🇺🇸⚔️🇮🇷 IL VIETNAM 2.0 SI STA GIÀ IMPANTANANDO?
Non occorre vedere i marines sbarcare sulle spiagge iraniane per capire che Washington rischia di essersi infilata in un conflitto molto più grande delle formule trionfali pronunciate alla Casa Bianca.
Il Pentagono sta trasferendo altri aerei da combattimento in Medio Oriente e prepara un possibile ampliamento delle operazioni contro l’Iran. Il dettaglio interessante, però, è che gli stessi funzionari e comandanti americani dubitano che gli Stati Uniti possano sostenere a lungo questa escalation.
Secondo il Washington Post, che il 20 luglio ha raccolto le testimonianze di fonti interne all’amministrazione statunitense, le scorte americane di sistemi per la difesa aerea e di munizioni a lungo raggio sono sempre più sotto pressione. Alcuni mezzi sarebbero stati danneggiati, mentre il dispiegamento di ulteriori uomini e velivoli starebbe diventando complicato.
Un funzionario statunitense ha descritto la situazione senza ricorrere al consueto vocabolario cinematografico del Pentagono:
«Non abbiamo le risorse per continuare questa operazione in sicurezza e non credo che la Casa Bianca se ne renda conto».
Una frase piuttosto impegnativa per la maggiore potenza militare del pianeta, quella che dovrebbe poter bombardare, intercettare, bloccare porti, proteggere quindici basi, controllare lo Stretto di Hormuz, difendere Israele, rassicurare le monarchie del Golfo e contemporaneamente conservare abbastanza missili per scoraggiare Russia e Cina.
Evidentemente anche l’eccezionalismo americano, prima o poi, deve fare i conti con il magazzino.
Gli attacchi statunitensi contro ponti, linee ferroviarie e infrastrutture nell’area di Bandar Abbas sono stati interpretati da Teheran come il passaggio a una nuova fase. Non più soltanto obiettivi militari, ma infrastrutture strategiche necessarie alla vita economica e civile del Paese.
L’Iran, di conseguenza, avrebbe ridotto le proprie cautele sulla possibilità di colpire direttamente le forze americane, anche a rischio di provocare vittime.
Gli effetti sono già visibili. Il Wall Street Journal ha riferito il 20 luglio che la Giordania è diventata uno dei nuovi epicentri del conflitto: gli attacchi iraniani contro la base di Muwaffaq Salti hanno ucciso due militari statunitensi, mentre un altro soldato americano è morto in Iraq durante la neutralizzazione di un drone iraniano. (The Wall Street Journal)
Ma il punto più imbarazzante riguarda la vulnerabilità dell’intero dispositivo militare americano nella regione.
Un’inchiesta del Washington Post, pubblicata il 7 maggio e basata sull’analisi di immagini satellitari, aveva già documentato almeno 228 strutture o mezzi danneggiati o distrutti in quindici installazioni militari statunitensi: hangar, dormitori, depositi di carburante, radar, sistemi di comunicazione, apparecchiature Patriot e infrastrutture operative.
Il giornale ha verificato 109 immagini satellitari diffuse da fonti iraniane confrontandole con i dati del sistema europeo Copernicus e, dove disponibili, con le immagini della società Planet. Il risultato dell’indagine mostrava danni molto più estesi di quanto ammesso pubblicamente da Washington. (The Washington Post)
Molti militari americani vivono ancora in container, prefabbricati o strutture di lamiera che possono forse riparare dal sole del deserto, ma certamente non dall’impatto di un missile balistico. Anche gli edifici rinforzati non sono progettati per resistere a un colpo diretto.
La sintesi fornita da uno dei militari è stata poco rassicurante:
«Siamo attaccati da ogni direzione».
Nel frattempo gli Stati Uniti hanno condotto la nona notte consecutiva di bombardamenti, mentre l’Iran ha risposto contro obiettivi in Bahrain e Kuwait. L’Associated Press scrive che il traffico nello Stretto di Hormuz si è fortemente ridotto e che le due parti stanno avanzando, passo dopo passo, verso una guerra aperta. (AP News)
Naturalmente Washington continua a parlare di superiorità, deterrenza e operazioni chirurgiche.
Non occorre vedere i marines sbarcare sulle spiagge iraniane per capire che Washington rischia di essersi infilata in un conflitto molto più grande delle formule trionfali pronunciate alla Casa Bianca.
