LA STORIA CHE SUPERA QUALSIASI HORROR: VA’ E VEDI
Oggi è impossibile sottovalutare l’importanza che il cinema e la televisione hanno avuto nel costruire determinate visioni nell’immaginario collettivo: una larga parte della popolazione si costruisce un’immagine del passato e degli avvenimenti storici sulla base dei prodotti di intrattenimento visivi di cui fruisce, spesso senza approfondire l’argomento con studi specialistici.
La nostra visione della Seconda guerra mondiale, la Guerra, e in genere degli altri conflitti della storia umana è stata pesantemente influenzata dalle centinaia di pellicole a tema che negli anni sono state proposte in televisione.
Nel nostro paese è sempre stata dominante la cinematografia americana, con i suoi eroi muscolosi, gli aerei rombanti e i krukki kattivi. Abbiamo anche visto pellicole incentrate sulle tragedie dei civili e degli oppressi, un filone che negli ultimi anni è diventato via via più popolare, ma in generale Hollywood ci ha presentato una guerra fatta di eroismo, sacrificio, retorica e spettacolarizzazione dei mezzi di morte.
Oggi invece vorremmo parlare di una pellicola sovietica uscita nelle sale nel 1985, Va’ e Vedi, girata dal regista lem Klimov.
IL FILM
La pellicola sembra un ibrido fra un documentario e un horror. L’essere stato girato esclusivamente con luce naturale rende il film sia verosimile che scuro, anche nelle scene ambientate in pieno giorno. Il punto di vista è quello del protagonista, un ragazzino di nome Flyora che lascia la famiglia per unirsi ai partigiani sovietici. Attraverso i suoi occhi assistiamo all’immersione in una fornace di orrori sempre maggiori, tanto surreali quanto drammaticamente reali.
I personaggi esprimono la reazione agli avvenimenti con primi piani che guardando direttamente in camera chiamano in causa lo spettatore, sguardi lunghi, fissi, che contribuiscono al clima di inquietudine e malessere che permane la pellicola. Il centro non è la grande battaglia, la retorica, ma l’atroce realismo dei traumi che l’esperienza bellica impone all’essere umano.
Il volto dell’attore Aleksei Kravchenko diventa la mappa che segna il passo del progredire della disperazione: da ragazzino florido e gioviale fino alla creatura smagrita, emaciata, pallida, coi capelli grigi in cui si muta alla fine del film.
Il makeup fa sembrare i volti dei personaggi, dagli occhi vitrei e coperti di sangue, usciti direttamente da un film dell’orrore.
Infatti, il registro è lo stesso del genere horror, con la macchina che insegue il protagonista, la musica angosciosa, il costante senso di pericolo imminente, gli inquietanti primi piani, le futili fughe da un male incomprensibile e contro cui non vi sono difese. Il messaggio è chiaro: la realtà creata dall’uomo è più terrificante e mostruosa di qualsiasi cosa possa partorire l’immaginazione.
La colonna sonora contribuisce con i suoi miscugli fra valzer e suoni ambientali, suoni struggenti che riflettono le emozioni e i traumi interiori dei personaggi. Dato che seguiamo Flyora, quando viene parzialmente assordato in un bombardamento anche la qualità dei suoni cambia, facendoci non solo vedere ma anche sentire quello che vede e sente lui.
Klimov nella ricerca del realismo oltre a usare solo luce naturale, veste i suoi attori con autentiche uniformi della Seconda guerra mondiale e arriva a sparare sopra le loro teste con proiettili veri (“10 cm sopra la mia testa”, dirà Kravchenko).
Alcuni tacciano la pellicola di essere propaganda sovietica, ma come è possibile vedere anche i "buoni" sono dipinti non sempre in una buona luce: i partigiani che vengono a prendere il protagonista all'inizio del film non esitano a derubare la madre del giovane, mentre quest'ultimo poco più avanti insieme a un partigiano ruberà una mucca a un collaborazionista.
Non ci sono eroi, ma soltanto sopravvissuti che tirano avanti con le proprie cicatrici.
