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⚠️ L’UCRAINA E UN INTERRUTTORE PRIVATO (MA NON TROPPO): L’EUROPA, NATO O NON NATO, SE LO DEVE PROCURARE❗️
Marco Taradash

🔴 Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre 2026, SpaceX ha introdotto restrizioni unilaterali e senza preavviso ai terminali militari StarShield per l'Ucraina, limitando la connettività oltre i 160 km/h (con segnalazioni di disconnessione già a 60-70 km/h). Queste interruzioni hanno compromesso le operazioni dei droni intercettori contro gli Shahed russi, lasciando le città ucraine esposte durante gli attacchi notturni. Musk ha attribuito i limiti al controllo del governo USA e del Presidente Trump, mentre la Polonia ha accusato l'azienda di uso politico dei propri servizi. L'autore critica la dipendenza ucraina ed europea da infrastrutture private americane per la difesa, affermando che la sovranità richiede il controllo diretto delle tecnologie essenziali per la sicurezza.
Sommario ⬆️
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⏹️ Per fermare un drone ucraino che cerca di intercettarne uno russo non serve abbatterlo. Basta spegnergli la connessione satellitare.

🔘 È quello che denunciano le forze di Kyjiv dopo le restrizioni unilaterali al servizio militare di Starlink imposte da SpaceX nella notte tra il 13 e il 14 ottobre, senza alcun preavviso.

🔘 Secondo Serhiy «Flash» Beskrestnov, consigliere di Zelenskij e grande esperto per le tecnologie della difesa, SpaceX ha introdotto un limite di velocità sui terminali StarShield (il pacchetto militare) in movimento: oltre i 160 chilometri orari la connessione cade.

🔘 Il 7° Corpo delle forze d’assalto aereo ha segnalato disconnessioni di 10-20 secondi già a 110-120 chilometri orari, con missioni annullate.

🔘 Segnalazioni successive parlano di cadute di segnale già a 60-70 chilometri orari. In guerra, venti secondi senza controllo non sono un disservizio ma un’arma consegnata all’avversario.

🔘 Le restrizioni colpiscono anche i droni intercettori che cercano di contrastare gli Shahed a propulsione a getto. Uno dei pochi strumenti efficaci contro quelle armi viene reso inoffensivo di notte, mentre la Russia colpisce con furore le infrastrutture energetiche ucraine.

🔘 Il ministero della Difesa ha contattato Stati Uniti, SpaceX e Nato e, di fronte al silenzio dei presunti alleati, ha attivato collegamenti satellitari di riserva. Ma le riserve non sono Starlink.

🔘 Non è una ritorsione contro gli attacchi alle raffinerie russe che lo stesso Zelensky aveva sospeso. I droni che colpiscono obiettivi in territorio russo usano altri sistemi: Starlink non funziona dentro la Russia.

🔘 Qui sono in gioco operazioni sul territorio ucraino, comprese le zone occupate. In gioco c’è la vita dei civili ucraini, come subito ha denunciato la premio Nobel per la pace 2022 Oleksandra Matviichuk:

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⚠️ I DAVIDE CHE NON TI ASPETTI E LE SPESE PER LA DIFESA❗️
Redazione Politica Insieme

🔴 L'efficacia asimmetrica di Houthi e Iran dimostra che la superiorità tecnologica non garantisce più la sicurezza, rendendo insostenibile la corsa a sistemi d'arma costosissimi. Per l'Italia, ogni scelta di difesa deve rispettare l'articolo 11 della Costituzione (ripudio della guerra offensiva) e i vincoli di bilancio, privilegiando la sicurezza collettiva e le esigenze sociali rispetto a modelli di potenza offensivi. Il dibattito non deve fermarsi alla quantità di spesa, ma interrogarsi sull'utilità reale delle risorse (NATO, difesa aerea, cyber) e sull'idea di ruolo dell'Italia nel mondo, evitando di tagliare servizi essenziali come sanità e istruzione.
Sommario ⬆️
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⏹️ Il Davide degli Houthi, e quello un po’ più potente, e più strutturato, dell’Iran, non ci costringono a riflettere su come si debba pensare, oggi, alle spese per la Difesa? È una domanda scomoda, che taglia trasversalmente retoriche contrapposte.

🔸️Da mesi vediamo la marina militare americana, una delle più tecnologiche del mondo, e con essa quella dei suoi alleati, in difficoltà davanti a una milizia che combatte in ciabatte nel deserto dello Yemen, ma che riesce a tenere in scacco una rotta commerciale strategica come quella del Mar Rosso con droni da poche migliaia di dollari.

🔸️ E lo stesso vale, su scala diversa, per Teheran: sanzionato, isolato, ma capace di proiettare potenza con una guerra asimmetrica fatta di missili a basso costo, droni e proxy.

🔸️ Da questi Davide contro Golia che lezione ne traiamo per noi? Che la corsa al cacciabombardiere di ultima generazione, al sistema d’arma da miliardi, non è più sinonimo automatico di sicurezza.

🔸️ Lo stanno sperimentando i paesi del Golfo che hanno acquistato negli ultimi anni armi sofisticate per centinaia di miliardi e si vedono bombardati quotidianamente con missili e droni dal costo infinitamente più basso.

🔸️ Come in Vietnam, la superiorità tecnologica non garantisce la vittoria strategica. Anzi, a volte la rende più costosa e politicamente insostenibile. Per un Paese come l’Italia, poi, esiste un vincolo preciso e prezioso:

🔸️ L’articolo 11 della Costituzione. Un articolo che, se preso sul serio, taglia l’erba sotto i piedi sia a chi parla di armi ad oltranza, sia ai pacifisti di maniera.

🔸️ L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

🔸️Non è un invito al disarmo unilaterale, è un indirizzo: la difesa è legittima, doverosa, ma non deve essere proiezione offensiva, non avventura bellica.

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⚠️ IL PRETESTO❗️
Francesco Petrone

🔴 L'articolo di Francesco Petrone sostiene che l'accusa di corruzione funge spesso da pretesto per destabilizzare governi che nazionalizzano risorse, come avviene nelle rivoluzioni colorate, nella Primavera Araba e in America Latina. A supporto, cita il caso italiano della Prima Repubblica: il crollo del sistema politico durante Tangentopoli (1992-94) avrebbe risposto più a pressioni esterne per la privatizzazione degli asset statali (IRI, ENI, ENEL) che a una naturale rotazione delle élite. L'autore conclude che la corruzione non è scomparsa ma ha cambiato forma: dal clientelismo politico allo Stato imprenditore si è passati alla corruzione finanziaria legata alle privatizzazioni e al lobbying. Questo schema viene applicato anche alle crisi generate dalle sanzioni contro Iran, Cuba e Russia.
Sommario ⬆️
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⏹️ Il pretesto per le rivoluzioni colorate o per le primavere arabe o per organizzare moti di protesta contro governi sudamericani invisi agli Usa a causa delle nazionalizzazioni è sempre l'accusa di corruzione.

🔹️ Tutti sanno che è quasi impossibile che un Paese ne sia completamente esente. Anche la prima repubblica è stata tolta di mezzo a causa delle troppe nazionalizzazioni e col pretesto della corruzione.

