire le qualità positive che andranno a rimpiazzare quelle negative eliminate. Questo lato gradevole della pratica è simboleggiato dall’adorazione di Lakshmi, la Dea della Prosperità, consorte di Vishnu. Lakshmi concede ai suoi devoti inesauribile ricchezza divina, amore, gentilezza, devozione, pazienza, sopportazione, carità e via dicendo. Tali qualità non si possono ottenere dall’esterno, ma devono essere sviluppate interiormente invocando la Dea nei nostri cuori. Se lo sviluppo delle qualità positive non viene compiuto con la massima sincerità, le vecchie tendenze finiranno inesorabilmente per rialzare la testa. Pertanto, questo passaggio della pratica spirituale ha la stessa importanza del precedente.
Quando il praticante riesce a sradicare le tendenze negative e a sviluppare le pure, divine qualità satviche, si pone nella condizione di conseguire la saggezza divina. Gli ultimi tre giorni di Navaratri sono perciò consacrati all’adorazione di Sarasvati, Dea della Saggezza, consorte di Brahma. Ella dona la conoscenza del Supremo, del suono mistico e quindi la piena conoscenza del Sé. In questo periodo, riceviamo istruzioni divine circa il modo migliore di far uso delle risorse che ci vengono inviate. Si tratta di imparare a servirsi con il massimo di efficienza e consapevolezza di tutto quello che abbiamo.
Il decimo giorno, Vijaya Dasami, rappresenta il trionfante risveglio dell’individuo alla Realizzazione del Sé, che si ottiene per mezzo della discesa della Conoscenza, possibile solo con la Grazia della Madre. Si celebra dunque la vittoria, il conseguimento dell’obbiettivo, il riconoscimento della nostra eterna identità con lo Spirito Supremo.
Oltre a questo, però, ciascun giorno del Navaratri è dedicato a un particolare aspetto della Madre Divina, i Nava Durga (nove nomi di Durga).
1° giorno : Sailaputra - Figlia dell’Himalaya
2° giorno: Brahmacharini -Colei che rimane celibe
3° giorno: Chandraghanta -Colei che è bella come la Luna
4° giorno: Kusmanda
-Colei che porta felicità
5° giorno: Skandamata
-Madre di Kanda, condottiero delle armate che combattono il male
6° giorno: Katyayani
-Aspetto della Madre Kali
7° giorno: Kalaratri
-Notte buia senza luna
8° giorno: Mahagauri
-La grande Dea Bianca
9° giorno: Siddhidatri
-Colei che ha conoscenza e grandi poteri Spirituali.
testo preso da: www.csph.net
Le celebrazioni durano nove giorni, in onore delle nove manifestazioni di Durga.
Nei primi tre giorni, la Madre Divina viene adorata come Forza Agente, Energia, Kali, Dea della Distruzione e del Rinnovamento, consorte di Shiva. Preghiamo Kali affinchè distrugga i nostri vizi e annichilisca le tendenze animalesche presenti nella nostra natura. Ella è inoltre il potere che protegge la nostra pratica da tutte le distrazioni e cadute. Questo è un periodo di purificazione, durante il quale ci disfiamo di tutte le attitudini negative. E’ come quando si fa spazio nell’armadio per accogliervi i nuovi vestiti. I primi tre giorni del Navaratri, dedicati alla distruzione delle impurità, ci sostengono nello sforzo determinato che dobbiamo compiere per sradicare le tendenze negative dalla nostra mente.
Nei successivi tre giorni, una volta che riusciamo a sconfiggere le negatività e a spezzare le vecchie abitudini, il passo successivo consiste nel costruire le qualità positive che andranno a rimpiazzare quelle negative eliminate. Questo lato gradevole della pratica è simboleggiato dall’adorazione di Lakshmi, la Dea della Prosperità, consorte di Vishnu. Lakshmi concede ai suoi devoti inesauribile ricchezza divina, amore, gentilezza, devozione, pazienza, sopportazione, carità e via dicendo. Tali qualità non si possono ottenere dall’esterno, ma devono essere sviluppate interiormente invocando la Dea nei nostri cuori. Se lo sviluppo delle qualità positive non viene compiuto con la massima sincerità, le vecchie tendenze finiranno inesorabilmente per rialzare la testa. Pertanto, questo passaggio della pratica spirituale ha la stessa importanza del precedente.
