Forwarded from Il Veritiero
Trump riaccende la lotta globale per gli Swing States
di Stefano Vernole
https://www.cese-m.eu/cesem/2025/02/con-trump-si-riaccende-la-lotta-globale-per-gli-swing-states/
di Stefano Vernole
https://www.cese-m.eu/cesem/2025/02/con-trump-si-riaccende-la-lotta-globale-per-gli-swing-states/
Centro Studi Eurasia e Mediterraneo
Con Trump si riaccende la lotta globale per gli Swing States - Centro Studi Eurasia e Mediterraneo
Un paio di anni fa, i principali think tank statunitensi individuarono nei cosiddetti Swing States il principale campo di battaglia geopolitico del XXI secolo tra i sostenitori del multipolarismo e i fautori dell’unipolarismo a stelle e strisce.
L'ex ministro della Difesa israeliano ammette: il 7 ottobre 2023 fu messa in atto la Direttiva Annibale - (clip)
Nel gennaio 2024, un'inchiesta del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth rivelò che intorno a mezzogiorno del 7 ottobre 2023 i comandi dell’esercito israeliano impartirono a tutte le unità di combattimento l’ordine di mettere in atto la Direttiva Annibale, una controversa procedura utilizzata dall’IDF per impedire la cattura di soldati israeliani da parte di forze nemiche.
L’ordine era quello di fermare “a tutti i costi” qualsiasi tentativo di Hamas di tornare a Gaza, anche se ciò comportava il rischio di mettere a repentaglio la vita degli ostaggi israeliani. Secondo Yedioth Ahronoth, 70 veicoli furono distrutti da elicotteri, carri armati o UAV per evitare che venissero condotti a Gaza, uccidendo tutti gli occupanti.
Qualche mese più tardi, a luglio, il quotidiano israeliano Haaretz riferì che l'ordine di “non far rientrare un solo veicolo a Gaza” era stato impartito alla Divisione Gaza dell'esercito israeliano alle 11:22 del 7 ottobre.
A confermare quanto avvenne nelle ore successive all’inizio dell’attacco di Hamas ci ha pensato, nel corso di un’intervista rilasciata lo scorso 6 febbraio al canale israeliano 12, la prima da quando è stato estromesso dall’esecutivo israeliano, l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant.
Alla domanda se fosse stato dato l'ordine di attuare la Direttiva Annibale, Gallant ha risposto: “Penso che, tatticamente, in alcune zone sia stato dato e in altre no, e questo è un problema”.
La direttiva - introdotta nel 1986 dopo che tre soldati della Brigata di fanteria "Givati" furono catturati dal gruppo libanese Hezbollah - autorizza sostanzialmente l'uso della forza necessaria per impedire il rapimento di soldati, anche a rischio della loro vita.
All’indomani del 7 ottobre, diverse testimonianze di civili e militari israeliani riferirono che le forze israeliane, in risposta all'attacco di Hamas, aprirono il fuoco in maniera indiscriminata uccidendo anche “i propri cittadini”.
- L’Elefante nella Stanza -
Nel gennaio 2024, un'inchiesta del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth rivelò che intorno a mezzogiorno del 7 ottobre 2023 i comandi dell’esercito israeliano impartirono a tutte le unità di combattimento l’ordine di mettere in atto la Direttiva Annibale, una controversa procedura utilizzata dall’IDF per impedire la cattura di soldati israeliani da parte di forze nemiche.
L’ordine era quello di fermare “a tutti i costi” qualsiasi tentativo di Hamas di tornare a Gaza, anche se ciò comportava il rischio di mettere a repentaglio la vita degli ostaggi israeliani. Secondo Yedioth Ahronoth, 70 veicoli furono distrutti da elicotteri, carri armati o UAV per evitare che venissero condotti a Gaza, uccidendo tutti gli occupanti.
Qualche mese più tardi, a luglio, il quotidiano israeliano Haaretz riferì che l'ordine di “non far rientrare un solo veicolo a Gaza” era stato impartito alla Divisione Gaza dell'esercito israeliano alle 11:22 del 7 ottobre.
A confermare quanto avvenne nelle ore successive all’inizio dell’attacco di Hamas ci ha pensato, nel corso di un’intervista rilasciata lo scorso 6 febbraio al canale israeliano 12, la prima da quando è stato estromesso dall’esecutivo israeliano, l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant.
Alla domanda se fosse stato dato l'ordine di attuare la Direttiva Annibale, Gallant ha risposto: “Penso che, tatticamente, in alcune zone sia stato dato e in altre no, e questo è un problema”.
La direttiva - introdotta nel 1986 dopo che tre soldati della Brigata di fanteria "Givati" furono catturati dal gruppo libanese Hezbollah - autorizza sostanzialmente l'uso della forza necessaria per impedire il rapimento di soldati, anche a rischio della loro vita.
All’indomani del 7 ottobre, diverse testimonianze di civili e militari israeliani riferirono che le forze israeliane, in risposta all'attacco di Hamas, aprirono il fuoco in maniera indiscriminata uccidendo anche “i propri cittadini”.
- L’Elefante nella Stanza -
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Defense minister confirms army orders to kill Israelis on 7 October
Israeli troops were ordered to shoot and kill captive Israeli civilians on 7 October 2023, Israel’s then defense minister admitted this week.
The order to carry out Israel’s so-called Hannibal Directive was issued “tactically” and “in various places” next…
The order to carry out Israel’s so-called Hannibal Directive was issued “tactically” and “in various places” next…
L'Inno di Mameli: tra liturgia politica e metafisica
Dana Lloyd Thomas
L’inno di Mameli, composto da Novaro nel 1847 con il testo di Goffredo Mameli, è tra i pochi brani risorgimentali aver superato la prova del tempo. In questa puntata faremo qualche considerazione dal punto di vista della liturgia politica, e della metafisica, rispetto al “genius” nazionale. La ritualità politica risorgimentale rispecchia due tendenze, quella monarchica e quella repubblicana. Nelle poesie di Mameli, si denota un forte orientamento mazziniano, con numerosi riferimenti al binomio Dio e Popolo. Motivo per cui il suo canto diventerà popolare in ambito repubblicano. In Mameli si evince l’afflato religioso nei confronti dell’Italia espresso da Mazzini, Carducci e tanti altri. Per costoro l’Italia con è un mero costrutto intellettuale ma una vera e propria forza vivente. La questione della natura dello spirito o “genius” dei popoli e delle nazioni veniva trattato già quindici secoli fa da Giuliano Imperatore e, nel Novecento, dall’esoterista austriaco Rudolf Steiner.
https://www.youtube.com/watch?v=ydOKSYzj9AU
Dana Lloyd Thomas
L’inno di Mameli, composto da Novaro nel 1847 con il testo di Goffredo Mameli, è tra i pochi brani risorgimentali aver superato la prova del tempo. In questa puntata faremo qualche considerazione dal punto di vista della liturgia politica, e della metafisica, rispetto al “genius” nazionale. La ritualità politica risorgimentale rispecchia due tendenze, quella monarchica e quella repubblicana. Nelle poesie di Mameli, si denota un forte orientamento mazziniano, con numerosi riferimenti al binomio Dio e Popolo. Motivo per cui il suo canto diventerà popolare in ambito repubblicano. In Mameli si evince l’afflato religioso nei confronti dell’Italia espresso da Mazzini, Carducci e tanti altri. Per costoro l’Italia con è un mero costrutto intellettuale ma una vera e propria forza vivente. La questione della natura dello spirito o “genius” dei popoli e delle nazioni veniva trattato già quindici secoli fa da Giuliano Imperatore e, nel Novecento, dall’esoterista austriaco Rudolf Steiner.
https://www.youtube.com/watch?v=ydOKSYzj9AU
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L'Inno di Mameli: tra liturgia politica e metafisica
L’inno di Mameli, composto da Novaro nel 1847 con il testo di Goffredo Mameli, è tra i pochi brani risorgimentali aver superato la prova del tempo. In questa puntata faremo qualche considerazione dal punto di vista della liturgia politica, e della metafisica…
Il danno del piano di Trump per Gaza è già stato fatto - +972 Magazine
Nel settembre 2020, verso la fine del suo primo mandato presidenziale, Donald Trump supervisionò la firma degli Accordi di Abramo tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein sul prato della Casa Bianca. Gli accordi, a cui nei mesi successivi avrebbero aderito anche Sudan e Marocco, furono presentati come “accordi di pace”, ma sarebbe stato più corretto definirli “accordi per emarginare il popolo palestinese”. Il loro obiettivo non era creare la pace - non c'era alcuna guerra tra questi Stati - ma piuttosto stabilire una nuova realtà regionale in cui la lotta di liberazione palestinese sarebbe stata marginalizzata e infine dimenticata.