🔹️ Lo schema è sempre "corruzione come pretesto". È sempre lo stesso, in molti casi di Primavera Araba o anche di rivoluzioni colorate o di crisi in America Latina, la corruzione spesso è reale e documentata, ma viene usata anche come leva esterna.

🔹️ Un regime è inviso perché nazionalizza petrolio, miniere, coltivazioni o banche e diventa bersaglio di campagne mediatiche e giudiziarie, mentre regimi corrotti ma allineati non lo sono.

🔹️ Spesso chi desidera un cambio di regime, la corruzione non deve inventarla, deve solo selezionarla e amplificarla. Quando il processo di delegittimazione non ottiene risultati, come accaduto in Venezuela, viene rapito direttamente il presidente con una scusa.

🔹️ Il caso italiano della Prima Repubblica è esemplare. Secondo la tesi ufficiale la Prima Repubblica crolla per Tangentopoli, finanziamento illecito dei partiti tramite tangenti dalle imprese per appalti.

🔹️ Mani Pulite del 1992-94 porta al crollo di DC, PSI, e di tutta la classe dirigente italiana. Sembra più un golpe giudiziario che una naturale circolazione delle élite.

🔹️ Occorre tener conto che l'Italia era il paese con più nazionalizzazioni d'Europa: IRI, ENI, ENEL, banche pubbliche, che controllavano gran parte dell'economia.

🔹️ Per molti osservatori, la spinta a smantellare quel sistema e a privatizzare negli anni '90 ha coinciso con pressioni americane e della finanza europea per un'Italia più liberista e meno statale.

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⚠️ TRUMP E ZELENSKY: UNO SCONTRO CHE L'UCRAINA NON PUÒ PERMETTERSI❗️
The Duran

🔵 PREMESSA : Kiev sta raccogliendo il sostegno europeo contro la pressione di Trump, ma il confronto rischia di indebolire il sostegno militare e le opzioni diplomatiche di cui l'Ucraina ha ancora bisogno❗️
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🔴 Lo scontro tra Trump e Zelensky evidenzia un conflitto d'interesse: Washington cerca accordi con Mosca per limitare i costi interni, mentre Kyiv desidera preservare le opzioni militari e impedire negoziati a sua insaputa. L'accordo russo sul diesel viene interpretato come una mossa politica pre-elettorale da parte di Trump, che ignora la persistente aggressività russa.
Entrambi i leader cercano di scaricare le responsabilità del conflitto: Trump vuole risultati diplomatici senza assumersi il fallimento ucraino, mentre Zelensky cerca sostegno europeo per contrastare la pressione americana. La disputa rischia di persistere senza una rottura definitiva, rendendo difficile conciliare gli obiettivi delle due parti.
Sommario ⬆️
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⏹️ Lo scontro tra Trump e Zelensky mette in luce un crescente disaccordo su quali dovrebbero essere gli obiettivi del sostegno occidentale all’Ucraina.

🔹️ Washington desidera una maggiore libertà di azione per portare avanti accordi con Mosca e limitare i costi interni del conflitto. Kyiv vuole preservare le opzioni militari e impedire al suo principale sostenitore di negoziare a sua insaputa.

🔹️ L’antagonismo personale rende più difficile gestire questo disaccordo, ma gli interessi contrastanti gli conferiscono sostanza. Il pericolo è che ciascuna delle due parti creda di poter costringere l'altra a ritirarsi.

🔹️ Trump può minacciare conseguenze per la resistenza ucraina alla sua diplomazia. Zelensky può cercare il sostegno europeo e rivolgersi agli oppositori americani di un impegno ridotto.

🔹️ Nessuno dei due approcci risolve la questione alla base della loro disputa: se la coalizione può raggiungere un accordo su una soluzione realizzabile prima che ulteriori distruzioni rendano più difficili le scelte dell'Ucraina.

🔹️ L’accordo russo sul diesel è meno importante per la sua portata commerciale immediata che per il confine politico che attraversa. Trump sta trattando una transazione economica con Mosca come compatibile con la sua politica nei confronti dell’Ucraina.

🔹️ Zelensky e i critici europei considerano l’allentamento delle sanzioni, senza concessioni corrispondenti da parte della Russia, come un indebolimento della pressione che vogliono mantenere.

🔹️ Il disaccordo riguarda chi decide quando gli interessi economici prevalgono sulle esigenze della guerra. Per Trump, anche i prezzi del carburante portano la politica estera direttamente nella politica interna.

🔹️ La discussione nella fonte interpreta l'accordo come un tentativo di dimostrare un'azione concreta prima delle elezioni di metà mandato e di dirottare l'attenzione dalle conseguenze energetiche del conflitto in Medio Oriente.

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⚠️ IL NUOVO TOTALITARISMO SENZA IDEOLOGIE❗️
Francesco Petrone

🔴 L'articolo, pubblicato il 17 ottobre 2026 da Francesco Petrone, sostiene che dopo la "fine della storia" profetizzata nel 1989, il mondo politico europeo sia caduto in un nuovo totalitarismo senza ideologie classiche, basato su un conformismo oltranzista. L'autore critica la diffusione di una cultura filo-sionista e atlantista, descritta come obbligo sociale, unita a un "turbocapitalismo" selvaggio dove tecnica e mercato hanno sostituito la politica. Elementi come l'euro, il dollaro e la nozione di "Occidente" sono ora presentati come ideologie che erodono la sovranità statale a favore di un oligarchia finanziaria, trasformando la gestione economica in una forma di controllo morale e politico.
Sommario ⬆️
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⏹️ Il filo-sionismo si è trasformato in una tendenza per quasi tutte le destre italiane ed anche europee.

🔹️ Però, a ben guardare, osserviamo che il fenomeno si è esteso in modo pandemico anche al centro politico che un tempo si identificava con la cultura cattolica o in ogni caso, era espressione della cultura cristiana.

🔹️Lo vediamo condizionare anche la sinistra istituzionale o mainstream e, in modo indifferenziato, tutto il mondo politico post '89. È più un conformismo ritenuto un obbligo sociale che una convinzione.

🔹️ Quel mondo che, trionfalmente, era stato indicato come quello nato dall' epoca in cui le ideologie finalmente erano morte perché, come profetizzava nell'euforia del momento Fukuyama nel 1989, si stava assistendo alla "fine della storia".

🔹️ Crollato il Muro, si era creata la certezza che non ci fosse più bisogno di ideologie, perché avremmo avuto un modello unico, tecnico, neutro. Niente più ideologie, solo competenze. Non più destra e sinistra, ma gestione.

🔹️ L'economia a cura di esperti, tecnici, la politica come amministrazione, la società come mercato che si autoregola. Il buon governo non avrebbe dovuto avere idee, ma solo numeri.

🔹️ In troppi, alla descrizione di questo incubo demenziale, hanno applaudito con le stesse speranze stupide con cui agli inizi del Novecento la borghesia della Belle Époque, in modo fatuo, applaudiva al progresso senza fine in modo irresponsabile.

🔹️ Nell'89 invece dissero: non più classi, popoli, comunità, ma individui che scelgono. La morale al posto della politica. Nasce la politica come moralismo permanente.

