L'Iran non ha motivo di considerare l'accordo come diretto contro il suo popolo, ha aggiunto il portavoce. Ha suggerito che il trio di paesi si sia reso conto che gli Stati Uniti danno priorità agli interessi di Israele in Medio Oriente, e che i paesi della regione devono fare affidamento su se stessi per garantire la sicurezza regionale.
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Forwarded from Giubbe Rosse
SECONDO EX GOVERNATORE FED NY LA BOLLA AI ESPLODERÀ ENTRO 2027
Cinque motivi per cui la bolla dell'AI probabilmente scoppierà prima della fine del 2027, deludendo Trump e gli investitori
La bolla del mercato azionario USA potrebbe crollare entro 16 mesi, secondo un ex presidente della FED di New York. I leader del settore si stanno preparando a un periodo di difficoltà.
Bill Dudley, che ha guidato la FED di New York in seguito alla crisi finanziaria globale del 2008, ha indicato 5 motivi per cui un crollo potrebbe essere imminente:
1️⃣ L'impulso derivante dall'espansione degli investimenti nell'AI probabilmente diminuirà drasticamente nel 2027. Si prevede che la crescita degli investimenti raggiungerà il picco nel 2026, poiché la carenza di lavoratori, energia e chip limiterà ulteriori espansioni. Le grandi aziende tecnologiche potrebbero anche non avere la liquidità e la capacità finanziaria per continuare ad aumentare le spese allo stesso ritmo.
2️⃣ Con il rallentamento degli investimenti nell'AI, la crescita degli utili per i fornitori delle aziende tecno si indebolirà e le valutazioni diminuiranno. Le aziende che forniscono tecnologie per l'espansione dell'AI potrebbero subire un doppio colpo: una domanda più debole e margini di profitto in calo. Con il crollo delle aspettative, gli utili potrebbero deteriorarsi rapidamente, facendo crollare i prezzi delle azioni.
Gli investitori inizieranno a interrogarsi se le grandi aziende tecno possano generare entrate sufficienti per giustificare il capitale di circa 5 trilioni di dollari investito nell'AI. Allo stesso tempo, il finanziamento del debito alla base dei data center e delle infrastrutture di AI sta diventando sempre più interconnesso e opaco. Ciò aumenta il rischio di un circolo vizioso se l'espansione dell'intelligenza artificiale dovesse arrestarsi.
4️⃣ Un numero maggiore di aziende che vanno in borsa e gli insider che vendono le proprie azioni una volta scadute le restrizioni delle offerte pubbliche iniziali (IPO) inonderà il mercato di azioni, facendo scendere i prezzi.
5️⃣ L'ambiente economico statunitense è probabilmente destinato a diventare più difficile. L'aumento dei tassi di interesse a lungo termine, con i rendimenti dei titoli del Tesoro a 30 anni ai massimi dal 2007, sta esercitando pressione sulle valutazioni delle azioni. Con una scarsa volontà politica di affrontare il debito USA i rendimenti potrebbero aumentare ancora.
⚡️ I leader industriali internazionali si sono concentrati sul mantenimento della diversificazione, anche se i data center rappresentano una quota sempre maggiore della domanda, secondo quanto riportato da Bloomberg.
🔊 "Stiamo lavorando attivamente per non dipendere esclusivamente dai data center", ha affermato un dirigente di Siemens in Nord America. "Comprendiamo che a un certo punto potrebbe esserci una bolla."
⚡️Un altro segnale di allarme è arrivato dal The Wall Street Journal: le 9 maggiori aziende della Silicon Valley hanno 3 trilioni di dollari di impegni di spesa per l'AI che non sono inclusi nei loro bilanci, suggerendo un onere debitorio molto maggiore di quanto riportato.
Le grandi aziende tecnologiche scommettono che la domanda di potenza di calcolo e la fornitura di hardware per l'AI continueranno a crescere, consentendo loro di "facilmente" soddisfare i loro enormi obblighi man mano che consumatori e aziende adottano l'AI in tutta l'economia USA.
