In assenza di prove o rivendicazioni, per cercare di farsi un’idea di chi potrebbe aver compiuto un simile attacco occorre forse chiedersi chi se ne avvantaggi. I russi? Gli Stati Uniti o i loro alleati di ferro britannici, ucraini o polacchi? I due gasdotti erano stati realizzati con un costo complessivo di circa 20 miliardi di euro per assicurare alla Germania e all’Europa il gas russo senza utilizzare i gasdotti che attraversano Ucraina e Polonia, soggetti al rischio di tensioni o ricatti e al pagamento di diritti di transito a Varsavia e Kiev che non a caso, non hanno mai nascosto la totale ostilità al progetto Nord Stream 2. Un gasdotto duramente osteggiato anche dagli Stati Uniti che fin dai fatti del Maidan a Kiev del 2014 cercano di interrompere la saldatura tra la potenza energetica russa e la potenza economica europea. Impossibile non ricordare che Washington è stata ferocemente ostile al progetto Nord Stream 2 fino a minacciare più volte Berlino e a nominare un “inviato speciale” che si occupasse di premere sulla Germania.
Nelle settimane precedenti l’inizio del conflitto in Ucraina sia il presidente Joe Biden sia il sottosegretario agli esteri Victoria Nuland (quella che nel 2014, durante i fatti del Maidan disse in una conversazione telefonica che l’Europa doveva “fottersi”) hanno detto chiaramente che in caso di attacco russo all’Ucraina il Nord Stream sarebbe stato fermato. “Se la Russia invaderà l’Ucraina non ci sarà più un Nord Stream 2. Vi porremo fine – aveva detto il presidente – Vi assicuro, saremo in grado di farlo”. Una decina di giorni prima il sottosegretario Nuland aveva detto che “se la Russia invade l’Ucraina, in un modo o nell’altro Nord Stream 2 non andrà avanti”.
Se fosse un’inchiesta di polizia, nessun investigatore ignorerebbe movente e indizi simili e non sembra casuale neppure che le esplosioni nei due gasdotti sottomarini russi si siano registrate il giorno stesso in cui veniva inaugurato il gasdotto che porta il gas norvegese in Danimarca e Polonia. Il “Baltic Pipe” è quantitativamente insufficiente a sopperire alla riduzione del gas russo ma ha un valore geopolitico e strategico rilevante, ingigantito dalle deflagrazioni che hanno compromesso i due Nord Stream.
Da oggi la Polonia, alleato di ferro degli USA, “protettore” dell’Ucraina e nemico giurato della Russia, si candida ad assumere il ruolo di vero hub europeo del gas (non più russo) togliendo questo ruolo alla Germania mentre l’Europa viene approvvigionata oggi di gas russo solo dai gasdotti che attraversano l’Ucraina. Infrastrutture finora accuratamente risparmiate dai belligeranti ma che restano vulnerabili al rischio bellico e di rappresaglie oltre che ai ricatti di Kiev all’Europa. L’Ucraina che preme su Berlino per avere maggiori aiuti militari, disporrà oggi di un maggiore potere contrattuale e ricattatorio potendo bloccare a suo piacimento i flussi di gas russo verso la Ue. In Europa molti sembrano non volersi sbilanciare in valutazioni circa le responsabilità dell’attacco mentre sul piano politico tutti sembrano accusare i russi che così avrebbero ottenuto un nuovo repentino rialzo dei prezzi del gas a danno dell’Europa e a vantaggio delle loro casse.
Nelle settimane precedenti l’inizio del conflitto in Ucraina sia il presidente Joe Biden sia il sottosegretario agli esteri Victoria Nuland (quella che nel 2014, durante i fatti del Maidan disse in una conversazione telefonica che l’Europa doveva “fottersi”) hanno detto chiaramente che in caso di attacco russo all’Ucraina il Nord Stream sarebbe stato fermato. “Se la Russia invaderà l’Ucraina non ci sarà più un Nord Stream 2. Vi porremo fine – aveva detto il presidente – Vi assicuro, saremo in grado di farlo”. Una decina di giorni prima il sottosegretario Nuland aveva detto che “se la Russia invade l’Ucraina, in un modo o nell’altro Nord Stream 2 non andrà avanti”.
