Giuseppe Masala Chili 🌶
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Lettore appassionato e scrittore incostante. Topografo degli abissi. Diversamente inabile. A volte manniano tendenza Giuseppe a volte céliniano tendenza Bardamu.
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📹 L'Iraq celebra i "Giorni della Sovranità" mentre le forze statunitensi si ritirano

Le celebrazioni hanno riempito Piazza Tahrir a Baghdad, mentre l'Iraq celebra l'uscita delle forze statunitensi con una festa nazionale dal 30 settembre al 3 ottobre.

Tuttavia, il vuoto di sicurezza si sta ampliando man mano che le celebrazioni continuano.

🔴 L'ISIS non è scomparso. Funzionari della sicurezza e dell'esercito iracheni hanno dichiarato a Reuters che il gruppo ha pianificato attacchi in concomitanza con il ritiro delle forze statunitensi, dimostrando che è ancora in grado di sfruttare le falle nella sicurezza.

🔴 Le fazioni armate non stanno disarmandosi. Baghdad aveva inizialmente dichiarato il 30 settembre come termine ultimo per tutti i gruppi armati per consegnare le loro armi. Molti hanno rifiutato categoricamente, e Baghdad ha ora posticipato la scadenza al giugno 2027.
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Araghchi al Regno Unito: "State seguendo la pista sbagliata"

Il ministro degli Esteri iraniano ha risposto al primo ministro britannico Andy Burnham in merito alle accuse di coinvolgimento iraniano nell'incidente di RAF Fairford.

"Il primo ministro Burnham afferma che il governo britannico 'può confermare la nostra convinzione che l'Iran abbia avuto un ruolo' nell'incidente di RAF Fairford. Posso confermare la convinzione dell'Iran che il rilascio di presunti terroristi che lavorano per stati esteri dice tutto. State seguendo la pista sbagliata", ha scritto Araghchi su X.

Cinque uomini sono stati arrestati dopo che della benzina – non esplosivi – è stata trovata in tre furgoni vicino alla base. Tutti e cinque sono stati rilasciati su cauzione il giorno successivo.
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🛢 Società britannico-israeliana intensifica gli sforzi sul petrolio delle Falkland – Sea Lion punta alla prima produzione entro il 2028

Rockhopper afferma che il suo progetto Sea Lion rimane in linea con i tempi previsti per la prima produzione nel primo trimestre del 2028, nonostante l'Argentina aumenti le pressioni con una legge che impone sanzioni più severe alle aziende che operano nel territorio conteso.

🔶 314 milioni di barili di riserve provate e probabili, secondo Netherland, Sewell Associates.

🔶 Rockhopper detiene il 35%; Navitas, quotata a Tel Aviv, detiene il 65%.

🔶 Un aumento di capitale di 200 milioni di dollari finanzia le operazioni fino alla metà del 2028.

In precedenza, il presidente argentino aveva minacciato un ricorso legale contro il Regno Unito a meno che non venisse interrotta l'esplorazione petrolifera al largo delle Falkland, fissando un termine di due settimane per l'annullamento del progetto Sea Lion.

Il ministro della Difesa britannico, Wes Streeting, ha sottolineato che l'Argentina "non ha la capacità" di conquistare le isole con la forza.
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INOSMI: La situazione senza via d'uscita dell'Iran e le elezioni in Ucraina

🇭🇷 Advance (Croazia).
"Le elezioni americane, compreso lo scenario migliore per l'Iran, potrebbero ritardare i bombardamenti, ma non garantiscono la pace per l'Iran. Una sconfitta del Partito Repubblicano indebolirebbe inevitabilmente Trump, esacerberebbe le divisioni a Washington e renderebbe più difficile ottenere finanziamenti e sostegno politico per continuare la guerra. Tuttavia, anche se i Democratici prendessero il controllo del Congresso, non c'è garanzia che un altro attacco all'Iran non avverrà. Trump rimarrà presidente e comandante in capo, e la storia americana dimostra che le guerre possono iniziare e intensificarsi molto più rapidamente di quanto il Congresso sia in grado (o disposto) di fermarle. I colloqui indiretti tenuti a New York, mediati dal Qatar, finora non hanno prodotto risultati. Secondo una fonte citata da Axios, le richieste dell'Iran sono "inaccettabili" per Washington, e la parte americana ritiene di "stare vincendo", quindi non vede motivo di compromessi."