Ciò che non tengono in considerazione è la crescente concorrenza globale, in particolare da parte della Cina, che sta sviluppando la propria intelligenza artificiale e i propri chip a un costo molto inferiore.
Gli USA potrebbero tenere fuori i concorrenti più economici dal proprio mercato interno, ma nella competizione globale, la loro costosa AI potrebbe rendere le aziende USA meno competitive.
Dato che le enormi entrate derivanti dall'intelligenza artificiale non sono affatto garantite, le grandi aziende tecnologiche rischiano di essere gravate da obblighi multi-trilioni di dollari, mettendo a rischio anche i loro investitori.
🟥 SOSTIENI GIUBBE ROSSE
Cinque motivi per cui la bolla dell'AI probabilmente scoppierà prima della fine del 2027, deludendo Trump e gli investitori
La bolla del mercato azionario USA potrebbe crollare entro 16 mesi, secondo un ex presidente della FED di New York. I leader del settore si stanno preparando a un periodo di difficoltà.
Bill Dudley, che ha guidato la FED di New York in seguito alla crisi finanziaria globale del 2008, ha indicato 5 motivi per cui un crollo potrebbe essere imminente:
Gli investitori inizieranno a interrogarsi se le grandi aziende tecno possano generare entrate sufficienti per giustificare il capitale di circa 5 trilioni di dollari investito nell'AI. Allo stesso tempo, il finanziamento del debito alla base dei data center e delle infrastrutture di AI sta diventando sempre più interconnesso e opaco. Ciò aumenta il rischio di un circolo vizioso se l'espansione dell'intelligenza artificiale dovesse arrestarsi.
4️⃣ Un numero maggiore di aziende che vanno in borsa e gli insider che vendono le proprie azioni una volta scadute le restrizioni delle offerte pubbliche iniziali (IPO) inonderà il mercato di azioni, facendo scendere i prezzi.
5️⃣ L'ambiente economico statunitense è probabilmente destinato a diventare più difficile. L'aumento dei tassi di interesse a lungo termine, con i rendimenti dei titoli del Tesoro a 30 anni ai massimi dal 2007, sta esercitando pressione sulle valutazioni delle azioni. Con una scarsa volontà politica di affrontare il debito USA i rendimenti potrebbero aumentare ancora.
⚡️ I leader industriali internazionali si sono concentrati sul mantenimento della diversificazione, anche se i data center rappresentano una quota sempre maggiore della domanda, secondo quanto riportato da Bloomberg.
🔊 "Stiamo lavorando attivamente per non dipendere esclusivamente dai data center", ha affermato un dirigente di Siemens in Nord America. "Comprendiamo che a un certo punto potrebbe esserci una bolla."
⚡️Un altro segnale di allarme è arrivato dal The Wall Street Journal: le 9 maggiori aziende della Silicon Valley hanno 3 trilioni di dollari di impegni di spesa per l'AI che non sono inclusi nei loro bilanci, suggerendo un onere debitorio molto maggiore di quanto riportato.
Le grandi aziende tecnologiche scommettono che la domanda di potenza di calcolo e la fornitura di hardware per l'AI continueranno a crescere, consentendo loro di "facilmente" soddisfare i loro enormi obblighi man mano che consumatori e aziende adottano l'AI in tutta l'economia USA.
Ciò che non tengono in considerazione è la crescente concorrenza globale, in particolare da parte della Cina, che sta sviluppando la propria intelligenza artificiale e i propri chip a un costo molto inferiore.
Gli USA potrebbero tenere fuori i concorrenti più economici dal proprio mercato interno, ma nella competizione globale, la loro costosa AI potrebbe rendere le aziende USA meno competitive.
Dato che le enormi entrate derivanti dall'intelligenza artificiale non sono affatto garantite, le grandi aziende tecnologiche rischiano di essere gravate da obblighi multi-trilioni di dollari, mettendo a rischio anche i loro investitori.