Se fosse un’inchiesta di polizia, nessun investigatore ignorerebbe movente e indizi simili e non sembra casuale neppure che le esplosioni nei due gasdotti sottomarini russi si siano registrate il giorno stesso in cui veniva inaugurato il gasdotto che porta il gas norvegese in Danimarca e Polonia. Il “Baltic Pipe” è quantitativamente insufficiente a sopperire alla riduzione del gas russo ma ha un valore geopolitico e strategico rilevante, ingigantito dalle deflagrazioni che hanno compromesso i due Nord Stream.
Da oggi la Polonia, alleato di ferro degli USA, “protettore” dell’Ucraina e nemico giurato della Russia, si candida ad assumere il ruolo di vero hub europeo del gas (non più russo) togliendo questo ruolo alla Germania mentre l’Europa viene approvvigionata oggi di gas russo solo dai gasdotti che attraversano l’Ucraina. Infrastrutture finora accuratamente risparmiate dai belligeranti ma che restano vulnerabili al rischio bellico e di rappresaglie oltre che ai ricatti di Kiev all’Europa. L’Ucraina che preme su Berlino per avere maggiori aiuti militari, disporrà oggi di un maggiore potere contrattuale e ricattatorio potendo bloccare a suo piacimento i flussi di gas russo verso la Ue. In Europa molti sembrano non volersi sbilanciare in valutazioni circa le responsabilità dell’attacco mentre sul piano politico tutti sembrano accusare i russi che così avrebbero ottenuto un nuovo repentino rialzo dei prezzi del gas a danno dell’Europa e a vantaggio delle loro casse.
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Una valutazione non del tutto convincente: i due gasdotti erano di fatto inutilizzati l’aumento del prezzo del gas Mosca lo avrebbe ottenuto anche riducendo ulteriormente le forniture alla Ue via gasdotti ucraini. Quanto alle penali contrattuali attribuibili a Gazprom c’è chi sostiene che la distruzione del gasdotto Nord Stream costituirebbe sena dubbio una “causa di forza maggiore” per giustificare lo stop alle forniture. In realtà però i due gasdotti erano inattivi e la scelta di non aprire il NS 2 è stata presa da Berlino su pressioni di Washington, non certo da Mosca. D’altra parte, con gli attacchi ai Nord Stream i russi ottengono solo un grave danno economico e la certezza di non poter riprendere su vasta scala le forniture all’Europa neppure in un futuro in cui la guerra fosse terminata e gli indirizzi politici russi ed europei fossero mutati in senso più conciliante. Anche l’ipotesi che i russi abbiano fatto esplodere i gasdotti per incolparne polacchi o americani creando fratture tra gli alleati occidentali non può essere esclusa anche se porterebbe dubbi vantaggi mediatrici a Mosca a fronte di sicuri e prolungati danni economici e finanziari.
Valutazioni
Benché politica e media occidentali da sette mesi cerchino di convincerci che i russi “si bombardano da soli”, colpendo prima un loro campo di prigionia, poi una centrale nucleare sotto il loro controllo e ora i costosissimi gasdotti Nord Stream, è difficile comprendere che interesse avrebbero avuto a compiere questo raid subacqueo. Certo mettere fuori uso i Nord Stream in modo così eclatante può contribuire a seminare il terrore per la crisi energetica in Europa e soprattutto a Berlino, dove sarebbe interessante conoscere le valutazioni dei servizi d’intelligence e della Marina circa quanto avvenuto sotto la superficie del Mar Baltico. Tra le conseguenze di questo attacco ai gasdotti vi sarà con ogni probabilità un ulteriore indebolimento e frammentazione interna dell’Unione Europea, dove ogni solidarietà (se mai c’è stata) verrà meno e ogni nazione cercherà di sopravvivere all’inverno come meglio potrà, anche tagliando forniture di energia contrattualizzate ai vicini (come sta accadendo all’Italia). Un’Europa impoverita e frantumata, totalmente prona agli Stati Uniti e alla mercé di Varsavia e Kiev che potranno ricattarci bloccando il residuo gas russo che transita nei gasdotti ucraini, non è negli interessi nostri e neppure di Mosca. Uno scenario non improbabile poiché la distruzione dei gasdotti del Baltico, nelle attuali condizioni, condanna oggi la Germania e l’Europa alla recessione e al baratro (industriale, economico e sociale) togliendo di mezzo ogni ipotesi di tornare in tempi ragionevoli a rifornirci di gas russo a buon mercato.