LA STORIA
Oggi è impossibile sottovalutare l’importanza che il cinema e la televisione hanno avuto nel costruire determinate visioni nell’immaginario collettivo: una larga parte della popolazione si costruisce un’immagine del passato e degli avvenimenti storici sulla base dei prodotti di intrattenimento visivi di cui fruisce, spesso senza approfondire l’argomento con studi specialistici.
La nostra visione della Seconda guerra mondiale, la Guerra, e in genere degli altri conflitti della storia umana è stata pesantemente influenzata dalle centinaia di pellicole a tema che negli anni sono state proposte in televisione.
Nel nostro paese è sempre stata dominante la cinematografia americana, con i suoi eroi muscolosi, gli aerei rombanti e i krukki kattivi. Abbiamo anche visto pellicole incentrate sulle tragedie dei civili e degli oppressi, un filone che negli ultimi anni è diventato via via più popolare, ma in generale Hollywood ci ha presentato una guerra fatta di eroismo, sacrificio, retorica e spettacolarizzazione dei mezzi di morte.
Oggi invece vorremmo parlare di una pellicola sovietica uscita nelle sale nel 1985, Va’ e Vedi, girata dal regista lem Klimov.
IL FILM
La pellicola sembra un ibrido fra un documentario e un horror. L’essere stato girato esclusivamente con luce naturale rende il film sia verosimile che scuro, anche nelle scene ambientate in pieno giorno. Il punto di vista è quello del protagonista, un ragazzino di nome Flyora che lascia la famiglia per unirsi ai partigiani sovietici. Attraverso i suoi occhi assistiamo all’immersione in una fornace di orrori sempre maggiori, tanto surreali quanto drammaticamente reali.
I personaggi esprimono la reazione agli avvenimenti con primi piani che guardando direttamente in camera chiamano in causa lo spettatore, sguardi lunghi, fissi, che contribuiscono al clima di inquietudine e malessere che permane la pellicola. Il centro non è la grande battaglia, la retorica, ma l’atroce realismo dei traumi che l’esperienza bellica impone all’essere umano.
Il volto dell’attore Aleksei Kravchenko diventa la mappa che segna il passo del progredire della disperazione: da ragazzino florido e gioviale fino alla creatura smagrita, emaciata, pallida, coi capelli grigi in cui si muta alla fine del film.
Il makeup fa sembrare i volti dei personaggi, dagli occhi vitrei e coperti di sangue, usciti direttamente da un film dell’orrore.
Infatti, il registro è lo stesso del genere horror, con la macchina che insegue il protagonista, la musica angosciosa, il costante senso di pericolo imminente, gli inquietanti primi piani, le futili fughe da un male incomprensibile e contro cui non vi sono difese. Il messaggio è chiaro: la realtà creata dall’uomo è più terrificante e mostruosa di qualsiasi cosa possa partorire l’immaginazione.
La colonna sonora contribuisce con i suoi miscugli fra valzer e suoni ambientali, suoni struggenti che riflettono le emozioni e i traumi interiori dei personaggi. Dato che seguiamo Flyora, quando viene parzialmente assordato in un bombardamento anche la qualità dei suoni cambia, facendoci non solo vedere ma anche sentire quello che vede e sente lui.
Klimov nella ricerca del realismo oltre a usare solo luce naturale, veste i suoi attori con autentiche uniformi della Seconda guerra mondiale e arriva a sparare sopra le loro teste con proiettili veri (“10 cm sopra la mia testa”, dirà Kravchenko).
Alcuni tacciano la pellicola di essere propaganda sovietica, ma come è possibile vedere anche i "buoni" sono dipinti non sempre in una buona luce: i partigiani che vengono a prendere il protagonista all'inizio del film non esitano a derubare la madre del giovane, mentre quest'ultimo poco più avanti insieme a un partigiano ruberà una mucca a un collaborazionista.
Non ci sono eroi, ma soltanto sopravvissuti che tirano avanti con le proprie cicatrici.
