I faraoni d'argento: I tesori di Tanis
La fine del Nuovo Regno segnò profondi cambiamenti nella storia dell'antico Egitto che interessarono sia il panorama politico che quello culturale. Seguirono circa 400 anni di frammentazione politica e potere diffuso, un periodo noto come Terzo Periodo Intermedio (1069 ca. - 747 a.C.). Il potere era suddiviso tra i sovrani della XXI dinastia, che governavano da Tanis, nel Delta, e il sacerdozio di Amon a Tebe, la cui influenza era cresciuta per gran parte del Nuovo Regno.
Durante il Nuovo Regno, i sovrani d'Egitto venivano sepolti a Tebe, ma fino agli anni '30 e '40 del Novecento si sapeva poco dei luoghi di sepoltura dei successivi sovrani della XXI e XXII dinastia, anche se si presumeva che si trovassero a Tanis. Gli scavi in questo sito sono in corso dalla metà del 1800 e vi hanno lavorato celebri egittologi come Auguste Mariette, dal 1860 al 1864, e Flinders Petrie, dal 1883 al 1886. Tuttavia, è stato un egittologo francese poco conosciuto, Pierre Montet, a scoprire finalmente i luoghi di sepoltura di questi sovrani e a portare alla luce alcuni magnifici reperti che hanno contribuito alla nostra comprensione del Terzo Periodo Intermedio… continua su The Past.
- L’Elefante nella Stanza -
La fine del Nuovo Regno segnò profondi cambiamenti nella storia dell'antico Egitto che interessarono sia il panorama politico che quello culturale. Seguirono circa 400 anni di frammentazione politica e potere diffuso, un periodo noto come Terzo Periodo Intermedio (1069 ca. - 747 a.C.). Il potere era suddiviso tra i sovrani della XXI dinastia, che governavano da Tanis, nel Delta, e il sacerdozio di Amon a Tebe, la cui influenza era cresciuta per gran parte del Nuovo Regno.
Durante il Nuovo Regno, i sovrani d'Egitto venivano sepolti a Tebe, ma fino agli anni '30 e '40 del Novecento si sapeva poco dei luoghi di sepoltura dei successivi sovrani della XXI e XXII dinastia, anche se si presumeva che si trovassero a Tanis. Gli scavi in questo sito sono in corso dalla metà del 1800 e vi hanno lavorato celebri egittologi come Auguste Mariette, dal 1860 al 1864, e Flinders Petrie, dal 1883 al 1886. Tuttavia, è stato un egittologo francese poco conosciuto, Pierre Montet, a scoprire finalmente i luoghi di sepoltura di questi sovrani e a portare alla luce alcuni magnifici reperti che hanno contribuito alla nostra comprensione del Terzo Periodo Intermedio… continua su The Past.
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The Past
The silver pharaohs: The treasures of Tanis
Roger Forshaw describes the discovery of the first intact royal tombs in Egypt and explains the importance of the treasures discovered there by French Egypt ...
Il ritorno degli dèi nel Novecento (seconda parte): i mosaici dell'EUR
Dana Lloyd Thomas
Nel quadro dell’architettura razionalista dell’EUR a Roma vi sono diversi elementi decorativi tra mosaici e statue. Rivolgiamo l’attenzione alla serie di mosaici ubicati nella fontana davanti al Palazzo degli Uffici dell’Eur. Tra le raffigurazioni, la Dea Roma, la Dea Flora ed altri numi come Saturno, Silvano e la Vittoria, oltre a scene come l’approdo di Enea nel Lazio e la distruzione di Cartagine. In queste opere, si scorgono i temi più duraturi di Roma che vanno oltre le contingenze storiche del Novecento per proiettarsi in una sfera senza tempo.
https://www.youtube.com/watch?v=mYxj-CAt1Qk
🎥Vedi anche: Il ritorno degli dèi nel Novecento: i mosaici di Piazza Augusto Imperatore.
Dana Lloyd Thomas
Nel quadro dell’architettura razionalista dell’EUR a Roma vi sono diversi elementi decorativi tra mosaici e statue. Rivolgiamo l’attenzione alla serie di mosaici ubicati nella fontana davanti al Palazzo degli Uffici dell’Eur. Tra le raffigurazioni, la Dea Roma, la Dea Flora ed altri numi come Saturno, Silvano e la Vittoria, oltre a scene come l’approdo di Enea nel Lazio e la distruzione di Cartagine. In queste opere, si scorgono i temi più duraturi di Roma che vanno oltre le contingenze storiche del Novecento per proiettarsi in una sfera senza tempo.
https://www.youtube.com/watch?v=mYxj-CAt1Qk
🎥Vedi anche: Il ritorno degli dèi nel Novecento: i mosaici di Piazza Augusto Imperatore.
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Il ritorno degli dèi nel Novecento II: i mosaici dell'EUR
Nel quadro dell’architettura razionalista dell’EUR a Roma vi sono diversi elementi decorativi tra mosaici e statue. Rivolgiamo l’attenzione alla serie di mosaici ubicati nella fontana davanti al Palazzo degli Uffici dell’Eur. Tra le raffigurazioni, la Dea…
“Le mie mani sono paralizzate dalle torture”: i gazawi rivelano gli orrori del campo di Ofer
I detenuti della nuova e oscura struttura israeliana subiscono abusi continui: dai pestaggi mortali e scosse elettriche, agli ammanettamenti prolungati e malattie della pelle.
+972 Magazine e Local Call hanno raccolto le testimonianze di 19 palestinesi, alcuni dei quali sono ancora detenuti e hanno parlato tramite i loro avvocati del gruppo israeliano per i diritti umani HaMoked, altri sono ex detenuti del campo di Ofer, poi rilasciati a Gaza. Dalle testimonianze è emerso che le condizioni sono “simili, e in alcuni casi identiche” a quelle di Sde Teiman, come ha spiegato l'avvocato Nadine Abu Arafeh di HaMoked.
