Hanno inoltre discusso di interessi comuni, in particolare degli "sviluppi in Medio Oriente" e degli sforzi in corso per affrontarli.
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Tehran ha trasmesso l'avvertimento attraverso l'Oman intorno alla metà di agosto.
Due funzionari regionali hanno dichiarato che più di una dozzina di membri delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), tra cui almeno due alti ufficiali, si stanno rifugiando sulla cresta insieme a combattenti di Hezbollah.
Un funzionario straniero ha affermato che la pressione esercitata dagli Stati Uniti ha portato Israele a posticipare un'operazione militare sulla cresta.
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Inizialmente, le forze a sostegno di Laftagareen sono avanzate in profondità nella città, conquistando una base militare federale prima di ritirarsi dopo una battaglia durata 4 ore.
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Quando GB News ha chiesto se gli Stati Uniti sarebbero intervenuti a favore della Gran Bretagna, ha ricordato la guerra del 1982, ha elogiato il Regno Unito per aver "riaffermato la propria posizione con forza" e ha sottolineato che le isole sono "molto lontane" e che inviare truppe lì sarebbe "un viaggio lungo".
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Forwarded from Pino Cabras
𝗜𝗟 𝗦𝗘𝗧𝗧𝗜𝗠𝗢 𝗖𝗢𝗠𝗔𝗡𝗗𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 [PARTE 1]
𝗨𝗻 𝗱𝗿𝗼𝗻𝗲 𝘀𝘂 𝗟𝗶𝗽𝘀𝗶𝗮, 𝟮𝟬𝟬 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗱𝗶 𝗻𝗲𝗹 𝗺𝗶𝗿𝗶𝗻𝗼: 𝗹’𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝘃𝗲𝗮𝘂 𝗿𝘂𝘀𝘀𝗼
Quel giorno in cui cadranno davvero bombe e droni russi su qualche aeroporto europeo non saranno due bombe solitarie e smarrite, senza senso strategico. Saranno centinaia di aeroporti insieme, sulla scala di una guerra mondiale conclamata.
Guardate il titolo di Repubblica di oggi: Rutte va da von der Leyen per decidere la risposta al drone di Lipsia, e la risposta è dare a Kiev i duecento miliardi russi congelati. Il legame è dichiarato apertamente, in prima pagina. Non state cercando un complotto nascosto: ve lo hanno scritto nel titolo. Ed è questa la cosa agghiacciante. Non perdete un minuto con chi vi proporrà letture più sofisticate.
Sulla storia del drone Paolo Desogus ha fatto un’osservazione elementare: mancano dei pezzi. Un drone carico di esplosivo viene trovato nell’area della pista di Lipsia, accanto a un aereo cargo ucraino, e non esplode. Se era un attacco, è fallito. Se era un avvertimento, è incomprensibile. In compenso ha fornito a chi accusa Mosca esattamente ciò che serviva. E le spiegazioni che circolano, Putin misura la nostra pazienza, Putin cerca la guerra, arrivano dalle stesse persone che da anni annunciano l’invasione dei Paesi baltici. Perché la Russia dovrebbe aprire un secondo fronte proprio ora, mentre in Ucraina regge già l’urto della NATO? E per prendersi cosa: tre Paesi dove la popolazione la odierebbe?
Francesco Dall’Aglio ci ha aggiunto il pezzo mancante. Alla guerra servono soldi, quelli stanziati non bastano, e se non bastano la guerra si ferma. Quei duecento miliardi sono la grande cassa già lì, pronta politicamente a essere trasformata in finanziamento. Il drone, in questo senso, è arrivato con un tempismo troppo perfetto.
Nelle stesse ore, in Irlanda, i ministri degli Esteri europei discutevano della stessa cosa: nuove sanzioni e i soldi russi bloccati in Europa da girare a Kiev. Facciamo allora un passo indietro e spieghiamo di che soldi si parla.