LA STORIA
Il film è basato su un romanzo del 1978 di Ales Adamovich, ex-partigiano bielorusso, che partecipò alla scrittura della sceneggiatura. L’ambientazione è la Bielorussia durante la Seconda guerra mondiale, una regione quasi dimenticata ma che soffrì enormemente durante il conflitto: più di un quarto della sua popolazione, 2.230.000 persone, morirono durante il conflitto, la percentuale relativa più alta del conflitto.
Questa regione doveva, nei piani dei nazisti, essere “ripulita” dalle sottorazze slave per fornire Lebensraum, spazio vitale, ai coloni tedeschi.
Le cosiddette operazioni contro i banditi, ovvero i numerosissimi e ben armati partigiani sovietici, erano coperture per radere al suolo interi villaggi e sterminarne la popolazione. Ben prima dell’apertura dei Lager, i nazisti condussero con ferocia un “Olocausto delle pallottole”, ovvero lo sterminio degli ebrei tramite fucilazione.
L’unità tedesca che compare nella parte finale del film è ispirata alla Brigata Dirlewanger (link del nostro post a riguardo nei commenti), composta da bracconieri e criminali, considerata da molti studiosi l’unità più famigerata e feroce della guerra, tanto che persino le altre SS erano disgustate dai loro comportamenti barbarici. Con loro vi sono dei collaborazionisti indigeni, persone che realmente decisero di aiutare l’invasore per odio nei confronti di altre etnie locali o per trarne vantaggi, un elemento importante ma spesso trascurato dalla narrazione delle atrocità naziste.
Per quanto esagerata, paradossale e tanto orrida quanto grottesca possa sembrare, la scena clou della pellicola cattura appieno l’essenza della Dirlewanger, un’unità composta da criminali che beve, stupra, ride e buffoneggia mente tutt’intorno il mondo brucia.
(Da una pagina Facebook)
Questa regione doveva, nei piani dei nazisti, essere “ripulita” dalle sottorazze slave per fornire Lebensraum, spazio vitale, ai coloni tedeschi.
Le cosiddette operazioni contro i banditi, ovvero i numerosissimi e ben armati partigiani sovietici, erano coperture per radere al suolo interi villaggi e sterminarne la popolazione. Ben prima dell’apertura dei Lager, i nazisti condussero con ferocia un “Olocausto delle pallottole”, ovvero lo sterminio degli ebrei tramite fucilazione.
L’unità tedesca che compare nella parte finale del film è ispirata alla Brigata Dirlewanger (link del nostro post a riguardo nei commenti), composta da bracconieri e criminali, considerata da molti studiosi l’unità più famigerata e feroce della guerra, tanto che persino le altre SS erano disgustate dai loro comportamenti barbarici. Con loro vi sono dei collaborazionisti indigeni, persone che realmente decisero di aiutare l’invasore per odio nei confronti di altre etnie locali o per trarne vantaggi, un elemento importante ma spesso trascurato dalla narrazione delle atrocità naziste.
Per quanto esagerata, paradossale e tanto orrida quanto grottesca possa sembrare, la scena clou della pellicola cattura appieno l’essenza della Dirlewanger, un’unità composta da criminali che beve, stupra, ride e buffoneggia mente tutt’intorno il mondo brucia.
(Da una pagina Facebook)
Prof. Paolo Puccetti
5 settembre 2021
È ormai chiaro che il 100% della popolazione ha incontrato, sta incontrando o incontrerà il virus. Stante l’attuale rischio assoluto della popolazione di morire di Covid che è pari allo 0,23%, quel 100% – se non ci siamo ancora arrivati – ci siamo comunque molto vicini. Che vuol dire? Che l’endemizzazione è in atto. Che è successo in definitiva? Che l’immunità naturale ha giocato il ruolo di arbitro delle nostre “traiettorie” (per usare la parola che compariva nel post di ieri). La stragrande maggioranza ha eliminato il virus senza farlo arrivare alle basse vie aeree e senza pertanto attivare il processo infiammatorio, e probabilmente senza produrre ulteriori anticorpi virus-specifici. Sono state sufficienti le IgA mucosali che riconoscono gli antigeni comuni a tutta la famiglia di Coronaviridae, con il prezioso contributo dell’interferone di tipo III (di cui nel post di ieri). Questi soggetti, se testati in quella finestra temporale (meno di una settimana), sono stati erroneamente definiti “portatori sani”: falso, non ne esistono.
