🇮🇷 🇷🇺 L'Iran prevede di firmare un accordo da 40 miliardi di dollari con Gazprom a dicembre.
Benvenuti nel mondo del multipolarismo in cui gli adulti fanno accordi invece di giocare a infiniti giochi a somma zero.
"Presto concluderemo accordi con la Russia per acquistare gas da quel Paese e poi esportare il nostro gas nei Paesi vicini", ha detto il vice ministro degli Esteri Mehdi Safari.
Benvenuti nel mondo del multipolarismo in cui gli adulti fanno accordi invece di giocare a infiniti giochi a somma zero.
"Presto concluderemo accordi con la Russia per acquistare gas da quel Paese e poi esportare il nostro gas nei Paesi vicini", ha detto il vice ministro degli Esteri Mehdi Safari.
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Nei primi 9 mesi del 2022, l'avanzo delle partite correnti della Russia è stato di +200 miliardi di dollari, quattro volte l'avanzo medio tra gennaio e settembre negli anni tra il 2007 e il 2021.
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Non lo dice la Pravda, ma questa tabella postata su Twitter da Robin Brooks capo economista Fondo Monetario Internazionale.
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Non lo dice la Pravda, ma questa tabella postata su Twitter da Robin Brooks capo economista Fondo Monetario Internazionale.
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Forwarded from I conti non tornano
Germania bipolare con la Cina: non vuole perderla, ma non vuole nemmeno essere dipendente
💔🇨🇳🇩🇪La Germania non vuole "distaccarsi" dalla Cina, ma cercherà di evitare la dipendenza: parole scritte dal cancelliere tedesco Olaf Scholz in un editoriale per il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung.
"La Cina rimane un importante partner economico e commerciale per la Germania e l'Europa anche in circostanze mutevoli. Non vogliamo 'disaccoppiarci' dalla Cina. Ma cosa vuole la Cina? La strategia economica cinese a doppio anello mira a rafforzare il mercato interno e ridurre la dipendenza Nel suo discorso alla fine del 2020, il presidente Xi Jinping ha parlato anche dell'utilizzo della tecnologia cinese per "aumentare la dipendenza delle catene di produzione internazionali dalla Cina. Prendiamo sul serio tali affermazioni"
Così parlò Scholz, che dopodomani volerà in Cina per incontrare Xi-Jinping.
segui @icontinontornano
💔🇨🇳🇩🇪La Germania non vuole "distaccarsi" dalla Cina, ma cercherà di evitare la dipendenza: parole scritte dal cancelliere tedesco Olaf Scholz in un editoriale per il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung.
"La Cina rimane un importante partner economico e commerciale per la Germania e l'Europa anche in circostanze mutevoli. Non vogliamo 'disaccoppiarci' dalla Cina. Ma cosa vuole la Cina? La strategia economica cinese a doppio anello mira a rafforzare il mercato interno e ridurre la dipendenza Nel suo discorso alla fine del 2020, il presidente Xi Jinping ha parlato anche dell'utilizzo della tecnologia cinese per "aumentare la dipendenza delle catene di produzione internazionali dalla Cina. Prendiamo sul serio tali affermazioni"
Così parlò Scholz, che dopodomani volerà in Cina per incontrare Xi-Jinping.
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🇺🇸🇫🇮 Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti approva la potenziale vendita di sistemi di razzi a lancio multiplo guidati e relative attrezzature alla Finlandia per un costo stimato di 535 milioni. — Pentagono
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Allusione ad un ombra del milleottocentonovanta e rotti.
di Jorge Luis Borges
Niente. Solo il coltello di Muraña
Solo nella sera grigia la storia tronca.
Non so perchè nelle sere mi accompagna
questo assassino che non ho mai visto.
Palermo era più basso. Il muro
giallo della prigione dominava
periferia e fango. Per quell'indomita
regione andò il sordido coltello.
Il coltello. La faccia si è cancellata
e di quel mercenario il cui austero
mestiere era il coraggio, non è rimasto
che un'ombra e un fulgore di acciaio.
Che il tempo, che i marmi appanna,
salvi questo fermo nome, Juan Muraña
Jorge Luis Borges, Poesie (1923-1976) scelte da J.L. Borges. Introduzione e note di Roberto Paoli, traduzione di Livio Bacchi Wilkock. Rizzoli (1980), pag. 129.
di Jorge Luis Borges
Niente. Solo il coltello di Muraña
Solo nella sera grigia la storia tronca.