I palestinesi a Ofer riferiscono di essere ammanettati e, in alcuni casi, incatenati per i piedi per 24 ore al giorno - anche mentre dormono, mangiano e usano il bagno - ad eccezione di una breve doccia concessa al massimo una volta alla settimana. Descrivono anche di aver subito regolarmente percosse da parte delle guardie - in un caso, fino alla morte - oltre a continue umiliazioni, sovraffollamento estremo e carenza di igiene primaria.
I gazawi detenuti nel campo di Ofer, adiacente all'omonima vecchia prigione, sono tra i detenuti palestinesi che Israele classifica come “combattenti illegali”. In quanto tali, sono sottoposti a una procedura legale molto breve: di solito consiste in un'udienza di tre minuti condotta via Zoom, in cui vengono accusati di “sostegno al terrorismo“, al termine della quale la loro detenzione è prorogata di altri sei mesi o fino alla “fine della guerra”.
Secondo HaMoked, 1.772 “combattenti illegali” sono detenuti nelle carceri israeliane sotto la giurisdizione dell'Israel Prison Service (IPS) a partire dal mese di dicembre 2024. Sebbene l'esercito non abbia rivelato il numero esatto di detenuti nel campo di Ofer, si stima che attualmente vi siano trattenute centinaia di persone.
Inizialmente, gli avvocati dei detenuti palestinesi si aspettavano che il campo di Ofer servisse come struttura di transito temporaneo, dove i detenuti sarebbero stati trattenuti per un breve periodo prima di essere trasferiti alla prigione di Ofer o ad altre prigioni civili supervisionate dall'IPS. Sebbene l’IPS abbia recentemente vantato l’inasprimento delle condizioni per i detenuti palestinesi, gli avvocati speravano che la maggiore attenzione verso le prigioni civili potesse portare a condizioni di vita un po’ più umane. Tuttavia, nonostante le affermazioni dell'esercito israeliano secondo cui i detenuti sono “destinati a essere trasferiti all'IPS”, HaMoked continua a incontrare i detenuti che sono stati rinchiusi nel campo di Ofer da maggio 2024… continua su +972 Magazine.
📖Leggi anche: Più orribile di Abu Ghraib: un avvocato racconta la visita ad un centro di detenzione israeliano.
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I detenuti della nuova e oscura struttura israeliana subiscono abusi continui: dai pestaggi mortali e scosse elettriche, agli ammanettamenti prolungati e malattie della pelle.
+972 Magazine e Local Call hanno raccolto le testimonianze di 19 palestinesi, alcuni dei quali sono ancora detenuti e hanno parlato tramite i loro avvocati del gruppo israeliano per i diritti umani HaMoked, altri sono ex detenuti del campo di Ofer, poi rilasciati a Gaza. Dalle testimonianze è emerso che le condizioni sono “simili, e in alcuni casi identiche” a quelle di Sde Teiman, come ha spiegato l'avvocato Nadine Abu Arafeh di HaMoked.
I palestinesi a Ofer riferiscono di essere ammanettati e, in alcuni casi, incatenati per i piedi per 24 ore al giorno - anche mentre dormono, mangiano e usano il bagno - ad eccezione di una breve doccia concessa al massimo una volta alla settimana. Descrivono anche di aver subito regolarmente percosse da parte delle guardie - in un caso, fino alla morte - oltre a continue umiliazioni, sovraffollamento estremo e carenza di igiene primaria.
I gazawi detenuti nel campo di Ofer, adiacente all'omonima vecchia prigione, sono tra i detenuti palestinesi che Israele classifica come “combattenti illegali”. In quanto tali, sono sottoposti a una procedura legale molto breve: di solito consiste in un'udienza di tre minuti condotta via Zoom, in cui vengono accusati di “sostegno al terrorismo“, al termine della quale la loro detenzione è prorogata di altri sei mesi o fino alla “fine della guerra”.
Secondo HaMoked, 1.772 “combattenti illegali” sono detenuti nelle carceri israeliane sotto la giurisdizione dell'Israel Prison Service (IPS) a partire dal mese di dicembre 2024. Sebbene l'esercito non abbia rivelato il numero esatto di detenuti nel campo di Ofer, si stima che attualmente vi siano trattenute centinaia di persone.
Inizialmente, gli avvocati dei detenuti palestinesi si aspettavano che il campo di Ofer servisse come struttura di transito temporaneo, dove i detenuti sarebbero stati trattenuti per un breve periodo prima di essere trasferiti alla prigione di Ofer o ad altre prigioni civili supervisionate dall'IPS. Sebbene l’IPS abbia recentemente vantato l’inasprimento delle condizioni per i detenuti palestinesi, gli avvocati speravano che la maggiore attenzione verso le prigioni civili potesse portare a condizioni di vita un po’ più umane. Tuttavia, nonostante le affermazioni dell'esercito israeliano secondo cui i detenuti sono “destinati a essere trasferiti all'IPS”, HaMoked continua a incontrare i detenuti che sono stati rinchiusi nel campo di Ofer da maggio 2024… continua su +972 Magazine.
📖Leggi anche: Più orribile di Abu Ghraib: un avvocato racconta la visita ad un centro di detenzione israeliano.
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+972 Magazine
‘My hands are paralyzed from torture’: Gazans reveal horrors of Ofer Camp
Detainees in Israel's shadowy new facility face non-stop abuse — from electric shocks and constant handcuffing, to skin diseases and deadly beatings.
“Utsurobune”: Unidentified Floating Object
Nell’immagine: Utsurobune da Hirokata zuihitsu (Saggi di Hirokata), 1825 (periodo Edo). Archivio Nazionale del Giappone.