I quattro anni e mezzo successivi sono stati i più sanguinosi nella storia del conflitto israelo-palestinese. Sei mesi dopo la firma degli accordi, le forze israeliane attaccarono i fedeli del Ramadan alla Moschea di Al-Aqsa e sgomberarono le famiglie palestinesi dal quartiere Sheikh Jarrah di Gerusalemme, scatenando una raffica di razzi di Hamas da Gaza e un'esplosione di violenza intercomunitaria tra ebrei (sostenuti da soldati e polizia israeliani) e palestinesi che coinvolse l'intero territorio tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano per la prima volta dal 1948. Il 2022 e il 2023 videro un numero record di palestinesi uccisi da soldati e coloni israeliani, oltre a un’impennata di attacchi contro gli israeliani. Poi è arrivato il 7 ottobre, la prova definitiva che cercare di mettere da parte la lotta palestinese è come ignorare uno spartitraffico: finisce con una collisione mortale.
Che Trump lo capisca o meno, il suo nuovo approccio dice essenzialmente: se non possiamo aggirare i palestinesi, espelliamoli. “Ho saputo che Gaza è stata molto sfortunata per loro”, ha detto in una conferenza stampa congiunta con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu all'inizio della scorsa settimana, aggiungendo che sarebbe quindi meglio se l'intera popolazione della Striscia si trasferisse in un “pezzo di terra buono, fresco e bello”.
Le possibilità che più di 2 milioni di palestinesi - la maggior parte dei quali rifugiati o discendenti di rifugiati della Nakba del 1948, che per 75 anni sono rimasti nei campi profughi di Gaza piuttosto che lasciare la loro patria - accettino di lasciarla sono prossime allo zero.
Le probabilità che Paesi come la Giordania o l'Egitto accettino anche solo una parte di quella popolazione sono altrettanto scarse, poiché una simile mossa potrebbe destabilizzare i loro regimi. E l'idea che gli Stati Uniti, dopo aver posto fine alle lunghe, costose e mortali occupazioni in Iraq e Afghanistan, siano ora disposti a “possedere” Gaza, a governarla e a svilupparla sembra altrettanto inverosimile.
Ma questo piano è peggiore della somma delle sue parti. Anche se non dovesse concretizzarsi, ha già avuto un forte impatto sul discorso politico ebraico-israeliano. Anzi, forse sarebbe più corretto dire che la proposta di Trump ha intercettato una profonda corrente sotterranea della società ebraico-israeliana… continua qui.
- L’Elefante nella Stanza -
Nel settembre 2020, verso la fine del suo primo mandato presidenziale, Donald Trump supervisionò la firma degli Accordi di Abramo tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein sul prato della Casa Bianca. Gli accordi, a cui nei mesi successivi avrebbero aderito anche Sudan e Marocco, furono presentati come “accordi di pace”, ma sarebbe stato più corretto definirli “accordi per emarginare il popolo palestinese”. Il loro obiettivo non era creare la pace - non c'era alcuna guerra tra questi Stati - ma piuttosto stabilire una nuova realtà regionale in cui la lotta di liberazione palestinese sarebbe stata marginalizzata e infine dimenticata.
I quattro anni e mezzo successivi sono stati i più sanguinosi nella storia del conflitto israelo-palestinese. Sei mesi dopo la firma degli accordi, le forze israeliane attaccarono i fedeli del Ramadan alla Moschea di Al-Aqsa e sgomberarono le famiglie palestinesi dal quartiere Sheikh Jarrah di Gerusalemme, scatenando una raffica di razzi di Hamas da Gaza e un'esplosione di violenza intercomunitaria tra ebrei (sostenuti da soldati e polizia israeliani) e palestinesi che coinvolse l'intero territorio tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano per la prima volta dal 1948. Il 2022 e il 2023 videro un numero record di palestinesi uccisi da soldati e coloni israeliani, oltre a un’impennata di attacchi contro gli israeliani. Poi è arrivato il 7 ottobre, la prova definitiva che cercare di mettere da parte la lotta palestinese è come ignorare uno spartitraffico: finisce con una collisione mortale.
Che Trump lo capisca o meno, il suo nuovo approccio dice essenzialmente: se non possiamo aggirare i palestinesi, espelliamoli. “Ho saputo che Gaza è stata molto sfortunata per loro”, ha detto in una conferenza stampa congiunta con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu all'inizio della scorsa settimana, aggiungendo che sarebbe quindi meglio se l'intera popolazione della Striscia si trasferisse in un “pezzo di terra buono, fresco e bello”.
Le possibilità che più di 2 milioni di palestinesi - la maggior parte dei quali rifugiati o discendenti di rifugiati della Nakba del 1948, che per 75 anni sono rimasti nei campi profughi di Gaza piuttosto che lasciare la loro patria - accettino di lasciarla sono prossime allo zero.
Le probabilità che Paesi come la Giordania o l'Egitto accettino anche solo una parte di quella popolazione sono altrettanto scarse, poiché una simile mossa potrebbe destabilizzare i loro regimi. E l'idea che gli Stati Uniti, dopo aver posto fine alle lunghe, costose e mortali occupazioni in Iraq e Afghanistan, siano ora disposti a “possedere” Gaza, a governarla e a svilupparla sembra altrettanto inverosimile.
Ma questo piano è peggiore della somma delle sue parti. Anche se non dovesse concretizzarsi, ha già avuto un forte impatto sul discorso politico ebraico-israeliano. Anzi, forse sarebbe più corretto dire che la proposta di Trump ha intercettato una profonda corrente sotterranea della società ebraico-israeliana… continua qui.
- L’Elefante nella Stanza -
+972 Magazine
The damage of Trump’s Gaza plan has already been done
The proposal to cleanse Gaza tapped into a deep undercurrent in Israeli society — endangering any chance for a peaceful future in the region.
Ethnobotanica - Introduzione
In questo video di apertura della rubrica 'Ethnobotanica' presentiamo i fondamenti, i principi e i metodi di questa scienza interdisciplinare al confine fra etnologia, antropologia culturale, botanica, fitoterapia, farmacologia, storia delle religioni e della magia.
Daniele Palmieri ci guida in questo percorso che sarà incentrato in particolare sulla conoscenza delle "piante sacre" in particolare dell'area europea e mediterranea, alla riscoperta - attraverso una lente moderna - di una parte fondamentale della nostra storia.
https://m.youtube.com/watch?v=4F2LTcDcfdQ
In questo video di apertura della rubrica 'Ethnobotanica' presentiamo i fondamenti, i principi e i metodi di questa scienza interdisciplinare al confine fra etnologia, antropologia culturale, botanica, fitoterapia, farmacologia, storia delle religioni e della magia.
