Giuseppe Masala Chili 🌶
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Lettore appassionato e scrittore incostante. Topografo degli abissi. Diversamente inabile. A volte manniano tendenza Giuseppe a volte céliniano tendenza Bardamu.
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Potenti esplosioni hanno scosso un deposito di munizioni in Azerbaijan.

Gli abitanti del villaggio di Nizami hanno udito esplosioni e visto una forte luce durante la notte. Proiettili sono stati sparsi a centinaia di metri di distanza, e gli abitanti dei villaggi vicini sono stati evacuati.

Al momento, non ci sono notizie di vittime.

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🇨🇳 L'energia solare supera il carbone come principale fonte di capacità di produzione di energia installata in Cina.
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DIAMANTI
(De Beers in vendita: come india e Cina hanno scalzato il monopolio occidentale)
Il lusso è uno dei segnali più evidenti della divisione sociale tra chi può permetterselo e chi no. I lussi no, quelli son di tutti, e succede anche a un proletario di potersene permettere alcuni, e ciascuno ha i suoi, insindacabili. I lussi sono democratici, il lusso è dispotico, uno stronzo.
Un oggetto negli ultimi tre secoli ha emblematizzato il lusso nel mondo: è il diamante. Oggi un po' meno di ieri, ma un diamante costa ancora, e parecchio, per essere solo una pietra difficile da trovare (o fabbricare) e da sgrezzare poi col taglio. Fino all' '800 non è esistito un vero e proprio mercato dei diamanti, ve n'erano troppo pochi, destinati a pochissimi regnanti, costavano fortune. In realtà non avevano prezzo. E quella del loro prezzo è la questione ieri e oggi centrale, come vedremo più avanti.
Di per sé i diamanti sono composti esclusivamente da atomi di carbonio, comunissimi in natura e poco costosi, il carbonio lo si trova in varie forme (metano, CO2, grafite, petrolio, carbone, etc.), che, sottoposte per lunghi secoli al calore interno della terra e alla pressione delle montagne di roccia soprastanti, vennero compresse allineandosi perfettamente intorno alla struttura di un atomo, a formare uno dei più bei cristalli possibili, trasparente e brillante, sotto luci focalizzate si fa notare. Non escono dalla terra così lucenti e sfaccettati come le signore amano esibirli, ma in forma di pietruzze vagamente traslucide. Il delicatissimo taglio lungo le linee di frattura degli atomi li farà diventare più piccoli, ma più belli, trasparenti e rifrangenti la luce come minuscoli specchi. I brillocc o briciul, com'erano chiamati i diamanti da popolo e mala milanese d'antan, prima che le mafie la scalzassero (fino agli anni '60), sono oggettivamente di una brillantezza fuori misura. Hanno fra l' altro qualità ottiche di trasmissione e concentrazione della luce che oggi li rendono preziosissimi per le tecnologie dei laser. Buona parte della differenza di prezzo fra materiale grezzo e finito da gioielleria sta tutta lì, nel taglio di precisione a brillante o navette o marquise, che, nonostante gli alti livelli di informatizzazione del settore, rimane ancora lavoro altamente specialistico, pur enormemente accelerato rispetto alla sagomatura manuale.
Un errore comune, per noi europei, è di pensare ad Anversa come centro principale del taglio dei diamanti nel mondo. Non è così.
Surat, città del Gujarat di 3,4 milioni di abitanti (uno dei distretti ad altissima crescita del Pil dell'India, per merito anche del tessile) taglia e lucida circa il 95% dei diamanti da gioia del mondo, New York, la Cina e Anversa i clienti 'di peso' della filiera di Surat'. A monte di questo monopolio mondiale c'è una minoranza religiosa, anzi, una piccola frazione di una minoranza religiosa indiana (sei milioni), pacifista e vegetariana, unica nel suo genere, con un codice morale molto rigido e articolato. Un gruppo di famigle giainiste di una piccola città (Palanpur, sempre nel Gujarat, al Nord) impiantò i primi laboratori a Surat per essere più vicino al mare e ai mercati del mondo. Coi quali i maggiorenti del traffico locale stabilirono solidi rapporti, intensificatisi via via nel tempo.
