Forwarded from La durezza del vivere
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Dichiarazione dell'Eurogruppo sulla risposta della politica fiscale ai prezzi elevati dell'energia e alle pressioni inflazionistiche.
In sintesi, i governi si impegnano a spazzare via la classe media, o quel che ne rimane.
In sintesi, i governi si impegnano a spazzare via la classe media, o quel che ne rimane.
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«È difficile essere fiduciosi, ci sono variabili del sistema che non sono sotto il controllo di nessuno». (Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni)
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🇷🇺 Il Consiglio della Federazione russa (la camera alta del Parlamento) ha approvato l'annessione dei 4 ex oblast dell'Ucraina. All'unanimità.
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Forwarded from 📇📃Reality Of War🔎📖
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‼️🇷🇺La procedura per l'ammissione di DPR, LPR, nonché delle regioni di Kherson e Zaporozhye alla Federazione Russa si concluderà con modifiche alla Costituzione russa sulla base del relativo decreto di Vladimir Putin, ha affermato il capo del Consiglio della Federazione Commissione per la legislazione costituzionale e l'edilizia statale Andrei Klishas.
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🇷🇺 "NON ci interessa il riconoscimento da parte dell'Occidente dei risultati del referendum,devono capire la nuova realtà."
- Sergey Lavrov.
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Forwarded from "Un commercialista di Bari" [cit.] @giuslit
I polacchi hanno preso "l'aria della masseria". Da stare sotto schiaffo, ora alzano la voce con la Germania e godono (nemmeno tanto sottovoce) per la rottura dell'asse tra Berlino e Mosca.
Reuters
Polish foreign minister signs diplomatic note to Germany on WW2 reparations
Polish Foreign Minister Zbigniew Rau has signed a diplomatic note to Germany concerning reparations for World War Two, he said on Monday, formalising Poland's demand for compensation ahead of a visit by Berlin's top diplomat.
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🇺🇸🇨🇳Gli Stati Uniti prevedono di estendere le restrizioni all'esportazione di semiconduttori e chip alla Cina.
-Wall Street Journal
-Wall Street Journal
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Gas, Eni: “Difficile essere fiduciosi per l’inverno”
Sul gas Eni avverte l’Italia: in inverno la sicurezza energetica nazionale sarà sottoposta a diverse problematiche legate alle dinamiche difficili da prevedere. “Difficile essere fiduciosi”, ha dichiarato l’amministratore delegato del Cane a sei zampe Claudio Descalzi, riferendosi al precedente del blocco delle forniture di Gazprom a Tarvisio per problematiche contrattuali con gli operatori di rete austriaci. “Il contributo addizionale del gas russo, che speriamo ritorni, è fondamentale, 20 milioni di metri cubi al giorno che sono tra il 9-10% del supply che sta arrivando in Italia. È importante che i rigassificatori funzionino, è importante che non ci siano problemi tecnici alle produzioni in Algeria o Egitto o interruzioni dalla Libia”, ha aggiunto il manager in corsa per il suo quarto mandato nella prossima primavera.
Sul gas Eni avverte l’Italia: in inverno la sicurezza energetica nazionale sarà sottoposta a diverse problematiche legate alle dinamiche difficili da prevedere. “Difficile essere fiduciosi”, ha dichiarato l’amministratore delegato del Cane a sei zampe Claudio Descalzi, riferendosi al precedente del blocco delle forniture di Gazprom a Tarvisio per problematiche contrattuali con gli operatori di rete austriaci. “Il contributo addizionale del gas russo, che speriamo ritorni, è fondamentale, 20 milioni di metri cubi al giorno che sono tra il 9-10% del supply che sta arrivando in Italia. È importante che i rigassificatori funzionino, è importante che non ci siano problemi tecnici alle produzioni in Algeria o Egitto o interruzioni dalla Libia”, ha aggiunto il manager in corsa per il suo quarto mandato nella prossima primavera.
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Quindi ora l'ultima, secondo i nostri media (tipo il Times), è che Putin ordinerà dei test nucleari al confine dell'Ucraina, probabilmente nel Mar Nero, per dimostrare che "fa sul serio", dopo che già due giorni fa Repubblica (e chi se no) ci aveva deliziato con la storia della fuga del Belgorod e dei suoi Poseidon.
Lo dico adesso e non lo ripeterò, perché questa storia da surreale sta diventando chiaramente preoccupante, e non per i motivi che uno può immaginare:
1) la Russia NON sta perdendo la guerra né l'ha già persa. L'esercito russo NON è in rotta. Lo so, è strano da credere, ma fidatevi.
