Canale di Spiritualità
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“La disposizione del tuo pensiero si posi su questo fondo del non pensiero. Come la disposizione del pensiero si posa sul fondo del non pensiero? Impensato.
Ecco, questo è il fulcro distintivo dello zazen. Zazen non consiste nell’apprendere a meditare [nell’apprendere lo zen]. Semplicemente è la porta reale della pace e della gioia, è la pratica avverata che arriva alla pienezza del risveglio.
Il presente si fa presente con evidente profondità, qui non arriva la ragnatela dei condizionamenti e delle illusioni.
Se qui trovi dimora, è come il drago che trova l’acqua, assomiglia alla tigre che si inoltra nella montagna. Occorre conoscere con correttezza che la realtà autentica si manifesta e si fa avanti per forza sua e che distrugge innanzitutto l’intontimento e la dissipazione.
Quando ti alzi dallo zazen muovi il corpo adagio, alzati in modo tranquillo, non muoverti in modo violento.
Se guardiamo gli esempi del passato, andare oltre il mondano e andare oltre il santo, trapassare stando seduti o morire in piedi, tutto ciò è affidato completamente a questa forza.
Inoltre, anche il perno dell’insegnamento impartito scuotendo un dito, una canna, un ago, un martello, anche l’avvertimento che ridesta fornito con lo scaccia mosche, col pugno, col bastone, con il grido, tutto questo non scaturisce dall’avere bene valutato e discriminato, e non credere che derivi dalla conoscenza di poteri magici.
Sono comportamenti la cui autorità va oltre ciò che si sente e ciò che si vede, scaturiscono completamente dalla norma che è prima della conoscenza intellettuale. Così è! Quindi, senza discutere di sapienza e di stupidità, non discriminare fra uomo che vale e uomo stolto. Applicati con tutto te stesso e sei già nella pratica del cammino.
La pratica del risveglio per sua natura non produce contaminazione e attuandola è normalità quotidiana.
Generalmente parlando avviene che, nel nostro mondo come altrove, in India come in Cina, portando il sigillo di Buddha, ogni casa lo fa a modo suo. Se ci si applica al solo star seduti, siamo ostacolati dall’inamovibilità.
Pur essendoci innumerevoli diverse situazioni, fai solo la pratica di zazen.
Non disertare il posto che è dimora della tua pratica, e non girovagare altrove nel polveroso mondo. Se sbagli un passo, inciampi e devii dalla direzione che hai di fronte.
Hai già il fulcro della via che è il corpo umano, non attraversare il tempo invano.
Hai da preservare e applicare l’essenza della via di Buddha, chi vorrà godere in modo vano di scintille? Non solo, i fenomeni sono come la rugiada sull’erba, il corso della vita assomiglia a un lampo, all’improvviso, è nulla, in un attimo, svanito. Questa è la mia preghiera: che coloro i quali compongono la nobile corrente dei praticanti, avendo a lungo imparato a tastoni attraverso imitazioni, non disdegnino ora il vero drago.
Avanza con energia nella via diritta e radicale, rispetta l’uomo che tronca l’affidarsi al sapere e annulla l’affidarsi all’agire, entra nella compagnia di coloro che vivono l’essenza della via, eredita la pace di coloro che hanno praticato prima di te. Se a lungo compi questo, certamente diventi questo.
Lo scrigno dei tesori si apre da se stesso, e tu ricevi e usi a volontà.”


Parte del Fukanzazengi, il primo testo scritto da Dogen subito dopo il suo ritorno in Giappone dalla Cina, nel 1227
Dōgen, fondatore della scuola buddhista giapponese Zen Sōtō. Questo ritratto è conservato presso il tempio Hōkyō-ji, in Giappone.
https://archive.org/details/MyReincarnation2011