Ogni Stato tiene una parte dei propri risparmi fuori casa. Non li mette sotto il materasso: li deposita in banche e istituti stranieri, un po’ come voi tenete i soldi in banca invece che nel salvadanaio. La Russia aveva parcheggiato in Europa circa duecento miliardi di euro della sua banca centrale. Dal 2022 quei soldi sono congelati: ci sono ancora, ma Mosca non può toccarli. La gran parte si trova in Belgio, dentro una specie di enorme deposito di titoli che si chiama Euroclear.
Adesso l’idea, spinta soprattutto dalla Medusa Tossica Cotonata, è passare dal congelamento all’uso: prendere quel denaro e trasformarlo in armi e sostegno per Kiev.
Attenzione alle parole, perché è lì che si gioca questa partita criminale. Nessuno dice “ce li prendiamo”, o “ce li rubiamo”. Si dice “prestito”, da restituire quando la Russia pagherà i danni di guerra. Ma è come se qualcuno usasse i risparmi del vicino promettendo di rimetterli a posto con i soldi di un risarcimento che il vicino non ha mai accettato di pagare. Cambia il nome, non il gesto. E il nome del gesto lo conosciamo da tremila anni: non rubare. […]
[FINE PARTE 1]
[Segue…]
𝗨𝗻 𝗱𝗿𝗼𝗻𝗲 𝘀𝘂 𝗟𝗶𝗽𝘀𝗶𝗮, 𝟮𝟬𝟬 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗱𝗶 𝗻𝗲𝗹 𝗺𝗶𝗿𝗶𝗻𝗼: 𝗹’𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝘃𝗲𝗮𝘂 𝗿𝘂𝘀𝘀𝗼
Quel giorno in cui cadranno davvero bombe e droni russi su qualche aeroporto europeo non saranno due bombe solitarie e smarrite, senza senso strategico. Saranno centinaia di aeroporti insieme, sulla scala di una guerra mondiale conclamata.
Guardate il titolo di Repubblica di oggi: Rutte va da von der Leyen per decidere la risposta al drone di Lipsia, e la risposta è dare a Kiev i duecento miliardi russi congelati. Il legame è dichiarato apertamente, in prima pagina. Non state cercando un complotto nascosto: ve lo hanno scritto nel titolo. Ed è questa la cosa agghiacciante. Non perdete un minuto con chi vi proporrà letture più sofisticate.
Sulla storia del drone Paolo Desogus ha fatto un’osservazione elementare: mancano dei pezzi. Un drone carico di esplosivo viene trovato nell’area della pista di Lipsia, accanto a un aereo cargo ucraino, e non esplode. Se era un attacco, è fallito. Se era un avvertimento, è incomprensibile. In compenso ha fornito a chi accusa Mosca esattamente ciò che serviva. E le spiegazioni che circolano, Putin misura la nostra pazienza, Putin cerca la guerra, arrivano dalle stesse persone che da anni annunciano l’invasione dei Paesi baltici. Perché la Russia dovrebbe aprire un secondo fronte proprio ora, mentre in Ucraina regge già l’urto della NATO? E per prendersi cosa: tre Paesi dove la popolazione la odierebbe?
Francesco Dall’Aglio ci ha aggiunto il pezzo mancante. Alla guerra servono soldi, quelli stanziati non bastano, e se non bastano la guerra si ferma. Quei duecento miliardi sono la grande cassa già lì, pronta politicamente a essere trasformata in finanziamento. Il drone, in questo senso, è arrivato con un tempismo troppo perfetto.
Nelle stesse ore, in Irlanda, i ministri degli Esteri europei discutevano della stessa cosa: nuove sanzioni e i soldi russi bloccati in Europa da girare a Kiev. Facciamo allora un passo indietro e spieghiamo di che soldi si parla.
Ogni Stato tiene una parte dei propri risparmi fuori casa. Non li mette sotto il materasso: li deposita in banche e istituti stranieri, un po’ come voi tenete i soldi in banca invece che nel salvadanaio. La Russia aveva parcheggiato in Europa circa duecento miliardi di euro della sua banca centrale. Dal 2022 quei soldi sono congelati: ci sono ancora, ma Mosca non può toccarli. La gran parte si trova in Belgio, dentro una specie di enorme deposito di titoli che si chiama Euroclear.
