Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ CHE COSA HA FATTO IL GOVERNO MELONI PER LA SCUOLA❗️
Micol Maccario
🔴 Dopo quasi quattro anni di mandato, il governo Meloni affronta le critiche sull'efficienza del sistema scolastico italiano. I dati Eurostat 2024 indicano che l'Italia spende solo il 4% del PIL in istruzione, risultando la terza nazione UE con l'investimento più basso, dietro solo Irlanda e Grecia.
• Personale e precariato: Per l'anno 2024/2025 sono state effettuate circa 37.430 assunzioni a tempo indeterminato (circa il 76% dei posti autorizzati), mentre persiste la dipendenza da circa 118.000 supplenti, tema criticato dai sindacati.
• Reclutamento e costi: È operativo il nuovo percorso di abilitazione introdotto nel 2022, che prevede corsi universitari a pagamento (costo fino a 2.500€) oltre a concorso e anno di prova, sollevando preoccupazioni per l'onere economico sui futuri docenti.
• Stipendi: Il governo ha chiuso contratti pendenti, come quello per il triennio 2022-2024 e l'attuale 2025-2027, sebbene alcune risorse siano state stanziate in precedenza.
Sommario ⬆️
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⏹️ Dopo le vacanze estive, questa settimana riapriranno le porte di tutte le scuole italiane, fatta eccezione per la Valle d’Aosta, il Veneto, e le province autonome di Trento e Bolzano, che hanno ripreso le lezioni con qualche giorno di anticipo.
🔹️ Quasi quattro anni fa, nel discorso con cui si è presentata alla Camera e al Senato per chiedere la prima fiducia, Giorgia Meloni ha detto che «la scuola e l’università torneranno centrali nell’azione di governo, perché rappresentano una risorsa strategica fondamentale per l’Italia, per il suo futuro e per i suoi giovani».
🔹️ Ma, al netto delle intenzioni e dei proclami, che cosa ha fatto in questi quattro anni il governo Meloni per migliorare il sistema scolastico? Per avere un quadro reale, partiamo, prima di tutto, dai numeri.
🔹️ Secondo i dati Eurostat più aggiornati, nel 2024 l’Italia ha speso il 4% del Prodotto interno lordo (PIL) in istruzione. È la terza percentuale più bassa tra tutti i Paesi dell’UE, davanti solo a Irlanda (2,7%) e Grecia (3,9%), a pari merito con la Romania.
🔹️ Il dato italiano è lontano da quello dei Paesi che investono di più in questo settore: Svezia (7,3% del Pil), Islanda (7%) e Finlandia (6,3%). In generale, tra il 2016 e il 2024 l’investimento dell’Italia nell’istruzione è oscillato stabilmente tra il 3,9% di dieci anni fa e il 4,3 del 2020.
🔹️ Uno dei problemi storici della scuola italiana è il precariato degli insegnanti: ogni anno una parte delle cattedre viene assegnata a docenti con contratti a tempo determinato, mentre non tutti i posti disponibili per le assunzioni vengono effettivamente coperti.
🔹️ Il primo anno scolastico le cui assunzioni sono state gestite interamente dal governo Meloni è stato il 2023/2024. Quell’anno, secondo i dati del Ministero dell’Istruzione, sono state effettuate 40.462 immissioni in ruolo, contro le 37.806 dell’anno precedente (di cui 27.108 su posti comuni e 13.354 sul sostegno).
🔹️ In quell’occasione era stato coperto il 79,6 per cento dei 50.807 posti messi a disposizione per le assunzioni, mentre 10.345 erano rimasti senza un nuovo docente di ruolo.
🔹️ Per quest’anno scolastico invece, il governo è stato autorizzato ad assumere a tempo indeterminato fino a 46.642 docenti (di cui 35.832 su posto comune e 10.810 sul sostegno). A questi si aggiungono 2.628 insegnanti di religione, per un totale di 49.270 possibili assunzioni.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
🔵 Vi invitiamo a seguirci per mantenervi informati su importanti temi di geopolitica, o altro e su riflessioni ad ampio raggio❗️
🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA
👉 Canale Libertà e democrazia
Micol Maccario
🔴 Dopo quasi quattro anni di mandato, il governo Meloni affronta le critiche sull'efficienza del sistema scolastico italiano. I dati Eurostat 2024 indicano che l'Italia spende solo il 4% del PIL in istruzione, risultando la terza nazione UE con l'investimento più basso, dietro solo Irlanda e Grecia.
• Personale e precariato: Per l'anno 2024/2025 sono state effettuate circa 37.430 assunzioni a tempo indeterminato (circa il 76% dei posti autorizzati), mentre persiste la dipendenza da circa 118.000 supplenti, tema criticato dai sindacati.
• Reclutamento e costi: È operativo il nuovo percorso di abilitazione introdotto nel 2022, che prevede corsi universitari a pagamento (costo fino a 2.500€) oltre a concorso e anno di prova, sollevando preoccupazioni per l'onere economico sui futuri docenti.
• Stipendi: Il governo ha chiuso contratti pendenti, come quello per il triennio 2022-2024 e l'attuale 2025-2027, sebbene alcune risorse siano state stanziate in precedenza.
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⏹️ Dopo le vacanze estive, questa settimana riapriranno le porte di tutte le scuole italiane, fatta eccezione per la Valle d’Aosta, il Veneto, e le province autonome di Trento e Bolzano, che hanno ripreso le lezioni con qualche giorno di anticipo.
🔹️ Quasi quattro anni fa, nel discorso con cui si è presentata alla Camera e al Senato per chiedere la prima fiducia, Giorgia Meloni ha detto che «la scuola e l’università torneranno centrali nell’azione di governo, perché rappresentano una risorsa strategica fondamentale per l’Italia, per il suo futuro e per i suoi giovani».
🔹️ Ma, al netto delle intenzioni e dei proclami, che cosa ha fatto in questi quattro anni il governo Meloni per migliorare il sistema scolastico? Per avere un quadro reale, partiamo, prima di tutto, dai numeri.
🔹️ Secondo i dati Eurostat più aggiornati, nel 2024 l’Italia ha speso il 4% del Prodotto interno lordo (PIL) in istruzione. È la terza percentuale più bassa tra tutti i Paesi dell’UE, davanti solo a Irlanda (2,7%) e Grecia (3,9%), a pari merito con la Romania.
🔹️ Il dato italiano è lontano da quello dei Paesi che investono di più in questo settore: Svezia (7,3% del Pil), Islanda (7%) e Finlandia (6,3%). In generale, tra il 2016 e il 2024 l’investimento dell’Italia nell’istruzione è oscillato stabilmente tra il 3,9% di dieci anni fa e il 4,3 del 2020.
🔹️ Uno dei problemi storici della scuola italiana è il precariato degli insegnanti: ogni anno una parte delle cattedre viene assegnata a docenti con contratti a tempo determinato, mentre non tutti i posti disponibili per le assunzioni vengono effettivamente coperti.
🔹️ Il primo anno scolastico le cui assunzioni sono state gestite interamente dal governo Meloni è stato il 2023/2024. Quell’anno, secondo i dati del Ministero dell’Istruzione, sono state effettuate 40.462 immissioni in ruolo, contro le 37.806 dell’anno precedente (di cui 27.108 su posti comuni e 13.354 sul sostegno).
🔹️ In quell’occasione era stato coperto il 79,6 per cento dei 50.807 posti messi a disposizione per le assunzioni, mentre 10.345 erano rimasti senza un nuovo docente di ruolo.
🔹️ Per quest’anno scolastico invece, il governo è stato autorizzato ad assumere a tempo indeterminato fino a 46.642 docenti (di cui 35.832 su posto comune e 10.810 sul sostegno). A questi si aggiungono 2.628 insegnanti di religione, per un totale di 49.270 possibili assunzioni.
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Telegraph
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⚠️ LAVORO UTILE E FATICA INUTILE❗️
Francesco Centineo
▪️Il socialista Morris nel suo manifesto politico fu molto chiaro: solo e soltanto gli «operai» e gli «artigiani», coloro i quali «producono» possono essere ritenuti «lavoratori», persone nobili che trainano avanti la società consentendo alla propria comunità di mangiare, bere e dormire; per liberare le masse dei produttori dalla schiavitù capitalista secondo il Morris necessitiamo anzitutto come società di mettere a regime i fannulloni: ogni essere umano deve partecipare pro attivamente secondo le sue doti alla produzione del benessere materiale. Ogni uomo deve faticare e lavorare. San Paolo sosteneva che chi non lavora non ha il diritto di mangiare.
▪️ Secondo il Morris, la borghesia, quella classe che «fa finta di lavorare» non merita di mangiare, sopratutto, la «piccola borghesia»: in primis, i «burocrati di Stato», coloro i quali sono preposti al mantenimento dell’ordine capitalista, in secundis, i «colletti bianchi», coloro i quali dagli uffici aziendali portano avanti le guerre commerciali speculando, per ordine dei padroni, sui beni di consumo, facendo innalzare «artificialmente» i prezzi dei beni di consumo.
▪️ Inoltre per Morris era vitale che anche i proletari avessero accesso a dei beni di consumo che non fossero adulterati, scadenti e dannosi per la salute; tutti gli uomini, per Morris, dovevano avere accesso a buon cibo, a vestiti dignitosi ed a manufatti di alta qualità; per l’intellettuale anglosassone non era tollerabile che i ricchi, i quali non producono, avessero accesso a tali beni mentre i poveri, coloro i quali producono, non potessero nemmeno lontanamente permetterseli.
▪️ Ma ciò non basta, non è sufficiente; il Morris non riduceva lo scopo della rivoluzione al ristabilimento dei principi di giustizia sociale ed economica, Morris non si accontentava di far questo ed ambiva a molto di più… l’intellettuale e rivoluzionario inglese non chiedeva una semplice redistribuzione dei pani e dei pesci; Morris non era un materialista bensì un’idealista ed anelava ad un «rivoluzione etica e spirituale».
▪️ Per Morris il socialismo potrà trionfare solamente se porterà con sé arte, bellezza, armonia e felicità; la società capitalista è barbarie poiché ha privato dell’arte e della creatività, della «gioia del lavoro», gli esseri umani; secondo Morris i socialisti se vorranno sconfiggere il capitalismo dovranno restituire l’arte e la bellezza al mondo: sia alle masse proletarie, le quali sono state brutalmente private di tutto ciò che rende sopportabile, appagante e gratificante il lavoro, che alla borghesia, la quale fruisce di una pseudo-arte effimera, effeminata e volgare; il lusso dei ricchi non è arte ma orpello.... prosegue su SFERO ⤵️
Articolo integrale
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▪️Il socialista Morris nel suo manifesto politico fu molto chiaro: solo e soltanto gli «operai» e gli «artigiani», coloro i quali «producono» possono essere ritenuti «lavoratori», persone nobili che trainano avanti la società consentendo alla propria comunità di mangiare, bere e dormire; per liberare le masse dei produttori dalla schiavitù capitalista secondo il Morris necessitiamo anzitutto come società di mettere a regime i fannulloni: ogni essere umano deve partecipare pro attivamente secondo le sue doti alla produzione del benessere materiale. Ogni uomo deve faticare e lavorare. San Paolo sosteneva che chi non lavora non ha il diritto di mangiare.
▪️ Secondo il Morris, la borghesia, quella classe che «fa finta di lavorare» non merita di mangiare, sopratutto, la «piccola borghesia»: in primis, i «burocrati di Stato», coloro i quali sono preposti al mantenimento dell’ordine capitalista, in secundis, i «colletti bianchi», coloro i quali dagli uffici aziendali portano avanti le guerre commerciali speculando, per ordine dei padroni, sui beni di consumo, facendo innalzare «artificialmente» i prezzi dei beni di consumo.
▪️ Inoltre per Morris era vitale che anche i proletari avessero accesso a dei beni di consumo che non fossero adulterati, scadenti e dannosi per la salute; tutti gli uomini, per Morris, dovevano avere accesso a buon cibo, a vestiti dignitosi ed a manufatti di alta qualità; per l’intellettuale anglosassone non era tollerabile che i ricchi, i quali non producono, avessero accesso a tali beni mentre i poveri, coloro i quali producono, non potessero nemmeno lontanamente permetterseli.
▪️ Ma ciò non basta, non è sufficiente; il Morris non riduceva lo scopo della rivoluzione al ristabilimento dei principi di giustizia sociale ed economica, Morris non si accontentava di far questo ed ambiva a molto di più… l’intellettuale e rivoluzionario inglese non chiedeva una semplice redistribuzione dei pani e dei pesci; Morris non era un materialista bensì un’idealista ed anelava ad un «rivoluzione etica e spirituale».
