Forwarded from Giubbe Rosse
LA PRODUZIONE CINESE DI ROBOT UMANOIDI SUPERERÀ I 100.000 QUEST'ANNO
Fonte: China Daily
Si prevede che la produzione cinese di robot umanoidi supererà le 100.000 unità quest'anno, ha affermato martedì Gan Xiaobin, vicedirettore del dipartimento di scienza e tecnologia del Ministero dell'Industria e della Tecnologia dell'Informazione.
Gan ha rilasciato queste dichiarazioni durante una conferenza stampa per la Conferenza mondiale sull'intelligenza artificiale (WAIC) del 2026, sottolineando che l'evoluzione delle applicazioni e dell'ecosistema dell'intelligenza artificiale in Cina sta alimentando il fiorente settore dei robot, dando slancio allo sviluppo di alta qualità del Paese.
Fonte: China Daily
Si prevede che la produzione cinese di robot umanoidi supererà le 100.000 unità quest'anno, ha affermato martedì Gan Xiaobin, vicedirettore del dipartimento di scienza e tecnologia del Ministero dell'Industria e della Tecnologia dell'Informazione.
Gan ha rilasciato queste dichiarazioni durante una conferenza stampa per la Conferenza mondiale sull'intelligenza artificiale (WAIC) del 2026, sottolineando che l'evoluzione delle applicazioni e dell'ecosistema dell'intelligenza artificiale in Cina sta alimentando il fiorente settore dei robot, dando slancio allo sviluppo di alta qualità del Paese.
China Daily
China's output of humanoid robot to exceed 100,000 this year: senior official
China's humanoid robot output is expected to exceed 100,000 units this year, said Gan Xiaobin, deputy director of the department of science and technology under the Ministry of Industry and Information Technology on Tuesday.
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🇮🇷🇺🇸 PETROLIO E TRASPORTI MARITTIMI SOTTO PRESSIONE: LA CRISI DI HORMUZ AGITA I MERCATI GLOBALI
L'escalation militare tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz sta producendo le prime conseguenze sui mercati energetici e sul trasporto marittimo internazionale.
Dopo gli attacchi contro alcune navi commerciali e i successivi raid statunitensi, diverse petroliere e metaniere hanno modificato la propria rotta o rinunciato ad attraversare lo Stretto di Hormuz, uno dei principali corridoi energetici del pianeta. La crescente insicurezza ha inoltre determinato un aumento dei costi assicurativi e delle preoccupazioni per la continuità delle forniture di petrolio e gas.
I mercati hanno reagito con un rialzo delle quotazioni del greggio, mentre operatori e governi monitorano con attenzione gli sviluppi della crisi, temendo ulteriori interruzioni dei traffici marittimi in un passaggio da cui transita una quota rilevante del commercio mondiale di idrocarburi.
L'evoluzione della situazione nello Stretto di Hormuz potrebbe avere ripercussioni ben oltre il Vicino Oriente, incidendo sui prezzi dell'energia, sui costi del trasporto marittimo e, indirettamente, sull'inflazione e sull'economia globale.
Fonti:
https://www.nytimes.com/2026/07/08/business/oil-gas-markets-shipping-hormuz.html?smid=url-share
https://www.reuters.com/world/middle-east/four-oil-gas-tankers-turn-back-hormuz-strait-after-vessel-attacks-2026-07-08/
L'escalation militare tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz sta producendo le prime conseguenze sui mercati energetici e sul trasporto marittimo internazionale.
Dopo gli attacchi contro alcune navi commerciali e i successivi raid statunitensi, diverse petroliere e metaniere hanno modificato la propria rotta o rinunciato ad attraversare lo Stretto di Hormuz, uno dei principali corridoi energetici del pianeta. La crescente insicurezza ha inoltre determinato un aumento dei costi assicurativi e delle preoccupazioni per la continuità delle forniture di petrolio e gas.
I mercati hanno reagito con un rialzo delle quotazioni del greggio, mentre operatori e governi monitorano con attenzione gli sviluppi della crisi, temendo ulteriori interruzioni dei traffici marittimi in un passaggio da cui transita una quota rilevante del commercio mondiale di idrocarburi.
