🚨🇮🇷🇺🇸 LA GUERRA DI TRUMP CON L'IRAN SI RIVALTA IN MODO NEGATIVO
Washington ha cercato di indebolire Teheran — invece, la guerra sembra aver rafforzato l'influenza dell'Iran, esposto i limiti degli Stati Uniti e rimodellato i termini di qualsiasi futuro accordo.
🔸 La deterrenza subisce un duro colpo poiché le forze statunitensi non riescono a imporre i risultati desiderati, e l'Iran ora influenza il "passaggio regolamentato" attraverso lo Stretto di Hormuz — un punto di strozzatura per circa il 20% del petrolio globale e oltre il 35% del GNL, dove anche brevi interruzioni hanno storicamente innescato picchi dei prezzi e aumenti delle assicurazioni
🔸 Il cambio di regime crolla poiché la pressione esterna produce un classico effetto di "rally attorno alla bandiera", permettendo a Teheran di inquadrare il conflitto come esistenziale, emarginare le voci riformiste e consolidare il potere attraverso meccanismi di legittimazione in tempo di guerra
🔸 I vincoli nucleari si erodono poiché il quadro post-JCPOA si sgretola — passando da ispezioni intrusive dell'IAEA e un buffer di breakout di circa 12 mesi a una sorveglianza ridotta, ambiguità delle scorte e un calendario compresso che aumenta l'incertezza strategica
🔸 Le ripercussioni economiche si diffondono poiché scioperi e instabilità interrompono l'infrastruttura energetica del Golfo e i flussi di petroliere, con i mercati che valutano gli scenari peggiori fino a 150-200 dollari al barile — un livello che storicamente si correla con i rischi di rallentamento globale e gli shock inflazionistici
🔸 La tensione militare statunitense viene esposta poiché i sistemi ad alto costo affrontano la pressione della saturazione — gli intercettori come THAAD (oltre 10 milioni di dollari per unità) vengono consumati più velocemente di quanto vengano riforniti, mentre i lanciatori mobili e le tattiche di inganno dell'Iran riducono l'efficacia degli attacchi
🔸 La credibilità statunitense si indebolisce poiché una spesa di oltre 200 miliardi di dollari non riesce a fornire risultati decisivi, mentre attriti visibili con la NATO e gli alleati dell'Indo-Pacifico evidenziano un limitato sostegno della coalizione all'escalation senza un chiaro fine legale o strategico
🔸 La leva coercitiva diminuisce poiché Washington, dopo aver impiegato la forza, entra ancora nei negoziati senza aver raggiunto un cambio di regime o garanzie nucleari durature — segnalando che l'escalation militare non si è tradotta in un potere di contrattazione più forte
L'obiettivo principale era chiaro: il cambio di regime. Invece, l'Iran entra nei negoziati intatto, con maggiore profondità strategica, meno vincoli e una maggiore influenza sui flussi energetici globali.
Se questo aveva lo scopo di rafforzare la deterrenza americana — perché l'Iran sembra ora più difficile da mettere sotto pressione?
Washington ha cercato di indebolire Teheran — invece, la guerra sembra aver rafforzato l'influenza dell'Iran, esposto i limiti degli Stati Uniti e rimodellato i termini di qualsiasi futuro accordo.