Daniele Palmieri ci guida in questo percorso che sarà incentrato in particolare sulla conoscenza delle "piante sacre" in particolare dell'area europea e mediterranea, alla riscoperta - attraverso una lente moderna - di una parte fondamentale della nostra storia.
https://m.youtube.com/watch?v=4F2LTcDcfdQ
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Ethnobotanica Nr. 1 - Introduzione
In questo video di apertura della rubrica 'Ethnobotanica' presentiamo i fondamenti, i principi e i metodi di questa scienza interdisciplinare al confine fra etnologia, antropologia culturale, botanica, fitoterapia, farmacologia, storia delle religioni e della…
La sconcertante carneficina ecologica provocata dalle turbine eoliche - The Daily Sceptic
Continuano a crescere le prove che le turbine eoliche onshore stanno causando una grave carneficina ecologica, con una sempre più preoccupante attenzione alla perdita di un'enorme quantità di insetti. Per ovvie ragioni politiche Net Zero, la decimazione degli insetti non è un'area di ricerca ben finanziata, ma uno studio condotto in Germania nel 2016 ha stimato una perdita di 1.200 tonnellate all'anno in tutto il Paese. Recentemente, l'Heartland Institute ha stimato che la perdita annuale di insetti in tutto il mondo si aggira intorno ai 13.640.000.000.000 (13,64 quadrilioni), dati che, come si può notare, non sono aggiornati da quasi un decennio. Altri lavori scientifici hanno riportato che gli insetti volanti distrutti includono api, cervi volanti e farfalle. Curiosamente, le molte istituzioni che apparentemente si occupano di fauna selvatica tacciono sulla strage.
Lo studio tedesco ha stimato in 40 milioni le perdite di insetti per turbina durante la stagione di crescita delle piante. Commentando i risultati, il Professor Christian Voigt, matematico ed ecologo evolutivo, ha ritenuto necessario valutare se queste perdite si aggiungono al declino delle popolazioni di insetti, “e potenzialmente all'estinzione delle specie”. In un articolo del 2022, Voigt ha riferito che le turbine possono modificare il microclima circostante, mentre il rumore delle vibrazioni può ridurre l'abbondanza di lombrichi con probabili effetti a cascata sulla qualità del suolo e sulla vegetazione. Inoltre, ha rilevato che gli impianti di turbine eoliche hanno provocato lo spostamento di uccelli nidificanti e svernanti.
La perdita di insetti è particolarmente disastrosa in quanto sono decompositori, impollinatori di colture e rappresentano una componente fondamentale dell'intera catena alimentare. Nell'aprile del 2023, la Royal Entomological Society ha accolto l'opportunità di rispondere a un dipartimento del governo britannico sul tema del declino degli insetti e della sicurezza alimentare. C'era molto da dire sul cambiamento climatico, ovviamente, e alcune osservazioni interessanti sull’andamento altalenante delle popolazioni di insetti, ma non una parola sul declino di vaste aree di campagna causate dalle turbine eoliche… articolo integrale qui.
- L’Elefante nella Stanza -
Continuano a crescere le prove che le turbine eoliche onshore stanno causando una grave carneficina ecologica, con una sempre più preoccupante attenzione alla perdita di un'enorme quantità di insetti. Per ovvie ragioni politiche Net Zero, la decimazione degli insetti non è un'area di ricerca ben finanziata, ma uno studio condotto in Germania nel 2016 ha stimato una perdita di 1.200 tonnellate all'anno in tutto il Paese. Recentemente, l'Heartland Institute ha stimato che la perdita annuale di insetti in tutto il mondo si aggira intorno ai 13.640.000.000.000 (13,64 quadrilioni), dati che, come si può notare, non sono aggiornati da quasi un decennio. Altri lavori scientifici hanno riportato che gli insetti volanti distrutti includono api, cervi volanti e farfalle. Curiosamente, le molte istituzioni che apparentemente si occupano di fauna selvatica tacciono sulla strage.
Lo studio tedesco ha stimato in 40 milioni le perdite di insetti per turbina durante la stagione di crescita delle piante. Commentando i risultati, il Professor Christian Voigt, matematico ed ecologo evolutivo, ha ritenuto necessario valutare se queste perdite si aggiungono al declino delle popolazioni di insetti, “e potenzialmente all'estinzione delle specie”. In un articolo del 2022, Voigt ha riferito che le turbine possono modificare il microclima circostante, mentre il rumore delle vibrazioni può ridurre l'abbondanza di lombrichi con probabili effetti a cascata sulla qualità del suolo e sulla vegetazione. Inoltre, ha rilevato che gli impianti di turbine eoliche hanno provocato lo spostamento di uccelli nidificanti e svernanti.
La perdita di insetti è particolarmente disastrosa in quanto sono decompositori, impollinatori di colture e rappresentano una componente fondamentale dell'intera catena alimentare. Nell'aprile del 2023, la Royal Entomological Society ha accolto l'opportunità di rispondere a un dipartimento del governo britannico sul tema del declino degli insetti e della sicurezza alimentare. C'era molto da dire sul cambiamento climatico, ovviamente, e alcune osservazioni interessanti sull’andamento altalenante delle popolazioni di insetti, ma non una parola sul declino di vaste aree di campagna causate dalle turbine eoliche… articolo integrale qui.
- L’Elefante nella Stanza -
The Daily Sceptic
The Devastating Ecological Carnage Wrought by Wind Turbines – The Daily Sceptic
Evidence continues to grow that onshore wind turbines are causing heavy ecological carnage, with increasing concern focused on the removal of a vast tonnage of insect life, says Chris Morrison.
Riscoprire Guiengola: una città zapoteca perduta nel sud del Messico
Grazie all'uso della tecnologia LiDAR, che consente agli archeologi di penetrare la vegetazione presente nell’area oggetto di indagine, il ricercatore della McGill University Pedro Guillermo Ramón Celis ha scoperto che Guiengola, un sito zapoteco del XV secolo nel sud di Oaxaca, ritenuto in precedenza un semplice avamposto militare, era in realtà una vasta città fortificata. L’analisi ha mostrato che la città si estendeva su oltre 360 ettari, con oltre 1.100 edifici, quattro chilometri di mura, una rete stradale ben sviluppata e un impianto urbanistico organizzato con templi e spazi comuni; le élite e la popolazione comune vivevano in quartieri distinti. Secondo le indagini, la città fu abbandonata poco prima dell'arrivo degli spagnoli e gli abitanti si trasferirono a Tehuantepec, una piccola città dove i loro discendenti vivono tuttora... continua qui.
- L’Elefante nella Stanza -
Grazie all'uso della tecnologia LiDAR, che consente agli archeologi di penetrare la vegetazione presente nell’area oggetto di indagine, il ricercatore della McGill University Pedro Guillermo Ramón Celis ha scoperto che Guiengola, un sito zapoteco del XV secolo nel sud di Oaxaca, ritenuto in precedenza un semplice avamposto militare, era in realtà una vasta città fortificata. L’analisi ha mostrato che la città si estendeva su oltre 360 ettari, con oltre 1.100 edifici, quattro chilometri di mura, una rete stradale ben sviluppata e un impianto urbanistico organizzato con templi e spazi comuni; le élite e la popolazione comune vivevano in quartieri distinti. Secondo le indagini, la città fu abbandonata poco prima dell'arrivo degli spagnoli e gli abitanti si trasferirono a Tehuantepec, una piccola città dove i loro discendenti vivono tuttora... continua qui.