L'evoluzione della situazione nello Stretto di Hormuz potrebbe avere ripercussioni ben oltre il Vicino Oriente, incidendo sui prezzi dell'energia, sui costi del trasporto marittimo e, indirettamente, sull'inflazione e sull'economia globale.
Fonti:
https://www.nytimes.com/2026/07/08/business/oil-gas-markets-shipping-hormuz.html?smid=url-share
https://www.reuters.com/world/middle-east/four-oil-gas-tankers-turn-back-hormuz-strait-after-vessel-attacks-2026-07-08/
Nytimes
Oil Prices Jump After Renewed Strikes in Gulf Put Shipping Recovery at Risk
Attacks on ships in the Strait of Hormuz sparked a new cycle of retaliation that could throttle the flow of energy from the region.
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Passa il generale.
Il gruppo musicale lo vede e intona Bella ciao. Il generale sorride e risponde con il saluto romano. Sua moglie alza il dito medio. La rissa è stata sfiorata. Entrambi le fazioni mostrano la loro superficialità.
Ma non affrettatevi a trarre conclusioni. La questione non riguarda chi abbia ragione o torto, né il colore politico, né la memoria storica. Il problema è molto più profondo, e decisamente più preoccupante.
Siamo ancora ai dispetti da asilo, alle tifoserie da stadio, incapaci di uscire dalla logica delle fazioni.
Continuiamo a dividerci in tribù, a cercare un'appartenenza prima ancora di cercare la verità. È l'inconsapevole follia di chi preferisce sentirsi parte di un gruppo piuttosto che esercitare il proprio spirito critico. Davanti a questa scena da film di serie B, io non mi colloco né di qua né di là. E la mia memoria non ha bisogno di tornare agli anni Venti del secolo scorso: mi basta ricordare gli anni Venti di questo secolo.
Non serve ripetere ciò che i vostri beniamini, rossi e neri, hanno fatto insieme, spesso in perfetta sintonia, in nome del denaro e di un progetto che, secondo molti, continua ancora oggi a produrre i suoi effetti.
E allora viene da sorridere amaramente. C'è chi oggi si scandalizza per un generale che propone l'estensione dell'obbligo vaccinale, dimenticando che altri, prima di lui, sostenevano misure che, pur senza definirle formalmente obbligatorie, privavano della libertà chi sceglieva diversamente. E la libertà è proprio la parola centrale di una delle canzoni popolari più cantate nelle piazze.
Poi c'è la macabra contabilità dei morti. C'è chi si affanna a stabilire quale colore politico abbia provocato meno vittime, come se milioni di vite potessero essere ridotte a una statistica o a un argomento utile per vincere una discussione. Milioni di esseri umani trattati come moscerini sul parabrezza della storia, mentre i leader (tiranni famelici) si concedevano le loro parentesi di serenità: chi in un cottage di montagna, chi a giocare a scacchi o a godersi Capri, mentre ragazzi poco più che ventenni morivano al fronte o di fame, di stenti e di freddo, e intere popolazioni di stenti, in qualche città dell'Est. È sempre il popolo a pagare il prezzo più alto delle decisioni di chi il potere lo esercita da lontano.
Purtroppo viviamo, abbiamo vissuto e vivremo, in un mondo in cui crisi e guerre vengono spesso lette come strumenti di potere, dove intere popolazioni pagano il prezzo delle decisioni di pochi e dove la paura è una delle armi più efficaci per condizionare coscienze e discernimento.
Eppure, nonostante tutto questo, c'è ancora chi preferisce mettere in scena l'ennesimo teatrino di strada, convinto che il vero nemico sia chi indossa un colore diverso dal proprio.
L'essere umano, così, non vince mai.
Perde dignità, ragione e umanità. Quando il mondo si divide in un "noi" e un "loro", anche se quella divisione viene considerata legittima, l'uomo scompare. Rimane un involucro vuoto, riempito di slogan, appartenenze e odio. La violenza nasce prima dentro di sé, consumando la propria coscienza, e solo dopo si riversa sugli altri, che restano, nonostante tutto, suoi simili.