Non so perchè nelle sere mi accompagna
questo assassino che non ho mai visto.
Palermo era più basso. Il muro
giallo della prigione dominava
periferia e fango. Per quell'indomita
regione andò il sordido coltello.
Il coltello. La faccia si è cancellata
e di quel mercenario il cui austero
mestiere era il coraggio, non è rimasto
che un'ombra e un fulgore di acciaio.
Che il tempo, che i marmi appanna,
salvi questo fermo nome, Juan Muraña
Jorge Luis Borges, Poesie (1923-1976) scelte da J.L. Borges. Introduzione e note di Roberto Paoli, traduzione di Livio Bacchi Wilkock. Rizzoli (1980), pag. 129.
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🇷🇺🇬🇧 Il messaggio di Liz Truss "tutto fatto" conferma la partecipazione della Marina britannica agli attacchi - Patrushev
In precedenza è stato riferito che l'ex primo ministro britannico ha inviato un messaggio SMS ad Anthony Blinken con la frase "tutto fatto". Risale ad un minuto dopo l'esplosione del Nord Stream.
In precedenza è stato riferito che l'ex primo ministro britannico ha inviato un messaggio SMS ad Anthony Blinken con la frase "tutto fatto". Risale ad un minuto dopo l'esplosione del Nord Stream.
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Forwarded from Giubbe Rosse
(via La durezza del vivere)
Non gli sfugge proprio niente.
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Forwarded from Giubbe Rosse
Essendo costituita da miliardi di interazioni bidirezionali al giorno, Twitter può essere considerato una super-intelligenza cibernetica collettiva. (Elon Musk)
Peccato che di questa intelligenza su Twitter se ne veda sempre meno, però.
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Peccato che di questa intelligenza su Twitter se ne veda sempre meno, però.
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Il trans norvegese Jørund Viktoria Alme è normodotato, ma usa una sedia a rotelle perché si identifica come una donna paralizzata. Si prevedono esplosioni di domande di pensione di invalidità una volta che questa follia approda in Italia. https://reduxx.info/norwegian-man-now-identifies-as-a-disabled-woman-uses-wheelchair-almost-full-time/
Reduxx
Norwegian Man Now Identifies as a Disabled Woman, Uses Wheelchair "Almost All The Time" - Reduxx
A man in Norway is sparking outrage on social media after he was sympathetically interviewed about his decision to begin identifying as a disabled woman. On October 28, Good Morning Norway (God Morgen Norge, GMN) aired an interview with Jørund Viktoria Alme…
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Gli appelli al negoziato di intellettuali e diplomatici non colmano il vuoto della politica
Intellettuali e diplomatici oggi non più in servizio attivo hanno redatto nei giorni scorsi due bozze di programma tese a suggerire una road-map per portare al tavolo del negoziato russi e ucraini e scongiurare il proseguimento di un conflitto che vede già l’Europa come primo sconfitto. Manifesti di ispirazione diversa ma in molti punti convergenti.L’appello “Un negoziato credibile per fermare la guerra” si ispira alla necessità di scongiurare una “apocalisse nucleare” evidenziando che “l’atomica è già stata usata e non è impossibile che si ripeta”. Ponendosi l’obiettivo di “offrire uno scenario credibile a una volontà razionale di pace per chiudere questo conflitto”, l’appello valuta che si tratta di “un conflitto che non può avere la vittoria tutta da una parte e la sconfitta tutta dall’altra. Tutti gli attori in conflitto, quelli che stanno sul teatro di guerra e quelli che l’alimentano o non lo impediscono, ne devono essere consapevoli”.
Questi i punti proposti su cui imbastire un’ipotesi di negoziato:
1) neutralità di un’Ucraina che entri nell’Ue, ma non nella Nato, secondo l’impegno riconosciuto, anche se solo verbale, degli Usa alla Russia di Gorbaciov dopo la caduta del Muro e lo scioglimento unilaterale del Patto di Varsavia;
2) concordato riconoscimento dello status de facto della Crimea, tradizionalmente russa e illegalmente “donata” da Krusciov alla Repubblica Sovietica Ucraina;
3) autonomia delle regioni russofone di Lugansk e Donetsk entro l’Ucraina secondo i Trattati di Minsk, con reali garanzie europee o in alternativa referendum popolari sotto la supervisione Onu;
4) definizione dello status amministrativo degli altri territori contesi del Donbass per gestire il melting pot russo-ucraino che nella storia di quelle regioni si è dato ed eventualmente con la creazione di un ente paritario russo-ucraino che gestisca le ricchezze minerarie di quelle zone nel loro reciproco interesse;
5) simmetrica de-escalation delle sanzioni europee e internazionali e dell’impegno militare russo nella regione;
6) piano internazionale di ricostruzione dell’Ucraina.
