La diffusione dei parchi eolici sulle coste britanniche comporta un sorprendente aumento degli spiaggiamenti di cetacei
Nell'ultimo decennio, con il diffondersi dei parchi eolici offshore nel Regno Unito, si è registrato un preoccupante aumento degli spiaggiamenti di balene, delfini e focene sulle coste. Dall'inizio di questo secolo, gli spiaggiamenti sono più che raddoppiati e ora superano i mille esemplari all'anno. La strage è stata in gran parte ignorata dai media mainstream, che si attengono alla narrazione comune secondo cui l'eolico offshore è rispettoso dell'ambiente ed è la strada da percorrere per raggiungere gli obiettivi Net Zero entro il 2050.
In realtà, le turbine eoliche, sia sulla costa che al largo, sono un chiaro pericolo per molte specie in via di estinzione e le preoccupazioni per i loro effetti diffusi e dannosi sulla natura sono in aumento. Anni fa, la grande causa dell'ambientalismo era salvare le balene, ma queste preoccupazioni sembrano essersi ridimensionate negli ultimi tempi, mentre la strage di milioni di pipistrelli sulla costa, insieme alla perdita di molte specie di grandi rapaci, viene semplicemente ignorata.
Andrew Montford di Net Zero Watch ha aggiornato il suo grafico sul fenomeno degli spiaggiamenti di cetacei nel Regno Unito, confrontandolo con l’aumento della capacità eolica offshore… continua su The Daily Sceptic.
- L’Elefante nella Stanza -
Nell'ultimo decennio, con il diffondersi dei parchi eolici offshore nel Regno Unito, si è registrato un preoccupante aumento degli spiaggiamenti di balene, delfini e focene sulle coste. Dall'inizio di questo secolo, gli spiaggiamenti sono più che raddoppiati e ora superano i mille esemplari all'anno. La strage è stata in gran parte ignorata dai media mainstream, che si attengono alla narrazione comune secondo cui l'eolico offshore è rispettoso dell'ambiente ed è la strada da percorrere per raggiungere gli obiettivi Net Zero entro il 2050.
In realtà, le turbine eoliche, sia sulla costa che al largo, sono un chiaro pericolo per molte specie in via di estinzione e le preoccupazioni per i loro effetti diffusi e dannosi sulla natura sono in aumento. Anni fa, la grande causa dell'ambientalismo era salvare le balene, ma queste preoccupazioni sembrano essersi ridimensionate negli ultimi tempi, mentre la strage di milioni di pipistrelli sulla costa, insieme alla perdita di molte specie di grandi rapaci, viene semplicemente ignorata.
Andrew Montford di Net Zero Watch ha aggiornato il suo grafico sul fenomeno degli spiaggiamenti di cetacei nel Regno Unito, confrontandolo con l’aumento della capacità eolica offshore… continua su The Daily Sceptic.
- L’Elefante nella Stanza -
The Daily Sceptic
Shocking Rise in Whale, Dolphin and Porpoise Strandings as Wind Farms Proliferate Around British Coast – The Daily Sceptic
The evidence that offshore wind farms are responsible for more and more strandings of whales and Dolphins is becoming increasingly hard to ignore, says Chris Morrison, the Daily Sceptic's Environment Editor.
EL KOOKOOEE SE QUEMA
Ogni anno, l'ultima domenica di ottobre, El Kookooee - l'Uomo Nero del folklore messicano - viene bruciato in effigie nella South Valley, Nuovo Messico. Le persone che partecipano all'evento sono invitate a scrivere su piccoli foglietti di carta le proprie paure e preoccupazioni. Questi foglietti vengono poi inseriti all'interno dell'effigie. Una volta che El Kookooee viene dato alle fiamme, tutte le paure e le preoccupazioni vengono spazzate via.
Per l'edizione di quest’anno, 25 artisti provenienti da tutto il Nuovo Messico hanno dato a El Kookooee, che siede sullo stemma dell'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), le sembianze del primo ministro Benjamin Netanyahu. L'evento è stato accompagnato da danze tradizionali azteche.
- L’Elefante nella Stanza -
Ogni anno, l'ultima domenica di ottobre, El Kookooee - l'Uomo Nero del folklore messicano - viene bruciato in effigie nella South Valley, Nuovo Messico. Le persone che partecipano all'evento sono invitate a scrivere su piccoli foglietti di carta le proprie paure e preoccupazioni. Questi foglietti vengono poi inseriti all'interno dell'effigie. Una volta che El Kookooee viene dato alle fiamme, tutte le paure e le preoccupazioni vengono spazzate via.
Per l'edizione di quest’anno, 25 artisti provenienti da tutto il Nuovo Messico hanno dato a El Kookooee, che siede sullo stemma dell'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), le sembianze del primo ministro Benjamin Netanyahu. L'evento è stato accompagnato da danze tradizionali azteche.
- L’Elefante nella Stanza -
Middle East Monitor
Native Americans burn Netanyahu effigy
Native Americans marking the annual El Kookooee festival burn an effigy of Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu and the American Israeli Public Affairs Committee (AIPAC) while performing a traditional Aztec...
VALENCIA: LA “GRAN RIUÀ” 2.0
Almeno 95 persone hanno perso la vita nell'alluvione che tra il pomeriggio del 29 ottobre e la mattina del 30 ha colpito la Spagna, dopo che piogge torrenziali si sono abbattute sulla regione di Valencia. Si tratta di un bilancio non definitivo dal momento che sono numerose le persone ancora disperse, secondo quanto riferito dalle autorità locali.
Data la portata catastrofica dell’evento, mainstream e controinformazione non hanno perso l’occasione di vendere al loro pubblico di riferimento narrazioni preconfezionate: i primi attribuendo al “cambiamento climatico di origine antropica” le piogge torrenziali; i secondi a non ben specificate “armi meteorologiche”. Entrambe le narrazioni, curiosamente, concordano: “quello di Valencia è uno dei peggiori disastri mai verificatisi in Spagna”. Mai?
Non è mai successo
Valencia vanta una lunga storia di disastri causati dalle piogge torrenziali. Dal 1321 al 1897 sono state registrate numerose inondazioni nella regione di Valencia, di cui 75 hanno interessato il fiume Turia. Per chi non lo sapesse, come rivelano le fonti archivistiche, le piogge torrenziali hanno da sempre caratterizzano le zone costiere del Mediterraneo occidentale in primavera e in autunno.
Una delle più catastrofiche alluvioni registrate ebbe luogo nel 1517. Il 27 dicembre si verificò una doppia esondazione del Turia: la prima tra le 3 e le 4 del pomeriggio e la seconda al crepuscolo, intorno alle 9. Secondo il climatologo José Ángel Núñez Mora, si sono conservati diversi documenti che descrivono gli eventi di quel tragico giorno. Il Libro El Fastos Consulares o Memorias Diarias de València racconta che centinaia di case crollarono e centinaia di persone rimasero uccise. La forza dell'inondazione provocò il crollo di tre dei cinque ponti di cui la città disponeva all'epoca: il ponte Real, il ponte Serranos e il ponte Nou; i parapetti del ponte della Trinidad furono spazzati via. “Nella storia contemporanea di Valencia, dall'inizio del XIX secolo, non c'è stato nessun evento pluviometrico paragonabile per estensione a quello dell'alluvione del 1517”, spiega Núñez Mora.
Sebbene quella del 1517 fu la più catastrofica da quando sono iniziate le registrazioni, l’alluvione del 1957, nota come la Gran Riuà, è quella rimasta impressa nella memoria storica della città. Il 14 ottobre 1957, il Turia si ingrossò due volte in poche ore e inondò l'intera città, causando enormi danni agli edifici e la morte di almeno 81 persone. Tuttavia, le stime dei danni rimangono imprecise a causa della censura del regime franchista, volta a minimizzare la gravità della situazione.