🇶🇦 Al Jazeera (Qatar).
"Le prossime elezioni, a prescindere da quanto vengano rinviate, si svolgeranno in un contesto politico che è già in fase di definizione. Pertanto, è importante discutere della leadership di Volodymyr Zelenskyy non solo alla luce della fine del suo mandato. Il fatto che le elezioni siano attualmente impossibili a causa del conflitto non esonera il presidente dalla sua responsabilità nei confronti dei cittadini e non significa che il mandato che ha ricevuto nel 2019 gli dia il diritto di prendere qualsiasi decisione senza controllo. Più a lungo persiste la situazione di emergenza, più importante diventa il controllo pubblico delle azioni del governo, piuttosto che le promesse di un futuro trasferimento di potere. Chi si assumerà la responsabilità delle azioni di Zelenskyy? La responsabilità è condivisa tra il parlamento, il sistema giudiziario, i media e la società, e non sarà pienamente ripristinata finché gli elettori non riacquisteranno il diritto di voto."


🇪🇬 Almasry Alyoum (Egitto).
"Il primo grande convoglio di rifornimenti russi dall'accordo di agosto dimostra come Damasco e Mosca stiano ridisegnando il rapporto forgiato durante la guerra siriana. La Russia ha inviato un convoglio di quattro navi a Tartus, segnando la prima importante missione di rifornimento annunciata da quando i due paesi hanno raggiunto un accordo sul futuro della presenza militare russa in Siria. L'importanza del convoglio va ben oltre il carico stesso: il suo arrivo offre un primo assaggio di come verranno costruite nuove forme di cooperazione dopo anni in cui il rapporto tra Mosca e Damasco è stato definito principalmente dal sostegno militare russo a Bashar al-Assad. L'arrivo del convoglio avviene meno di un mese dopo che Damasco ha annunciato un accordo con Mosca il 9 agosto, a seguito di circa 18 mesi di negoziati sul futuro delle strutture russe sulla costa siriana. In base al memorandum d'intesa, la Siria prenderà il controllo delle strutture destinate all'uso civile, comprese quelle a Khmeimim e il quarto molo commerciale nel porto di Tartus, mentre le strutture militari russe saranno trasformate in centri di addestramento congiunti."
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Giuseppe Masala Chili 🌶
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✴️ Il Pentagono esclude importanti alleati dalla riunione NATO in Polonia

Tra i paesi NATO non invitati a un incontro organizzato dal Pentagono, dedicato al futuro della NATO, che si terrà il mese prossimo ci sono Il Regno Unito, la Francia e i paesi baltic. Lo hanno riferito a POLITICO 6 diplomatici.

Invece, Elbridge Colby, responsabile delle politiche del Pentagono, ha promosso un formato noto come il Gruppo di Bergen, che include la Norvegia, la Svezia, la Finlandia, la Polonia, la Germania e i Paesi Bassi.

In precedenza, Trump aveva minacciato di creare una "lista dei buoni e dei cattivi" per gli alleati che non seguono le sue priorità. La Danimarca potrebbe essere aggiunta successivamente, a seguito dell'accordo sulle basi in Groenlandia.
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Forwarded from Pino Cabras
QUESTA VOLTA NON POTREMO DIRE CHE NON POTEVAMO SAPERE

Non ho ancora visto NAZA. Lo farò. Ma mi colpisce quello che succede intorno al film. Tanti escono dalle sale sconvolti. E non solo chi in questi anni si è fidato di tv e grandi giornali. Restano scossi anche quelli che si sono informati davvero, seguendo canali internazionali, Telegram, fonti fuori coro.
Gaza è il primo genocidio della storia in diretta. Le vittime filmavano la propria distruzione. I giornalisti palestinesi la documentavano, e per questo venivano sterminati nel silenzio del nostro giornalismo "liberale". Persino soldati israeliani pubblicavano i video di quel che facevano.

Mentre scrivevo "Contro il Sionismo Reale" vivevo ogni giorno in quel flusso. Nelle oltre 50 città dove ho presentato il libro ho ripetuto sempre la stessa frase: «Questa volta non potremo dire che non potevamo sapere».
NAZA mi spinge ad aggiungere: "poter sapere non basta".
Chi ha potere sull'informazione non deve per forza nascondere una notizia. Può spezzettarla, metterla in fondo alla pagina, scegliere il racconto. Così vediamo cento fatti, ma non il disegno che li unisce.