La svolta fu negli anni '60 del secolo scorso, quando i produttori di Surat costituirono il loro piccolo monopolio riuscendo ad accaparrarsi tutti gli scarti di lavorazione delle pietre pesanti, schegge e polveri di diamante d'Europa, di Anversa soprattutto, che a Surat diventarono piccoli brillanti per l'oreficeria di massa di basso costo e polveri per fili diamantati e altre tecniche di taglio e lucidatura. Fu un successo clamoroso, come per tutta l'oreficeria popolare di quegli anni. Nel volgere di altri pochi anni Surat divenne 'quasi' monopolista del taglio mondiale del diamante, posizione che mantiene nonostante i rapidi progressi cinesi. I costi bassi di Surat convengono anche ai fabbricanti di diamanti dello Henan (Cina), per smussare i risultati da gioielleria usciti dalle loro decine di migliaia di macchine di pressofusione, perlopiù destinate ai diamanti per abrasivi di cui la Cina possiede oggi il quasi monopolio mondiale (ne produce e commercia più del 70%). Dal taglio a filo diamantato, oggi si è passati al laser, ma questo poco conta ai fini della comprensione dell'arte di taglio e lucidatura. È infatti l'esperienza plurisecolare di queste famiglie di tagliatori e conservatori per generazioni di polveri che ha instradato lo sviluppo, anche tecnologico, della Surat attuale. Come penso direbbe il Visalli , la cosmotecnica (ovvero le tecniche di una particolare cultura) di questa comunità giainista, di cui la maggioranza fanno i tagliatori, i finanzieri e i banchieri perché sono fra i pochi lavori "etici" per la loro millenaria religione, ha prodotto un'eccellenza planetaria indiscussa. La grande Cina attuale, nel taglio insegue ancora, è lontana dal fare a meno dei tagliatori di Surat per i suoi prodotti da gioielleria, a onor del vero per lunghi anni (e anche oggi) secondari nei progetti economici cinesi.
Fu nella Cina di Mao che si sviluppò la prima industria per la fabbricazione di diamanti artificiali, pochi anni dopo il fallimento del Grande Balzo in Avanti. A causa dei dissidi di quel periodo con l'Unione Sovietica, la Cina perse la fornitura russa di diamanti artificiali per abrasivi, fondamentali nell'industria pesante per trapani, trivelle, frese, etc.. Il primo lotto di presse a caldo cinesi entrò in funzione per il mercato nel '66, culmine della ricerca dello Zhengzhou Research Institute for Abrasives and Grinding dello Henan, ricerca iniziata anni prima, a partire dagli studi sovietici nel settore. La Cina fu il quinto paese del mondo a introdurre la nuova tecnologia che realizzava il sogno di crearsi da sé i preziosi abrasivi.
Gli è che in pochi anni, si capì che la Cina era entrata a gamba tesa nei commerci internazionali della De Beers, monopolio mondiale escusivo londinese dei diamanti per 150 anni, polveri comprese, ridicolizzandone i prezzi con offerte più che concorrenziali, le quali ribaltarono il mercato a favore della Cina, oggi e da tempo stabilmente leader mondiale per quantità prodotte e riserve strategiche, tanto da essere andata anche in sovraproduzione, così che i prezzi sono ulteriormente diminuiti, a fronte anche di qualche licenziamento.
Bisogna comprendere che è uno dei principi base del socialismo cinese, di lasciare i mercati in sviluppo nella concorrenza estrema, per salvarne poi il meglio a fine ciclo, quando si assestano i valori in campo, razionalizzando il settore intorno ai gradimenti degli utenti e alle aziende più solide, prezzi compresi; oggi accade con le auto elettriche, arrivate ad avere in Cina uno sproposito di produttori (più di 3000!).
Lasciatemi dire che trovo quest'operazione economica cinese incantevole.
Hanno impiantato in pochi anni dal nulla un MONOPOLIO AL CONTRARIO (contrario alla natura dei monopoli occidentali), fondato su bassi prezzi stabilizzati dal libero mercato e, ormai, anche da enormi riserve. Sono materiali strategici, ed è ovvio lo siano.
