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Mondo 🌍, somministrate più di 5 miliardi di dosi di vaccino anti COVID.

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FRANCIA- Ieri sera, poiché i ristoranti terrazzati richiedono i "pass covid", la gente ha organizzato picnic in strada, i ristoranti vuoti.
Emergenza pandemia - Covid, focolaio all’ospedale di Polistena (Reggio Calabria): diversi casi positivi tra sanitari vaccinati e pazienti

Interessato il reparto di Cardiologia. Un medico e diversi infermieri, tutti vaccinati, sono risultati positivi e sono in isolamento. I degenti contagiati trasferiti al Gom

25 agosto 2021

Torna la paura all’ospedale di Polistena. Come accaduto durante le prime ondate del Covid, un reparto è stato colpito da un focolaio del quale si stanno accertando le dimensioni. In particolare ad essere interessato da diversi contagi è stato il reparto di Cardiologia.
Solo pochi giorni fa un paziente, che prima di essere ricoverato è stato sottoposto a tampone con esito negativo, si è positivizzato durante la sua degenza. Questo ha comportato l’esposizione al virus del reparto. Dai primi controlli ed esiti un medico e alcuni infermieri, tutti vaccinati, sono già risultati positivi così come alcuni pazienti del reparto che sono stati trasferiti al Gom. Adesso non resta che attendere ulteriori esami per comprendere l’entità del focolaio.

Il personale medico contagiato è ora in isolamento ma la peculiare situazione in cui versano gli ospedali reggini e calabresi fa ora più che mai riflettere. Con le ferie estive e il personale esposto a contagio i numeri rischiano di non essere sufficienti. Le risorse già precarie e centellinate tra ferie e malattia stanno lasciando venire a galla un’emergenza ancor più grave. Urge personale per dare risposte certe in una provincia che negli ultimi giorni registra dati in aumento tanto da tornare a valutare la riapertura del centro covid all’ospedale di Gioia Tauro.

https://www.google.it/amp/s/www.lacnews24.it/amp/141707/cronaca/covid-focolaio-all-ospedale-di-polistena-diversi-casi-positivi-tra-sanitari-e-pazienti.html
Troppi focolai nelle Rsa italiane nonostante i vaccini e si pensa che l’immunità dopo 5 mesi inizi a calare

26 agosto 2021

Sono tutti vaccinati con due dosi i contagi verificatosi negli ultimi giorni nelle varie Rsa italiane tra ospiti e operatori sanitari, tanto che il fenomeno inizia ad essere preoccupante e si pensa che l’immunità dopo 5 mesi inizi a calare.

Sono 57 i contagi riscontrati nell’ Rsa Martiri Turitani a Porto Torres; 22 i casi di positività accertati in provincia di grosseto nella Casa di cura Santa Fiora.
Anche in Puglia si è verificato un focolaio in una Rsa dell’Asl Bat, numerosi ospiti vaccinati con doppia dose, sono ricoverati in terapia semintensiva.

Ma si teme che questi siano solo i primi di un brusco aumento dei casi attesi nei prossimi giorni.
Riportiamo le parole del governatore israeliano Naftali Bennet: “Quando abbiamo iniziato con la campagna vaccinale sapevamo che dovevamo aspettare i risultati sul campo per capire l’efficacia del vaccino“. Le
affermazioni sono state affidate ad un tweet a commento dei dati sull’efficacia della terza dose del vaccino, che è offerta agli israeliani da circa un mese. “Se sono trascorsi cinque mesi dalla seconda dose del vaccino, non c’è più protezione. Dopo 5 mesi è necessaria con urgenza la terza dose“, chiosa il premier Naftali.

https://nursetimes.org/ancora-troppi-focolai-nelle-rsa-italiane-nonostante-i-vaccini/127193/amp
Green Pass governo: da estendere a 12 mesi. Si rischia di alimentare i contagi

Green Pass prorogare da 9 a 12 mesi. Ma gli anticorpi non degradavano dopo 9 e bisognava fare la terza dose? Per gli studi, Usa, Israele e altri è un errore

26 agosto 2021

Gli anticorpi prodotti dal vaccino degradano dopo 9 mese o quando?

La domanda sorge spontanea dopo aver letto per mesi che serviva una terza dose, di rinforzo, proprio perché gli anticorpi procurati dai vaccini anti Covid degradano dopo 9 mesi. Stessi tempi, 9 mesi per coloro che sono guariti dal Covid ed hanno sviluppato una reazione anticorpale classica. In Italia invece il governo sta valutando di estendere la validità del Green Pass (che si ottiene automaticamente se vaccinati) da 9 a 12 mesi. Se ne discuterà venerdì prossimo al Comitato Tecnico Scientifico (CTS), esaminando la richiesta del ministero della Salute. Ma l'opzione segue il principio di precauzione?