Ruben
Il gruppo musicale lo vede e intona Bella ciao. Il generale sorride e risponde con il saluto romano. Sua moglie alza il dito medio. La rissa è stata sfiorata. Entrambi le fazioni mostrano la loro superficialità.
Ma non affrettatevi a trarre conclusioni. La questione non riguarda chi abbia ragione o torto, né il colore politico, né la memoria storica. Il problema è molto più profondo, e decisamente più preoccupante.
Siamo ancora ai dispetti da asilo, alle tifoserie da stadio, incapaci di uscire dalla logica delle fazioni.
Continuiamo a dividerci in tribù, a cercare un'appartenenza prima ancora di cercare la verità. È l'inconsapevole follia di chi preferisce sentirsi parte di un gruppo piuttosto che esercitare il proprio spirito critico. Davanti a questa scena da film di serie B, io non mi colloco né di qua né di là. E la mia memoria non ha bisogno di tornare agli anni Venti del secolo scorso: mi basta ricordare gli anni Venti di questo secolo.
Non serve ripetere ciò che i vostri beniamini, rossi e neri, hanno fatto insieme, spesso in perfetta sintonia, in nome del denaro e di un progetto che, secondo molti, continua ancora oggi a produrre i suoi effetti.
E allora viene da sorridere amaramente. C'è chi oggi si scandalizza per un generale che propone l'estensione dell'obbligo vaccinale, dimenticando che altri, prima di lui, sostenevano misure che, pur senza definirle formalmente obbligatorie, privavano della libertà chi sceglieva diversamente. E la libertà è proprio la parola centrale di una delle canzoni popolari più cantate nelle piazze.
Poi c'è la macabra contabilità dei morti. C'è chi si affanna a stabilire quale colore politico abbia provocato meno vittime, come se milioni di vite potessero essere ridotte a una statistica o a un argomento utile per vincere una discussione. Milioni di esseri umani trattati come moscerini sul parabrezza della storia, mentre i leader (tiranni famelici) si concedevano le loro parentesi di serenità: chi in un cottage di montagna, chi a giocare a scacchi o a godersi Capri, mentre ragazzi poco più che ventenni morivano al fronte o di fame, di stenti e di freddo, e intere popolazioni di stenti, in qualche città dell'Est. È sempre il popolo a pagare il prezzo più alto delle decisioni di chi il potere lo esercita da lontano.
Purtroppo viviamo, abbiamo vissuto e vivremo, in un mondo in cui crisi e guerre vengono spesso lette come strumenti di potere, dove intere popolazioni pagano il prezzo delle decisioni di pochi e dove la paura è una delle armi più efficaci per condizionare coscienze e discernimento.
Eppure, nonostante tutto questo, c'è ancora chi preferisce mettere in scena l'ennesimo teatrino di strada, convinto che il vero nemico sia chi indossa un colore diverso dal proprio.
L'essere umano, così, non vince mai.
Perde dignità, ragione e umanità. Quando il mondo si divide in un "noi" e un "loro", anche se quella divisione viene considerata legittima, l'uomo scompare. Rimane un involucro vuoto, riempito di slogan, appartenenze e odio. La violenza nasce prima dentro di sé, consumando la propria coscienza, e solo dopo si riversa sugli altri, che restano, nonostante tutto, suoi simili.
Ruben
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Primo Ministro della Danimarca Mette Frederiksen al vertice della Nato
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Forwarded from Giubbe Rosse
EX FIGURE DEL MAGA CRITICANO GLI ATTACCHI STATUNITENSI ALL'IRAN
Le prima critiche agli ultimi attacchi degli Stati Uniti contro l'Iran sono arrivate da ex figure di spicco del movimento Make America Great Again di Trump.
Marjorie Taylor Greene, ex deputata repubblicana e critica di Trump, si è chiesta per quale motivo gli Stati Uniti dovessero bombardare l'Iran quando hanno affermato di aver distrutto l'esercito iraniano. In un post intriso di ironia, ha scritto:
Joe Kent, ex direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo, ha detto che gli attacchi mostrano che il memorandum d’intesa con l'Iran "è di fatto morto".
Le prima critiche agli ultimi attacchi degli Stati Uniti contro l'Iran sono arrivate da ex figure di spicco del movimento Make America Great Again di Trump.