Quando il praticante riesce a sradicare le tendenze negative e a sviluppare le pure, divine qualità satviche, si pone nella condizione di conseguire la saggezza divina. Gli ultimi tre giorni di Navaratri sono perciò consacrati all’adorazione di Sarasvati, Dea della Saggezza, consorte di Brahma. Ella dona la conoscenza del Supremo, del suono mistico e quindi la piena conoscenza del Sé. In questo periodo, riceviamo istruzioni divine circa il modo migliore di far uso delle risorse che ci vengono inviate. Si tratta di imparare a servirsi con il massimo di efficienza e consapevolezza di tutto quello che abbiamo.
Il decimo giorno, Vijaya Dasami, rappresenta il trionfante risveglio dell’individuo alla Realizzazione del Sé, che si ottiene per mezzo della discesa della Conoscenza, possibile solo con la Grazia della Madre. Si celebra dunque la vittoria, il conseguimento dell’obbiettivo, il riconoscimento della nostra eterna identità con lo Spirito Supremo.
Oltre a questo, però, ciascun giorno del Navaratri è dedicato a un particolare aspetto della Madre Divina, i Nava Durga (nove nomi di Durga).
1° giorno : Sailaputra - Figlia dell’Himalaya
2° giorno: Brahmacharini -Colei che rimane celibe
3° giorno: Chandraghanta -Colei che è bella come la Luna
4° giorno: Kusmanda
-Colei che porta felicità
5° giorno: Skandamata
-Madre di Kanda, condottiero delle armate che combattono il male
6° giorno: Katyayani
-Aspetto della Madre Kali
7° giorno: Kalaratri
-Notte buia senza luna
8° giorno: Mahagauri
-La grande Dea Bianca
9° giorno: Siddhidatri
-Colei che ha conoscenza e grandi poteri Spirituali.
testo preso da: www.csph.net
"Ti lagni di aver incontrato un ingrato.
Se è la prima volta, ringrazia la fortuna, o la tua prudenza.
Ma la prudenza, in questo caso, non può renderti se non avaro o gretto.
Infatti, se vuoi evitare il pericolo dell'ingratitudine, non farai più beneficenza; così, per impedire che si perda nelle mani di un altro, l'opera buona andrà perduta per te.
Anche quando incontriamo l'ingratitudine, non dobbiamo stancarci di fare il bene: bisogna seminare anche dopo un cattivo raccolto."
- "Lettere a Lucilio", Seneca
Se è la prima volta, ringrazia la fortuna, o la tua prudenza.
Ma la prudenza, in questo caso, non può renderti se non avaro o gretto.
Infatti, se vuoi evitare il pericolo dell'ingratitudine, non farai più beneficenza; così, per impedire che si perda nelle mani di un altro, l'opera buona andrà perduta per te.
Anche quando incontriamo l'ingratitudine, non dobbiamo stancarci di fare il bene: bisogna seminare anche dopo un cattivo raccolto."
- "Lettere a Lucilio", Seneca
Lettera di Jung a Freud
1003 Seestraße, 18 Dicembre 1912
Küsnach-Zurigo
Caro Professor Freud,
Posso dirLe qualche parola seria? Ammetto la mia insicurezza nei Suoi confronti, ma ho la tendenza a considerare la situazione in modo onesto e assolutamente corretto. Se Lei ne dubita è un fardello Suo. Vorrei, comunque, richiamare l’attenzione sul fatto che la Sua tecnica, trattare i Suoi allievi come Suoi pazienti, è uno sbaglio. Così facendo Lei alleva dei figli schiavi o degli impudenti bricconcelli (Adler-Stekel e tutta l’impudente banda che si fa largo a Vienna). Io sono abbastanza obiettivo per penetrare il Suo truc. Lei continua a rintracciare intorno a sé tutte le azioni sintomatiche e così facendo abbassa al livello di figlio e figlia tutti quelli della Sua cerchia, i quali arrossendo riconoscono in sé la presenza di tendenze erronee. Nel frattempo, Lei se ne sta bellamente seduto sopra, in veste di padre. Per puro spirito di sottomissione, a nessuno capita di tirare il profeta per la barba e domandare una buona volta: che cosa dice Lei ad un paziente che ha la tendenza ad analizzare l’analista anziché sé stesso? Al ché Lei gli ribatte: “ma insomma, chi ha effettivamente la nevrosi?”
