Ecco perché è necessario proseguire regolarmente con attacchi mirati ai complessi industriali militari di Kiev e dell'Ucraina in generale, fino a quando l'intensità degli attacchi delle forze armate ucraine non sarà completamente ridotta.
Nella notte del 19 luglio, le unità di difesa aerea hanno distrutto almeno 140 droni in diverse regioni del paese. In totale, 263 droni sono stati abbattuti nelle 24 ore a partire dalla mattina del 18 luglio.
In Crimea, le forze ucraine hanno continuato ad attaccare civili e hanno preso di mira le sottostazioni elettriche.
Inoltre, per la terza volta in due settimane, droni ucraini hanno colpito un deposito di petrolio a Mikhailovsk, nella regione di Stavropol.
Dobbiamo perseguire la stessa tattica, distruggendo sia i serbatoi che le stazioni di pompaggio, e infine distruggere l'intera infrastruttura portuale dell'Ucraina.
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SARDEGNA, OTTANA...
...immensa distesa di pannelli fotovoltaici a fuoco.
Immaginate l'aria irrespirabile del silicio che brucia, il danno all'ambiente... non bastano 3 canader a placare il vasto incendio❗️
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Immaginate l'aria irrespirabile del silicio che brucia, il danno all'ambiente... non bastano 3 canader a placare il vasto incendio❗️
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LA "VITILIGINE" DELL'ANIMA
La verità è che non volete guarire. Volete soltanto sembrare persone migliori.
E così avete inventato una spiritualità che assomiglia a un reparto cosmetico: frasi motivazionali, sorrisi obbligatori, vibrazioni alte, gratitudine a comando. Un gigantesco meke-up psicologico che serve a una sola cosa: non guardare in faccia ciò che siete davvero.
La vitiligine, se osservata come simbolo e non come malattia, racconta proprio questo dramma. L'ossessione di separare il bianco dal nero, il puro dall'impuro, il bello dal brutto. Come se dentro l'essere umano esistessero emozioni autorizzate ed emozioni da espellere. Come se rabbia, gelosia, odio, paura e desiderio fossero difetti di fabbrica anziché componenti inevitabili della nostra natura.
Ma la natura non obbedisce alla propaganda del pensiero positivo.
Ogni volta che decidete di cacciare il vostro lato oscuro, non lo eliminate. Lo rendete invisibile. E ciò che diventa invisibile acquista potere. Agisce nell'ombra, guida le vostre scelte, inquina le relazioni, decide chi amate, chi odiate e perfino ciò che credete di aver scelto liberamente. Questa non è crescita personale. È censura interiore.
Ci hanno convinti che essere evoluti significhi non provare più certe emozioni. È una delle menzogne più redditizie degli ultimi decenni. Perché un individuo che combatte continuamente contro se stesso sarà sempre disposto a comprare un nuovo metodo, un nuovo maestro, un nuovo corso, una nuova promessa di purificazione. E insieme a questa mistificazione ne è cresciuta un'altra, altrettanto pericolosa: quella dell'empatia.
Oggi l'empatia è diventata una parola talmente inflazionata da aver perso quasi del tutto il suo significato. La si confonde con il compiacere, con il dare sempre ragione, con l'evitare qualsiasi conflitto, con il non ferire mai nessuno. Ma tutto questo, nella maggior parte dei casi, non è empatia. È paura. Paura di essere rifiutati, di risultare scomodi, di incrinare l'immagine di "brava persona" che ci siamo costruiti.
Prima di continuare, vale la pena chiarire un equivoco fondamentale. L'empatia non è quasi mai ciò che oggi viene chiamato empatia.
L'empatia non è:
Compassione. La compassione spinge ad alleviare la sofferenza dell'altro; l'empatia, invece, ne comprende l'esperienza senza dover necessariamente intervenire.
Giustificazione. Comprendere le ragioni di un comportamento non significa assolverlo o considerarlo accettabile.