Anche se nessuno, neppure la Germania che per le sue scelte economiche ha dovuto fare i conti con l’ostilità di tre amministrazioni statunitensi (Obama, Trump e Biden), sembra avere il coraggio di esternare dubbi o chiedere chiarimenti agli americani per le esplosioni nei gasdotti, è inevitabile che Washington con i suoi alleati britannici, ucraini e polacchi sia in cima alla lista dei sospettati. Non solo perché le sue massime autorità avevano minacciato di neutralizzare quei gasdotti o perché navi ed elicotteri statunitensi incrociavano nei giorni scorsi proprio in quell’area del Mar Baltico, ma soprattutto perché impedire la saldatura tra la potenza industriale tedesca/europea e la potenza energetica russa è un obiettivo strategico delineato e perseguito da Washington da almeno dieci anni. Il fatto che l’Europa sia con tutta evidenza il “bersaglio grosso” di questa guerra ma al tempo stesso nessuno osi inserire gli USA e alcuni alleati nella lista dei sospettati, la dice lunga circa la sovranità e l’autorevolezza che è in grado di esprimere anche di fronte a un disastro di questa portata. (Analisi difesa, 1/2)
Valutazioni
Benché politica e media occidentali da sette mesi cerchino di convincerci che i russi “si bombardano da soli”, colpendo prima un loro campo di prigionia, poi una centrale nucleare sotto il loro controllo e ora i costosissimi gasdotti Nord Stream, è difficile comprendere che interesse avrebbero avuto a compiere questo raid subacqueo. Certo mettere fuori uso i Nord Stream in modo così eclatante può contribuire a seminare il terrore per la crisi energetica in Europa e soprattutto a Berlino, dove sarebbe interessante conoscere le valutazioni dei servizi d’intelligence e della Marina circa quanto avvenuto sotto la superficie del Mar Baltico. Tra le conseguenze di questo attacco ai gasdotti vi sarà con ogni probabilità un ulteriore indebolimento e frammentazione interna dell’Unione Europea, dove ogni solidarietà (se mai c’è stata) verrà meno e ogni nazione cercherà di sopravvivere all’inverno come meglio potrà, anche tagliando forniture di energia contrattualizzate ai vicini (come sta accadendo all’Italia). Un’Europa impoverita e frantumata, totalmente prona agli Stati Uniti e alla mercé di Varsavia e Kiev che potranno ricattarci bloccando il residuo gas russo che transita nei gasdotti ucraini, non è negli interessi nostri e neppure di Mosca. Uno scenario non improbabile poiché la distruzione dei gasdotti del Baltico, nelle attuali condizioni, condanna oggi la Germania e l’Europa alla recessione e al baratro (industriale, economico e sociale) togliendo di mezzo ogni ipotesi di tornare in tempi ragionevoli a rifornirci di gas russo a buon mercato.