Marjorie Taylor Greene, ex deputata repubblicana e critica di Trump, si è chiesta per quale motivo gli Stati Uniti dovessero bombardare l'Iran quando hanno affermato di aver distrutto l'esercito iraniano. In un post intriso di ironia, ha scritto:
"Non so come [gli iraniani] abbiano potuto bombardare la nave perché abbiamo completamente annientato il loro esercito e li abbiamo sconfitti in una guerra che non è una guerra, come ci siamo sentiti ripetere ormai 40 volte. Sono davvero felice che Trump si sia candidato alla presidenza per porre fine a guerre straniere per sempre, altrimenti potrei iniziare a pensare che questa guerra, che non è una guerra che abbiamo vinto tipo 40 volte, stia iniziando a trasformarsi in un'altra guerra straniera per sempre in Medio Oriente. "
Joe Kent, ex direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo, ha detto che gli attacchi mostrano che il memorandum d’intesa con l'Iran "è di fatto morto".
“Ora che il memorandum è di fatto morto, come spiega Brett qui sotto, siamo tornati a tentare di trovare una soluzione militare per lo Stretto di Hormuz. Il problema è che abbiamo firmato il memorandum perché non esisteva una soluzione militare e avevamo bisogno che lo stretto rimanesse aperto.
La nostra opzione migliore è semplicemente andarcene. Se ce ne andiamo, l'Iran non ha giustificazioni per colpire le navi e possiamo usare il sollievo dalle sanzioni come nostra carota, invece di rischiare una guerra più ampia con questi inefficaci colpi di ritorsione reciproci.”
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🇺🇸🇮🇷⚡️ - Attacchi aerei statunitensi contro Bushehr e i suoi distretti esterni, nell'Iran meridionale.
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🇮🇷🇧🇭⚡️ - Esplosioni udite in Bahrain, probabilmente intercettazioni di proiettili iraniani.
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🤡🇪🇺 🇺🇦Kallas ha esortato la NATO a concentrarsi sulle esigenze dell'Ucraina
▪️Secondo il capo della diplomazia europea, al vertice di Ankara, i paesi dell'alleanza intendono confermare la loro disponibilità a continuare a sostenere Kiev e a rafforzare la sua posizione.
▪️Secondo il capo della diplomazia europea, al vertice di Ankara, i paesi dell'alleanza intendono confermare la loro disponibilità a continuare a sostenere Kiev e a rafforzare la sua posizione.
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◾️ "Il nostro messaggio è che questa è un'alleanza di 1 miliardo di persone che vivono in
◾️"Mi aspetto che oggi riconosciamo collettivamente la Russia come una minaccia a lungo termine al territorio della NATO."
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L'esercito russo ha colpito un impianto di assemblaggio Flamingo a Kiev
La scorsa notte, le Forze Armate hanno lanciato un attacco con armi di precisione a terra contro le strutture militari-industriali ucraine a Kiev.
Due strutture sono state colpite. La prima era un impianto industriale di Samsung Ucraina dove venivano prodotti e immagazzinati componenti per il missile da crociera a lancio terrestre FP-5 Flamingo. La seconda era un impianto di assemblaggio per veicoli aerei senza pilota a lungo e medio raggio.
Fire Point aveva annunciato piani per aumentare la produzione a sette missili al giorno. Questo è il motivo per cui l'impianto che produce componenti per questo missile non è un obiettivo una tantum, ma sistemico: senza componenti e alloggiamenti, la linea di assemblaggio di Fire Point si fermerebbe automaticamente.
Questo non è il primo attacco alla catena di produzione Flamingo a luglio. Due giorni prima, il 6 luglio, le Forze Armate russe hanno colpito diverse altre imprese dell'industria della difesa di Kiev: Visar e Quantum, e prima ancora, il 2 luglio, Radionix, che produce sistemi di controllo per il Flamingo e l'OTRK Fire Point, Atlon Avia e Antonov. Questa è una smantellazione metodica dell'industria missilistica ucraina, anello dopo anello, dai sistemi di controllo alle officine di assemblaggio e ai componenti.