- L’Elefante nella Stanza -
Forwarded from Il Veritiero
🇪🇷 In Eritrea, l'antica città perduta di Adulis si sta lentamente riprendendo. Sono in corso ampi scavi da parte del team di ricerca e gestione archeologica del Progetto Adulis. Il team è composto da esperti provenienti da università globali e locali.
Secondo i dati raccolti da questa scoperta archeologica, gli storici sono ora giunti alla conclusione che Adulis fu la prima e più vitale per l'antica civiltà sulla costa del Mar Rosso e dell'Africa orientale.
Adulis (greco: Ἄδουλις) era un'antica città lungo il Mar Rosso nel Golfo di Zula, a circa 40 chilometri (25 miglia) a sud di Massaua. Le sue rovine si trovano all'interno della moderna città eritrea di Zula. Era vicino alla Grecia e all'Impero bizantino, con i suoi beni di lusso e le rotte commerciali.
La sua ubicazione può essere inclusa nell'area nota agli antichi egizi come Terra di Punt, forse coincidente con la località di Wddt, ricordata nell'elenco geografico della XVIII dinastia egizia.
Secondo i dati raccolti da questa scoperta archeologica, gli storici sono ora giunti alla conclusione che Adulis fu la prima e più vitale per l'antica civiltà sulla costa del Mar Rosso e dell'Africa orientale.
Adulis (greco: Ἄδουλις) era un'antica città lungo il Mar Rosso nel Golfo di Zula, a circa 40 chilometri (25 miglia) a sud di Massaua. Le sue rovine si trovano all'interno della moderna città eritrea di Zula. Era vicino alla Grecia e all'Impero bizantino, con i suoi beni di lusso e le rotte commerciali.
La sua ubicazione può essere inclusa nell'area nota agli antichi egizi come Terra di Punt, forse coincidente con la località di Wddt, ricordata nell'elenco geografico della XVIII dinastia egizia.
Dentro il movimento israeliano per ricolonizzare Gaza — +972 Magazine
Sfruttando la guerra di Gaza, il movimento Nachala - guidato da Daniella Weiss - ha spinto per rimediare a quella che considera “l'ingiustizia storica” del disimpegno israeliano del 2005. Se il cessate il fuoco vacilla, il gruppo è pronto a colpire - con pochi ostacoli.
Negli anni 2000 - tre decenni dopo l'occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza - la Striscia ospitava quasi 9.000 coloni israeliani che vivevano in 21 insediamenti. Diciassette si trovavano in un'area che gli israeliani chiamavano Gush Katif, sulla costa meridionale di Gaza, che di fatto impediva ai palestinesi delle città di Khan Younis e Rafah l'accesso al Mar Mediterraneo. Molti dei coloni che si insediarono a Gaza provenivano dalle fazioni ideologicamente più estreme del movimento religioso-sionista, in quanto devoti credenti nella visione messianica di una presenza fisica ebraica in ogni centimetro della terra biblica di Israele.
Quando nel 2005 Israele ritirò unilateralmente tutti i coloni ebrei da Gaza - quello che gli israeliani chiamano “il disimpegno” - il Primo Ministro Ariel Sharon sottolineò alla comunità internazionale che sperava che la mossa dimostrasse che il Paese era seriamente intenzionato a fare il tipo di compromessi territoriali necessari per raggiungere un eventuale accordo di pace con i palestinesi.
Per l'opinione pubblica israeliana, Sharon sosteneva che questi specifici insediamenti avevano poco senso strategico; Gaza non ospitava siti antichi di grande rilevanza religiosa e la difesa degli insediamenti richiedeva troppi sacrifici umani. Ma, privatamente, Sharon e i suoi consiglieri avevano un obiettivo diverso: mettere da parte la possibile creazione di uno Stato palestinese separando i destini della Cisgiordania e di Gaza. “Il significato del piano di disimpegno è il congelamento del processo di pace”, affermò notoriamente Dov Weisglass, consigliere di Sharon. “Il disimpegno è in realtà formaldeide”.
Tuttavia, per i membri della destra religiosa-nazionalista di Israele, qualsiasi ritiro territoriale era inaccettabile. Dal 2005, essi considerano il disimpegno come un’“ingiustizia storica” che deve essere rettificata.
Con l'inizio dell'invasione di terra di Gaza alla fine di ottobre 2023, i sionisti religiosi estremisti di Israele hanno visto un'opportunità. I soldati di destra hanno iniziato a caricare video in cui giuravano di tornare a Gush Katif e di reinsediare Gaza. Tra le macerie, hanno piantato la bandiera arancione divenuta simbolo del movimento anti-disimpegno, hanno srotolato striscioni che proclamavano i futuri siti dei nuovi insediamenti e hanno inchiodato le mezuzah agli stipiti delle porte delle case palestinesi in rovina.
Mentre gran parte di Israele ha trascorso i mesi successivi al 7 ottobre come in lutto, la leadership del movimento dei coloni è entrata in uno stato di attesa quasi estatico che è cresciuto col tempo. “Dal mio punto di vista”, ha osservato in estate Orit Strook, ministro delle Missioni Nazionali nel governo Netanyahu VI e membro della Knesset per il Partito Sionista Religioso, “questa è stata un’epoca di miracoli”… articolo integrale qui.
- L’Elefante nella Stanza -
Sfruttando la guerra di Gaza, il movimento Nachala - guidato da Daniella Weiss - ha spinto per rimediare a quella che considera “l'ingiustizia storica” del disimpegno israeliano del 2005. Se il cessate il fuoco vacilla, il gruppo è pronto a colpire - con pochi ostacoli.
Negli anni 2000 - tre decenni dopo l'occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza - la Striscia ospitava quasi 9.000 coloni israeliani che vivevano in 21 insediamenti. Diciassette si trovavano in un'area che gli israeliani chiamavano Gush Katif, sulla costa meridionale di Gaza, che di fatto impediva ai palestinesi delle città di Khan Younis e Rafah l'accesso al Mar Mediterraneo. Molti dei coloni che si insediarono a Gaza provenivano dalle fazioni ideologicamente più estreme del movimento religioso-sionista, in quanto devoti credenti nella visione messianica di una presenza fisica ebraica in ogni centimetro della terra biblica di Israele.
Quando nel 2005 Israele ritirò unilateralmente tutti i coloni ebrei da Gaza - quello che gli israeliani chiamano “il disimpegno” - il Primo Ministro Ariel Sharon sottolineò alla comunità internazionale che sperava che la mossa dimostrasse che il Paese era seriamente intenzionato a fare il tipo di compromessi territoriali necessari per raggiungere un eventuale accordo di pace con i palestinesi.
Per l'opinione pubblica israeliana, Sharon sosteneva che questi specifici insediamenti avevano poco senso strategico; Gaza non ospitava siti antichi di grande rilevanza religiosa e la difesa degli insediamenti richiedeva troppi sacrifici umani. Ma, privatamente, Sharon e i suoi consiglieri avevano un obiettivo diverso: mettere da parte la possibile creazione di uno Stato palestinese separando i destini della Cisgiordania e di Gaza. “Il significato del piano di disimpegno è il congelamento del processo di pace”, affermò notoriamente Dov Weisglass, consigliere di Sharon. “Il disimpegno è in realtà formaldeide”.
Tuttavia, per i membri della destra religiosa-nazionalista di Israele, qualsiasi ritiro territoriale era inaccettabile. Dal 2005, essi considerano il disimpegno come un’“ingiustizia storica” che deve essere rettificata.