Adesso l’idea, spinta soprattutto dalla Medusa Tossica Cotonata, è passare dal congelamento all’uso: prendere quel denaro e trasformarlo in armi e sostegno per Kiev.
Attenzione alle parole, perché è lì che si gioca questa partita criminale. Nessuno dice “ce li prendiamo”, o “ce li rubiamo”. Si dice “prestito”, da restituire quando la Russia pagherà i danni di guerra. Ma è come se qualcuno usasse i risparmi del vicino promettendo di rimetterli a posto con i soldi di un risarcimento che il vicino non ha mai accettato di pagare. Cambia il nome, non il gesto. E il nome del gesto lo conosciamo da tremila anni: non rubare. […]
[FINE PARTE 1]
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Forwarded from Pino Cabras
[…segue]
𝗜𝗟 𝗦𝗘𝗧𝗧𝗜𝗠𝗢 𝗖𝗢𝗠𝗔𝗡𝗗𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 [PARTE 2]
𝗨𝗻 𝗱𝗿𝗼𝗻𝗲 𝘀𝘂 𝗟𝗶𝗽𝘀𝗶𝗮, 𝟮𝟬𝟬 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗱𝗶 𝗻𝗲𝗹 𝗺𝗶𝗿𝗶𝗻𝗼: 𝗹’𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝘃𝗲𝗮𝘂 𝗿𝘂𝘀𝘀𝗼
[…] Anche il modo in cui si sta decidendo dice molto. A dicembre il Consiglio dell’Unione europea ha trasformato il rinnovo semestrale in un blocco a tempo indeterminato: venticinque Paesi a favore, Ungheria e Slovacchia contro. Belgio, Bulgaria, Italia e Malta votarono sì, ma misero nero su bianco che quel voto non autorizzava affatto l’uso del capitale russo. Il Belgio in particolare ha paura: se un giorno un tribunale internazionale dà ragione a Mosca, chi restituisce il denaro? Per ora si ragiona su come dividere il rischio fra i ventisette. Tradotto: nessuno vuole tenere in mano la pistola, ma quasi tutti vogliono che il colpo parta.
Ed è qui che l’operazione si rivolta contro chi la fa.
Primo. Il sistema finanziario mondiale sta in piedi su una cosa sola: la fiducia. Gli Stati lasciano i soldi all’estero perché sono sicuri di poterli riprendere. Se l’Europa, che ripete ogni giorno di essere la casa del diritto, prende i soldi di un altro Stato, chiunque abbia denaro in Europa farà lo stesso calcolo: domani può toccare a me. Non lo penseranno perché amano la Russia. Lo penseranno per prudenza, come chiunque sposterebbe il portafoglio da un cassetto che si è già aperto una volta. Cina, India, i Paesi del Golfo avranno una ragione in più per spostare capitali altrove. Due effetti: l’Europa perde la fama di posto sicuro dove tenere ricchezza, e i soldi se ne vanno. E quando i soldi se ne vanno ci rimettono le banche, il debito pubblico, le imprese, il lavoro. Sarebbe la chiusura del cerchio perfetta per l’Eurosuicidio già innescato con le sanzioni, l’impoverimento energetico, la deindustrializzazione e la demolizione delle classi medie.
Secondo. Resta il precedente, cioè la regola nuova che nasce dal gesto. Da quel giorno basterà una maggioranza politica del momento per dichiarare un Paese “aggressore” e prendergli i beni. Se crei una procedura inedita, le procedure si riusano. I Paesi emergenti la leggeranno come una minaccia alla loro indipendenza economica e usciranno più in fretta dal circuito occidentale, accettando anche di guadagnare meno: perché per chi ha risparmi, essere sicuri di riaverli conta più che farci un buon interesse. Questa uscita dal dollaro era già partita, proprio perché gli Stati Uniti hanno usato la loro moneta come arma politica. L’Europa, con notevole talento nel farsi male da sola, si offre volontaria per estendere il sospetto anche all’euro. Un capolavoro.