Anche se nessuno, neppure la Germania che per le sue scelte economiche ha dovuto fare i conti con l’ostilità di tre amministrazioni statunitensi (Obama, Trump e Biden), sembra avere il coraggio di esternare dubbi o chiedere chiarimenti agli americani per le esplosioni nei gasdotti, è inevitabile che Washington con i suoi alleati britannici, ucraini e polacchi sia in cima alla lista dei sospettati. Non solo perché le sue massime autorità avevano minacciato di neutralizzare quei gasdotti o perché navi ed elicotteri statunitensi incrociavano nei giorni scorsi proprio in quell’area del Mar Baltico, ma soprattutto perché impedire la saldatura tra la potenza industriale tedesca/europea e la potenza energetica russa è un obiettivo strategico delineato e perseguito da Washington da almeno dieci anni. Il fatto che l’Europa sia con tutta evidenza il “bersaglio grosso” di questa guerra ma al tempo stesso nessuno osi inserire gli USA e alcuni alleati nella lista dei sospettati, la dice lunga circa la sovranità e l’autorevolezza che è in grado di esprimere anche di fronte a un disastro di questa portata. (Analisi difesa, 1/2)
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Lo stesso immobilismo che l’Europa mostrò nel 2014 di fronte alle evidenti ingerenze statunitensi e di altri alleati nei fatti del Maidan da cui presero il via le vicende che hanno portato all’attuale conflitto. All’epoca come abbiamo ricordato, la signora Nuland esortò a mandare l’Europa a “farsi fottere” e ora che siamo a un passo dall’essere davvero “fottuti” continuiamo a mostrarci proni e servili nei confronti di una potenza di cui dovremmo essere in teoria alleati.Circa i gasdotti esplosi sarebbe forse il caso di chiedere qualche chiarimento anche a Varsavia dopo che Radek Sikorski, eurodeputato presidente della delegazione parlamentare Europa-USA ed ex ministro degli Esteri, ha scritto su Twitter “Grazie Stati Uniti” sull’immagine della fuga di gas sulla superficie del Mar Baltico. “Ora 20 miliardi di dollari di ferraglia giacciono in fondo al mare, un altro costo per la Russia della sua decisione criminale di invadere l’Ucraina. Qualcuno ha fatto un’operazione di manutenzione speciale”. Anche se poi ha cancellato il tweet, neppure il filo-americano Sikorski sembra quindi essere convinto che i russi abbiano fatto esplodere 21 miliardi di gas e gasdotti di loro proprietà.
(Analisi Difesa 2/2, fine)
(Analisi Difesa 2/2, fine)
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Forwarded from L'AntiGlobalista
Media is too big
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#riepilogodelgiorno #primalinea
⚡️🇷🇺🇺🇦🎞 L'offensiva delle forze armate ucraine su Svatovo e Kremennaya
Cronaca di combattimenti del 2-3 ottobre 2022 da @rybar
➡️ t.me/italiazforzaverita
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Cronaca di combattimenti del 2-3 ottobre 2022 da @rybar
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Zelensky firma nuovo decreto: "vietato negoziare con Putin". Insomma, sta dicendo a Putin di sparare un missile al suo bunker così da riprendere i negoziati con un altro presidente ucraino? 🙄
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🇨🇭🇺🇦 La Svizzera ha rifiutato di trasferire
i beni congelati della Federazione Russa in Ucraina.
Berna considera assolutamente illegale questa richiesta.
i beni congelati della Federazione Russa in Ucraina.
Berna considera assolutamente illegale questa richiesta.
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BREAKING: Oltre 200,000 persone sono state mobilitate dall'esercito russo in due settimane. Lo dichiara oggi il Ministero della Difesa russo.
https://cutt.ly/mV5sRKh
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Insider Paper
Over 200,000 mobilised into Russian army in two weeks: minister - Insider Paper
More than 200,000 people have been conscripted into the Russian army since President Vladimir Putin announced a mobilisation drive on.
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Il presidente di Federalberghi: “Costi energetici insopportabili, non conviene stare aperti” https://www.agenzianova.com/news/il-presidente-di-federalberghi-costi-energetici-insopportabili-non-conviene-stare-aperti/
Agenzia Nova
Il presidente di Federalberghi: "Costi energetici insopportabili, non conviene stare aperti" - Agenzia Nova
“Il periodo del lockdown era più sostenibile, anche perché quantomeno c'erano degli aiuti. Quelli che danno adesso non sono assolutamente sufficienti di fronte ad aumenti del genere”
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🇷🇺È probabile che Putin firmi oggi la legge sull'ingresso dei nuovi territori nella Federazione Russa: il Cremlino.
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Manca l’anidride carbonica: cosa succede agli operai della Sanpellegrino
Il 15 settembre Sanpellegrino ha annunciato due giorni di fermo produttivo a causa della mancanza di anidride carbonica e ora la situazione si fa più seria. La scarsità di materie prime, che si estende anche ai container per l’esportazione, sta diventando più grave e l’azienda, attiva da 90 anni nel settore delle bibite, ha deciso di ricorrere alla solidarietà.