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Nel 1803, una nave straniera approdò sulle coste del Giappone. I pescatori pensando che si trattasse di una loro nave, si misero a remare per rimorchiare l'oggetto che galleggiava tra le onde. Ma non era così. L'imbarcazione aveva l'aspetto di un calderone, di una pentola per il riso o di un baccello: il fondo era forgiato con un qualche tipo di metallo pesante; la parte superiore sembrava essere in legno di palissandro, laccato e con intarsi di vetro. Sulla spiaggia, gli abitanti del villaggio furono incantati dalla sua ingegneria avanzata e, sbirciando attraverso le finestre opache, notarono qualcosa che si contorceva. In quel momento, un pannello si aprì sullo scafo e ne uscì un essere che sembrava quasi umano. O almeno così riferiscono le varie fonti, più o meno contraddittorie… [continua qui]
Nell’immagine: Utsurobune da Hirokata zuihitsu (Saggi di Hirokata), 1825 (periodo Edo). Archivio Nazionale del Giappone.
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Forwarded from Il Veritiero
Il presepe del sarcofago di Boville
Le ricostruzioni astronomiche e le corrispondenze dei personaggi sono state frutto del lavoro di interpretazione del ricercatore T. Brescia.
Le ricostruzioni astronomiche e le corrispondenze dei personaggi sono state frutto del lavoro di interpretazione del ricercatore T. Brescia.
Forwarded from Il Veritiero
Il Presepe, molto più antico di quello che si pensa - non risale a San Francesco essendovi rappresentazioni di esso già del III secolo, come il sarcofago paleocristiano di Boville - nasceva molto probabilmente come una "fotografia" della carta natale del concepimento, più che della nascita, del Cristo.
In particolare la stella non era altro che il grande Trigono (Stella di David) che si verificò effettivamente nel cielo all'equinozio di primavera dell'anno 1 a.C. quando sarebbe stato concepito Joshua Ben Ioseph, della stirpe di David.
Il sarcofago di Boville mostra dei fori precisi su alcune figure che rappresentano stelle e pianeti . Le costellazioni coinvolte nel grande doppio trigono (la cosiddetta stella di David) erano Toro, Pesci, Capricorno, Scorpione, Vergine e Cancro. In
E qui si colloca l'anomalia che potrebbe aver messo una parte dei sacerdoti antichi in dubbio sulla regolarità dell'identificazione della grande personalità storica. Infatti il trigono si realizzerebbe, in base alle ricostruzioni astronomiche, in modo irregolare, con una cometa, anziché con un pianeta: la
Questo può in parte spiegare - fra le altre cose - il rifiuto di una parte importante della classe sacerdotale ebraica di riconoscere il nascituro quale Masiach.
Si può ritenere che nel mondo antico esistesse una diffusa pratica di fare concepire personalità importanti agli equinozi per farli nascere al solstizio di tre quarti di anno successivo, in concomitanza con particolari e rari aspetti planetari.
Ci sono evidenze che suggeriscono che anche lo stesso imperatore Augusto sarebbe stato concepito attraverso conoscenze analoghe, come lascia fra l'altro intendere la IV Ecloga di Virgilio, forzatamente letta dai cristiani come prefigurazione del Cristianesimo, mentre indicava un'analoga operazione condotta in seno all'ecumene classico romano.
Si è che al Cristo, concepito a ridosso dell'equinozio di Primavera (ultimi gradi dei Pesci), i seguaci attribuirono l'Ichtys, il Pesce, quale primo emblema. Ottaviano Augusto, nato il 23 settembre (Equinozio d'Autunno), sapendo di essere stato concepito al Solstizio d'inverno, usò il Capricorno come sigillo e sul conto delle monete imperiali. Senza questa conoscenza non si spiega la scelta di Augusto per questo segno.
Ovviamente le configurazioni planetarie a cui sono riferite le nascite del Cristo e di Augusto non sono le stesse, lo scarto è di sessantatre anni. Ma questa analisi, se corretta, evidenzia la presenza di una stessa scienza sacra in possesso dei centri e dei collegi sacerdotali di differenti culture e civiltà antiche, o di precise corrispondenze, anche se le tracce di questo sistema specifico di concepimento iniziatico, sono solo adombrate dai fatti, e taciute dagli autori antichi, in obbedienza al segreto sui Misteri.
In particolare la stella non era altro che il grande Trigono (Stella di David) che si verificò effettivamente nel cielo all'equinozio di primavera dell'anno 1 a.C. quando sarebbe stato concepito Joshua Ben Ioseph, della stirpe di David.
Il sarcofago di Boville mostra dei fori precisi su alcune figure che rappresentano stelle e pianeti . Le costellazioni coinvolte nel grande doppio trigono (la cosiddetta stella di David) erano Toro, Pesci, Capricorno, Scorpione, Vergine e Cancro. In
Toro (Bue) si trovavano Saturno, Marte e Venere, Mercurio-Sole nei Pesci era rappresentato da un angelo alato ai margini della scena, mentre la Luna in Vergine corrisponde alla Madre del Salvatore. La mangiatoia è il Cancro, per questo l'Asinello, Stella Asellus del Cancro, era l'unico animale ad avere la testa sotto la capanna della mangiatoia, mentre il Bue si trova fuori. E qui si colloca l'anomalia che potrebbe aver messo una parte dei sacerdoti antichi in dubbio sulla regolarità dell'identificazione della grande personalità storica. Infatti il trigono si realizzerebbe, in base alle ricostruzioni astronomiche, in modo irregolare, con una cometa, anziché con un pianeta: la
Cometa di Halley che effettivamente si trovava sotto il Cancro in quella data. Questo può in parte spiegare - fra le altre cose - il rifiuto di una parte importante della classe sacerdotale ebraica di riconoscere il nascituro quale Masiach.
Si può ritenere che nel mondo antico esistesse una diffusa pratica di fare concepire personalità importanti agli equinozi per farli nascere al solstizio di tre quarti di anno successivo, in concomitanza con particolari e rari aspetti planetari.
Ci sono evidenze che suggeriscono che anche lo stesso imperatore Augusto sarebbe stato concepito attraverso conoscenze analoghe, come lascia fra l'altro intendere la IV Ecloga di Virgilio, forzatamente letta dai cristiani come prefigurazione del Cristianesimo, mentre indicava un'analoga operazione condotta in seno all'ecumene classico romano.