Vede, caro professore, finché continua a usare questo sistema, delle mie azioni sintomatiche non mi importa nulla, perché esse non hanno il minimo rilievo di fronte alla grossa trave che il mio fratello Freud ha nell’occhio. – Io infatti non sono assolutamente nevrotico – toccando ferro! Pertanto mi sono fatto analizzare lege artis e tout humblement, cosa che mi ha fatto molto bene. Lei sa bene fino a che punto arriva un paziente con l’autoanalisi: non esce dalla nevrosi – proprio come Lei. E allora, quando una buona volta Lei stesso si libererà interamente del complesso e la smetterà di giocare al padre coi Suoi figli, dei quali sottolinea costantemente i punti deboli, prendendo invece di mira finalmente sé stesso, allora io mi addentrerò in me stesso e sradicherò in un colpo solo il mio vizioso disaccordo nei suoi confronti. Insomma, Lei ama così tanto i nevrotici da essere sempre interamente in armonia con sé stesso? Lei forse odia i nevrotici; e allora come può aspettarsi che i suoi sforzi volti a trattare quanto più delicatamente e amorevolmente possibile i pazienti non siano accompagnati da un po’ di sentimenti misti? Adler e Stekel sono caduti nel Suo truc e sono diventati infantilmente impudenti. Io resterò pubblicamente fedele a Lei, pur difendendo le mie opinioni, e incomincerò privatamente nelle mie lettere a dirLe che cosa penso veramente di Lei. È questa l’unica via che considero corretta. Senza dubbio Lei imprecherà contro questo particolare gesto di amicizia, ma forse Le farà bene.
Con i migliori saluti,
Suo devotissimo
Jung
1003 Seestraße, 18 Dicembre 1912
Küsnach-Zurigo
Caro Professor Freud,
Posso dirLe qualche parola seria? Ammetto la mia insicurezza nei Suoi confronti, ma ho la tendenza a considerare la situazione in modo onesto e assolutamente corretto. Se Lei ne dubita è un fardello Suo. Vorrei, comunque, richiamare l’attenzione sul fatto che la Sua tecnica, trattare i Suoi allievi come Suoi pazienti, è uno sbaglio. Così facendo Lei alleva dei figli schiavi o degli impudenti bricconcelli (Adler-Stekel e tutta l’impudente banda che si fa largo a Vienna). Io sono abbastanza obiettivo per penetrare il Suo truc. Lei continua a rintracciare intorno a sé tutte le azioni sintomatiche e così facendo abbassa al livello di figlio e figlia tutti quelli della Sua cerchia, i quali arrossendo riconoscono in sé la presenza di tendenze erronee. Nel frattempo, Lei se ne sta bellamente seduto sopra, in veste di padre. Per puro spirito di sottomissione, a nessuno capita di tirare il profeta per la barba e domandare una buona volta: che cosa dice Lei ad un paziente che ha la tendenza ad analizzare l’analista anziché sé stesso? Al ché Lei gli ribatte: “ma insomma, chi ha effettivamente la nevrosi?”
Vede, caro professore, finché continua a usare questo sistema, delle mie azioni sintomatiche non mi importa nulla, perché esse non hanno il minimo rilievo di fronte alla grossa trave che il mio fratello Freud ha nell’occhio. – Io infatti non sono assolutamente nevrotico – toccando ferro! Pertanto mi sono fatto analizzare lege artis e tout humblement, cosa che mi ha fatto molto bene. Lei sa bene fino a che punto arriva un paziente con l’autoanalisi: non esce dalla nevrosi – proprio come Lei. E allora, quando una buona volta Lei stesso si libererà interamente del complesso e la smetterà di giocare al padre coi Suoi figli, dei quali sottolinea costantemente i punti deboli, prendendo invece di mira finalmente sé stesso, allora io mi addentrerò in me stesso e sradicherò in un colpo solo il mio vizioso disaccordo nei suoi confronti. Insomma, Lei ama così tanto i nevrotici da essere sempre interamente in armonia con sé stesso? Lei forse odia i nevrotici; e allora come può aspettarsi che i suoi sforzi volti a trattare quanto più delicatamente e amorevolmente possibile i pazienti non siano accompagnati da un po’ di sentimenti misti? Adler e Stekel sono caduti nel Suo truc e sono diventati infantilmente impudenti. Io resterò pubblicamente fedele a Lei, pur difendendo le mie opinioni, e incomincerò privatamente nelle mie lettere a dirLe che cosa penso veramente di Lei. È questa l’unica via che considero corretta. Senza dubbio Lei imprecherà contro questo particolare gesto di amicizia, ma forse Le farà bene.
