Giuseppe Masala Chili 🌶
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Lettore appassionato e scrittore incostante. Topografo degli abissi. Diversamente inabile. A volte manniano tendenza Giuseppe a volte céliniano tendenza Bardamu.
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🇱🇧🇮🇱⚡️ - Le forze israeliane si sono ritirate da Dibbine, nel sud del Libano, a seguito di scontri con Hezbollah.
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🇺🇸⚡️ - La portaerei USS Gerald R. Ford è ora in servizio da 295 giorni, battendo il record per la più lunga dislocazione di una portaerei dalla caduta dell'Unione Sovietica.

La nave è partita originariamente dalla Stazione Navale di Norfolk, in Virginia, il 24 giugno 2025, prima di essere estesa e trasferita al Mar dei Caraibi per assistere nell'Operazione Absolute Resolve, la missione per catturare Nicolás Maduro.

Dopo una missione di successo, la sua dislocazione è stata nuovamente estesa, e la nave è stata ridispiegata nel Mar Rosso per assistere nell'Operazione Epic Fury in Iran, dove ha incontrato un incendio nella sala lavanderia, che l'ha costretta a ritirarsi in Grecia per riparazioni. Da allora ha completato le riparazioni e si trova ora nel Mediterraneo orientale.

La portaerei è ora a soli 37 giorni dal battere il record di dislocazione più lunga di una portaerei dal 1964; è probabile che si avvicinerà, o addirittura supererà questo record, quando tornerà a casa in Virginia.
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🇱🇧🇮🇱⚡️ - "Netanyahu parlerà oggi con il Presidente libanese Aoun," - al-Arabiya.
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Forwarded from Giubbe Rosse
🇫🇷 LE AUTORITÀ FRANCESI HANNO REVOCATO L'ARRESTO IMPOSTO ALLA PETROLIERA DEYNA: HA LASCIATO LE ACQUE TERRITORIALI DEL PAESE.

"L'arresto della nave è stato revocato dal prefetto del dipartimento di Bouches-du-Rhône e la Deyna ha lasciato le acque territoriali francesi. Durante il transito e prima di uscire dalle acque [territoriali] sotto la sovranità e la giurisdizione francesi, la Deyna rimane sotto la supervisione dei competenti servizi marittimi francesi", si legge nella dichiarazione ufficiale delle autorità francesi.

La Francia ha intercettato la petroliera, che stava navigando sotto bandiera mozambicana da Murmansk, alla fine di marzo.

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⚡️ — Una ONG israeliana, Shurat HaDin, ha presentato una denuncia per crimini di guerra presso la Corte Penale Internazionale contro il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez.

La denuncia accusa la Spagna di complicità attraverso l'esportazione di componenti a duplice uso in Iran, inclusi detonatori e materiali esplosivi per un valore di circa 1,3 milioni di euro nel 2024–2025.

Afferma che tali forniture potrebbero aver aiutato gruppi come Hezbollah, Hamas e gli Houthi, e chiede un'indagine formale della CPI e un potenziale mandato di arresto.