▪️ Per Morris il socialismo potrà trionfare solamente se porterà con sé arte, bellezza, armonia e felicità; la società capitalista è barbarie poiché ha privato dell’arte e della creatività, della «gioia del lavoro», gli esseri umani; secondo Morris i socialisti se vorranno sconfiggere il capitalismo dovranno restituire l’arte e la bellezza al mondo: sia alle masse proletarie, le quali sono state brutalmente private di tutto ciò che rende sopportabile, appagante e gratificante il lavoro, che alla borghesia, la quale fruisce di una pseudo-arte effimera, effeminata e volgare; il lusso dei ricchi non è arte ma orpello.... prosegue su SFERO ⤵️
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Sfero
LAVORO UTILE E FATICA INUTILE · Sfero
Il socialista Morris nel suo manifesto politico fu molto chiaro: solo e soltanto gli «operai» e gli «artigiani», coloro i quali «producono» possono essere ritenuti «lavoratori», persone nobili che trainano avanti la società consentendo alla propria comunità…
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⚠️ IL PD NON È SMARRITO: È COERENTE. DA VENT'ANNI AL SERVIZIO DI VINCOLI EUROPEI E PRIVATIZZAZIONI❗️
Silvano Poli
🔴 L'articolo, firmato da Silvano Poli, argomenta che il Partito Democratico non è smarrito ma coerente con il suo ruolo di servitore dei vincoli europei e delle privatizzazioni. L'autore critica la retorica della "smarrita sinistra" e sostiene che il Pd ha un elettorato di base costituito da una classe dirigente locale e intermediaria (funzionari, burocrati, professionisti) che detiene un potere "microfisico" nella gestione della cosa pubblica, piuttosto che un'ala popolare da recuperare.
La tesi centrale è che il Pd si percepisca come incapace di governare l'Italia senza il controllo di Bruxelles e dei mercati, una postura derivante dai traumi storici del 1992 e del 2011. Di conseguenza, il partito agisce come una fronda di garanzia per le istituzioni europee e i mercati finanziari, sacrificando politiche welfare a favore di una stabilità percepita, pur di mantenere la propria rilevanza strutturale nel tessuto amministrativo italiano.
Sommario ⬆️
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⏹️ Una mattina del 1994 Diana Duyser vede sulla crosta del suo toast il volto della Vergine. È l’inizio di una storia decennale. La donna lo conserva in una teca, da vita a un culto e lo vende anni dopo all’asta per ventottomila dollari.
🔸️ È forse il più celebre caso di pareidolia: il meccanismo per cui il cervello, davanti all’informe, fabbrica comunque una figura, perché teme il vuoto e preferisce una menzogna alla confusione.
🔸️ Da vent’anni funziona così anche il modo in cui questo paese guarda al Pd. Dentro l’informe una struttura c’è: non ha volto, perché è fatta di regole di bilancio che decidono il destino di governi e cittadini.
🔸️ Ma poiché la faccia il nostro cervello la pretende, ce la costruiamo dove ci è più comodo: in un partito a cui attribuiamo una natura che non ha mai avuto.
🔸️La frase che innesca l’ennesima polveriera è di Stefano Bonaccini. Parafrasi: la parte istruita del paese vota per noi, perché i voti degli altri vengono da bifolchi ignoranti (e ignorati).
🔸️ Ma forse stavolta Bonaccini ha detto non solo la verità, ma ciò che andava detto. Il problema non è il contenuto, per confermare che la maggioranza vota “quegli altri” basta guardarsi intorno, ma il tono: quello di chi comunica un privilegio con svagata nonchalance.
🔸️ Peggio ancora è andata alle orecchie che l’hanno ascoltato: come sempre, appena il PD si narra con onestà una presunta maggioranza democratica si precipita a spiegare cosa dovrebbe fare «la sinistra» per recuperare il voto operaio e periferico, dato per perduto, dunque un tempo posseduto.
🔸️ Proviamo allora a ribaltare questa prassi ormai caratteristica: ossia, domandarsi non cosa dovrebbe fare il Pd per recuperare quei voti, ma perché mai dovrebbe volerli.
🔸️ A pensarci, i ceti popolari che votano a destra non sono proletari russi da inquadrare, ma elettori volubili e problematici. Ormai da tempo, per conquistarli non bastano parole, ma servono politiche pubbliche concrete.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
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Silvano Poli
🔴 L'articolo, firmato da Silvano Poli, argomenta che il Partito Democratico non è smarrito ma coerente con il suo ruolo di servitore dei vincoli europei e delle privatizzazioni. L'autore critica la retorica della "smarrita sinistra" e sostiene che il Pd ha un elettorato di base costituito da una classe dirigente locale e intermediaria (funzionari, burocrati, professionisti) che detiene un potere "microfisico" nella gestione della cosa pubblica, piuttosto che un'ala popolare da recuperare.
La tesi centrale è che il Pd si percepisca come incapace di governare l'Italia senza il controllo di Bruxelles e dei mercati, una postura derivante dai traumi storici del 1992 e del 2011. Di conseguenza, il partito agisce come una fronda di garanzia per le istituzioni europee e i mercati finanziari, sacrificando politiche welfare a favore di una stabilità percepita, pur di mantenere la propria rilevanza strutturale nel tessuto amministrativo italiano.
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⏹️ Una mattina del 1994 Diana Duyser vede sulla crosta del suo toast il volto della Vergine. È l’inizio di una storia decennale. La donna lo conserva in una teca, da vita a un culto e lo vende anni dopo all’asta per ventottomila dollari.
🔸️ È forse il più celebre caso di pareidolia: il meccanismo per cui il cervello, davanti all’informe, fabbrica comunque una figura, perché teme il vuoto e preferisce una menzogna alla confusione.
🔸️ Da vent’anni funziona così anche il modo in cui questo paese guarda al Pd. Dentro l’informe una struttura c’è: non ha volto, perché è fatta di regole di bilancio che decidono il destino di governi e cittadini.
🔸️ Ma poiché la faccia il nostro cervello la pretende, ce la costruiamo dove ci è più comodo: in un partito a cui attribuiamo una natura che non ha mai avuto.
🔸️La frase che innesca l’ennesima polveriera è di Stefano Bonaccini. Parafrasi: la parte istruita del paese vota per noi, perché i voti degli altri vengono da bifolchi ignoranti (e ignorati).
🔸️ Ma forse stavolta Bonaccini ha detto non solo la verità, ma ciò che andava detto. Il problema non è il contenuto, per confermare che la maggioranza vota “quegli altri” basta guardarsi intorno, ma il tono: quello di chi comunica un privilegio con svagata nonchalance.
🔸️ Peggio ancora è andata alle orecchie che l’hanno ascoltato: come sempre, appena il PD si narra con onestà una presunta maggioranza democratica si precipita a spiegare cosa dovrebbe fare «la sinistra» per recuperare il voto operaio e periferico, dato per perduto, dunque un tempo posseduto.
🔸️ Proviamo allora a ribaltare questa prassi ormai caratteristica: ossia, domandarsi non cosa dovrebbe fare il Pd per recuperare quei voti, ma perché mai dovrebbe volerli.
🔸️ A pensarci, i ceti popolari che votano a destra non sono proletari russi da inquadrare, ma elettori volubili e problematici. Ormai da tempo, per conquistarli non bastano parole, ma servono politiche pubbliche concrete.
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ L’INCOMPIUTO ASSOLUTO: REQUIEM PER IL MODO DEL DUBBIO IN UN MONDO DI CERTEZZE❗️
Francesca Della Valle
🔴 L'autrice Francesca Della Valle denuncia la scomparsa del congiuntivo in italiano, non come evoluzione linguistica, ma come capitolazione culturale e perdita della capacità di dubitare. Questo "modo del possibile", un tempo architettura del pensiero critico, è stato sostituito dall'indicativo per appiattirsi sulla velocità e sulle certezze dei social network. Il dramma si concentra in redazioni giornalistiche e telegiornali, dove i professionisti evitano il congiuntivo per populismo o ignoranza, scambiando la fluidità sintattica con una "siccità" bidimensionale. La perdita di questa sfumatura grammaticale riflette il crollo del pensiero sfumato e la transizione verso un deserto intellettuale dominato dall'arroganza dei fatti.
Sommario ⬆️
--------------------------------
⏹️ Il congiuntivo è morto, dicono, ma la verità è più sinistra: è stato declassato a lusso borghese, a suppellettile polverosa di cui disfarsi nel nome di una sedicente “semplificazione democratica“.
🔹️ Per secoli è stato l’architettura stessa del pensiero occidentale, il tempio linguistico del dubbio, della possibilità, dell’interiorità. Nel sistema della lingua italiana, il congiuntivo non serviva a descrivere ciò che è, per quella bruta contabilità dei fatti c’è già l’indicativo, ma ciò che potrebbe essere, ciò che si spera, si teme, si specula.
🔹️ Era l’habitat naturale del cogito cartesiano e dell’angoscia kierkegaardiana. Oggi, nell’era della comunicazione totale e istantanea, quel tempio è stato raso al suolo per far spazio a un parcheggio multipiano di certezze granitiche ed esclamazioni pavloviane.
🔹️ La parabola del congiuntivo è speculare al crollo del pensiero critico. Quando un’intera civiltà decide di rinunciare alle sfumature della subordinazione per appiattirsi sulla paratassi imperante dei social network, non sta solo snellendo la grammatica: sta amputando la propria capacità di concepire l’alternativa.
🔹️ Chi ha inneggiato per anni alla “morte naturale” del congiuntivo, spacciandola per un’inevitabile evoluzione della lingua viva contro il parrucconismo dei puristi, ha preso un granchio colossale. Non si è trattato di emancipazione, ma di una capitolazione culturale.
🔹️ Abbiamo scambiato la fluidità con la siccità. Il nodo più doloroso, tuttavia, non si consuma nei bar della penisola o nelle sezioni commenti di TikTok, dove l’approssimazione è ormai una tassa di soggiorno accettata.
🔹️ Il vero dramma va in scena nelle redazioni giornalistiche e negli studi televisivi, ovvero nei luoghi storicamente deputati alla custodia e alla diffusione della lingua pubblica. Assistere ai telegiornali o leggere le principali testate nazionali è diventato un exercise di tolleranza al dolore sintattico.
🔹️ Conduttori di punta e giornalisti scafati maneggiano il congiuntivo come fosse un ordigno inesploso: lo evitano con destrezza, oppure lo disinnescano sostituendolo brutalmente con un indicativo presente che fa sanguinare le orecchie.
🔹️ “Penso che il governo fa bene“, “credo che la situazione è complessa“. Sentire queste formule pronunciate da chi detiene il monopolio della parola pubblica fa sorgere un dubbio amletico: si tratta di cruda ignoranza o di una calcolata strategia di ruffianesimo populista?
Continua ⤵️
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Francesca Della Valle
🔴 L'autrice Francesca Della Valle denuncia la scomparsa del congiuntivo in italiano, non come evoluzione linguistica, ma come capitolazione culturale e perdita della capacità di dubitare. Questo "modo del possibile", un tempo architettura del pensiero critico, è stato sostituito dall'indicativo per appiattirsi sulla velocità e sulle certezze dei social network. Il dramma si concentra in redazioni giornalistiche e telegiornali, dove i professionisti evitano il congiuntivo per populismo o ignoranza, scambiando la fluidità sintattica con una "siccità" bidimensionale. La perdita di questa sfumatura grammaticale riflette il crollo del pensiero sfumato e la transizione verso un deserto intellettuale dominato dall'arroganza dei fatti.
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⏹️ Il congiuntivo è morto, dicono, ma la verità è più sinistra: è stato declassato a lusso borghese, a suppellettile polverosa di cui disfarsi nel nome di una sedicente “semplificazione democratica“.
🔹️ Per secoli è stato l’architettura stessa del pensiero occidentale, il tempio linguistico del dubbio, della possibilità, dell’interiorità. Nel sistema della lingua italiana, il congiuntivo non serviva a descrivere ciò che è, per quella bruta contabilità dei fatti c’è già l’indicativo, ma ciò che potrebbe essere, ciò che si spera, si teme, si specula.
🔹️ Era l’habitat naturale del cogito cartesiano e dell’angoscia kierkegaardiana. Oggi, nell’era della comunicazione totale e istantanea, quel tempio è stato raso al suolo per far spazio a un parcheggio multipiano di certezze granitiche ed esclamazioni pavloviane.
🔹️ La parabola del congiuntivo è speculare al crollo del pensiero critico. Quando un’intera civiltà decide di rinunciare alle sfumature della subordinazione per appiattirsi sulla paratassi imperante dei social network, non sta solo snellendo la grammatica: sta amputando la propria capacità di concepire l’alternativa.
🔹️ Chi ha inneggiato per anni alla “morte naturale” del congiuntivo, spacciandola per un’inevitabile evoluzione della lingua viva contro il parrucconismo dei puristi, ha preso un granchio colossale. Non si è trattato di emancipazione, ma di una capitolazione culturale.
🔹️ Abbiamo scambiato la fluidità con la siccità. Il nodo più doloroso, tuttavia, non si consuma nei bar della penisola o nelle sezioni commenti di TikTok, dove l’approssimazione è ormai una tassa di soggiorno accettata.
🔹️ Il vero dramma va in scena nelle redazioni giornalistiche e negli studi televisivi, ovvero nei luoghi storicamente deputati alla custodia e alla diffusione della lingua pubblica. Assistere ai telegiornali o leggere le principali testate nazionali è diventato un exercise di tolleranza al dolore sintattico.
🔹️ Conduttori di punta e giornalisti scafati maneggiano il congiuntivo come fosse un ordigno inesploso: lo evitano con destrezza, oppure lo disinnescano sostituendolo brutalmente con un indicativo presente che fa sanguinare le orecchie.
🔹️ “Penso che il governo fa bene“, “credo che la situazione è complessa“. Sentire queste formule pronunciate da chi detiene il monopolio della parola pubblica fa sorgere un dubbio amletico: si tratta di cruda ignoranza o di una calcolata strategia di ruffianesimo populista?