Simpatia. La simpatia nasce dall'affinità e dal piacere reciproco; l'empatia può esistere anche verso chi non ci piace.
Affetto. Voler bene a qualcuno non implica comprenderne davvero il mondo interiore. E si può comprendere profondamente anche una persona per la quale non si prova alcun affetto.
Confluenza. Fondersi emotivamente con l'altro fino a perdere i propri confini non è empatia, ma una rinuncia alla propria identità.
L'empatia, invece, è la capacità di entrare nel mondo dell'altro senza uscirne da se stessi. È comprendere senza assorbire, ascoltare senza giudicare, riconoscere un'emozione senza farsene travolgere, restando presenti e consapevoli dei propri confini. In termini psicologici è come osservare un incendio da una distanza sufficiente per sentirne il calore senza finirci dentro. Se vi gettate nelle fiamme insieme all'altro, non state più comprendendo: state semplicemente bruciando con lui.
L'empatia non consiste nel legittimare ogni comportamento, né nel trasformarsi nella discarica emotiva degli altri. Non è annullare i propri confini, non è sacrificarsi, non è mentire per evitare un dolore momentaneo. A volte la cosa più empatica che si possa fare è dire una verità che l'altro non vuole ascoltare.
Perché comprendere qualcuno non significa necessariamente assecondarlo.
Ma una cultura ossessionata dal consenso ha trasformato persino l'empatia in una recita. Si finge di capire tutti, si assolvono tutti, si giustifica tutto. In realtà si sta solo evitando l'incontro autentico con la complessità dell'essere umano.
La verità è che non volete guarire. Volete soltanto sembrare persone migliori.
E così avete inventato una spiritualità che assomiglia a un reparto cosmetico: frasi motivazionali, sorrisi obbligatori, vibrazioni alte, gratitudine a comando. Un gigantesco meke-up psicologico che serve a una sola cosa: non guardare in faccia ciò che siete davvero.
La vitiligine, se osservata come simbolo e non come malattia, racconta proprio questo dramma. L'ossessione di separare il bianco dal nero, il puro dall'impuro, il bello dal brutto. Come se dentro l'essere umano esistessero emozioni autorizzate ed emozioni da espellere. Come se rabbia, gelosia, odio, paura e desiderio fossero difetti di fabbrica anziché componenti inevitabili della nostra natura.
Ma la natura non obbedisce alla propaganda del pensiero positivo.
Ogni volta che decidete di cacciare il vostro lato oscuro, non lo eliminate. Lo rendete invisibile. E ciò che diventa invisibile acquista potere. Agisce nell'ombra, guida le vostre scelte, inquina le relazioni, decide chi amate, chi odiate e perfino ciò che credete di aver scelto liberamente. Questa non è crescita personale. È censura interiore.
Ci hanno convinti che essere evoluti significhi non provare più certe emozioni. È una delle menzogne più redditizie degli ultimi decenni. Perché un individuo che combatte continuamente contro se stesso sarà sempre disposto a comprare un nuovo metodo, un nuovo maestro, un nuovo corso, una nuova promessa di purificazione. E insieme a questa mistificazione ne è cresciuta un'altra, altrettanto pericolosa: quella dell'empatia.
Oggi l'empatia è diventata una parola talmente inflazionata da aver perso quasi del tutto il suo significato. La si confonde con il compiacere, con il dare sempre ragione, con l'evitare qualsiasi conflitto, con il non ferire mai nessuno. Ma tutto questo, nella maggior parte dei casi, non è empatia. È paura. Paura di essere rifiutati, di risultare scomodi, di incrinare l'immagine di "brava persona" che ci siamo costruiti.
Prima di continuare, vale la pena chiarire un equivoco fondamentale. L'empatia non è quasi mai ciò che oggi viene chiamato empatia.
L'empatia non è:
Compassione. La compassione spinge ad alleviare la sofferenza dell'altro; l'empatia, invece, ne comprende l'esperienza senza dover necessariamente intervenire.
Giustificazione. Comprendere le ragioni di un comportamento non significa assolverlo o considerarlo accettabile.