Secondo uno studio inglese che ha usato l'App Zoe Covid la doppia dose di Pfizer/BioNTech e di Astrazeneca inizia il suo declino entro 6 mesi. Dietro l'App il ricercatore Tim Spector e il lavoro senza scopo di lucro del King's College di Londra, finanziati dal dipartimento della Salute e dell'Assistenza Sociale britannico. I dati dicono che dopo 5 o 6 mesi la protezione è scesa al 74%. Si sarebbe quindi verificato un calo di 14 punti percentuali in 4 mesi. Con il vaccino Astrazeneca, la protezione contro l'infezione era del 77% un mese dopo la seconda dose. Dopo 4 o 5 mesi è scesa al 67%, con un calo di 10 punti percentuali in 3 mesi. Per gli studi del ricercatore americano Eric Topol degraderebbe ancora prima.
Dello stesso avvisto la ricerca dal titolo “Six Month Safety and Efficacy of the BNT162b2 mRNA COVID-19 Vaccine”, pubblicata sulla rivista Medrxiv nel luglio scorso (il senso dello studio è evidente nel titolo).
Gli interrogativi sorgono spontanei anche leggendo cosa diceva la stessa Pfizer poco tempo fa: “Abbiamo i dati che dimostrano la copertura immunitaria a 6 mesi, dobbiamo osservare i successivi 6 mesi e potrebbe essere possibile una terza dose 'booster'”.
Gli Stati Uniti, fra i primi Paesi a inoculare il vaccino anti Covid, la prima dose assoluta è arrivata il 15 dicembre, a New York per la precisione, hanno di recente comunicato che estenderanno ad ampio raggio le terze dosi dal 20 settembre prossimo: appunto dopo 8/9 mesi dalle inoculazioni. Queste le dichiarazioni delle autorità sanitarie Usa: “I dati disponibili mostrano chiaramente che la protezione contro l'infezione da Coronavirus diminuisce con il tempo e, in coincidenza con la variante Delta, si inizia a vedere una protezione ridotta contro la malattia in forma moderata e lieve. Abbiamo concluso che un richiamo sia necessario”. “L'iniezione”, hanno spiegato fonti governative, “con Pfizer o Moderna, avverrà 8-9 mesi dopo la seconda dose”.
Segue lo stesso criterio il ministero della Sanità israeliano che ha annunciato dal 24 agosto somministrazioni delle terze dosi, di richiamo, del vaccino Pfizer, agli oltre 30 anni che abbiano ricevuto le prime due dosi almeno 5 mesi fa.
Per non parlare dello studio pubblicato dal ricercatore Peter Doshi su The British Medical Journal che parla apertamente de “L'elefante chiamato 'immunità calante'”, riferendosi ai vaccini. “'L'immunità calante' è un problema noto per i vaccini antinfluenzali, con alcuni studi che mostrano un'efficacia vicina allo zero dopo soli tre mesi, il che significa che un vaccino preso in anticipo potrebbe alla fine non fornire alcuna protezione quando arriva la 'stagione influenzale' alcuni mesi dopo. Se l'efficacia del vaccino diminuisce nel tempo, la domanda cruciale diventa quale livello di efficacia fornirà il vaccino quando una persona è effettivamente esposta al virus?”. Poi fa un elenco dei Paesi che più hanno intrapreso la strada della vaccinazione anti Covid. Riassumendo la questione: gli anticorpi prodotti dai vaccini degradano dopo 8 mesi.
La Germania offrirà agli anziani e alle persone a rischio una terza dose del vaccino a partire da settembre prossimo.
Siamo sempre nell'ordine dei 9 mesi. Lo ha annunciato il ministero della Salute, citando preoccupazioni su “una ridotta o rapidamente indebolita risposta immunitaria”. L'ulteriore richiamo, con Pfizer o Moderna, sarà offerto anche a chi ha già ricevuto due dosi di Astrazeneca o la singola di Johnson&Johnson.
Dello stesso avviso il Servizio sanitario britannico (Nhs) che renderà disponibili le terze dosi a partire da settembre. Ne avranno diritto tutti gli over 50 residenti nel Regno Unito e le persone più giovani cui sia già stata prescritta in passato la vaccinazione antinfluenzale. La Francia, ha dichiarato l'11 agosto il portavoce del governo Gabriel Attal, si concentrerà con le terze dosi invece sulla “popolazione a rischio” a partire dalla metà di settembre. Con questi Paesi tanti altri nel mondo si stanno muovendo nella medesima direzione.
Ma l'Italia rischia, prorogando d'emblée il Green Pass dai 9 ai 12 mesi, di mandare in giro persone che credono di avere gli anticorpi sufficiente quando in realtà non li hanno, con il pericolo di contagiarsi e contagiare. Una decisione irrazionale che sembra fondata solo sul principio di autorità: io sono il governo e decido cosa è giusto per te.