2) la Russia non ha ALCUNA volontà, e meno ancora necessità (finora, almeno), di utilizzare armi atomiche, chimiche o batteriologiche in Ucraina. Il motivo è al punto 1.
3) la dottrina nucleare della Russia NON prevede il primo impiego di armi nucleari perché si sono ritirati da Lyman. Prevede l'impiego di armi nucleari in risposta a un attacco sul suolo russo con armi nucleari, o in risposta a una minaccia che mette a rischio la SOPRAVVIVENZA della Federazione Russa. Di nuovo, la ritirata da Lyman (che ricordo a tutti si trova in Ucraina, non in Russia) non ricade in queste ipotesi. Un attacco missilistico sulla Crimea non ricade in queste ipotesi. Un bombardamento di artiglieria su suolo russo non ricade in queste ipotesi. Uno sconfinamento ucraino su suolo russo non ricade in queste ipotesi. E via di seguito.
4) c'è una potenza nucleare che non ha mai ben chiarito la sua posizione sul primo impiego delle armi nucleari. FUN FACT: questa potenza nucleare NON è la Russia, e nemmeno la Cina.
5) ci vuole molto poco a far detonare un'atomica tattica nel bel mezzo del Mar Nero e dire che sono stati i russi, e regolarsi di conseguenza. Abbiamo creduto, senza prove in entrambi i casi, che bombardino le loro centrali nucleari e facciano esplodere i loro gasdotti. Perché non dovremmo credere anche a questo, dopo che da settimane ci stanno dicendo che siccome la Russia ha perso la guerra e Putin è pazzo e cattivo non ha altra opzione che usare le atomiche?
6) no, non sono un complottaro. Ma se per settimane ti ripetono una cosa che è palesemente falsa, due domande te le devi fare (e se fai il mestiere mio, la paranoia è una qualità di base). E far detonare un'atomica tattica nel Mar Nero risolverebbe all'istante gli sbandamenti, chiamiamoli così, presenti e soprattutto futuri di un bel po' di alleati europei. No, non significherebbe un attacco nucleare alla Russia, ovviamente, né l'ingresso della NATO nel conflitto, ma altrettanto ovviamente costringerebbe tutti a serrare le fila in un momento molto, molto complicato.
7) ovviamente non succederà nulla di tutto questo. Giusto?
PS - il Belgorod potrebbe davvero essere diretto nell'Artico, per testare i Poseidon in un'esercitazione. Farlo nel Mar Nero davanti a mezzo mondo sarebbe, diciamolo, una scemenza.
Di Francesco Dell'Aglio, via Facebook
Lo dico adesso e non lo ripeterò, perché questa storia da surreale sta diventando chiaramente preoccupante, e non per i motivi che uno può immaginare:
1) la Russia NON sta perdendo la guerra né l'ha già persa. L'esercito russo NON è in rotta. Lo so, è strano da credere, ma fidatevi.
2) la Russia non ha ALCUNA volontà, e meno ancora necessità (finora, almeno), di utilizzare armi atomiche, chimiche o batteriologiche in Ucraina. Il motivo è al punto 1.
3) la dottrina nucleare della Russia NON prevede il primo impiego di armi nucleari perché si sono ritirati da Lyman. Prevede l'impiego di armi nucleari in risposta a un attacco sul suolo russo con armi nucleari, o in risposta a una minaccia che mette a rischio la SOPRAVVIVENZA della Federazione Russa. Di nuovo, la ritirata da Lyman (che ricordo a tutti si trova in Ucraina, non in Russia) non ricade in queste ipotesi. Un attacco missilistico sulla Crimea non ricade in queste ipotesi. Un bombardamento di artiglieria su suolo russo non ricade in queste ipotesi. Uno sconfinamento ucraino su suolo russo non ricade in queste ipotesi. E via di seguito.
4) c'è una potenza nucleare che non ha mai ben chiarito la sua posizione sul primo impiego delle armi nucleari. FUN FACT: questa potenza nucleare NON è la Russia, e nemmeno la Cina.
5) ci vuole molto poco a far detonare un'atomica tattica nel bel mezzo del Mar Nero e dire che sono stati i russi, e regolarsi di conseguenza. Abbiamo creduto, senza prove in entrambi i casi, che bombardino le loro centrali nucleari e facciano esplodere i loro gasdotti. Perché non dovremmo credere anche a questo, dopo che da settimane ci stanno dicendo che siccome la Russia ha perso la guerra e Putin è pazzo e cattivo non ha altra opzione che usare le atomiche?