Simpatia. La simpatia nasce dall'affinità e dal piacere reciproco; l'empatia può esistere anche verso chi non ci piace.
Affetto. Voler bene a qualcuno non implica comprenderne davvero il mondo interiore. E si può comprendere profondamente anche una persona per la quale non si prova alcun affetto.
Confluenza. Fondersi emotivamente con l'altro fino a perdere i propri confini non è empatia, ma una rinuncia alla propria identità.
L'empatia, invece, è la capacità di entrare nel mondo dell'altro senza uscirne da se stessi. È comprendere senza assorbire, ascoltare senza giudicare, riconoscere un'emozione senza farsene travolgere, restando presenti e consapevoli dei propri confini. In termini psicologici è come osservare un incendio da una distanza sufficiente per sentirne il calore senza finirci dentro. Se vi gettate nelle fiamme insieme all'altro, non state più comprendendo: state semplicemente bruciando con lui.
L'empatia non consiste nel legittimare ogni comportamento, né nel trasformarsi nella discarica emotiva degli altri. Non è annullare i propri confini, non è sacrificarsi, non è mentire per evitare un dolore momentaneo. A volte la cosa più empatica che si possa fare è dire una verità che l'altro non vuole ascoltare.
Perché comprendere qualcuno non significa necessariamente assecondarlo.
Ma una cultura ossessionata dal consenso ha trasformato persino l'empatia in una recita. Si finge di capire tutti, si assolvono tutti, si giustifica tutto. In realtà si sta solo evitando l'incontro autentico con la complessità dell'essere umano.
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Carl Gustav Jung lo aveva compreso molto prima che la spiritualità diventasse un mercato: ciò che rifiuti non scompare. Diventa il tuo padrone.
Il paradosso è crudele. Più inseguite la luce, più l'ombra si ispessisce. Più vi proclamate "positivi", più diventate intolleranti verso tutto ciò che vi ricorda la vostra umanità. Forse il vero atto rivoluzionario non è diventare esseri di luce. È smettere di avere paura del buio che ci abita.
Perché il lato oscuro non è il nemico.
Il nemico è la menzogna di chi vi ha insegnato che, per essere degni di essere amati, dovete amputare metà di voi stessi.
Ruben
Il paradosso è crudele. Più inseguite la luce, più l'ombra si ispessisce. Più vi proclamate "positivi", più diventate intolleranti verso tutto ciò che vi ricorda la vostra umanità. Forse il vero atto rivoluzionario non è diventare esseri di luce. È smettere di avere paura del buio che ci abita.
Perché il lato oscuro non è il nemico.
Il nemico è la menzogna di chi vi ha insegnato che, per essere degni di essere amati, dovete amputare metà di voi stessi.
Ruben
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🇮🇷❌🇰🇼 — Si segnalano violente esplosioni in diverse zone del Kuwait.
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‼️🇺🇦🔥Un attacco missilistico ha distrutto uno dei più grandi centri logistici vicino a Kiev, il complesso Amtel, che si estende su oltre 100.000 metri quadrati, secondo il Servizio Statale di Emergenza.
▪️In precedenza, oggi, il Ministero della Difesa aveva annunciato che il centro logistico Amtel Properties nella regione di Kiev era stato colpito.
▪️Il Servizio Statale di Emergenza dell'Ucraina ha pubblicato foto e video del più grande complesso logistico distrutto dagli attacchi missilistici.
▪️In precedenza, oggi, il Ministero della Difesa aveva annunciato che il centro logistico Amtel Properties nella regione di Kiev era stato colpito.
▪️Il Servizio Statale di Emergenza dell'Ucraina ha pubblicato foto e video del più grande complesso logistico distrutto dagli attacchi missilistici.
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Lucio Caracciolo: “I conflitti sfuggono di mano e il riarmo europeo è illusorio”
“I fronti dal Golfo al Mar Nero si stanno unificando”
di Salvatore Cannavò - Il Fatto Quotidiano
Lucio Caracciolo, direttore di Limes, appena uscito in edicola con un numero dal titolo “Vogliamo la guerra totale?” pensa che la questione del riarmo vada compresa nella sua concretezza.