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⏹️ Il congiuntivo è morto, dicono, ma la verità è più sinistra: è stato declassato a lusso borghese, a suppellettile polverosa di cui disfarsi nel nome di una sedicente “semplificazione democratica“. 🔹️ Per secoli è stato l’architettura stessa del pensiero…
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⚠️ "NAZA", UN TERRIBILE E SPAVENTOSO FILM SUI VOLENTEROSI CARNEFICI DI NETANYAHU❗️
Alberto Crespi
❗️#NDR 》Consigliamo vivamente la lettura dell'articolo e se possibile vedere la pellicola❗️
🔴 Il documentario "Naza", diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor e presentato alla mostra veneziana, racconta tramite 24 testimonianze anonime di militari e intellettuali israeliani i meccanismi operativi dietro le uccisioni di massa di civili palestinesi a Gaza. Il titolo è un acronimo ebraico per "danni collaterali", e il film, prodotto con il supporto di The Guardian e Jonathan Glazer, evidenzia la disumanizzazione sistematica dei palestinesi.
I testimoni descrivono operazioni come "Lavender" (targeting basato sui cellulari con un tasso di errore del 15% accettato come normale), l'uso di cecchini contro folle in cerca di cibo e la percezione delle vittime come entità astratte o "videogiochi". L'autore, Alberto Crespi, definisce il film terribile e freddo, denunciando la natura di "volenterosi carnefici" dei militari intervistati.
Sommario ⬆️
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⏹️ Siamo andati a vedere Naza, il film più atteso e più importante del concorso veneziano, pensando che il titolo fosse un gioco di parole fra “Gaza” e “Nazi”.
🔘 Sapevamo, come tutti, che è diretto da due registi che avevano già lavorato al documentario No Other Land (vincitore dell’Oscar), Yuval Abraham e Rachel Szor. E sapevamo che nel film parlano 24 esponenti dell’esercito e dell’Intelligence israeliani, nelle modalità che ora vi descriveremo.
🔘 Abbiamo scoperto dalle primissime battute del film che il termine “naza” è invece un acronimo che indica in ebraico i “danni collaterali”, le persone innocenti che potrebbero essere uccise nel momento in cui viene colpito un “obiettivo”, ovvero un militante (o presunto tale) di Hamas attivo nella striscia di Gaza.
🔘 Ma può darsi che il gioco di parole da noi ipotizzato, sotto sotto, ci sia: e il fatto che l’IDF e il Mossad definiscano così i morti palestinesi rende il tutto doppiamente sinistro.
🔘 No Other Land era un documentario sulla Cisgiordania, sulle violenze dei coloni. Era diretto da quattro registi: oltre ai due citati, Basel Adra e Hamdan Ballal, palestinesi. Era dunque un raro e coraggioso esempio di collaborazione fra cineasti israeliani e palestinesi.
🔘 Naza è firmato dai soli Abraham e Szor ed è facile capire perché: solo degli israeliani, probabilmente, potevano convincere dei militari a sbottonarsi in quel modo.
🔘 Prima di ogni altra cosa crediamo sia giusto riportarvi le loro parole, dal catalogo della mostra: “Abbiamo realizzato questo film spinti dal dovere di usare la nostra posizione di israeliani per analizzare i sistemi dietro all’uccisione di massa di civili palestinesi di cui il nostro Paese è responsabile.
🔘 Durante le riprese negli ultimi tre anni, ci siamo trovati a porci le stesse domande della generazione dei nostri nonni e di tutto il Novecento: come può un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro? Come funziona dall’interno un sistema del genere?”.
🔘 È inoltre fondamentale aggiungere alcune informazioni sulla produzione. Le interviste montate negli 80 minuti di film sono già state pubblicate sul quotidiano britannico The Guardian, che co-produce il film e che le ha realizzate in collaborazione con due organi di stampa indipendenti, +972 Magazine e Local Call.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
🔵 Vi invitiamo a seguirci per mantenervi informati su importanti temi di geopolitica, o altro e su riflessioni ad ampio raggio❗️
🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA
👉 Canale Libertà e democrazia
Alberto Crespi
❗️#NDR 》Consigliamo vivamente la lettura dell'articolo e se possibile vedere la pellicola❗️
🔴 Il documentario "Naza", diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor e presentato alla mostra veneziana, racconta tramite 24 testimonianze anonime di militari e intellettuali israeliani i meccanismi operativi dietro le uccisioni di massa di civili palestinesi a Gaza. Il titolo è un acronimo ebraico per "danni collaterali", e il film, prodotto con il supporto di The Guardian e Jonathan Glazer, evidenzia la disumanizzazione sistematica dei palestinesi.
I testimoni descrivono operazioni come "Lavender" (targeting basato sui cellulari con un tasso di errore del 15% accettato come normale), l'uso di cecchini contro folle in cerca di cibo e la percezione delle vittime come entità astratte o "videogiochi". L'autore, Alberto Crespi, definisce il film terribile e freddo, denunciando la natura di "volenterosi carnefici" dei militari intervistati.
Sommario ⬆️
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⏹️ Siamo andati a vedere Naza, il film più atteso e più importante del concorso veneziano, pensando che il titolo fosse un gioco di parole fra “Gaza” e “Nazi”.
🔘 Sapevamo, come tutti, che è diretto da due registi che avevano già lavorato al documentario No Other Land (vincitore dell’Oscar), Yuval Abraham e Rachel Szor. E sapevamo che nel film parlano 24 esponenti dell’esercito e dell’Intelligence israeliani, nelle modalità che ora vi descriveremo.
🔘 Abbiamo scoperto dalle primissime battute del film che il termine “naza” è invece un acronimo che indica in ebraico i “danni collaterali”, le persone innocenti che potrebbero essere uccise nel momento in cui viene colpito un “obiettivo”, ovvero un militante (o presunto tale) di Hamas attivo nella striscia di Gaza.
🔘 Ma può darsi che il gioco di parole da noi ipotizzato, sotto sotto, ci sia: e il fatto che l’IDF e il Mossad definiscano così i morti palestinesi rende il tutto doppiamente sinistro.
🔘 No Other Land era un documentario sulla Cisgiordania, sulle violenze dei coloni. Era diretto da quattro registi: oltre ai due citati, Basel Adra e Hamdan Ballal, palestinesi. Era dunque un raro e coraggioso esempio di collaborazione fra cineasti israeliani e palestinesi.
🔘 Naza è firmato dai soli Abraham e Szor ed è facile capire perché: solo degli israeliani, probabilmente, potevano convincere dei militari a sbottonarsi in quel modo.
🔘 Prima di ogni altra cosa crediamo sia giusto riportarvi le loro parole, dal catalogo della mostra: “Abbiamo realizzato questo film spinti dal dovere di usare la nostra posizione di israeliani per analizzare i sistemi dietro all’uccisione di massa di civili palestinesi di cui il nostro Paese è responsabile.
🔘 Durante le riprese negli ultimi tre anni, ci siamo trovati a porci le stesse domande della generazione dei nostri nonni e di tutto il Novecento: come può un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro? Come funziona dall’interno un sistema del genere?”.
🔘 È inoltre fondamentale aggiungere alcune informazioni sulla produzione. Le interviste montate negli 80 minuti di film sono già state pubblicate sul quotidiano britannico The Guardian, che co-produce il film e che le ha realizzate in collaborazione con due organi di stampa indipendenti, +972 Magazine e Local Call.
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"NAZA", UN TERRIBILE E SPAVENTOSO FILM SUI VOLENTEROSI CARNEFICI DI NETANYAHU
⏹️ Siamo andati a vedere Naza, il film più atteso e più importante del concorso veneziano, pensando che il titolo fosse un gioco di parole fra “Gaza” e “Nazi”. 🔘 Sapevamo, come tutti, che è diretto da due registi che avevano già lavorato al documentario No…
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⚠️ L'EVERSIONE SIONISTA IN ITALIA❗️
a cura di Giovanni Cianti
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L'EVERSIONE SIONISTA IN ITALIA
Il volume SIONISMO L’ORA DELLA VERITÀ è disponibile sullo shop dell’autore a questo link: https://shop.giovannicianti.org/product.php?id_product=325
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ LE BIG TECH SONO I NUOVI SOVIETICI. ORA VIVIAMO IN UN’ECONOMIA PIANIFICATA
Yanis Varoufakis
🔴 Yanis Varoufakis sostiene che le Big Tech (Google, Meta, Apple, Microsoft, Nvidia, Amazon, Tesla) stanno creando un nuovo sistema di tecnofeudalesimo, simile all'economia pianificata sovietica, in cui i mercati competitivi vengono sostituiti da monopoli chiusi e dipendenti dal capitale cloud. L'autore critica la tesi neoliberista di Schumpeter e Peter Thiel, argomentando che queste aziende non si limitano a eliminare la concorrenza, ma uccidono il mercato stesso, trasformandolo in un feudo in cui i governi e gli utenti diventano vassalli dipendenti dalle infrastrutture digitali in affitto (AWS, Microsoft, Google).
Sommario ⬆️
--------------------------------------
⏹️ I cosiddetti Magnifici Sette delle Big Tech sono sulla bocca di tutti. Le esorbitanti valutazioni azionarie di Google, Meta, Apple, Microsoft, Nvidia, Amazon e Tesla suscitano un misto di stupore e paura.
🔸️ I loro investimenti da mille miliardi di dollari nell’IA spingono alcuni a prevedere un futuro roseo e altri a temere l’impoverimento dell’umanità, la disoccupazione e persino i licenziamenti.
🔸️ In questo frastuono travolgente, è facile perdere di vista il quadro generale: un nuovo tipo di capitale sta uccidendo i mercati, l’habitat del capitalismo. All’inizio, il capitalismo era sostenuto dalla fede nei mercati competitivi.
🔸️ Nella fantasia liberale, guidata da Adam Smith, fornai, birrai e macellai lavoravano in mercati così spietati che nessuno riusciva a guadagnare più del minimo indispensabile per mandare avanti le proprie piccole attività a conduzione familiare.
🔸️ Questo, a sua volta, ci forniva il pane quotidiano, la birra e la carne. Poi arrivò la seconda rivoluzione industriale e i conglomerati il cui potere di mercato avrebbe fatto piangere di gioia Smith.
🔸️ Questa era l’era delle grandi imprese e dei “baroni ladri”. E così fu creata un’altra fantasia, neoliberista, per giustificare le nuove grandi bestie che ora monopolizzavano quasi tutti i mercati rilevanti.
🔸️ Joseph Schumpeter, ex ministro delle finanze austriaco che aveva fatto dell’America la sua casa, fu il più efficace sostenitore del nuovo credo. Il progresso, sosteneva, è impossibile nei mercati competitivi.
🔸️ La crescita ha bisogno di monopoli per essere alimentata. In quale altro modo si possono ottenere profitti sufficienti a pagare costose attività di ricerca e sviluppo, nuovi macchinari, nuove linee di prodotto e tutti gli strumenti che aiutano l’innovazione a radicarsi?
🔸️ Per monopolizzare i mercati, i conglomerati devono abbagliarci con nuovi prodotti straordinari che annientino la concorrenza, come il Modello T di Henry Ford o l’iPhone di Apple.
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Yanis Varoufakis
🔴 Yanis Varoufakis sostiene che le Big Tech (Google, Meta, Apple, Microsoft, Nvidia, Amazon, Tesla) stanno creando un nuovo sistema di tecnofeudalesimo, simile all'economia pianificata sovietica, in cui i mercati competitivi vengono sostituiti da monopoli chiusi e dipendenti dal capitale cloud. L'autore critica la tesi neoliberista di Schumpeter e Peter Thiel, argomentando che queste aziende non si limitano a eliminare la concorrenza, ma uccidono il mercato stesso, trasformandolo in un feudo in cui i governi e gli utenti diventano vassalli dipendenti dalle infrastrutture digitali in affitto (AWS, Microsoft, Google).
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⏹️ I cosiddetti Magnifici Sette delle Big Tech sono sulla bocca di tutti. Le esorbitanti valutazioni azionarie di Google, Meta, Apple, Microsoft, Nvidia, Amazon e Tesla suscitano un misto di stupore e paura.
🔸️ I loro investimenti da mille miliardi di dollari nell’IA spingono alcuni a prevedere un futuro roseo e altri a temere l’impoverimento dell’umanità, la disoccupazione e persino i licenziamenti.
🔸️ In questo frastuono travolgente, è facile perdere di vista il quadro generale: un nuovo tipo di capitale sta uccidendo i mercati, l’habitat del capitalismo. All’inizio, il capitalismo era sostenuto dalla fede nei mercati competitivi.
🔸️ Nella fantasia liberale, guidata da Adam Smith, fornai, birrai e macellai lavoravano in mercati così spietati che nessuno riusciva a guadagnare più del minimo indispensabile per mandare avanti le proprie piccole attività a conduzione familiare.
🔸️ Questo, a sua volta, ci forniva il pane quotidiano, la birra e la carne. Poi arrivò la seconda rivoluzione industriale e i conglomerati il cui potere di mercato avrebbe fatto piangere di gioia Smith.
🔸️ Questa era l’era delle grandi imprese e dei “baroni ladri”. E così fu creata un’altra fantasia, neoliberista, per giustificare le nuove grandi bestie che ora monopolizzavano quasi tutti i mercati rilevanti.