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Forwarded from Pino Cabras
𝗗𝗜 𝗕𝗔𝗧𝗧𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗘 𝗜𝗟 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗜 𝗘̀ 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗔𝗧𝗢 [PARTE 1]
Prima di ogni ragionamento politico: forza Alessandro.
Da Cuba arrivano notizie che permettono almeno di sperare. Alessandro Di Battista è stato trasferito cosciente all’Hermanos Ameijeiras dell’Avana per ulteriori accertamenti. È un grande ospedale pubblico, nel quale si curano cubani e stranieri: lo preciso soltanto perché qualcuno è riuscito a trasformare in polemica anche questo.
Vale la pena ricordare anche perché Di Battista si trovasse a Cuba. Non era in vacanza: stava lavorando a una nuova serie di reportage, continuando a fare una cosa ormai quasi eccentrica nel giornalismo italiano: andare a vedere i luoghi e parlare con le persone prima di raccontarli.
La reazione collettiva al suo malore, però, ha mostrato anche qualcos’altro, e sarebbe sbagliato non vederlo. Nessuno vorrebbe misurare così la popolarità di una persona a cui vuole bene. Ma in poche ore sono arrivati migliaia di messaggi, dichiarazioni pubbliche, testimonianze di affetto: esponenti del Movimento 5 Stelle, persone lontane da quel Movimento da anni e soprattutto una moltitudine che nessuna categoria politica riesce a contenere.
È innanzitutto solidarietà umana. Ma per qualche ora ha illuminato qualcosa che nei sondaggi normalmente non compare.
LA FORMA È FINITA, LA DOMANDA NO
Il primo Movimento 5 Stelle fu anche un’enorme irruzione democratica. Per milioni di cittadini significò la sensazione che si potessero ancora rompere i vecchi recinti, entrare nelle istituzioni senza chiedere il permesso alle filiere tradizionali, portare al centro temi che altrimenti ne sarebbero rimasti fuori.
Quell’esperienza ha poi dissipato gran parte del proprio patrimonio. Di Battista uscì dal Movimento quando questo scelse di sostenere il governo Draghi; io fui espulso dal gruppo parlamentare per essermi rifiutato di votargli la fiducia.
Sarebbe però un errore grave scambiare la fine di una forma politica per la fine della domanda sociale che l’aveva prodotta.
Quel popolo non è evaporato: si è disperso. Una parte nell’astensione, una parte nella disillusione, una parte nella convinzione che il voto ormai non tocchi più le decisioni fondamentali.
Non a caso, nel libro collettivo a cui sto lavorando, il capitolo immaginato proprio per Di Battista riguarda la sua “democrazia deviata”: milioni di cittadini non si astengono necessariamente per indifferenza, ma perché percepiscono che guerra, riarmo, poteri finanziari e scelte strategiche sfuggano alla loro capacità di decidere. Da qui una tesi semplice: milioni di astenuti aspettano un voto che torni a contare.
La popolarità di Di Battista, del resto, non è nostalgia del vecchio M5S. Se l’è ricostruita fuori da quel Movimento, soprattutto su Palestina, guerra, riarmo e informazione.
LE PAROLE SONO FATTI
C’è poi una qualità personale che nessuno gli contesta: Di Battista sa parlare.
Detta così sembra un complimento minore. È invece una delle cose politicamente più serie che si possano dire di qualcuno.
Una parola efficace rende dicibile ciò che migliaia di persone stavano sentendo ciascuna per conto proprio. Dà un nome al disagio, crea riconoscimento, e dal riconoscimento possono nascere identità, partecipazione, organizzazione.
Quando una parola incontra una domanda sociale reale, diventa potere. Lo abbiamo visto anche in figure politicamente lontanissime da noi, come Charlie Kirk, che Gabriele Guzzi definì felicemente un “combattente della parola”. Nessuna analogia ideologica: una regola generale.