6) no, non sono un complottaro. Ma se per settimane ti ripetono una cosa che è palesemente falsa, due domande te le devi fare (e se fai il mestiere mio, la paranoia è una qualità di base). E far detonare un'atomica tattica nel Mar Nero risolverebbe all'istante gli sbandamenti, chiamiamoli così, presenti e soprattutto futuri di un bel po' di alleati europei. No, non significherebbe un attacco nucleare alla Russia, ovviamente, né l'ingresso della NATO nel conflitto, ma altrettanto ovviamente costringerebbe tutti a serrare le fila in un momento molto, molto complicato.
7) ovviamente non succederà nulla di tutto questo. Giusto?
PS - il Belgorod potrebbe davvero essere diretto nell'Artico, per testare i Poseidon in un'esercitazione. Farlo nel Mar Nero davanti a mezzo mondo sarebbe, diciamolo, una scemenza.
Di Francesco Dell'Aglio, via Facebook
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L’attacco ai gasdotti Nord Stream: il bersaglio è l’Europa
L’annessione delle quattro regioni dell’Ucraina sud orientale alla Federazione Russa con le relative celebrazioni a Mosca e l’improbabile accelerazione dell’ingresso dell’Ucraina nella NATO accentuano l’escalation del conflitto e il rischio che possa allargarsi coinvolgendo un’Europa che appare sempre di più in ginocchio. A compromettere, forse definitivamente, le sue precarie condizioni contribuisce anche l’atto dinamitardo (gli svedesi stimano che la potenza dell’esplosione fosse di 100 chilogrammi di TNT equivalente) che il 27 settembre ha visto esplodere i “tubi” sottomarini dei gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2, che trasportano il gas russo in Germania attraversando i fondali del Mar Baltico: il primo è fermo da alcune settimane e il secondo è stato ultimato poco prima dello scoppio della guerra in Ucraina e non è mai entrato in funzione.
Non ci sono dubbi circa il fatto che non si sia trattato di un incidente mentre più arduo è stabilire chi abbia effettuato un attacco multiplo che ha provocato la fuoriuscita di 500 milioni di metri cubi di gas per un valore di 800 milioni di euro e che determinerà con ogni probabilità la compromissione dell’efficienza dei due gasdotti a causa dell’acqua salata che penetrerà in profondità allagando e corrodendo le grandi infrastrutture metalliche.
Gazprom sembra valutare che occorreranno sei mesi per ripararli, altre fonti parlano di anni o ritengono che le infrastrutture siano irrimediabilmente compromesse.
Gas e gasdotto Nord Stream 2 sono di proprietà della stessa Nord Stream 2 AG, società di cui Gazprom è azionista al 100%. Anche il gas nel gasdotto Nord Stream 1 è proprietà di Gazprom: quindi i danni patrimoniali e in materia prima costituiscono interamente perdite finanziarie russe.
Sabotaggio
Un’azione terroristica o per meglio dire un sabotaggio ben orchestrato attuato contro i gasdotti posati a 60/80 metri di profondità sul fondo del Mar Baltico, ben accessibile per posizionare cariche esplosive a palombari o veicoli subacquei senza pilota.
Senza dimenticare che anche i veicoli di rilevazione e manutenzione impiegabili all’interno dei tubi potrebbero in teoria venire utilizzati per azioni di sabotaggio che richiederebbero però il controllo delle stazioni di accesso in Russia o in Germania. L’esame dei tubi nei punti interessati dalle esplosioni potrà confermare se la deflagrazione è avvenuta all’interno o all’esterno dei gasdotti.
Mosca e Washington si sono scambiati accuse reciproche ma va osservato che l’attacco è stato effettuato in un’area che fin dalla Guerra Fredda viene strettamente controllata dalle Marine occidentali, un punto il cui Mar Baltico si restringe lambendo a poca distanza tra loro le coste tedesche, polacche, danesi e svedesi. Un’area marittima frequentata dalla Flotta russa del Mar Baltico ma dove neppure un canotto russo sfuggirebbe ai controlli subacquei e di superficie, specie in un momento di tensioni come questo e con il gruppo navale d’assalto anfibio statunitense guidato dalla portaelicotteri USS Kearsage assegnato al Mar Baltico e quello britannico con la nave da assalto anfibio HMS Albion. Ammesso che i russi avessero interesse a sabotare gasdotti inattivi, avrebbero avuto a disposizione ampi tratti da minare indisturbati più a nord, distanti dai capillari controlli che le forze della NATO attuano nell’imbocco del Mar Baltico, senza scordare che Mosca schiera nelle basi dell’énclave di Kaliningrad incursori subacquei con mezzi idonei a sabotaggi sottomarini.