In questo modo il Green Pass, più che strumento per evitare il contagio, diventa ancora di più simbolo distorto di quel “regime dispotico” di cui con grande lungimiranza hanno scritto di recente i filosofi Massimo Cacciari e Giorgio Agamben.

https://www.google.it/amp/s/www.affaritaliani.it/amp/coronavirus/green-pass-governoda-estendere-a-12-mesi-si-rischia-di-alimentare-il-contagi-755006.html
Morti di Covid e morti dopo il vaccino: un confronto

26 agosto 2021

Nell’ultimo aggiornamento del database americano sugli eventi avversi ai vaccini (VAERS), per i vaccini Covid i morti segnalati post vaccinazione sono arrivati a 13.068. Questo dato è 65 volte più alto di quello registrato per tutti gli altri vaccini messi assieme, ma esiste un silenzio stampa come neanche si vedeva in tempo di guerra. Nessuno in Italia ha mai menzionato questi 13 mila morti.

Come si può vedere però da questo esempio, il database VAERS contiene al momento 1,037 pagine ognuna delle quali riporta in dettaglio una decina di eventi avversi mortali, con data, età e eventuali patologie della persona morta e data della vaccinazione.

Non è una collezione di aneddoti, una teoria del complotto, una notizia di fonte dubbia e “fake”. Sono i dati ufficiali della Sanità Usa e simili database sono compilati da decenni per tutti i vaccini. Ogni settimana c’è chi analizza queste migliaia di report e li riassume, mostrano un totale di disabili e morti e questi ultimi sono arrivati ora a 13 mila. Come abbiamo evidenziato, in America la media annuale delle segnalazioni è di meno di 200 decessi. Qui dopo circa 7 mesi i morti segnalati sono (13 mila diviso 200) 65 volte di più, se l’aritmetica non è una opinione. In base quindi allo stesso sistema di segnalazione delle “reazioni avverse” alla vaccinazione, i vaccini Pfizer e Moderna (più Johnson & Johnson che però in Usa è utilizzato pochissimo) sono 65 volte di più.

Facciamo la proporzione di quanti sono vaccinati in Usa e Italia (5 volte di più): 13 mila diviso 5 = 2.200 (circa). Insomma, in base all’incidenza dei decessi post vaccino rilevata dalle autorità sanitarie Usa, in Italia dovremmo avere 2.200 morti connessi alla vaccinazione allo stesso modo. AIFA invece ne riporta meno di 500. Abbiamo citato anche i dati dell’Australia, che con un numero di vaccinati Covid circa 5 volte inferiore a quello italiano riporta 480 morti. Anche qui, facendo la proporzione, dato che i vaccini sono gli stessi, dovremmo avere più di 2 mila morti in Italia associati o conseguenti alla vaccinazione. Non vi viene il sospetto che qualcosa non torni nei dati forniti dall’AIFA?