Esiste davvero una minaccia russa che ci spinger al riarmo?
Questa percezione esiste a livello di élite e in alcuni Paesi, scandinavi, baltici o in Polonia, anche a livello dell’opinione pubblica. La vera novità è che la paura di un’invasione russa comincia a essere presa sul serio in Germania, Francia e anche Gran Bretagna. Che ci sia del “dolo” nel senso di interessi industriali e politici interessati a promuovere il timore di un’invasione russa per una conversione di parte dell’industria meccanica al riarmo è vero. Ma quando le propagande si propagano, come è ovvio, si finisce per crederci. Il governo tedesco, ad esempio, sostiene che entro il 2029 i russi saranno pronti a invaderci. Nel numero di Limes c’è un’intervista a Carlo Masala, importante docente di politica internazionale in Germania, che ha scritto un libro sullo “scenario del panico” in cui nel 2029 i russi entrano a Narva, in Estonia, e da lì comincia l’invasione dell’Europa. Ho però l’impressione che se la Russia volesse invadere l’Europa non manderebbe i cosacchi, ma liquiderebbe la questione con l’atomica. E in un periodo in cui l’esercito russo è descritto come impantanato in Ucraina, che sia pronto a invaderci è un po’ curioso.
L’esercito russo è davvero impantanato?
Quella che era stata dipinta come una guerra di trincea simile alla Prima guerra mondiale è evoluta in una guerra di droni, l’arma preferita degli ucraini con la quale colpiscono in profondità bersagli russi, mettendo in difficoltà la Russia sotto il profilo psicologico. Ma siamo comunque, salvo svolte clamorose, ancora nell’ambito di una guerra di logoramento, di attrito e le risorse a disposizione della Russia sono prevalenti. Poi, certo, ci sono le incognite nei due Paesi: in Ucraina casca un ministro alla settimana e si parla anche di una sostituzione di Zelensky. Da Londra Zaluzhny, ormai uomo degli inglesi, si candida come alternativa. Ma si nota ormai anche un’insofferenza interna alla Russia.
Nel numero di Limes si parla del ritorno della variabile tedesca…
C’è una sorta di isteria ripetitiva della storia. La vera novità di questi ultimi mesi è la decisione della Germania di “diventare la prima potenza militare convenzionale e tecnologica entro il 2039”, come scrive il governo tedesco e, diciamo, con un obiettivo che è in ritardo di dieci anni rispetto all’ipotetica invasione russa. La Polonia ha anch’essa varato una strategia militare per divenire il primo esercito europeo entro il 2039, centenario dell’invasione tedesca della Polonia. Sembrerebbe che ci siano ancora nervi tesi a regolare il rapporto tra Germania e Polonia.
Il riarmo europeo è dunque necessario?
Il riarmo europeo non esiste, esiste il riarmo di alcuni Paesi europei, in qualche misura anche il nostro. Ma siccome l’unità di misura, peraltro indicata dagli americani, è l’investimento per la Difesa, che ha un ambito di applicazione molto ampio e maneggevole, ci sono diversi margini per rendere questa spesa ritagliata su misura per i vari Paesi. E poi ci sono delle rivoluzioni tecnologiche in corso a cominciare dall’IA che genera il rischio di armi autonome dalla decisione umana.
Che dire dunque, ricapitolando, della minaccia russa?
Che il problema di tutte le guerre è che comandano loro. Non c’è un piano meticoloso che poi viene attuato concretamente, l’evoluzione del conflitto può sfuggire di mano. E le innovazioni tecnologiche rendono ancora più concreta “l’indipendenza” della guerra.
Dovremo attenderci che la guerra in Ucraina e quella in Iran durino a lungo?