Cui prodest?
L’annessione delle quattro regioni dell’Ucraina sud orientale alla Federazione Russa con le relative celebrazioni a Mosca e l’improbabile accelerazione dell’ingresso dell’Ucraina nella NATO accentuano l’escalation del conflitto e il rischio che possa allargarsi coinvolgendo un’Europa che appare sempre di più in ginocchio. A compromettere, forse definitivamente, le sue precarie condizioni contribuisce anche l’atto dinamitardo (gli svedesi stimano che la potenza dell’esplosione fosse di 100 chilogrammi di TNT equivalente) che il 27 settembre ha visto esplodere i “tubi” sottomarini dei gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2, che trasportano il gas russo in Germania attraversando i fondali del Mar Baltico: il primo è fermo da alcune settimane e il secondo è stato ultimato poco prima dello scoppio della guerra in Ucraina e non è mai entrato in funzione.
Non ci sono dubbi circa il fatto che non si sia trattato di un incidente mentre più arduo è stabilire chi abbia effettuato un attacco multiplo che ha provocato la fuoriuscita di 500 milioni di metri cubi di gas per un valore di 800 milioni di euro e che determinerà con ogni probabilità la compromissione dell’efficienza dei due gasdotti a causa dell’acqua salata che penetrerà in profondità allagando e corrodendo le grandi infrastrutture metalliche.
Gazprom sembra valutare che occorreranno sei mesi per ripararli, altre fonti parlano di anni o ritengono che le infrastrutture siano irrimediabilmente compromesse.
Gas e gasdotto Nord Stream 2 sono di proprietà della stessa Nord Stream 2 AG, società di cui Gazprom è azionista al 100%. Anche il gas nel gasdotto Nord Stream 1 è proprietà di Gazprom: quindi i danni patrimoniali e in materia prima costituiscono interamente perdite finanziarie russe.
Sabotaggio
Un’azione terroristica o per meglio dire un sabotaggio ben orchestrato attuato contro i gasdotti posati a 60/80 metri di profondità sul fondo del Mar Baltico, ben accessibile per posizionare cariche esplosive a palombari o veicoli subacquei senza pilota.
Senza dimenticare che anche i veicoli di rilevazione e manutenzione impiegabili all’interno dei tubi potrebbero in teoria venire utilizzati per azioni di sabotaggio che richiederebbero però il controllo delle stazioni di accesso in Russia o in Germania. L’esame dei tubi nei punti interessati dalle esplosioni potrà confermare se la deflagrazione è avvenuta all’interno o all’esterno dei gasdotti.
Mosca e Washington si sono scambiati accuse reciproche ma va osservato che l’attacco è stato effettuato in un’area che fin dalla Guerra Fredda viene strettamente controllata dalle Marine occidentali, un punto il cui Mar Baltico si restringe lambendo a poca distanza tra loro le coste tedesche, polacche, danesi e svedesi. Un’area marittima frequentata dalla Flotta russa del Mar Baltico ma dove neppure un canotto russo sfuggirebbe ai controlli subacquei e di superficie, specie in un momento di tensioni come questo e con il gruppo navale d’assalto anfibio statunitense guidato dalla portaelicotteri USS Kearsage assegnato al Mar Baltico e quello britannico con la nave da assalto anfibio HMS Albion. Ammesso che i russi avessero interesse a sabotare gasdotti inattivi, avrebbero avuto a disposizione ampi tratti da minare indisturbati più a nord, distanti dai capillari controlli che le forze della NATO attuano nell’imbocco del Mar Baltico, senza scordare che Mosca schiera nelle basi dell’énclave di Kaliningrad incursori subacquei con mezzi idonei a sabotaggi sottomarini.
Cui prodest?