Il Pentagono sta trasferendo altri aerei da combattimento in Medio Oriente e prepara un possibile ampliamento delle operazioni contro l’Iran. Il dettaglio interessante, però, è che gli stessi funzionari e comandanti americani dubitano che gli Stati Uniti possano sostenere a lungo questa escalation.
Secondo il Washington Post, che il 20 luglio ha raccolto le testimonianze di fonti interne all’amministrazione statunitense, le scorte americane di sistemi per la difesa aerea e di munizioni a lungo raggio sono sempre più sotto pressione. Alcuni mezzi sarebbero stati danneggiati, mentre il dispiegamento di ulteriori uomini e velivoli starebbe diventando complicato.
Un funzionario statunitense ha descritto la situazione senza ricorrere al consueto vocabolario cinematografico del Pentagono:
«Non abbiamo le risorse per continuare questa operazione in sicurezza e non credo che la Casa Bianca se ne renda conto».
Una frase piuttosto impegnativa per la maggiore potenza militare del pianeta, quella che dovrebbe poter bombardare, intercettare, bloccare porti, proteggere quindici basi, controllare lo Stretto di Hormuz, difendere Israele, rassicurare le monarchie del Golfo e contemporaneamente conservare abbastanza missili per scoraggiare Russia e Cina.
Evidentemente anche l’eccezionalismo americano, prima o poi, deve fare i conti con il magazzino.
Gli attacchi statunitensi contro ponti, linee ferroviarie e infrastrutture nell’area di Bandar Abbas sono stati interpretati da Teheran come il passaggio a una nuova fase. Non più soltanto obiettivi militari, ma infrastrutture strategiche necessarie alla vita economica e civile del Paese.
L’Iran, di conseguenza, avrebbe ridotto le proprie cautele sulla possibilità di colpire direttamente le forze americane, anche a rischio di provocare vittime.
Gli effetti sono già visibili. Il Wall Street Journal ha riferito il 20 luglio che la Giordania è diventata uno dei nuovi epicentri del conflitto: gli attacchi iraniani contro la base di Muwaffaq Salti hanno ucciso due militari statunitensi, mentre un altro soldato americano è morto in Iraq durante la neutralizzazione di un drone iraniano. (The Wall Street Journal)
Ma il punto più imbarazzante riguarda la vulnerabilità dell’intero dispositivo militare americano nella regione.
Un’inchiesta del Washington Post, pubblicata il 7 maggio e basata sull’analisi di immagini satellitari, aveva già documentato almeno 228 strutture o mezzi danneggiati o distrutti in quindici installazioni militari statunitensi: hangar, dormitori, depositi di carburante, radar, sistemi di comunicazione, apparecchiature Patriot e infrastrutture operative.
Il giornale ha verificato 109 immagini satellitari diffuse da fonti iraniane confrontandole con i dati del sistema europeo Copernicus e, dove disponibili, con le immagini della società Planet. Il risultato dell’indagine mostrava danni molto più estesi di quanto ammesso pubblicamente da Washington. (The Washington Post)
Molti militari americani vivono ancora in container, prefabbricati o strutture di lamiera che possono forse riparare dal sole del deserto, ma certamente non dall’impatto di un missile balistico. Anche gli edifici rinforzati non sono progettati per resistere a un colpo diretto.
La sintesi fornita da uno dei militari è stata poco rassicurante:
«Siamo attaccati da ogni direzione».
Nel frattempo gli Stati Uniti hanno condotto la nona notte consecutiva di bombardamenti, mentre l’Iran ha risposto contro obiettivi in Bahrain e Kuwait. L’Associated Press scrive che il traffico nello Stretto di Hormuz si è fortemente ridotto e che le due parti stanno avanzando, passo dopo passo, verso una guerra aperta. (AP News)
Naturalmente Washington continua a parlare di superiorità, deterrenza e operazioni chirurgiche.
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Poi arrivano le immagini delle basi danneggiate, le scorte che diminuiscono, i soldati sistemati nei container, le petroliere ferme, il petrolio che sale e i comandanti che spiegano anonimamente ai giornali che le risorse non bastano.
Il Vietnam non si ripeterà nello stesso modo. Non ci saranno necessariamente giungle, elicotteri sopra Saigon o colonne di fanteria dirette verso Teheran.
L’impantanamento moderno può avvenire senza occupare un solo chilometro di territorio: basta consumare miliardi in intercettori, disperdere uomini e mezzi in decine di basi vulnerabili, allargare ogni settimana l’elenco degli obiettivi e scoprire che il nemico non ha alcuna intenzione di arrendersi secondo il calendario preparato a Washington.