🔸️ Joseph Schumpeter, ex ministro delle finanze austriaco che aveva fatto dell’America la sua casa, fu il più efficace sostenitore del nuovo credo. Il progresso, sosteneva, è impossibile nei mercati competitivi.
🔸️ La crescita ha bisogno di monopoli per essere alimentata. In quale altro modo si possono ottenere profitti sufficienti a pagare costose attività di ricerca e sviluppo, nuovi macchinari, nuove linee di prodotto e tutti gli strumenti che aiutano l’innovazione a radicarsi?
🔸️ Per monopolizzare i mercati, i conglomerati devono abbagliarci con nuovi prodotti straordinari che annientino la concorrenza, come il Modello T di Henry Ford o l’iPhone di Apple.
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ STEFANO QUINTARELLI : LE FALSITÀ SULL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE❗️
«La narrazione comune attribuisce all’Intelligenza Artificiale virtù salvifiche. A sentire certi programmi televisivi, o leggere certi articoli e alcuni siti web, sembra di avere a che fare con gli elisir del Far West, quegli intrugli miracolosi, venduti da imbonitori sui loro carri Conestoga e magari prodotti sulla base di sofisticate ricette segrete frutto di esoteriche conoscenze indiane; la soluzione sicura per la tubercolosi, la tosse indiana e persino l’indigestione.»
👉 Stefano Quintarelli - sviluppatore e programmatore d’Intelligenza Artificiale
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«La narrazione comune attribuisce all’Intelligenza Artificiale virtù salvifiche. A sentire certi programmi televisivi, o leggere certi articoli e alcuni siti web, sembra di avere a che fare con gli elisir del Far West, quegli intrugli miracolosi, venduti da imbonitori sui loro carri Conestoga e magari prodotti sulla base di sofisticate ricette segrete frutto di esoteriche conoscenze indiane; la soluzione sicura per la tubercolosi, la tosse indiana e persino l’indigestione.»
👉 Stefano Quintarelli - sviluppatore e programmatore d’Intelligenza Artificiale
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ VOLKSWAGEN, L’ECONOMIA DELLA GUERRA
Mario Lombardo
🔴 La fabbrica Volkswagen di Osnabrück cesserà la produzione di auto nell'estate 2027 per essere riconvertita in un polo per sistemi militari, ospitando l'azienda israeliana Rafael Advanced Defense Systems. L'accordo, siglato con il fondo Aurelius Capital e il Land della Bassa Sassonia, mira a produrre sistemi di difesa aerea e veicoli militari, aggirando il veto dell'azionista qatariota e inserendosi nella crisi del settore automotive tedesco. Sebbene presentata come una garanzia occupazionale, la mossa comporterà la perdita di circa 600 posti su 1.800 e segna l'orientamento della Germania verso l'espansione dell'industria bellica come risposta alla perdita di competitività economica e ai costi energetici elevati.
Sommario ⬆️
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⏹️ La storica fabbrica Volkswagen di Osnabrück, per decenni simbolo dell’industria automobilistica tedesca, cesserà di produrre automobili nell’estate del 2027 per essere riconvertita in un polo destinato alla produzione di sistemi militari.
🔸️ L’accordo siglato tra Volkswagen, il “Land” della Bassa Sassonia e il fondo israeliano Aurelius Capital apre le porte all’ingresso del colosso bellico statale israeliano Rafael Advanced Defense Systems.
🔸️ Questo accordo segna un passaggio senza precedenti nella riconversione di un intero impianto civile tedesco verso l’industria degli armamenti, quindi l’operazione va ben oltre una semplice ristrutturazione industriale.
🔸️ Arriva nel pieno della crisi dell’automotive tedesco, mentre Berlino accelera il riarmo, aumenta le spese militari e rafforza il sostegno alla macchina da guerra israeliana.
🔸️ La vicenda di Osnabrück diventa così il simbolo di una trasformazione più ampia: l’integrazione crescente tra grande industria, governo e complesso militare in una Germania che sembra orientare parte della propria economia verso una produzione sempre più legata alla guerra.
🔸️ L’intesa annunciata il 7 settembre prevede la vendita dello stabilimento Volkswagen di Osnabrück a una nuova società controllata dal fondo Aurelius Capital, con una partecipazione di minoranza del “Land” della Bassa Sassonia.
🔸️ Volkswagen uscirà completamente dall’operazione, cedendo fabbrica, terreni e infrastrutture. Il sito sarà trasformato in quello che il gruppo automobilistico definisce un “centro di competenza per soluzioni di sicurezza e difesa”.
🔸️ Dietro questa formula, tuttavia, c’è un programma preciso: Rafael utilizzerà l’impianto come primo grande partner industriale per produrre in Germania sistemi di lancio pesanti, veicoli militari, generatori e componenti destinati ai sistemi di difesa aerea Iron Dome e ad altri programmi militari rivolti sia a Israele sia ai clienti europei.
🔸️ Rafael non è un’azienda privata qualsiasi. È il principale produttore di armamenti dello stato ebraico, direttamente controllato dal ministero della Difesa di Tel Aviv e protagonista nello sviluppo dell’Iron Dome, oltre che di numerosi sistemi missilistici utilizzati dall’esercito israeliano nel genocidio a Gaza, in Libano e in altri teatri regionali.
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🔴 La fabbrica Volkswagen di Osnabrück cesserà la produzione di auto nell'estate 2027 per essere riconvertita in un polo per sistemi militari, ospitando l'azienda israeliana Rafael Advanced Defense Systems. L'accordo, siglato con il fondo Aurelius Capital e il Land della Bassa Sassonia, mira a produrre sistemi di difesa aerea e veicoli militari, aggirando il veto dell'azionista qatariota e inserendosi nella crisi del settore automotive tedesco. Sebbene presentata come una garanzia occupazionale, la mossa comporterà la perdita di circa 600 posti su 1.800 e segna l'orientamento della Germania verso l'espansione dell'industria bellica come risposta alla perdita di competitività economica e ai costi energetici elevati.
Sommario ⬆️
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⏹️ La storica fabbrica Volkswagen di Osnabrück, per decenni simbolo dell’industria automobilistica tedesca, cesserà di produrre automobili nell’estate del 2027 per essere riconvertita in un polo destinato alla produzione di sistemi militari.
🔸️ L’accordo siglato tra Volkswagen, il “Land” della Bassa Sassonia e il fondo israeliano Aurelius Capital apre le porte all’ingresso del colosso bellico statale israeliano Rafael Advanced Defense Systems.
🔸️ Questo accordo segna un passaggio senza precedenti nella riconversione di un intero impianto civile tedesco verso l’industria degli armamenti, quindi l’operazione va ben oltre una semplice ristrutturazione industriale.
🔸️ Arriva nel pieno della crisi dell’automotive tedesco, mentre Berlino accelera il riarmo, aumenta le spese militari e rafforza il sostegno alla macchina da guerra israeliana.
🔸️ La vicenda di Osnabrück diventa così il simbolo di una trasformazione più ampia: l’integrazione crescente tra grande industria, governo e complesso militare in una Germania che sembra orientare parte della propria economia verso una produzione sempre più legata alla guerra.
🔸️ L’intesa annunciata il 7 settembre prevede la vendita dello stabilimento Volkswagen di Osnabrück a una nuova società controllata dal fondo Aurelius Capital, con una partecipazione di minoranza del “Land” della Bassa Sassonia.
🔸️ Volkswagen uscirà completamente dall’operazione, cedendo fabbrica, terreni e infrastrutture. Il sito sarà trasformato in quello che il gruppo automobilistico definisce un “centro di competenza per soluzioni di sicurezza e difesa”.
🔸️ Dietro questa formula, tuttavia, c’è un programma preciso: Rafael utilizzerà l’impianto come primo grande partner industriale per produrre in Germania sistemi di lancio pesanti, veicoli militari, generatori e componenti destinati ai sistemi di difesa aerea Iron Dome e ad altri programmi militari rivolti sia a Israele sia ai clienti europei.
🔸️ Rafael non è un’azienda privata qualsiasi. È il principale produttore di armamenti dello stato ebraico, direttamente controllato dal ministero della Difesa di Tel Aviv e protagonista nello sviluppo dell’Iron Dome, oltre che di numerosi sistemi missilistici utilizzati dall’esercito israeliano nel genocidio a Gaza, in Libano e in altri teatri regionali.
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VOLKSWAGEN, L’ECONOMIA DELLA GUERRA
⏹️ La storica fabbrica Volkswagen di Osnabrück, per decenni simbolo dell’industria automobilistica tedesca, cesserà di produrre automobili nell’estate del 2027 per essere riconvertita in un polo destinato alla produzione di sistemi militari. 🔸️ L’accordo…
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⚠️ FIUMICINO: BENETTON CEDE A ISRAELE❗️
✴️ Il TAR aveva detto che nella riserva non si costruisce. Hanno cambiato i confini della riserva. Ora sai chi paga la quarta pista di Fiumicino.
✴️ Aeroporti di Roma è al 99,39% di Mundys, la ex Atlantia dei Benetton: la stessa proprietà di Autostrade ai tempi del ponte Morandi. Nel 2022, con una gara secretata, lo scudo anti-droni dello scalo è andato a Rafael, azienda di Stato israeliana. Ad agosto 2026 il Consiglio di Stato ha annullato tutto: radar militare, lista ITAR, registro armamenti, nessuna autorizzazione. Atti alla Procura di Roma.
✴️ Non è un caso isolato: nello stesso scalo ADR ha sperimentato SeeTrue, intelligenza artificiale israeliana sui controlli bagagli, e Mundys attraverso Yunex Traffic gestisce i tunnel della Route 16 a Gerusalemme. A Roma installa. A Gerusalemme costruisce.
✴️ La quarta pista vale 9 miliardi, da chiudere prima della scadenza della concessione nel 2046. Li paghi tu nel biglietto: il diritto d'imbarco è già 17,70 euro, e l'Autorità dei trasporti riconosce ad ADR un rendimento fisso su ogni euro investito. Allo Stato versano circa 40 milioni l'anno di canone. Ne incassano quasi mille.
✴️ Per farla passare il consiglio comunale di Fiumicino ha tolto 150 ettari alla Riserva Naturale Statale del Litorale Romano. Sotto le rotte, tra Isola Sacra e Aranova, si sommano cherosene, rumore, il primo 5G aeroportuale d'Italia e due anni di radar non autorizzato: lo studio epidemiologico votato all'unanimità a gennaio non è mai partito.
✴️ Secondo te lo scalo della capitale può restare al 99% in mano a una sola famiglia? Scrivilo nei commenti e manda questo video a chi passa da Fiumicino.
https://youtu.be/5hTcFanIb6U?is=03bRvcsJ23NV5n3H
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👉 Libertà & Democrazia, No Vax, No War, No woke
✴️ Il TAR aveva detto che nella riserva non si costruisce. Hanno cambiato i confini della riserva. Ora sai chi paga la quarta pista di Fiumicino.
✴️ Aeroporti di Roma è al 99,39% di Mundys, la ex Atlantia dei Benetton: la stessa proprietà di Autostrade ai tempi del ponte Morandi. Nel 2022, con una gara secretata, lo scudo anti-droni dello scalo è andato a Rafael, azienda di Stato israeliana. Ad agosto 2026 il Consiglio di Stato ha annullato tutto: radar militare, lista ITAR, registro armamenti, nessuna autorizzazione. Atti alla Procura di Roma.
✴️ Non è un caso isolato: nello stesso scalo ADR ha sperimentato SeeTrue, intelligenza artificiale israeliana sui controlli bagagli, e Mundys attraverso Yunex Traffic gestisce i tunnel della Route 16 a Gerusalemme. A Roma installa. A Gerusalemme costruisce.
✴️ La quarta pista vale 9 miliardi, da chiudere prima della scadenza della concessione nel 2046. Li paghi tu nel biglietto: il diritto d'imbarco è già 17,70 euro, e l'Autorità dei trasporti riconosce ad ADR un rendimento fisso su ogni euro investito. Allo Stato versano circa 40 milioni l'anno di canone. Ne incassano quasi mille.
✴️ Per farla passare il consiglio comunale di Fiumicino ha tolto 150 ettari alla Riserva Naturale Statale del Litorale Romano. Sotto le rotte, tra Isola Sacra e Aranova, si sommano cherosene, rumore, il primo 5G aeroportuale d'Italia e due anni di radar non autorizzato: lo studio epidemiologico votato all'unanimità a gennaio non è mai partito.
✴️ Secondo te lo scalo della capitale può restare al 99% in mano a una sola famiglia? Scrivilo nei commenti e manda questo video a chi passa da Fiumicino.
https://youtu.be/5hTcFanIb6U?is=03bRvcsJ23NV5n3H
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FIUMICINO BENETTON CEDE A ISRAELE
🛑 Il TAR aveva detto che nella riserva non si costruisce. Hanno cam...
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ NASCE IL RHINE GROUP: DRAGHI, IL GURU DEL TECH E I BIG EUROPEI INSIEME PER EVITARE IL DECLINO❗️
Stefania De Michele
🔴 Nato nell'agosto 2026, il Rhine Group vede la copresidenza di Mario Draghi e Patrick Collison (AD di Stripe), con Luis Garicano come leader operativo. L'obiettivo è trasformare le raccomandazioni del rapporto Draghi 2024 su oltre 170 riforme in un'agenda concreta per affrontare il declino della competitività europea, evidenziato dal fatto che solo 4 delle 50 maggiori aziende tech mondiali sono in Europa.