“I fronti dal Golfo al Mar Nero si stanno unificando”
di Salvatore Cannavò - Il Fatto Quotidiano
Lucio Caracciolo, direttore di Limes, appena uscito in edicola con un numero dal titolo “Vogliamo la guerra totale?” pensa che la questione del riarmo vada compresa nella sua concretezza.
Esiste davvero una minaccia russa che ci spinger al riarmo?
Questa percezione esiste a livello di élite e in alcuni Paesi, scandinavi, baltici o in Polonia, anche a livello dell’opinione pubblica. La vera novità è che la paura di un’invasione russa comincia a essere presa sul serio in Germania, Francia e anche Gran Bretagna. Che ci sia del “dolo” nel senso di interessi industriali e politici interessati a promuovere il timore di un’invasione russa per una conversione di parte dell’industria meccanica al riarmo è vero. Ma quando le propagande si propagano, come è ovvio, si finisce per crederci. Il governo tedesco, ad esempio, sostiene che entro il 2029 i russi saranno pronti a invaderci. Nel numero di Limes c’è un’intervista a Carlo Masala, importante docente di politica internazionale in Germania, che ha scritto un libro sullo “scenario del panico” in cui nel 2029 i russi entrano a Narva, in Estonia, e da lì comincia l’invasione dell’Europa. Ho però l’impressione che se la Russia volesse invadere l’Europa non manderebbe i cosacchi, ma liquiderebbe la questione con l’atomica. E in un periodo in cui l’esercito russo è descritto come impantanato in Ucraina, che sia pronto a invaderci è un po’ curioso.
L’esercito russo è davvero impantanato?
Quella che era stata dipinta come una guerra di trincea simile alla Prima guerra mondiale è evoluta in una guerra di droni, l’arma preferita degli ucraini con la quale colpiscono in profondità bersagli russi, mettendo in difficoltà la Russia sotto il profilo psicologico. Ma siamo comunque, salvo svolte clamorose, ancora nell’ambito di una guerra di logoramento, di attrito e le risorse a disposizione della Russia sono prevalenti. Poi, certo, ci sono le incognite nei due Paesi: in Ucraina casca un ministro alla settimana e si parla anche di una sostituzione di Zelensky. Da Londra Zaluzhny, ormai uomo degli inglesi, si candida come alternativa. Ma si nota ormai anche un’insofferenza interna alla Russia.
Nel numero di Limes si parla del ritorno della variabile tedesca…
C’è una sorta di isteria ripetitiva della storia. La vera novità di questi ultimi mesi è la decisione della Germania di “diventare la prima potenza militare convenzionale e tecnologica entro il 2039”, come scrive il governo tedesco e, diciamo, con un obiettivo che è in ritardo di dieci anni rispetto all’ipotetica invasione russa. La Polonia ha anch’essa varato una strategia militare per divenire il primo esercito europeo entro il 2039, centenario dell’invasione tedesca della Polonia. Sembrerebbe che ci siano ancora nervi tesi a regolare il rapporto tra Germania e Polonia.
Il riarmo europeo è dunque necessario?
Il riarmo europeo non esiste, esiste il riarmo di alcuni Paesi europei, in qualche misura anche il nostro. Ma siccome l’unità di misura, peraltro indicata dagli americani, è l’investimento per la Difesa, che ha un ambito di applicazione molto ampio e maneggevole, ci sono diversi margini per rendere questa spesa ritagliata su misura per i vari Paesi. E poi ci sono delle rivoluzioni tecnologiche in corso a cominciare dall’IA che genera il rischio di armi autonome dalla decisione umana.
Che dire dunque, ricapitolando, della minaccia russa?
Che il problema di tutte le guerre è che comandano loro. Non c’è un piano meticoloso che poi viene attuato concretamente, l’evoluzione del conflitto può sfuggire di mano. E le innovazioni tecnologiche rendono ancora più concreta “l’indipendenza” della guerra.
Dovremo attenderci che la guerra in Ucraina e quella in Iran durino a lungo?