Si è che al Cristo, concepito a ridosso dell'equinozio di Primavera (ultimi gradi dei Pesci), i seguaci attribuirono l'Ichtys, il Pesce, quale primo emblema. Ottaviano Augusto, nato il 23 settembre (Equinozio d'Autunno), sapendo di essere stato concepito al Solstizio d'inverno, usò il Capricorno come sigillo e sul conto delle monete imperiali. Senza questa conoscenza non si spiega la scelta di Augusto per questo segno.
Ovviamente le configurazioni planetarie a cui sono riferite le nascite del Cristo e di Augusto non sono le stesse, lo scarto è di sessantatre anni. Ma questa analisi, se corretta, evidenzia la presenza di una stessa scienza sacra in possesso dei centri e dei collegi sacerdotali di differenti culture e civiltà antiche, o di precise corrispondenze, anche se le tracce di questo sistema specifico di concepimento iniziatico, sono solo adombrate dai fatti, e taciute dagli autori antichi, in obbedienza al segreto sui Misteri.
“Gaza non sarà mai sconfitta": intervista al regista ebreo argentino Norman Briski
Il 24 ottobre, il celebre regista ebreo argentino Norman Briski ha sbalordito il pubblico del Premio cinematografico Martín Fierro con un toccante discorso sulla Palestina.
“Gaza, Gaza, Gaza. Gaza non sarà mai sconfitta!”, ha dichiarato all'auditorium gremito e alle telecamere che riprendevano l'evento.
“Non mi importa se mi applaudiranno molto o poco, ma sento qui, nel mio sangue, nei miei antenati, la mia solidarietà con un popolo che viene assassinato”, ha continuato il regista 86enne, la cui illustre carriera cinematografica attraversa i decenni.
Il discorso di Briski ha scatenato un'ondata di persecuzione nei suoi confronti, sebbene il sostegno e la solidarietà ricevuti superino di gran lunga le reazioni negative. Artisti e attivisti hanno rapidamente organizzato campagne in sua difesa, sostenendo fermamente la posizione morale del regista.
In un'intervista congiunta a The Palestine Chronicle e al quotidiano brasiliano A Nova Democracia, Briski ha spiegato le ragioni alla base della sua decisa solidarietà con il popolo palestinese. Ha sottolineato che coloro che oggi lottano per la libertà “devono essere palestinesi” e ha tracciato collegamenti tra le lotte antimperialiste in America Latina e l'attuale resistenza palestinese… continua su The Palestine Chronicle.
- L’Elefante nella Stanza -
Gaza jamás será vencido, no me importa que me aplaudan mucho o poco, pero lo siento aquí, en mi sangre, en mis ancestros. La defensa de un pueblo que está siendo asesinado, Gaza.
Il 24 ottobre, il celebre regista ebreo argentino Norman Briski ha sbalordito il pubblico del Premio cinematografico Martín Fierro con un toccante discorso sulla Palestina.
“Gaza, Gaza, Gaza. Gaza non sarà mai sconfitta!”, ha dichiarato all'auditorium gremito e alle telecamere che riprendevano l'evento.
“Non mi importa se mi applaudiranno molto o poco, ma sento qui, nel mio sangue, nei miei antenati, la mia solidarietà con un popolo che viene assassinato”, ha continuato il regista 86enne, la cui illustre carriera cinematografica attraversa i decenni.
Il discorso di Briski ha scatenato un'ondata di persecuzione nei suoi confronti, sebbene il sostegno e la solidarietà ricevuti superino di gran lunga le reazioni negative. Artisti e attivisti hanno rapidamente organizzato campagne in sua difesa, sostenendo fermamente la posizione morale del regista.
In un'intervista congiunta a The Palestine Chronicle e al quotidiano brasiliano A Nova Democracia, Briski ha spiegato le ragioni alla base della sua decisa solidarietà con il popolo palestinese. Ha sottolineato che coloro che oggi lottano per la libertà “devono essere palestinesi” e ha tracciato collegamenti tra le lotte antimperialiste in America Latina e l'attuale resistenza palestinese… continua su The Palestine Chronicle.
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Palestine Chronicle
‘Gaza Will Never Be Defeated!’: Interview with Argentinian-Jewish Director Norman Briski
The Palestine Chronicle and Brazilian newspaper A Nova Democracia interviewed renowned Argentine-Jewish filmmaker Norman Briski.
Forwarded from Il Veritiero
"Le feste avvengono in un tempo sacro, cioè nell'eternità, come fa notare Mauss. Ma vi sono feste periodiche -sicuramente le più importanti- che lasciano intravedere qualcosa di più: il desiderio di abolire il tempo profano già trascorso e di instaurare un "tempo nuovo". In altri termini, le feste periodiche che chiudono un ciclo temporaneo e ne aprono uno nuovo, intraprendono una rigenerazione del tempo."
Mircea Eliade
Mircea Eliade
Il suicidio economico e politico della Germania - Dr. Tilak K. Doshi
Questo è il periodo dell'anno in cui si raccontano storie interessanti attorno a un camino. Eccole qui (senza il camino).
Sebbene le difficoltà della Germania e la stagnazione economica dell'Europa nel suo complesso siano evidenti da alcuni anni, la marea di notizie negative si è intensificata nelle ultime settimane con il crollo del governo di coalizione.
New York Times (17 dicembre): “Dietro le turbolenze politiche della Germania, un'economia stagnante”.
Bloomberg (15 dicembre): “La Germania sta andando a rotoli proprio quando l'Europa ne ha più bisogno”.
Politico (19 dicembre): “L'apocalisse economica dell'Europa è adesso”.
Se l'Europa - e la sua potenza economica, la Germania - continuerà a seguire l'attuale traiettoria, il suo futuro, secondo Politico, “sarà quello di un museo a cielo aperto, decadente, anche se bellissimo, pieno di debiti, per turisti americani e cinesi” di italiana memoria.