Terzo. C’è chi immagina che la Russia incassi il colpo e stia zitta. Il Cremlino ha già avvertito che la cosa non resterà senza risposta e che chi partecipa ne risponderà. La banca centrale russa ha annunciato una valanga di cause nei tribunali internazionali, anche a nome di investitori privati. Ma la risposta non sarà solo legale: sequestro dei beni delle aziende europee ancora presenti in Russia; chiusura dei rubinetti su materiali di cui abbiamo bisogno, come l’uranio per le centrali nucleari e altri materiali critici; blocco di gasdotti e rotte commerciali; e sabotaggi mirati sui nostri punti deboli, che sono tanti e ben conosciuti. Allora sì che conosceremo la “guerra ibrida”, altro che isterismi di Merz & C. […]
[FINE PARTE 2]
[Segue…]
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Forwarded from Pino Cabras
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𝗜𝗟 𝗦𝗘𝗧𝗧𝗜𝗠𝗢 𝗖𝗢𝗠𝗔𝗡𝗗𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 [PARTE 3]
𝗨𝗻 𝗱𝗿𝗼𝗻𝗲 𝘀𝘂 𝗟𝗶𝗽𝘀𝗶𝗮, 𝟮𝟬𝟬 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗱𝗶 𝗻𝗲𝗹 𝗺𝗶𝗿𝗶𝗻𝗼: 𝗹’𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝘃𝗲𝗮𝘂 𝗿𝘂𝘀𝘀𝗼
[…] E qui la trappola si chiude. Ogni possibilità di trattativa, oggi già fragile, sparirebbe. Nessuno Stato, in nessuna epoca, si è mai seduto a un tavolo mentre gli svuotavano la cassaforte. Sarebbe un salto senza precedenti per dimensione, natura delle riserve e contesto politico, un atto folle di pirateria terminale. L’esproprio non produrrebbe alcuna resa, perché al contrario creerebbe una speculare rigidità da guerra totale. A Mosca avrebbero la scusa perfetta per non concedere niente.
Se chi forza il caveau degli altri si illude di ottenere la loro capitolazione, otterrà invece che, da domani, nessuno depositi più niente nel suo.
E noi?
Il 28 agosto il ministro Crosetto si prende come consigliere per l'innovazione militare Mykhailo Fedorov, l'ex ministro ucraino della guerra dei droni.
Il 1° settembre, da Washington, Fedorov annuncia la propria società di tecnologie militari con il capo di Palantir come primo investitore, più un fondo e un think tank.
Tre giorni.
E le priorità del fondo sono robotica da campo, droni intercettori, missili a guida artificiale: le stesse voci su cui consiglia il ministero italiano. La consulenza è gratis, precisa il suo staff. Gratis è lui: non è gratis quello che consiglia. Quando arriverà il conto della nuova filiera dei droni italiani, e i duecento miliardi russi si saranno rivelati la trappola che sono, con cosa lo pagheremo? Con l'argenteria di casa? Con gli ultimi pronto soccorso? Con le scuole?
[FINE]
𝗜𝗟 𝗦𝗘𝗧𝗧𝗜𝗠𝗢 𝗖𝗢𝗠𝗔𝗡𝗗𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 [PARTE 3]
𝗨𝗻 𝗱𝗿𝗼𝗻𝗲 𝘀𝘂 𝗟𝗶𝗽𝘀𝗶𝗮, 𝟮𝟬𝟬 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗱𝗶 𝗻𝗲𝗹 𝗺𝗶𝗿𝗶𝗻𝗼: 𝗹’𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝘃𝗲𝗮𝘂 𝗿𝘂𝘀𝘀𝗼
[…] E qui la trappola si chiude. Ogni possibilità di trattativa, oggi già fragile, sparirebbe. Nessuno Stato, in nessuna epoca, si è mai seduto a un tavolo mentre gli svuotavano la cassaforte. Sarebbe un salto senza precedenti per dimensione, natura delle riserve e contesto politico, un atto folle di pirateria terminale. L’esproprio non produrrebbe alcuna resa, perché al contrario creerebbe una speculare rigidità da guerra totale. A Mosca avrebbero la scusa perfetta per non concedere niente.