L’Iran non deve conquistare gli Stati Uniti. Deve soltanto rendere il costo politico, economico e militare della guerra superiore a quello che Washington può sopportare.
Ed è precisamente così che gli imperi cominciano a perdere le guerre che erano convinti di aver già vinto.
Don Chisciotte
Il Vietnam non si ripeterà nello stesso modo. Non ci saranno necessariamente giungle, elicotteri sopra Saigon o colonne di fanteria dirette verso Teheran.
L’impantanamento moderno può avvenire senza occupare un solo chilometro di territorio: basta consumare miliardi in intercettori, disperdere uomini e mezzi in decine di basi vulnerabili, allargare ogni settimana l’elenco degli obiettivi e scoprire che il nemico non ha alcuna intenzione di arrendersi secondo il calendario preparato a Washington.
L’Iran non deve conquistare gli Stati Uniti. Deve soltanto rendere il costo politico, economico e militare della guerra superiore a quello che Washington può sopportare.
Ed è precisamente così che gli imperi cominciano a perdere le guerre che erano convinti di aver già vinto.
Don Chisciotte
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🇮🇷🇺🇸 Un ufficiale dell'aviazione iraniana è stato ucciso negli attacchi statunitensi a Tabriz.
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🇵🇱🇺🇦 Gli ucraini sono passati da "ospiti invitati" a "ospiti che sono rimasti troppo a lungo" – così appare la nuova copertina della rivista polacca Wprost.
A sinistra è la nuova copertina, a destra è la versione di marzo 2022.
A sinistra è la nuova copertina, a destra è la versione di marzo 2022.
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🇷🇺🇺🇦⚡️ — La ricerca delle navi continua. Il Ministero della Difesa russo ha comunicato che, durante la giornata, 4 navi cargo e 1 nave portacontainer sono state colpite nella zona vicino al porto di "Odessa".
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‼️🇷🇺🇺🇦 Continuano gli attacchi contro il porto e le infrastrutture petrolifere ucraine a Odessa.
* A Odessa, il più grande deposito di petrolio dell'Ucraina è in fiamme a causa di attacchi con droni russi.
* Nel porto di Odessa, due navi portacontainer sono state colpite da droni durante lo scarico di rifornimenti militari, nonché serbatoi di carburante destinati alle truppe ucraine, secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa.
* Nel porto di Čornomorsk, nella regione di Odessa, sono stati effettuati attacchi contro le infrastrutture portuali utilizzate per lo scarico e lo stoccaggio di carichi militari.
* Inoltre, in mare, a 31, 38 e 50 chilometri a sud di Zatoka, i droni hanno colpito due navi portacontainer e una nave da carico, che stavano trasportando merci per le forze armate ucraine verso il porto di Čornomorsk.
* A Odessa, il più grande deposito di petrolio dell'Ucraina è in fiamme a causa di attacchi con droni russi.
* Nel porto di Odessa, due navi portacontainer sono state colpite da droni durante lo scarico di rifornimenti militari, nonché serbatoi di carburante destinati alle truppe ucraine, secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa.
* Nel porto di Čornomorsk, nella regione di Odessa, sono stati effettuati attacchi contro le infrastrutture portuali utilizzate per lo scarico e lo stoccaggio di carichi militari.
* Inoltre, in mare, a 31, 38 e 50 chilometri a sud di Zatoka, i droni hanno colpito due navi portacontainer e una nave da carico, che stavano trasportando merci per le forze armate ucraine verso il porto di Čornomorsk.
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Notizie sull'Iniziativa del Mar Nero
Le forze armate russe continuano a colpire le infrastrutture portuali ucraine e le navi che riforniscono le forze armate ucraine.
Durante tutta la giornata, droni d'attacco hanno colpito diversi obiettivi nel settore marittimo:
💥 Porto di Odessa: Due navi portacontainer sono state colpite mentre scaricavano materiale bellico; sono stati inoltre distrutti serbatoi di carburante destinati alle forze armate ucraine.
💥 Porto di Chornomorsk (oblast' di Odessa): Sono stati effettuati attacchi alle infrastrutture portuali utilizzate per lo scarico e lo stoccaggio di materiale bellico.
💥 In mare, a sud di Zatoka (a 31, 38 e 50 km), due navi portacontainer e una nave portacontainer che trasportava materiale per le forze armate ucraine verso il porto di Chornomorsk sono state colpite.