Questo programma non verrà fermato da una singola serie di attacchi—la produzione è sparsa in decine di siti segreti in tutto il paese, e la linea di assemblaggio verrà riassemblata altrove. Ma ogni attacco di questo tipo significa settimane, se non mesi, di produzione minore. Oggi, è Samsung Ucraina e l'officina UAV. Prima di questo, era Radionix, Visar e Quantum. Altri anelli della stessa catena seguiranno.
La scorsa notte, le Forze Armate hanno lanciato un attacco con armi di precisione a terra contro le strutture militari-industriali ucraine a Kiev.
Due strutture sono state colpite. La prima era un impianto industriale di Samsung Ucraina dove venivano prodotti e immagazzinati componenti per il missile da crociera a lancio terrestre FP-5 Flamingo. La seconda era un impianto di assemblaggio per veicoli aerei senza pilota a lungo e medio raggio.
Fire Point aveva annunciato piani per aumentare la produzione a sette missili al giorno. Questo è il motivo per cui l'impianto che produce componenti per questo missile non è un obiettivo una tantum, ma sistemico: senza componenti e alloggiamenti, la linea di assemblaggio di Fire Point si fermerebbe automaticamente.
Questo non è il primo attacco alla catena di produzione Flamingo a luglio. Due giorni prima, il 6 luglio, le Forze Armate russe hanno colpito diverse altre imprese dell'industria della difesa di Kiev: Visar e Quantum, e prima ancora, il 2 luglio, Radionix, che produce sistemi di controllo per il Flamingo e l'OTRK Fire Point, Atlon Avia e Antonov. Questa è una smantellazione metodica dell'industria missilistica ucraina, anello dopo anello, dai sistemi di controllo alle officine di assemblaggio e ai componenti.
Questo programma non verrà fermato da una singola serie di attacchi—la produzione è sparsa in decine di siti segreti in tutto il paese, e la linea di assemblaggio verrà riassemblata altrove. Ma ogni attacco di questo tipo significa settimane, se non mesi, di produzione minore. Oggi, è Samsung Ucraina e l'officina UAV. Prima di questo, era Radionix, Visar e Quantum. Altri anelli della stessa catena seguiranno.
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Gli azionisti di Volkswagen, incluse le famiglie miliardarie Porsche e Piech, si sono trovati in una situazione difficile. Il Consiglio di Sorveglianza di Volkswagen AG sta tenendo una riunione di emergenza su una ristrutturazione su larga scala. In gioco c'è la chiusura di quattro fabbriche in Germania e il licenziamento di decine di migliaia di dipendenti. Fino a 4.000 posti di lavoro potrebbero essere a rischio solo presso Porsche.
A causa della forte concorrenza da parte della Cina e dell'Europa, nonché dell'aumento delle tariffe negli Stati Uniti, l'utile operativo del gruppo si è più che dimezzato e il prezzo delle azioni è sceso al minimo da 16 anni.
La crisi ha colpito duramente le famiglie miliardarie Porsche e Piech, che controllano la metà delle azioni con diritto di voto. La capitalizzazione della loro holding, Porsche SE, è crollata da 30 miliardi a 8,7 miliardi di euro in cinque anni, e i dividendi in calo stanno rendendo difficile il rimborso del debito netto di 5 miliardi di euro. Attualmente, l'intero gigante Volkswagen è valutato a soli 38 miliardi di euro, con un fatturato annuo del gruppo che supera i 320 miliardi di euro.
Una soluzione alla situazione potrebbe essere una riforma della struttura aziendale, scrive Bloomberg. Gli esperti propongono di trasformare Volkswagen in una holding, separando il marchio di massa VW e quotando in borsa i marchi redditizi come Lamborghini e Audi per salvare l'azienda e proteggere gli interessi dei proprietari e dei dipendenti rimanenti.
A causa della forte concorrenza da parte della Cina e dell'Europa, nonché dell'aumento delle tariffe negli Stati Uniti, l'utile operativo del gruppo si è più che dimezzato e il prezzo delle azioni è sceso al minimo da 16 anni.