Con l'inizio dell'invasione di terra di Gaza alla fine di ottobre 2023, i sionisti religiosi estremisti di Israele hanno visto un'opportunità. I soldati di destra hanno iniziato a caricare video in cui giuravano di tornare a Gush Katif e di reinsediare Gaza. Tra le macerie, hanno piantato la bandiera arancione divenuta simbolo del movimento anti-disimpegno, hanno srotolato striscioni che proclamavano i futuri siti dei nuovi insediamenti e hanno inchiodato le mezuzah agli stipiti delle porte delle case palestinesi in rovina.
Mentre gran parte di Israele ha trascorso i mesi successivi al 7 ottobre come in lutto, la leadership del movimento dei coloni è entrata in uno stato di attesa quasi estatico che è cresciuto col tempo. “Dal mio punto di vista”, ha osservato in estate Orit Strook, ministro delle Missioni Nazionali nel governo Netanyahu VI e membro della Knesset per il Partito Sionista Religioso, “questa è stata un’epoca di miracoli”… articolo integrale qui.
- L’Elefante nella Stanza -
+972 Magazine
Inside the Israeli movement to recolonize Gaza
Nachala has long sought to undo the 'historical injustice' of Israel’s 2005 withdrawal. If the ceasefire fails, they are ready to pounce.
Biocarburanti: l’imbroglio dell'energia verde che provoca danni all'ambiente e l'aumento dei costi alimentari
I combustibili fossili hanno permesso all'umanità di conoscere un'enorme prosperità e sviluppo tecnologico. La nostra civiltà si basa su un'energia accessibile proveniente da petrolio, gas naturale e carbone.
Tuttavia, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite ha affermato, senza prove, che il rilascio di anidride carbonica dalla combustione di combustibili fossili ha causato l'aumento della temperatura media della Terra.
Le Nazioni Unite hanno elencato diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile per il futuro della Terra, che vogliono raggiungere entro il 2030.
Nell'obiettivo n. 7, “energia accessibile e pulita”, si vuole sostituire i combustibili fossili con le “energie rinnovabili”: energia solare ed eolica e biocarburanti, che secondo le Nazioni Unite “sono accessibili, a buon mercato, affidabili e sostenibili dal punto di vista ambientale”.
Il 20% di tutte le “energie rinnovabili” attualmente utilizzate sono biocarburanti. Ma i biocarburanti sono davvero “convenienti e puliti” come si sostiene?
Un tipo di biocarburante, l'etanolo o alcol etilico, lo stesso che si trova nelle bevande alcoliche, si ottiene dal mais o dallo zucchero di canna. L'etanolo viene mescolato alla benzina in una miscela del 10% o del 15%.
Negli anni '70, i Paesi dell'OPEC (Organization of Petroleum Exporting Countries) tagliarono le esportazioni di petrolio per aumentarne il prezzo, creando una carenza di carburante e una falsa crisi energetica.
A causa della carenza di carburante, il prezzo della benzina salì alle stelle e la gente fu costretta a fare lunghe file alle pompe di benzina. Questo evento spinse i governi a rivolgere il loro interesse verso i biocarburanti.
Negli Stati Uniti, un gruppo di democratici guidati dal deputato Henry Waxman strinse un accordo con la lobby del mais - agroalimentare.
In cambio del sostegno finanziario di quest'ultima alle loro campagne politiche, misero a punto un mandato che prevedeva la miscelazione di etanolo derivato dal mais con la benzina, come emendamento al Clean Air Act del 1990.
Ma si sbagliavano completamente. Il petrolio non scarseggia. Attualmente esistono circa 65.000 giacimenti di petrolio conosciuti, molti dei quali sono enormi. Oltre 900 di questi giacimenti contengono almeno cinquecento milioni di barili ciascuno.
Finora è stato utilizzato solo l'8% delle riserve mondiali conosciute. Sono stati trovati anche vasti giacimenti di gas naturale.
I responsabili delle politiche governative devono essere ormai consapevoli che il petrolio e il gas naturale non mancano. Ma questa consapevolezza non ha impedito loro di continuare a imporre l'uso dell'etanolo nella benzina.
Nel 2021 sono stati prodotti quindici miliardi di litri di etanolo solo negli Stati Uniti. È sorprendente che il 45% di tutto il mais coltivato negli Stati Uniti venga utilizzato per produrre etanolo.
Per produrre etanolo, sono stati dissodati per la prima volta milioni di acri di praterie incontaminate e di zone umide.
E questo si aggiunge ai cinque milioni di acri di terreni agricoli messi a riposo per la conservazione - più dei parchi nazionali di Yellowstone, Everglades e Yosemite messi insieme - che sono andati persi durante l'amministrazione Obama.
La conversione dei terreni avviene spesso in aree ecologicamente sensibili, con conseguente perdita di habitat e danni alla fauna selvatica.
L'aumento dell'uso di fertilizzanti a base di nitrati nella coltivazione di queste colture ha causato un enorme deflusso di nitrati nelle acque, contaminando le riserve idriche. La bonifica di queste acque è diventata molto costosa.
E l'etanolo non è nemmeno un buon carburante… continua Climate Change Dispatch.
- L’Elefante nella Stanza -
I combustibili fossili hanno permesso all'umanità di conoscere un'enorme prosperità e sviluppo tecnologico. La nostra civiltà si basa su un'energia accessibile proveniente da petrolio, gas naturale e carbone.
Tuttavia, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite ha affermato, senza prove, che il rilascio di anidride carbonica dalla combustione di combustibili fossili ha causato l'aumento della temperatura media della Terra.
Le Nazioni Unite hanno elencato diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile per il futuro della Terra, che vogliono raggiungere entro il 2030.
Nell'obiettivo n. 7, “energia accessibile e pulita”, si vuole sostituire i combustibili fossili con le “energie rinnovabili”: energia solare ed eolica e biocarburanti, che secondo le Nazioni Unite “sono accessibili, a buon mercato, affidabili e sostenibili dal punto di vista ambientale”.
Il 20% di tutte le “energie rinnovabili” attualmente utilizzate sono biocarburanti. Ma i biocarburanti sono davvero “convenienti e puliti” come si sostiene?
Un tipo di biocarburante, l'etanolo o alcol etilico, lo stesso che si trova nelle bevande alcoliche, si ottiene dal mais o dallo zucchero di canna. L'etanolo viene mescolato alla benzina in una miscela del 10% o del 15%.
Negli anni '70, i Paesi dell'OPEC (Organization of Petroleum Exporting Countries) tagliarono le esportazioni di petrolio per aumentarne il prezzo, creando una carenza di carburante e una falsa crisi energetica.
A causa della carenza di carburante, il prezzo della benzina salì alle stelle e la gente fu costretta a fare lunghe file alle pompe di benzina. Questo evento spinse i governi a rivolgere il loro interesse verso i biocarburanti.
Negli Stati Uniti, un gruppo di democratici guidati dal deputato Henry Waxman strinse un accordo con la lobby del mais - agroalimentare.
In cambio del sostegno finanziario di quest'ultima alle loro campagne politiche, misero a punto un mandato che prevedeva la miscelazione di etanolo derivato dal mais con la benzina, come emendamento al Clean Air Act del 1990.
Ma si sbagliavano completamente. Il petrolio non scarseggia. Attualmente esistono circa 65.000 giacimenti di petrolio conosciuti, molti dei quali sono enormi. Oltre 900 di questi giacimenti contengono almeno cinquecento milioni di barili ciascuno.
Finora è stato utilizzato solo l'8% delle riserve mondiali conosciute. Sono stati trovati anche vasti giacimenti di gas naturale.
I responsabili delle politiche governative devono essere ormai consapevoli che il petrolio e il gas naturale non mancano. Ma questa consapevolezza non ha impedito loro di continuare a imporre l'uso dell'etanolo nella benzina.