Il gruppo mira a superare la visione puramente difensiva, rafforzando l'autonomia strategica e la crescita industriale dell'UE di fronte a una politica statunitense più protezionista e alla forte concorrenza cinese, per garantire risorse sufficienti per difesa, sanità e transizione climatica.
Sommario ⬆️
-------‐---------‐-------------------
❗️#NDR 》Il Rhine Group, nuovo think tank fondato da Draghi e Collison, rappresenta il tentativo di sostituire la vecchia legittimazione morale-identitaria dell'elite urbana transnazionale, basata sull'ideologia woke ormai in crisi, con una nuova forma di legittimazione imperniata su competitività, innovazione, crescita e high-tech.
Il dubbio più che legittimo: un'Europa che dipende in tutto per tutto dagli Stati Uniti e dal mondo asiatico, con una conoscenza tecnologica in ritardo anni luce dai competitors, un continente che sta pensando solo alla guerra contro una potenza nucleare come la Russia, ma dove vuole andare super Mario? Un teatrino per presentarsi come l'uomo che dall'alto della sua onnipotenza, conosce sempre le soluzioni?
---------------------------------------
⏹️ Mario Draghi torna a mettere la competitività dell'Europa al centro della scena. Questa volta lo fa insieme a uno dei protagonisti della nuova economia tecnologica, Patrick Collison, cofondatore e AD di Stripe, una delle principali società mondiali nel settore dei pagamenti digitali.
🔸️ I due sono i copresidenti del Rhine Group, una nuova iniziativa nata nell'agosto 2026 con un obiettivo ambizioso: trasformare le analisi contenute nel rapporto Draghi sulla competitività in un'agenda concreta di riforme.
🔸️ A guidare operativamente il gruppo è Luis Garicano, economista spagnolo ed ex eurodeputato. Attorno a lui e ai due copresidenti si è riunita una squadra che mette insieme mondi normalmente separati: economia, università, finanza, industria, tecnologia e politica.
🔸️ Patrick Collison è uno dei nomi più interessanti della tech mondiale. Irlandese, classe 1988, ha fondato insieme al fratello John Stripe, la società che ha rivoluzionato i pagamenti online rendendoli molto più semplici per aziende e sviluppatori.
🔸️ Il punto di partenza è una fotografia poco rassicurante. Secondo il Rhine Group, tra le cinquanta maggiori aziende tecnologiche del mondo soltanto quattro sono europee.
🔸️ Nei settori destinati a determinare la crescita dei prossimi decenni, dall'IA alle piattaforme digitali, dalla ricerca scientifica alle tecnologie emergenti, l'Europa rischia di partire con un forte svantaggio.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
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Stefania De Michele
🔴 Nato nell'agosto 2026, il Rhine Group vede la copresidenza di Mario Draghi e Patrick Collison (AD di Stripe), con Luis Garicano come leader operativo. L'obiettivo è trasformare le raccomandazioni del rapporto Draghi 2024 su oltre 170 riforme in un'agenda concreta per affrontare il declino della competitività europea, evidenziato dal fatto che solo 4 delle 50 maggiori aziende tech mondiali sono in Europa.
Il gruppo mira a superare la visione puramente difensiva, rafforzando l'autonomia strategica e la crescita industriale dell'UE di fronte a una politica statunitense più protezionista e alla forte concorrenza cinese, per garantire risorse sufficienti per difesa, sanità e transizione climatica.
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❗️#NDR 》Il Rhine Group, nuovo think tank fondato da Draghi e Collison, rappresenta il tentativo di sostituire la vecchia legittimazione morale-identitaria dell'elite urbana transnazionale, basata sull'ideologia woke ormai in crisi, con una nuova forma di legittimazione imperniata su competitività, innovazione, crescita e high-tech.
Il dubbio più che legittimo: un'Europa che dipende in tutto per tutto dagli Stati Uniti e dal mondo asiatico, con una conoscenza tecnologica in ritardo anni luce dai competitors, un continente che sta pensando solo alla guerra contro una potenza nucleare come la Russia, ma dove vuole andare super Mario? Un teatrino per presentarsi come l'uomo che dall'alto della sua onnipotenza, conosce sempre le soluzioni?
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⏹️ Mario Draghi torna a mettere la competitività dell'Europa al centro della scena. Questa volta lo fa insieme a uno dei protagonisti della nuova economia tecnologica, Patrick Collison, cofondatore e AD di Stripe, una delle principali società mondiali nel settore dei pagamenti digitali.
🔸️ I due sono i copresidenti del Rhine Group, una nuova iniziativa nata nell'agosto 2026 con un obiettivo ambizioso: trasformare le analisi contenute nel rapporto Draghi sulla competitività in un'agenda concreta di riforme.
🔸️ A guidare operativamente il gruppo è Luis Garicano, economista spagnolo ed ex eurodeputato. Attorno a lui e ai due copresidenti si è riunita una squadra che mette insieme mondi normalmente separati: economia, università, finanza, industria, tecnologia e politica.
🔸️ Patrick Collison è uno dei nomi più interessanti della tech mondiale. Irlandese, classe 1988, ha fondato insieme al fratello John Stripe, la società che ha rivoluzionato i pagamenti online rendendoli molto più semplici per aziende e sviluppatori.
🔸️ Il punto di partenza è una fotografia poco rassicurante. Secondo il Rhine Group, tra le cinquanta maggiori aziende tecnologiche del mondo soltanto quattro sono europee.
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Riassunto punti salienti
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🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA
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👉 Libertà & Democrazia, No Vax, No War, No woke
Telegraph
NASCE IL RHINE GROUP: DRAGHI, IL GURU DEL TECH E I BIG EUROPEI INSIEME PER EVITARE IL DECLINO
⏹️ Mario Draghi torna a mettere la competitività dell'Europa al centro della scena. Questa volta lo fa insieme a uno dei protagonisti della nuova economia tecnologica, Patrick Collison, cofondatore e AD di Stripe, una delle principali società mondiali nel…
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ ACCORDI DI ISACCO, ISRAELE PENETRA IN AMERICA LATINA
Silvano Danesi
🔴 Gli Accordi di Isacco, firmati ad aprile 2026 tra Israele e Argentina, costituiscono un tentativo di estendere il modello degli Accordi di Abramo in America Latina, creando una rete di cooperazione strategica pro-Israele. L'iniziativa, supportata dalla Genesis Prize Foundation e dalla neonata AFOIA a New York, mira a consolidare partnership che sopravvivano ai cicli politici.
• Obiettivi strategici: Cooperazione in difesa, intelligence e lotta al terrorismo e narcotraffico (contrastando l'influenza iraniana), trasferimento tecnologico in AI, agritech e cybersecurity, oltre al trasferimento dell'ambasciata argentina a Gerusalemme e nuove rotte aeree dirette.
• Scambio economico: Israele offre tecnologie di sicurezza e innovazione; l'America Latina fornisce risorse agricole, energetiche e minerali critici (come litio e rame).
• Impatto geopolitico: La mossa cerca di formare un asse nel Cono Sud per controbilanciare le influenze cinese e iraniana, coinvolgendo potenzialmente altri 12 paesi latinoamericani che hanno già espresso sostegno.
Sommario ⬆️
----------------------------------
⏹️ Mentre i media italiani guardano il mondo dal buco della chiave della censura europea, nel mondo cambiano gli equilibri. È il caso degli Accordi di Isacco (Isaac Accords), firmati ad aprile 2026 da Benjamin Netanyahu e Javier Milei.
🔸️ L’idea è emersa nel 2025, dopo che Milei ricevette il Genesis Prize (spesso chiamato “Nobel ebraico”) e in seguito ad annunci dell’ambasciatore argentino in Israele ed è supportata dalla stessa Genesis Prize Foundation, che ha creato l’organizzazione non-profit American Friends of Isaac Accords (AFOIA) a New York per implementarla.
🔸️ Durante il lancio del 2026 sono stati firmati memoranda d’intesa su antiterrorismo, intelligenza artificiale e trasporto aereo.
🔸️ L’iniziativa si inserisce nel rafforzamento bilaterale sotto Milei, che include anche il trasferimento dell’ambasciata argentina a Gerusalemme e posizioni più dure verso organizzazioni come Hamas e la Guardia Rivoluzionaria iraniana.
🔸️ Gli Accordi di Isacco sono un modello di partnership strategica pro-Israele in America Latina, enfatizzando valori condivisi e interessi pratici in sicurezza ed economia, a differenza degli "Accordi di Abramo" che miravano principalmente alla normalizzazione con paesi arabi/musulmani.
🔸️ Per rendere operativa l’iniziativa, la Genesis Prize Foundation ha creato nell'agosto 2025 la American Friends of Isaac Accords (AFOIA), un’organizzazione non-profit 501con sede a New York.
🔸️ Obiettivo a lungo termine: creare una rete di relazioni tra governi, parlamenti, imprese, università e comunità che sopravviva ai cicli politici. Gli accordi stabiliscono una cooperazione strategica e politica articolata nei seguenti punti:
🔸️ 1. Difesa, Intelligence e Sicurezza, Lotta al terrorismo e narcotraffico: Protocolli d’intesa per il contrasto congiunto al crimine organizzato e al terrorismo internazionale.
🔸️ Contrasto all’influenza iraniana, limitando la sua presenza nell’emisfero occidentale e in America Latina. Cybersecurity e protezione: Condivisione di protocolli di sicurezza e cooperazione nell’ambito dell’intelligence e della difesa dei confini.
🔸️ 2. Innovazione e Tecnologia – IA : Trasferimento tecnologico israeliano, lo sviluppo di infrastrutture di calcolo avanzato e la ricerca accademica e civile in Argentina.
> Agritech e gestione idrica: Integrazione delle tecnologie israeliane nei settori dell’agricoltura, dell’irrigazione, dell’energia e della gestione delle risorse idriche.
Continua ⤵️
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🔴 Gli Accordi di Isacco, firmati ad aprile 2026 tra Israele e Argentina, costituiscono un tentativo di estendere il modello degli Accordi di Abramo in America Latina, creando una rete di cooperazione strategica pro-Israele. L'iniziativa, supportata dalla Genesis Prize Foundation e dalla neonata AFOIA a New York, mira a consolidare partnership che sopravvivano ai cicli politici.
• Obiettivi strategici: Cooperazione in difesa, intelligence e lotta al terrorismo e narcotraffico (contrastando l'influenza iraniana), trasferimento tecnologico in AI, agritech e cybersecurity, oltre al trasferimento dell'ambasciata argentina a Gerusalemme e nuove rotte aeree dirette.
• Scambio economico: Israele offre tecnologie di sicurezza e innovazione; l'America Latina fornisce risorse agricole, energetiche e minerali critici (come litio e rame).
• Impatto geopolitico: La mossa cerca di formare un asse nel Cono Sud per controbilanciare le influenze cinese e iraniana, coinvolgendo potenzialmente altri 12 paesi latinoamericani che hanno già espresso sostegno.
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⏹️ Mentre i media italiani guardano il mondo dal buco della chiave della censura europea, nel mondo cambiano gli equilibri. È il caso degli Accordi di Isacco (Isaac Accords), firmati ad aprile 2026 da Benjamin Netanyahu e Javier Milei.
🔸️ L’idea è emersa nel 2025, dopo che Milei ricevette il Genesis Prize (spesso chiamato “Nobel ebraico”) e in seguito ad annunci dell’ambasciatore argentino in Israele ed è supportata dalla stessa Genesis Prize Foundation, che ha creato l’organizzazione non-profit American Friends of Isaac Accords (AFOIA) a New York per implementarla.
🔸️ Durante il lancio del 2026 sono stati firmati memoranda d’intesa su antiterrorismo, intelligenza artificiale e trasporto aereo.
🔸️ L’iniziativa si inserisce nel rafforzamento bilaterale sotto Milei, che include anche il trasferimento dell’ambasciata argentina a Gerusalemme e posizioni più dure verso organizzazioni come Hamas e la Guardia Rivoluzionaria iraniana.
🔸️ Gli Accordi di Isacco sono un modello di partnership strategica pro-Israele in America Latina, enfatizzando valori condivisi e interessi pratici in sicurezza ed economia, a differenza degli "Accordi di Abramo" che miravano principalmente alla normalizzazione con paesi arabi/musulmani.
🔸️ Per rendere operativa l’iniziativa, la Genesis Prize Foundation ha creato nell'agosto 2025 la American Friends of Isaac Accords (AFOIA), un’organizzazione non-profit 501con sede a New York.
🔸️ Obiettivo a lungo termine: creare una rete di relazioni tra governi, parlamenti, imprese, università e comunità che sopravviva ai cicli politici. Gli accordi stabiliscono una cooperazione strategica e politica articolata nei seguenti punti:
🔸️ 1. Difesa, Intelligence e Sicurezza, Lotta al terrorismo e narcotraffico: Protocolli d’intesa per il contrasto congiunto al crimine organizzato e al terrorismo internazionale.
🔸️ Contrasto all’influenza iraniana, limitando la sua presenza nell’emisfero occidentale e in America Latina. Cybersecurity e protezione: Condivisione di protocolli di sicurezza e cooperazione nell’ambito dell’intelligence e della difesa dei confini.