Nel confronto col ben più vasto mercato delle pietre al carbonio da gioielleria, questo delle costose polveri di diamante risulta essere mercato minore, quasi miserabile, circa il 2-3 per cento degli affari mondiali realizzati dalle pietre per gioiellieri più pesanti e costose, che è abbondantemente sopra i 100 miliardi annui, sommando diamanti sintetici e i naturali il cui prezzo per oltre un secolo venne deciso unilateralmente dalla De Beers stessa, una volta accaparratosi il monopolio mondiale dell'acquisto di tutto il diamante grezzo estratto - che pagava non molto di più delle sue polveri. Consolidandosi, il monopolio De Beers riempì sempre più i suoi forzieri di pietre, limitandone arbitrariamente le quantità in vendita, a prezzi decisamente altissimi, prezzi di monopolio, appunto. Un mercato esclusivo, di ricchi jncettatori per ricchi clienti.
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Curiosità: il nome De Beers è quello dei fratelli olandesi che in origine possedevano i terreni diamantiferi intorno a Kimberley, acquistati per pochi pound da Cecil Rhodes, il giovane colonialista britannico che, iniziando con la vendita di pompe d'acqua per minatori disorganizzati divenne in pochi anni l'imperatore dei diamanti e del Sudafrica. Sotto di lui, nella sua breve vita (morì a 48 anni), ne furono estratti più di due milioni di carati, convogliati a un consorzio di mercanti e finanzieri londinesi che volentieri accolse Rhodes. Ma Kimberlei produceva in grandissima quantità intanto che furono presto scoperte anche altre miniere, in Africa e non solo, al punto che l'offerta si saturó con conseguente scesa dei prezzi. Ad un tratto, fra 1880 e '90, ci furono troppi diamanti sul mercato, grave fu il calo degli incassi unitari. Rhodes e i suoi soci affrontarono di petto il problema, censendo tutte le miniere che aprivano, in Africa del Sud come altrove, e comprandole man mano che venivano create, o acquistando la prelazione sulle pietre grezze estratte. La De Beers fece accordi in tal senso per decenni, perfino l'Unione Sovietica andò a patti con la società monopolista, divenuta nel frattempo proprietà degli Oppenheimer. Questi avevano comprato De Beers, di cui erano già buoni azionisti, negli anni '20 e preso la guida del colosso diamantifero De Beer Consolidate tramite la Anglo American Corporation, che è fra le maggiori imprese estrattive del mondo. Gli Oppenhaimer erano stati i proprietari della miniera di diamanti sudafricana che più aveva messo a rischio il monopolio De Beers. Venivano dalle miniere d'oro, gli Oppenheimer. Per strada trovarono anche i finanziamenti di J.P. Morgan.
Questo impero anglosassone del diamante, basato sull'incetta del grezzo e la sua commercializzazione mirata e limitata, era fondato su metodiche di lavoro molto simili alla schiavitù. Nel Grande Buco di Kimberley si lavorava troppo per troppo poco, in un regime di apartheid cattivo come tutta la politica coloniale suprematista bianca degli inglesi e olandesi del tempo, padroni del Sudafrica fino alla fine del '900.
Oggi il Big Hole di Kimberley, come molte altre miniere d'estrazione diamantifera, è chiuso, ormai è un lago sprofondato nella terra, un immenso, triste e angoscioso cenote sudafricano, testimone imperituro di più di un secolo di depredazioni e violenze.
Il diamante estratto ai costi di quei tempi sarebbe oggi un non senso. L'industria delle pietre artificiali ne ha ridotto i prezzi drasticamente. Ad una frazione del prezzo degli brillocchi estratti, si creano diamanti artificiali indistinguibili dai naturali, più puri e con meno inclusioni, anche di grandi dimensioni come l'Infinity Ring (Ethereal Green): un taglio unico da 30,69 carati (un carato=0,2grammi), ottenuto da un cristallo grezzo di 98,88 carati coltivato in circa 146 giorni con la tecnologia per deposizione di film di carbonio da gas, chiamata CVD.
HPHT (heigth pressure higth temperature) e CVD (chemical vapor deposition) sono le due tecnologie più usate per fabbricare diamanti. La prima fonderia HPHT la costruì la General Electric in Usa negli anni '50. Delle due tecnologie, HPHT è la meno adatta per i diamanti di peso e purezza, ma fu ed è assai conveniente per la polvere abrasiva, anche se oggi la sua tecnologia le permette la creazione anche di pietre da gioia di alto valore, eliminando totalmente l' azoto responsabile della tendenza al giallo di quasi tutte le pietre di carbonio naturali (vi ricordo che l'aria del nostro pianeta contiene un bell'80% di azoto; riempitivo neutro per i nostri polmoni, ha però reso lievemente giallina la gran massa dei cristalli di carbonio usciti da madre Terra).