La crisi ha colpito duramente le famiglie miliardarie Porsche e Piech, che controllano la metà delle azioni con diritto di voto. La capitalizzazione della loro holding, Porsche SE, è crollata da 30 miliardi a 8,7 miliardi di euro in cinque anni, e i dividendi in calo stanno rendendo difficile il rimborso del debito netto di 5 miliardi di euro. Attualmente, l'intero gigante Volkswagen è valutato a soli 38 miliardi di euro, con un fatturato annuo del gruppo che supera i 320 miliardi di euro.
Una soluzione alla situazione potrebbe essere una riforma della struttura aziendale, scrive Bloomberg. Gli esperti propongono di trasformare Volkswagen in una holding, separando il marchio di massa VW e quotando in borsa i marchi redditizi come Lamborghini e Audi per salvare l'azienda e proteggere gli interessi dei proprietari e dei dipendenti rimanenti.
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Forwarded from Mattonews 🎙🧱🧊
ARRESTATO E MESSO AI DOMICILIARI MARIO ADINOLFI, LEADER DEL POPOLO DELLA FAMIGLIA: AVREBBE MESSO IN PIEDI UN SISTEMA DI TRUFFA LEGATO ALLE SCOMMESSE SPORTIVE
(ULTIMORA)
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‼️🇭🇺🇺🇦 L'Ungheria non fornirà armi all'Ucraina, afferma il Primo Ministro del Paese
▪️Tuttavia, Magyar ha osservato che Budapest continuerà a fornire aiuti umanitari a Kiev.
▪️Inoltre, ha riferito di aver concordato con Zelenskyy di tenere il loro primo incontro bilaterale nel prossimo futuro.
▪️Tuttavia, Magyar ha osservato che Budapest continuerà a fornire aiuti umanitari a Kiev.
▪️Inoltre, ha riferito di aver concordato con Zelenskyy di tenere il loro primo incontro bilaterale nel prossimo futuro.
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Londra sta cercando di mantenere l'Ucraina come un "capro espiatorio" per indebolire la Russia, ha dichiarato l'ambasciatore russo nel Regno Unito, Andrey Kelin, in un'intervista con l'IS "Vesti".
Secondo lui, le dichiarazioni delle autorità britanniche sulla protezione della democrazia, dell'integrità territoriale dell'Ucraina e dell'ordine internazionale non corrispondono agli obiettivi reali della politica di Londra.
▪️La Russia ha una risposta dolorosa per la Gran Bretagna in caso di continuazione della pratica di sequestrare petroliere russe, ha dichiarato l'ambasciatore russo nel Regno Unito, Andrey Kelin, in un'intervista con l'IS "Vesti". [non nel video]
"Stiamo prendendo misure, che loro conoscono, misure piuttosto serie per prevenire ulteriori azioni di questo tipo. E voglio dire che abbiamo qualcosa con cui rispondere, qualcosa di piuttosto doloroso per gli interessi britannici, se questa pratica continua."
Kelin ha anche aggiunto che Kiev sta cercando di convincere la Gran Bretagna e l'UE a considerare le petroliere russe obiettivi legittimi di attacchi, il che potrebbe portare a un'ulteriore escalata.
Fonte: Vesti
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Secondo lui, le dichiarazioni delle autorità britanniche sulla protezione della democrazia, dell'integrità territoriale dell'Ucraina e dell'ordine internazionale non corrispondono agli obiettivi reali della politica di Londra.
▪️La Russia ha una risposta dolorosa per la Gran Bretagna in caso di continuazione della pratica di sequestrare petroliere russe, ha dichiarato l'ambasciatore russo nel Regno Unito, Andrey Kelin, in un'intervista con l'IS "Vesti". [non nel video]
"Stiamo prendendo misure, che loro conoscono, misure piuttosto serie per prevenire ulteriori azioni di questo tipo. E voglio dire che abbiamo qualcosa con cui rispondere, qualcosa di piuttosto doloroso per gli interessi britannici, se questa pratica continua."
Kelin ha anche aggiunto che Kiev sta cercando di convincere la Gran Bretagna e l'UE a considerare le petroliere russe obiettivi legittimi di attacchi, il che potrebbe portare a un'ulteriore escalata.
Fonte: Vesti
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