🔸️ 2. Innovazione e Tecnologia – IA : Trasferimento tecnologico israeliano, lo sviluppo di infrastrutture di calcolo avanzato e la ricerca accademica e civile in Argentina.
> Agritech e gestione idrica: Integrazione delle tecnologie israeliane nei settori dell’agricoltura, dell’irrigazione, dell’energia e della gestione delle risorse idriche.
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⏹️ Mentre i media italiani guardano il mondo dal buco della chiave della censura europea, nel mondo cambiano gli equilibri. È il caso degli Accordi di Isacco (Isaac Accords), firmati ad aprile 2026 da Benjamin Netanyahu e Javier Milei. 🔸️ L’idea è emersa…
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⚠️ COME L’IRLANDA DECIDE, DA SOLA, SE L’EUROZONA CRESCE O STAGNA❗️
Edith Debord
❗️#NDR 》L'Irlanda fa parte dell'UE. Perché può permettersi di sottrarre all'Italia le tasse delle imprese italiane sul loro fatturato in Italia? Perché si permette alle multinazionali farmaceutiche, tecnologiche, ma non solo, extraeuropee di registrare le loro transazioni in Irlanda e non nel paese dove è stata effettuata la vendita? Ringraziamo l'UE ....❗️
-----------------------------------
🔴 L'economia irlandese, che rappresenta solo il 4% del PIL dell'eurozona, distorce significativamente le statistiche del blocco: nel Q2 la sua crescita del 10,2% ha portato la crescita dell'eurozona all'0,6%, mentre senza l'Irlanda si attesterebbe allo 0,3%. Questa volatilità è causata dalla contabilità fiscale delle multinazionali tecnologiche e farmaceutiche, che registrano in Irlanda transazioni che non toccano il suolo nazionale. Di conseguenza, economisti e la BCE raccomandano di seguire indicatori "depurati" (come il GNI*) o il PIL senza l'Irlanda, poiché la crescita sottostante del continente rimane stabile attorno allo 0,3% nonostante le fluttuazioni statistiche legate ai dazi e al settore globale.
Sommario ⬆️
------------------------------------------
⏹️ Basta un trimestre irlandese per cambiare faccia all’intera eurozona. Nel secondo trimestre l’economia irlandese è cresciuta del 10,2%, un balzo che ha spinto il PIL dell’intera eurozona dallo 0,3% stimato inizialmente allo 0,6% finale, un ritmo superiore a Stati Uniti e Regno Unito.
🔸️ Tre mesi prima era successo l’esatto contrario: il PIL irlandese si era contratto del 7,8%, trascinando la crescita del blocco a zero.
🔸️ Un Paese che pesa appena il 4% dell’economia dell’eurozona sta cioè decidendo, da solo, se il continente appaia in boom o in stagnazione.
🔸️ Tolta l’Irlanda dal calcolo, il quadro cambia radicalmente, e diventa più utile. Il PIL dell’eurozona senza l’Irlanda è cresciuto dello 0,3% nel secondo trimestre, esattamente come nel primo: lo stesso ritmo, stabile, quasi noioso.
🔸️ “Guardando oltre l’Irlanda, l’economia dell’eurozona è oggi, forse sorprendentemente, un faro di stabilità”, osserva Claus Vistesen di Pantheon Macroeconomics.
🔸️ Un’analisi condivisa da Jack Allen-Reynolds di Capital Economics, secondo cui il PIL “depurato” andrebbe ormai seguito come indicatore a sé, e persino dalla BCE, che nella lettura della crescita sottostante tende già a scontare le componenti più volatili legate alle multinazionali irlandesi.
🔸️ Il motivo di questa distorsione è noto da anni, e va cercato più nella contabilità fiscale che nell’economia reale. L’Irlanda ospita un numero sproporzionato di multinazionali, soprattutto tecnologiche e farmaceutiche, rispetto alle proprie dimensioni.
🔸️ Come ricorda il Central Statistics Office, “tutti i beni e servizi che transitano attraverso l’Irlanda fanno apparire l’economia molto grande, ma i flussi in entrata e in uscita lasciano nell’economia nazionale molto meno di quanto suggerisca il PIL”.
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🔴 L'economia irlandese, che rappresenta solo il 4% del PIL dell'eurozona, distorce significativamente le statistiche del blocco: nel Q2 la sua crescita del 10,2% ha portato la crescita dell'eurozona all'0,6%, mentre senza l'Irlanda si attesterebbe allo 0,3%. Questa volatilità è causata dalla contabilità fiscale delle multinazionali tecnologiche e farmaceutiche, che registrano in Irlanda transazioni che non toccano il suolo nazionale. Di conseguenza, economisti e la BCE raccomandano di seguire indicatori "depurati" (come il GNI*) o il PIL senza l'Irlanda, poiché la crescita sottostante del continente rimane stabile attorno allo 0,3% nonostante le fluttuazioni statistiche legate ai dazi e al settore globale.
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⏹️ Basta un trimestre irlandese per cambiare faccia all’intera eurozona. Nel secondo trimestre l’economia irlandese è cresciuta del 10,2%, un balzo che ha spinto il PIL dell’intera eurozona dallo 0,3% stimato inizialmente allo 0,6% finale, un ritmo superiore a Stati Uniti e Regno Unito.
🔸️ Tre mesi prima era successo l’esatto contrario: il PIL irlandese si era contratto del 7,8%, trascinando la crescita del blocco a zero.
🔸️ Un Paese che pesa appena il 4% dell’economia dell’eurozona sta cioè decidendo, da solo, se il continente appaia in boom o in stagnazione.
🔸️ Tolta l’Irlanda dal calcolo, il quadro cambia radicalmente, e diventa più utile. Il PIL dell’eurozona senza l’Irlanda è cresciuto dello 0,3% nel secondo trimestre, esattamente come nel primo: lo stesso ritmo, stabile, quasi noioso.
🔸️ “Guardando oltre l’Irlanda, l’economia dell’eurozona è oggi, forse sorprendentemente, un faro di stabilità”, osserva Claus Vistesen di Pantheon Macroeconomics.
🔸️ Un’analisi condivisa da Jack Allen-Reynolds di Capital Economics, secondo cui il PIL “depurato” andrebbe ormai seguito come indicatore a sé, e persino dalla BCE, che nella lettura della crescita sottostante tende già a scontare le componenti più volatili legate alle multinazionali irlandesi.
🔸️ Il motivo di questa distorsione è noto da anni, e va cercato più nella contabilità fiscale che nell’economia reale. L’Irlanda ospita un numero sproporzionato di multinazionali, soprattutto tecnologiche e farmaceutiche, rispetto alle proprie dimensioni.
🔸️ Come ricorda il Central Statistics Office, “tutti i beni e servizi che transitano attraverso l’Irlanda fanno apparire l’economia molto grande, ma i flussi in entrata e in uscita lasciano nell’economia nazionale molto meno di quanto suggerisca il PIL”.
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COME L’IRLANDA DECIDE, DA SOLA, SE L’EUROZONA CRESCE O STAGNA
⏹️ Basta un trimestre irlandese per cambiare faccia all’intera eurozona. Nel secondo trimestre l’economia irlandese è cresciuta del 10,2%, un balzo che ha spinto il PIL dell’intera eurozona dallo 0,3% stimato inizialmente allo 0,6% finale, un ritmo superiore…
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ SIAMO D'ACCORDO CON DARIO AMODEI❓️
✴️ «Ciò ha tutte le caratteristiche di una visione manichea del mondo; il Bene che combatte il Male, toni apocalittici, l’urgenza del dobbiamo fare qualcosa ora o sarà troppo tardi, una prospettiva escatologica della salvezza umana, e un appello alle paure e all’ignoranza.
✴️ Se prospettiamo tutto questo in un contesto in cui le persone sono giustamente preoccupate per l’impatto delle tecnologie digitali sulle loro vite, specialmente perciò che concerne il mercato del lavoro, la politica, i crimini e i conflitti informatici, e in cui i mass media ogni giorno danno notizia di nuovi aggeggi e disastri informatici senza precedenti, avremo la ricetta perfetta per un dibattito che provoca distrazione di massa, un oppiaceo digitale per le masse.»
Luciano Floridi - Etica dell'Intelligenza Artificiale
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✴️ Se prospettiamo tutto questo in un contesto in cui le persone sono giustamente preoccupate per l’impatto delle tecnologie digitali sulle loro vite, specialmente perciò che concerne il mercato del lavoro, la politica, i crimini e i conflitti informatici, e in cui i mass media ogni giorno danno notizia di nuovi aggeggi e disastri informatici senza precedenti, avremo la ricetta perfetta per un dibattito che provoca distrazione di massa, un oppiaceo digitale per le masse.»
Luciano Floridi - Etica dell'Intelligenza Artificiale
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ I SATELLITI, ULTIMA RISORSA (SPUNTATA) DELL’IMPERIALISMO❗️
Alberto Capece
🔴 Il Pentagono, in seguito a una campagna militare in Iran descritta come fallimentare, ha rivelato di disporre di "armi di controllo spaziale" per la deterrenza. Secondo l'autore, questa mossa nasconde gravi danni subiti dalle basi USA in Medio Oriente, documentati da foto riservate e report del Pentagono, che confermano distruzioni in paesi come Kuwait, Bahrain e Qatar. La minaccia è considerata inefficace poiché Russia e Cina possiedono già missili antisatellite e le armi spaziali USA sono facilmente neutralizzabili.
Sommario ⬆️
-------------------------------------
⏹️ Il Pentagono, messo di fronte alla situazione penosa della campagna iraniana, ha pensato di poter aumentare la posta di una minaccia che non riesce più ad esercitare, rivelando un segreto di Pulcinella.
🔸️ Ossia che gli Usa dispongono “di armi di controllo spaziale in orbita capaci di difendere le forze congiunte da azioni ostili da parte di un avversario”.
🔸️ Lo ha fatto il segretario dell’aeronautica Troy Meink durante una conferenza dell’Air & Space Forces Association nel Maryland, dicendo che questa rivelazione era “importante dal punto di vista della deterrenza”. Cioè del ricatto.
🔸️ Chissà come mai queste armi non sono state ancora usate visto che lo stesso Pentagono ha esercitato una vera e propria censura riguardo ai danni reali subiti dalle forze americane a causa della reazione iraniana all’aggressione di Usrael.
🔸️ Ma evidentemente il vulnus al prestigio militare è stato tale che adesso, nel tentativo di ripristinarlo, si rivelano i dossier più top secret che del resto erano ben conosciuti.
🔸️ In questi giorni un reportage della Cbs mostra nuove foto che rivelano per la prima volta i danni e la distruzione diffusa di edifici e veicoli in diverse postazioni statunitensi in Medio Oriente.
🔸️ Secondo quanto riportato, le foto sarebbero state inviate da militari statunitensi in assoluta segretezza e anonimato, dato che il Pentagono ha cercato di impedire la diffusione delle notizie da parte dei soldati, in una articolata operazione di insabbiamento e propaganda.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
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Alberto Capece
🔴 Il Pentagono, in seguito a una campagna militare in Iran descritta come fallimentare, ha rivelato di disporre di "armi di controllo spaziale" per la deterrenza. Secondo l'autore, questa mossa nasconde gravi danni subiti dalle basi USA in Medio Oriente, documentati da foto riservate e report del Pentagono, che confermano distruzioni in paesi come Kuwait, Bahrain e Qatar. La minaccia è considerata inefficace poiché Russia e Cina possiedono già missili antisatellite e le armi spaziali USA sono facilmente neutralizzabili.
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⏹️ Il Pentagono, messo di fronte alla situazione penosa della campagna iraniana, ha pensato di poter aumentare la posta di una minaccia che non riesce più ad esercitare, rivelando un segreto di Pulcinella.
🔸️ Ossia che gli Usa dispongono “di armi di controllo spaziale in orbita capaci di difendere le forze congiunte da azioni ostili da parte di un avversario”.
🔸️ Lo ha fatto il segretario dell’aeronautica Troy Meink durante una conferenza dell’Air & Space Forces Association nel Maryland, dicendo che questa rivelazione era “importante dal punto di vista della deterrenza”. Cioè del ricatto.
🔸️ Chissà come mai queste armi non sono state ancora usate visto che lo stesso Pentagono ha esercitato una vera e propria censura riguardo ai danni reali subiti dalle forze americane a causa della reazione iraniana all’aggressione di Usrael.
🔸️ Ma evidentemente il vulnus al prestigio militare è stato tale che adesso, nel tentativo di ripristinarlo, si rivelano i dossier più top secret che del resto erano ben conosciuti.
🔸️ In questi giorni un reportage della Cbs mostra nuove foto che rivelano per la prima volta i danni e la distruzione diffusa di edifici e veicoli in diverse postazioni statunitensi in Medio Oriente.
🔸️ Secondo quanto riportato, le foto sarebbero state inviate da militari statunitensi in assoluta segretezza e anonimato, dato che il Pentagono ha cercato di impedire la diffusione delle notizie da parte dei soldati, in una articolata operazione di insabbiamento e propaganda.
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ PERDERSI NELLA MENZOGNA DEL SIGNORE DELLE LOGGE❗️
Sistema
e antisistema appaiono
come
poli valoriali antitetici.
In realtà sono entrambi ampiamente infiltrati dall'ideologia delle Logge.