La conseguenza più significativa della Gran Riuà fu l'approvazione del Plan Sur, un programma di pianificazione urbanistica idrogeologica per deviare il corso dell'ultimo tratto del Turia. I lavori iniziarono nel 1961 e si conclusero nel 1969. Dove un tempo c'era l'estuario oggi c'è uno spazio verde e un complesso culturale, la Ciutat de les Arts i les Ciències, una delle principali attrazioni turistiche di Valencia.
Servì deviare il fiume? “Il fiume Turia fu deviato in modo che non passasse più attraverso la città di Valencia, la Cap i Casal (la Capitale), per evitare che si verificassero in futuro altre inondazioni”, ha dichiarato il giornalista spagnolo Soraya Aybar Laafou a Morocco World News. “Tuttavia, questa nuova deviazione ha causato inondazioni in altre zone di Valencia, fuori dalla Cap i Casal”.
📖Leggi anche:
🔹La storia dei fenomeni meteorologici estremi rivela che non è cambiato molto, come dimostra un nuovo rapporto.
🔹Alluvione a Valencia: la cattiva gestione del territorio semina morte e distruzione.
- L’Elefante nella Stanza -
Almeno 95 persone hanno perso la vita nell'alluvione che tra il pomeriggio del 29 ottobre e la mattina del 30 ha colpito la Spagna, dopo che piogge torrenziali si sono abbattute sulla regione di Valencia. Si tratta di un bilancio non definitivo dal momento che sono numerose le persone ancora disperse, secondo quanto riferito dalle autorità locali.
Data la portata catastrofica dell’evento, mainstream e controinformazione non hanno perso l’occasione di vendere al loro pubblico di riferimento narrazioni preconfezionate: i primi attribuendo al “cambiamento climatico di origine antropica” le piogge torrenziali; i secondi a non ben specificate “armi meteorologiche”. Entrambe le narrazioni, curiosamente, concordano: “quello di Valencia è uno dei peggiori disastri mai verificatisi in Spagna”. Mai?
Non è mai successo
Valencia vanta una lunga storia di disastri causati dalle piogge torrenziali. Dal 1321 al 1897 sono state registrate numerose inondazioni nella regione di Valencia, di cui 75 hanno interessato il fiume Turia. Per chi non lo sapesse, come rivelano le fonti archivistiche, le piogge torrenziali hanno da sempre caratterizzano le zone costiere del Mediterraneo occidentale in primavera e in autunno.
Una delle più catastrofiche alluvioni registrate ebbe luogo nel 1517. Il 27 dicembre si verificò una doppia esondazione del Turia: la prima tra le 3 e le 4 del pomeriggio e la seconda al crepuscolo, intorno alle 9. Secondo il climatologo José Ángel Núñez Mora, si sono conservati diversi documenti che descrivono gli eventi di quel tragico giorno. Il Libro El Fastos Consulares o Memorias Diarias de València racconta che centinaia di case crollarono e centinaia di persone rimasero uccise. La forza dell'inondazione provocò il crollo di tre dei cinque ponti di cui la città disponeva all'epoca: il ponte Real, il ponte Serranos e il ponte Nou; i parapetti del ponte della Trinidad furono spazzati via. “Nella storia contemporanea di Valencia, dall'inizio del XIX secolo, non c'è stato nessun evento pluviometrico paragonabile per estensione a quello dell'alluvione del 1517”, spiega Núñez Mora.
Sebbene quella del 1517 fu la più catastrofica da quando sono iniziate le registrazioni, l’alluvione del 1957, nota come la Gran Riuà, è quella rimasta impressa nella memoria storica della città. Il 14 ottobre 1957, il Turia si ingrossò due volte in poche ore e inondò l'intera città, causando enormi danni agli edifici e la morte di almeno 81 persone. Tuttavia, le stime dei danni rimangono imprecise a causa della censura del regime franchista, volta a minimizzare la gravità della situazione.
…la Valencia romana, fondata su una piccola isola fluviale, rimase quasi intatta, mentre gli edifici lungo il letto del fiume furono spazzati via. Il fatto che la Plaza de la Virgen e il palazzo arcivescovile siano rimasti relativamente illesi indusse il regime franchista a presentarlo come un miracolo.
La conseguenza più significativa della Gran Riuà fu l'approvazione del Plan Sur, un programma di pianificazione urbanistica idrogeologica per deviare il corso dell'ultimo tratto del Turia. I lavori iniziarono nel 1961 e si conclusero nel 1969. Dove un tempo c'era l'estuario oggi c'è uno spazio verde e un complesso culturale, la Ciutat de les Arts i les Ciències, una delle principali attrazioni turistiche di Valencia.
Servì deviare il fiume? “Il fiume Turia fu deviato in modo che non passasse più attraverso la città di Valencia, la Cap i Casal (la Capitale), per evitare che si verificassero in futuro altre inondazioni”, ha dichiarato il giornalista spagnolo Soraya Aybar Laafou a Morocco World News. “Tuttavia, questa nuova deviazione ha causato inondazioni in altre zone di Valencia, fuori dalla Cap i Casal”.
📖Leggi anche:
🔹La storia dei fenomeni meteorologici estremi rivela che non è cambiato molto, come dimostra un nuovo rapporto.
🔹Alluvione a Valencia: la cattiva gestione del territorio semina morte e distruzione.
- L’Elefante nella Stanza -
Sterminare, espellere, reinsediare: La partita finale di Israele nel nord di Gaza - +972 Magazine
I dibattiti sui dettagli del “Piano dei Generali” distraggono dalla reale violenza dell'ultima operazione israeliana, che fa cadere l’alibi delle ragioni umanitarie e pone le basi per gli insediamenti.
Il “Piano dei Generali”, presentato all'inizio di settembre, ha un obiettivo molto semplice: svuotare il nord della Striscia di Gaza dalla sua popolazione palestinese. Il piano stesso stimava che circa 300.000 persone vivessero ancora a nord del Corridoio di Netzarim - la zona occupata da Israele che divide in due Gaza - anche se le Nazioni Unite hanno stimato un numero più vicino a 400.000.
Il piano in due fasi punta a dare un ultimatum a tutte queste persone per costringerle ad evacuare verso sud attraverso due “corridoi umanitari” e poi dichiarare il territorio zona militare chiusa. Chi resta sarà considerato un combattente e quindi un bersaglio legittimo.
Secondo il piano, fornire alla popolazione civile un preavviso di evacuazione garantisce il rispetto dei requisiti del diritto umanitario internazionale. Questa è una menzogna. Il Protocollo I addizionale alle Convenzioni di Ginevra afferma chiaramente che avvertire i civili di fuggire non nega lo status di protezione di coloro che rimangono, e quindi non permette alle forze militari di far loro del male; né un assedio militare nega l'obbligo dell'esercito di consentire il passaggio degli aiuti umanitari ai civili.
Tra l’altro, le belle parole sul rispetto del diritto umanitario perdono di valore se si considera che l'uomo alla guida del piano, il Magg. Gen. (in pensione) Giora Eiland, ha passato l'ultimo anno a invocare punizioni collettive contro l'intera popolazione di Gaza, a trattare l'enclave come se fosse la Germania nazista e a permettere il diffondersi delle malattie come passo per “avvicinare la vittoria e limitare i danni ai soldati dell'IDF”. Dopo aver ripetuto queste cose per 10 mesi, ha riconosciuto l’opportunità - in consultazione con una serie di consiglieri ombra, sui quali torneremo - di pilotare un piano di sterminio nel nord di Gaza. Lo ha consegnato diligentemente ai politici e ai media, sotto una maschera di bugie sul rispetto del diritto internazionale.