Il decadimento economico indotto dall'adozione delle politiche di Energiewende per la “transizione energetica” nel 2010 ha portato alla recessione dell'economia tedesca negli ultimi due anni. Tra le manifestazioni di questo decadimento ci sono la crescita dei fallimenti aziendali a due cifre, l'impennata dei licenziamenti, con l'Agenzia Federale per il Lavoro che ha dichiarato che il numero dei disoccupati potrebbe superare i tre milioni per la prima volta in 10 anni all'inizio del 2025, e il fiore all'occhiello dell'industria tedesca, il settore automobilistico, che ha annunciato pesanti tagli occupazionali.
Secondo un recente sondaggio, il 40% delle imprese industriali sta valutando di ridurre la produzione in Germania o di trasferirla all'estero a causa della situazione energetica; tra quelle con più di 500 dipendenti, più della metà sta valutando questa possibilità. L'alto costo del lavoro, causato dalla miriade di regolamenti di uno Stato iper burocratico, e i prezzi dell'energia tra i più alti al mondo, causati dalla follia dell'Energiewende, hanno portato alla deindustrializzazione del Paese… continua qui.
- L’Elefante nella Stanza -
Questo è il periodo dell'anno in cui si raccontano storie interessanti attorno a un camino. Eccole qui (senza il camino).
Sebbene le difficoltà della Germania e la stagnazione economica dell'Europa nel suo complesso siano evidenti da alcuni anni, la marea di notizie negative si è intensificata nelle ultime settimane con il crollo del governo di coalizione.
New York Times (17 dicembre): “Dietro le turbolenze politiche della Germania, un'economia stagnante”.
Bloomberg (15 dicembre): “La Germania sta andando a rotoli proprio quando l'Europa ne ha più bisogno”.
Politico (19 dicembre): “L'apocalisse economica dell'Europa è adesso”.
Se l'Europa - e la sua potenza economica, la Germania - continuerà a seguire l'attuale traiettoria, il suo futuro, secondo Politico, “sarà quello di un museo a cielo aperto, decadente, anche se bellissimo, pieno di debiti, per turisti americani e cinesi” di italiana memoria.
Il decadimento economico indotto dall'adozione delle politiche di Energiewende per la “transizione energetica” nel 2010 ha portato alla recessione dell'economia tedesca negli ultimi due anni. Tra le manifestazioni di questo decadimento ci sono la crescita dei fallimenti aziendali a due cifre, l'impennata dei licenziamenti, con l'Agenzia Federale per il Lavoro che ha dichiarato che il numero dei disoccupati potrebbe superare i tre milioni per la prima volta in 10 anni all'inizio del 2025, e il fiore all'occhiello dell'industria tedesca, il settore automobilistico, che ha annunciato pesanti tagli occupazionali.
Secondo un recente sondaggio, il 40% delle imprese industriali sta valutando di ridurre la produzione in Germania o di trasferirla all'estero a causa della situazione energetica; tra quelle con più di 500 dipendenti, più della metà sta valutando questa possibilità. L'alto costo del lavoro, causato dalla miriade di regolamenti di uno Stato iper burocratico, e i prezzi dell'energia tra i più alti al mondo, causati dalla follia dell'Energiewende, hanno portato alla deindustrializzazione del Paese… continua qui.
- L’Elefante nella Stanza -
Tilak’s Substack
Germany’s Economic and Political Collapse at End 2024
The Cult of Gaia
Forwarded from L’Elefante nella Stanza (ex Distopia 2.0)
Alle 5:20 del 28 dicembre 1908, un grande boato scosse lo Stretto di Messina. La terra tremò con un movimento sussultorio seguito da uno ondulatorio. La scossa durò 37 interminabili secondi. Il terremoto che colpì le coste siciliane e calabresi ebbe un'intensità di 11 gradi della scala Mercalli. Sulla costa le acque prima si ritirarono per alcuni minuti e poi tre onde gigantesche spazzarono via uomini e cose. Secondo le stime dell’epoca le vittime furono oltre 100.000.
Fu una catastrofe colossale per l'Italia - il terremoto calabro-siculo fu uno degli eventi sismici più catastrofici del XX secolo - e le nazioni di tutto il mondo inviarono i loro aiuti. I primi soccorsi arrivarono dalla Marina imperiale russa. Sbarcati per primi nelle città colpite dal disastro, i marinai russi si distinsero per l'efficienza e l'abnegazione con cui portarono soccorso agli sfollati e per il rigore con cui assicurarono l'ordine pubblico. A Messina un monumento ricorda le loro gesta.
- L’Elefante nella Stanza -
Fu una catastrofe colossale per l'Italia - il terremoto calabro-siculo fu uno degli eventi sismici più catastrofici del XX secolo - e le nazioni di tutto il mondo inviarono i loro aiuti. I primi soccorsi arrivarono dalla Marina imperiale russa. Sbarcati per primi nelle città colpite dal disastro, i marinai russi si distinsero per l'efficienza e l'abnegazione con cui portarono soccorso agli sfollati e per il rigore con cui assicurarono l'ordine pubblico. A Messina un monumento ricorda le loro gesta.
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È successo nel 1566 tre volte, il 27 e 28 luglio e il 7 agosto, al sorgere del sole e al tramonto; abbiamo visto strane forme nel cielo sopra Basilea.
Cinque anni dopo il misterioso evento di Norimberga, qualcosa di simile fu registrato nei cieli della città svizzera di Basilea. Nell'estate del 1566, gli abitanti assistettero a uno spettacolo insolito, fatto di albe e tramonti spettacolari e di qualcosa che assomigliava a una battaglia aerea.
I tipografi Samuel Apiarus e Samuel Coccius pubblicarono un piccolo opuscolo di quanto era accaduto a Basilea. La scena che scelsero di stampare rappresenta gli eventi del terzo e ultimo avvistamento:
La mattina del 7 agosto, apparvero in cielo numerose grandi sfere di colore scuro che, volando a grande velocità, si scontravano tra loro come se stessero combattendo. Alcune di esse divennero di colore rosso ardente e, ben presto, si disintegrarono e poi sparirono.