I firmatari definiscono questi “punti di partenza per un cessate il fuoco” simili peraltro a quelli proposti dal miliardario Elon Musk e da tempo sollecitati da Henry Kissinger mentre sul piano concreto Putin sembra disposto a negoziare sulla base dell’ornai proclamata annessione delle quattro regioni in buona parte sotto il controllo delle sue truppe, opzione respinta decisamente sa Kiev. Molta attenzione ha suscitato anche l’appello per l’avvio di negoziati per la pace in Ucraina promosso con una lettera aperta da un gruppo di oltre quaranta diplomatici italiani non più in servizio. Si tratta di ex ambasciatori che hanno ricoperto importanti ruoli internazionali, come nel caso di Antonio Armellini, Maria Assunta Accili, Rocco Cangelosi, Paolo Foresti, Armando Sanguini, Riccardo Sessa, Domenico Vecchioni. Diplomatici esperti che nel documento richiamano il rischio di un’azione nucleare russa a cui la Nato risponderebbe con il rischio concreto che la crisi sfoci in uno scontro nucleare. I firmatari rilevano inoltre che dopo 8 mesi di guerra “le posizioni di entrambe le parti si sono irrigidite. I falchi russi chiedono un utilizzo della forza senza remore, fino all’uso dell’arma nucleare tattica, ma anche nel campo occidentale molteplici sono le pulsioni per una continuazione del conflitto fino alla resa totale di Mosca. Un tale scenario apocalittico fa orrore”.
La proposta si compone di 3 punti su cui imbastire un cessate il fuoco e poi l’avvio immediato di negoziati tra le parti:
1) simmetrico ritiro delle truppe russe dall’Ucraina e delle sanzioni occidentali alla Russia;
2) definizione della neutralità dell’Ucraina sotto tutela dell’Onu; (1/2)
Intellettuali e diplomatici oggi non più in servizio attivo hanno redatto nei giorni scorsi due bozze di programma tese a suggerire una road-map per portare al tavolo del negoziato russi e ucraini e scongiurare il proseguimento di un conflitto che vede già l’Europa come primo sconfitto. Manifesti di ispirazione diversa ma in molti punti convergenti.L’appello “Un negoziato credibile per fermare la guerra” si ispira alla necessità di scongiurare una “apocalisse nucleare” evidenziando che “l’atomica è già stata usata e non è impossibile che si ripeta”. Ponendosi l’obiettivo di “offrire uno scenario credibile a una volontà razionale di pace per chiudere questo conflitto”, l’appello valuta che si tratta di “un conflitto che non può avere la vittoria tutta da una parte e la sconfitta tutta dall’altra. Tutti gli attori in conflitto, quelli che stanno sul teatro di guerra e quelli che l’alimentano o non lo impediscono, ne devono essere consapevoli”.
Questi i punti proposti su cui imbastire un’ipotesi di negoziato:
1) neutralità di un’Ucraina che entri nell’Ue, ma non nella Nato, secondo l’impegno riconosciuto, anche se solo verbale, degli Usa alla Russia di Gorbaciov dopo la caduta del Muro e lo scioglimento unilaterale del Patto di Varsavia;
2) concordato riconoscimento dello status de facto della Crimea, tradizionalmente russa e illegalmente “donata” da Krusciov alla Repubblica Sovietica Ucraina;
3) autonomia delle regioni russofone di Lugansk e Donetsk entro l’Ucraina secondo i Trattati di Minsk, con reali garanzie europee o in alternativa referendum popolari sotto la supervisione Onu;
4) definizione dello status amministrativo degli altri territori contesi del Donbass per gestire il melting pot russo-ucraino che nella storia di quelle regioni si è dato ed eventualmente con la creazione di un ente paritario russo-ucraino che gestisca le ricchezze minerarie di quelle zone nel loro reciproco interesse;
5) simmetrica de-escalation delle sanzioni europee e internazionali e dell’impegno militare russo nella regione;
6) piano internazionale di ricostruzione dell’Ucraina.