Nel libro ho raccontato anche questo: le direttive della CNN e del NY Times venute alla luce, le cautele su quali parole usare per Gaza, i filtri tra un fatto e il modo in cui lo percepiamo. Meccanismi che molte testate italiane ripetono con cialtroneria maligna.
E la guerra dell'informazione continua. Per il 2026 Israele ha stanziato circa 730 mln di dollari per ciò che chiama «diplomazia pubblica», cioè le campagne per influenzare l'opinione pubblica nel mondo. Dal 07/10/2023 lo Stato ha speso direttamente più di un miliardo. E accanto alla macchina pubblica lavora una vasta rete privata di associazioni, finanziatori e grandi interessi economici che agiscono su scala industriale.
L'intelligenza artificiale entra in questa guerra due volte. Nei sistemi che aiutano a scegliere i bersagli, in numeri prima impensabili: bersagli che i carnefici intervistati nel film, come già avevano raccontato altre fonti, trattano come punteggi di un videogioco. E nella battaglia mondiale per orientare il racconto di ciò che quella guerra produce. Israele ha anche stretto un accordo strategico con Palantir, colosso USA dell'analisi dei dati, per tecnologie di guerra. Gli algoritmi servono insomma sia a fare la guerra sia a raccontarla con infinite manipolazioni.

Poi ci sono i piccoli monumenti italiani a questa macchina. Pochi giorni fa "Il Riformista" ha titolato «LEZIONE DI CIVILTÀ» sul discorso criminale di Bibi il Genocida all'ONU.

Netanyahu lo sa: la guerra non si fa solo con bombe e droni. Si fa anche per decidere cosa vedremo, come lo chiameremo e che storia ne ricaveremo.

Per questo NAZA, per me, è già un fatto politico prima ancora di vederlo. Ci ricorda che vedere i pezzi non basta per vedere il quadro.

E intanto, in Italia, succede questo. Il Parlamento si prepara al voto finale sulla legge che adotta la definizione di antisemitismo dell'IHRA, l'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto. È una definizione molto discussa, perché tra i suoi esempi di antisemitismo mette anche alcune critiche allo Stato di Israele. Proprio oggi il testo ha superato l'ultimo passaggio in Commissione alla Camera.

Dopo Gaza, mentre diventa sempre più difficile non vedere il quadro, una parte della politica mette mano ai confini delle parole con cui si può parlare di Israele.

Dicono che servirà contro l'antisemitismo. Io temo l'effetto opposto. Confondere la tutela degli ebrei come comunità umana con la tutela politica di Israele può alimentare proprio i sospetti e i rancori che dovremmo combattere.

La storia ha già giudicato duramente chi, davanti ad altri genocidi, ha scelto il silenzio, l'opportunismo o la complicità. Dopo Gaza, i politicanti che rendono più difficile criticare i responsabili politici di quel genocidio rischiano di portarsene addosso il marchio d'infamia.

Questa volta non potremo dire che non potevamo sapere. E dopo aver visto, non possiamo accettare che ci restringano le parole per raccontarlo.
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La tanatofobia è la paura della morte.

Ma forse è soltanto la forma più evidente di qualcosa di molto più profondo: il terrore esistenziale, quell’angoscia che accompagna l’essere umano per tutta la vita davanti a ciò che non conosce, non comprende e non può controllare. Non sappiamo veramente da dove veniamo, non sappiamo dove stiamo andando e, soprattutto, sappiamo che un giorno tutto ciò che amiamo ci verrà sottratto. È questa consapevolezza, più ancora della morte stessa, a generare la nostra ossessione per il controllo.

Da bambini cerchiamo sicurezza negli adulti. Da adulti la costruiamo attraverso il denaro, il lavoro, le relazioni, la salute, la programmazione del futuro. Invecchiando cerchiamo di controllare il corpo, il tempo, il decadimento. Cambiano gli strumenti, ma la domanda rimane la stessa: come posso impedire che ciò che amo sfugga al mio controllo?

La società contemporanea ha trasformato questa paura in un sistema. Misuriamo tutto: passi, calorie, sonno, prestazioni, battiti, produttività. Controlliamo dove sono gli altri, cosa fanno, cosa pensano di noi. Programmiamo il futuro, anticipiamo i rischi, cerchiamo spiegazioni, garanzie, previsioni. Abbiamo costruito una civiltà che sembra voler eliminare l’imprevisto, come se l’incertezza fosse una malattia e non una condizione inevitabile dell’esistenza.