Di Battista possiede inoltre una qualità rara: sa attraversare le bolle. Ha un pubblico autonomo e, quando entra nei grandi media, riesce ancora a scompaginare il copione invece di recitarlo.
Ma il timore improvviso di perderlo dalla scena ha rivelato anche una debolezza: quanto di quell’area dipende ancora da una sola persona?
Un leader conta. Ma un popolo politico non può essere un leader moltiplicato per un milione. […]
[FINE PARTE 1]
[Segue…]
Prima di ogni ragionamento politico: forza Alessandro.
Da Cuba arrivano notizie che permettono almeno di sperare. Alessandro Di Battista è stato trasferito cosciente all’Hermanos Ameijeiras dell’Avana per ulteriori accertamenti. È un grande ospedale pubblico, nel quale si curano cubani e stranieri: lo preciso soltanto perché qualcuno è riuscito a trasformare in polemica anche questo.
Vale la pena ricordare anche perché Di Battista si trovasse a Cuba. Non era in vacanza: stava lavorando a una nuova serie di reportage, continuando a fare una cosa ormai quasi eccentrica nel giornalismo italiano: andare a vedere i luoghi e parlare con le persone prima di raccontarli.
La reazione collettiva al suo malore, però, ha mostrato anche qualcos’altro, e sarebbe sbagliato non vederlo. Nessuno vorrebbe misurare così la popolarità di una persona a cui vuole bene. Ma in poche ore sono arrivati migliaia di messaggi, dichiarazioni pubbliche, testimonianze di affetto: esponenti del Movimento 5 Stelle, persone lontane da quel Movimento da anni e soprattutto una moltitudine che nessuna categoria politica riesce a contenere.
È innanzitutto solidarietà umana. Ma per qualche ora ha illuminato qualcosa che nei sondaggi normalmente non compare.
LA FORMA È FINITA, LA DOMANDA NO
Il primo Movimento 5 Stelle fu anche un’enorme irruzione democratica. Per milioni di cittadini significò la sensazione che si potessero ancora rompere i vecchi recinti, entrare nelle istituzioni senza chiedere il permesso alle filiere tradizionali, portare al centro temi che altrimenti ne sarebbero rimasti fuori.
Quell’esperienza ha poi dissipato gran parte del proprio patrimonio. Di Battista uscì dal Movimento quando questo scelse di sostenere il governo Draghi; io fui espulso dal gruppo parlamentare per essermi rifiutato di votargli la fiducia.
Sarebbe però un errore grave scambiare la fine di una forma politica per la fine della domanda sociale che l’aveva prodotta.
Quel popolo non è evaporato: si è disperso. Una parte nell’astensione, una parte nella disillusione, una parte nella convinzione che il voto ormai non tocchi più le decisioni fondamentali.
Non a caso, nel libro collettivo a cui sto lavorando, il capitolo immaginato proprio per Di Battista riguarda la sua “democrazia deviata”: milioni di cittadini non si astengono necessariamente per indifferenza, ma perché percepiscono che guerra, riarmo, poteri finanziari e scelte strategiche sfuggano alla loro capacità di decidere. Da qui una tesi semplice: milioni di astenuti aspettano un voto che torni a contare.
La popolarità di Di Battista, del resto, non è nostalgia del vecchio M5S. Se l’è ricostruita fuori da quel Movimento, soprattutto su Palestina, guerra, riarmo e informazione.
LE PAROLE SONO FATTI
C’è poi una qualità personale che nessuno gli contesta: Di Battista sa parlare.
Detta così sembra un complimento minore. È invece una delle cose politicamente più serie che si possano dire di qualcuno.
Una parola efficace rende dicibile ciò che migliaia di persone stavano sentendo ciascuna per conto proprio. Dà un nome al disagio, crea riconoscimento, e dal riconoscimento possono nascere identità, partecipazione, organizzazione.