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In assenza di prove o rivendicazioni, per cercare di farsi un’idea di chi potrebbe aver compiuto un simile attacco occorre forse chiedersi chi se ne avvantaggi. I russi? Gli Stati Uniti o i loro alleati di ferro britannici, ucraini o polacchi? I due gasdotti erano stati realizzati con un costo complessivo di circa 20 miliardi di euro per assicurare alla Germania e all’Europa il gas russo senza utilizzare i gasdotti che attraversano Ucraina e Polonia, soggetti al rischio di tensioni o ricatti e al pagamento di diritti di transito a Varsavia e Kiev che non a caso, non hanno mai nascosto la totale ostilità al progetto Nord Stream 2. Un gasdotto duramente osteggiato anche dagli Stati Uniti che fin dai fatti del Maidan a Kiev del 2014 cercano di interrompere la saldatura tra la potenza energetica russa e la potenza economica europea. Impossibile non ricordare che Washington è stata ferocemente ostile al progetto Nord Stream 2 fino a minacciare più volte Berlino e a nominare un “inviato speciale” che si occupasse di premere sulla Germania.
Nelle settimane precedenti l’inizio del conflitto in Ucraina sia il presidente Joe Biden sia il sottosegretario agli esteri Victoria Nuland (quella che nel 2014, durante i fatti del Maidan disse in una conversazione telefonica che l’Europa doveva “fottersi”) hanno detto chiaramente che in caso di attacco russo all’Ucraina il Nord Stream sarebbe stato fermato. “Se la Russia invaderà l’Ucraina non ci sarà più un Nord Stream 2. Vi porremo fine – aveva detto il presidente – Vi assicuro, saremo in grado di farlo”. Una decina di giorni prima il sottosegretario Nuland aveva detto che “se la Russia invade l’Ucraina, in un modo o nell’altro Nord Stream 2 non andrà avanti”.
Se fosse un’inchiesta di polizia, nessun investigatore ignorerebbe movente e indizi simili e non sembra casuale neppure che le esplosioni nei due gasdotti sottomarini russi si siano registrate il giorno stesso in cui veniva inaugurato il gasdotto che porta il gas norvegese in Danimarca e Polonia. Il “Baltic Pipe” è quantitativamente insufficiente a sopperire alla riduzione del gas russo ma ha un valore geopolitico e strategico rilevante, ingigantito dalle deflagrazioni che hanno compromesso i due Nord Stream.
Da oggi la Polonia, alleato di ferro degli USA, “protettore” dell’Ucraina e nemico giurato della Russia, si candida ad assumere il ruolo di vero hub europeo del gas (non più russo) togliendo questo ruolo alla Germania mentre l’Europa viene approvvigionata oggi di gas russo solo dai gasdotti che attraversano l’Ucraina. Infrastrutture finora accuratamente risparmiate dai belligeranti ma che restano vulnerabili al rischio bellico e di rappresaglie oltre che ai ricatti di Kiev all’Europa. L’Ucraina che preme su Berlino per avere maggiori aiuti militari, disporrà oggi di un maggiore potere contrattuale e ricattatorio potendo bloccare a suo piacimento i flussi di gas russo verso la Ue. In Europa molti sembrano non volersi sbilanciare in valutazioni circa le responsabilità dell’attacco mentre sul piano politico tutti sembrano accusare i russi che così avrebbero ottenuto un nuovo repentino rialzo dei prezzi del gas a danno dell’Europa e a vantaggio delle loro casse.
Nelle settimane precedenti l’inizio del conflitto in Ucraina sia il presidente Joe Biden sia il sottosegretario agli esteri Victoria Nuland (quella che nel 2014, durante i fatti del Maidan disse in una conversazione telefonica che l’Europa doveva “fottersi”) hanno detto chiaramente che in caso di attacco russo all’Ucraina il Nord Stream sarebbe stato fermato. “Se la Russia invaderà l’Ucraina non ci sarà più un Nord Stream 2. Vi porremo fine – aveva detto il presidente – Vi assicuro, saremo in grado di farlo”. Una decina di giorni prima il sottosegretario Nuland aveva detto che “se la Russia invade l’Ucraina, in un modo o nell’altro Nord Stream 2 non andrà avanti”.
Se fosse un’inchiesta di polizia, nessun investigatore ignorerebbe movente e indizi simili e non sembra casuale neppure che le esplosioni nei due gasdotti sottomarini russi si siano registrate il giorno stesso in cui veniva inaugurato il gasdotto che porta il gas norvegese in Danimarca e Polonia. Il “Baltic Pipe” è quantitativamente insufficiente a sopperire alla riduzione del gas russo ma ha un valore geopolitico e strategico rilevante, ingigantito dalle deflagrazioni che hanno compromesso i due Nord Stream.