I firmatari definiscono questi “punti di partenza per un cessate il fuoco” simili peraltro a quelli proposti dal miliardario Elon Musk e da tempo sollecitati da Henry Kissinger mentre sul piano concreto Putin sembra disposto a negoziare sulla base dell’ornai proclamata annessione delle quattro regioni in buona parte sotto il controllo delle sue truppe, opzione respinta decisamente sa Kiev. Molta attenzione ha suscitato anche l’appello per l’avvio di negoziati per la pace in Ucraina promosso con una lettera aperta da un gruppo di oltre quaranta diplomatici italiani non più in servizio. Si tratta di ex ambasciatori che hanno ricoperto importanti ruoli internazionali, come nel caso di Antonio Armellini, Maria Assunta Accili, Rocco Cangelosi, Paolo Foresti, Armando Sanguini, Riccardo Sessa, Domenico Vecchioni. Diplomatici esperti che nel documento richiamano il rischio di un’azione nucleare russa a cui la Nato risponderebbe con il rischio concreto che la crisi sfoci in uno scontro nucleare. I firmatari rilevano inoltre che dopo 8 mesi di guerra “le posizioni di entrambe le parti si sono irrigidite. I falchi russi chiedono un utilizzo della forza senza remore, fino all’uso dell’arma nucleare tattica, ma anche nel campo occidentale molteplici sono le pulsioni per una continuazione del conflitto fino alla resa totale di Mosca. Un tale scenario apocalittico fa orrore”.
La proposta si compone di 3 punti su cui imbastire un cessate il fuoco e poi l’avvio immediato di negoziati tra le parti:
1) simmetrico ritiro delle truppe russe dall’Ucraina e delle sanzioni occidentali alla Russia;
2) definizione della neutralità dell’Ucraina sotto tutela dell’Onu; (1/2)
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3) svolgimento di referendum gestiti da Autorità internazionali nei territori contesi”.
Inoltre i firmatari sollecitano la convocazione di una Conferenza sulla Sicurezza in Europa, per promuovere il “ritorno allo spirito di Helsinki e alla convivenza pacifica tra i popoli europei”. Difficile dire se i diplomatici esprimano con questo appello il malumore dell’intera categoria e della diplomazia italiana, di fatto tagliata fuori da ogni possibilità di poter lavorare per giungere a negoziati tra Kiev e Mosca dall’iniziativa del governo guidato da Mario Draghi che ha portato l’Italia nella lista dei fornitori gratuiti di armi a Kiev privando Roma del suo tradizionale ruolo di ponte tra Russia e Occidente.
Di certo le due proposte emerse da ambienti non istituzionali evidenziano un disagio e puntano a coprire il vuoto lasciato dalla totale assenza di un ruolo dell’Italia nella crisi in atto che non sia solo passivamente prono alla volontà dichiarata dagli anglo-americani di prolungare il conflitto per logorare la Russia.
Certamente, si dice che l’Italia abbia fornito poche armi e mezzi militari (ma tipologia e quantità restano segreti), il cui impatto sulla guerra è stato molto limitato ma sufficiente a far inserire Roma nella lista delle nazioni ostili a Mosca, precludendoci così ogni possibile ruolo di mediazione. Una sfida importante per il nuovo governo, tenendo anche conto che alcuni stati membri di Ue e Nato, meno rilevanti dell’Italia sul piano economico, hanno fornito ampi esempi di approccio al conflitto ucraino più riflessivo e attento agli interessi nazionali.
L’Austria (che non è membro della Nato ma solo della Ue) non fornisce armi a Kiev, come l’Ungheria che non applica neppure sanzioni a Mosca (pur restando nella Ue e nella Nato) ma compra dai russi gas e petrolio. La Bulgaria, membro di Nato e Ue, ha nascosto le sue forniture militari agli ucraini triangolandole attraverso la Repubblica Ceca e ha ripreso ad acquistare gas dalla Russia con accordi e contratti nazionali mentre la Turchia (che non è nella Ue, è membro della Nato e ha chiesto ufficialmente di aderire alla Shangai Cooperation Organization guidata da Russia e Cina) vende (non regala) armi a Kiev, stringe accordi economici ed energetici con Mosca e si pone da otto mesi come unico mediatore credibile del conflitto. Gli appelli di intellettuali e diplomatici cercano quindi (invano?) di colmare il vuoto lasciato dalla politica sul fronte dei negoziati che avrebbe invece potuto vedere l’Italia protagonista, tenuto conto che una trattativa per giungere al cessate il fuoco (chiesta da tempo anche dal Pontefice) sarebbe negli interessi di (quasi) tutti, belligeranti e non.