Nell’immagine: Opuscolo di Basilea, Samuel Apiarius e Samuel Coccius, 1566.
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Nel periodo tardo ottomano e in quello del Mandato, le donne dei villaggi palestinesi erano una presenza comune negli scavi archeologici, impiegate per trascinare ceste di terra dagli scavi alla discarica. Alcuni direttori dei siti pensavano che il tocco delicato delle donne le rendesse più adatte a setacciare i depositi alla ricerca di piccoli reperti.
La stragrande maggioranza di queste donne rimane senza nome e senza voce, ma per alcune di loro emergono dettagli dalle nebbie del passato.
Una di loro si chiamava Heuda, nome decifrato dalla grafia dell'archeologo Frederick Jones Bliss. Si sa qualcosa di Heuda poiché all'inizio degli anni '90 del XIX secolo era una delle manovali di Tell el-Hesi, un sito archeologico non lontano da Gaza, in quella che allora era la Palestina, finanziato dal Palestine Exploration Fund e diretto da Bliss, uno studioso americano di origine libanese… continua qui.
Nell’immagine: Donne raccolgono cocci, sito di Tell en-Nasbeh, 1935. Badè Museum.
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La stragrande maggioranza di queste donne rimane senza nome e senza voce, ma per alcune di loro emergono dettagli dalle nebbie del passato.
Una di loro si chiamava Heuda, nome decifrato dalla grafia dell'archeologo Frederick Jones Bliss. Si sa qualcosa di Heuda poiché all'inizio degli anni '90 del XIX secolo era una delle manovali di Tell el-Hesi, un sito archeologico non lontano da Gaza, in quella che allora era la Palestina, finanziato dal Palestine Exploration Fund e diretto da Bliss, uno studioso americano di origine libanese… continua qui.
Nell’immagine: Donne raccolgono cocci, sito di Tell en-Nasbeh, 1935. Badè Museum.
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Il vento soffiò e diversi piccoli paracadute bianchi di ‘dente di leone’ volarono via. Uno finì in una fessura del marciapiede, un altro ai margini di un bosco, mentre altri tre atterrarono in un giardino, in un parco e su una riva fangosa. Un seme atterrò su una nave e salpò verso una terra straniera. L'ultimo finì nel cortile di una scuola, dove metterà radici e crescerà... un bambino soffia sulla palla bianca e piumosa e settanta piccoli semi volano via: dove atterreranno?
Soffione, dente di leone, tarassaco. Sono tanti i nomi dati a questa pianta che simboleggia la forza, la speranza e la fiducia. Se soffiando energicamente sul pappo del fiore si riesce a far disperdere tutti i semi in un sol colpo, si dice, il desiderio espresso si realizzerà.
Con questa immagine vi auguro un buon 2025.
Loredana
ATRAHASIS, IL “NOÈ SUMERO”
Dana Lloyd Thomas
In questa serie sull’ipotesi di un conflitto in epoche remote, su scala cosmica, che avrebbe portato tra le altre cose alla distruzione di un pianeta in orbita tra Marte e Giove, si prosegue con l'esame delle evidenze testuali contenute nelle antichi mitologie. Nell'affrontare alcuni tra i testi più antichi, quelli mesopotamici, si esamina l'epopea di Atrahasis, che parla del "diluvio universale" e la lotta tra gli dèi per assicurarsi il dominio dell'uomo.
https://www.youtube.com/watch?v=gOj8R-7TYY0
Nelle puntate precedenti:
▪️Tra mito e asteroidi
▪️Asteroidi e saette
Dana Lloyd Thomas
In questa serie sull’ipotesi di un conflitto in epoche remote, su scala cosmica, che avrebbe portato tra le altre cose alla distruzione di un pianeta in orbita tra Marte e Giove, si prosegue con l'esame delle evidenze testuali contenute nelle antichi mitologie. Nell'affrontare alcuni tra i testi più antichi, quelli mesopotamici, si esamina l'epopea di Atrahasis, che parla del "diluvio universale" e la lotta tra gli dèi per assicurarsi il dominio dell'uomo.
https://www.youtube.com/watch?v=gOj8R-7TYY0
Nelle puntate precedenti:
▪️Tra mito e asteroidi
▪️Asteroidi e saette
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CRONACHE DELLA GUERRA COSMICA EP. 3: ATRAHASIS, IL "NOE' SUMERO"
In questa serie sull’ipotesi di un conflitto in epoche remote, su scala cosmica, che avrebbe portato tra le altre cose alla distruzione di un pianeta in orbita tra Marte e Giove, si prosegue con l'esame delle evidenze testuali contenute nelle antichi mitologie.…
‘Eco-ansia’: isterismo confezionato e mascherato da scienza
The Lancet Planetary Health ha recentemente pubblicato un articolo dal titolo “Climate emotions, thoughts, and plans among US adolescents and young adults”. In apparenza, si tratta di un'indagine su larga scala che analizza l'impatto del cambiamento climatico sulla salute mentale dei giovani statunitensi. Sotto la patina di rigore accademico, tuttavia, si nasconde poco più che un manifesto sottilmente velato per politiche climatiche aggressive, radicate nel mondo iperventilistico dell'allarmismo climatico.
Gli autori sostengono che il peso emotivo del cambiamento climatico stia generando tra gli adolescenti e i giovani adulti una diffusa disperazione, ansia e una paura devastante. Le loro prove? Sentimenti auto-riferiti e un sacco di correlazioni presunte tra eventi meteorologici, narrazioni climatiche e salute mentale.
Questo articolo non è un'analisi scientifica degli effetti concreti del cambiamento climatico, ma uno studio sull'allarmismo. Dimostra come la paura possa essere coltivata, monetizzata e utilizzata come arma per raggiungere fini politici. Gli autori hanno elaborato uno studio che convalida le loro nozioni preconcette e serve come slogan per un “cambiamento sistemico”.
Ma ecco la verità che non vogliono ammettere: il più grande fattore di ansia dei giovani non è il cambiamento climatico, ma il messaggio continuo di essere vittime impotenti di un'imminente apocalisse… articolo integrale su WUWT.