Il secondo problema è che morti con Covid hanno una età media, a seconda dei paesi, tra 79 e 81 anni (ora si sta abbassando in Italia, ma l’estate scorsa era oltre 81 e la media è ancora a 80 anni) e invece se si scorre il database americano sugli eventi avversi ai vaccini VAERS, si notano tanti di età inferiore a 65 anni. Lo stesso succede in Italia. Le cronache riportano, ad esempio, la morte di Gianluca Casale, di Cavallermaggiore, deceduto al Santissima Annunziata di Savigliano. Aveva solo 21 anni. La Stampa riporta che “in serata, ha accusato un malore improvviso”, come avviene in tutti questi casi che non arrivano spesso neanche in ospedale in tempo o vengono trovati morti in casa.
Le cronache di tutti i paesi ora riportano un numero elevato di malori improvvisi mortali in giovani, ad esempio un ragazzo tedesco di 19 anni è morto a Maiorca per arresto cardiaco. Stava facendo il bagno, si è lamentato e ha sputato sangue. Poco dopo è crollato, come riporta il Mallorca Zeitung. La sorella afferma che i disturbi sono iniziati dopo il vaccino. Questi morti di cui le tv, i politici, le autorità e i maggiori giornali non vogliono sentire parlare, sono l’unico e vero motivo per cui una parte della popolazione, che in molti paesi è ancora maggioritaria (Giappone, Corea, Australia e resto dell’Asia), è restia a vaccinarsi e soprattutto a far vaccinare i figli.
Morire a 21 anni non è la stessa cosa che morire a 81 anni, per quanto si voglia fingere che “tutti i morti sono uguali”. Se nel 2 mila o 2.300 morti che in Italia (in base alle % calcolate in Usa ad esempio) si sono verificati post vaccinazione, l’età media fosse anche solo di 60 anni, avresti un impatto 20 volte maggiore, paragonato a quello dei morti Covid.
I morti post vaccinazione sono probabilmente, in base ai dati che mostriamo, equivalenti a 40 o 50 mila morti Covid, perché appunto nessuno si aspetta di morire a 20 anni e invece è nell’ordine delle cose aspettarselo oltre gli 80 anni. Gli “anni di vita persi” sono la cosa che conta, a molti spiace andarsene da questo mondo, ma dopo aver vissuto la propria vita è diverso che quando si sta cominciando a 21 anni.
L’ideologia novax non c’entra proprio niente, perché tutti ci siamo vaccinati e ci vacciniamo per andare in paesi tropicali, se è consigliato farlo. Si tratta solo di questi specifici vaccini approvati in fretta in base all’emergenza e che stanno causando migliaia di morti. Ad esempio, il maggiore produttore di vaccini al mondo, Merck, ha rinunciato a produrne uno per il Covid 19 indicando che nei suoi test non era meglio dell’immunità naturale e così gli altri due maggiori, Sanofi e Glaxo. Le due piccole società che hanno fornito i due vaccini ora usati in America e in prevalenza in Europa (fuori dallo UK che insiste con AstraZeneca), Biontech e Moderna, non avevamo mai avuto un solo farmaco approvato finora e come tutti sanno hanno usato una tecnologia nuova, mai usata prima.

Questi vaccini vengono dati invece a tappeto all’intera popolazione, che è una cosa mai fatta prima nella storia. Non è mai successo prima che si vaccinasse di colpo un’intera popolazione dai bambini agli anziani e per di più con vaccini che non sono stati testati prima per tre o quattro anni. Il Covid 19, ad esempio, nella letteratura scientifica è in realtà riferito al virus “SARS COV2” perché nel 2002 c’era stato il “SARS COV1” (i coronavirus in circolazione sono almeno sette) che è al 78% simile. Per il “SARS COV1” erano stati testati su furetti una dozzina di vaccini, ma erano stati tutti abbandonati perché dopo qualche mese si notava un aumento di contagi e mortalità. Nel caso del “SARS COV2” è stata data una autorizzazione di emergenza senza passare prima per i test su animali.
I dati indicano che questi vaccini riducono la mortalità degli anziani in condizioni fragili, anche se sembra che l’effetto duri non più di 4-6 mesi, ma al prezzo di aumentarla tra anziani, adulti e anche giovani che non erano affatto malati e non rischiavano molto con la malattia virale e che invece hanno reazioni avverse al vaccino. Inoltre, le stesse percentuali di riduzione della mortalità Covid tra gli anziani vaccinati sono state indicate in almeno sessanta studi anche per l’Ivermectina. Ma per poter autorizzare questi vaccini in fretta i governi dei paesi avanzati (non tutti) hanno boicottato altri trattamenti in cui si usavano farmaci generici in commercio da decenni.
Ad esempio, il 5 agosto presso il Senato italiano si è tenuto un incontro promosso da alcuni senatori in cui il dott. Alberto Donzelli ha presentato i risultati degli studi sull’efficacia dell’Ivermectina.

Non possiamo riassumere qui tutta la presentazione, ma dal grafico che alleghiamo le percentuali di riduzione della mortalità Covid ottenute negli studi citati sono simili a quelle dei vaccini Covid. La differenza è che si tratta di un farmaco generico in uso da decenni da somministrare al paziente (anche come profilassi) e non un trattamento sperimentale con cui inoculare l’intera popolazione.
Purtroppo, i morti susseguenti alla vaccinazione Covid di cui si legge nelle cronache (e nei database dei paesi più seri) avvengono quasi tutti improvvisamente e per questi non ci sono cure.

https://www.google.it/amp/s/www.nicolaporro.it/morti-di-covid-e-morti-dopo-il-vaccino-un-confronto/amp/
Figliuolo: “Vaccinare subito i profughi afghani giunti in Italia”

26 agosto 2021

“Il piano da domani sarà implementato anche nelle altre regioni e province autonome per immunizzare in modo rapido tutti i cittadini afghani evacuati verso l'Italia"

https://roma.repubblica.it/cronaca/2021/08/26/news/afghanistan_vaccinazione_profughi-315433310/amp/
Chiarimento, da molti richiesto, sulla questione degli indennizzi in caso di danni da vaccinazione Covid.