🔹️ In questo mutamento radicale non aveva vinto il liberalismo, che era altra cosa, ma è nato un autentico mostro che alcuni al suo esordio chiamarono turbocapitalismo.

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⚠️ CEDERE AL RICATTO DI ZELENSKY SIGNIFICA TROVARSI IN CASA 100 MILIONI DI MIGRANTI❗️
Angelo Santoro

🔴 L'articolo, firmato da Angelo Santoro, critica la "dipendenza da Zelensky" dell'Europa, argomentando che la paura di un nuovo esodo di migranti venga usata come strumento di ricatto per ottenere fondi illimitati senza chiare strategie o obiettivi. L'autore avverte che ciò creerebbe un pericoloso precedente, trasformando l'emergenza migratoria in un potere contrattuale, e sollecita i governi, inclusa l'Italia, a definire con trasparenza i limiti, i costi e gli obiettivi finali del sostegno a Kiev.
Sommario ⬆️
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⏹️ C’è una domanda che l’Europa continua a eludere: quanto può costare la paura? Perché è sulla paura che, ormai da anni, si costruisce gran parte della politica europea sull’Ucraina.

🔘 La paura che, se smettessimo di finanziare Kiev, l’Ucraina perderebbe la guerra. La paura che, se Putin prevalesse, la Russia non si fermerebbe ai confini ucraini. E, soprattutto, la paura che una sconfitta di Kiev provocherebbe un nuovo esodo di milioni di persone verso l’UE.

🔘 È una prospettiva seria, che nessuno può liquidare con superficialità. Ma proprio perché è seria dovrebbe essere affrontata con razionalità, non utilizzata come una cambiale in bianco. Siamo diventati, invece, Zelensky-dipendenti.

🔘 Al punto che il presidente ucraino può presentarsi davanti ai governi europei chiedendo altri soldi, altre armi, altri prestiti e altri impegni, facendo pesare sul tavolo la prospettiva di una sconfitta e delle sue conseguenze migratorie.

🔘 Eppure l’Europa ha già finanziato l’Ucraina per cifre enormi. Ha fornito armi, prestiti, aiuti economici e assistenza politica. Le cifre sono diventate talmente grandi che persino il cittadino che paga il conto fatica ormai a seguirle.

🔘 La domanda, allora, non è se l’Europa debba aiutare l’Ucraina. La domanda è se debba continuare a farlo senza una discussione seria sui limiti, sui costi e soprattutto sugli obiettivi.

🔘 Perché c’è un punto sul quale sarebbe ora di smettere di girare intorno: l’argomento migratorio. Se davvero una sconfitta ucraina potesse provocare un nuovo esodo di enormi proporzioni, questo rappresenterebbe certamente un problema per l’Europa.

🔘 Ma proprio per questo dovremmo domandarci che cosa accade quando la prospettiva di un’emergenza migratoria diventa uno strumento di pressione politica. Oggi è l’Ucraina.

🔘 Domani potrebbe essere un altro Paese. Immaginiamo che un altro Stato, travolto dalla guerra, dal dissesto economico o dall’instabilità politica, si rivolga all’Europa con un messaggio analogo: finanziateci oppure milioni di persone partiranno verso i vostri confini. Che cosa risponderebbe Bruxelles?

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⚠️ KALININGRAD: LA PERICOLOSA ILLUSIONI DI UNA LIMITATA ESCALATION
The Duran

🔵 PREMESSA: Mentre i governi baltici valutano nuove misure di pressione sul territorio russo più vulnerabile, lo scontro solleva una questione che la NATO non può permettersi di fraintendere: dove finisce la coercizione e inizia la guerra?
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🔴 Kaliningrad, enclave russa sul Baltico e sede della flotta baltica, rappresenta un punto critico di tensione tra Mosca e la NATO. Sebbene non vi siano prove di una decisione NATO per un attacco diretto, proposte occidentali volte a limitare il transito energetico (come il possibile stop al gas da parte dell'Estonia) o l'accesso marittimo, se implementate, potrebbero essere interpretate da Mosca come tentativi di isolamento territoriale. L'articolo avverte del rischio di un'escalation involontaria: misure concepite come coercizione limitata potrebbero essere percepite dalla Russia come una minaccia alla sua sicurezza territoriale, trasformando una pressione locale in una crisi di portata superiore. La cautela è essenziale per evitare che l'intenzione di mantenere la conflittualità contenuta porti a conseguenze strategiche disastrose.
Sommario ⬆️
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⏹️ La geografia ha il modo di determinare conseguenze che la retorica politica preferisce ignorare.

🔹️ Una stretta fascia di territorio, un passaggio marittimo o un avamposto militare isolato possono acquisire un significato ben superiore alle loro dimensioni territoriale quando la credibilità di una grande potenza viene legata alla loro difesa.

🔹️ Kaliningrad è proprio uno di questi luoghi. L’enclave russa sul Mar Baltico è diventata il fulcro di una rinnovata contrapposizione tra Mosca e i membri nord-orientali della NATO.

🔹️ Le proposte volte a limitare il transito di energia, le discussioni sull’accesso marittimo e i riferimenti a piani di emergenza militare vengono presentati come strumenti di pressione.

🔹️ Tuttavia, ciascuna di esse comporta implicazioni che vanno ben oltre la regione baltica. Il pericolo principale non è che la NATO abbia deciso di attaccare Kaliningrad. Non ci sono prove di una simile decisione.

🔹️ Il rischio è che misure concepite come forme limitate e gestibili di coercizione possano essere interpretate a Mosca come preparativi per isolare un territorio russo.

🔹️ Ciò che inizia come una pressione su un'enclave vulnerabile potrebbe rapidamente trasformarsi in una prova della volontà della Russia di difenderla. Kaliningrad occupa una posizione particolare nel panorama della sicurezza europea.

🔹️ In precedenza Königsberg, capitale della Prussia orientale, il territorio passò sotto il controllo sovietico dopo la Seconda guerra mondiale e rimase parte della Russia in seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica.

🔹️ Oggi, è separata dalla Russia continentale dalla Lituania e dalla Bielorussia, confina con la Polonia a sud e mantiene l'accesso al Mar Baltico.

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⚠️ L’ARTE DI COMPLICARCI LA VITA: PERCHÉ SIAMO I CARNEFICI DI NOI STESSI?
Vittorio Corelli

🔴 L'autore, Vittorio Corelli, riflette sul paradosso contemporaneo di complicarsi la vita per autodifesa e evitamento, trasformandosi nei propri "carnefici". Il testo sostiene che il sovraccarico di obblighi e l'apparenza sociale servano a mascherare una profonda fragilità emotiva, impedendo il contatto con i veri desideri e relazioni autentiche. Viene contrapposta la solidità delle generazioni precedenti alla superficialità attuale, caratterizzata da stress e social media. La soluzione proposta è la semplificazione: imparare a dire "no", rimuovere il superfluo e accettare la propria vulnerabilità. L'autore chiarisce che il articolo non è un monito dogmatico, ma un richiamo personale a smettere di vivere "come dovevano" per tornare a vivere secondo le proprie vere volontà.
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⏹️ C’è un paradosso sottile che attraversa il nostro tempo, una sorta di tic nervoso collettivo: la nostra straordinaria, quasi prodigiosa capacità di rendere complesso ciò che è, per sua natura, semplice.