Una significativa percentuale di popolazione anziana, per il difetto dell’immunità innata, ha permesso al virus di esprimere e mettere in circolo (dopo che questo era giunto ai polmoni, ma ci sono altre vie di ingresso; vedi il post di ieri) – ha permesso, dicevo – di esprimere la tossina spike, e ha pertanto sviluppato una forma di malattia il cui spettro va dal paucisintomatico alla sepsi virale, condizione quest’ultima letale.
Se chiamiamo i primi (i resistenti) “iporeattivi” (alla noxa patogena, ecco perché “ipo”; “abboccano” di meno all’amo tentatore dell’infiammazione), e chiamiamo i secondi “iper-reattivi” (“abboccano” di più), la popolazione di mezzo (la maggioranza), che identifichiamo come “normoreattivi”, ha subito una viremia al momento del contagio (il virus si è diffuso nell’organismo), ha manifestato i sintomi sistemici dell’infiammazione, ha subito i danni (più o meno gravi) della tossina ma ha sviluppato una risposta immune “acquisita”; ha prodotto cioè cellule T specifiche, che hanno, a loro volta, permesso alle cellule B di produrre anticorpi contro la specifica spike (le cellule T helper forniscono un necessario “aiuto”). Quest’ultimi hanno anticorpi anti-spike (che non serviranno loro per difendersi da un’eventuale reinfezione con variante che esprima diversa spike) ma hanno il vantaggio di aver “fatto un richiamo” – coinvolgendo le cellule T della memoria – contro gli antigeni comuni delle Coronaviridae. Il ciclo si ripeterà, stagionalmente, e parimenti il modello epidemiologico, salvo il fatto che a ogni stagione, progressivamente, una parte dei iporeattivi diventerà normoreattiva, e una parte dei normoreattivi diventerà iper-reattiva (invecchiando), secondo il modello epidemiologico stagionale dell’influenza. Qual è il messaggio?
Forzare ripetutamente con vaccini imperfetti in presenza del forte adiuvante rappresentato dall’acido nucleico, velocizzerà l’immunosenescenza.
I bambini, lascateli stare: hanno una vita prima dell’immunosenescenza!
Naturalmente non accenno nemmeno a tutti gli altri rischi dell’attuale riproposizione vaccinale (mRNA + Spike) di cui mi sono occupato più volte. Buona domenica!
5 settembre 2021
È ormai chiaro che il 100% della popolazione ha incontrato, sta incontrando o incontrerà il virus. Stante l’attuale rischio assoluto della popolazione di morire di Covid che è pari allo 0,23%, quel 100% – se non ci siamo ancora arrivati – ci siamo comunque molto vicini. Che vuol dire? Che l’endemizzazione è in atto. Che è successo in definitiva? Che l’immunità naturale ha giocato il ruolo di arbitro delle nostre “traiettorie” (per usare la parola che compariva nel post di ieri). La stragrande maggioranza ha eliminato il virus senza farlo arrivare alle basse vie aeree e senza pertanto attivare il processo infiammatorio, e probabilmente senza produrre ulteriori anticorpi virus-specifici. Sono state sufficienti le IgA mucosali che riconoscono gli antigeni comuni a tutta la famiglia di Coronaviridae, con il prezioso contributo dell’interferone di tipo III (di cui nel post di ieri). Questi soggetti, se testati in quella finestra temporale (meno di una settimana), sono stati erroneamente definiti “portatori sani”: falso, non ne esistono.
Una significativa percentuale di popolazione anziana, per il difetto dell’immunità innata, ha permesso al virus di esprimere e mettere in circolo (dopo che questo era giunto ai polmoni, ma ci sono altre vie di ingresso; vedi il post di ieri) – ha permesso, dicevo – di esprimere la tossina spike, e ha pertanto sviluppato una forma di malattia il cui spettro va dal paucisintomatico alla sepsi virale, condizione quest’ultima letale.