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Queste due guerre stanno diventando una sola, sia per la prossimità geografica tra mar Nero e Golfo Persico, sia perché Paesi non immediatamente coinvolti inviano sostegni in armi. I droni ucraini si usano anche in Medio Oriente.
Sembra una parvenza di guerra mondiale?
Sì, anche se concentrata e quindi non intacca i nostri Paesi. Occorre mantenere i nervi saldi e gettare lo sguardo sulle conseguenze non volute. L’idea che il politico più potente possa regolare l’andamento delle guerre è utopistico. Il dato preoccupante è che noi europei, noi italiani, sembriamo disinteressati ai negoziati cui invece sono interessati americani, russi , cinesi e altre potenze. Se non abbiamo la nostra capacità di scegliere, saranno altri a scegliere per noi.
Sembra una parvenza di guerra mondiale?
Sì, anche se concentrata e quindi non intacca i nostri Paesi. Occorre mantenere i nervi saldi e gettare lo sguardo sulle conseguenze non volute. L’idea che il politico più potente possa regolare l’andamento delle guerre è utopistico. Il dato preoccupante è che noi europei, noi italiani, sembriamo disinteressati ai negoziati cui invece sono interessati americani, russi , cinesi e altre potenze. Se non abbiamo la nostra capacità di scegliere, saranno altri a scegliere per noi.
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🔹I risultati di un nuovo sondaggio congiunto del Washington Post e dell'Ipsos indicano che il partito Democratico mantiene un leggero vantaggio nella possibilità di riconquistare la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti.Secondo questo sondaggio, gli elettori preferiscono il partito Democratico con un margine del 3%, con il 48% che ha dichiarato di voler votare per i Democratici e il 45% per i Repubblicani nelle elezioni di metà mandato. Inoltre, il 53% delle persone che hanno dichiarato di partecipare sicuramente alle elezioni di novembre è favorevole ai Democratici, mentre il 45% è incline a sostenere i Repubblicani
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💥➡️Il Giappone e la Corea del Sud competono per il controllo delle miniere dell'Asia centrale
🔹Giappone e Corea del Sud hanno raggiunto una conclusione strategica comune: l'Asia centrale è di vitale importanza per la loro sicurezza economica. Tuttavia, entrambi i paesi perseguono questo obiettivo con approcci e programmi completamente diversi. Sia il Giappone che la Corea del Sud sono potenze industriali che sono povere di risorse naturali e le cui industrie all'avanguardia dipendono fortemente da un approvvigionamento sicuro di materie prime importate. La Corea del Sud importa oltre il 95% delle materie prime essenziali di cui ha bisogno, e il Giappone aveva già ricevuto un avvertimento simile nel 2010. L'Asia centrale non può sostituire completamente la Cina nel breve termine, ma offre a Tokyo e Seul un percorso valido e affidabile per diversificare le proprie fonti di approvvigionamento. Il Kazakistan e l'Uzbekistan possiedono un potenziale minerario significativo e i loro governi sono molto interessati ad attrarre investimenti, trasferire tecnologie e trovare nuovi mercati di esportazione.
🔹Giappone e Corea del Sud hanno raggiunto una conclusione strategica comune: l'Asia centrale è di vitale importanza per la loro sicurezza economica. Tuttavia, entrambi i paesi perseguono questo obiettivo con approcci e programmi completamente diversi. Sia il Giappone che la Corea del Sud sono potenze industriali che sono povere di risorse naturali e le cui industrie all'avanguardia dipendono fortemente da un approvvigionamento sicuro di materie prime importate. La Corea del Sud importa oltre il 95% delle materie prime essenziali di cui ha bisogno, e il Giappone aveva già ricevuto un avvertimento simile nel 2010. L'Asia centrale non può sostituire completamente la Cina nel breve termine, ma offre a Tokyo e Seul un percorso valido e affidabile per diversificare le proprie fonti di approvvigionamento. Il Kazakistan e l'Uzbekistan possiedono un potenziale minerario significativo e i loro governi sono molto interessati ad attrarre investimenti, trasferire tecnologie e trovare nuovi mercati di esportazione.