Aborto,
eutanasia, irrilevanza dell'unità della famiglia,
erotismo ridotto a dopaminizzazione dell'Io, "spiritualizzazione" delle energie e delle forze naturali, rappresentano, infatti, la comune base ideologica della Massoneria e della maggioranza della politica
e dell'antipolitica
italiane.
La loro apparente "contrapposizione" esprime unicamente il grande inganno ideologico
che ci sta gettando nella Tanathos del signore delle Logge.
Il Barone Rosso
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Sistema
e antisistema appaiono
come
poli valoriali antitetici.
In realtà sono entrambi ampiamente infiltrati dall'ideologia delle Logge.
Aborto,
eutanasia, irrilevanza dell'unità della famiglia,
erotismo ridotto a dopaminizzazione dell'Io, "spiritualizzazione" delle energie e delle forze naturali, rappresentano, infatti, la comune base ideologica della Massoneria e della maggioranza della politica
e dell'antipolitica
italiane.
La loro apparente "contrapposizione" esprime unicamente il grande inganno ideologico
che ci sta gettando nella Tanathos del signore delle Logge.
Il Barone Rosso
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⚠️ ORIANA LA GUERRIERA E L’OCCIDENTE MASOCHISTA❗️
Marcello Veneziani
🔴 Marcello Veneziani celebra Oriana Fallaci, definendola una guerriera che si ribellava sia alla sottomissione femminile sia al politically correct. Il suo percorso giornalistico, nato progressista, si è trasformato in una difesa belligerante dell'Occidente contro l'espansione dell'Islam, considerata un pericolo per la civiltà occidentale.
• Ha difeso Giovanni Gentile e criticato la viltà degli antifascisti, rovesciando la narrazione storica tradizionale.
• Ha sostenuto che il vero cancro interno dell'Occidente è il nichilismo e il consumismo, oltre all'Islam.
• Pur vivendo a New York, ha ribadito un forte attaccamento all'Italia, rifiutando la cittadinanza americana e opponendosi all'islamizzazione del Paese.
Sommario ⬆️
----------------------------------
⏹️ Vent’anni fa si spegneva Oriana Fallaci e lasciava davvero un vuoto incolmato nel giornalismo civile e battagliero.
🔘 Una figura femminile che si ribellava al doppio cliché della donna sottomessa e della femminista esacerbata ma allineata al woke
🔘 L’uno che veniva dal passato e si riflette soprattutto nel presente islamico, l’altro che veniva dalle lotte sessantottine ma prelude alla rivendicazione del gender e dintorni.
🔘 Oriana Fallaci era tutt’altro che sottomessa ma non sopportava nemmeno le idiozie del politically correct e il rancore femminista verso il maschio.
🔘 Si sapeva far valere per conto suo, con la sua personalità, il suo coraggio, la sua intelligenza libera e audace, senza protezioni di sorta, maschiliste o femministe.
🔘 Dal punto di vista giornalistico, Oriana Fallaci proveniva dal miglior giornalismo letterario fiorentino, lo stile di Giovanni Papini o di Domenico Giuliotti, il modello di Curzio Malaparte, e per certi versi quello anarco-fascista, fino a lambire Berto Ricci e Indro Montanelli.
🔘 Il suo giornalismo nasce progressista, comunque anticonservatore, trasgressivo e orgogliosamente femminile; poi con gli anni, rivolge la sua veemenza al campo avverso, e finisce col diventare giornalismo bellicoso.
🔘 Un giornalismo schierato per il risveglio dell’Occidente contro l’Islam, in difesa della nostra civiltà contro il suo disarmo morale e militare.
🔘 E non mancano nei suoi ultimi anni anche sorprendenti recuperi, come la difesa di Giovanni Gentile dai suoi sicari di allora e dagli affossatori di dopo.
🔘 In una lettera inedita, uscita postuma su Gentile, Croce e la viltà degli antifascisti, la Fallaci diceva quattro cose: l’assassinio di Gentile fu una carognata ingiusta e vigliacca, perché non era fascista;
Continua ⤵️
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Marcello Veneziani
🔴 Marcello Veneziani celebra Oriana Fallaci, definendola una guerriera che si ribellava sia alla sottomissione femminile sia al politically correct. Il suo percorso giornalistico, nato progressista, si è trasformato in una difesa belligerante dell'Occidente contro l'espansione dell'Islam, considerata un pericolo per la civiltà occidentale.
• Ha difeso Giovanni Gentile e criticato la viltà degli antifascisti, rovesciando la narrazione storica tradizionale.
• Ha sostenuto che il vero cancro interno dell'Occidente è il nichilismo e il consumismo, oltre all'Islam.
• Pur vivendo a New York, ha ribadito un forte attaccamento all'Italia, rifiutando la cittadinanza americana e opponendosi all'islamizzazione del Paese.
Sommario ⬆️
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⏹️ Vent’anni fa si spegneva Oriana Fallaci e lasciava davvero un vuoto incolmato nel giornalismo civile e battagliero.
🔘 Una figura femminile che si ribellava al doppio cliché della donna sottomessa e della femminista esacerbata ma allineata al woke
🔘 L’uno che veniva dal passato e si riflette soprattutto nel presente islamico, l’altro che veniva dalle lotte sessantottine ma prelude alla rivendicazione del gender e dintorni.
🔘 Oriana Fallaci era tutt’altro che sottomessa ma non sopportava nemmeno le idiozie del politically correct e il rancore femminista verso il maschio.
🔘 Si sapeva far valere per conto suo, con la sua personalità, il suo coraggio, la sua intelligenza libera e audace, senza protezioni di sorta, maschiliste o femministe.
🔘 Dal punto di vista giornalistico, Oriana Fallaci proveniva dal miglior giornalismo letterario fiorentino, lo stile di Giovanni Papini o di Domenico Giuliotti, il modello di Curzio Malaparte, e per certi versi quello anarco-fascista, fino a lambire Berto Ricci e Indro Montanelli.
🔘 Il suo giornalismo nasce progressista, comunque anticonservatore, trasgressivo e orgogliosamente femminile; poi con gli anni, rivolge la sua veemenza al campo avverso, e finisce col diventare giornalismo bellicoso.
🔘 Un giornalismo schierato per il risveglio dell’Occidente contro l’Islam, in difesa della nostra civiltà contro il suo disarmo morale e militare.
🔘 E non mancano nei suoi ultimi anni anche sorprendenti recuperi, come la difesa di Giovanni Gentile dai suoi sicari di allora e dagli affossatori di dopo.
🔘 In una lettera inedita, uscita postuma su Gentile, Croce e la viltà degli antifascisti, la Fallaci diceva quattro cose: l’assassinio di Gentile fu una carognata ingiusta e vigliacca, perché non era fascista;
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ORIANA LA GUERRIERA E L’OCCIDENTE MASOCHISTA
⏹️ Vent’anni fa si spegneva Oriana Fallaci e lasciava davvero un vuoto incolmato nel giornalismo civile e battagliero. 🔘 Una figura femminile che si ribellava al doppio cliché della donna sottomessa e della femminista esacerbata ma allineata al woke 🔘 L’uno…
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ DISUGUAGLIANZA E DEMOCRAZIA: TASSARE I SUPER-RICCHI È GIUSTO MA NON BASTA❗️
Andrea Boitani
🔴 Secondo Andrea Boitani, l'estrema concentrazione della ricchezza in USA (lo 0,0002% della popolazione possiede il 20% del Pil) minaccia la democrazia attraverso una spirale oligarchica alimentata dalla riduzione delle aliquote fiscali e dall'influenza sui contributi elettorali. Citando Krugman e Madowitz, l'autore sostiene che la tassazione della ricchezza proposta da Gabriel Zucman è necessaria per impedire l'elusione fiscale dei miliardari e garantire il loro contributo ai beni pubblici, ma non è sufficiente. Per spezzare l'accumulo di potere intergenerazionale, la tassazione dei super-patrimoni deve essere affiancata da una forte tassazione sulle super-eredità e da efficaci interventi antitrust e di regolamentazione delle imprese per limitare il potere di mercato.
Sommario ⬆️
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⏹️ I 400 più facoltosi americani, nel 1982, avevano, tutti insieme, una ricchezza pari al 2% del Pil. Negli Stati Uniti di oggi “poche centinaia di miliardari, circa lo 0,0002% della popolazione, possiedono, tutti insieme, una ricchezza equivalente al 20% del Pil” (P. Krugman, “Against Oligarchy, Part I: Progressive Taxation”).
🔸️ Una simile ricchezza in pochissime mani rafforza il loro potere di influenzare e di orientare le politiche pubbliche verso la riduzione delle tasse sui redditi più alti e il mantenimento e la moltiplicazione delle scappatoie per eludere la tassazione, in particolare quella sui dividendi azionari, che costituiscono gran parte dei redditi dei miliardari.
🔸️ Grazie al potere di influenza (e di persuasione che ne è prerequisito), i super-ricchi diventano ancora più ricchi e potenti e possono trasmettere sempre più ricchezza e potere ai propri eredi, in una spirale oligarchica che Krugman e Michael Madowitz (principal economist del Roosevelt Institute) ritengono estremamente pericolosa per la democrazia americana (meno pessimista sul punto Lane Kenworthy).
🔸️ La Corte Suprema ha abolito negli Usa qualsiasi limite ai contributi che un cittadino può donare a un singolo candidato alla presidenza o al Congresso e, da quando ciò è accaduto, i contributi elettorali dei super-ricchi sono effettivamente aumentati a dismisura.
🔸️ Krugman cita la famosa battuta del presidente Woodrow Wilson nel 1913: “se ci sono uomini in questo paese grandi a sufficienza da possedere il governo degli Stati Uniti, lo possiederanno”.
🔸️ Ma si potrebbe citare anche Louis Brandeis che, prima di divenire giudice della Corte Suprema (1916-1939) affermò: “dobbiamo fare la nostra scelta.
🔸️ Possiamo avere la democrazia in questo paese o possiamo avere la ricchezza concentrata nelle mani di pochi, ma non possiamo avere entrambe”.
🔸️ L’unico mezzo per spezzare la spirale oligarchica e plutocratica, secondo Krugman e Madowitz è introdurre una tassazione della ricchezza, lungo le linee suggerite per tutti i paesi del mondo dal Rapporto presentato da Gabriel Zucman al G20 in Brasile del 2024, riprese e approfondite nel suo libro "I miliardari non pagano l’imposta sul reddito ed è ora di finirla".
🔸️ Secondo Krugman e Madowitz, all’origine della straordinaria crescita della ricchezza detenuta da pochi miliardari sta la riduzione delle tasse sui redditi e sui patrimoni immobiliari pagate dai detentori dei redditi al top della distribuzione.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
🔵 Vi invitiamo a seguirci per mantenervi informati su importanti temi di geopolitica, o altro e su riflessioni ad ampio raggio❗️
🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA
👉 Canale Libertà e democrazia
👉 Libertà & Democrazia, No Vax, No War, No woke
Andrea Boitani
🔴 Secondo Andrea Boitani, l'estrema concentrazione della ricchezza in USA (lo 0,0002% della popolazione possiede il 20% del Pil) minaccia la democrazia attraverso una spirale oligarchica alimentata dalla riduzione delle aliquote fiscali e dall'influenza sui contributi elettorali. Citando Krugman e Madowitz, l'autore sostiene che la tassazione della ricchezza proposta da Gabriel Zucman è necessaria per impedire l'elusione fiscale dei miliardari e garantire il loro contributo ai beni pubblici, ma non è sufficiente. Per spezzare l'accumulo di potere intergenerazionale, la tassazione dei super-patrimoni deve essere affiancata da una forte tassazione sulle super-eredità e da efficaci interventi antitrust e di regolamentazione delle imprese per limitare il potere di mercato.
Sommario ⬆️
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⏹️ I 400 più facoltosi americani, nel 1982, avevano, tutti insieme, una ricchezza pari al 2% del Pil. Negli Stati Uniti di oggi “poche centinaia di miliardari, circa lo 0,0002% della popolazione, possiedono, tutti insieme, una ricchezza equivalente al 20% del Pil” (P. Krugman, “Against Oligarchy, Part I: Progressive Taxation”).
🔸️ Una simile ricchezza in pochissime mani rafforza il loro potere di influenzare e di orientare le politiche pubbliche verso la riduzione delle tasse sui redditi più alti e il mantenimento e la moltiplicazione delle scappatoie per eludere la tassazione, in particolare quella sui dividendi azionari, che costituiscono gran parte dei redditi dei miliardari.
🔸️ Grazie al potere di influenza (e di persuasione che ne è prerequisito), i super-ricchi diventano ancora più ricchi e potenti e possono trasmettere sempre più ricchezza e potere ai propri eredi, in una spirale oligarchica che Krugman e Michael Madowitz (principal economist del Roosevelt Institute) ritengono estremamente pericolosa per la democrazia americana (meno pessimista sul punto Lane Kenworthy).
🔸️ La Corte Suprema ha abolito negli Usa qualsiasi limite ai contributi che un cittadino può donare a un singolo candidato alla presidenza o al Congresso e, da quando ciò è accaduto, i contributi elettorali dei super-ricchi sono effettivamente aumentati a dismisura.
🔸️ Krugman cita la famosa battuta del presidente Woodrow Wilson nel 1913: “se ci sono uomini in questo paese grandi a sufficienza da possedere il governo degli Stati Uniti, lo possiederanno”.