🔸️ Guardiamo le nostre giornate: sono un intrico di obblighi, scadenze, doveri sociali e pesi che noi stessi abbiamo scelto di caricarci sulle spalle, dimenticando, nel tragitto, di chiederci cosa vogliamo davvero fare.

🔸️ Siamo diventati architetti di labirinti in cui finiamo per perderci. La saggezza antica, quella che spesso ignoriamo, ci suggerisce un principio fondamentale: nei riti ortodossi, il sacerdote, prima di benedire i fedeli, benedice se stesso.

🔸️ Non è egoismo, è una legge della fisica emotiva. Solo chi è intero, chi ha trovato un proprio equilibrio, può riversare qualcosa di sano sugli altri. Eppure, noi facciamo l’opposto.

🔸️ Ci svuotiamo, ci logoriamo, ci trasformiamo in carnefici della nostra serenità, convinti che sacrificarsi sull’altare della complicazione sia l’unico modo per sentirsi vivi o necessari.

🔸️ Sappiamo perfettamente che lavorare fino allo stremo non è un atto eroico, ma una forma di auto-distruzione. Eppure, continuiamo a farlo.

🔸️ Forse, in quel carico di mansioni, cerchiamo una protezione: se sono troppo occupato per vivere, non devo rischiare di vivere davvero. Non devo rischiare di confrontarmi con il vuoto, con i desideri, con la paura di non essere abbastanza.

🔸️ Lo stesso accade negli affetti. Sappiamo che l’amore è un atto di coraggio e di cura, ma alle prime increspature, molliamo la presa. Preferiamo fuggire davanti alla complessità di un legame reale piuttosto che imparare a nuotare tra le onde.

🔸️ E le amicizie? Quelle relazioni che dovrebbero essere il porto sicuro, la semplicità che ci salva, vengono spesso soffocate da inutili puntigli, giudizi taglienti e quel desiderio inconscio di “mettere i puntini sulle i” che distrugge più di un vero tradimento.

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⚠️ ORA SORPASSATO IL PUNTO DI NON RITORNO: SAN PIETROBURGO ATTACCATA ATTRAVERSO I PAESI NATO DI ESTONIA E LETTONIA❗️
Patrizio Ricci

🔴 Il 18 ottobre 2026, uno sciame di 520 droni ha attaccato San Pietroburgo dopo aver attraversato gli spazi aerei di Estonia e Lettonia, Paesi NATO. L'autore Patrizio Ricci sostiene che l'attacco rivela una complicità occidentale, poiché la NATO ha ignorato il transito per non innescare l'Articolo 5, trasformando l'Europa in una zona franca per operazioni offensive. L'analisi identifica la strategia dietro l'evento come una dottrina di logoramento economico (secondo Michael Hudson) volta a drenare le risorse russe, costringendo Mosca a militarizzare permanentemente il Golfo di Finlandia e creando le condizioni per un potenziale scontro frontale con le potenze nucleari europee.
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⏹️ Nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 2026, uno sciame di 520 droni a lungo raggio ha aggirato l’intero dispositivo difensivo russo con una manovra a tenaglia pianificata per scardinare gli equilibri del fronte settentrionale.

🔘 Dopo aver simulato per giorni un colpo sulla capitale per attrarre e fissare le batterie contraeree attorno a Mosca, i vettori hanno deviato lungo il corridoio baltico e il Golfo di Finlandia, scaricando il proprio potenziale distruttivo sui nodi petroliferi, logistici ed energetici di San Pietroburgo.

🔘 L’impiego spregiudicato di corridoi aerei cuciti sul confine dello spazio sovrano della NATO trasforma l’architettura di sicurezza europea in una zona franca per operazioni offensive.

🔘 Mentre l’attacco diretto ai terminali sul Baltico punta a strangolare la tenuta industriale eurasiatica e a recidere le arterie fisiche che riforniscono di idrocarburi i mercati globali.

🔘 Sul piano del diritto internazionale, il transito documentato di centinaia di ordigni bellici attraverso i cieli di stati formalmente terzi fa crollare l’ultimo velo di ipocrisia diplomatica sulla non belligeranza dei paesi confinanti.

🔘 La Quinta Convenzione dell’Aia del 1907 e le successive regole sulla guerra aerea del 1923 non lasciano margini di ambiguità: il territorio e lo spazio atmosferico degli stati neutrali sono inviolabili e impongono ai rispettivi governi l’obbligo tassativo di impedire qualsiasi passaggio di apparati militari.

🔘 Tollerare che il proprio cielo diventi una rampa di lancio protetta non è un atto di negligenza tecnica, ma una scelta politica che svuota di senso il concetto stesso di neutralità e trascina di fatto i Paesi Baltici dentro il perimetro operativo del conflitto.

🔘 Sostenere che un flusso di oltre cinquecento velivoli abbia attraversato inosservato il dispositivo di ricognizione più denso e militarizzato d’Europa insulta l’intelligenza prima ancora delle leggi della fisica radar.

🔘 I cieli di Lettonia, Estonia e Lituania sono passati al setaccio ventiquattr’ore su ventiquattro dai radar tridimensionali a lungo raggio integrati nella rete atlantica e pattugliati senza sosta dai caccia della missione Baltic Air Policing, schierati nelle basi di Šiauliai e Ämari, sotto la copertura costante degli aerei spia AWACS e dei droni strategici Global Hawk.

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⚠️ ESSERE IL BASTIONE CONTRO LE DERIVE TOTALITARIE❗️
Martino Dettori

🔴 L'articolo espone le tesi di Mattias Desmet, psicologo del totalitarismo, secondo cui le società occidentali sfruttano solitudine e ansia per imporre narrazioni totalitarie. Eventi come il Covid e la guerra in Ucraina hanno generato nemici immaginari o emergenze che hanno isolato le persone, rendendo efficace la propaganda digitale.
   •  Il passaggio costante da un'emergenza all'altra attenua le regole democratiche, impedendo ai cittadini di ragionare criticamente.
   •  La popolazione si divide in tre gruppi: il 30% accetta ciecamente la narrazione, il 50-60% resta in silenzio per comodità e solo un 1-10% si oppone attivamente al sistema.
   •  Questa dinamica trasforma l'ansia in aggressività verso i dissidenti, favorendo la destabilizzazione geopolitica e l'isolamento sociale.
Sommario ⬆️
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⏹️ Un professore belga di Psicologia del Totalitarismo — Mattias Desmet — espone una tesi estremamente interessante riguardante la società moderna occidentale.

🔹️ Egli afferma che il degrado totalitario presente in questa società trova terreno fertile nella solitudine e nell’ansia. Del resto, se ci pensiamo, questo è accaduto con il Covid e accade con la guerra in Ucraina.

🔹️ Alimentare l’ansia e la paura connesse a questi due eventi ha permesso nel primo caso di imporre misure restrittive abnormi alla libertà personale e nel secondo caso, una narrazione che ha costruito un nemico immaginario: la Russia.

🔹️ Egli afferma: "… I leader
geopolitici moderni hanno a disposizione una enorme macchina, come internet, per manipolare l’opinione pubblica.