Quando una parola incontra una domanda sociale reale, diventa potere. Lo abbiamo visto anche in figure politicamente lontanissime da noi, come Charlie Kirk, che Gabriele Guzzi definì felicemente un “combattente della parola”. Nessuna analogia ideologica: una regola generale.
Di Battista possiede inoltre una qualità rara: sa attraversare le bolle. Ha un pubblico autonomo e, quando entra nei grandi media, riesce ancora a scompaginare il copione invece di recitarlo.
Ma il timore improvviso di perderlo dalla scena ha rivelato anche una debolezza: quanto di quell’area dipende ancora da una sola persona?
Un leader conta. Ma un popolo politico non può essere un leader moltiplicato per un milione. […]
[FINE PARTE 1]
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[…segue]
𝗗𝗜 𝗕𝗔𝗧𝗧𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗘 𝗜𝗟 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗜 𝗘̀ 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗔𝗧𝗢 [PARTE 3]
PRIMA IL TERRENO COMUNE
Da mesi lavoro proprio su questo. Non a un’altra sigla, non a un contenitore che chieda agli altri di sciogliersi dentro di sé e nemmeno alla ricostruzione nostalgica del Movimento 5 Stelle.
Lavoro a un metodo: prima il terreno comune, poi le forme. Tesi, non tessere. Prima il patto, poi i nomi. È anche l’impostazione del progetto di libro sul “partito che non c’è”: far pensare insieme mondi differenti prima di pretendere di organizzarli sotto lo stesso simbolo.
Giorgio La Pira diceva che «gli Stati cambiano, ma le città rimangono». Per me oggi significa: generosi con le sigle, gelosi con le comunità. Le sigle possono cambiare, federarsi, ricombinarsi; le comunità umane, le relazioni e i territori sono invece il patrimonio da non dissipare.
Nessuno deve rinnegare la propria storia per entrare e nessuno può illudersi di bastare a se stesso.
Soprattutto, la pace non può restare un’aspirazione morale che fa onore a chi la coltiva e non toglie il sonno a nessuno. Deve diventare politica economica, lavoro, sviluppo, sovranità, scuola, sanità, tecnologia governata democraticamente.
Perché dall’altra parte il riarmo un sistema ce l’ha già.
ADESSO, PERÒ, ALESSANDRO
Tutto questo viene dopo.
Oggi Alessandro deve guarire, e a lui e alla sua famiglia vanno l’affetto, le energie morali e, per chi crede, le preghiere di tutti noi.
Quello che è successo, però, ci ha costretti per qualche ora a guardarci allo specchio. Abbiamo visto quanto possa ancora contare una persona capace di parlare senza chiedere il permesso, quante persone continuino a riconoscersi in una domanda che nessuna forza politica rappresenta interamente e quanto sia fragile affidare quella domanda a pochissime voci.
Non dobbiamo inventare un’area che non esiste. Dobbiamo riconoscere un’area che c’è già e metterla in condizione di diventare decisione politica.
È un popolo che non si è ancora contato.
Forse il lavoro comincia esattamente da qui.
[FINE]
𝗗𝗜 𝗕𝗔𝗧𝗧𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗘 𝗜𝗟 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗜 𝗘̀ 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗔𝗧𝗢 [PARTE 3]
PRIMA IL TERRENO COMUNE
Da mesi lavoro proprio su questo. Non a un’altra sigla, non a un contenitore che chieda agli altri di sciogliersi dentro di sé e nemmeno alla ricostruzione nostalgica del Movimento 5 Stelle.
Lavoro a un metodo: prima il terreno comune, poi le forme. Tesi, non tessere. Prima il patto, poi i nomi. È anche l’impostazione del progetto di libro sul “partito che non c’è”: far pensare insieme mondi differenti prima di pretendere di organizzarli sotto lo stesso simbolo.