- L’Elefante nella Stanza -
The Lancet Planetary Health ha recentemente pubblicato un articolo dal titolo “Climate emotions, thoughts, and plans among US adolescents and young adults”. In apparenza, si tratta di un'indagine su larga scala che analizza l'impatto del cambiamento climatico sulla salute mentale dei giovani statunitensi. Sotto la patina di rigore accademico, tuttavia, si nasconde poco più che un manifesto sottilmente velato per politiche climatiche aggressive, radicate nel mondo iperventilistico dell'allarmismo climatico.
Gli autori sostengono che il peso emotivo del cambiamento climatico stia generando tra gli adolescenti e i giovani adulti una diffusa disperazione, ansia e una paura devastante. Le loro prove? Sentimenti auto-riferiti e un sacco di correlazioni presunte tra eventi meteorologici, narrazioni climatiche e salute mentale.
Questo articolo non è un'analisi scientifica degli effetti concreti del cambiamento climatico, ma uno studio sull'allarmismo. Dimostra come la paura possa essere coltivata, monetizzata e utilizzata come arma per raggiungere fini politici. Gli autori hanno elaborato uno studio che convalida le loro nozioni preconcette e serve come slogan per un “cambiamento sistemico”.
Ma ecco la verità che non vogliono ammettere: il più grande fattore di ansia dei giovani non è il cambiamento climatico, ma il messaggio continuo di essere vittime impotenti di un'imminente apocalisse… articolo integrale su WUWT.
- L’Elefante nella Stanza -
Watts Up With That?
Climate Anxiety: Manufactured Hysteria Masquerading as Science
Ultimately, this paper isn’t a scientific analysis of climate change’s tangible effects—it’s a study in the effectiveness of climate alarmism. It demonstrates how fear can be cultivated, mo...
Con la guerra di Gaza e il ritorno di Trump, la Silicon Valley si prepara a un ‘rinascimento militare’ - +972 Magazine
Il 10 dicembre, ufficiali militari israeliani, produttori di armi e venture capitalist americani si sono riuniti alla Tel Aviv University per il primo DefenseTech Summit. I due giorni di lavori sono stati caratterizzati da panel su “Il futuro dei conflitti globali”, “Le sfide dell’operazione Spade di Ferro” (il nome dell'IDF per la guerra a Gaza) e “Esplorando l'innovazione nella tecnologia dei droni”. I rappresentanti di Palantir, Sequoia Capital ed Elbit hanno condiviso il palco con il Direttore Generale dell'IDF e il capo del LOTEM, l'unità dell'esercito dedicata ai big data e all'AI.
Ufficialmente, il DefenseTech Summit doveva presentare “le tecnologie e le strategie all'avanguardia di Israele per affrontare la sicurezza globale”. Ma l'evento è sembrato più la celebrazione di una nuova e sfrenata era di militarizzazione della tecnologia inaugurata con la rielezione di Donald Trump.
Non è un segreto che la Silicon Valley sia nata sulla spinta del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, producendo i computer mainframe [o sistema centrale] e i microprocessori che guidavano le operazioni militari americane durante la Guerra Fredda. Israele divenne rapidamente la sede satellite dell'industria: IBM e Intel aprirono i primi uffici negli anni '70 e altri giganti del settore seguirono nei decenni successivi.
L'industria tecnologica israeliana, grazie all'afflusso di denaro americano alla fine del XX secolo, non ha mai nascosto il suo ruolo nella guerra e nell'occupazione regionale. Anzi, la stretta collaborazione tra il settore militare e quello tecnologico è un segno distintivo della Start-up Nation israeliana [Israele vanta più startup pro-capite di qualsiasi altra nazione al mondo].
Dagli anni '90, tuttavia, le aziende tecnologiche americane hanno teso a negare le loro origini militari. Si sono invece presentate come bastioni liberal - il motto di Google era letteralmente “don't be evil” (non essere malvagio). Sebbene i contratti militari fossero comuni, gli amministratori delegati si assicuravano che venissero firmati in segreto per evitare le ire dei dipendenti che avrebbero protestato a gran voce contro le applicazioni militari dei loro prodotti… articolo integrale qui.
- L’Elefante nella Stanza -
Il 10 dicembre, ufficiali militari israeliani, produttori di armi e venture capitalist americani si sono riuniti alla Tel Aviv University per il primo DefenseTech Summit. I due giorni di lavori sono stati caratterizzati da panel su “Il futuro dei conflitti globali”, “Le sfide dell’operazione Spade di Ferro” (il nome dell'IDF per la guerra a Gaza) e “Esplorando l'innovazione nella tecnologia dei droni”. I rappresentanti di Palantir, Sequoia Capital ed Elbit hanno condiviso il palco con il Direttore Generale dell'IDF e il capo del LOTEM, l'unità dell'esercito dedicata ai big data e all'AI.
Ufficialmente, il DefenseTech Summit doveva presentare “le tecnologie e le strategie all'avanguardia di Israele per affrontare la sicurezza globale”. Ma l'evento è sembrato più la celebrazione di una nuova e sfrenata era di militarizzazione della tecnologia inaugurata con la rielezione di Donald Trump.
Non è un segreto che la Silicon Valley sia nata sulla spinta del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, producendo i computer mainframe [o sistema centrale] e i microprocessori che guidavano le operazioni militari americane durante la Guerra Fredda. Israele divenne rapidamente la sede satellite dell'industria: IBM e Intel aprirono i primi uffici negli anni '70 e altri giganti del settore seguirono nei decenni successivi.
L'industria tecnologica israeliana, grazie all'afflusso di denaro americano alla fine del XX secolo, non ha mai nascosto il suo ruolo nella guerra e nell'occupazione regionale. Anzi, la stretta collaborazione tra il settore militare e quello tecnologico è un segno distintivo della Start-up Nation israeliana [Israele vanta più startup pro-capite di qualsiasi altra nazione al mondo].