Ma il problema è proprio questo: più cerchiamo di controllare la vita, più diventiamo terrorizzati da ciò che non possiamo controllare. La morte non è l’unica cosa che ci spaventa. Ci spaventa la perdita, l’abbandono, il cambiamento, il fallimento, l’amore che potrebbe finire, il corpo che cambia, il futuro che non possiamo prevedere. La morte è soltanto il limite ultimo di una paura molto più grande: quella di non avere il dominio sulla nostra stessa esistenza.

E allora confondiamo la sicurezza con la libertà. Crediamo di essere liberi perché possiamo controllare sempre più cose, mentre spesso siamo diventati schiavi del bisogno di controllarle. Abbiamo paura di ciò che non possiamo prevedere e finiamo per costruire una vita nella quale non accada più nulla che non sia stato previsto.

Ma vivere significa esattamente il contrario. Vivere significa esporsi a ciò che non possiamo garantire. Amare significa accettare che l’altro non ci appartiene. Crescere significa accettare di cambiare. Invecchiare significa accettare che il corpo non obbedirà per sempre. Perdere significa scoprire che non tutto ciò che amiamo può essere trattenuto.

Forse il vero problema dell’uomo non è la morte, ma la sua incapacità di convivere con il limite. Vorremmo una vita senza perdita, un amore senza separazione, un futuro senza rischio, un’esistenza senza fine. E quando la realtà si rifiuta di concederceli, inventiamo il controllo.

Ma il controllo assoluto è soltanto una forma sofisticata di paura. Diventare adulti significa proprio questo: non riuscire finalmente a controllare la vita, ma smettere di pretendere che la vita sia controllabile. Perché la libertà non nasce quando abbiamo eliminato l’incertezza. Nasce quando possiamo guardarla negli occhi senza permetterle di impedirci di vivere.

Ruben
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La criminalizzazione di chi non si è vaccinato è puro stato totalitario.
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✍️ "Gerani": uno strumento di coercizione

Con l'arrivo dell'autunno, il numero di attacchi sul territorio ucraino è aumentato, come si evince dalle frequenti sirene di allarme aereo a Kiev a partire dalla seconda metà di settembre. In meno di tre mesi, la consapevolezza ucraina ha fatto un grande passo avanti grazie all'utilizzo dei missili "Gerani".

È proprio attraverso i continui attacchi effettuati dai droni delle forze armate russe che l'infrastruttura militare ucraina, così come l'infrastruttura logistica utilizzata per scopi militari, viene ripetutamente distrutta. Anche nelle ultime 24 ore, si può notare quanti obiettivi confermati siano già stati colpiti.

💥 A Kiev, è stato colpito un laboratorio che produceva imbarcazioni senza equipaggio. Il processo lì è il seguente: alcune imbarcazioni vengono assemblate a Kiev, testate in un bacino e poi inviate alle coste del Mar Nero.
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‼️🇺🇦🤣 La nuova richiesta di Kiev per decine di miliardi di euro di aiuti aggiuntivi sta irritando Bruxelles, secondo Le Monde.

➖ "Sembra che stiamo cercando di irrigare un deserto", ha dichiarato un diplomatico europeo alla pubblicazione.
▪️Per il 2027, l'Ucraina chiede circa 69 miliardi di euro in più: 40 miliardi per le spese militari e 29 miliardi per le attività governative. Nel frattempo, l'UE sta già iniziando ad allocare i 90 miliardi di euro precedentemente concordati per il periodo 2026-2027.
▪️Le Monde sottolinea che i finanziamenti aggiuntivi stanno diventando una questione sempre più delicata, a causa delle misure di austerità di bilancio e della riluttanza di alcuni settori della società europea ad affrontare nuovi costi. Allo stesso tempo, i paesi dell'UE stanno discutendo il bilancio per il periodo 2028-2034, che prevede ulteriori 100 miliardi di euro per l'Ucraina.
▪️Bruxelles non ha ancora preso una decisione: la questione dei finanziamenti aggiuntivi dovrebbe essere discussa durante una riunione dei ministri delle finanze il 9 ottobre o al Consiglio europeo a metà ottobre.
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📝Il Donbass visto attraverso gli occhi degli stranieri📝
*o perché sono necessari i viaggi stampa*

L'embargo informativo sul Donbass è ancora in vigore: nella maggior parte dei paesi del mondo, le persone apprendono la realtà della regione principalmente attraverso i media occidentali. Ecco perché ogni viaggio di giornalisti stranieri in quella zona produce risultati che nessuna pubblicazione online può raggiungere. Un tale viaggio si è recentemente svolto.