Se chiamiamo i primi (i resistenti) “iporeattivi” (alla noxa patogena, ecco perché “ipo”; “abboccano” di meno all’amo tentatore dell’infiammazione), e chiamiamo i secondi “iper-reattivi” (“abboccano” di più), la popolazione di mezzo (la maggioranza), che identifichiamo come “normoreattivi”, ha subito una viremia al momento del contagio (il virus si è diffuso nell’organismo), ha manifestato i sintomi sistemici dell’infiammazione, ha subito i danni (più o meno gravi) della tossina ma ha sviluppato una risposta immune “acquisita”; ha prodotto cioè cellule T specifiche, che hanno, a loro volta, permesso alle cellule B di produrre anticorpi contro la specifica spike (le cellule T helper forniscono un necessario “aiuto”). Quest’ultimi hanno anticorpi anti-spike (che non serviranno loro per difendersi da un’eventuale reinfezione con variante che esprima diversa spike) ma hanno il vantaggio di aver “fatto un richiamo” – coinvolgendo le cellule T della memoria – contro gli antigeni comuni delle Coronaviridae. Il ciclo si ripeterà, stagionalmente, e parimenti il modello epidemiologico, salvo il fatto che a ogni stagione, progressivamente, una parte dei iporeattivi diventerà normoreattiva, e una parte dei normoreattivi diventerà iper-reattiva (invecchiando), secondo il modello epidemiologico stagionale dell’influenza. Qual è il messaggio?
Forzare ripetutamente con vaccini imperfetti in presenza del forte adiuvante rappresentato dall’acido nucleico, velocizzerà l’immunosenescenza.
I bambini, lascateli stare: hanno una vita prima dell’immunosenescenza!
Naturalmente non accenno nemmeno a tutti gli altri rischi dell’attuale riproposizione vaccinale (mRNA + Spike) di cui mi sono occupato più volte. Buona domenica!
Hanno paura delle piazze. Circolare del Ministero dell'Interno chiede che ai portuali triestini siano concessi tamponi gratuiti. Se li avranno i lavoratori di Trieste dovremmo averli tutti, o no? Avanti.
Forwarded from Giubbe Rosse
EFFETTO COVID, BUCO DA 22 MILIARDI PER COMUNI E REGIONI: "POSSIBILE IL TAGLIO DI SERVIZI PUBBLICI"
Un buco da 22,8 miliardi nelle casse degli enti locali italiani lasciato dalla pandemia. A lanciare l'allarme è il Comitato delle Regioni Ue che, nella settimana dedicata agli enti locali europei, ha presentato le stime del suo ultimo barometro. L'impronta lasciata nel 2020 dalla pandemia sulle amministrazioni locali del nostro Paese - emerge dal rapporto - è pesante: strette tra le maggiori spese da sostenere per far fronte all'emergenza e le mancate entrate dovute alla crisi, la perdita registrata è in termini assoluta la più alta d'Europa dopo la Germania, dove Laender e città hanno segnato un rosso di quasi 112 miliardi.
A livello europeo, il cosiddetto 'effetto forbice' per gli enti locali vale 180 miliardi di euro, pari alla somma delle maggiori spese dovute alla pandemia (125 miliardi) e delle mancate entrate (55 miliardi). Tutto questo, ha avvertito il presidente del Comitato, Apostolos Tzitzikostas, "potrebbe portare a tagliare i servizi pubblici, a meno che non arrivino urgentemente più risorse da fondi Ue e nazionali per sostenere progetti e programmi locali". Un allarme che riguarderebbe tutta l'Unione. (Fonte: Repubblica)
Traduciamo. Il prezzo dei vaccini, dei tamponi, degli acquisti del commissario straordinario li faranno pagare a voi in termini di tagli ai servizi. Per la cronaca, 22,8 miliardi è meno di quel poco che il PNNR prevedeva di investire in sanità da qui al 2027. Fate ciao con la manina alla sanità pubblica, signori. Vi hanno fregato per bene. 👋
🔽 Unisciti a Giubbe Rosse
Un buco da 22,8 miliardi nelle casse degli enti locali italiani lasciato dalla pandemia. A lanciare l'allarme è il Comitato delle Regioni Ue che, nella settimana dedicata agli enti locali europei, ha presentato le stime del suo ultimo barometro. L'impronta lasciata nel 2020 dalla pandemia sulle amministrazioni locali del nostro Paese - emerge dal rapporto - è pesante: strette tra le maggiori spese da sostenere per far fronte all'emergenza e le mancate entrate dovute alla crisi, la perdita registrata è in termini assoluta la più alta d'Europa dopo la Germania, dove Laender e città hanno segnato un rosso di quasi 112 miliardi.