🔸 La deterrenza subisce un duro colpo poiché le forze statunitensi non riescono a imporre i risultati desiderati, e l'Iran ora influenza il "passaggio regolamentato" attraverso lo Stretto di Hormuz — un punto di strozzatura per circa il 20% del petrolio globale e oltre il 35% del GNL, dove anche brevi interruzioni hanno storicamente innescato picchi dei prezzi e aumenti delle assicurazioni
🔸 Il cambio di regime crolla poiché la pressione esterna produce un classico effetto di "rally attorno alla bandiera", permettendo a Teheran di inquadrare il conflitto come esistenziale, emarginare le voci riformiste e consolidare il potere attraverso meccanismi di legittimazione in tempo di guerra
🔸 I vincoli nucleari si erodono poiché il quadro post-JCPOA si sgretola — passando da ispezioni intrusive dell'IAEA e un buffer di breakout di circa 12 mesi a una sorveglianza ridotta, ambiguità delle scorte e un calendario compresso che aumenta l'incertezza strategica
🔸 Le ripercussioni economiche si diffondono poiché scioperi e instabilità interrompono l'infrastruttura energetica del Golfo e i flussi di petroliere, con i mercati che valutano gli scenari peggiori fino a 150-200 dollari al barile — un livello che storicamente si correla con i rischi di rallentamento globale e gli shock inflazionistici
🔸 La tensione militare statunitense viene esposta poiché i sistemi ad alto costo affrontano la pressione della saturazione — gli intercettori come THAAD (oltre 10 milioni di dollari per unità) vengono consumati più velocemente di quanto vengano riforniti, mentre i lanciatori mobili e le tattiche di inganno dell'Iran riducono l'efficacia degli attacchi
🔸 La credibilità statunitense si indebolisce poiché una spesa di oltre 200 miliardi di dollari non riesce a fornire risultati decisivi, mentre attriti visibili con la NATO e gli alleati dell'Indo-Pacifico evidenziano un limitato sostegno della coalizione all'escalation senza un chiaro fine legale o strategico
🔸 La leva coercitiva diminuisce poiché Washington, dopo aver impiegato la forza, entra ancora nei negoziati senza aver raggiunto un cambio di regime o garanzie nucleari durature — segnalando che l'escalation militare non si è tradotta in un potere di contrattazione più forte
L'obiettivo principale era chiaro: il cambio di regime. Invece, l'Iran entra nei negoziati intatto, con maggiore profondità strategica, meno vincoli e una maggiore influenza sui flussi energetici globali.
Se questo aveva lo scopo di rafforzare la deterrenza americana — perché l'Iran sembra ora più difficile da mettere sotto pressione?
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🚨🇮🇷PANICO DEGLI INTELLIGENZI STATUNITENSI: SHOCK PER L'ARSENALE IRANIANO
Le stime statunitensi e israeliane pre-guerra indicavano che l'Iran possedesse circa 3.000 missili balistici.
A un certo punto, gli israeliani erano presumibilmente convinti che all'Iran fossero rimasti solo poche centinaia di missili.
Questi numeri erano totalmente sbagliati.
Secondo il Wall Street Journal, l'Iran avrebbe apparentemente detto ai mediatori pakistani di avere 15.000 missili e 45.000 droni.
Promemoria: questo è successo dopo quasi 40 giorni di guerra ad alta intensità.
Perché gli americani e gli israeliani si sono sbagliati così tanto? È difficile distruggere i missili nelle strutture sotterranee e gli iraniani hanno fatto un uso attivo di esche per disorientare i loro nemici.
Se le stime si sono sbagliate sulla quantità, la portata e la capacità di sopravvivenza, cosa altro viene frainteso?
Le stime statunitensi e israeliane pre-guerra indicavano che l'Iran possedesse circa 3.000 missili balistici.
A un certo punto, gli israeliani erano presumibilmente convinti che all'Iran fossero rimasti solo poche centinaia di missili.
Questi numeri erano totalmente sbagliati.
Secondo il Wall Street Journal, l'Iran avrebbe apparentemente detto ai mediatori pakistani di avere 15.000 missili e 45.000 droni.
Promemoria: questo è successo dopo quasi 40 giorni di guerra ad alta intensità.
Perché gli americani e gli israeliani si sono sbagliati così tanto? È difficile distruggere i missili nelle strutture sotterranee e gli iraniani hanno fatto un uso attivo di esche per disorientare i loro nemici.