La serie di attacchi ha colpito contemporaneamente due anelli della stessa catena: le infrastrutture portuali e le navi in transito. La distruzione di obiettivi "in avvicinamento" a sud di Zatoka suggerisce che i bersagli vengono monitorati molto prima di entrare nel porto, complicando la logistica per le navi e aumentando i rischi assicurativi per le imbarcazioni che operano a beneficio delle forze armate ucraine.
Le forze armate russe continuano a colpire le infrastrutture portuali ucraine e le navi che riforniscono le forze armate ucraine.
Durante tutta la giornata, droni d'attacco hanno colpito diversi obiettivi nel settore marittimo:
💥 Porto di Odessa: Due navi portacontainer sono state colpite mentre scaricavano materiale bellico; sono stati inoltre distrutti serbatoi di carburante destinati alle forze armate ucraine.
💥 Porto di Chornomorsk (oblast' di Odessa): Sono stati effettuati attacchi alle infrastrutture portuali utilizzate per lo scarico e lo stoccaggio di materiale bellico.
💥 In mare, a sud di Zatoka (a 31, 38 e 50 km), due navi portacontainer e una nave portacontainer che trasportava materiale per le forze armate ucraine verso il porto di Chornomorsk sono state colpite.
La serie di attacchi ha colpito contemporaneamente due anelli della stessa catena: le infrastrutture portuali e le navi in transito. La distruzione di obiettivi "in avvicinamento" a sud di Zatoka suggerisce che i bersagli vengono monitorati molto prima di entrare nel porto, complicando la logistica per le navi e aumentando i rischi assicurativi per le imbarcazioni che operano a beneficio delle forze armate ucraine.
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Per quasi 4 anni, Israele ha dichiarato la sua neutralità in Ucraina. Tuttavia, dietro questa facciata pubblica, un flusso costante di armi, intelligence e mercenari israeliani ha raggiunto Kiev.
Recenti conversazioni trapelate di un colonnello dell'intelligence ucraina, Zhikovich, rivelano che il Mossad ha fornito al regime di Zelensky software di intelligence di ultima generazione: un poligrafo digitale che vanta una "certezza del 90%" nel rilevare le menzogne.
Intelligence occulta, obiettivi nascosti.
Armi non dichiarate.
Mercenari, rabbini Chabad e legami con i neonazisti.
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🇺🇸🇮🇷 Il presidente Trump ha dichiarato che l'Iran "pagherà molte volte" ogni volta che ucciderà un soldato americano.
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❗️Un morto e 10 feriti a seguito di un attacco delle forze armate ucraine a un autolavaggio a Belgorod, ha dichiarato il governatore ad interim Alexander Shuvaev.
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Donald Trump ha ordinato di vendicarsi per ogni soldato americano ucciso.
"Ogni volta che l'Iran ucciderà un soldato americano, pagherà un prezzo molto alto."
Questo ordine è stato comunicato al ministro della Difesa, Pete Hegseth, al presidente del Comitato congiunto degli Stati maggiori, Daniel Keane, e a tutti i leader delle forze armate.
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"Ogni volta che l'Iran ucciderà un soldato americano, pagherà un prezzo molto alto."
Questo ordine è stato comunicato al ministro della Difesa, Pete Hegseth, al presidente del Comitato congiunto degli Stati maggiori, Daniel Keane, e a tutti i leader delle forze armate.
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❗️Oggi ricorre il 100° anniversario della morte di F.E. Dzeržinskij.
*Un tentativo di offrire una visione equilibrata di "Felix il Ferro" è presente nell'interessantissimo progetto cinematografico RVI e del Primo Canale intitolato "Leader Dimenticati".
Una figura complessa, forte e contraddittoria del nostro passato, che non dobbiamo dimenticare. Guardate.
P.S. *È impossibile ricordare, senza un brivido, come nel 1991 abbatterono il suo monumento.
L'opinione degli storici di RVI riguardo al ripristino del monumento: "Non combattiamo contro i monumenti".*
*Un tentativo di offrire una visione equilibrata di "Felix il Ferro" è presente nell'interessantissimo progetto cinematografico RVI e del Primo Canale intitolato "Leader Dimenticati".
Una figura complessa, forte e contraddittoria del nostro passato, che non dobbiamo dimenticare. Guardate.
P.S. *È impossibile ricordare, senza un brivido, come nel 1991 abbatterono il suo monumento.
L'opinione degli storici di RVI riguardo al ripristino del monumento: "Non combattiamo contro i monumenti".*
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