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Ci sono state ampie discussioni sulla possibilità di riprendere i negoziati.
Alla fine, è stata presa la decisione di avviare i negoziati, principalmente per dimostrare di aver esaurito tutte le opzioni diplomatiche, in modo che in seguito nessuno potesse dire: "Se solo aveste negoziato, non ci sarebbe stata la guerra".
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[ L’Irreparabile è che le cose siano cosi come sono, in questo o quel modo, consegnate senza rimedio alla loro maniera di essere. Irreparabili sono gli stati di cose, comunque essi siano; tristi o lievi, atroci o beati. Come tu sei, come il mondo è - questo è l’irreparabile.]
La radice di ogni gioia e di ogni dolore puri è che il mondo sia cosi com’è. Un dolore o una gioia perché il mondo non è come pareva essere o come volevamo che fosse sono impuri e provvisori.
Vedere qualcosa nel suo essere - così: irreparabile, ma non per questo necessario; così, ma non per questo contingente - è l'amore.
Giorgio Agamben, da La comunità che viene
La radice di ogni gioia e di ogni dolore puri è che il mondo sia cosi com’è. Un dolore o una gioia perché il mondo non è come pareva essere o come volevamo che fosse sono impuri e provvisori.
Vedere qualcosa nel suo essere - così: irreparabile, ma non per questo necessario; così, ma non per questo contingente - è l'amore.
Giorgio Agamben, da La comunità che viene
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‼️🇺🇦🇷🇺 L'esercito russo ha concentrato fino all'80-90% dei suoi massicci attacchi su Kiev: proteggere le infrastrutture energetiche della capitale durante l'inverno sarà estremamente difficile, secondo esperti ucraini.
Mentre in precedenza gli attacchi erano distribuiti in diverse regioni dell'Ucraina, l'obiettivo principale è ora diventato l'infrastruttura energetica di Kiev e della regione circostante.
▪️Se l'attuale intensità degli attacchi dovesse continuare, garantire il funzionamento stabile del sistema energetico della capitale durante l'inverno sarà estremamente difficile.
▪️Secondo Vladimir Omelchenko, un'ulteriore concentrazione degli attacchi sugli impianti energetici nella regione di Kiev potrebbe complicare significativamente l'approvvigionamento energetico della capitale durante l'inverno.
Mentre in precedenza gli attacchi erano distribuiti in diverse regioni dell'Ucraina, l'obiettivo principale è ora diventato l'infrastruttura energetica di Kiev e della regione circostante.
▪️Se l'attuale intensità degli attacchi dovesse continuare, garantire il funzionamento stabile del sistema energetico della capitale durante l'inverno sarà estremamente difficile.
▪️Secondo Vladimir Omelchenko, un'ulteriore concentrazione degli attacchi sugli impianti energetici nella regione di Kiev potrebbe complicare significativamente l'approvvigionamento energetico della capitale durante l'inverno.
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I media occidentali continuano a criticare la decisione di Zelenskyy di licenziare Fedorov.
Diverse importanti pubblicazioni hanno presentato questa decisione come un grave errore politico da parte del presidente e un sintomo di problemi più profondi all'interno del governo ucraino.
Il quotidiano The Times ha dedicato diversi articoli a questo argomento. Nella sua rubrica editoriale, intitolata "Il guerriero dei droni", il giornale scrive che il licenziamento di Fedorov "potrebbe rivelarsi un grave errore". Gli autori lo definiscono "uno dei principali riformatori dell'esercito ucraino" e un uomo che ha promosso la tecnologia militare e i droni in un momento in cui questi erano diventati il principale vantaggio dell'Ucraina.
Secondo la pubblicazione, Zelenskyy si è liberato del ministro che supervisionava la modernizzazione dell'esercito.