Dagli anni '90, tuttavia, le aziende tecnologiche americane hanno teso a negare le loro origini militari. Si sono invece presentate come bastioni liberal - il motto di Google era letteralmente “don't be evil” (non essere malvagio). Sebbene i contratti militari fossero comuni, gli amministratori delegati si assicuravano che venissero firmati in segreto per evitare le ire dei dipendenti che avrebbero protestato a gran voce contro le applicazioni militari dei loro prodotti… articolo integrale qui.
- L’Elefante nella Stanza -
+972 Magazine
With Gaza war and Trump’s return, Silicon Valley embraces a military renaissance
At Israel’s first DefenseTech Summit, corporate leaders and army officials openly touted their partnership in AI-driven warfare and surveillance.
La presenza dominante del Vesuvio e la sua continua attività hanno ispirato l'arte e la letteratura fin dal resoconto di Plinio il Giovane dell'eruzione che distrusse, nel 79 d.C., Stabiae, Ercolano e Pompei.
Questa mappa è tratta da Sketches of Vesuvius, with short accounts of its principal eruptions, di John Auldjo (1805-86), geologo e alpinista canadese-britannico. Auldjo visitò il vulcano per la prima volta nel 1831, in un periodo di intensa attività, e poco dopo pubblicò uno dei libri più affascinanti sul Vesuvio che siano mai stati stampati.
La mappa presenta la ricostruzione di Auldjo della storia del Vesuvio e dei percorsi delle colate laviche nelle principali eruzioni avvenute tra il 1631 e il 1831. Inoltre, mostra anche i sentieri per le escursioni, i luoghi di interesse storico e le città; nell'angolo in basso a destra è visibile Pompei.
- L’Elefante nella Stanza -
Questa mappa è tratta da Sketches of Vesuvius, with short accounts of its principal eruptions, di John Auldjo (1805-86), geologo e alpinista canadese-britannico. Auldjo visitò il vulcano per la prima volta nel 1831, in un periodo di intensa attività, e poco dopo pubblicò uno dei libri più affascinanti sul Vesuvio che siano mai stati stampati.
La mappa presenta la ricostruzione di Auldjo della storia del Vesuvio e dei percorsi delle colate laviche nelle principali eruzioni avvenute tra il 1631 e il 1831. Inoltre, mostra anche i sentieri per le escursioni, i luoghi di interesse storico e le città; nell'angolo in basso a destra è visibile Pompei.
- L’Elefante nella Stanza -
La “Dottrina della Periferia”: Israele sta tornando all'“alleanza delle minoranze”?
La “Dottrina della Periferia” - Torat Haperipheria - fu concepita a metà degli anni ‘50 da David Ben Gurion e dai suoi stretti consiglieri, in particolare Eliyahu Sasson, uno dei maggiori esperti della regione.
Questa dottrina sosteneva la necessità di alleanze strategiche con Paesi non arabi e filo-occidentali della regione, come la Turchia e l'Iran (sotto lo Scià) e si estendeva alle minoranze religiose ed etniche, come i drusi in Siria, i curdi iracheni e i maroniti in Libano.
Diversi sviluppi negli anni '70, in particolare il rovesciamento dello Scià nel 1979, portarono ad una grave battuta d'arresto di questa politica. Nel corso degli anni '80 e '90, quando Israele rimase bloccato in quello che divenne noto come il “pantano del Libano”, l'alleanza con le minoranze della regione non rispose più alle loro esigenze strategiche.
Rilanciare l’alleanza delle minoranze
Sembra che gli israeliani vogliano far riemergere vecchi piani da tempo sepolti… articolo integrale su Palestine Chronicle.
- L’Elefante nella Stanza -
Nel suo articolo pubblicato su Al Mayadeen, Leila Nicolas, esperta di relazioni internazionali presso l'Università Libanese, analizza il rinnovato interesse di Israele a stringere alleanze con le minoranze etniche in Medio Oriente, una strategia che affonda le sue radici nella “Dottrina della Periferia” sviluppata per la prima volta da David Ben Gurion.
La “Dottrina della Periferia” - Torat Haperipheria - fu concepita a metà degli anni ‘50 da David Ben Gurion e dai suoi stretti consiglieri, in particolare Eliyahu Sasson, uno dei maggiori esperti della regione.
Questa dottrina sosteneva la necessità di alleanze strategiche con Paesi non arabi e filo-occidentali della regione, come la Turchia e l'Iran (sotto lo Scià) e si estendeva alle minoranze religiose ed etniche, come i drusi in Siria, i curdi iracheni e i maroniti in Libano.
Queste alleanze aiutarono Israele a fronteggiare quella che Tel Aviv considerava l'ostilità araba e la posizione unitaria e aggressiva nei suoi confronti, affrontando al contempo il boicottaggio diplomatico ed economico imposto dalle nazioni arabe e mantenendo un equilibrio di potere contro l'ascesa del nazionalismo arabo - in particolare sotto il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser.
Diversi sviluppi negli anni '70, in particolare il rovesciamento dello Scià nel 1979, portarono ad una grave battuta d'arresto di questa politica. Nel corso degli anni '80 e '90, quando Israele rimase bloccato in quello che divenne noto come il “pantano del Libano”, l'alleanza con le minoranze della regione non rispose più alle loro esigenze strategiche.
Rilanciare l’alleanza delle minoranze
Un giorno dopo la caduta del regime siriano, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha inviato un messaggio ai drusi in Siria, dicendo: “Innanzitutto, tendiamo una mano di pace ai drusi della Siria, fratelli dei nostri fratelli drusi in Israele”.
Sembra che gli israeliani vogliano far riemergere vecchi piani da tempo sepolti… articolo integrale su Palestine Chronicle.
- L’Elefante nella Stanza -
Palestine Chronicle
The ‘Periphery Doctrine’: Is Israel Returning to the ‘Minorities Alliance’? – Analysis
Laila Nicola analyzes Israel's renewed interest in forging alliances with ethnic minorities in the Middle East.