Giorgio La Pira diceva che «gli Stati cambiano, ma le città rimangono». Per me oggi significa: generosi con le sigle, gelosi con le comunità. Le sigle possono cambiare, federarsi, ricombinarsi; le comunità umane, le relazioni e i territori sono invece il patrimonio da non dissipare.
Nessuno deve rinnegare la propria storia per entrare e nessuno può illudersi di bastare a se stesso.
Soprattutto, la pace non può restare un’aspirazione morale che fa onore a chi la coltiva e non toglie il sonno a nessuno. Deve diventare politica economica, lavoro, sviluppo, sovranità, scuola, sanità, tecnologia governata democraticamente.
Perché dall’altra parte il riarmo un sistema ce l’ha già.
ADESSO, PERÒ, ALESSANDRO
Tutto questo viene dopo.
Oggi Alessandro deve guarire, e a lui e alla sua famiglia vanno l’affetto, le energie morali e, per chi crede, le preghiere di tutti noi.
Quello che è successo, però, ci ha costretti per qualche ora a guardarci allo specchio. Abbiamo visto quanto possa ancora contare una persona capace di parlare senza chiedere il permesso, quante persone continuino a riconoscersi in una domanda che nessuna forza politica rappresenta interamente e quanto sia fragile affidare quella domanda a pochissime voci.
Non dobbiamo inventare un’area che non esiste. Dobbiamo riconoscere un’area che c’è già e metterla in condizione di diventare decisione politica.
È un popolo che non si è ancora contato.
Forse il lavoro comincia esattamente da qui.
[FINE]
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🇷🇺🔥🇺🇦 Grandi incendi continuano a Kiev dopo i bombardamenti notturni.
▪️Nel distretto di Holosiivskyi, i vigili del fuoco stanno ancora combattendo un incendio in un edificio non residenziale da cui si è levata un'enorme colonna di fumo, visibile da diverse parti della capitale.
▪️Sono stati segnalati anche incendi nel quartiere di Obolon.
▪️Gli incendi hanno colpito anche i distretti di Podilskyi e Desnyanskyi.
▪️Nel distretto di Holosiivskyi, i vigili del fuoco stanno ancora combattendo un incendio in un edificio non residenziale da cui si è levata un'enorme colonna di fumo, visibile da diverse parti della capitale.
▪️Sono stati segnalati anche incendi nel quartiere di Obolon.
▪️Gli incendi hanno colpito anche i distretti di Podilskyi e Desnyanskyi.
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Per il terzo giorno consecutivo, Kiev è stata oggetto di attacchi. Le scorte di missili per il sistema di difesa aerea "Patriot" sono quasi esaurite, e qualsiasi futura fornitura, se dovesse avvenire, sarà in quantità estremamente limitate. La loro produzione è lunga e costosa, e gli Stati Uniti hanno già utilizzato una parte significativa delle loro riserve nel conflitto con l'Iran.
Il video mostra immagini della detonazione di ieri in un deposito di missili.
Il video mostra immagini della detonazione di ieri in un deposito di missili.
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Le forze armate russe continuano a colpire obiettivi in Ucraina; da questa mattina, una fitta coltre di fumo avvolge Kiev.
👁 Una serie di esplosioni ha scosso Pavlohrad, nell'oblast' di Dnipropetrovsk, durante la notte;
👁 Attacchi sono stati registrati anche a Kharkiv e a Zaporizhia, sotto il controllo di Kiev.
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Regione di Leningrado. Governatore:
A seguito di un attacco con un drone nemico su una zona industriale nella città di Kirishi, diversi edifici residenziali sono stati danneggiati: alcune finestre di appartamenti sono state rotte. Una commissione speciale sta attualmente documentando i danni in via Leningradskaya, viale Lenin e lungo la riva del fiume Volkhov. Tutti i lavori di sostituzione delle finestre saranno coperti dal fondo di riserva del governo della Regione di Leningrado.