Per 306 dei 500 dipendenti dello stabilimento di Ruspino (provincia di Bergamo) scatta una riduzione pesante degli orari di lavoro. I sindacati hanno firmato un contratto di solidarietà per un periodo di sei mesi, contando però sul fatto che l’azienda integrerà gli assegni erogati dall’Inps per fare in modo che gli operai raggiungano il 90% delle rispettive paghe.
tutte le sigle Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil si dicono soddisfatte poiché la riduzione dell’orario di lavoro ha scongiurato un ridimensionamento dei dipendenti.
Ilgiornale
Il 15 settembre Sanpellegrino ha annunciato due giorni di fermo produttivo a causa della mancanza di anidride carbonica e ora la situazione si fa più seria. La scarsità di materie prime, che si estende anche ai container per l’esportazione, sta diventando più grave e l’azienda, attiva da 90 anni nel settore delle bibite, ha deciso di ricorrere alla solidarietà.
Per 306 dei 500 dipendenti dello stabilimento di Ruspino (provincia di Bergamo) scatta una riduzione pesante degli orari di lavoro. I sindacati hanno firmato un contratto di solidarietà per un periodo di sei mesi, contando però sul fatto che l’azienda integrerà gli assegni erogati dall’Inps per fare in modo che gli operai raggiungano il 90% delle rispettive paghe.
tutte le sigle Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil si dicono soddisfatte poiché la riduzione dell’orario di lavoro ha scongiurato un ridimensionamento dei dipendenti.
Ilgiornale
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Aramco afferma che i buffer di riserva petroliferi globali crolleranno quando la Cina riaprirà
La più grande compagnia petrolifera del mondo ha ribadito il suo avvertimento che la capacità dei produttori si sta esaurendo e ha affermato che non ne sarebbe rimasta una volta che la Cina avesse terminato la sua strategia Covid Zero.
"Il mondo dovrebbe essere preoccupato", ha detto l'amministratore delegato di Saudi Aramco , Amin Nasser, in una conferenza a Londra. “Ecco dove ci stiamo dirigendo. Se la Cina si aprirà un po', scoprirete che la capacità inutilizzata sarà completamente erosa".
I funzionari di Aramco e dell'Arabia Saudita hanno spesso criticato i governi e le aziende occidentali per aver evitato gli investimenti nei combustibili fossili e aver tentato di passare troppo rapidamente alle energie rinnovabili. Hanno citato l'impennata dei prezzi del petrolio e del gas naturale di quest'anno come prova della necessità di ulteriori progetti di esplorazione.
LINK NEWS
La più grande compagnia petrolifera del mondo ha ribadito il suo avvertimento che la capacità dei produttori si sta esaurendo e ha affermato che non ne sarebbe rimasta una volta che la Cina avesse terminato la sua strategia Covid Zero.
"Il mondo dovrebbe essere preoccupato", ha detto l'amministratore delegato di Saudi Aramco , Amin Nasser, in una conferenza a Londra. “Ecco dove ci stiamo dirigendo. Se la Cina si aprirà un po', scoprirete che la capacità inutilizzata sarà completamente erosa".
I funzionari di Aramco e dell'Arabia Saudita hanno spesso criticato i governi e le aziende occidentali per aver evitato gli investimenti nei combustibili fossili e aver tentato di passare troppo rapidamente alle energie rinnovabili. Hanno citato l'impennata dei prezzi del petrolio e del gas naturale di quest'anno come prova della necessità di ulteriori progetti di esplorazione.
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Bloomberg.com
Aramco Says Global Oil Spare Buffers to Slump When China Reopens
The world’s biggest oil company reiterated its warning that producers’ spare capacity is running low and said there wouldn’t be any left once China ends its Covid Zero strategy.
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Forwarded from RUteca
Media is too big
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L'Ucraina sta discutendo con gli Stati Uniti la fornitura di missili a lungo raggio, ha affermato l'ambasciatore ucraino negli Stati Uniti Oksana Markarova in un'intervista alla CNN.
"Abbiamo sempre detto che abbiamo bisogno di armi a lungo raggio. Le discussioni sono in corso ora. Ci auguriamo che gli Stati Uniti ci forniscano armi. Mostreremo non solo il loro uso efficace, ma anche come verranno utilizzate in modo responsabile". ha detto Markarova.
Si tratta di missili ATACMS ad alta precisione in grado di colpire bersagli a una distanza fino a 300 km.