🔹️ Questo è un aspetto importante della propaganda. Ma ce n’è un secondo. Ha bisogno di una popolazione che ci creda, e per far sì che ciò accada ha bisogno di una popolazione solitaria…"

🔹️ La propaganda politica attuale è molto più efficace di quella passata, perché ha a disposizione strumenti che in prima non aveva: il controllo digitale, internet e la manipolazione in tempo reale delle notizie.

🔹️ Ma questo non basta: la propaganda strombazzata a un muro, non è efficace. E’ necessario che essa venga destinata a qualcuno che ci creda.

🔹️ E per crederci, questo qualcuno deve essere isolato, cioè deve vivere in un contesto nel quale tende ad affievolire le relazioni sociali affinché pensi solo per sé e non per gli altri.

🔹️ Il Covid è sempre un buon esempio: dopo aver alimentato la paura del contagio e la relativa ansia, ognuno ha pensato per sé ed è diventato uno strumento del sistema, aggredendo chiunque mettesse in discussione la narrazione ufficiale anche quando questa andava contro ogni evidenza scientifica.

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⚠️ ESSERE IL BASTIONE CONTRO LE DERIVE TOTALITARIE❗️
Martino Dettori

🔴 L'articolo espone le tesi di Mattias Desmet, psicologo del totalitarismo, secondo cui le società occidentali sfruttano solitudine e ansia per imporre narrazioni totalitarie. Eventi come il Covid e la guerra in Ucraina hanno generato nemici immaginari o emergenze che hanno isolato le persone, rendendo efficace la propaganda digitale.
   •  Il passaggio costante da un'emergenza all'altra attenua le regole democratiche, impedendo ai cittadini di ragionare criticamente.
   •  La popolazione si divide in tre gruppi: il 30% accetta ciecamente la narrazione, il 50-60% resta in silenzio per comodità e solo un 1-10% si oppone attivamente al sistema.
   •  Questa dinamica trasforma l'ansia in aggressività verso i dissidenti, favorendo la destabilizzazione geopolitica e l'isolamento sociale.
Sommario ⬆️
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⏹️ Un professore belga di Psicologia del Totalitarismo — Mattias Desmet — espone una tesi estremamente interessante riguardante la società moderna occidentale.

🔹️ Egli afferma che il degrado totalitario presente in questa società trova terreno fertile nella solitudine e nell’ansia. Del resto, se ci pensiamo, questo è accaduto con il Covid e accade con la guerra in Ucraina.

🔹️ Alimentare l’ansia e la paura connesse a questi due eventi ha permesso nel primo caso di imporre misure restrittive abnormi alla libertà personale e nel secondo caso, una narrazione che ha costruito un nemico immaginario: la Russia.

🔹️ Egli afferma: "… I leader
geopolitici moderni hanno a disposizione una enorme macchina, come internet, per manipolare l’opinione pubblica.

🔹️ Questo è un aspetto importante della propaganda. Ma ce n’è un secondo. Ha bisogno di una popolazione che ci creda, e per far sì che ciò accada ha bisogno di una popolazione solitaria…"

🔹️ La propaganda politica attuale è molto più efficace di quella passata, perché ha a disposizione strumenti che in prima non aveva: il controllo digitale, internet e la manipolazione in tempo reale delle notizie.

🔹️ Ma questo non basta: la propaganda strombazzata a un muro, non è efficace. E’ necessario che essa venga destinata a qualcuno che ci creda.

🔹️ E per crederci, questo qualcuno deve essere isolato, cioè deve vivere in un contesto nel quale tende ad affievolire le relazioni sociali affinché pensi solo per sé e non per gli altri.

🔹️ Il Covid è sempre un buon esempio: dopo aver alimentato la paura del contagio e la relativa ansia, ognuno ha pensato per sé ed è diventato uno strumento del sistema, aggredendo chiunque mettesse in discussione la narrazione ufficiale anche quando questa andava contro ogni evidenza scientifica.

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⚠️ IL SACCO DI MILANO DELLA BARBARIE ANARCO-TIRANNICA. INVOCHIAMO IL FLAGELLO DI AMBROGIO❗️
Roberto Dal Bosco

🔴 L’autore, Roberto Dal Bosco, descrive il violento disordine a come un “sacco di Milano” orchestrato da forze “anarco-tiranniche” e “islamo-nichiliste”, negando che si tratti di una protesta legittima e accusando lo Stato e i media di minimizzare gli eventi. L’articolo attribuisce la causa dell’evento a un presunto piano ideologico (il “progetto calergista”) e alle “invasive” comunità immigrate, lodando la resistenza storica di Milano e invocando l’intervento divino per difendere la civiltà cristiana dalla distruzione.
Sommario ⬆️
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⏹️ E così l’orda ha conquistato anche Milano. Perché il segnale, il sintomo, il comando, riguarda non la singola città, non il Paese, ma l’Europa e l’Occidente, la Civiltà tutta.

🔹️ L’anarco-tirannia ha rivendicato la capitale morale d’Italia, e non solo, usando lo schema medesimo della Francia, dove il progetto calergista è in stato più avanzato. È il «sacco di Milano», andato in onda in mondovisione.

🔹️ Lasciate perdere la manifestazione di facciata sul caro-vita, e pure le bandiere palestinesi, pardon, «pro-pal». Non facciamoci intortare dalla retorica profusa dallo Stato moderno (i suoi vertici, la sua stampa asservita) quella degli «infiltrati».

🔹️ C’era stato quel segmento televisivo involontariamente tragico e umoristico, ai tempi delle rivolte BLM, in cui l’inviato della TV americana parlava di «manifestazioni per lo più pacifiche» con alle spalle la città incendiata.

🔹️ Ieri Macron ha parlato della legittimità degli obiettivi della protesta e dei casseurs infiltrati. Chiediamo di guardare le immagini: ma quali infiltrati? Ma quali obiettivi? Ma quale protesta?

🔹️ È ovvio che non è una protesta, ma una devastazione programmata, il caos manifestato da chi sente il bisogno, o ha l’ordine, di farlo. Guardate questi giovinastri con la pelle scura, ben vestiti, ben nutriti, divertiti come neanche a Gardaland (anzi, nella vicina Peschiera…)

🔹️ Quali obiettivi possono avere? Possiamo dire che sono «infiltrati», se poi per due giorni prendono possesso della città più importante d’Italia? Per chi conosce Milano, e la ama, la portata simbolica di quanto è accaduto è enorme.

🔹️ Piazza Duomo, luogo centrale della cristianità mondiale, assediata dalla teppa terzomondiale. L’invasore islamico, o islamo-nichilista, barbaro, espugna il luogo che i milanesi considerano con orgoglio il cuore assoluto della città.

🔹️ Rimirate le immagini del Duomo, questo edifizio gotico meraviglioso, con dinanzi le fiamme. I milanesi ci hanno messo 578 anni per costruirlo, dalla prima pietra di Gian Galeazzo Visconti nel 1386 al completamento principale con l’ultimo portone nel 1965.