A livello europeo, il cosiddetto 'effetto forbice' per gli enti locali vale 180 miliardi di euro, pari alla somma delle maggiori spese dovute alla pandemia (125 miliardi) e delle mancate entrate (55 miliardi). Tutto questo, ha avvertito il presidente del Comitato, Apostolos Tzitzikostas, "potrebbe portare a tagliare i servizi pubblici, a meno che non arrivino urgentemente più risorse da fondi Ue e nazionali per sostenere progetti e programmi locali". Un allarme che riguarderebbe tutta l'Unione. (Fonte: Repubblica)
Traduciamo. Il prezzo dei vaccini, dei tamponi, degli acquisti del commissario straordinario li faranno pagare a voi in termini di tagli ai servizi. Per la cronaca, 22,8 miliardi è meno di quel poco che il PNNR prevedeva di investire in sanità da qui al 2027. Fate ciao con la manina alla sanità pubblica, signori. Vi hanno fregato per bene. 👋
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la Repubblica
Effetto Covid, buco da 22 miliardi per Comuni e Regioni: "Possibile il taglio di servizi pubblici"
Amministrazioni locali strette tra le maggiori spese da sostenere per far fronte all'emergenza e le mancate entrate dovute alla crisi, la perdita registrat…
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Lunghe fila di afghani che tentano di uscire dal paese attraverso il check-point di confine di Nimroz tra Iran e Afghanistan. Destinazione Europa.
Germania: prezzi all'ingrosso anno su anno +13.2%. Record assoluto dal 1974. Inflazione transitoria? Ma siete proprio sicuri?
Qualcuno ha un po' di paura? La gente in piazza autorganizzata non se l'aspettavano. https://www.tgcom24.mediaset.it/politica/greenpass-beppe-grillo-lo-stato-paghi-i-tamponi-per-i-lavoratori-serve-pacificazione_39319142-202102k.shtml
Tgcom24
Green pass, Beppe Grillo: "Lo Stato paghi i tamponi per i lavoratori, serve pacificazione" | Il ministro Orlando: "Non si può"
In un post sul suo blog, "da buon ragioniere", sottolinea come il popolo no vax in Italia è "molto contenuto"
L'India teme il BLACKOUT poiché quasi l'80% delle centrali elettriche a carbone ha livelli di scorte critici
L'incombente crisi energetica dell'India potrebbe paralizzare anche le città più grandi, con il primo ministro di Delhi che avverte che la capitale potrebbe affrontare un blackout se non vengono trovate forniture di emergenza du carbone.
Secondo l'Autorità elettrica centrale dell'India, quasi otto impianti a carbone su dieci rimarranno senza carburante entro cinque giorni, sebbene il ministro per l'energia RK Singh abbia insistito sul fatto che "si è creato inutilmente il panico per la carenza di carbone".
La produzione di carbone dell'India è stata duramente colpita dalle inondazioni, anche prima dell'allarme rosso e arancione per i fiumi del Karnataka, del Kerala e del Tamil Nadu, dunque il paese dipende da importazioni a costi record.
Fonte: Russia Today
L'incombente crisi energetica dell'India potrebbe paralizzare anche le città più grandi, con il primo ministro di Delhi che avverte che la capitale potrebbe affrontare un blackout se non vengono trovate forniture di emergenza du carbone.
Secondo l'Autorità elettrica centrale dell'India, quasi otto impianti a carbone su dieci rimarranno senza carburante entro cinque giorni, sebbene il ministro per l'energia RK Singh abbia insistito sul fatto che "si è creato inutilmente il panico per la carenza di carbone".