I media e i politici hanno fatto quello che fanno sempre: distrarre l’opinione pubblica. Mentre il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e il Ministro della Difesa Yoav Gallant si sono affrettati a negare, funzionari anonimi e soldati sul campo stavano già informando i media che il piano stava iniziando a essere attuato. La realtà, tuttavia, è ancora più spaventosa… continua su +972 Magazine.
- L’Elefante nella Stanza -
I dibattiti sui dettagli del “Piano dei Generali” distraggono dalla reale violenza dell'ultima operazione israeliana, che fa cadere l’alibi delle ragioni umanitarie e pone le basi per gli insediamenti.
Il “Piano dei Generali”, presentato all'inizio di settembre, ha un obiettivo molto semplice: svuotare il nord della Striscia di Gaza dalla sua popolazione palestinese. Il piano stesso stimava che circa 300.000 persone vivessero ancora a nord del Corridoio di Netzarim - la zona occupata da Israele che divide in due Gaza - anche se le Nazioni Unite hanno stimato un numero più vicino a 400.000.
Il piano in due fasi punta a dare un ultimatum a tutte queste persone per costringerle ad evacuare verso sud attraverso due “corridoi umanitari” e poi dichiarare il territorio zona militare chiusa. Chi resta sarà considerato un combattente e quindi un bersaglio legittimo.
Secondo il piano, fornire alla popolazione civile un preavviso di evacuazione garantisce il rispetto dei requisiti del diritto umanitario internazionale. Questa è una menzogna. Il Protocollo I addizionale alle Convenzioni di Ginevra afferma chiaramente che avvertire i civili di fuggire non nega lo status di protezione di coloro che rimangono, e quindi non permette alle forze militari di far loro del male; né un assedio militare nega l'obbligo dell'esercito di consentire il passaggio degli aiuti umanitari ai civili.
Tra l’altro, le belle parole sul rispetto del diritto umanitario perdono di valore se si considera che l'uomo alla guida del piano, il Magg. Gen. (in pensione) Giora Eiland, ha passato l'ultimo anno a invocare punizioni collettive contro l'intera popolazione di Gaza, a trattare l'enclave come se fosse la Germania nazista e a permettere il diffondersi delle malattie come passo per “avvicinare la vittoria e limitare i danni ai soldati dell'IDF”. Dopo aver ripetuto queste cose per 10 mesi, ha riconosciuto l’opportunità - in consultazione con una serie di consiglieri ombra, sui quali torneremo - di pilotare un piano di sterminio nel nord di Gaza. Lo ha consegnato diligentemente ai politici e ai media, sotto una maschera di bugie sul rispetto del diritto internazionale.
I media e i politici hanno fatto quello che fanno sempre: distrarre l’opinione pubblica. Mentre il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e il Ministro della Difesa Yoav Gallant si sono affrettati a negare, funzionari anonimi e soldati sul campo stavano già informando i media che il piano stava iniziando a essere attuato. La realtà, tuttavia, è ancora più spaventosa… continua su +972 Magazine.
- L’Elefante nella Stanza -
+972 Magazine
Exterminate, expel, resettle: Israel’s endgame in northern Gaza
Debates over the details of the ‘Generals’ Plan’ distract from the true brutality of Israel’s latest operation — one that drops the veneer of humanitarian considerations and lays the groundwork for settlements.
Alluvione a Valencia: la cattiva gestione del territorio semina morte e distruzione
Mettiamo in chiaro una cosa: le recenti inondazioni a Valencia, in Spagna, non hanno nulla a che fare con il cambiamento climatico e tutto a che fare con le esigenze infrastrutturali ignorate e la scarsa pianificazione urbana. È pressoché ridicolo vedere come i politici e i media mainstream si siano affrettati ad etichettare questo evento come una “catastrofe alimentata dal clima”. Ma se si guarda più da vicino, ci si accorge che queste inondazioni non solo erano prevedibili, ma anche prevenibili.
Dopo la devastante alluvione del 1957, gli urbanisti presero l’audace decisione di deviare il fiume Turia a sud di Valencia; una brillante soluzione strutturale destinata a risparmiare alla città tragedie future. Ma poi cosa hanno fatto? Hanno permesso uno sviluppo urbanistico incontrollato proprio intorno al nuovo canale, un’area a rischio. Le maggiori inondazioni, infatti, si sono verificate proprio in queste zone di espansione. Decenni passati ad ignorare l'ovvio hanno portato a un prevedibile fallimento, e nessun discorso sulla “crisi climatica” potrà cambiare le cose.
Ora gli urbanisti e i politici, che hanno ignorato i rischi di alluvione nella fretta di espandere lo sviluppo della città, stanno incolpando il cambiamento climatico per una crisi creata da loro stessi. Invece di assumersi la responsabilità di non aver protetto la popolazione che erano stati chiamati a servire, hanno trovato un facile capro espiatorio.
La narrativa del cambiamento climatico distoglie l’attenzione dai loro errori e si allinea convenientemente all’agenda [verde] che promuove una maggiore spesa per politiche che non riescono a risolvere i problemi reali. Per decenni, i leader di Valencia hanno ignorato il contesto storico. I dati e le registrazioni paleoclimatiche mostrano che la regione ha subito gravi inondazioni per oltre un millennio, con registrazioni di inondazioni risalenti all’XI secolo.
Per i media e i politici è molto più facile spaventare l’opinione pubblica con una narrazione catastrofista piuttosto che affrontare le evidenti carenze nella pianificazione delle inondazioni e nelle infrastrutture. Sanno che la paura vende e spinge la gente a essere accondiscendente. E quando vendono l'idea che solo politiche climatiche drastiche possono “risolvere” questi problemi, sottraggono risorse alle soluzioni reali, come una pianificazione urbana responsabile e difese efficaci contro le inondazioni… articolo completo su Irrational Fear.
📖Leggi anche: Valencia. La “Gran Riuà” 2.0.
- L’Elefante nella Stanza -
Mettiamo in chiaro una cosa: le recenti inondazioni a Valencia, in Spagna, non hanno nulla a che fare con il cambiamento climatico e tutto a che fare con le esigenze infrastrutturali ignorate e la scarsa pianificazione urbana. È pressoché ridicolo vedere come i politici e i media mainstream si siano affrettati ad etichettare questo evento come una “catastrofe alimentata dal clima”. Ma se si guarda più da vicino, ci si accorge che queste inondazioni non solo erano prevedibili, ma anche prevenibili.
Dopo la devastante alluvione del 1957, gli urbanisti presero l’audace decisione di deviare il fiume Turia a sud di Valencia; una brillante soluzione strutturale destinata a risparmiare alla città tragedie future. Ma poi cosa hanno fatto? Hanno permesso uno sviluppo urbanistico incontrollato proprio intorno al nuovo canale, un’area a rischio. Le maggiori inondazioni, infatti, si sono verificate proprio in queste zone di espansione. Decenni passati ad ignorare l'ovvio hanno portato a un prevedibile fallimento, e nessun discorso sulla “crisi climatica” potrà cambiare le cose.
Ora gli urbanisti e i politici, che hanno ignorato i rischi di alluvione nella fretta di espandere lo sviluppo della città, stanno incolpando il cambiamento climatico per una crisi creata da loro stessi. Invece di assumersi la responsabilità di non aver protetto la popolazione che erano stati chiamati a servire, hanno trovato un facile capro espiatorio.
La narrativa del cambiamento climatico distoglie l’attenzione dai loro errori e si allinea convenientemente all’agenda [verde] che promuove una maggiore spesa per politiche che non riescono a risolvere i problemi reali. Per decenni, i leader di Valencia hanno ignorato il contesto storico. I dati e le registrazioni paleoclimatiche mostrano che la regione ha subito gravi inondazioni per oltre un millennio, con registrazioni di inondazioni risalenti all’XI secolo.