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⚠️ IL PROCESSO SUL COVID IN OLANDA CONTRO GATES BOURLA E RUTTE. COSA SAPPIAMO AD ORA❗️
Cristina Bassi

🔴 Il 22 ottobre 2026 si terrà a Leeuwarden, nei Paesi Bassi, l’udienza nel merito di una causa civile intentata da sette individui (di cui cinque vivi) contro Bill Gates, Albert Bourla, Mark Rutte e lo Stato olandese. Il procedimento, avviato dall'avvocato Peter Stassen nel 2023, è trasmesso in diretta streaming; Gates ha visto respinta la sua eccezione di incompetenza, mentre Bourla e Rutte non compariranno personalmente. La corte ha ammesso come prova un video di oltre 3 ore con le testimonianze giurate di quattro esperti (Latypova, Yeadon, Fitts, Sansone), raccolte privatamente dai querelanti e inizialmente rifiutate dal tribunale. I querelanti sostengono che la pandemia sia stata pianificata e che i vaccini mRNA costituiscano armi biologiche legate al "Great Reset". Tuttavia, l'articolo chiarisce che si tratta di una fase iniziale dell'istruttoria probatoria in cui mancano le difese formali degli imputati (scadenza 22 ottobre) e non esistono ancora costatazioni giudiziarie definitive. La copertura mediatica sottolinea la pressione dell'opinione pubblica per lo svolgimento del processo e la probabilità che la difesa degli imputati respinga la credibilità dei testimoni.
Sommario ⬆️
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⏹️ È in corso un procedimento contro Gates, Bourla e Rutte, con un’udienza fissata presso un tribunale nei Paesi Bassi. L’affermazione, che si legge in rete, secondo cui «il mondo sentirà come è stata pianificata la pandemia», suscita grandi aspettative.

🔸️ Ecco cosa è ad ora noto. Il 22 ottobre, a Leeuwarden, si terrà l’udienza nel merito di una causa civile intentata da sette persone vaccinate contro, tra gli altri, Bill Gates, Albert Bourla, Mark Rutte e lo Stato olandese.

🔸️ Si tratta di un procedimento civile, non di un processo penale. L’udienza avrà inizio alle 12:30 e sarà trasmessa in diretta streaming dall’autorità giudiziaria olandese (Rechtspraak).

🔸️ Due dei sette querelanti iniziali sono nel frattempo deceduti, presumibilmente a causa degli effetti del trattamento a mRNA; i restanti cinque proseguono l’azione legale.

🔸️ L’avvocato Peter Stassen ha depositato la causa nel 2023 presso il tribunale dei Paesi Bassi settentrionali (Rechtbank Noord-Nederland).

🔸️ Secondo quanto riportato da uncutnews.ch, Gates non è riuscito a far valere la sua eccezione di incompetenza del tribunale olandese. Bourla e Rutte rimangono imputati, ma non saranno presenti personalmente in aula.

🔸️ Una vecchia notizia precedente di The Liberty Beacon, sosteneva invece che Gates e Bourla fossero stati obbligati a comparire di persona; tale informazione però contraddice i recenti comunicati.

🔸️ Il percorso per arrivare a questo punto è stato tortuoso. Secondo la cronologia fornita da Duty to Dissent, nel novembre 2025 il tribunale ha rifiutato di ascoltare gli esperti sotto giuramento.

🔸️Il 15 agosto 2026, Stassen ha filmato la sua arringa insieme a quattro periti, i quali hanno prestato giuramento e rilasciato le loro testimonianze. Il 22 settembre, egli ha presentato il video come prova numero 157, ma inizialmente la corte non lo ha ammesso.

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Media is too big
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⚠️ LA PILLOLA DEL GIORNO
A cura di Francesco Centineo

✴️ Maranza? Utili idioti del capitalismo!

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⚠️ RUSSIA, SATANA E LA FOLLA PARVISCIENTE❗️
Edward Curtin

🔴 Edward Curtin accusa gli Stati Uniti e la NATO di aver orchestrato la crisi ucraina, colpevolizzando la Russia per una guerra per procura nata dall'espansione militare occidentale e dal colpo di stato del 2014. L'autore sostiene che la propaganda anti-russa ha indotto molti americani ad applaudire figure come Hillary Clinton e a ignorare le provocazioni di Washington, mentre continua il rischio concreto di un conflitto nucleare causato dalle politiche USA.
Sommario ⬆️
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⏹️ Dieci anni fa pranzai con un uomo che insisteva sul fatto che Putin fosse il leader satanico di un paese malvagio e che Hillary Clinton fosse una grande americana che avrebbe dovuto essere Presidente.

🔹️ Questo accadde due anni dopo che il governo sotto la guida di Obama, Biden, Victoria Nuland e la CIA, aveva orchestrato un colpo di stato in Ucraina nell’ambito della sua guerra per procura contro la Russia, portando i neonazisti ucraini a un maggiore potere.

🔹️ Quando la Russia protestò contro questo colpo di stato al suo confine occidentale, Washington si fece beffe di tali preoccupazioni. Per decenni, quando la Russia si lamentava di mosse così provocatorie, gli Stati Uniti le hanno liquidate come irrilevanti.

🔹️ Per anni gli Stati Uniti avevano appoggiato l’uccisione da parte dell’Ucraina delle popolazioni russofone dell’Ucraina orientale.

🔹️ Quando l’Ucraina aveva ammassato forze per invadere la regione del Donbass, il governo russo ne aveva avuto abbastanza e nel febbraio 2022 aveva inviato truppe nella regione per difendere l’area.

🔹️ Così l’ipocrita Occidente ha sfruttato l’indignazione per il fatto che ciò che aveva creato si stesse finalmente ritorcendo contro di loro. La Russia è stata additata come la responsabile dell’invasione dell’Ucraina.

🔹️ Da anni è in corso una vera e propria guerra per procura condotta da Stati Uniti e NATO contro la Russia attraverso l’Ucraina, e diventerà sempre più pericolosa con il suo proseguimento.

🔹️ L’annientamento nucleare diventa una possibilità concreta, dato che l’amministrazione Trump continua a spingersi oltre i limiti, ricorrendo ora al controllo mentale linguistico per mascherare il fatto che gli Stati Uniti sono la principale forza motrice di questa guerra.

🔹️ Hillary Clinton aveva ricoperto la carica di Segretario di Stato nell’amministrazione Obama per i cinque anni precedenti e aveva guidato la distruzione della Libia nel 2011, tra le altre atrocità.

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⚠️ TRUMP HA FAME DI EUCRAINA❗️
Marco Della Luna

🔴 L'autore sostiene che Trump si stia coordinando con Mosca e Pechino per stabilire un ordine mondiale basato su tre grandi potenze, sacrificando la sicurezza dell'Ucraina e dell'Europa in favore di accordi commerciali e daziari a beneficio degli Stati Uniti. Secondo l'analisi, l'Ucraina e l'Europa non russa diventano meri strumenti di scambio geopolitico, mentre l'Unione Europea viene indebolita economicamente e militarmente per dipendere da un futuro piano Marshall USA, rafforzando così il capitalismo angloamericano. Vengono accusati i governi europei di collaborare a questo piano di distruzione nonostante la disapprovazione popolare, e si ipotizza che gli ingenti aiuti alla Kiev (di cui una parte consistente verrebbe trattenuta dalla corruzione) servano a garantire profitti e influenza. Infine, l'articolo prevede che il caos permanente indotto da Washington prepari il terreno per un'instaurazione di un ordine globale distopico di tipo orwelliano, rendendo impossibile per i popoli una resistenza coerente.
Sommario ⬆️
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⏹️ Grazie alle ultime mosse di Trump, Putin e Xi, la situazione si sta delineando e schiarendo: Washington si coordina con Mosca e Pechino per un mondo a tre grandi potenze.