Soprattutto di noi europei schiacciati tra l’incudine di una crisi energetica di cui siamo stati in larga misura artefici e il martello costituito da leader fuori e dentro la Commissione Ue che finora si sono rivelati del tutto inadeguati a gestire le sfide dei nostri giorni.
(Analisi Difesa) (2/2, fine)
Inoltre i firmatari sollecitano la convocazione di una Conferenza sulla Sicurezza in Europa, per promuovere il “ritorno allo spirito di Helsinki e alla convivenza pacifica tra i popoli europei”. Difficile dire se i diplomatici esprimano con questo appello il malumore dell’intera categoria e della diplomazia italiana, di fatto tagliata fuori da ogni possibilità di poter lavorare per giungere a negoziati tra Kiev e Mosca dall’iniziativa del governo guidato da Mario Draghi che ha portato l’Italia nella lista dei fornitori gratuiti di armi a Kiev privando Roma del suo tradizionale ruolo di ponte tra Russia e Occidente.
Di certo le due proposte emerse da ambienti non istituzionali evidenziano un disagio e puntano a coprire il vuoto lasciato dalla totale assenza di un ruolo dell’Italia nella crisi in atto che non sia solo passivamente prono alla volontà dichiarata dagli anglo-americani di prolungare il conflitto per logorare la Russia.
Certamente, si dice che l’Italia abbia fornito poche armi e mezzi militari (ma tipologia e quantità restano segreti), il cui impatto sulla guerra è stato molto limitato ma sufficiente a far inserire Roma nella lista delle nazioni ostili a Mosca, precludendoci così ogni possibile ruolo di mediazione. Una sfida importante per il nuovo governo, tenendo anche conto che alcuni stati membri di Ue e Nato, meno rilevanti dell’Italia sul piano economico, hanno fornito ampi esempi di approccio al conflitto ucraino più riflessivo e attento agli interessi nazionali.
L’Austria (che non è membro della Nato ma solo della Ue) non fornisce armi a Kiev, come l’Ungheria che non applica neppure sanzioni a Mosca (pur restando nella Ue e nella Nato) ma compra dai russi gas e petrolio. La Bulgaria, membro di Nato e Ue, ha nascosto le sue forniture militari agli ucraini triangolandole attraverso la Repubblica Ceca e ha ripreso ad acquistare gas dalla Russia con accordi e contratti nazionali mentre la Turchia (che non è nella Ue, è membro della Nato e ha chiesto ufficialmente di aderire alla Shangai Cooperation Organization guidata da Russia e Cina) vende (non regala) armi a Kiev, stringe accordi economici ed energetici con Mosca e si pone da otto mesi come unico mediatore credibile del conflitto. Gli appelli di intellettuali e diplomatici cercano quindi (invano?) di colmare il vuoto lasciato dalla politica sul fronte dei negoziati che avrebbe invece potuto vedere l’Italia protagonista, tenuto conto che una trattativa per giungere al cessate il fuoco (chiesta da tempo anche dal Pontefice) sarebbe negli interessi di (quasi) tutti, belligeranti e non.
Soprattutto di noi europei schiacciati tra l’incudine di una crisi energetica di cui siamo stati in larga misura artefici e il martello costituito da leader fuori e dentro la Commissione Ue che finora si sono rivelati del tutto inadeguati a gestire le sfide dei nostri giorni.
(Analisi Difesa) (2/2, fine)
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⚡️La centrale nucleare di Zaporozhye è ora completamente disconnessa dal sistema energetico ucraino.
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<<Ovviamente, gli Stati Uniti sono il principale beneficiario di questi attacchi terroristici [sul Nord Stream]. La partecipazione alla loro pianificazione e attuazione, secondo il Ministero della Difesa russo, è stata presa da rappresentanti delle forze navali britanniche. Impossibile non prestare attenzione al messaggio SMS che in quel momento il primo ministro britannico Liz Truss, dopo l'esplosione dei gasdotti, riferì immediatamente al segretario di Stato americano Anthony Blinken che "tutto era fatto".>>
Nikolaj Platonovič Patrušev, Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa ed ex Direttore FSB.