Filmato nel corso di vent’anni dalla regista Jennifer Fox, mostra le storie del Maestro buddista tibetano Chögyal Namkhai Norbu e di suo figlio Yeshi, nato e cresciuto in Italia.
La regista Jennifer Fox inizia a filmare la famiglia alla fine degli anni ’80, quando lei è allieva del Maestro e Yeshi un ragazzo appena maggiorenne non in particolare sintonia con il padre. Norbu diviene uno tra i più noti e influenti insegnanti dei precetti del Buddismo tibetano in Occidente, riconosciuto a cinque anni come la reincarnazione di un Lama, levato alla famiglia e portato a vivere in un monastero affinché si dedicasse in maniera intensiva alla pratica. In fuga dal Tibet e dalle persecuzioni cinesi, il Maestro giunge alla fine degli anni ’50 in Italia, dove si sposa e forma una famiglia. Suo figlio Yeshi viene riconosciuto a sua volta, sin dai suoi primi anni di vita, come la reincarnazione di un prozìo paterno, anch’esso Maestro tibetano.
“Gli uomini impazziscono, perché non sanno che il conflitto è dentro di loro, e ciascuno addossa il torto all’altro. Se una metà dell’umanità è in torto, allora è in torto - per metà - ogni essere umano.
Ma non vede il conflitto presente nella propria anima, che è però la fonte della sventura esterna.
Quando sei irritato contro tuo fratello, pensa allora che sei irritato contro il fratello che è in te, vale a dire contro ciò che in te è simile a tuo fratello.
In quanto individuo tu sei parte dell’umanità e partecipi all’insieme dell’umanità, come se tu stesso fossi l’umanità intera. Se sopraffai e uccidi il prossimo che si avvicina a te, allora uccidi quell’uomo anche dentro di te, e tu hai assassinato una parte della tua vita.
Lo spirito di questo morto ti seguirà, impedendoti di gioire della tua vita.
Per continuare a vivere tu hai bisogno di essere intero.”

-“Il Libro Rosso” di C.G.Jung. Capitolo “La Soluzione”
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Ganesha 🙏🏼
“L'Insegnamento Spirituale di Ramana Maharshi”
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“Quanta verità sopporta, quanta verità osa uno spirito? Questo è diventato per me, sempre più, il vero criterio di valutazione. Errore — la fede nell’ideale — non è cecità, errore è vigliaccheria... Ogni risultato, ogni passo avanti nella conoscenza consegue dal coraggio, dalla durezza verso se stessi, dalla pulizia verso se stessi... Io non confuto gli ideali, mi infilo semplicemente i guanti di fronte a loro... Nitimur in vetitum: in questo regno vincerà un giorno la mia filosofia, poiché finora è stata impedita, per principio, sempre e soltanto la verità.”

- Friedrich Nietzsche, Ecce Homo, prologo parte 3.
“È detto che quando sono scomparsi tutti i desideri che risiedono nella mente, il mortale diventa immortale e raggiunge il Brahman in questo stesso corpo.
Proprio come la vecchia pelle di un serpente dopo la muta giace a terra senza vita, questo corpo giace inerte dopo che l'Atman l'ha lasciato per diventare immortale - l'Atman che è il Prana, il Brahman, la Luce (4.4.7)
Un verso dice, 'Ho toccato ciò che è antico, sottile, e infinito: ho realizzato me stesso'.
In questo modo coloro che conoscono il Brahman si elevano alla dimora spirituale quando il corpo è caduto.(4.4.8)
Alcuni dicono che sia bianco, blu, grigio, verde o rosso. Questa via è accessibile al brahmana, cioè la persona che conosce il Brahman, e a coloro che hanno compiuto buone azioni e che si
identificano con la Luce suprema. (4.4.9)
Chi è attaccato ai rituali in sé entra nell'oscurità, e chi è attaccato all'erudizione in sé entra in un'oscurità ancora più profonda. (4.4.10)
Coloro che sono avvolti dall'ignoranza e mancano di saggezza finiscono nei mondi della sofferenza (4.4.11)
Chi conosce l'Atman e si identifica con l'Atman non avrà desideri e non conoscerà la sofferenza (4.4.12)
Chi ha realizzato l'Atman, chi conosce intimamente il Sé che abita in questo
luogo pericoloso e duro - il corpo materiale - crea l'universo, ed è il Sé di tutti. (4.4.13)
Già in questo stesso corpo è possibile conoscere il Brahman: chi non cerca questa realizzazione
rimane nell'ignoranza e va incontro alla propria rovina. Coloro che lo conoscono diventano immortali, gli altri ottengono soltanto sofferenza. (4.4.14)”


Brihadaranyaka Upanishad da “Le 108 Upanishad: (Seconda Edizione)” a cura di Parama Karuna Devia
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Tara Verde 🙏🏼
“Prima ancora della ragione vi è il movimento vòlto all'interno che tende verso ciò che è proprio.”