"Abbiamo sempre detto che abbiamo bisogno di armi a lungo raggio. Le discussioni sono in corso ora. Ci auguriamo che gli Stati Uniti ci forniscano armi. Mostreremo non solo il loro uso efficace, ma anche come verranno utilizzate in modo responsabile". ha detto Markarova.
Si tratta di missili ATACMS ad alta precisione in grado di colpire bersagli a una distanza fino a 300 km.
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Il cambio euro dollaro è a 0,99 dollari per 1 euro.
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🇷🇺🇲🇩⚡️ Gazprom si riserva il diritto di bloccare le forniture di gas alla Moldavia in caso di violazione nei termini di pagamento.
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Forwarded from 📇📃Reality Of War🔎📖
🔺🔺🔺#Petrolio Brent sale sopra i 90 dollari al barile
Il prezzo del greggio Brent alla borsa ICE di Londra è salito sopra i 90 dollari al barile per la prima volta dal 23 settembre
Il prezzo del greggio Brent alla borsa ICE di Londra è salito sopra i 90 dollari al barile per la prima volta dal 23 settembre
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🇧🇾Il Ministro della Difesa bielorusso Viktor Khrenin ha affermato che, con il pretesto di un'immaginaria "minaccia dall'est", i paesi della NATO e gli Stati confinanti con la Bielorussia non si stanno solo militarizzando, ma si stanno preparando alla guerra.
"Stanno preparando le loro infrastrutture, preparando le loro truppe. Abbiamo dati specifici. Monitoriamo costantemente la situazione, vediamo cosa stanno facendo. Sulla base di ciò, sviluppiamo misure di risposta specifiche e adeguate", ha aggiunto.
"Stanno preparando le loro infrastrutture, preparando le loro truppe. Abbiamo dati specifici. Monitoriamo costantemente la situazione, vediamo cosa stanno facendo. Sulla base di ciò, sviluppiamo misure di risposta specifiche e adeguate", ha aggiunto.
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Forwarded from 🇮🇹🤝🇷🇺Guerra Economia Notizie Analisi🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️ (Guerran Economia Notizie Analisi)
‼️🇳🇱 Le serre nei Paesi Bassi smettono di funzionare a causa dei prezzi dell'energia. Queste serre rappresentano quasi il 40% della produzione orticola europea.
‼️🇳🇱 Greenhouses in the Netherlands stop working due to energy prices. These greenhouses account for almost 40% of Europe's vegetable production.
☯🅶🅴🅽🅰🄲🄷🄰🄽🄽🄴🄻
@guerraeconomianotizie
‼️🇳🇱 Greenhouses in the Netherlands stop working due to energy prices. These greenhouses account for almost 40% of Europe's vegetable production.
☯🅶🅴🅽🅰🄲🄷🄰🄽🄽🄴🄻
@guerraeconomianotizie
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Forwarded from Giubbe Rosse
I prezzi alla produzione industriale sono aumentati del 5,0% nell'area dell'euro e del 4,9% nell'UE.
Nell'agosto 2022, i prezzi alla produzione industriale sono aumentati del 5,0% nell'area dell'euro e del 4,9% nell'UE, rispetto a luglio 2022, secondo le stime di Eurostat, l'istituto statistico dell'Unione europea. Nel luglio 2022 i prezzi sono aumentati del 4,0% nell'area dell'euro e del 3,7% nell'UE. (Fonte: Eurostat)
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Nell'agosto 2022, i prezzi alla produzione industriale sono aumentati del 5,0% nell'area dell'euro e del 4,9% nell'UE, rispetto a luglio 2022, secondo le stime di Eurostat, l'istituto statistico dell'Unione europea. Nel luglio 2022 i prezzi sono aumentati del 4,0% nell'area dell'euro e del 3,7% nell'UE. (Fonte: Eurostat)
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La rete elettrica del Bangladesh è collassata lasciando in blackout 140 milioni di cittadini. Solo il Nord Ovest del paese è al momento provvisto di energia elettrica.
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Forwarded from l'AntiDiplomatico
Repubblica, il megafono della NATO in Italia, e il perché l'Italia può restare senza gas
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🔴 Spegnete i fake media. passate a l'AntiDiplomatico: https://t.me/lantidiplomatico
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