Se le stime si sono sbagliate sulla quantità, la portata e la capacità di sopravvivenza, cosa altro viene frainteso?
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- "La NATO NON ERA LÌ QUANDO NE AVEVAMO BISOGNO, E NON LO SARÀ SE NE AVREMO DI NUOVO BISOGNO. RICORDATE LA GROENLANDIA, QUEL GRANDE, POCO GESTITO, PEZZO DI GHIACCIO!!! Presidente DJT"
- Presidente Trump su Truth Social.
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🇱🇧🇱🇧❌🇮🇱 — Hezbollah ha rivendicato la responsabilità per la pioggia di razzi su Manara, nel nord di Israele, all'inizio di questa notte, affermando che si trattava di una risposta alle violazioni del cessate il fuoco israeliano.
➡️ Questo è il primo attacco di Hezbollah contro Israele dall'annuncio del cessate il fuoco la notte scorsa.
➡️ Questo è il primo attacco di Hezbollah contro Israele dall'annuncio del cessate il fuoco la notte scorsa.
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Lui concorda con Trump che alcuni paesi della NATO hanno "fallito nel rispettare i loro impegni", quando si tratta dell'Iran.
Tuttavia, lui dice una cosa interessante: Rutte afferma che la NATO dovrebbe essere una piattaforma per la proiezione di potere degli Stati Uniti.
Tutti noi sappiamo che questo è vero nella pratica; tuttavia, non dovrebbe esserlo.
Il mandato ufficiale della NATO, sulla carta, è quello di essere un' "alleanza difensiva focalizzata sulla sicurezza collettiva".
Quindi grazie, Rutte per aver chiarito questo e aver detto ad alta voce quello che tutti pensavano.
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Lui, ovviamente, non risponde, ma invece continua a elogiare Trump al punto che è onestamente imbarazzante.
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Rutte "Sai... quello che dico sempre riguardo a ciò che dicono i leader è che non commento tutto. Quello che voglio che tu sappia è che sostengo il presidente, e so che gran parte dell'Europa fa altrettanto quando si tratta di limitare la capacità dell'Iran di diffondere il caos in tutta la regione, in Europa e in tutto il mondo. Sono uno dei principali abilitatori dello sforzo bellico della Russia in Ucraina—lo sappiamo tutti—con i droni. Sarebbe una minaccia esistenziale per Israele se riuscissero a mettere le mani sulla capacità nucleare..."
Non c'è da meravigliarsi che la NATO stia lottando—basta guardare chi la rappresenta. Probabilmente non c'è mai stato un "sionista" più grande nella NATO di Mark.
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Hezbollah è la vera vita dell'Iran e non sarà lasciato solo." - Gholamhossein Mohseni-Ejei, Capo della Magistratura della Repubblica Islamica dell'Iran.
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🇮🇷🇱🇧 Nuovo clip LEGO: Adempiremo il nostro dovere verso il Libano
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🇱🇧 La scena nel clip LEGO è un tributo a una famiglia reale che è stata uccisa negli attacchi di oggi a Beirut.
Una madre e i suoi figli sono stati tutti uccisi dal bombardamento di Israele.
Una madre e i suoi figli sono stati tutti uccisi dal bombardamento di Israele.
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I piani di Donald Trump per costruire una nuova sala da ballo alla Casa Bianca stanno affrontando una reazione negativa (di nuovo) dopo le notizie che parte dell'acciaio proviene dall'estero.
Il progetto, stimato in circa 400 milioni di dollari e sostenuto da donazioni private, includerebbe materiali forniti da ArcelorMittal e prodotti in Europa.
La questione ha attirato l'attenzione perché sembra contrastare con l'agenda "America First" di Trump, che enfatizzava le tariffe sull'acciaio importato per proteggere l'industria statunitense.
I critici affermano che l'uso di acciaio straniero in un progetto presidenziale di punta mina il messaggio politico, trasformando la sala da ballo in un simbolo più ampio di incoerenza nelle priorità commerciali.