Per i media e i politici è molto più facile spaventare l’opinione pubblica con una narrazione catastrofista piuttosto che affrontare le evidenti carenze nella pianificazione delle inondazioni e nelle infrastrutture. Sanno che la paura vende e spinge la gente a essere accondiscendente. E quando vendono l'idea che solo politiche climatiche drastiche possono “risolvere” questi problemi, sottraggono risorse alle soluzioni reali, come una pianificazione urbana responsabile e difese efficaci contro le inondazioni… articolo completo su Irrational Fear.
Il numero delle vittime sale a oltre 200. Il numero dei dispersi è ancora imprecisato, secondo le autorità spagnole.📖Leggi anche: Valencia. La “Gran Riuà” 2.0.
- L’Elefante nella Stanza -
Irrational Fear
Drowning in Deception: Floods in Valencia, Spain
How Politicians and Media Exploit Natural Disasters for a Climate Agenda
Forwarded from Il Veritiero
This media is not supported in your browser
VIEW IN TELEGRAM
In Spagna, oltre 200 persone hanno perso la vita a causa delle inondazioni, ma il comune di Almonacid de la Cuba ha avuto la fortuna di essere protetto da un'antica diga romana costruita oltre 2.000 anni fa durante il regno dell'imperatore Augusto. Questa straordinaria struttura, la più alta diga romana sopravvissuta, ha salvaguardato i residenti e le infrastrutture locali trattenendo l'acqua al massimo della sua capacità e permettendole di ritirarsi gradualmente, impedendo alle acque alluvionali di raggiungere le aree residenziali.
Il 3 agosto 1562 una violenta grandinata colpì la cittadina tedesca di Wiesensteig, provocando danni a edifici, uccidendo animali e distruggendo raccolti e vigneti. La devastazione fu tale che si attribuì al temporale un'origine innaturale. Pochi giorni dopo, il sindaco chiese l’arresto di diverse donne, sei delle quali vennero giustiziate con l'accusa di stregoneria.
Durante la Piccola Era Glaciale, le tempeste, gli inverni rigidi e le estati più brevi causavano carestie e morte. E così i contadini, invocando un'azione rapida, costrinsero le autorità a perseguire i presunti colpevoli. L'accusa di magia meteorologica iniziò a giocare un ruolo fondamentale nei processi alle streghe che divennero molto comuni in Europa centrale.
L'apice fu raggiunto tra il 1560 e il 1660, soprattutto in quelle regioni in cui crisi politiche e sociali erano frequenti; le autorità, incapaci di affrontare i problemi, erano più disposte a permettere che le vittime venissero usate come capri espiatori.
- L’Elefante nella Stanza -
Durante la Piccola Era Glaciale, le tempeste, gli inverni rigidi e le estati più brevi causavano carestie e morte. E così i contadini, invocando un'azione rapida, costrinsero le autorità a perseguire i presunti colpevoli. L'accusa di magia meteorologica iniziò a giocare un ruolo fondamentale nei processi alle streghe che divennero molto comuni in Europa centrale.
L'apice fu raggiunto tra il 1560 e il 1660, soprattutto in quelle regioni in cui crisi politiche e sociali erano frequenti; le autorità, incapaci di affrontare i problemi, erano più disposte a permettere che le vittime venissero usate come capri espiatori.
- L’Elefante nella Stanza -
IF I MUST DIE
Il gruppo sudafricano The Mavrix ha annunciato domenica l'uscita del suo nuovo brano, If I Must Die, con musica composta da Jeremy Karodia e testi dei poeti palestinesi Mohammed Moussa e Refaat Alareer.
Fondato nel 1984 da Ayub Mayet e Jeremy Karodia, il gruppo ha iniziato a comporre musica contro l'apartheid in Sudafrica. Da allora la band ha fornito una piattaforma per i giovani artisti, proseguendo la loro opera di solidarietà e sostegno attraverso la musica.
Mahtaab Hayat, una giovane docente, cantante e attivista, ha partecipato come voce principale a questo potente tributo.
Alareer, professore, poeta, intellettuale e padre, è stato assassinato dalle forze israeliane il 6 dicembre 2023. Solo un mese prima aveva scritto If I Must Die, una toccante poesia in forma di lettera indirizzata alla figlia minore Shymaa.
“I due sono stati separati quando Israele ha iniziato le sue atrocità”, racconta il gruppo in un comunicato. La tragedia si è aggravata nell'aprile del 2024, quando anche Shymaa, insieme al figlio neonato e al marito, è stata uccisa dalle forze israeliane.
Mohammed Moussa, co-autore del brano e fondatore della Gaza Poets Society, è noto per la sua poesia surrealista, che riflette la capacità di resistenza dei palestinesi sotto assedio. Il suo lavoro evidenzia l'isolamento che si prova quando manca la solidarietà globale, aggravando ulteriormente le sofferenze dei palestinesi. (The Palestine Chronicle).
Il brano è disponibile qui.
- L’Elefante nella Stanza -
Il gruppo sudafricano The Mavrix ha annunciato domenica l'uscita del suo nuovo brano, If I Must Die, con musica composta da Jeremy Karodia e testi dei poeti palestinesi Mohammed Moussa e Refaat Alareer.
Fondato nel 1984 da Ayub Mayet e Jeremy Karodia, il gruppo ha iniziato a comporre musica contro l'apartheid in Sudafrica. Da allora la band ha fornito una piattaforma per i giovani artisti, proseguendo la loro opera di solidarietà e sostegno attraverso la musica.
Mahtaab Hayat, una giovane docente, cantante e attivista, ha partecipato come voce principale a questo potente tributo.
Alareer, professore, poeta, intellettuale e padre, è stato assassinato dalle forze israeliane il 6 dicembre 2023. Solo un mese prima aveva scritto If I Must Die, una toccante poesia in forma di lettera indirizzata alla figlia minore Shymaa.
“I due sono stati separati quando Israele ha iniziato le sue atrocità”, racconta il gruppo in un comunicato. La tragedia si è aggravata nell'aprile del 2024, quando anche Shymaa, insieme al figlio neonato e al marito, è stata uccisa dalle forze israeliane.
Mohammed Moussa, co-autore del brano e fondatore della Gaza Poets Society, è noto per la sua poesia surrealista, che riflette la capacità di resistenza dei palestinesi sotto assedio. Il suo lavoro evidenzia l'isolamento che si prova quando manca la solidarietà globale, aggravando ulteriormente le sofferenze dei palestinesi. (The Palestine Chronicle).
Il brano è disponibile qui.
- L’Elefante nella Stanza -
YouTube
If I Must Die by The Mavrix - Official Music Video
If I Must Die
The Mavrix F/T Mahtaab.
Music composed by Jeremy Karodia.
Words composed by Refaat Alareer and Mohammed Moussa.
South African band, The Mavrix, composed the music of their new song, "If I Must Die" by using the poetry of Palestinians Refaat…
The Mavrix F/T Mahtaab.
Music composed by Jeremy Karodia.
Words composed by Refaat Alareer and Mohammed Moussa.
South African band, The Mavrix, composed the music of their new song, "If I Must Die" by using the poetry of Palestinians Refaat…
Israele ha sganciato oltre 85.000 tonnellate di bombe su Gaza
Dall’ottobre 2023, l'esercito israeliano ha sganciato oltre 85.000 tonnellate di bombe sulla Striscia di Gaza, ha riferito ieri l'Autorità palestinese per la qualità dell’ambiente. A giugno, l’Euro-Med Human Rights Monitor ha stimato che il quantitativo di bombe sganciate da Israele sulla Striscia superava di gran lunga quello dei bombardamenti di Dresda, Amburgo e Londra messi insieme durante la Secoda Guerra Mondiale.