La produzione di carbone dell'India è stata duramente colpita dalle inondazioni, anche prima dell'allarme rosso e arancione per i fiumi del Karnataka, del Kerala e del Tamil Nadu, dunque il paese dipende da importazioni a costi record.
Fonte: Russia Today
Ci stiamo avvicinando al punto di non ritorno. https://www.ilsole24ore.com/art/evergrande-sull-orlo-default-non-paga-terza-cedola-tre-settimane-AEfcKKp
Il Sole 24 ORE
Evergrande sull’orlo del default, non paga la terza cedola in tre settimane
L’inadempimento del gigante dell’immobiliare trascina anche Fantasia Luxury. Pechino scatena l’anticorruzione nelle stanze delle massime istituzioni finanziarie
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🇺🇸🇷🇺 Il sottosegretario di Stato americano Victoria Nuland è arrivato al ministero degli Esteri russo, per un incontro con il viceministro degli esteri russo Sergei Ryabkov.
Mosca non esclude il congelamento del lavoro delle missioni diplomatiche di Russia e Stati Uniti, ma vorrebbe evitare un simile scenario - Ryabkov dopo il vertice con Nuland. Ha osservato che il colloquio con il sottosegretario di Stato Usa è stato "estremamente franco", è stato utile, ma finora le posizioni delle parti non combaciano. Mosca non esclude ulteriori tensioni nei rapporti con gli Stati Uniti, a meno che non vengano fatti ulteriori sforzi per normalizzare, ha affermato il viceministro degli Esteri.
Secondo Ryabkov, le parti terranno nuove consultazioni per risolvere la crisi sui visti e sul lavoro delle missioni diplomatiche.
@intelslava
Mosca non esclude il congelamento del lavoro delle missioni diplomatiche di Russia e Stati Uniti, ma vorrebbe evitare un simile scenario - Ryabkov dopo il vertice con Nuland. Ha osservato che il colloquio con il sottosegretario di Stato Usa è stato "estremamente franco", è stato utile, ma finora le posizioni delle parti non combaciano. Mosca non esclude ulteriori tensioni nei rapporti con gli Stati Uniti, a meno che non vengano fatti ulteriori sforzi per normalizzare, ha affermato il viceministro degli Esteri.
Secondo Ryabkov, le parti terranno nuove consultazioni per risolvere la crisi sui visti e sul lavoro delle missioni diplomatiche.
@intelslava
Il tempo delle mediazioni e dei compromessi è finito. Bastonare il cane finché è in acqua. Ora è il tempo di rimanere calmi, lucidi e fermi nell'astensione al lavoro e nel mandare in tilt il loro piano. https://www.genova24.it/2021/10/sciopero-in-porto-e-camionisti-in-rivolta-al-terminal-psa-traffico-bloccato-al-casello-di-pra-279136/?fbclid=IwAR0x75i9jd7sXxQSqKHo1cmEaqpC7er9AdwDtuHdk99-NV9K7_tikLx8hWA
Genova24.it
Sciopero in porto e camionisti in rivolta al terminal Psa: casello di Pra' bloccato - Genova 24
Dopo una notte di attesa a causa dello sciopero del personale del Psa è scoppiata la rivolta dei trasportatori che hanno bloccato il terminal
All'origine del male (cinese). Il debito ombra che sta distruggendo un'economia - Per aggirare le regole sull’indebitamento e costruire milioni di case, poi invendute, molti colossi del mattone hanno iscritto i propri debiti fuori dai bilanci ufficiali. E alla fine il bubbone è esploso. Ora l’esposizione immobiliare cinese vale quanto il Pil del Giappone
https://formiche.net/2021/10/cina-immobiliare-evergrande-jp-morgan-debito/
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Formiche.net
All'origine del male (cinese). Il debito ombra che sta distruggendo un'economia - Formiche.net
Per aggirare le regole sull'indebitamento e costruire milioni di case, poi invendute, molti colossi del mattone hanno iscritto i propri debiti fuori dai bilanci ufficiali. Ma alla fine il bubbone è esploso lo stesso