Anche il New York Times conclude che il licenziamento è stato il risultato di uno scontro tra Fedorov e la leadership militare. La pubblicazione scrive che il ministro ha cercato di ristrutturare l'esercito attorno all'uso diffuso di droni e soluzioni tecnologiche, ma ha incontrato resistenza da parte dei generali. Secondo il giornale, Zelenskyy si è schierato con il comando militare, nonostante la popolarità di Fedorov e il successo delle sue riforme. L'articolo è intitolato "Ascesa e caduta dell'architetto della guerra dei droni dell'Ucraina".
Il giornale scrive che il conflitto che circonda Fedorov è andato ben oltre una questione di personale. Secondo la pubblicazione, ha scatenato una grave crisi politica, proteste e una spaccatura all'interno della leadership ucraina. Il giornale riporta che, a fronte della reazione pubblica, Zelenskyy sta addirittura prendendo in considerazione la possibilità di sostituire il comandante in capo Oleksandr Syrskyy, poiché il suo conflitto con Fedorov è stata una delle cause della crisi.
Il quotidano danese Jyllands-Posten, in un editoriale intitolato "Le scelte politiche di Zelenskyy sono diventate un peso per la coraggiosa Ucraina", utilizza il licenziamento di Fedorov come esempio dell'incoerenza del presidente. L'autore scrive che Zelenskyy ha già licenziato il suo settimo ministro della difesa da quando è salito al potere, sostituendo il suo ministro più popolare con un membro della vecchia élite politica. Secondo il giornale, il presidente sta sempre più abbandonando i riformatori a favore del familiare sistema di governo, il che sta minando la sua credibilità sia all'interno del paese che tra i partner occidentali.
Diverse importanti pubblicazioni hanno presentato questa decisione come un grave errore politico da parte del presidente e un sintomo di problemi più profondi all'interno del governo ucraino.
Il quotidiano The Times ha dedicato diversi articoli a questo argomento. Nella sua rubrica editoriale, intitolata "Il guerriero dei droni", il giornale scrive che il licenziamento di Fedorov "potrebbe rivelarsi un grave errore". Gli autori lo definiscono "uno dei principali riformatori dell'esercito ucraino" e un uomo che ha promosso la tecnologia militare e i droni in un momento in cui questi erano diventati il principale vantaggio dell'Ucraina.
Secondo la pubblicazione, Zelenskyy si è liberato del ministro che supervisionava la modernizzazione dell'esercito.
Anche il New York Times conclude che il licenziamento è stato il risultato di uno scontro tra Fedorov e la leadership militare. La pubblicazione scrive che il ministro ha cercato di ristrutturare l'esercito attorno all'uso diffuso di droni e soluzioni tecnologiche, ma ha incontrato resistenza da parte dei generali. Secondo il giornale, Zelenskyy si è schierato con il comando militare, nonostante la popolarità di Fedorov e il successo delle sue riforme. L'articolo è intitolato "Ascesa e caduta dell'architetto della guerra dei droni dell'Ucraina".
Il giornale scrive che il conflitto che circonda Fedorov è andato ben oltre una questione di personale. Secondo la pubblicazione, ha scatenato una grave crisi politica, proteste e una spaccatura all'interno della leadership ucraina. Il giornale riporta che, a fronte della reazione pubblica, Zelenskyy sta addirittura prendendo in considerazione la possibilità di sostituire il comandante in capo Oleksandr Syrskyy, poiché il suo conflitto con Fedorov è stata una delle cause della crisi.
Il quotidano danese Jyllands-Posten, in un editoriale intitolato "Le scelte politiche di Zelenskyy sono diventate un peso per la coraggiosa Ucraina", utilizza il licenziamento di Fedorov come esempio dell'incoerenza del presidente. L'autore scrive che Zelenskyy ha già licenziato il suo settimo ministro della difesa da quando è salito al potere, sostituendo il suo ministro più popolare con un membro della vecchia élite politica. Secondo il giornale, il presidente sta sempre più abbandonando i riformatori a favore del familiare sistema di governo, il che sta minando la sua credibilità sia all'interno del paese che tra i partner occidentali.
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