Da oggi la Polonia, alleato di ferro degli USA, “protettore” dell’Ucraina e nemico giurato della Russia, si candida ad assumere il ruolo di vero hub europeo del gas (non più russo) togliendo questo ruolo alla Germania mentre l’Europa viene approvvigionata oggi di gas russo solo dai gasdotti che attraversano l’Ucraina. Infrastrutture finora accuratamente risparmiate dai belligeranti ma che restano vulnerabili al rischio bellico e di rappresaglie oltre che ai ricatti di Kiev all’Europa. L’Ucraina che preme su Berlino per avere maggiori aiuti militari, disporrà oggi di un maggiore potere contrattuale e ricattatorio potendo bloccare a suo piacimento i flussi di gas russo verso la Ue. In Europa molti sembrano non volersi sbilanciare in valutazioni circa le responsabilità dell’attacco mentre sul piano politico tutti sembrano accusare i russi che così avrebbero ottenuto un nuovo repentino rialzo dei prezzi del gas a danno dell’Europa e a vantaggio delle loro casse.
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Una valutazione non del tutto convincente: i due gasdotti erano di fatto inutilizzati l’aumento del prezzo del gas Mosca lo avrebbe ottenuto anche riducendo ulteriormente le forniture alla Ue via gasdotti ucraini. Quanto alle penali contrattuali attribuibili a Gazprom c’è chi sostiene che la distruzione del gasdotto Nord Stream costituirebbe sena dubbio una “causa di forza maggiore” per giustificare lo stop alle forniture. In realtà però i due gasdotti erano inattivi e la scelta di non aprire il NS 2 è stata presa da Berlino su pressioni di Washington, non certo da Mosca. D’altra parte, con gli attacchi ai Nord Stream i russi ottengono solo un grave danno economico e la certezza di non poter riprendere su vasta scala le forniture all’Europa neppure in un futuro in cui la guerra fosse terminata e gli indirizzi politici russi ed europei fossero mutati in senso più conciliante. Anche l’ipotesi che i russi abbiano fatto esplodere i gasdotti per incolparne polacchi o americani creando fratture tra gli alleati occidentali non può essere esclusa anche se porterebbe dubbi vantaggi mediatrici a Mosca a fronte di sicuri e prolungati danni economici e finanziari.
Valutazioni
Benché politica e media occidentali da sette mesi cerchino di convincerci che i russi “si bombardano da soli”, colpendo prima un loro campo di prigionia, poi una centrale nucleare sotto il loro controllo e ora i costosissimi gasdotti Nord Stream, è difficile comprendere che interesse avrebbero avuto a compiere questo raid subacqueo. Certo mettere fuori uso i Nord Stream in modo così eclatante può contribuire a seminare il terrore per la crisi energetica in Europa e soprattutto a Berlino, dove sarebbe interessante conoscere le valutazioni dei servizi d’intelligence e della Marina circa quanto avvenuto sotto la superficie del Mar Baltico. Tra le conseguenze di questo attacco ai gasdotti vi sarà con ogni probabilità un ulteriore indebolimento e frammentazione interna dell’Unione Europea, dove ogni solidarietà (se mai c’è stata) verrà meno e ogni nazione cercherà di sopravvivere all’inverno come meglio potrà, anche tagliando forniture di energia contrattualizzate ai vicini (come sta accadendo all’Italia). Un’Europa impoverita e frantumata, totalmente prona agli Stati Uniti e alla mercé di Varsavia e Kiev che potranno ricattarci bloccando il residuo gas russo che transita nei gasdotti ucraini, non è negli interessi nostri e neppure di Mosca. Uno scenario non improbabile poiché la distruzione dei gasdotti del Baltico, nelle attuali condizioni, condanna oggi la Germania e l’Europa alla recessione e al baratro (industriale, economico e sociale) togliendo di mezzo ogni ipotesi di tornare in tempi ragionevoli a rifornirci di gas russo a buon mercato.