Nikolaj Platonovič Patrušev, Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa ed ex Direttore FSB.
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Forwarded from Cris Cersei Channel
🍝RETROMARCIA BARILLA
...Visto? Si parlava di comunicazione: ecco la Barilla che corre ai ripari dopo l'orribile video dei giorni scorsi. La reazione popolare ha funzionato, le centinaia di migliaia di commenti indignati sono arrivati, e l'azienda si è trovata costretta a mettere per iscritto che "mai" userà farine di insetti in nessun prodotto (Mulino Bianco compreso, quindi). 🍪
E' vero che si è trattato di un test per tastare il terreno (Overton docet). Ma che la più celebre azienda alimentare italiana al mondo scriva nero su bianco "MAI la farina di insetti" è tanta roba, nel quadro della campagna di propaganda mondiale.
Abbiamo vinto una piccola battaglia... anche se la guerra vera deve ancora cominciare 😉
🗡by @criscersei
...Visto? Si parlava di comunicazione: ecco la Barilla che corre ai ripari dopo l'orribile video dei giorni scorsi. La reazione popolare ha funzionato, le centinaia di migliaia di commenti indignati sono arrivati, e l'azienda si è trovata costretta a mettere per iscritto che "mai" userà farine di insetti in nessun prodotto (Mulino Bianco compreso, quindi). 🍪
E' vero che si è trattato di un test per tastare il terreno (Overton docet). Ma che la più celebre azienda alimentare italiana al mondo scriva nero su bianco "MAI la farina di insetti" è tanta roba, nel quadro della campagna di propaganda mondiale.
Abbiamo vinto una piccola battaglia... anche se la guerra vera deve ancora cominciare 😉
🗡by @criscersei
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L' #inflazione in Europa è ostinata: sarà una "lunga lotta" secondo il capo della Banca Centrale tedesca
L'inflazione nell'area euro, accelerata in ottobre al record del 10,7% secondo le stime preliminari, è "ostinata", pertanto dovrebbe essere ancor più "ostinata" anche la politica monetaria della Bce con un ulteriore aumento del tasso d'interesse: il regolatore ha molta strada da fare in questa direzione, ha affermato il capo della Banca Centrale tedesca e membro del Consiglio direttivo della Bce Joachim Nagel.
"La decisione presa dal Consiglio direttivo della Bce la scorsa settimana è stata molto importante in una situazione in cui l'inflazione nell'eurozona è del 10,7%, estremamente alta. Sono sicuro che questo aumento non sarà l'ultimo. C'è ancora un'inflazione ostinata e se vogliamo sconfiggerla, la politica monetaria deve essere ancora più ostinata", ha detto al quotidiano El Pais in un'intervista congiunta con il capo della Banca centrale spagnola, Pablo Hernandez de Cos, secondo cui il 75% dell'inflazione dell'eurozona è dovuto all'impatto diretto e indiretto dei prezzi dell'energia e dei generi alimentari.
@icontinontornano
L'inflazione nell'area euro, accelerata in ottobre al record del 10,7% secondo le stime preliminari, è "ostinata", pertanto dovrebbe essere ancor più "ostinata" anche la politica monetaria della Bce con un ulteriore aumento del tasso d'interesse: il regolatore ha molta strada da fare in questa direzione, ha affermato il capo della Banca Centrale tedesca e membro del Consiglio direttivo della Bce Joachim Nagel.
"La decisione presa dal Consiglio direttivo della Bce la scorsa settimana è stata molto importante in una situazione in cui l'inflazione nell'eurozona è del 10,7%, estremamente alta. Sono sicuro che questo aumento non sarà l'ultimo. C'è ancora un'inflazione ostinata e se vogliamo sconfiggerla, la politica monetaria deve essere ancora più ostinata", ha detto al quotidiano El Pais in un'intervista congiunta con il capo della Banca centrale spagnola, Pablo Hernandez de Cos, secondo cui il 75% dell'inflazione dell'eurozona è dovuto all'impatto diretto e indiretto dei prezzi dell'energia e dei generi alimentari.