Nel 2021 sono stati prodotti quindici miliardi di litri di etanolo solo negli Stati Uniti. È sorprendente che il 45% di tutto il mais coltivato negli Stati Uniti venga utilizzato per produrre etanolo.
Per produrre etanolo, sono stati dissodati per la prima volta milioni di acri di praterie incontaminate e di zone umide.
E questo si aggiunge ai cinque milioni di acri di terreni agricoli messi a riposo per la conservazione - più dei parchi nazionali di Yellowstone, Everglades e Yosemite messi insieme - che sono andati persi durante l'amministrazione Obama.
La conversione dei terreni avviene spesso in aree ecologicamente sensibili, con conseguente perdita di habitat e danni alla fauna selvatica.
L'aumento dell'uso di fertilizzanti a base di nitrati nella coltivazione di queste colture ha causato un enorme deflusso di nitrati nelle acque, contaminando le riserve idriche. La bonifica di queste acque è diventata molto costosa.
E l'etanolo non è nemmeno un buon carburante… continua Climate Change Dispatch.
- L’Elefante nella Stanza -
Climate Change Dispatch
Biofuels: The Green Energy Hoax Driving Environmental Damage And Rising Food Costs
Biofuels, despite claims of sustainability, cause food inflation, environmental harm, and energy inefficiency, raising concerns over their true impact.
Londra, l'oro se ne va. La fine di un mito
Dana Lloyd Thomas
In precedenza abbiamo illustrato il sistema della manipolazione dei prezzi dell'oro e in particolare dell’argento attraverso il mercato dei derivati COMEX. In un anno le quotazioni dell’oro e dell’argento rispetto all’euro sono aumentate rispettivamente del 51 per cento e del 49 per cento; in altri termini, in un anno l’euro si è svalutato rispetto all’oro del 32 per cento. Nell’ultimo anno si è verificata un’inversione di tendenza con sempre maggiori liquidazioni dei contratti COMEX in cambio della consegna del metallo fisico. E, non essendo sufficienti gli inventari a New York per effettuare tali consegne, il COMEX aveva demandato a Londra queste consegne. Ma Dal novembre del 2024 è iniziato invece una inversione del flusso dei metalli, non più verso Londra ma da Londra verso New York, così che a fine gennaio 2025 si sono avute ingenti richieste di oro all’ingrosso – si parla di tonnellate – sulla sponda americana dell’Atlantico. Praticamente, i forzieri della Bank of England si stanno svuotando.
Valutiamo qualche ipotesi di motivazione per questo fenomeno e i prossimi esiti della vicenda.
https://www.youtube.com/watch?v=M2OsVAkr6aI
Nelle puntate precedenti:
▪️Tutto l'argento della Cina (e dell'India) prima parte - seconda parte
Dana Lloyd Thomas
In precedenza abbiamo illustrato il sistema della manipolazione dei prezzi dell'oro e in particolare dell’argento attraverso il mercato dei derivati COMEX. In un anno le quotazioni dell’oro e dell’argento rispetto all’euro sono aumentate rispettivamente del 51 per cento e del 49 per cento; in altri termini, in un anno l’euro si è svalutato rispetto all’oro del 32 per cento. Nell’ultimo anno si è verificata un’inversione di tendenza con sempre maggiori liquidazioni dei contratti COMEX in cambio della consegna del metallo fisico. E, non essendo sufficienti gli inventari a New York per effettuare tali consegne, il COMEX aveva demandato a Londra queste consegne. Ma Dal novembre del 2024 è iniziato invece una inversione del flusso dei metalli, non più verso Londra ma da Londra verso New York, così che a fine gennaio 2025 si sono avute ingenti richieste di oro all’ingrosso – si parla di tonnellate – sulla sponda americana dell’Atlantico. Praticamente, i forzieri della Bank of England si stanno svuotando.
Valutiamo qualche ipotesi di motivazione per questo fenomeno e i prossimi esiti della vicenda.
https://www.youtube.com/watch?v=M2OsVAkr6aI
Nelle puntate precedenti:
▪️Tutto l'argento della Cina (e dell'India) prima parte - seconda parte
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Londra, l'oro se ne va. La fine di un mito
In precedenza abbiamo illustrato il sistema della manipolazione dei prezzi dell'oro e e in particolare dell’argento attraverso il mercato dei derivati COMEX. In un anno le quotazioni dell’oro e dell’argento rispetto all’euro sono aumentate rispettivamente…
Forwarded from Idee&Azione
IL MEDIO ORIENTE E IL GIOCO CON I "GRANDI"
Un proverbio turco dice che “quando un pagliaccio si trasferisce a palazzo, non diventa un re, ma il palazzo si trasforma in un circo”. Questo è lo stato del resto del mondo, in particolare dei leader e dei popoli del Medio Oriente, che assistono alle acrobazie di Donald Trump dall'interno della Casa Bianca. Tutti sono rimasti scioccati dal modo in cui gli Stati Uniti hanno rapidamente rimescolato i dossier e ridisegnato i confini dei paesi, dall'Europa al Medio Oriente.
(di Mohamed Sabreen)
#ideeazione
https://telegra.ph/Il-Medio-Oriente-e-il-gioco-con-i-grandi-02-18
Un proverbio turco dice che “quando un pagliaccio si trasferisce a palazzo, non diventa un re, ma il palazzo si trasforma in un circo”. Questo è lo stato del resto del mondo, in particolare dei leader e dei popoli del Medio Oriente, che assistono alle acrobazie di Donald Trump dall'interno della Casa Bianca. Tutti sono rimasti scioccati dal modo in cui gli Stati Uniti hanno rapidamente rimescolato i dossier e ridisegnato i confini dei paesi, dall'Europa al Medio Oriente.
(di Mohamed Sabreen)
#ideeazione
https://telegra.ph/Il-Medio-Oriente-e-il-gioco-con-i-grandi-02-18
Forwarded from Il Veritiero
Piuttosto fuori luogo le parole di Donald J. Trump che attribuisce a Zelensky la responsabilità (o parte di essa) del conflitto in Ucraina. In realtà, Zelensky si è limitato ad eseguire ordini che gli venivano impartiti da Washington - i vertici UE si sono semplicemente accodati al padrone - e Londra (compreso quello di far fallire dei negoziati che probabilmente avrebbero consentito a Kiev di mantenere sovranità formale sull'est del Paese, non sulla Crimea sicuramente). A questo riguardo, mi preme ricordare che nel momento in cui lo stesso Zelensky venne eletto, nel 2019, era Presidente proprio Trump (primo mandato). È cosa indubbia che non vi sia mai stata un grande affinità tra i due. Tuttavia, il Dipartimento di Stato USA, tramite l'Ukraine Crisis Media Center (ONG finanziata da NATO ed ambasciata statunitense a Kiev, tra gli altri), subito dopo l'elezione di Zelensky, rilasciò un comunicato in cui venivano letteralmente dettate le linee di politica estera e interna al nuovo Presidente ucraino (assai difficile che Trump non ne fosse a conoscenza). Tra queste si "imponeva" di non negoziare direttamente con Mosca; si "imponeva" di non modificare le leggi discriminatorie attuate da Petro Poroshenko contro le minoranze etnico-linguistiche in Ucraina; e si "richiedeva" che lo stesso Poroshenko (lui sì, in più che buoni rapporti con Trump) non venisse sottoposto a processo per corruzione.
Inoltre, non dimentichiamoci che, nel corso della prima amministrazione Trump, è pure arrivato il riconoscimento di autocefalia all'autoproclamato patriarcato di Kiev da parte di Costantinopoli dietro lauti finanziamenti USA e pressanti spinte proprio di Poroshenko (cosa che ha portato allo scisma ortodosso tra Costantinopoli e Mosca).