In una dichiarazione rilasciata in occasione della Giornata Internazionale per la Prevenzione dello Sfruttamento dell'Ambiente nelle Guerre e nei Conflitti Armati, l'ente affiliato all'Autorità palestinese ha sottolineato che i continui bombardamenti hanno causato la distruzione di vaste aree agricole e hanno contaminato il suolo con sostanze chimiche tossiche, il che ostacolerà l’agricoltura nell’enclave per decenni.
Le forze di occupazione israeliane hanno impiegato una serie di armi e munizioni, in particolare il fosforo bianco, proibite dalla Convenzione delle Nazioni Unite su alcune armi convenzionali. Questi attacchi hanno gravemente compromesso le componenti ambientali, rappresentando una grave minaccia per la salute degli esseri umani e della fauna selvatica.
Il rapporto ha inoltre evidenziato che i danni alle infrastrutture idriche, che causano l'infiltrazione di acqua contaminata nei bacini idrici sotterranei, prefigurano una crisi sanitaria e ambientale che rischia di mettere in pericolo i residenti per le generazioni a venire.
📖Leggi anche: I palestinesi “muoiono di fame mentre il mondo rimane a guardare”.
- L’Elefante nella Stanza -
Dall’ottobre 2023, l'esercito israeliano ha sganciato oltre 85.000 tonnellate di bombe sulla Striscia di Gaza, ha riferito ieri l'Autorità palestinese per la qualità dell’ambiente. A giugno, l’Euro-Med Human Rights Monitor ha stimato che il quantitativo di bombe sganciate da Israele sulla Striscia superava di gran lunga quello dei bombardamenti di Dresda, Amburgo e Londra messi insieme durante la Secoda Guerra Mondiale.
In una dichiarazione rilasciata in occasione della Giornata Internazionale per la Prevenzione dello Sfruttamento dell'Ambiente nelle Guerre e nei Conflitti Armati, l'ente affiliato all'Autorità palestinese ha sottolineato che i continui bombardamenti hanno causato la distruzione di vaste aree agricole e hanno contaminato il suolo con sostanze chimiche tossiche, il che ostacolerà l’agricoltura nell’enclave per decenni.
Le forze di occupazione israeliane hanno impiegato una serie di armi e munizioni, in particolare il fosforo bianco, proibite dalla Convenzione delle Nazioni Unite su alcune armi convenzionali. Questi attacchi hanno gravemente compromesso le componenti ambientali, rappresentando una grave minaccia per la salute degli esseri umani e della fauna selvatica.
Il rapporto ha inoltre evidenziato che i danni alle infrastrutture idriche, che causano l'infiltrazione di acqua contaminata nei bacini idrici sotterranei, prefigurano una crisi sanitaria e ambientale che rischia di mettere in pericolo i residenti per le generazioni a venire.
📖Leggi anche: I palestinesi “muoiono di fame mentre il mondo rimane a guardare”.
- L’Elefante nella Stanza -
Middle East Monitor
Israel dropped over 85,000 tons of bombs on Gaza
...
Forwarded from Il Veritiero
Come in Mesopotamia nacque la scrittura dai sigilli di 6000 anni fa, dai sigilli timbro
Un nuvo studio va alle origini della scrittura, che si sarebbe originata prima di 6000 mila anni fa dall’uso di sigilli con segni rappresentativi in Mesopotamia, per la precisione nella terra dei Sumeri
https://scenarieconomici.it/come-in-mesopotamia-nacque-la-scrittura-dai-sigilli-di-6000-anni-fa-dai-sigilli-timbro/
Un nuvo studio va alle origini della scrittura, che si sarebbe originata prima di 6000 mila anni fa dall’uso di sigilli con segni rappresentativi in Mesopotamia, per la precisione nella terra dei Sumeri
https://scenarieconomici.it/come-in-mesopotamia-nacque-la-scrittura-dai-sigilli-di-6000-anni-fa-dai-sigilli-timbro/
Scenari Economici
Come in Mesopotamia nacque la scrittura dai sigilli di 6000 anni fa, dai sigilli timbro
Un nuvo studio va alle origini della scrittura, che si sarebbe originata prima di 6000 mila anni fa dall'uso di sigilli con segni rappresentativi in Mesopotamia, per la precisione nella terra dei Sumeri
LA MAPPA DEL MONDO NEL CAPPELLO DEL MATTO
La citazione latina “O caput elleboro dignum” (O testa degna dell'elleboro), che dà il titolo a questa stampa, adorna il cappello del Matto, colui che si merita un rimedio a base di elleboro, una pianta che un tempo si pensava potesse curare la follia.
Al posto del volto c'è una mappa del mondo redatta secondo la cosiddetta proiezione cordiforme (a forma di cuore) e ispirata alle fonti cartografiche comuni nel XVI secolo, in particolare ai mappamondi di Gerardus Mercator, Oronce Fine e di Abraham Ortelius. I ricercatori stimano che la stampa, il cui autore è sconosciuto, risalga all’incirca al 1580/1590.
Di motto in motto, prendendo in prestito dalla saggezza antica e biblica, questa stampa interroga il lettore sulla vanità del mondo e della condizione umana: vanitas vanitatum et omnia vanitas. (Per approfondire qui).
- L’Elefante nella Stanza -
La citazione latina “O caput elleboro dignum” (O testa degna dell'elleboro), che dà il titolo a questa stampa, adorna il cappello del Matto, colui che si merita un rimedio a base di elleboro, una pianta che un tempo si pensava potesse curare la follia.
Al posto del volto c'è una mappa del mondo redatta secondo la cosiddetta proiezione cordiforme (a forma di cuore) e ispirata alle fonti cartografiche comuni nel XVI secolo, in particolare ai mappamondi di Gerardus Mercator, Oronce Fine e di Abraham Ortelius. I ricercatori stimano che la stampa, il cui autore è sconosciuto, risalga all’incirca al 1580/1590.
Di motto in motto, prendendo in prestito dalla saggezza antica e biblica, questa stampa interroga il lettore sulla vanità del mondo e della condizione umana: vanitas vanitatum et omnia vanitas. (Per approfondire qui).
- L’Elefante nella Stanza -
L'Indonesia abbandona la politica climatica a favore della sicurezza energetica
L'arcipelago indonesiano rappresenta solo l'1% della superficie terrestre, ma ha gettato le basi per le geopolitiche globali sui combustibili fossili e sulle politiche climatiche.
Nell'ambito dei negoziati sul clima tra i Paesi del G7, l'Indonesia avrebbe dovuto essere il primo tra i Paesi in via di sviluppo ad annunciare la chiusura anticipata delle centrali a carbone.
Sotto i riflettori c'è l'impianto di Cirebon-1, da 660 megawatt, nella provincia di Giava occidentale, la cui chiusura era prevista per il 2035. Tuttavia, si apprende che Jakarta non seguirà questa tempistica, ma continuerà a far funzionare l'impianto fino alla fine del suo ciclo di vita, originariamente prevista per il 2042. Un ostacolo alla chiusura anticipata è rappresentato dal prezzo di oltre 1 miliardo di dollari per sostituire l'impianto a carbone con le cosiddette energie rinnovabili.
Riaffermando il proprio impegno per l'uso illimitato del carbone, l'Indonesia prende una decisione coraggiosa e sensata, anteponendo la sicurezza energetica e le priorità economiche alla politica climatica internazionale. L'Indonesia si propone come modello per altri Paesi in via di sviluppo che sfidano l'agenda occidentale di riduzione delle emissioni a favore dei propri interessi… continua su Climate Realism.