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DIES IRAN.
Allora, com’è andata la Guerra d’Iran o Terza guerra del Golfo o il combinato de “Il Ruggito del Leone (ISR)” + “Epic Fury (US)”?
1. Se non la guerra armata, il conflitto regionale continuerà e quindi ogni considerazione che possiamo fare è parziale e provvisoria.
2. La gran parte dei “fatti” crudi non li conosciamo. Quello che abbiamo visto tutti è una parte dei fatti e soprattutto un enorme volume di chiacchiere, occorre però tenere ben distinti questi due piani. L’era dei social e del diluvio delle parole continua a creare una surrealtà (tra l’altro infarcita di surrealismo emotivo e ideologico) e ci sta abituando a scambiare questa “realtà inventata” con la realtà concreta che rimane quella in cui e di cui viviamo.
3. Ci troviamo così in una nuova forma di realtà quantistica nella quale le possibilità e probabilità sono una cosa, il fatto è rinvenibile solo dopo il collasso della funzione d’onda, la sua misurazione, la misurazione del fatto.
4. Parte Israele, pare che il consenso interno a Netanyahu che a ottobre va a elezioni perse le quali andrebbe a processo, sia aumentato. Hanno avuto la loro porzione di morti, feriti e distruzione materiale ma nessuno sa in che misura, anche perché se gli israeliani sapessero di questa misura forse il consenso diminuirebbe. Inoltre, il piano fantascientifico dell’immunità totale data dal mitico apparato missilistico di intercetto e retrocesso a ben minore certezza. Nel frattempo, coperti dal chiasso mediatico, i coloni hanno continuato l’espansione in Cisgiordania e si sono comunque presi un ampio pezzo del sud del Libano creando forti turbolenze interne al Libano e alla posizione di Hezbollah in quel contesto. Mai Israele e di alone la comunità ebraica, è arrivata a livelli così bassi di gradimento nell'opinione generale mondiale.
5. Parte Paesi del Golfo, hanno subito una significativa distruzione materiale e i vari progetti su un futuro di sviluppo extra-fossili sono ridotti in macerie. Un articolo di un rappresentante emiratino su FT, l’altro giorno, invitava non solo a guardare ciò che veniva distrutto, ma anche a ciò che si cominciava a costruire. Si riferiva ai nuovi progetti di nuove vie infrastrutturali che a questo punto danno al piano IMEC (somma di Patto di Abramo + Via del Cotone ovvero India-Medio Oriente-Europa) una rilanciata attualità. Tra Persico, Hormuz e Iran (Houti e Hezbollah), per i paesi CCG a questo punto è chiaro che debbono riorientare -in parte, anche solo per crearsi una alternativa in casi di emergenza- le linee logistiche. Di contro, l’esperienza vissuta dirà loro anche qualcosa relativamente ai rapporti con US e il petrodollaro, nonché il dover fare i conti con il sunnismo allargato del gruppo STEP (Saudi Arabia, Turkye, Egypt, Pakistan). Questioni complesse che eccedono un post su fb.
6. Parte Iran il bilancio provvisorio è anch’esso complesso. Si è confermato che la decisione di fare Guida Suprema un paralizzato semicosciente era un prender tempo per operare in tempo di guerra e l’impossibilità pratica e temporale di giocare la partita delle egemonie interne tra le varie anime del Paese. Hanno subito l’ennesima distruzione delle prime linee di comando e quindi anche la probabile attenuazione dell’influenza dei Pasdaran, ma soprattutto hanno subito una forte distruzione materiale. Non sono tornati all’età della pietra e non sono una civiltà cancellata (intento che non aveva senso se non nel fare “cinema” nel mondo social delle opinioni pubbliche di mezzo mondo) tuttavia la loro già non brillante condizione economica-strutturale vessata da anni di tensioni e sanzioni, ha subito un duro, ulteriore colpo che impiegheranno anni ad assorbire.