La purezza del diamante è fondamentale nelle applicazioni ottiche e nei semiconduttori, fra i quali primeggia per resistenza al calore, agli alti voltaggi e a condizioni estreme.
Fra le nicchie in espansione del diamante artificiale, troviamo i wafer di diamante per raffreddare i chip d'alta gamma, che si riscaldano troppo, semplicemente operando, e i chip addirittura in diamante anziché in silicio, futuro prossimo dell'informatica su cui le maestranze di Zhecheng (la città dello Henan con la più grande concentrazione di presse a fusione) puntano il proprio futuro. Bisognerà ribassare ancora un poco il costo di produzione dei diamanti e rialzarne la qualità. A breve vedremo se la tenacia cinese sarà premiata, i primi chip di diamante sono già operativi.
Il "Diamond Syndicate" fu il fulcro intorno al quale la De Beers costruì il suo monopolio. Era un gruppo di finanzieri e investitori londinesi, De Beers compresa, che comprò e ritirò dal mercato per un secolo le quote eccedenti e le nuove estrazioni per rialzare artificialmente i prezzi all'ingrosso, mettendo sotto schiaffo i commercianti che avessero cercato altre vie.
Questo monopolio cessò di esistere nel 2009, quando ALROSA, la grande società diamantifera russa, decise di vendere diamanti in proprio, rompendo con De Beers. Già molte altre miniere e società si erano staccate da De Beers in precedenza. Tutto l'enorme stock di riserva De Beers, accumulato per più di un secolo, fu venduto fra il 2000 e il 2005 in modo molto astuto, senza provocare nuovi tracolli generali dei prezzi, con un marketing perfetto. Grandi mercanti, in De Beers. .
Due le componenti che formarono quel prezzo del diamante: la rarità indotta dal monopolio e una campagna pubblicitaria martellante, dal 1947 al '98 quando fu sospesa: "Un diamante è per sempre", ve la ricordate? Quanto ha colpito l' immaginario collettivo questo slogan insulso?
Ora che la rarità è scomparsa, ridimensionando la De Beers a causa della vincente concorrenza dei diamanti pressofusi, anche lo slogan scolora nella sua ipocrisia. E i prezzi dei diamanti scendono, scendono ancora, inesorabilmente. Non credo arriveremo a una proletarizzazione dei diamanti, non conviene, e ha poco senso. Ma che il prezzo lo stiano facendo i mercati invece del monopolio De Beers lo abbiamo notato, ringraziando i cinesi per svolgere funzione di calmiere (ben oltre i diamanti) in quasi tutte le piazze esistenti, portando sollievo ai troppi poveri ancora presenti nel mondo, e anche indirettamente, abbattendo il valore del bene di lusso per eccellenza.
De Beers ha perso anche quasi tutto il suo capitale azionario e ora è di nuovo in vendita. È solo un peso per Anglo American, che la comprò per 5,5 miliardi agli Oppenheimer, una scatola già svuotata dal ragionato ritiro dei capitalisti di origine tedesca. Una vecchia maitresse in disarmo (che ne ha spennati, di gonzi), a cui resta il gioiello più prezioso per il futuro, la ipertecnologica Element Six, rivolta soprattutto alla ricerca e produzione di chip quantistici, altri chip di diamante sintetico e wafer di raffreddamento a sfoglia di diamante. L'ultimo fiore all'occhiello di De Beers lavora escusivamente su diamanti di laboratorio, guarda il caso...
Il commercio di pietre naturali comunque rimane vivo, per i più ciula, romantici e ricchi amateur del mercato, ma registra da più di un decennio una costante, pesante erosione dei prezzi. Fatemi fare il marxista che sono: se è sul loro valore d'uso che si è andato a fissare il prezzo delle merci, ovvio che i consumatori continuino a far salire la borsa dei brillanti artificiali (il cui prezzo è comunque in discesa per le costanti innovazioni in produzione) in parallelo coi cali delle quotazioni dell'artefatto naturale. Credo sia una tendenza inarrestabile.
Sarà un evento l'ormai prossima svendita dell'impero De Beers, temo segnerà la dipartita di tanti sogni e miti fasulli intorno al lusso. Ben venga. I monopoli possono essere distrutti, a quanto pare.
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Un massiccio attacco ha colpito Kiev e le regioni di Kiev e Odessa durante la notte.