- L’Elefante nella Stanza -
L'arcipelago indonesiano rappresenta solo l'1% della superficie terrestre, ma ha gettato le basi per le geopolitiche globali sui combustibili fossili e sulle politiche climatiche.
Nell'ambito dei negoziati sul clima tra i Paesi del G7, l'Indonesia avrebbe dovuto essere il primo tra i Paesi in via di sviluppo ad annunciare la chiusura anticipata delle centrali a carbone.
Sotto i riflettori c'è l'impianto di Cirebon-1, da 660 megawatt, nella provincia di Giava occidentale, la cui chiusura era prevista per il 2035. Tuttavia, si apprende che Jakarta non seguirà questa tempistica, ma continuerà a far funzionare l'impianto fino alla fine del suo ciclo di vita, originariamente prevista per il 2042. Un ostacolo alla chiusura anticipata è rappresentato dal prezzo di oltre 1 miliardo di dollari per sostituire l'impianto a carbone con le cosiddette energie rinnovabili.
Riaffermando il proprio impegno per l'uso illimitato del carbone, l'Indonesia prende una decisione coraggiosa e sensata, anteponendo la sicurezza energetica e le priorità economiche alla politica climatica internazionale. L'Indonesia si propone come modello per altri Paesi in via di sviluppo che sfidano l'agenda occidentale di riduzione delle emissioni a favore dei propri interessi… continua su Climate Realism.
- L’Elefante nella Stanza -
ClimateRealism
Indonesia Dumps Climate Politics in Favor of Energy Security - ClimateRealism
Guest Essay by Vijay Jayaraj The archipelago nation of Indonesia represents just 1% of Earth’s land area, but it has set the stage for global geopolitics surrounding fossil fuels and climate policies. As a part of climate negotiations between G-7 nations…
Forwarded from Il Veritiero
🇺🇸 🌎 L'ascesa dell'evangelicalismo è diventata oggetto di interesse negli ultimi anni a causa della sua rapida crescita, che sembrerebbe essere stata in parte sostenuta dagli Stati Uniti fin dall'amministrazione Nixon nell'ambito di una strategia geopolitica volta a recuperare il controllo sul continente
La crescita dell'estrema sinistra in America Latina, accompagnata dall'emergente teologia della liberazione, ha convinto gli strateghi statunitensi dell'urgente necessità di agire per evitare che il cortile di casa cadesse nel blocco comunista.
La teologia della liberazione - una dottrina politico-religiosa che combina elementi, insegnamenti e visioni del mondo cattolici e di sinistra - è emersa come il principale risultato del fermento ideologico che ha sconvolto la cristianità occidentale nel dopoguerra e come risposta ai fallimenti politici ed economici della regione.
In segreto, gli Stati Uniti hanno continuato a finanziare l'espansione delle chiese evangeliche in Sudamerica, considerandole un modo per "americanizzare" e allontanare la regione dal comunismo e dal cattolicesimo, promuovendo al contempo gli interessi nazionali e la visione del mondo americani.
La decattolicizzazione non significa decristianizzazione, ma rifiuto di credenze e insegnamenti cattolici come la venerazione dei santi o il primato papale. Le più importanti denominazioni evangeliche si caratterizzano per il loro forte sostegno alle posizioni atlantiste, in particolare per quanto riguarda la guerra al terrorismo e il sionismo.
https://openamericas.org/2018/06/11/the-de-catholiciza
La crescita dell'estrema sinistra in America Latina, accompagnata dall'emergente teologia della liberazione, ha convinto gli strateghi statunitensi dell'urgente necessità di agire per evitare che il cortile di casa cadesse nel blocco comunista.
La teologia della liberazione - una dottrina politico-religiosa che combina elementi, insegnamenti e visioni del mondo cattolici e di sinistra - è emersa come il principale risultato del fermento ideologico che ha sconvolto la cristianità occidentale nel dopoguerra e come risposta ai fallimenti politici ed economici della regione.
In segreto, gli Stati Uniti hanno continuato a finanziare l'espansione delle chiese evangeliche in Sudamerica, considerandole un modo per "americanizzare" e allontanare la regione dal comunismo e dal cattolicesimo, promuovendo al contempo gli interessi nazionali e la visione del mondo americani.
La decattolicizzazione non significa decristianizzazione, ma rifiuto di credenze e insegnamenti cattolici come la venerazione dei santi o il primato papale. Le più importanti denominazioni evangeliche si caratterizzano per il loro forte sostegno alle posizioni atlantiste, in particolare per quanto riguarda la guerra al terrorismo e il sionismo.
https://openamericas.org/2018/06/11/the-de-catholiciza
Open Americas
The De-Catholicization of Latin America
By Emanuel Pietrobon In 2014, according to Pew Research Center, about 69% of Latin America’s population identified as Catholic, in comparison with 92% in 1969. During the same period, the sha…
Palestina: storia di una terra - TRT World (video)
La Palestina, la Terra Santa, era un tempo una regione fiorente e diversificata, con una cultura ricca e vivace, nota per la sua tolleranza. Per secoli, le mappe e i documenti di tutto il mondo hanno identificato questa terra come Palestina. Ma il 15 maggio 1948, il mondo sembrò dimenticarlo. La lunga e ricca eredità culturale e l'identità del Paese furono gradualmente spazzate via, per far posto al colonialismo di insediamento. Ciononostante, la lotta del popolo palestinese per la libertà e la difesa della propria terra continua. È passato un anno da quando Israele ha iniziato la sua offensiva a Gaza. Con l'intensificarsi dell'occupazione israeliana, la violenza raggiunge livelli senza precedenti, rendendo questo non solo un conflitto politico, ma una battaglia per l'umanità, la moralità e i valori etici.
- L’Elefante nella Stanza -
La Palestina, la Terra Santa, era un tempo una regione fiorente e diversificata, con una cultura ricca e vivace, nota per la sua tolleranza. Per secoli, le mappe e i documenti di tutto il mondo hanno identificato questa terra come Palestina. Ma il 15 maggio 1948, il mondo sembrò dimenticarlo. La lunga e ricca eredità culturale e l'identità del Paese furono gradualmente spazzate via, per far posto al colonialismo di insediamento. Ciononostante, la lotta del popolo palestinese per la libertà e la difesa della propria terra continua. È passato un anno da quando Israele ha iniziato la sua offensiva a Gaza. Con l'intensificarsi dell'occupazione israeliana, la violenza raggiunge livelli senza precedenti, rendendo questo non solo un conflitto politico, ma una battaglia per l'umanità, la moralità e i valori etici.
- L’Elefante nella Stanza -
TRT World
Palestine: A Story of a Land
Palestine, the Holy Land, was once a thriving and diverse region with a rich, vibrant culture known for its tolerance. For centuries, maps and documents across the world labeled the land as Palestine. But on May 15, 1948, the world seemed to forget this history.…
La Grande Carestia (1315-1321) è considerata la più grave crisi alimentare paneuropea del millennio passato. Qualche anno più tardi, fu seguita dalla Peste Nera (1346-1353) che secondo le stime causò la morte di circa un terzo della popolazione. La causa di entrambe le crisi fu, almeno in parte, una fase di rapido cambiamento climatico dopo il 1310, chiamata Anomalia Dantesca dal nome del poeta e filosofo Dante Alighieri. Il 1310 rappresenta una fase di transizione dal Periodo Caldo Medievale (o Anomalia Climatica Medievale), un periodo di temperature relativamente elevate, alla Piccola Era Glaciale, un lungo periodo caratterizzato da temperature più basse e dall'avanzare dei ghiacciai.