L'abbattimento del drone è stato rilevato nel parco Pribrezhny e vicino alla scuola n. 3 a Kirishi. L'incendio nei detriti è stato spento e l'edificio scolastico non ha subito danni. Sono in corso le indagini; non ci sono feriti.
L'incendio nella zona industriale di Kirishi è stato spento. Si stanno valutando i danni causati dall'incendio.
A seguito di un attacco con un drone nemico su una zona industriale nella città di Kirishi, diversi edifici residenziali sono stati danneggiati: alcune finestre di appartamenti sono state rotte. Una commissione speciale sta attualmente documentando i danni in via Leningradskaya, viale Lenin e lungo la riva del fiume Volkhov. Tutti i lavori di sostituzione delle finestre saranno coperti dal fondo di riserva del governo della Regione di Leningrado.
L'abbattimento del drone è stato rilevato nel parco Pribrezhny e vicino alla scuola n. 3 a Kirishi. L'incendio nei detriti è stato spento e l'edificio scolastico non ha subito danni. Sono in corso le indagini; non ci sono feriti.
L'incendio nella zona industriale di Kirishi è stato spento. Si stanno valutando i danni causati dall'incendio.
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‼️🇷🇺🇺🇦 Attacchi nella regione di Mykolaiv e nella regione di Dnipropetrovsk durante la notte.
* Si segnalano danni a un impianto di lavorazione alimentare nella regione di Mykolaiv.
* Un supermercato edile e una stazione di servizio sono stati colpiti a Pavlohrad, nella regione di Dnipropetrovsk.
* Si segnalano danni a un impianto di lavorazione alimentare nella regione di Mykolaiv.
* Un supermercato edile e una stazione di servizio sono stati colpiti a Pavlohrad, nella regione di Dnipropetrovsk.
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🇺🇳🇵🇸 L'ONU afferma di aver documentato più di 1.540 attacchi da parte di coloni israeliani in Palestina finora quest'anno.
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Al Jazeera ha scoperto che almeno 17 aziende collegate a insediamenti israeliani illegali detengono 125 contratti del settore pubblico britannico per un valore superiore a 2,1 miliardi di sterline.
La maggior parte dei fondi vanno a filiali di Motorola Solutions, che detengono circa 1,7 miliardi di sterline in contratti, tra cui sistemi di comunicazione per i servizi di emergenza.
Tra le altre aziende menzionate figurano Heidelberg Materials, Egis, CAF e Fosun.
Le Nazioni Unite hanno collegato questi gruppi aziendali ad attività che supportano gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est, tra cui sistemi di sicurezza, attività estrattive, infrastrutture di trasporto e sfruttamento delle risorse.
Esperti legali sostengono che questi contratti sollevano interrogativi sulla capacità del Regno Unito di adempiere ai suoi obblighi internazionali di non sostenere o favorire la presenza illegale di Israele nei territori palestinesi occupati.
Il governo britannico afferma che i fornitori vengono valutati caso per caso e possono essere esclusi solo quando sono in vigore sanzioni formali, embarghi o restrizioni legali.
Fonte: Al Jazeera
La maggior parte dei fondi vanno a filiali di Motorola Solutions, che detengono circa 1,7 miliardi di sterline in contratti, tra cui sistemi di comunicazione per i servizi di emergenza.
Tra le altre aziende menzionate figurano Heidelberg Materials, Egis, CAF e Fosun.
Le Nazioni Unite hanno collegato questi gruppi aziendali ad attività che supportano gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est, tra cui sistemi di sicurezza, attività estrattive, infrastrutture di trasporto e sfruttamento delle risorse.
Esperti legali sostengono che questi contratti sollevano interrogativi sulla capacità del Regno Unito di adempiere ai suoi obblighi internazionali di non sostenere o favorire la presenza illegale di Israele nei territori palestinesi occupati.
Il governo britannico afferma che i fornitori vengono valutati caso per caso e possono essere esclusi solo quando sono in vigore sanzioni formali, embarghi o restrizioni legali.
Fonte: Al Jazeera
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