Anche se nessuno, neppure la Germania che per le sue scelte economiche ha dovuto fare i conti con l’ostilità di tre amministrazioni statunitensi (Obama, Trump e Biden), sembra avere il coraggio di esternare dubbi o chiedere chiarimenti agli americani per le esplosioni nei gasdotti, è inevitabile che Washington con i suoi alleati britannici, ucraini e polacchi sia in cima alla lista dei sospettati. Non solo perché le sue massime autorità avevano minacciato di neutralizzare quei gasdotti o perché navi ed elicotteri statunitensi incrociavano nei giorni scorsi proprio in quell’area del Mar Baltico, ma soprattutto perché impedire la saldatura tra la potenza industriale tedesca/europea e la potenza energetica russa è un obiettivo strategico delineato e perseguito da Washington da almeno dieci anni. Il fatto che l’Europa sia con tutta evidenza il “bersaglio grosso” di questa guerra ma al tempo stesso nessuno osi inserire gli USA e alcuni alleati nella lista dei sospettati, la dice lunga circa la sovranità e l’autorevolezza che è in grado di esprimere anche di fronte a un disastro di questa portata. (Analisi difesa, 1/2)
Valutazioni
Benché politica e media occidentali da sette mesi cerchino di convincerci che i russi “si bombardano da soli”, colpendo prima un loro campo di prigionia, poi una centrale nucleare sotto il loro controllo e ora i costosissimi gasdotti Nord Stream, è difficile comprendere che interesse avrebbero avuto a compiere questo raid subacqueo. Certo mettere fuori uso i Nord Stream in modo così eclatante può contribuire a seminare il terrore per la crisi energetica in Europa e soprattutto a Berlino, dove sarebbe interessante conoscere le valutazioni dei servizi d’intelligence e della Marina circa quanto avvenuto sotto la superficie del Mar Baltico. Tra le conseguenze di questo attacco ai gasdotti vi sarà con ogni probabilità un ulteriore indebolimento e frammentazione interna dell’Unione Europea, dove ogni solidarietà (se mai c’è stata) verrà meno e ogni nazione cercherà di sopravvivere all’inverno come meglio potrà, anche tagliando forniture di energia contrattualizzate ai vicini (come sta accadendo all’Italia). Un’Europa impoverita e frantumata, totalmente prona agli Stati Uniti e alla mercé di Varsavia e Kiev che potranno ricattarci bloccando il residuo gas russo che transita nei gasdotti ucraini, non è negli interessi nostri e neppure di Mosca. Uno scenario non improbabile poiché la distruzione dei gasdotti del Baltico, nelle attuali condizioni, condanna oggi la Germania e l’Europa alla recessione e al baratro (industriale, economico e sociale) togliendo di mezzo ogni ipotesi di tornare in tempi ragionevoli a rifornirci di gas russo a buon mercato.
Anche se nessuno, neppure la Germania che per le sue scelte economiche ha dovuto fare i conti con l’ostilità di tre amministrazioni statunitensi (Obama, Trump e Biden), sembra avere il coraggio di esternare dubbi o chiedere chiarimenti agli americani per le esplosioni nei gasdotti, è inevitabile che Washington con i suoi alleati britannici, ucraini e polacchi sia in cima alla lista dei sospettati. Non solo perché le sue massime autorità avevano minacciato di neutralizzare quei gasdotti o perché navi ed elicotteri statunitensi incrociavano nei giorni scorsi proprio in quell’area del Mar Baltico, ma soprattutto perché impedire la saldatura tra la potenza industriale tedesca/europea e la potenza energetica russa è un obiettivo strategico delineato e perseguito da Washington da almeno dieci anni. Il fatto che l’Europa sia con tutta evidenza il “bersaglio grosso” di questa guerra ma al tempo stesso nessuno osi inserire gli USA e alcuni alleati nella lista dei sospettati, la dice lunga circa la sovranità e l’autorevolezza che è in grado di esprimere anche di fronte a un disastro di questa portata. (Analisi difesa, 1/2)
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Lo stesso immobilismo che l’Europa mostrò nel 2014 di fronte alle evidenti ingerenze statunitensi e di altri alleati nei fatti del Maidan da cui presero il via le vicende che hanno portato all’attuale conflitto. All’epoca come abbiamo ricordato, la signora Nuland esortò a mandare l’Europa a “farsi fottere” e ora che siamo a un passo dall’essere davvero “fottuti” continuiamo a mostrarci proni e servili nei confronti di una potenza di cui dovremmo essere in teoria alleati.Circa i gasdotti esplosi sarebbe forse il caso di chiedere qualche chiarimento anche a Varsavia dopo che Radek Sikorski, eurodeputato presidente della delegazione parlamentare Europa-USA ed ex ministro degli Esteri, ha scritto su Twitter “Grazie Stati Uniti” sull’immagine della fuga di gas sulla superficie del Mar Baltico. “Ora 20 miliardi di dollari di ferraglia giacciono in fondo al mare, un altro costo per la Russia della sua decisione criminale di invadere l’Ucraina. Qualcuno ha fatto un’operazione di manutenzione speciale”. Anche se poi ha cancellato il tweet, neppure il filo-americano Sikorski sembra quindi essere convinto che i russi abbiano fatto esplodere 21 miliardi di gas e gasdotti di loro proprietà.