Nel corso degli anni, la Corte Costituzionale ha esteso l’indennizzo ad alcune vaccinazioni non obbligatorie, ma questa estensione non è automatica.

La Corte Costituzionale ha considerato, in ogni pronuncia, un caso specifico di vaccinazione non obbligatoria.
In particolare, ad oggi, ottengono l’indennizzo previsto dalla legge 210/92, oltre ai danneggiati da vaccinazione obbligatoria:

- i danneggiati da vaccinazione antipoliomielitica nel periodo in cui non era obbligatoria, con somministrazione vaccinale antecedente alla legge che ha introdotto l’obbligo dell’antipolio nel 1966 (sentenza Corte Costituzionale n.27 del 1998)
- i danneggiati da vaccinazione anti epatite B, con somministrazione vaccinale nel periodo in cui non era obbligatoria, ante 1991 (sentenza Corte Costituzionale n.423 del 2000)
- i danneggiati da vaccinazione trivalente MPR, con somministrazione vaccinale nel periodo in cui non era obbligatoria, prima del decreto Lorenzin del 2017 (sentenza Corte Costituzionale n. 107 del 2012)
- i danneggiati da vaccinazione antinfluenzale (sentenza Corte Costituzionale n. 268 del 2017)
- i danneggiati da vaccinazione anti-epatite A (sentenza della Corte Costituzionale n.118 del 2020).

I danneggiati da altre vaccinazioni non obbligatorie, compresi i danneggiati da vaccinazione Covid, al momento vedranno rigettata la loro eventuale richiesta di indennizzo perché formalmente non esiste alcuna legge che impone allo Stato un ristoro nei confronti di danneggiati da vaccinazioni non obbligatorie e nello specifico da vaccinazione Covid.

In assenza di legge, evidentemente il Ministero contesterà, oltre al nesso causale, la non obbligatorietà della vaccinazione in ogni grado di giudizio.
Si consideri che l’ultima pronuncia della Corte Costituzionale (lo scorso anno a riguardo della vaccinazione non obbligatoria anti epatite A) è avvenuta dopo quindici anni di giudizio su rinvio della Corte di Cassazione (danno vaccinale risalente ai primi anni 2000)
Il CDC consiglia alle donne incinte di farsi vaccinare contro il COVID in base a uno studio non revisionato, dati non verificabili

"La raccomandazione dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie di vaccinare le donne incinte per il COVID si basava su un documento ancora da revisionare e sui dati del sistema v-safe gestito dal governo, a cui il pubblico non può accedere e quindi non è possibile verificare.


Nessuno dei tre produttori dei vaccini COVID somministrati negli Stati Uniti - Pfizer , Moderna e Johnson & Johnson - ha completato studi clinici su donne in gravidanza come parte delle loro domande di autorizzazione all'uso di emergenza alla Food and Drug Administration (FDA) statunitense.

Nella sua richiesta alla FDA per la piena approvazione – che è stata concessa lunedì – Pfizer ha affermato che i suoi “dati disponibili” sul suo vaccino erano “insufficienti per informare i rischi associati al vaccino in gravidanza”.

Eppure i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) raccomandano comunque alle donne incinte di sottoporsi ai vaccini - una raccomandazione che l'agenzia ha ribadito l'11 agosto , sulla base del documento di ricerca non ancora peer-reviewed"[...]

https://childrenshealthdefense.org/defender/cdc-pregnant-women-covid-vaccine-unverifiable-data/
Forwarded from CORVELVA
Avete presente i video che giravano qualche settimana fa sulle calamite che si attaccavano sul sito di iniezione dei vaccini Covid19? Noi siamo rimasti in silenzio, in attesa di avere qualcosa di cui parlare...

Appresa la notizia del ritiro di alcuni lotti di vaccino Moderna in Giappone, siamo andati a controllare i quotidiani locali e vi citiamo le dichiarazioni di un dirigente del ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare: "È una sostanza che reagisce con i magneti ed è un metallo. Sembra che sia stata introdotta durante il processo di fabbricazione".

https://www.asahi.com/articles/ASP8V5DGGP8VULBJ00N.html?iref=sptop_ThemeLeftS_01