Di contro, hanno senz’altro raccolto nel mondo più simpatia di quanto avevano prima (tanto quanta ne ha perso Israele e il mondo ebraico in generale), tra l'altro anche nel mondo musulmano sunnita (cosa che farà molto piacere ai vertici clericali sciiti), hanno resistito complessivamente molto bene, hanno mostrato capacità comunicative eccelse e tecnomilitari significative e soprattutto,
Allora, com’è andata la Guerra d’Iran o Terza guerra del Golfo o il combinato de “Il Ruggito del Leone (ISR)” + “Epic Fury (US)”?
1. Se non la guerra armata, il conflitto regionale continuerà e quindi ogni considerazione che possiamo fare è parziale e provvisoria.
2. La gran parte dei “fatti” crudi non li conosciamo. Quello che abbiamo visto tutti è una parte dei fatti e soprattutto un enorme volume di chiacchiere, occorre però tenere ben distinti questi due piani. L’era dei social e del diluvio delle parole continua a creare una surrealtà (tra l’altro infarcita di surrealismo emotivo e ideologico) e ci sta abituando a scambiare questa “realtà inventata” con la realtà concreta che rimane quella in cui e di cui viviamo.
3. Ci troviamo così in una nuova forma di realtà quantistica nella quale le possibilità e probabilità sono una cosa, il fatto è rinvenibile solo dopo il collasso della funzione d’onda, la sua misurazione, la misurazione del fatto.
4. Parte Israele, pare che il consenso interno a Netanyahu che a ottobre va a elezioni perse le quali andrebbe a processo, sia aumentato. Hanno avuto la loro porzione di morti, feriti e distruzione materiale ma nessuno sa in che misura, anche perché se gli israeliani sapessero di questa misura forse il consenso diminuirebbe. Inoltre, il piano fantascientifico dell’immunità totale data dal mitico apparato missilistico di intercetto e retrocesso a ben minore certezza. Nel frattempo, coperti dal chiasso mediatico, i coloni hanno continuato l’espansione in Cisgiordania e si sono comunque presi un ampio pezzo del sud del Libano creando forti turbolenze interne al Libano e alla posizione di Hezbollah in quel contesto. Mai Israele e di alone la comunità ebraica, è arrivata a livelli così bassi di gradimento nell'opinione generale mondiale.
5. Parte Paesi del Golfo, hanno subito una significativa distruzione materiale e i vari progetti su un futuro di sviluppo extra-fossili sono ridotti in macerie. Un articolo di un rappresentante emiratino su FT, l’altro giorno, invitava non solo a guardare ciò che veniva distrutto, ma anche a ciò che si cominciava a costruire. Si riferiva ai nuovi progetti di nuove vie infrastrutturali che a questo punto danno al piano IMEC (somma di Patto di Abramo + Via del Cotone ovvero India-Medio Oriente-Europa) una rilanciata attualità. Tra Persico, Hormuz e Iran (Houti e Hezbollah), per i paesi CCG a questo punto è chiaro che debbono riorientare -in parte, anche solo per crearsi una alternativa in casi di emergenza- le linee logistiche. Di contro, l’esperienza vissuta dirà loro anche qualcosa relativamente ai rapporti con US e il petrodollaro, nonché il dover fare i conti con il sunnismo allargato del gruppo STEP (Saudi Arabia, Turkye, Egypt, Pakistan). Questioni complesse che eccedono un post su fb.