- Plotino, Enneadi, III, 4.6
“Il daimon svolge la sua funzione di «promemoria» in molti modi. Ci motiva. Ci protegge. Inventa e insiste con ostinata fedeltà. Si oppone alla ragionevolezza facile ai compromessi e spesso obbliga il suo padrone alla devianza e alla bizzarria, specialmente quando si sente trascurato o conuastato. Offre conforto e può attirarci nel suo guscio, ma non sopporta l'innocenza. Può far ammalare il corpo. E incapace di adattarsi al tempo, nel flusso della vita trova errori, salti e nodi - ed è lì che preferisce stare. Possiede affinità con il mito, giacché lui stesso è un essere del mito e pensa in forma mitica.
Il daimon è dotato di prescienza - non dei particolari, forse (il suicidio di Rommel e di Pollock, il titolo di first lady per Eleanor, il premio Nobel di Canetti), perché non ha il potere di manipolare gli eventi per conformarli all'immagine e adempiere la vocazione. La sua prescienza, dunque, non è perfetta ma limitata, riguarda piuttosto il senso generale della vita in cui si incarna. Inoltre, il daimon è immortale, nel senso che non ci lascia mai e non può essere liquidato dalle spiegazioni di noi mortali.
C'entra molto con i sentimenti di unicità, di grandezza, e con l'inquietudine del cuore, con la sua impazienza, la sua insoddisfazione, i suoi struggimenti. Ha bisogno della sua parte di bellezza. Vuole essere visto, ricevere testimonianza, riconoscimento, soprattutto dal suo padrone. È lento ad ancorarsi e svelto a volare. Poiché non può dimenticare la sua propria vocazione divina, si sente insieme esule sulla terra e partecipe dell'armonia del cosmo. Le immagini e le metafore sono la sua lingua madre, innata, la stessa che costituisce la base poetica della mente e rende possibile la comunicazione con tutti gli uomini e tutte le cose.”

- James Hillman, Il codice dell’anima.
Il Tesoro dei Cantici di Tilopa

Omaggio al glorioso Essere Adamantino. Omaggio al Grande Sigillo, autocoscienza immutabile. Tutti i fattori dell’esistenza scaturiscono dalla sostanza del Grande Sigillo e lí si dissolvono. Essa non è qualcosa e non è neppure nulla, perché è al di là di qualsiasi determinazione.
Siccome non è conoscibile mentalmente, non ricercarne il significato. Tutti i fenomeni sono per loro natura falsi, perciò non sono da abbandonare né all’inizio né alla fine [del cammino spirituale]. Qualsiasi cosa la mente possa conoscere, qui non è considerato come il vero modo d’essere della realtà: la realtà autentica non è [fatta conoscere] dal Maestro né è [conosciuta] dal discepolo. Non concepire quello stato come cosciente e neppure come incosciente, piuttosto comprendi che esso è l’uno privo di molteplicità. Ma se ti aggrappi anche all’uno sarai legato proprio da quello. Io, Tilopa, non ho nulla da insegnare. Non me ne sto isolato, ma non sono senza isolamento. I miei occhi non sono aperti, ma neppure chiusi. La mia coscienza non è alterata, ma neppure incorretta. Renditi conto che lo stato naturale non è conoscibile mentalmente. Se comprendi che esperienze, ricordi e conoscenze sono qualcosa di falso rispetto alla realtà autentica indeterminabile, lascia che tutti questi fenomeni sorgano e si dissolvano Non c’è proprio nulla né da eliminare né da conquistare, né da ottenere né da rifuggire. Non rimanere nella foresta a praticare l’ascetismo.
La felicità non può essere trovata tramite le abluzioni e la purità rituale. Neppure il culto delle divinità ti farà ottenere la liberazione. Comprendi quel rilassamento in cui non si afferra né si abbandona alcunché. La meta è la consapevolezza della propria vera natura. Nell’istante in cui si consegue questa comprensione, non c’è piú alcuna via da seguire.
Le persone ordinarie che non capiscono ricercano la meta altrove. Felicità è trascendere speranza e timore. Quando si dissolve la propria identificazione mentale, cessa la visione dualistica. Senza pensare, immaginare, esaminare, giudicare, meditare, agire, sperare e temere, le fissazioni mentali si dissolvono spontaneamente.
È cosí che si consegue lo stato primordiale.
 
Traduzione di Giuseppe Baroetto