🔹️ Al contempo si disimpegna dalla difesa dell’Ucraina e dell’Europa (e pare anche della Arabia Saudita), marginalizza l’UE per trattare con i singoli stati, e verso l’Europa assume un atteggiamento di sfruttamento e ricatto daziari e commerciali.

🔹️ Trattare direttamente con i singoli Stati membri anziché con le istituzioni comunitarie permette a Washington di esercitare un più forte potere contrattuale.

🔹️ Inoltre può imporre dazi, barriere commerciali e condizioni di favore per l’industria energetica e tecnologica americana (p.e. il GNL a prezzi ben superiori a quelli pagati dall’Europa per il gas russo, così da alzare i costi di produzione europei).

🔹️ La mossa di Trump, orientata al pragmatismo muscolare e agli affari (“America First”), privilegia un accordo tra grandi potenze (USA, Cina, Russia) capace di stabilire sfere d’influenza ben delineate.

🔹️ In questo schema, l’Ucraina cessa di essere un perno della sicurezza democratica globale per diventare, assieme all’Europa non russa, una merce di scambio, una “torta” da spartire o da sfruttare per la fame geopolitica/economica degli Stati Uniti nei confronti delle risorse e della posizione strategica di quell’area.

🔹️ Per decenni, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, Washington ha perseguito una dottrina di primazia globale (spesso associata al concetto di Pax Americana o di un unico gendarme del mondo).

🔹️ Tuttavia, l’ascesa economica e tecnologica della Cina e la risolutezza strategica della Russia hanno reso questo modello insostenibile a causa dei costi fiscali, militari e industriali.

🔹️L’Europa rimane sotto una regia globalista che con Euro Maastricht - Sostituzione Etnica - Net Zero - ReArm - guerra, la sta demolendo economicamente e civilmente, nonché esponendola a un rischio bellico, al fine di ucrainizzarla e renderla bisognosa di un gigantesco piano Marshall.

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⚠️ SULLA VIOLENZA❗️
Ferdinando Pastore

🔴 Ferdinando Pastore sostiene che la violenza è una legittima risposta alla crudeltà del capitalismo neoliberale e alla fine dell'esperienza democratica dagli anni '70. L'autore critica il "totalitarismo liberale" e le prediche sulla non-violenza come strumenti per comprimere la mobilitazione delle classi subalterne, affermando che il conflitto è indispensabile per costruire una democrazia sostanziale e socialista.
Sommario ⬆️
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⏹️ La violenza è un linguaggio della politica. Lo è sempre stato. L’oppressione, quando non esistono strumenti di rappresentanza istituzionale del dissenso, si contesta con le barricate.

🔘 Esse non necessariamente esprimono un’elevatissima coscienza politica e perlopiù, nel corso della storia, esclusa la fase dei grandi partiti di massa, si muovono spontaneamente, senza una vera organizzazione.

🔘 La violenza è stata espulsa dal dibattito perché il capitalismo ha deciso, dalla fine dei Settanta, di porre fine all’esperienza democratica.

🔘 Le prediche laiche sulla non violenza, sul gandhianesimo, sulla resistenza passiva, prime argomentazioni della sinistra innocua e partecipativa, servirono a comprimere le capacità di mobilitazione delle classi subalterne.

🔘 Queste dovevano starsene zitte e buone ad accettare, con entusiasmo partecipativo, la globalizzazione e la ricerca dell’imprenditore che è in ognuno di noi. La violenza è una risposta alla crudeltà capitalista.

🔘 A maggior ragione ciò è ancor più vero se si fa riferimento al sistema neoliberale. Pian piano, negli ultimi quarant’anni, è stata smantellata la società, è stata disintegrata la sicurezza.

🔘 Ancora oggi, una classe di super ricchi dalle movenze aristocratiche, impone austerità con la guerra alle porte, con un’economia di guerra già in fase avanzata, e togliere la percezione del futuro al popolo è un atto violento; è l’atto violento per eccellenza.

🔘 La violenza, quando non è conseguenza di un disegno strategico, quando non è partecipata da un consenso generale, è assolutamente permeabile, può essere manovrata e infiltrata.

🔘 Ma ciò non toglie sostanza alla legittimità della sintassi. Quando si distruggono negozi si sceglie un simbolo della tracotanza classista, si individua un campo elementare di azione, facilmente comprensibile.

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⚠️ DALLE PIAZZE AL COPRIFUOCO: QUANDO LA PROTESTA FA PAURA AL POTERE❗️
Edoardo Matteo Infante

🔴 Il 17 ottobre 2026, tra 550mila e 800mila persone hanno protestato in Francia contro il caro vita, una mobilitazione che ha coinvolto studenti, sindacati e agricoltori. Il governo francese e quello italiano, sotto la leadership di Macron e Meloni, hanno reagito in modo simile: coprifuoco in Francia e dispiegamento di militari a Milano, mentre i leader politici hanno puntato l'attenzione sulla nazionalità dei manifestanti e sugli episodi isolati di vandalismo, ignorando le cause profonde. L'articolo sottolinea come la classe dirigente europea stia trascurando le gravi disuguaglianze che colpiscono i giovani, evidenziando in Italia stagnazione dei salari per 30 anni, aumento della povertà giovanile (dal 3% al 12%) e costi degli affitti raddoppiati rispetto al 1980. Questa mancanza di prospettiva, unita alla corsa alla militarizzazione e alla crisi climatica, spiega la radicalizzazione dei giovani che vedono il futuro compromesso.
Sommario ⬆️
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⏹️ Il 17 ottobre erano tra 550 mila e 800 mila i francesi a manifestare in numerose città della Francia. Agli studenti, che da settimane ormai portano avanti una lotta contro le condizioni pietose del sistema educativo nazionale, si sono aggiunti sindacati, agricoltori e simpatizzanti dei gilet jaunes.

🔹️ Si è trattato della prima vera mobilitazione contro il caro vita dopo gli accenni fatti dai dipendenti del settore pubblico durante le mobilitazioni di settembre, scaturite, va ricordato, dalle iniziative dei rappresentanti delle forze dell’ordine.

🔹️ Nei giorni precedenti, anche grazie ai giovanissimi che, con la loro conoscenza ed eloquenza, hanno catturato l’affetto e il sostegno del 70% della popolazione secondo un sondaggio di Elabe pubblicato da BFMTV (emittente francese di centrodestra, poco incline a schierarsi dalla parte dei manifestanti).

🔹️ Poi, le immagini che mostrano le fiamme inghiottire il municipio di Limoges e le vetrine che si frantumano nelle principali vie commerciali francesi. Nel caos generale, riparte a gran voce l’attacco del governo contro Jean-Luc Mélenchon, il leader di uno dei principali partiti di opposizione.