6. Parte Iran il bilancio provvisorio è anch’esso complesso. Si è confermato che la decisione di fare Guida Suprema un paralizzato semicosciente era un prender tempo per operare in tempo di guerra e l’impossibilità pratica e temporale di giocare la partita delle egemonie interne tra le varie anime del Paese. Hanno subito l’ennesima distruzione delle prime linee di comando e quindi anche la probabile attenuazione dell’influenza dei Pasdaran, ma soprattutto hanno subito una forte distruzione materiale. Non sono tornati all’età della pietra e non sono una civiltà cancellata (intento che non aveva senso se non nel fare “cinema” nel mondo social delle opinioni pubbliche di mezzo mondo) tuttavia la loro già non brillante condizione economica-strutturale vessata da anni di tensioni e sanzioni, ha subito un duro, ulteriore colpo che impiegheranno anni ad assorbire.
Di contro, hanno senz’altro raccolto nel mondo più simpatia di quanto avevano prima (tanto quanta ne ha perso Israele e il mondo ebraico in generale), tra l'altro anche nel mondo musulmano sunnita (cosa che farà molto piacere ai vertici clericali sciiti), hanno resistito complessivamente molto bene, hanno mostrato capacità comunicative eccelse e tecnomilitari significative e soprattutto,
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hanno trasformato una libera via di navigazione (uno dei più classici “choke point”) ovvero Hormuz, in un casello in condominio con l’Oman (fatto significativo in termini di geopolitica degli spazi relativamente a gli EAU e i loro progetti di nuovi terminali da portare nel Mar Arabico saltando Hormuz), che rifinanzierà la ricostruzione e darà loro nuovo peso geopolitico regionale. Hanno anche dato senso al nuovo gruppo STEP e mantenuto ottimi rapporti con i partner tradizionali (Russia, Cina) e con altri (Pakistan, India, Francia, Giappone etc,). Tutti da seguire saranno gli sviluppi di politica interna e la tenuta della strategia dell’Asse della Resistenza non tanto per volontà, quanto per possibilità concrete di finanziamento e supporto militare ora che dovranno prioritariamente ricostruire il Paese.
7. Parte US la faccenda è complessa più di ogni altra. Se azzeriamo la nuvola di chiacchiere e ci mettiamo nei panni di Trump e Netanyahu al giorno prima del 28 febbraio, è molto probabile avessero un piano di massima e di minima. Quello di massima è fallito del tutto, quello di minima forse non del tutto. Degli obiettivi raggiunti da Israele abbiamo detto, quanto agli americani del nord, è da vedere. Mentre ieri tutti aspettavamo Armageddon, nei fatti, i siti militari, energetici, industriali, culturali, sanitari e logistici dell’Iran, dopo quaranta giorni di bombe, hanno subito una importante distruzione. In termini di potenza materiale, l’Iran è retrocesso di non poco. Se questo era l’obiettivo almeno di minima dell’azione intrapresa, si capisce allora anche la gestione pirotecnica del discorso pubblico. Ogni giorno il mondo oscillava tra il panico degli indici e la paura nucleare e speranze di pace e accordi, ma nei fatti mentre le emozioni scoppiettavano, il rallentato bombardamento di Dresda continuava sistematico. L’elenco di strutture distrutte conta centinaia e centinaia di siti. I Paesi del Golfo, volenti o nolenti, hanno verificato la loro impotenza e totale subalternità ed ora saranno ancor più motivati ad aderire al progetto delle nuove vie rivolte all’Europa.
La nuova relazione tra US e NATO da una parte e Indo-Pacifico (Corea del Sud, Giappone, Australia) dall'altra, dopo la stagione dei dazi indiscriminati, registra definitivamente il passaggio dal livello di finzione precedente di amicizia tra (quasi)-pari al nuovo livello di chiaro dominio gerarchico. Tutto da vedere se ciò si stabilizzerà o porterà a progetti di emancipazione della sfera occidental-capitalistica alleata nei confronti del dominus imperiale. Partita lunga, tutta da seguire.