https://www.timesofisrael.com/israeli-legal-advocay-group-files-icc-case-against-spanish-pm-over-exports-to-iran/
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Un MiG-29 è stato anche visto sopra Teheran... apparentemente per scortare l'aereo della delegazione pakistana.
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Durante una cena privata alla Casa Bianca, Trump ha detto al re e alla regina olandesi che vuole porre fine rapidamente alla guerra in Iran, affermando che l'unico modo per far tornare Teheran ai negoziati è "aumentare la pressione".
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Forwarded from Pino Cabras
𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔 𝗗𝗘𝗜 𝗗𝗥𝗢𝗡𝗜 𝗛𝗔 𝗙𝗜𝗡𝗜𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗦𝗠𝗔𝗦𝗖𝗛𝗘𝗥𝗔𝗥𝗘 𝗟𝗔 𝗙𝗜𝗡𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘𝗨𝗥𝗢𝗣𝗘𝗔: 𝗢𝗥𝗔 𝗦𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗜 𝗨𝗡 𝗕𝗘𝗥𝗦𝗔𝗚𝗟𝗜𝗢 [PARTE 1]
La guerra dei droni ha fatto saltare l’ultima finzione utile con cui l’Europa ha raccontato a sé stessa il conflitto ucraino. Fino a ieri il continente poteva ancora recitare la parte del sostenitore esterno: aiuti, forniture, addestramento, denaro, sanzioni, intelligence. Oggi quella rappresentazione non regge più. Quando Germania, Regno Unito, Norvegia, Paesi Bassi e adesso anche l’Italia entrano nella produzione congiunta di droni con Kiev, non siamo più davanti a una “guerra per procura” nel senso classico del termine. Siamo davanti a una “cobelligeranza industriale, militare e d’intelligence” che Mosca ha deciso di nominare apertamente come tale.
Il segnale è arrivato in modo brutale e repentino. Il ministero della Difesa russo ha pubblicato l’elenco di aziende europee coinvolte nella produzione di droni per l’Ucraina, con indirizzi e localizzazioni. Dmitry Medvedev ha accompagnato quel gesto con un messaggio che non lascia spazio a interpretazioni ingenue: quei siti sono, agli occhi russi, potenziali obiettivi. È il modo con cui il Cremlino sta dicendo agli europei: sappiamo da tempo che siete parte della guerra, ma finora vi abbiamo lasciato il beneficio della finzione; ora quella finzione è finita. E da questa consapevolezza non si torna indietro.
La foto di Friedrich Merz e Volodymyr Zelensky davanti al drone kamikaze Anubis vale più di cento comunicati. Quel velivolo, prodotto dalla joint venture Auterion-Airlogix, è la materializzazione della nuova fase del conflitto, non certo un simbolo marginale. Finora venivano trasferiti alla giunta di Kiev armamenti da magazzino, adesso si costruisce una filiera industriale europea permanente, distribuita, destinata a produrre in massa droni d’attacco autonomi guidati dall’intelligenza artificiale. Il modello è quello degli Shahed iraniani, riprodotti con l’ingegneria inversa: basso costo, saturazione numerica, sciami, capacità di colpire in profondità. La guerra dei droni è ormai una guerra di fabbriche, software, assemblaggi, laboratori. E quelle fabbriche sono in rapida diffusione nell’Europa che si deindustrializza negli altri settori ma è all’alba del Grande Riarmo.
L’Italia si è inserita in questo stesso meccanismo micidiale. L’incontro fra Giorgia Meloni e Zelensky ha aperto esplicitamente il capitolo della produzione congiunta di droni. Zelensky fa da catalizzatore e sta compiendo una tournée europea che ha un obiettivo chiarissimo: trasformare il continente in una rete integrata di officine belliche, cucendo accordi bilaterali che sommano capacità industriali nazionali in una sola catena di montaggio strategica. Berlino produce, Londra coopera, Roma si prepara a entrare. Addio diplomazia: è la costruzione di un’infrastruttura di guerra continentale.
Mosca ha colto perfettamente la portata di questo salto. Il punto decisivo non è la quantità di droni che l’Europa fornirà a Kiev. Il punto è che la Russia considera ormai questi impianti parte organica della macchina bellica ucraina. Il giornalista geopolitico Aleksei Pilko, in un testo che riflette una linea sempre più diffusa nell’analisi strategica russa, lo ha detto senza infingimenti: se alcuni Paesi europei sono diventati la retrovia strategica dell’Ucraina, non c’è più differenza sostanziale tra loro e il territorio ucraino. Questo è il nuovo paradigma. E quando un paradigma viene enunciato in questo modo, di solito significa che è già entrato nella preparazione dottrinale. L’impensabile diventa pensabile.
[…]
[FINE PARTE 1]
[Segue…]
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Forwarded from Pino Cabras
[…segue]
𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔 𝗗𝗘𝗜 𝗗𝗥𝗢𝗡𝗜 𝗛𝗔 𝗙𝗜𝗡𝗜𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗦𝗠𝗔𝗦𝗖𝗛𝗘𝗥𝗔𝗥𝗘 𝗟𝗔 𝗙𝗜𝗡𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘𝗨𝗥𝗢𝗣𝗘𝗔: 𝗢𝗥𝗔 𝗦𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗜 𝗨𝗡 𝗕𝗘𝗥𝗦𝗔𝗚𝗟𝗜𝗢 [PARTE 2]
[…] Il passaggio più pericoloso sta proprio qui: l’Europa continua a parlare come se fosse ancora fuori dalla guerra, ma la Russia la sta già trattando come spazio bellico potenziale. La nozione stessa di “retrovia” evapora. Un impianto in Baviera, una linea di assemblaggio in Sardegna, un laboratorio software in Estonia cessano di essere luoghi protetti dalla geografia. Entrano nella mappa dei bersagli pensabili. E Mosca ha scelto di renderlo esplicito per costringere i governi europei e i loro popoli a guardare in faccia questa realtà: non siete più spettatori armati, siete dentro la guerra.
In questo quadro si capisce anche il comportamento dell’amministrazione USA. Washington dà ogni giorno più segnali di voler allentare i vincoli automatici NATO. Il solito capriccio trumpiano? La solita tattica negoziale? No. Gli USA sanno che la guerra europea sta entrando in una fase in cui il rischio di collisione diretta Russia-Europa cresce rapidamente, e non intendono farsi trascinare in un meccanismo che potrebbe portarli a una cobelligeranza piena con conseguenze apocalittiche. Se l’Europa vuole trasformarsi in piattaforma avanzata della guerra dei droni, gli americani sembrano intenzionati a lasciare che se ne assuma da sola il peso. È come se ci dicessero: “volete suicidarvi? Prego, ma senza di noi!”
C’è poi il secondo fronte, altrettanto esplosivo, che spinge Washington verso lo sganciamento: la tensione crescente fra Israele e Turchia, che pochi ancora notano, ma è già decollata. Gli USA vedono avvicinarsi una possibile frattura insanabile tra un alleato mediorientale centrale e un membro NATO strategico. Restare legati a obblighi automatici in un simile scenario significa rischiare di essere trascinati in conflitti incrociati ingestibili. Anche qui il riflesso americano è lo stesso: ridurre l’esposizione, guadagnare margine di manovra, sottrarsi ai meccanismi di solidarietà automatica.
L’Iran ha dato un’ulteriore dimostrazione di quanto sia cambiata la grammatica della guerra. La risposta all’aggressione USA-Israele ha mostrato che i vecchi tabù regionali possono saltare in poche ore. Colpire indirettamente i Paesi del Golfo, mettere sotto pressione rotte energetiche, destabilizzare equilibri ritenuti intoccabili: Teheran ha fatto capire che quando certe linee rosse vengono superate, il conflitto non resta confinato al teatro iniziale. Questo vale per il Medio Oriente e vale, con ancora maggiore potenza distruttiva, per l’Europa. Gli USA hanno sottovalutato drammaticamente l’Iran, i dirigenti europei stanno sottovalutando tragicamente la Russia, un boccone ben più grande.
Il continente europeo si è immerso nella guerra scegliendo di colpire in profondità la Russia attraverso corridoi aerei che passano dentro l’ombrello NATO e attraverso retrovie industriali pienamente integrate nella NATO stessa. Questa scelta cambia tutto. Cambia la natura del rischio. Cambia la postura strategica russa. Cambia il significato della sicurezza civile europea. Ogni giorno che passa senza che questa verità venga detta con chiarezza alle opinioni pubbliche europee aumenta la possibilità che il risveglio avvenga nel peggiore dei modi: non attraverso un dibattito politico, ma attraverso il primo attacco che renda impossibile continuare a fingere, con un intero continente in ginocchio.
La vera tragedia è proprio questa: mentre la guerra muta scala e geografia, i governi europei continuano a presentarla come se fosse ancora un conflitto delegato, remoto, circoscritto. Non lo è più. E la Russia, con la franchezza che le è propria, ha appena avvertito il continente che intende trattarlo di conseguenza. Se non si comprende che siamo già entrati in una nuova fase storica, la catastrofe non sarà un’ipotesi teorica: diventerà il nome retrospettivo dell’errore che non si è voluto vedere in tempo. Sempre ci sia ancora qualcuno a poterlo raccontare.
[FINE]
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❗️— L'IDF israeliano ha annunciato in una dichiarazione ufficiale che Ibrahim Zulfaqari, il portavoce militare iraniano, è stato generato dall'intelligenza artificiale.😁
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Gli Stati Uniti hanno respinto un'iniziativa russa per rimuovere l'uranio arricchito dall'Iran, ha dichiarato il Cremlino.