🔹️ Sono ormai settimane che il governo accusa LFI di aver organizzato e fatto degenerare le proteste che, dai primi di settembre, scuotono la Francia. Il giornale indipendente Mediapart ha pubblicato un’inchiesta che dimostrerebbe come il governo abbia preso di mira il partito di sinistra.

🔹️ I giornalisti della testata
avrebbero documenti datati 18 ottobre dai quali emergerebbe che un funzionario dell’intelligence territoriale si lamentava del fatto che agli ufficiali fosse stato chiesto di scrivere che dietro le mobilitazioni ci fosse lo zampino di Mélenchon.


🔹️ Un’affermazione che gli stessi servizi di intelligence ritenevano del tutto falsa, sulla base delle loro indagini. Nel suo intervento la sera successiva alle manifestazioni, Macron aveva indicato i manifestanti, soprattutto quelli coinvolti in atti di violenza, come un gruppo di estrema sinistra.

🔹️ Il Procuratore di Parigi, Laure Beccuau, ha dichiarato il 19 ottobre di non poter confermare che i responsabili delle violenze fossero politicamente vicini alla sinistra radicale.

🔹️ Ha inoltre indicato che la maggior parte delle persone fermate e poste in custodia di polizia non erano nota alle autorità e non avevano avanzato rivendicazioni politiche.

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⚠️ UE, RITORNO ALLA REALTÀ: IL FALLIMENTO STRATEGICO DELLE ÉLITE❗️
Francesco Pontelli

🔴 Francesco Pontelli attribuisce il declino dell'UE al fallimento strategico delle sue élite, che hanno sostituito la diplomazia con l'ideologia, ignorando le opportunità di dialogo dal 1989 e la lezione della Ostpolitik di Willy Brandt. L'autore critica le sanzioni autolesioniste che hanno ridotto l'Europa a spettatrice subordinata agli USA, soffocandone la competitività economica e energetica. Per invertire il processo, è necessario abbandonare l'ulteriore centralismo burocratico e preservare il diritto di veto degli Stati come presidio di sovranità. L'UE deve tornare a una cooperazione basata su interessi concreti e pragmatismo, riconoscendo che la burocrazia non può sostituire la politica, pena l'irrilevanza geopolitica definitiva.
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⏹️ Oggi, di fronte all’aggravarsi del quadro geopolitico e all’impoverimento energetico ed economico del continente europeo, è giunto il momento di compiere un’operazione di pura onestà intellettuale: prendere atto del fallimento strategico delle élite europee.

🔹️ L’attuale conflitto alle porte dell’Unione Europea non è nato dal nulla, ma si conferma l’esito naturale di trent’anni di miopia diplomatica.

🔹️ Se i vertici di Bruxelles e della NATO avessero avuto come obiettivo primario la costruzione di un’architettura di pace duratura, avrebbero valorizzato le storiche occasioni di integrazione e dialogo succedutesi dal 1989 in avanti, dalle tesi sulla «Casa comune europea» alle aperture del primo mandato di Putin.

🔹️ Si è scelta invece la via dell’isolamento e della contrapposizione, dimenticando del tutto la lezione di maestri del realismo politico come Willy Brandt.

🔹️ La sua Ostpolitik dimostrò che la stabilità e il cambiamento non si ottengono erigendo muri o perseguendo la forza, ma attraverso l’avvicinamento concreto, il rispetto reciproco e la continuità dei rapporti diplomatici ed economici.

🔹️ Ignorare queste radici storiche non significa giustificare le azioni dei belligeranti, ma evidenziare l’inadeguatezza di una leadership europea che ha scambiato l’ideologia per diplomazia.

🔹️ Il risultato di questa impostazione è sotto gli occhi di tutti: l’Unione Europea è stata retrocessa da potenziale attore globale a spettatrice irrilevante. Il paradosso si fa ancora più stridente sul terreno economico ed energetico.

🔹️ Mentre gli Stati Uniti muovono le proprie pedine sulla scacchiera globale con spregiudicato pragmatismo, tutelando prioritariamente i propri interessi commerciali e le proprie forniture, i Paesi europei vengono di fatto retrocessi al ruolo di sudditi.

🔹️ Prigioniera di sanzioni autolesioniste e dogmi ideologici, l’Europa si ritrova a pagare i costi più alti di una crisi che ne sta soffocando la competitività e minando il potere d’acquisto delle famiglie.

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⚠️ MARANZA❗️
Francesco Petrone

🔴 L'articolo di Francesco Petrone analizza l'etimo di "maranza", nato a Milano negli anni '80 come sinonimo ironico di "tamarro", e la sua attuale associazione impropria con la criminalità e l'immigrazione. L'autore sostiene che definire questi giovani "emarginati" sia fuorviante: si tratta di individui (spesso di seconda generazione) che sono pienamente integrati nel mercato e nella società, ma rifiutano le regole esistenti per la mancanza di un patto sociale e di un'identità culturale chiara. Il loro disadattamento è descritto come una reazione simbolica al vuoto identitario causato da una società che, nel nome dell'inclusione, ha smantellato i propri riferimenti culturali, costringendoli a costruire un'identità di reazione basata sul gruppo, sull'ostentazione e sulla provocazione.
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⏹️ Il termine maranza, oggi fin troppo abusato, nasce in tono ironico a Milano negli anni ottanta. La prima traccia è del 1988 in Jovanotti, nel brano Il capo della banda: di matti di maranza e di malati di mente, fissati con le moto e coi vestiti americani.

🔘 Allora non c'entrava nulla con l'immigrazione. Voleva dire tamarro, coatto, truzzo, il tipo vistoso e un po' volgare di periferia. Era un insulto tra paninari, quasi affettuoso, originato forse da zanza, zanzara, fastidioso.

🔘 Poi succede quello che la sociologia chiama rovesciamento dello stigma. La parola nasce fuori, per deridere, e a un certo punto viene presa dentro, adottata dagli stessi giovani per dirsi.


🔘 Da insulto ironico diventa etichetta identitaria cambiando tutto. Maranza smette di descrivere uno stile e diventa un contenitore comodo dove si butta dentro seconda generazione, disagio giovanile, violenza urbana, consumo vistoso.

🔘 Per questo molti hanno parlato di emarginazione, perché è la diagnosi più semplice. Se è emarginato, la colpa è della società cattiva che non lo include, basterebbe includerlo maggiormente.

🔘 Ma l'emarginato è un'altra figura. È uno che è stato messo fuori, non ha scelto. Non ha lavoro, non ha casa, non ha lingua, la società lo spinge ai bordi e lui ci resta. Il disadattato è diverso.

🔘 Sta dentro, va a scuola, ha lo smartphone, ha i soldi per le Nike e per il giubbotto, ma non accetta le regole del posto dove sta. Non è fuori perché non può entrare, è dentro e non vuole adattarsi.

🔘 Il maranza di cui parliamo non è emarginato in senso tecnico. Molti sono di seconda generazione, nati qui, vanno a scuola in italiano, hanno documenti, stanno su TikTok, a volte sono più dentro al consumismo di un ragazzo di un centro minore.

🔘 Non è escluso dal mercato, ne è dentro fino al collo, vuole il marchio, vuole apparire, e spesso l'apparire è l'unica compensazione che gli resta. Quello che manca non è il pane, è il patto sociale.

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