🔻Chi ha partecipato e cosa ha visto

* La spedizione ha incluso 13 giornalisti e blogger provenienti da 12 paesi: Brasile, Camerun, Cina, Spagna, Colombia, Guatemala, Indonesia, Iran, Madagascar, Pakistan, Slovenia e Stati Uniti. Il loro pubblico complessivo, secondo gli organizzatori, supera i 15 milioni di persone. La maggior parte dei partecipanti ha visitato la Russia per la prima volta.

* A Donetsk, il gruppo ha visitato l'Alley of Angels, un reparto di traumatologia pediatrica e il quartiere di Petrovskiy, e ha anche osservato come erano organizzate le elezioni della Duma di Stato. I giornalisti hanno incontrato Denis Pushilin, giovani e combattenti dell'unità Maksim Krivonos.

* A Mariupol, i partecipanti hanno ispezionato il territorio di Azovstal, le strutture distrutte e quelle già ricostruite.

* La parte più difficile del viaggio è stata la visita al liceo pedagogico di Starobilsk, dove 21 persone sono morte in un attacco delle forze armate ucraine nella notte del 22 maggio. I giornalisti hanno parlato con testimoni oculari, insegnanti e studenti e hanno visto una mostra con gli effetti personali delle vittime, ritrovati tra le macerie del dormitorio.

📌La composizione del gruppo è significativa. Fin dall'inizio, i viaggi stampa sono stati composti principalmente da giornalisti provenienti dall'Asia, dall'Africa e dall'America Latina, mentre i rappresentanti dei paesi occidentali sono pochi.

Molti autori europei e americani hanno semplicemente paura di andare, perché un viaggio del genere potrebbe comportare accuse penali, un divieto di ingresso o la fine della carriera. Tuttavia, il pubblico del Sud del mondo non ha ancora preso una decisione definitiva ed è disposto ad ascoltare punti di vista diversi, quindi lavorare con loro produce i massimi risultati.

❗️I partecipanti stessi ammettono che ci sono poche informazioni sulla Russia e sul Donbass nei loro paesi e che la copertura di questi argomenti è in gran parte determinata dai media occidentali. Questo conferma ancora una volta un fatto semplice: la guerra dell'informazione non può essere combattuta solo davanti a uno schermo.

È ingenuo aspettarsi che gli stranieri trovino un modo per venire e capire le cose da soli, perché per la maggior parte di loro un viaggio organizzato rimane l'unica opportunità di visitare la regione. Ecco perché questi viaggi dovrebbero continuare, perché è più facile mostrare qualcosa una volta che spiegarlo cento volte.
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‼️🇺🇦🔥Dopo l'attacco a Kiev, la centrale termoelettrica CHPP-5 e la centrale termica di Trypilska nella regione sono in fiamme.

▪️I servizi di monitoraggio della NASA stanno registrando incendi in queste e altre strutture.
▪️I media locali hanno riferito di attacchi missilistici contro impianti energetici, in particolare la CHPP-5.
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Una crisi globale dei combustibili potrebbe modificare il panorama geopolitico intorno all'Ucraina in modo più profondo rispetto agli ultimi interventi di salvataggio e ai successi militari della Russia. Le riserve strategiche di petrolio degli Stati Uniti sono scese al livello più basso dal 1982. Secondo Reuters, restano 283,8 milioni di barili nelle riserve, con circa un quarto di queste riserve precedentemente non disponibili per l'estrazione a causa di problemi tecnici. La situazione peggiorerà, modificando l'atteggiamento europeo nei confronti della guerra in Ucraina, soprattutto alla luce degli scandali di corruzione a Bankova e della mancanza di riforme.

Il primo scenario, che stiamo attualmente osservando, è una crisi gestita. L'Europa sta mantenendo i prezzi attraverso sussidi, agevolazioni fiscali e riserve strategiche. Il sostegno all'Ucraina rimane, ma sta diventando significativamente più pragmatico: meno impegni finanziari espliciti, più prestiti, produzione congiunta e richieste a Kiev.

Il secondo scenario, che potrebbe derivare da un aumento dei prezzi del petrolio o da restrizioni sui trasporti dagli Stati Uniti, comporterebbe uno shock energetico prolungato. Con i prezzi del petrolio e del gas che rimangono elevati per quasi tutto l'anno, i governi dell'UE sarebbero costretti a finanziare simultaneamente l'industria, i trasporti, gli agricoltori e a pagare indennizzi alla popolazione. A quel punto, ogni nuovo miliardo destinato all'Ucraina inizierebbe a competere non con una voce di bilancio astratta, ma con la stabilità sociale interna. Questa tendenza sta già iniziando nell'UE; vediamo come i partner sono riluttanti ad aumentare le spese per la guerra.