(Analisi Difesa 2/2, fine)
(Analisi Difesa 2/2, fine)
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Forwarded from L'AntiGlobalista
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#riepilogodelgiorno #primalinea
⚡️🇷🇺🇺🇦🎞 L'offensiva delle forze armate ucraine su Svatovo e Kremennaya
Cronaca di combattimenti del 2-3 ottobre 2022 da @rybar
➡️ t.me/italiazforzaverita
⚡️🇷🇺🇺🇦🎞 L'offensiva delle forze armate ucraine su Svatovo e Kremennaya
Cronaca di combattimenti del 2-3 ottobre 2022 da @rybar
➡️ t.me/italiazforzaverita
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Zelensky firma nuovo decreto: "vietato negoziare con Putin". Insomma, sta dicendo a Putin di sparare un missile al suo bunker così da riprendere i negoziati con un altro presidente ucraino? 🙄
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🇨🇭🇺🇦 La Svizzera ha rifiutato di trasferire
i beni congelati della Federazione Russa in Ucraina.
Berna considera assolutamente illegale questa richiesta.
i beni congelati della Federazione Russa in Ucraina.
Berna considera assolutamente illegale questa richiesta.
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BREAKING: Oltre 200,000 persone sono state mobilitate dall'esercito russo in due settimane. Lo dichiara oggi il Ministero della Difesa russo.
https://cutt.ly/mV5sRKh
https://cutt.ly/mV5sRKh
Insider Paper
Over 200,000 mobilised into Russian army in two weeks: minister - Insider Paper
More than 200,000 people have been conscripted into the Russian army since President Vladimir Putin announced a mobilisation drive on.
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Il presidente di Federalberghi: “Costi energetici insopportabili, non conviene stare aperti” https://www.agenzianova.com/news/il-presidente-di-federalberghi-costi-energetici-insopportabili-non-conviene-stare-aperti/
Agenzia Nova
Il presidente di Federalberghi: "Costi energetici insopportabili, non conviene stare aperti" - Agenzia Nova
“Il periodo del lockdown era più sostenibile, anche perché quantomeno c'erano degli aiuti. Quelli che danno adesso non sono assolutamente sufficienti di fronte ad aumenti del genere”
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🇷🇺È probabile che Putin firmi oggi la legge sull'ingresso dei nuovi territori nella Federazione Russa: il Cremlino.
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Manca l’anidride carbonica: cosa succede agli operai della Sanpellegrino
Il 15 settembre Sanpellegrino ha annunciato due giorni di fermo produttivo a causa della mancanza di anidride carbonica e ora la situazione si fa più seria. La scarsità di materie prime, che si estende anche ai container per l’esportazione, sta diventando più grave e l’azienda, attiva da 90 anni nel settore delle bibite, ha deciso di ricorrere alla solidarietà.
Per 306 dei 500 dipendenti dello stabilimento di Ruspino (provincia di Bergamo) scatta una riduzione pesante degli orari di lavoro. I sindacati hanno firmato un contratto di solidarietà per un periodo di sei mesi, contando però sul fatto che l’azienda integrerà gli assegni erogati dall’Inps per fare in modo che gli operai raggiungano il 90% delle rispettive paghe.
tutte le sigle Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil si dicono soddisfatte poiché la riduzione dell’orario di lavoro ha scongiurato un ridimensionamento dei dipendenti.
Ilgiornale
Il 15 settembre Sanpellegrino ha annunciato due giorni di fermo produttivo a causa della mancanza di anidride carbonica e ora la situazione si fa più seria. La scarsità di materie prime, che si estende anche ai container per l’esportazione, sta diventando più grave e l’azienda, attiva da 90 anni nel settore delle bibite, ha deciso di ricorrere alla solidarietà.
Per 306 dei 500 dipendenti dello stabilimento di Ruspino (provincia di Bergamo) scatta una riduzione pesante degli orari di lavoro. I sindacati hanno firmato un contratto di solidarietà per un periodo di sei mesi, contando però sul fatto che l’azienda integrerà gli assegni erogati dall’Inps per fare in modo che gli operai raggiungano il 90% delle rispettive paghe.
tutte le sigle Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil si dicono soddisfatte poiché la riduzione dell’orario di lavoro ha scongiurato un ridimensionamento dei dipendenti.
Ilgiornale
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