Se chi forza il caveau degli altri si illude di ottenere la loro capitolazione, otterrà invece che, da domani, nessuno depositi più niente nel suo.
E noi?
Il 28 agosto il ministro Crosetto si prende come consigliere per l'innovazione militare Mykhailo Fedorov, l'ex ministro ucraino della guerra dei droni.
Il 1° settembre, da Washington, Fedorov annuncia la propria società di tecnologie militari con il capo di Palantir come primo investitore, più un fondo e un think tank.
Tre giorni.
E le priorità del fondo sono robotica da campo, droni intercettori, missili a guida artificiale: le stesse voci su cui consiglia il ministero italiano. La consulenza è gratis, precisa il suo staff. Gratis è lui: non è gratis quello che consiglia. Quando arriverà il conto della nuova filiera dei droni italiani, e i duecento miliardi russi si saranno rivelati la trappola che sono, con cosa lo pagheremo? Con l'argenteria di casa? Con gli ultimi pronto soccorso? Con le scuole?
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🇮🇷🇺🇸 L'Iran avverte che potrebbe lanciare una risposta "asimmetrica" agli attacchi statunitensi.
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La Germania sta preparando un piano su larga scala per vendicarsi della Russia, secondo quanto riportato da Der Spiegel, citando fonti.
Berlino potrebbe iniziare a trasmettere a Kiev le coordinate di potenziali obiettivi in Russia. Migliaia di droni da attacco e sistemi di difesa aerea IRIS-T sono previsti per essere consegnati all'Ucraina già a partire da settembre.
Inoltre, la Germania ha già trasferito a Kiev dei cannoni antiaerei Skyranger 35.
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Berlino potrebbe iniziare a trasmettere a Kiev le coordinate di potenziali obiettivi in Russia. Migliaia di droni da attacco e sistemi di difesa aerea IRIS-T sono previsti per essere consegnati all'Ucraina già a partire da settembre.
Inoltre, la Germania ha già trasferito a Kiev dei cannoni antiaerei Skyranger 35.
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‼️🇷🇺🇺🇦 "La situazione è critica per Kiev": i droni Geran stanno sovraccaricando sempre più i sistemi di difesa aerea – Washington Post
▪️Solo nel mese di agosto, l'esercito russo ha lanciato in Ucraina più di 2.800 droni alimentati a getto, secondo il quotidiano americano.
▪️I modelli Geran-4 e Geran-5 possono raggiungere velocità fino a 400 km/h, circa il doppio rispetto ai modelli precedenti. Il loro utilizzo diffuso sta mettendo a dura prova il sistema di difesa aerea ucraino.
▪️Per intercettare tali obiettivi, l'Ucraina è costretta a impiegare aerei da combattimento.
▪️I funzionari ucraini ammettono che la Russia è in grado di produrre decine di migliaia di droni alimentati a getto ogni anno.
▪️A causa dei prolungati attacchi aerei notturni e degli attacchi diurni, la vita a Kiev e in altre grandi città è sempre più interrotta.
▪️Solo nel mese di agosto, l'esercito russo ha lanciato in Ucraina più di 2.800 droni alimentati a getto, secondo il quotidiano americano.
▪️I modelli Geran-4 e Geran-5 possono raggiungere velocità fino a 400 km/h, circa il doppio rispetto ai modelli precedenti. Il loro utilizzo diffuso sta mettendo a dura prova il sistema di difesa aerea ucraino.
▪️Per intercettare tali obiettivi, l'Ucraina è costretta a impiegare aerei da combattimento.
▪️I funzionari ucraini ammettono che la Russia è in grado di produrre decine di migliaia di droni alimentati a getto ogni anno.
▪️A causa dei prolungati attacchi aerei notturni e degli attacchi diurni, la vita a Kiev e in altre grandi città è sempre più interrotta.
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