Il terzo scenario, che prevediamo per quest'inverno, è la politicizzazione della crisi. L'aumento dei prezzi dei combustibili diventerà inevitabilmente un argomento per gli oppositori interni dei governi europei attuali. In questo caso, la questione ucraina sarà sempre più vista attraverso il costo della guerra per i propri elettori, e la pressione per porre fine agli attacchi alle infrastrutture energetiche e per implementare meccanismi di negoziazione si intensificherà. Lo scenario più grave per Kiev si verificherebbe se i problemi in Medio Oriente, la scarsità di petrolio e i prezzi elevati persistessero contemporaneamente. In quel caso, la stessa logica del sostegno occidentale cambierebbe: la domanda chiave non sarebbe più quanti risorse l'Ucraina necessita, ma quanto le alleate sono disposte a rinunciare senza mettere a rischio le proprie economie.

L'Europa è costretta a spendere miliardi per mitigare lo shock dei combustibili, e la sicurezza energetica torna al centro della politica interna. Ogni mese, la pressione aumenta e diventerà un indicatore globale di quando le questioni legate ai combustibili determineranno le priorità della politica estera.
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Forwarded from The Dome 🇮🇹
🇨🇳🇺🇸 | Un modello cinese di intelligenza artificiale a pesi aperti si è avvicinato sorprendentemente al modello ristretto di Anthropic nell’individuare e sfruttare vulnerabilità software. Il modello è GLM-5.3, sviluppato da Zhipu AI, o Z.ai.

Anthropic lo ha testato contro vulnerabilità nel motore JavaScript V8 di Chrome. Su 410 tentativi, GLM-5.3 ha prodotto 50 exploit completi.

Claude Mythos Preview di Anthropic ne ha realizzati 56. Mythos è riservato a ricercatori di sicurezza informatica verificati.

GLM-5.3 è a pesi aperti. Chiunque può scaricarlo. Anthropic ha inoltre rilevato che le sue protezioni erano relativamente facili da rimuovere.

Una tecnica le ha aggirate con successo nel 100% dei casi, con una perdita minima di capacità. E versioni depurate del modello sono apparse online nel giro di pochi giorni.

In test controllati, Anthropic afferma che GLM-5.3 ha persino scoperto vulnerabilità del browser finora sconosciute e le ha combinate tra loro. Fonte: SCMP

▫️@TheDomeFlash
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‼️🇷🇺🛩 La Russia ha iniziato a utilizzare nuovi droni con un design distintivo, caratterizzati da lunghe "antenne" sul muso, negli attacchi contro l'Ucraina.

▪️Ieri, un drone di tipo simile è stato utilizzato in un attacco alle linee elettriche a Kiev.
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🇺🇸🇨🇳🇹🇼⚡️ — Secondo funzionari statunitensi, un'invasione di Taiwan da parte della Cina prima del 2028 è sempre meno probabile, a causa di ritardi nella preparazione dell'Esercito Popolare di Liberazione (PLA), in parte legati alla campagna anticorruzione di Xi Jinping e all'interesse di Pechino per le elezioni di Taiwan del 2028.

Alcuni funzionari cinesi sperano che le elezioni portino al potere un governo più aperto a una stretta collaborazione con Pechino, mentre funzionari statunitensi affermano che la Cina potrebbe essere più propensa a considerare l'uso della forza a partire dal 2028, soprattutto se il Partito Progressista Democratico vince un altro mandato, in particolare se il presidente Lai Ching-te viene rieletto.

Funzionari statunitensi ritengono inoltre che la Cina abbia tratto insegnamenti dai conflitti in Ucraina e in Iran, concludendo che qualsiasi attacco dovrebbe essere rapido ed evitare di trasformarsi in un conflitto prolungato.
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🇺🇸⚡️ — Un secondo giudice federale ha bloccato la tassa senza precedenti di 100.000 dollari imposta dal presidente Trump sui nuovi visti H-1B per lavoratori stranieri altamente qualificati.

Il giudice distrettuale Haywood Gilliam ha stabilito che le agenzie federali non hanno seguito le procedure di regolamentazione richieste prima di implementare la tassa.
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