US paga pesantemente la distruzione totale del suo soft power, la perdita di affidabilità strategica, la nuova imprevedibilità che forse è un vantaggio nelle relazioni commerciali ma antitetica nelle logiche di Relazioni Internazionali. Gli amici di Trump del comparto fossili festeggiano per i prezzi infiammati, il probabile aumento dell’export e dopo il Venezuela, la possibile entrata in nuove joint venture del Golfo (e Israele sui giacimenti mediterranei antistanti). Ma anche gli immobiliaristi hanno un radioso futuro dato che dopo tanta distruzione c’è ricostruzione, un classico della creazione di profitto. I miliari hanno subito un piccolo “regime change” e il comparto industriale militare ha svuotato gli arsenali per cui li dovrà riempire di nuovo, un altro classico. Internamente Trump perde un po’ o un po’ tanto consenso, le mid-term sono tra sette mesi, da vedere se e quanto recupererà. Il resto del mondo sarà a lungo alle prese con prezzi infiammati e turbolenze economiche e quindi US se non saranno primi perché salgono in classifica, staranno strategicamente meglio perché gli altri retrocedono.
Tuttavia, sarà da valutare questa nuova situazione nella quale orami tutto il mondo sa con evidenza quanto gli US sono la potenza destinata ad esser ridimensionata dall’evoluzione di un mondo complesso che ormai dista ottanta anni dalla fine della IIWW.
Pierluigi Fagan - 2/2
7. Parte US la faccenda è complessa più di ogni altra. Se azzeriamo la nuvola di chiacchiere e ci mettiamo nei panni di Trump e Netanyahu al giorno prima del 28 febbraio, è molto probabile avessero un piano di massima e di minima. Quello di massima è fallito del tutto, quello di minima forse non del tutto. Degli obiettivi raggiunti da Israele abbiamo detto, quanto agli americani del nord, è da vedere. Mentre ieri tutti aspettavamo Armageddon, nei fatti, i siti militari, energetici, industriali, culturali, sanitari e logistici dell’Iran, dopo quaranta giorni di bombe, hanno subito una importante distruzione. In termini di potenza materiale, l’Iran è retrocesso di non poco. Se questo era l’obiettivo almeno di minima dell’azione intrapresa, si capisce allora anche la gestione pirotecnica del discorso pubblico. Ogni giorno il mondo oscillava tra il panico degli indici e la paura nucleare e speranze di pace e accordi, ma nei fatti mentre le emozioni scoppiettavano, il rallentato bombardamento di Dresda continuava sistematico. L’elenco di strutture distrutte conta centinaia e centinaia di siti. I Paesi del Golfo, volenti o nolenti, hanno verificato la loro impotenza e totale subalternità ed ora saranno ancor più motivati ad aderire al progetto delle nuove vie rivolte all’Europa.
La nuova relazione tra US e NATO da una parte e Indo-Pacifico (Corea del Sud, Giappone, Australia) dall'altra, dopo la stagione dei dazi indiscriminati, registra definitivamente il passaggio dal livello di finzione precedente di amicizia tra (quasi)-pari al nuovo livello di chiaro dominio gerarchico. Tutto da vedere se ciò si stabilizzerà o porterà a progetti di emancipazione della sfera occidental-capitalistica alleata nei confronti del dominus imperiale. Partita lunga, tutta da seguire.
US paga pesantemente la distruzione totale del suo soft power, la perdita di affidabilità strategica, la nuova imprevedibilità che forse è un vantaggio nelle relazioni commerciali ma antitetica nelle logiche di Relazioni Internazionali. Gli amici di Trump del comparto fossili festeggiano per i prezzi infiammati, il probabile aumento dell’export e dopo il Venezuela, la possibile entrata in nuove joint venture del Golfo (e Israele sui giacimenti mediterranei antistanti). Ma anche gli immobiliaristi hanno un radioso futuro dato che dopo tanta distruzione c’è ricostruzione, un classico della creazione di profitto. I miliari hanno subito un piccolo “regime change” e il comparto industriale militare ha svuotato gli arsenali per cui li dovrà riempire di nuovo, un altro classico. Internamente Trump perde un po’ o un po’ tanto consenso, le mid-term sono tra sette mesi, da vedere se e quanto recupererà. Il resto del mondo sarà a lungo alle prese con prezzi infiammati e turbolenze economiche e quindi US se non saranno primi perché salgono in classifica, staranno strategicamente meglio perché gli altri retrocedono.