Senza considerare che l'aumento delle truppe USA nell'Europa orientale e nei Paesi baltici (sebbene oggi si preveda una loro riduzione) è iniziato proprio a cavallo tra l'ultima amministrazione Obama ed i primi mesi del precedente mandato trumpista (durante il quale gli USA hanno pure abbandonato il Trattato INF).
Capisco che sparare a zero sul "povero" Zelensky adesso faccia comodo (ricorda molto il bullo che prende di mira il più debole della classe), ma le responsabilità della tragedia ucraina sono da attribuire in primo luogo alle ultime tre amministrazioni statunitensi.
Daniele Perra
https://t.me/ilVeritiero
Inoltre, non dimentichiamoci che, nel corso della prima amministrazione Trump, è pure arrivato il riconoscimento di autocefalia all'autoproclamato patriarcato di Kiev da parte di Costantinopoli dietro lauti finanziamenti USA e pressanti spinte proprio di Poroshenko (cosa che ha portato allo scisma ortodosso tra Costantinopoli e Mosca).
Senza considerare che l'aumento delle truppe USA nell'Europa orientale e nei Paesi baltici (sebbene oggi si preveda una loro riduzione) è iniziato proprio a cavallo tra l'ultima amministrazione Obama ed i primi mesi del precedente mandato trumpista (durante il quale gli USA hanno pure abbandonato il Trattato INF).
Capisco che sparare a zero sul "povero" Zelensky adesso faccia comodo (ricorda molto il bullo che prende di mira il più debole della classe), ma le responsabilità della tragedia ucraina sono da attribuire in primo luogo alle ultime tre amministrazioni statunitensi.
Daniele Perra
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https://youtube.com/@IlVeritiero4510
Analisi non-convenzionali, esoterismo e metapolitica
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Mi sembra giunto il momento di rivedere la questione del bombardamento delle città tedesche al solo scopo di seminare terrore, sebbene con altri pretesti… La distruzione di Dresda rimane un serio interrogativo sulla condotta dei bombardamenti alleati [W. Churchill, 28 marzo 1945].
Il 13 febbraio 1945, 244 quadrimotori Lancaster della Royal Air Force decollarono dall'Inghilterra. Essi costituivano la prima ondata di bombardieri. Il secondo gruppo di bombardieri (529) decollò tre ore più tardi. Obiettivo: Dresda. La città, che nel 1939 aveva una popolazione di 642.000 abitanti, all’inizio del 1945 ospitava, secondo le stime, 1,2 milioni di persone tra residenti, rifugiati e prigionieri di guerra. Quella notte furono sganciate 2.700 tonnellate di bombe. Nella giornata del 14 febbraio fu la volta dell’aviazione statunitense. In totale, quasi 4.000 tonnellate di bombe si riversarono su Dresda. La tempesta di fuoco spazzò via la “Firenze sull'Elba” e costò la vita ad un numero impressionante di civili.
A Miami un ebreo ha scambiato due turisti israeliani per palestinesi, e gli ha sparato
https://www.dire.it/18-02-2025/1125202-a-miami-un-ebreo-ha-scambiato-due-turisti-israeliani-per-palestinesi-e-gli-ha-sparato/
📖Leggi anche: Quando un ebreo colpito da un altro ebreo grida “morte agli arabi!”.
https://www.dire.it/18-02-2025/1125202-a-miami-un-ebreo-ha-scambiato-due-turisti-israeliani-per-palestinesi-e-gli-ha-sparato/
📖Leggi anche: Quando un ebreo colpito da un altro ebreo grida “morte agli arabi!”.
Agenzia Dire
A Miami un ebreo ha scambiato due turisti israeliani per palestinesi, e gli ha sparato
Gli ha sparato addosso 17 colpi. I due sono rimasti solo feriti. Ma anche le vittime erano "anti-palestinesi", e sui social scrivevano cose come "morte agli arabi"
L’Elefante nella Stanza (ex Distopia 2.0)
A Miami un ebreo ha scambiato due turisti israeliani per palestinesi, e gli ha sparato https://www.dire.it/18-02-2025/1125202-a-miami-un-ebreo-ha-scambiato-due-turisti-israeliani-per-palestinesi-e-gli-ha-sparato/ 📖Leggi anche: Quando un ebreo colpito da…
Quando un ebreo colpito da un altro ebreo grida “morte agli arabi!” — +972 Magazine
Sembra la trama di una commedia noir particolarmente assurda: un ebreo americano va a caccia di palestinesi per le strade di Miami, identifica erroneamente un padre e suo figlio - entrambi ebrei israeliani - come palestinesi e subito gli scarica addosso un caricatore; i due sopravvivono miracolosamente e scappano. All'ospedale, il figlio pubblica un post in cui dice che lui e suo padre “sono sopravvissuti a un tentativo di omicidio spinto dall'antisemitismo”, firmando il post con il popolare slogan israeliano “morte agli arabi”. Solo dopo aver appreso che l'aggressore era un ebreo che cercava di uccidere gli arabi, cancella le sue osservazioni e compare alla televisione israeliana per dire che “non importa cosa siamo, ebrei, russi, arabi... nessun essere umano ha il diritto di togliere la vita a un altro”.
Non è la prima volta che ebrei israeliani vengono attaccati dopo essere stati scambiati per arabi. Nei giorni di tensione dell'ottobre 2015, in Israele si verificarono diversi incidenti di questo tipo: i soldati spararono e uccisero Simcha Hodadov, 28 anni, immigrato dal Daghestan che si era trasferito in Israele per motivi sionisti, aveva studiato in una yeshiva, aveva prestato servizio nell'unità Netzah Yehuda dell'esercito israeliano e in seguito aveva lavorato come guardia di sicurezza. Ma i soldati sospettavano che fosse arabo e aprirono il fuoco.
Nello stesso mese, Uri Rezkan fu accoltellato sul posto di lavoro in un supermercato della città di Kiryat Ata da un altro ebreo israeliano e a Gerusalemme un uomo Haredi attaccò un pedone ebreo con una spranga di ferro, ferendolo gravemente. In entrambi gli incidenti, l'autore ha deliberatamente preso di mira le vittime perché le ha scambiate per arabi.
Anche i non ebrei sono stati attaccati dopo essere stati scambiati per arabi, come l'immigrato eritreo Habtom Zerhom, linciato da una folla di civili e poliziotti alla stazione centrale degli autobus di Be'er Sheva dopo essere stato scambiato per un “terrorista”. Ma tra gli ebrei israeliani, in una situazione in cui l'“aspetto arabo” è il principale fattore scatenante della violenza, i Mizrahim sono quasi categoricamente i più a rischio.
Ma l'aspetto esteriore è solo una parte della storia dei Mizrahi-Arabi, e non è nemmeno la principale. Nei primi anni di Israele, l'establishment ashkenazita covava un risentimento e un disprezzo nei confronti dei Mizrahim per la loro identità araba, molto prima di incontrarli di persona e vedere il colore della loro pelle o dei loro occhi. “Questa è una razza diversa da tutte quelle che abbiamo visto prima”, scrisse il giornalista israeliano Aryeh Gelblum su Haaretz nell'aprile del 1949. “La rozzezza di queste persone è insuperabile... c'è un fatto altrettanto grave, ovvero la loro totale incapacità di adattarsi alla vita in questo Paese, e soprattutto la loro pigrizia cronica e l'odio per qualsiasi tipo di lavoro”.