Nell’immagine: mappa del mondo suddivisa in cinque zone climatiche, Ambrogio Teodosio Macrobio (V secolo), Commento al Sogno di Scipione, manoscritto su pergamena, XI secolo. Biblioteca nazionale di Francia.
- L’Elefante nella Stanza -
Nell’immagine: mappa del mondo suddivisa in cinque zone climatiche, Ambrogio Teodosio Macrobio (V secolo), Commento al Sogno di Scipione, manoscritto su pergamena, XI secolo. Biblioteca nazionale di Francia.
- L’Elefante nella Stanza -
La dolorosa verità sul suicidio assistito: i farmaci letali non promettono una morte dignitosa - UnHerd
Nell’immaginario collettivo il suicidio assistito è una procedura rapida e semplice, sostenuta dall'imponente autorità della scienza moderna, certa di accompagnarvi in un sonnellino confortevole. Dignity in Dying, per esempio, sostiene che il suicidio assistito può “garantire” una morte serena e tranquilla. Terry Pratchett ha espresso il desiderio di morire “seduto su una sedia nel mio giardino con un bicchiere di brandy in mano e Thomas Tallis sull'iPod”.
La visione di persone come Pratchett “non rappresenta la realtà clinica”, afferma Mark Taubert, consulente in cure palliative e professore di medicina all'Università di Cardiff. Claud Regnard, consulente in pensione, fa notare che solo due studi hanno confrontato la “qualità della morte” tra il suicidio assistito e la morte naturale. Entrambi gli studi, uno in Oregon e l'altro nei Paesi Bassi, sono giunti alla conclusione che la “qualità della morte” sia equivalente.
Il suicidio assistito si basa su farmaci letali. Ma quanto sono affidabili? In un articolo pubblicato su un'importante rivista di diritto medico si legge: “La convinzione diffusa che questi, o qualsiasi altro farmaco nocivo, siano in grado di garantire una morte pacifica e indolore deve essere sfatata; la medicina moderna non è ancora in grado di raggiungere questo obiettivo”. Su ogni aspetto - la filiera, le modalità di somministrazione, il rischio di complicazioni - la realtà è tutt'altro che semplice. Ma questa realtà sta per colpire la Gran Bretagna: il 29 novembre i parlamentari discuteranno il disegno di legge Leadbeater sulla morte assistita… continua qui.
- L’Elefante nella Stanza -
Nell’immaginario collettivo il suicidio assistito è una procedura rapida e semplice, sostenuta dall'imponente autorità della scienza moderna, certa di accompagnarvi in un sonnellino confortevole. Dignity in Dying, per esempio, sostiene che il suicidio assistito può “garantire” una morte serena e tranquilla. Terry Pratchett ha espresso il desiderio di morire “seduto su una sedia nel mio giardino con un bicchiere di brandy in mano e Thomas Tallis sull'iPod”.
La visione di persone come Pratchett “non rappresenta la realtà clinica”, afferma Mark Taubert, consulente in cure palliative e professore di medicina all'Università di Cardiff. Claud Regnard, consulente in pensione, fa notare che solo due studi hanno confrontato la “qualità della morte” tra il suicidio assistito e la morte naturale. Entrambi gli studi, uno in Oregon e l'altro nei Paesi Bassi, sono giunti alla conclusione che la “qualità della morte” sia equivalente.
Il suicidio assistito si basa su farmaci letali. Ma quanto sono affidabili? In un articolo pubblicato su un'importante rivista di diritto medico si legge: “La convinzione diffusa che questi, o qualsiasi altro farmaco nocivo, siano in grado di garantire una morte pacifica e indolore deve essere sfatata; la medicina moderna non è ancora in grado di raggiungere questo obiettivo”. Su ogni aspetto - la filiera, le modalità di somministrazione, il rischio di complicazioni - la realtà è tutt'altro che semplice. Ma questa realtà sta per colpire la Gran Bretagna: il 29 novembre i parlamentari discuteranno il disegno di legge Leadbeater sulla morte assistita… continua qui.
- L’Elefante nella Stanza -
UnHerd
The painful truth about assisted suicide
Un chirurgo britannico rivela al Parlamento del Regno Unito le atrocità di Israele a Gaza - Middle East Monitor
Un chirurgo britannico, che ha prestato servizio a Gaza per un mese, ha rilasciato una dichiarazione al Parlamento del Regno Unito sugli orrori di cui è stato testimone nella Striscia, riferendo di cecchini israeliani che sparavano ai civili e di droni che prendevano di mira i bambini dopo gli attacchi aerei.
Durante una sessione del Comitato per lo Sviluppo Internazionale della Camera dei Comuni sulla situazione umanitaria a Gaza, il chirurgo Nizam Mamode - che ha lavorato al Nasser Hospital da metà agosto a metà settembre - ha dichiarato che il 60-70% delle persone curate a Gaza erano donne e bambini.
Lui e la sua équipe hanno in particolare “visto un certo numero di bambini con ferite da cecchino, un singolo colpo alla testa. Nessun'altra ferita. Quindi è chiaro che sono stati deliberatamente presi di mira dai cecchini israeliani... Questo accadeva giorno dopo giorno”.
Oltre agli attacchi aerei e ai bombardamenti frequentemente condotti dalle forze israeliane sulla Striscia assediata, una cosa che Mamode ha trovato “particolarmente inquietante” dopo un attacco a “un'area affollata di tende” è che “i droni scendevano e prendevano di mira i civili, i bambini”, ha detto mentre cercava di controllare l'emozione.
“Operavamo su bambini che raccontavano: ‘Ero sdraiato a terra dopo che era caduta una bomba e questo quadcopter è sceso, ha volteggiato su di me e mi ha sparato’”. Questi episodi non sarebbero avvenuti occasionalmente, ma “giorno dopo giorno”.
Mamode ha inoltre spiegato che i proiettili sparati dai droni erano “piccoli pallini cuboidi” e che ne ha “estratti diversi dall'addome di bambini piccoli”. Ha poi aggiunto “credo che il più giovane che ho operato avesse tre anni”… continua qui.
- L’Elefante nella Stanza -
Un chirurgo britannico, che ha prestato servizio a Gaza per un mese, ha rilasciato una dichiarazione al Parlamento del Regno Unito sugli orrori di cui è stato testimone nella Striscia, riferendo di cecchini israeliani che sparavano ai civili e di droni che prendevano di mira i bambini dopo gli attacchi aerei.
Durante una sessione del Comitato per lo Sviluppo Internazionale della Camera dei Comuni sulla situazione umanitaria a Gaza, il chirurgo Nizam Mamode - che ha lavorato al Nasser Hospital da metà agosto a metà settembre - ha dichiarato che il 60-70% delle persone curate a Gaza erano donne e bambini.
Lui e la sua équipe hanno in particolare “visto un certo numero di bambini con ferite da cecchino, un singolo colpo alla testa. Nessun'altra ferita. Quindi è chiaro che sono stati deliberatamente presi di mira dai cecchini israeliani... Questo accadeva giorno dopo giorno”.
Oltre agli attacchi aerei e ai bombardamenti frequentemente condotti dalle forze israeliane sulla Striscia assediata, una cosa che Mamode ha trovato “particolarmente inquietante” dopo un attacco a “un'area affollata di tende” è che “i droni scendevano e prendevano di mira i civili, i bambini”, ha detto mentre cercava di controllare l'emozione.
“Operavamo su bambini che raccontavano: ‘Ero sdraiato a terra dopo che era caduta una bomba e questo quadcopter è sceso, ha volteggiato su di me e mi ha sparato’”. Questi episodi non sarebbero avvenuti occasionalmente, ma “giorno dopo giorno”.