@icontinontornano
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Forwarded from L'AntiDiplomatico
L'ITALIETTA DELLA LIRETTA E L'ITALIONA DELL'EURONE
"Dall'ingresso nella UE del 1992, la crescita media annuale del PIL reale italiano è stata di un mirabolante 0,5%.
L'Italietta della liretta, tra il 1946 e il 1991, aveva fatto registrare una crescita media annuale del PIL reale del 5,7% (anche non considerando il 1946 e il 1947 che hanno registrato una crescita del PIL reale molto alta nell'immediato dopo guerra, la crescita media annuale del PIL reale è stata del 4,8%).
P.S.
Dall'ingresso nell'eurone, la crescita media annuale del PIL reale italiano è stata invece dello 0,2%."
Gilberto Trombetta
------------------
🔴 Spegnete i Fake media. Passate a l'AntiDiplomatico: https://t.me/lantidiplomatico
"Dall'ingresso nella UE del 1992, la crescita media annuale del PIL reale italiano è stata di un mirabolante 0,5%.
L'Italietta della liretta, tra il 1946 e il 1991, aveva fatto registrare una crescita media annuale del PIL reale del 5,7% (anche non considerando il 1946 e il 1947 che hanno registrato una crescita del PIL reale molto alta nell'immediato dopo guerra, la crescita media annuale del PIL reale è stata del 4,8%).
P.S.
Dall'ingresso nell'eurone, la crescita media annuale del PIL reale italiano è stata invece dello 0,2%."
Gilberto Trombetta
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Secondo l'agenzia americana Bloomberg la Turchia difficilmente concederà il via libera all'ingresso della Svezia nella Nato prima della fine dell'anno. È evidente come Erdogan vuole capitalizzare al massimo la sua posizione di forza nella Nato ma più in generale nell'agone internazionale.
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Forwarded from Inimicizie
Le forze armate russe stanno per abbandonate Kherson?
Il vice-capo dell'amministrazione regionale Kirill Stremusov ha parlato a Solovyov Live di un'evacuazione da tutta la riva nord del Nipro e da una fascia di 15km dalla riva sud.
Ma allo stesso tempo ha affermato che non ci siano grandi concentrazioni di truppe ucraine sul fronte e che gli ultimi attacchi siano stati tutti respinti; che è più o meno la stessa cosa affermata dal consigliere militare di Zelensky, Arestovich, secondo cui la situazione militare a Kherson non starebbe migliorando per l'Ucraina.
Si sta quindi parlando di un'evacuazione di civili (che in teoria dalla riva nord sono già stati evacuati) o di militari? E se i militari si ritireranno dalla riva nord, resteranno nella città di Kherson (che si trova a cavallo del Nipro) o la abbandoneranno?
Un ulteriore elemento è la scomparsa della bandiera russa dall'ex edificio dell'amministrazione regionale ucraina. I corrispondenti di guerra russi però forniscono immagini di bandiere russe su tutti gli altri uffici amministrativi a Kherson.
Scopriremo a breve cosa sta realmente succedendo a Kherson
--- Segui @Inimicizie
Il vice-capo dell'amministrazione regionale Kirill Stremusov ha parlato a Solovyov Live di un'evacuazione da tutta la riva nord del Nipro e da una fascia di 15km dalla riva sud.
Ma allo stesso tempo ha affermato che non ci siano grandi concentrazioni di truppe ucraine sul fronte e che gli ultimi attacchi siano stati tutti respinti; che è più o meno la stessa cosa affermata dal consigliere militare di Zelensky, Arestovich, secondo cui la situazione militare a Kherson non starebbe migliorando per l'Ucraina.
Si sta quindi parlando di un'evacuazione di civili (che in teoria dalla riva nord sono già stati evacuati) o di militari? E se i militari si ritireranno dalla riva nord, resteranno nella città di Kherson (che si trova a cavallo del Nipro) o la abbandoneranno?
Un ulteriore elemento è la scomparsa della bandiera russa dall'ex edificio dell'amministrazione regionale ucraina. I corrispondenti di guerra russi però forniscono immagini di bandiere russe su tutti gli altri uffici amministrativi a Kherson.
Scopriremo a breve cosa sta realmente succedendo a Kherson
--- Segui @Inimicizie
Telegram
Slavyangrad
❗️Today, the evacuation of the left-bank part of the Kherson region has already been announced. We are talking about a 15 km zone. Most likely, our troops will leave for the left bank, and those people who did not manage to get over from Kherson should be…
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