🔸️ Ma si potrebbe citare anche Louis Brandeis che, prima di divenire giudice della Corte Suprema (1916-1939) affermò: “dobbiamo fare la nostra scelta.
🔸️ Possiamo avere la democrazia in questo paese o possiamo avere la ricchezza concentrata nelle mani di pochi, ma non possiamo avere entrambe”.
🔸️ L’unico mezzo per spezzare la spirale oligarchica e plutocratica, secondo Krugman e Madowitz è introdurre una tassazione della ricchezza, lungo le linee suggerite per tutti i paesi del mondo dal Rapporto presentato da Gabriel Zucman al G20 in Brasile del 2024, riprese e approfondite nel suo libro "I miliardari non pagano l’imposta sul reddito ed è ora di finirla".
🔸️ Secondo Krugman e Madowitz, all’origine della straordinaria crescita della ricchezza detenuta da pochi miliardari sta la riduzione delle tasse sui redditi e sui patrimoni immobiliari pagate dai detentori dei redditi al top della distribuzione.
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Telegraph
DISUGUAGLIANZA E DEMOCRAZIA: TASSARE I SUPER-RICCHI È GIUSTO MA NON BASTA
⏹️ I 400 più facoltosi americani, nel 1982, avevano, tutti insieme, una ricchezza pari al 2% del Pil. Negli Stati Uniti di oggi “poche centinaia di miliardari, circa lo 0,0002% della popolazione, possiedono, tutti insieme, una ricchezza equivalente al 20%…
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ PARANOIA IA: I FAKE ALLARM DEI PADRONI❗️
Francesco Centineo
▪️L’IA starebbe prendendo il controllo; i programmatori non riuscirebbero più a gestirla; presto un esercito di bot invaderà la Rete e si impadronirà di Internet; Amodei, Altman, Musk lanciano l’allarme ed i «Gatekeeper», i guardiani dei cancelli dell’informazione, rilanciano immediatamente la notizia e diffondono la paranoia;
▪️ Le masse devo essere terrorizzate, nemmeno i programmatori riuscirebbero a gestore le proprie «creazioni»; la ribellione delle macchine metterebbe a rischio l’incolumità della razza umana; chissà se un giorno i «terminator» si impadroneranno del mondo? La domanda sembrerebbe legittima vista la narrazione che i giornali main stream propagandano…
▪️ Ma siamo sicuri che sia proprio così? Siamo certi che stia succedendo? La distopia è dietro l’angolo oppure qualcuno ci ha preso per fessi?
▪️Amodei, Altman e Musk (nonostante le forti rivalità commerciali tra loro) sostengono che i loro avvertimenti siano mossi da un dovere etico. Dal loro punto di vista, la velocità con cui l'IA sta evolvendo verso una AGI (Intelligenza Artificiale Generale) richiede di muoversi in anticipo per evitare che sistemi superintelligenti possano sfuggire al controllo umano o essere usati come armi biologiche e cibernetiche.
▪️ Nel saggio «Etica dell’intelligenza artificiale», qualche anno addietro, prevedendo tali scenari informativi e comunicativi, il filosofo dell’informazione Luciano Floridi scriveva:
▪️ «Ciò ha tutte le caratteristiche di una visione manichea del mondo; il Bene che combatte il Male, toni apocalittici, l’urgenza del dobbiamo fare qualcosa ora o sarà troppo tardi, una prospettiva escatologica della salvezza umana, e un appello alle paure e all’ignoranza. [...] un oppiaceo digitale per le masse.»
▪️ La sociologa Naomi Klein nei suoi studi accademici ha teorizzato la politica della «shock economy»; secondo la Klein i grandi industriali ed anche i nostri governati potrebbero mettere in atto strategie per imporre riforme radicali a vantaggio dell'élite che in assenza di una paventata emergenza non verrebbero accettate:
▪️ «Evocando scenari catastrofici, i leader delle grandi aziende di IA spingono i governi a creare leggi molto severe. Il rischio è che queste regole siano così complesse da poter essere rispettate solo dai giganti tecnologici, tagliando fuori la concorrenza delle startup e del mondo open-source.»... prosegue su SFERO ⤵️
Articolo integrale
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Francesco Centineo
▪️L’IA starebbe prendendo il controllo; i programmatori non riuscirebbero più a gestirla; presto un esercito di bot invaderà la Rete e si impadronirà di Internet; Amodei, Altman, Musk lanciano l’allarme ed i «Gatekeeper», i guardiani dei cancelli dell’informazione, rilanciano immediatamente la notizia e diffondono la paranoia;
▪️ Le masse devo essere terrorizzate, nemmeno i programmatori riuscirebbero a gestore le proprie «creazioni»; la ribellione delle macchine metterebbe a rischio l’incolumità della razza umana; chissà se un giorno i «terminator» si impadroneranno del mondo? La domanda sembrerebbe legittima vista la narrazione che i giornali main stream propagandano…
▪️ Ma siamo sicuri che sia proprio così? Siamo certi che stia succedendo? La distopia è dietro l’angolo oppure qualcuno ci ha preso per fessi?
▪️Amodei, Altman e Musk (nonostante le forti rivalità commerciali tra loro) sostengono che i loro avvertimenti siano mossi da un dovere etico. Dal loro punto di vista, la velocità con cui l'IA sta evolvendo verso una AGI (Intelligenza Artificiale Generale) richiede di muoversi in anticipo per evitare che sistemi superintelligenti possano sfuggire al controllo umano o essere usati come armi biologiche e cibernetiche.
▪️ Nel saggio «Etica dell’intelligenza artificiale», qualche anno addietro, prevedendo tali scenari informativi e comunicativi, il filosofo dell’informazione Luciano Floridi scriveva:
▪️ «Ciò ha tutte le caratteristiche di una visione manichea del mondo; il Bene che combatte il Male, toni apocalittici, l’urgenza del dobbiamo fare qualcosa ora o sarà troppo tardi, una prospettiva escatologica della salvezza umana, e un appello alle paure e all’ignoranza. [...] un oppiaceo digitale per le masse.»
▪️ La sociologa Naomi Klein nei suoi studi accademici ha teorizzato la politica della «shock economy»; secondo la Klein i grandi industriali ed anche i nostri governati potrebbero mettere in atto strategie per imporre riforme radicali a vantaggio dell'élite che in assenza di una paventata emergenza non verrebbero accettate:
▪️ «Evocando scenari catastrofici, i leader delle grandi aziende di IA spingono i governi a creare leggi molto severe. Il rischio è che queste regole siano così complesse da poter essere rispettate solo dai giganti tecnologici, tagliando fuori la concorrenza delle startup e del mondo open-source.»... prosegue su SFERO ⤵️
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👉 Canale Libertà e democrazia
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Sfero
PARANOIA IA: I FAKE ALLARM DEI PADRONI · Sfero
L’IA starebbe prendendo il controllo; i programmatori non riuscirebbero più a gestirla; presto un esercito di bot invaderà la Rete e si impadronirà di Internet; Amodei, Altman, Musk lanciano l’allarme ed i «Gatekeeper», i guardiani dei cancelli dell’informazione…
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⚠️ L’ITALIA È FONDAMENTALMENTE UN PAESE MEDITERRANEO E NON DEL TUTTO EUROPEO❗️
Lucio Caracciolo
🔴 Lucio Caracciolo sostiene che l'Italia, a seguito della sconfitta nel 1945 e della presenza di basi NATO, è storicamente una "provincia" degli Stati Uniti con una sovranità limitata, a differenza della Francia. Con la dissoluzione dell'Unione Sovietica, la protezione americana appare inefficace, mentre la Germania avanza come prima potenza europea, rischiando di riaccendere vecchie dispute regionali in assenza di un egemone globale. L'autore afferma che l'Italia è fondamentalmente un paese mediterraneo e non totalmente europeo: la sua sicurezza e prosperità (essere il quarto esportatore mondiale) dipendono da un Mediterraneo aperto e collegato agli oceani, rendendo le fratture geopolitiche nel "vicino estero" un rischio permanente.
Sommario ⬆️
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⏹️ Roma ha fondato il proprio potere sulle sue province. All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia è diventata a sua volta una sorta di provincia dell’Impero americano. Si considera ancora tale oggi?
🔸️ Da un punto di vista storico e geopolitico, non c’è quasi alcun dubbio che l’Italia sia stata, dopo il 1945, una provincia dell’Impero americano. Direi addirittura un semi-protettorato.
🔸️ Abbiamo delle istituzioni, un certo grado di autonomia, ma nel quadro della NATO e di una presenza militare che perdura, le basi sono il fondamento dell’Impero americano.
🔸️ Siamo precisi: queste basi sono italiane, ma l’Italia ha firmato trattati (in parte pubblici, in parte segreti) che ne regolano l’uso con gli Stati Uniti. Dove non ci sono basi, come in Francia, è una cosa; dove ce ne sono, è tutta un’altra storia.
🔸️ L’idea, basata sul famoso articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico, era semplice: ospitando queste basi, si beneficiava di una protezione americana quasi automatica.
🔸️ Il problema è che non si è mai avuta alcuna prova della loro efficacia, se non il fatto che non ci sono state aggressioni. Soprattutto, questa protezione si basava sulla minaccia dell’Unione Sovietica e del comunismo.
🔸️ Tutto ciò è scomparso: il fondamento del sistema non esiste più, e ora sono gli americani a decidere, da soli, se intervenire o meno. E anche oggi i Paesi del Golfo diventano bersagli proprio perché ospitano basi americane.
🔸️ La constatazione che faccio è che l’Italia non è pienamente sovrana ma del resto, chi lo è davvero in questo mondo? Lo è meno della Francia, perché abbiamo perso la guerra: questo fatto è sancito dalla Carta delle Nazioni Unite, con le famose enemy clauses. I giapponesi e i tedeschi hanno cercato di contestarle; noi, invece, ci siamo adattati.
🔸️ Viviamo quindi in una sovranità limitata, e dubito che qualcuno a Roma desideri davvero uscirne. A nostro avviso, è comunque meglio trovarsi in una sfera d’influenza lontana e familiare, piuttosto che in quella della Germania, della Francia o della Spagna.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
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Lucio Caracciolo
🔴 Lucio Caracciolo sostiene che l'Italia, a seguito della sconfitta nel 1945 e della presenza di basi NATO, è storicamente una "provincia" degli Stati Uniti con una sovranità limitata, a differenza della Francia. Con la dissoluzione dell'Unione Sovietica, la protezione americana appare inefficace, mentre la Germania avanza come prima potenza europea, rischiando di riaccendere vecchie dispute regionali in assenza di un egemone globale. L'autore afferma che l'Italia è fondamentalmente un paese mediterraneo e non totalmente europeo: la sua sicurezza e prosperità (essere il quarto esportatore mondiale) dipendono da un Mediterraneo aperto e collegato agli oceani, rendendo le fratture geopolitiche nel "vicino estero" un rischio permanente.
Sommario ⬆️
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⏹️ Roma ha fondato il proprio potere sulle sue province. All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia è diventata a sua volta una sorta di provincia dell’Impero americano. Si considera ancora tale oggi?
🔸️ Da un punto di vista storico e geopolitico, non c’è quasi alcun dubbio che l’Italia sia stata, dopo il 1945, una provincia dell’Impero americano. Direi addirittura un semi-protettorato.
🔸️ Abbiamo delle istituzioni, un certo grado di autonomia, ma nel quadro della NATO e di una presenza militare che perdura, le basi sono il fondamento dell’Impero americano.
🔸️ Siamo precisi: queste basi sono italiane, ma l’Italia ha firmato trattati (in parte pubblici, in parte segreti) che ne regolano l’uso con gli Stati Uniti. Dove non ci sono basi, come in Francia, è una cosa; dove ce ne sono, è tutta un’altra storia.
🔸️ L’idea, basata sul famoso articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico, era semplice: ospitando queste basi, si beneficiava di una protezione americana quasi automatica.
🔸️ Il problema è che non si è mai avuta alcuna prova della loro efficacia, se non il fatto che non ci sono state aggressioni. Soprattutto, questa protezione si basava sulla minaccia dell’Unione Sovietica e del comunismo.
🔸️ Tutto ciò è scomparso: il fondamento del sistema non esiste più, e ora sono gli americani a decidere, da soli, se intervenire o meno. E anche oggi i Paesi del Golfo diventano bersagli proprio perché ospitano basi americane.
🔸️ La constatazione che faccio è che l’Italia non è pienamente sovrana ma del resto, chi lo è davvero in questo mondo? Lo è meno della Francia, perché abbiamo perso la guerra: questo fatto è sancito dalla Carta delle Nazioni Unite, con le famose enemy clauses. I giapponesi e i tedeschi hanno cercato di contestarle; noi, invece, ci siamo adattati.
🔸️ Viviamo quindi in una sovranità limitata, e dubito che qualcuno a Roma desideri davvero uscirne. A nostro avviso, è comunque meglio trovarsi in una sfera d’influenza lontana e familiare, piuttosto che in quella della Germania, della Francia o della Spagna.
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⏹️ Roma ha fondato il proprio potere sulle sue province. All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia è diventata a sua volta una sorta di provincia dell’Impero americano. Si considera ancora tale oggi? 🔸️ Da un punto di vista storico e geopolitico…
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