Mamode ha inoltre spiegato che i proiettili sparati dai droni erano “piccoli pallini cuboidi” e che ne ha “estratti diversi dall'addome di bambini piccoli”. Ha poi aggiunto “credo che il più giovane che ho operato avesse tre anni”… continua qui.
- L’Elefante nella Stanza -
Forwarded from Il Veritiero
Gli archeologi hanno scoperto nuovi forti romani in Medio Oriente utilizzando immagini satellitari declassificate proveniente da programmi di spionaggio statunitensi CORONA 1960-1972 e HEXAGON 1970-1986. Queste immagini hanno rivelato una lunga reti di forti ai lati del deserto interno, che si estendeva da Mosul a est, fino ad Aleppo a ovest, suggerendo che non fossero semplici difese contro i nemici come i Parti e i Sasanidi , ma strutture per facilitare il commercio e la comunicazione, proteggendo le carovane.
I forti, che risalgono al periodo tra il II e il VI secolo d.C., erano molto più grandi di quanto si pensasse, con alcuni che raggiungevano i 200m di lato e includevano estesi complessi architettonici. L’analisi delle immagini ha anche rivelato che i forti furono occupati per secoli e molte fortificazioni continuarono ad essere utilizzate anche nel periodo medievale.
https://www.scienzenotizie.it/2024/11/13/immagini-declassificate-della-cia-portano-ad-uninaspettata-scoperta-archeologica-4096964
I forti, che risalgono al periodo tra il II e il VI secolo d.C., erano molto più grandi di quanto si pensasse, con alcuni che raggiungevano i 200m di lato e includevano estesi complessi architettonici. L’analisi delle immagini ha anche rivelato che i forti furono occupati per secoli e molte fortificazioni continuarono ad essere utilizzate anche nel periodo medievale.
https://www.scienzenotizie.it/2024/11/13/immagini-declassificate-della-cia-portano-ad-uninaspettata-scoperta-archeologica-4096964
Scienze Notizie
Immagini declassificate della CIA portano ad un’inaspettata scoperta archeologica
Gli archeologi hanno scoperto nuovi forti romani in Medio Oriente utilizzando immagini satellitari declassificate proveniente da programmi di spionaggio statunitensi CORONA 1960-1972 e HEXAGON 1970-1986. Queste immagini hanno rivelato una lunga reti di forti…
Il ghiaccio marino dell'Antartide è “aumentato lentamente” dal 1979, secondo una ricerca scientifica - Daily Sceptic
Il ghiaccio marino antartico è “aumentato lentamente” dall'inizio delle registrazioni satellitari, nel 1979, e i cambiamenti sono dovuti a variazioni climatiche naturali. In un documento pubblicato all'inizio di quest'anno, quattro scienziati ambientali affermano inoltre che le prove che l'uomo sia responsabile di qualsiasi cambiamento sono “inconcludenti”. Naturalmente non per i media mainstream, che da decenni gridano al lupo sul ghiaccio marino in Antartide per promuovere la visione Net Zero. L'anno scorso si è registrata una riduzione del livello di ghiaccio marino invernale e questo ha spinto il redattore scientifico del Financial Times, Clive Cookson, a proclamare che l'intera area “si trova di fronte a una serie di catastrofici eventi ambientali... che influenzeranno il clima in tutto il mondo”.
Nel corso della registrazione satellitare, gli scienziati notano che c'è stata un'espansione “prolungata e graduale” del ghiaccio marino fino al 2014 circa, seguita da un breve periodo di declino improvviso tra il 2014 e il 2019. La crescita è poi ripresa, anche se c'è stato un temporaneo declino intorno al 2022. Queste variazioni, osservabili anche prima del 1979, sono state causate da una serie di fattori naturali atmosferici e oceanici. Tutto ciò è ovviamente noto, e il servizio meteorologico dell'UE Copernicus ha recentemente ammesso che l'estensione del ghiaccio marino nel suo complesso “mostra un’elevata variabilità da un anno all'altro e nessuna chiara tendenza a lungo termine dal 1979”. All'altro capo della Terra, Copernicus afferma correttamente che il declino ciclico del ghiaccio marino artico “si è stabilizzato dal 2007”… continua qui.
- L’Elefante nella Stanza -
Il ghiaccio marino antartico è “aumentato lentamente” dall'inizio delle registrazioni satellitari, nel 1979, e i cambiamenti sono dovuti a variazioni climatiche naturali. In un documento pubblicato all'inizio di quest'anno, quattro scienziati ambientali affermano inoltre che le prove che l'uomo sia responsabile di qualsiasi cambiamento sono “inconcludenti”. Naturalmente non per i media mainstream, che da decenni gridano al lupo sul ghiaccio marino in Antartide per promuovere la visione Net Zero. L'anno scorso si è registrata una riduzione del livello di ghiaccio marino invernale e questo ha spinto il redattore scientifico del Financial Times, Clive Cookson, a proclamare che l'intera area “si trova di fronte a una serie di catastrofici eventi ambientali... che influenzeranno il clima in tutto il mondo”.
Nel corso della registrazione satellitare, gli scienziati notano che c'è stata un'espansione “prolungata e graduale” del ghiaccio marino fino al 2014 circa, seguita da un breve periodo di declino improvviso tra il 2014 e il 2019. La crescita è poi ripresa, anche se c'è stato un temporaneo declino intorno al 2022. Queste variazioni, osservabili anche prima del 1979, sono state causate da una serie di fattori naturali atmosferici e oceanici. Tutto ciò è ovviamente noto, e il servizio meteorologico dell'UE Copernicus ha recentemente ammesso che l'estensione del ghiaccio marino nel suo complesso “mostra un’elevata variabilità da un anno all'altro e nessuna chiara tendenza a lungo termine dal 1979”. All'altro capo della Terra, Copernicus afferma correttamente che il declino ciclico del ghiaccio marino artico “si è stabilizzato dal 2007”… continua qui.
- L’Elefante nella Stanza -
The Daily Sceptic
Antarctica Sea Ice Has "Slowly Increased" Since 1979, Science Paper Finds – The Daily Sceptic
Antarctica sea ice has "slowly increased" since 1979 with any changes due to natural variation, a new science paper has found. It's just the latest Net Zero scare to crash and burn, says Chris Morrison.
LA GEOPOLITICA CONTINENTALISTA
Daniele Perra
Lo sviluppo lungo due direttrici opposte: quella talassocratica (McKinder) e quella tellurocratica (Haushofer) - La nozione di Heartland, o "Pivot Area" - Il potere marittimo e quello terrestre - Il blocco continentale; il polo tedesco e quello russo - Strategia dell'anaconda e assedio marittimo - L'impero inglese e il Reich tedesco; il patto Molotov-Ribbentrop - suggestioni occultistiche.
https://www.youtube.com/watch?v=gzvz7LEQqp8
Daniele Perra
Lo sviluppo lungo due direttrici opposte: quella talassocratica (McKinder) e quella tellurocratica (Haushofer) - La nozione di Heartland, o "Pivot Area" - Il potere marittimo e quello terrestre - Il blocco continentale; il polo tedesco e quello russo - Strategia dell'anaconda e assedio marittimo - L'impero inglese e il Reich tedesco; il patto Molotov-Ribbentrop - suggestioni occultistiche.
https://www.youtube.com/watch?v=gzvz7LEQqp8
YouTube
Teoria Geopolitica Nr. 2 - La Geopolitica continentalista
In questa putata ci concentriamo sulla geopolitica continentalista, che si sviluppa lungo due direttrici opposte: quella talassocratica (McKinder) e quella tellurocratica (Haushofer).
La nozione di Heartland, o "Pivot Area" - Il potere marittimo e quello…
La nozione di Heartland, o "Pivot Area" - Il potere marittimo e quello…