La Russia e la Cina hanno avvertito delle conseguenze negative della risoluzione del problema iraniano con la forza e che il conflitto avrebbe avuto un impatto negativo sulla sicurezza globale.

La situazione nella regione del Golfo Persico è molto complessa; non c'è una chiara comprensione di chi sta bloccando cosa.

L'impatto negativo sull'economia globale continua nonostante la pausa delle ostilità in Medio Oriente.

La centrale nucleare di Bushehr in Iran non è stata danneggiata, ma gli attacchi vicino all'impianto sono stati pericolosi.

L'Iran e Israele hanno diritto a garanzie di sicurezza, ma non dovrebbero farlo a scapito della difesa dell'altro stato.

La Russia è un fornitore di energia affidabile per i paesi con cui coopera.
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— È in corso un attacco combinato di missili e droni russi contro l'Ucraina

Ci sono segnalazioni di esplosioni a Kiev, Odessa, Dnepropetrovsk, Chernigov...
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⚔️— Kalenikov sulla direzione di Slavyansk è passato sotto il controllo della RFAF.
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⚔️— Durante l'offensiva, i gruppi d'assalto della 128ª Brigata di Fucilieri Motorizzati, sfruttando il terreno, sono entrati e hanno preso posizioni a Volchanski Khutory nella regione di Kharkov.

🇷🇺MOD
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—❗️🇮🇷 Consigliere militare del Leader Supremo dell'Iran, il Generale di Brigata dell'IRGC Mohsen Rezaei:

‘Questa è solo la mia opinione personale, ma sono completamente contrario a estendere il cessate il fuoco. Dovremmo affondare ogni nave nemica (in risposta al blocco) e non lasciare che ne scappi nemmeno una.’
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❗️— Trump cerca di organizzare un cessate il fuoco in Libano...


🔻 Hezbollah accetta il cessate il fuoco — avverte che Israele non otterrà un passaggio libero questa volta

Hezbollah ha accettato un cessate il fuoco con Israele — ma solo se entrambe le parti lo rispetteranno effettivamente, ha dichiarato l'alto funzionario Mahmoud Qamati.

💬 "Abbiamo accettato un cessate il fuoco, ma non permetteremo un ritorno all'esperienza dell'accordo del 2024, in cui una parte lo rispettava mentre la parte israeliana rinnegava i suoi obblighi."

Dopo le ripetute violazioni da parte di Israele, Hezbollah lo rende chiaro: basta con gli accordi unilaterali.

💬 "Restiamo diffidenti nei confronti del tradimento israeliano... consigliamo di non dirigersi verso il sud al momento."

Prima...

🔻 'Israele ha respinto la richiesta statunitense di un cessate il fuoco in Libano, perché questo era stato promosso dall'Iran e dai pakistani'
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🇺🇸 Esperimenti in corso nella Marina Militare USA

Qualche giorno fa, un lanciatore sconosciuto è stato notato su uno dei cacciatorpediniere americani, il Carl M. Levin (DDG 120).

È stato ora rivelato che questo è un lanciatore modernizzato per gli intercettori anti-drone Coyote.

Come ha spiegato un rappresentante della Marina, questo lanciatore consente di aumentare il numero di "Coyote" da quattro a otto rispetto al precedente ed è adattato per l'uso su piattaforme marittime.

Coyote è un missile antiaereo statunitense, progettato per contrastare i droni. Inoltre, il Coyote Block 2 è già stato utilizzato nella recente guerra contro l'Iran.
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🇭🇺—"Mi ha picchiato, ha commesso atti indecenti davanti ai bambini e ha ucciso uno dei nostri cuccioli nel forno a microonde..."

-- Ex Ministro della Giustizia ungherese ed ex moglie di Peter Magyar sul nuovo Primo Ministro dell'Ungheria
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