Tuttavia, sarà da valutare questa nuova situazione nella quale orami tutto il mondo sa con evidenza quanto gli US sono la potenza destinata ad esser ridimensionata dall’evoluzione di un mondo complesso che ormai dista ottanta anni dalla fine della IIWW.
Pierluigi Fagan - 2/2
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Con anche però la paura del fatto che sembrano disposti a superare tutte le linee rosse del bon ton di convivenza planetaria pur di difendere il proprio privilegio.
Ci sarebbe molto altro da dire, ovvio, ma avremo tempo. Tutto ciò, quindi, solo in via parziale allo stato delle cose degli annunci di ieri notte ovvero due settimane di trattative diplomatiche che partono però da posizioni difficilmente conciliabili. Tutti e tre i convenuti terranno le pistole ben cariche sotto il tavolo, US e Israele più di Iran guadagnano tempo e rifornire gli arsenali e magari gestire la logistica delle eventuali truppe per nuove azioni mirate. La tregua è un prender tempo che a questo punto, conviene a tutti.
Dopo la “fine della civiltà” ora siamo a “incontriamoci e parliamo”, ma la partita reale rimane pienamente aperta e i conti si faranno solo alla fine che, nelle transizioni specie quelle epocali come questa, tende a rimanere lì sull’orizzonte lontano.
Ci sarebbe molto altro da dire, ovvio, ma avremo tempo. Tutto ciò, quindi, solo in via parziale allo stato delle cose degli annunci di ieri notte ovvero due settimane di trattative diplomatiche che partono però da posizioni difficilmente conciliabili. Tutti e tre i convenuti terranno le pistole ben cariche sotto il tavolo, US e Israele più di Iran guadagnano tempo e rifornire gli arsenali e magari gestire la logistica delle eventuali truppe per nuove azioni mirate. La tregua è un prender tempo che a questo punto, conviene a tutti.
Dopo la “fine della civiltà” ora siamo a “incontriamoci e parliamo”, ma la partita reale rimane pienamente aperta e i conti si faranno solo alla fine che, nelle transizioni specie quelle epocali come questa, tende a rimanere lì sull’orizzonte lontano.
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⚡️🇭🇺🇮🇷🇱🇧WaPo: L'Ungheria ha offerto privatamente assistenza all'Iran a seguito di una importante operazione israeliana contro Hezbollah, sollevando preoccupazioni tra i funzionari occidentali riguardo al posizionamento geopolitico di Budapest.
Il ministro degli Esteri ungherese Szijjártó ha dichiarato al ministro degli Esteri iraniano Araghchi che i servizi di intelligence ungheresi condivideranno informazioni relative all'incidente, nonostante l'Ungheria mantenga pubblicamente una posizione pro-israeliana.
Il rapporto ha intensificato lo scrutinio del ruolo dell'Ungheria all'interno della NATO e dell'UE, in particolare mentre naviga le relazioni con potenze globali concorrenti durante un periodo di accresciute tensioni in Medio Oriente.
Il ministro degli Esteri ungherese Szijjártó ha dichiarato al ministro degli Esteri iraniano Araghchi che i servizi di intelligence ungheresi condivideranno informazioni relative all'incidente, nonostante l'Ungheria mantenga pubblicamente una posizione pro-israeliana.
Il rapporto ha intensificato lo scrutinio del ruolo dell'Ungheria all'interno della NATO e dell'UE, in particolare mentre naviga le relazioni con potenze globali concorrenti durante un periodo di accresciute tensioni in Medio Oriente.
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