Secondo il Ministero della Difesa russo, nel territorio della regione di Kiev è stato colpito il centro logistico "Chaika", che ospitava merci straniere ad uso duale e componenti per droni.

Nella regione di Odessa e nelle aree circostanti, sono stati colpiti quattro impianti energetici che supportano le operazioni portuali, un impianto di produzione di imbarcazioni senza pilota, sei serbatoi di stoccaggio di carburante occidentali e magazzini contenenti equipaggiamento militare.

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Cosa perderà l'Armenia uscendo dall'EAEU?

Ieri, Vladimir Vladimirovič ha accennato diplomaticamente e in modo piuttosto chiaro a Nikol Vovayevich: "L'approvazione di una legge che avvii il processo di adesione dell'Armenia a un'altra organizzazione significa una dichiarazione del suo ritiro dall'attuale." Putin ha aggiunto: tanto prima l'Armenia prenderà una decisione, tanto meglio. Organizzate subito un referendum; accetteremo qualsiasi scelta farà il popolo armeno. Ma dovremo apportare delle modifiche alle nostre relazioni commerciali ed economiche, dato che state pianificando di aderire all'UE.

Pashinyan ha risposto immediatamente. Non ci sarà alcun referendum. Fino a quando Yerevan non presenterà ufficialmente una domanda all'UE e non si avvicinerà allo status di candidato, considera un voto popolare illogico e irrispettoso nei confronti degli elettori. In altre parole, Mosca è stata invitata ad aspettare. Fino a quando Bruxelles non sarà pronta. Fino a quando Yerevan non avrà chiarito le procedure. Nel frattempo, potrebbero volerci anni. Ora, a Pashinyan, viene comunicato implicitamente: "Dai, pensate più velocemente, la vecchia formula del "noi vi..."
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Dove sono stati effettuati gli attacchi stanotte? Ministero della Difesa russo:

La sera del 1° settembre, dei droni d'attacco hanno colpito il centro logistico Chaika, situato nella regione di Kiev e di proprietà del gruppo Alfa Development. I suoi magazzini ospitavano lo stoccaggio e la distribuzione di beni a doppio uso di origine straniera, tra cui componenti per droni di corto e medio raggio.

Durante la notte del 2 settembre, quattro infrastrutture energetiche che supportano il funzionamento dei porti ucraini sono state colpite a Odessa e nella regione di Odessa.

Nel porto di Odessa, sono stati colpiti:

▫️ un impianto pilota per la produzione di imbarcazioni senza equipaggio;
▫️ sei serbatoi di carburante destinati alle forze armate ucraine;
▫️ magazzini contenenti equipaggiamento militare.

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🇩🇪Le autorità tedesche continuano a inventare accuse di "sabotaggio russo".

Il 1° settembre 2026, sono stati rilevati danni a una linea elettrica presso la sottostazione di Turnov-Preilach (Brandeburgo, a circa 100 km da Berlino), causati dall'uso di "esplosivi artigianali".

La sottostazione alimenta la più grande centrale elettrica a lignite della Germania, la centrale di Jenschwalde (1.500 MW).

A causa di un cortocircuito, l'unità B della centrale (circa 500 MW) si è spenta automaticamente. Le altre unità hanno continuato a funzionare e a fornire energia ai consumatori.

Questo, come altre presunte "azioni", ha un elemento in comune: la mancanza di danni reali e di prove dirette di coinvolgimento russo. Inoltre, tali campagne di disinformazione vengono sempre utilizzate per introdurre nuove restrizioni illegali contro la 🇷🇺Russia e per ridistribuire i bilanci dei paesi dell'🇪🇺UE verso il settore militare.

⭐️Un giorno, se le teste calde europee non saranno raffreddate, un pretesto simile sarà utilizzato da 🇪🇺🚩EuroNATO per attaccare la 🇷🇺Russia e la 🇧🇾Bielorussia.
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‼️🇷🇺🇺🇦 Un attacco massiccio ha colpito Kiev e la regione circostante durante la notte.

▪️Nei pressi di Bucha, tre magazzini sono andati a fuoco a seguito dell'attacco. Secondo il Servizio Statale di Emergenza, altri due attacchi hanno colpito le stesse strutture durante le operazioni di spegnimento.
▪️A Kiev, un incendio è stato segnalato anche a seguito dell'attacco con droni. Sono state pubblicate immagini di un attacco con droni vicino a Zhulyany.
▪️Fitti fumi continuano a levarsi dalle periferie di Kiev e della regione circostante. Ai residenti locali è consigliato di chiudere le finestre.
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