Nel 1951, l'Agenzia Ebraica e il governo israeliano avevano adottato una politica di immigrazione selettiva per gli ebrei provenienti dal Marocco e dalla Tunisia, in contrasto con l'immigrazione illimitata concessa agli ebrei provenienti dai Paesi occidentali. “Una delle maggiori preoccupazioni che ci assillano nel valutare il nostro stato culturale è che l'afflusso di immigrati dai Paesi orientali abbassi il livello culturale di Israele a quello dei Paesi confinanti”, scrisse nel 1952 Abba Eban, allora ambasciatore di Israele presso gli Stati Uniti e le Nazioni Unite.
Pochi anni dopo, la rivolta dei Mizrahi nel quartiere Wadi Salib di Haifa avrebbe scatenato tutte queste paure represse. “Non so chi stiano portando ora dalla Persia, ma siamo condannati ad accettarli. Vedremo che tipo di giungla ci stiamo costruendo”, brontolò il Primo Ministro Levi Eshkol... articolo integrale qui.
📖Leggi anche: Chi sta raccogliendo i frutti della lotta delle Pantere Nere israeliane?
- L’Elefante nella Stanza -
Sembra la trama di una commedia noir particolarmente assurda: un ebreo americano va a caccia di palestinesi per le strade di Miami, identifica erroneamente un padre e suo figlio - entrambi ebrei israeliani - come palestinesi e subito gli scarica addosso un caricatore; i due sopravvivono miracolosamente e scappano. All'ospedale, il figlio pubblica un post in cui dice che lui e suo padre “sono sopravvissuti a un tentativo di omicidio spinto dall'antisemitismo”, firmando il post con il popolare slogan israeliano “morte agli arabi”. Solo dopo aver appreso che l'aggressore era un ebreo che cercava di uccidere gli arabi, cancella le sue osservazioni e compare alla televisione israeliana per dire che “non importa cosa siamo, ebrei, russi, arabi... nessun essere umano ha il diritto di togliere la vita a un altro”.
Non è la prima volta che ebrei israeliani vengono attaccati dopo essere stati scambiati per arabi. Nei giorni di tensione dell'ottobre 2015, in Israele si verificarono diversi incidenti di questo tipo: i soldati spararono e uccisero Simcha Hodadov, 28 anni, immigrato dal Daghestan che si era trasferito in Israele per motivi sionisti, aveva studiato in una yeshiva, aveva prestato servizio nell'unità Netzah Yehuda dell'esercito israeliano e in seguito aveva lavorato come guardia di sicurezza. Ma i soldati sospettavano che fosse arabo e aprirono il fuoco.
Nello stesso mese, Uri Rezkan fu accoltellato sul posto di lavoro in un supermercato della città di Kiryat Ata da un altro ebreo israeliano e a Gerusalemme un uomo Haredi attaccò un pedone ebreo con una spranga di ferro, ferendolo gravemente. In entrambi gli incidenti, l'autore ha deliberatamente preso di mira le vittime perché le ha scambiate per arabi.
Anche i non ebrei sono stati attaccati dopo essere stati scambiati per arabi, come l'immigrato eritreo Habtom Zerhom, linciato da una folla di civili e poliziotti alla stazione centrale degli autobus di Be'er Sheva dopo essere stato scambiato per un “terrorista”. Ma tra gli ebrei israeliani, in una situazione in cui l'“aspetto arabo” è il principale fattore scatenante della violenza, i Mizrahim sono quasi categoricamente i più a rischio.
Ma l'aspetto esteriore è solo una parte della storia dei Mizrahi-Arabi, e non è nemmeno la principale. Nei primi anni di Israele, l'establishment ashkenazita covava un risentimento e un disprezzo nei confronti dei Mizrahim per la loro identità araba, molto prima di incontrarli di persona e vedere il colore della loro pelle o dei loro occhi. “Questa è una razza diversa da tutte quelle che abbiamo visto prima”, scrisse il giornalista israeliano Aryeh Gelblum su Haaretz nell'aprile del 1949. “La rozzezza di queste persone è insuperabile... c'è un fatto altrettanto grave, ovvero la loro totale incapacità di adattarsi alla vita in questo Paese, e soprattutto la loro pigrizia cronica e l'odio per qualsiasi tipo di lavoro”.
Nel 1951, l'Agenzia Ebraica e il governo israeliano avevano adottato una politica di immigrazione selettiva per gli ebrei provenienti dal Marocco e dalla Tunisia, in contrasto con l'immigrazione illimitata concessa agli ebrei provenienti dai Paesi occidentali. “Una delle maggiori preoccupazioni che ci assillano nel valutare il nostro stato culturale è che l'afflusso di immigrati dai Paesi orientali abbassi il livello culturale di Israele a quello dei Paesi confinanti”, scrisse nel 1952 Abba Eban, allora ambasciatore di Israele presso gli Stati Uniti e le Nazioni Unite.
Pochi anni dopo, la rivolta dei Mizrahi nel quartiere Wadi Salib di Haifa avrebbe scatenato tutte queste paure represse. “Non so chi stiano portando ora dalla Persia, ma siamo condannati ad accettarli. Vedremo che tipo di giungla ci stiamo costruendo”, brontolò il Primo Ministro Levi Eshkol... articolo integrale qui.
📖Leggi anche: Chi sta raccogliendo i frutti della lotta delle Pantere Nere israeliane?
- L’Elefante nella Stanza -
+972 Magazine
When a Jew shot by another Jew cries ‘Death to Arabs!’
Mizrahim can continue to deny their identity, but they cannot shed their skin. The Miami shooter reminds them: after all, you’re Arab too.
Nicholas Spykman e il Rimland
Daniele Perra
In questa puntata analizziamo il rovesciamento della visione dello Heartland mackinderiano da parte di Nicholas Spykman. Questa teorizzazione mette in risalto la centralità della fascia costiera o marittima che cinge l'Isola Mondo. Il "Rimland", sarà il perno che può spostare gli equilibri a favore delle potenze marittime o di quelle continentali, sarà determinante per comprendere la strategia del "contenimento" dell'Unione Sovietica, e poi di Russia e Cina, da parte dei teorici della strategia statunitense, da Kennan a Brzezinski e Kissinger. Questa chiave di lettura permetterà di comprendere in profondità il senso strategico su cui sono fondate organizzazioni attuali come la NATO e l'Unione Europea.
https://m.youtube.com/watch?v=WiKtX4XTROQ
Nella puntata precedente:
▪️L'Eurasismo, o Eurasiatismo
Daniele Perra
In questa puntata analizziamo il rovesciamento della visione dello Heartland mackinderiano da parte di Nicholas Spykman. Questa teorizzazione mette in risalto la centralità della fascia costiera o marittima che cinge l'Isola Mondo. Il "Rimland", sarà il perno che può spostare gli equilibri a favore delle potenze marittime o di quelle continentali, sarà determinante per comprendere la strategia del "contenimento" dell'Unione Sovietica, e poi di Russia e Cina, da parte dei teorici della strategia statunitense, da Kennan a Brzezinski e Kissinger. Questa chiave di lettura permetterà di comprendere in profondità il senso strategico su cui sono fondate organizzazioni attuali come la NATO e l'Unione Europea.
https://m.youtube.com/watch?v=WiKtX4XTROQ
Nella puntata precedente:
▪️L'Eurasismo, o Eurasiatismo
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Teoria Geopolitica Nr. 5 - Nicholas Spykman e il Rimland
In questa puntata analizziamo il rovesciamento della visione dello Heartland mackinderiano da parte di Nicholas Spykman. Questa teorizzazione mette in risalto la centralità della fascia costiera o marittima che cinge l'Isola Mondo. Il "Rimland", sarà il perno…