Con i migliori saluti,
Suo devotissimo
Jung
"Meravigliosa potenza della memoria
Grande è questa potenza della memoria, troppo grande, Dio mio, un santuario vasto, infinito. Chi giunse mai al suo fondo? E tuttavia è una facoltà del mio spirito, connessa alla mia natura. In realtà io non riesco a comprendere tutto ciò che sono. Dunque lo spirito sarebbe troppo angusto per comprendere se stesso? E dove sarebbe quanto di se stesso non comprende? Fuori di se stesso anziché in se stesso? No. Come mai allora non lo comprende? Ciò mi riempie di gran meraviglia, lo sbigottimento mi afferra. Eppure gli uomini vanno ad ammirare le vette dei monti, le onde enormi del mare, le correnti amplissime dei fiumi, la circonferenza dell’Oceano, le orbite degli astri, mentre trascurano se stessi. Non li meraviglia ch’io parlassi di tutte queste cose senza vederle con gli occhi; eppure non avrei potuto parlare senza vedere i monti e le onde e i fiumi e gli astri che vidi e l’Oceano di cui sentii parlare, dentro di me, nella memoria tanto estesi come se li vedessi fuori di me. Eppure non li inghiottii vedendoli, quando li vidi con gli occhi, né sono in me queste cose reali, ma le loro immagini, e so da quale senso del corpo ognuna fu impressa in me."
"Le Confessioni", Sant' Agostino
Grande è questa potenza della memoria, troppo grande, Dio mio, un santuario vasto, infinito. Chi giunse mai al suo fondo? E tuttavia è una facoltà del mio spirito, connessa alla mia natura. In realtà io non riesco a comprendere tutto ciò che sono. Dunque lo spirito sarebbe troppo angusto per comprendere se stesso? E dove sarebbe quanto di se stesso non comprende? Fuori di se stesso anziché in se stesso? No. Come mai allora non lo comprende? Ciò mi riempie di gran meraviglia, lo sbigottimento mi afferra. Eppure gli uomini vanno ad ammirare le vette dei monti, le onde enormi del mare, le correnti amplissime dei fiumi, la circonferenza dell’Oceano, le orbite degli astri, mentre trascurano se stessi. Non li meraviglia ch’io parlassi di tutte queste cose senza vederle con gli occhi; eppure non avrei potuto parlare senza vedere i monti e le onde e i fiumi e gli astri che vidi e l’Oceano di cui sentii parlare, dentro di me, nella memoria tanto estesi come se li vedessi fuori di me. Eppure non li inghiottii vedendoli, quando li vidi con gli occhi, né sono in me queste cose reali, ma le loro immagini, e so da quale senso del corpo ognuna fu impressa in me."
"Le Confessioni", Sant' Agostino
ARISTOTELE
ETICA A NICOMACO
* LIBRO I- 13. [L’anima umana e la distinzione tra virtù etiche e virtù dianoetiche].
"La virtù su cui si deve indagare, è chiaro, è la virtù umana, giacché è il bene umano e la felicità umana che stiamo cercando. Intendiamo poi per virtù umana non quella del corpo, bensì quella dell’anima: anche la felicità la definiamo attività dell’anima. Se le cose stanno così, è chiaro che l’uomo politico deve conoscere in qualche modo ciò che riguarda l’anima, come anche chi intende curare gli occhi deve conoscere anche tutto il corpo, e tanto più in quanto la politica è più degna di onore e più nobile della medicina: i più valenti dei medici si danno molto da fare per conoscere il corpo. Anche l’uomo politico dunque deve cercar di conoscere l’anima."
ETICA A NICOMACO
* LIBRO I- 13. [L’anima umana e la distinzione tra virtù etiche e virtù dianoetiche].
"La virtù su cui si deve indagare, è chiaro, è la virtù umana, giacché è il bene umano e la felicità umana che stiamo cercando. Intendiamo poi per virtù umana non quella del corpo, bensì quella dell’anima: anche la felicità la definiamo attività dell’anima. Se le cose stanno così, è chiaro che l’uomo politico deve conoscere in qualche modo ciò che riguarda l’anima, come anche chi intende curare gli occhi deve conoscere anche tutto il corpo, e tanto più in quanto la politica è più degna di onore e più nobile della medicina: i più valenti dei medici si danno molto da fare per conoscere il corpo. Anche l’uomo politico dunque deve cercar di conoscere l’anima."
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