Forwarded from Marco Cosentino
LA PROVINCIA DI VARESE 🌺🌺🌺
Grazie per l'intervista.
Grazie per l'intervista.
La Provincia Di Varese
Covid, il prof. Cosentino: "Basta allarmismi ingiustificati" - La Provincia Di Varese
Il direttore del Centro di Ricerca in Farmacologia Medica dell'Università dell'Insubria: "Basta terrorismo psicologico. Si investa nella sanità pubblica: con il personale sanitario e i posti letto di qualche decina di anni fa non ci sarebbe stata alcuna crisi"
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Forwarded from L'AntiDiplomatico
❕IMPORTANTI NOVITA' NEI RAPPORTI BILATERALI TRA SIRIA E TURCHIA
La Russia presiede a Mosca con Shojgu un primo incontro dei ministri della difesa di Siria e Turchia. Impegno comune dei due paesi contro le milizie curde al servizio degli occupanti USA. Secondo fonti siriane, riprese dal canale TV libanese Al Manar, Ankara avrebbe accettato di rispettare la sovranità e l'integrità territoriale della Siria (quindi di ritirare le sue truppe)
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-media_siriani_la_turchia_ha_accettato_il_ritiro_delle_sue_truppe/47428_48309/
La Russia presiede a Mosca con Shojgu un primo incontro dei ministri della difesa di Siria e Turchia. Impegno comune dei due paesi contro le milizie curde al servizio degli occupanti USA. Secondo fonti siriane, riprese dal canale TV libanese Al Manar, Ankara avrebbe accettato di rispettare la sovranità e l'integrità territoriale della Siria (quindi di ritirare le sue truppe)
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-media_siriani_la_turchia_ha_accettato_il_ritiro_delle_sue_truppe/47428_48309/
www.lantidiplomatico.it
Media siriani: la Turchia ha accettato il ritiro delle sue truppe
L'antidiplomatico - Liberi di svelarvi il mondo
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Forwarded from Aliseo
🇩🇪🪖What if… la Germania avesse vinto la Prima guerra mondiale
▶ Storia alternativa di un primo conflitto mondiale vinto dall'Impero tedesco, come sarebbe cambiato il mondo
✍🏻 Lorenzo Della Peruta
Leggi l'articolo su Aliseo: https://aliseoeditoriale.it/what-if-la-germania-avesse-vinto-la-prima-guerra-mondiale/
#primaguerramondiale #germania
▶ Storia alternativa di un primo conflitto mondiale vinto dall'Impero tedesco, come sarebbe cambiato il mondo
✍🏻 Lorenzo Della Peruta
Leggi l'articolo su Aliseo: https://aliseoeditoriale.it/what-if-la-germania-avesse-vinto-la-prima-guerra-mondiale/
#primaguerramondiale #germania
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L'ossessione per il cibo è una deriva attualissima degli italiani.
Nasce nei primi anni 2000, insieme all'esplosione dei programmi di cucina e al riflusso dell'impegno civile durante la fase centrale della seconda repubblica.
Una tradizione, quella della cucina, davvero inventata perché selettiva e calata dall'alto, in un processo riconoscibile per chi ha vissuto il mondo "prima".
La cucina delle mie nonne era una cucina molto sobria, fatta di zuppe di legumi e di minestroni (ecco: quante volte si parla di minestroni in tv e nelle disgustose tavolate di oggi?), di pane più che di pasta.
Aggiungo che a tavola non si parlava di altro cibo, ma di politica, di religione, di pallone, di persone presenti o meno. Insomma, della vita che si viveva.
Poi, i vecchi se ne sono andati. I nuovi vecchi sono i boomer, gli ex giovani. I nuovi adulti (noi) passavano più tempo fuori che in famiglia, e avevano già perso l'abitudine alla conversazione. Soprattutto, si sono tutti scoperti stanchi, senza più alcuna voglia di interessarsi agli altri, tutti ripiegati in sé stessi, nel proprio pelosissimo ombelico, pronti a dividersi e con violenza al primo tema "scomodo", dalle opinioni sull'agenda politica in voga all'identità sessuale delle proprie frequentazioni.
E si è finito a parlare di cucina per non parlare di nient'altro, anzi per non sentirsi più obbligati a dirsi qualcosa.
Per ubriacarsi di cibo e lasciarsi ammazzare dolcemente, mentre tutto fuori peggiorava.
Paese di merda ma, ancor di più, generazioni di merda.
Dario Biagiotti, facebook
Nasce nei primi anni 2000, insieme all'esplosione dei programmi di cucina e al riflusso dell'impegno civile durante la fase centrale della seconda repubblica.
Una tradizione, quella della cucina, davvero inventata perché selettiva e calata dall'alto, in un processo riconoscibile per chi ha vissuto il mondo "prima".
La cucina delle mie nonne era una cucina molto sobria, fatta di zuppe di legumi e di minestroni (ecco: quante volte si parla di minestroni in tv e nelle disgustose tavolate di oggi?), di pane più che di pasta.
Aggiungo che a tavola non si parlava di altro cibo, ma di politica, di religione, di pallone, di persone presenti o meno. Insomma, della vita che si viveva.
Poi, i vecchi se ne sono andati. I nuovi vecchi sono i boomer, gli ex giovani. I nuovi adulti (noi) passavano più tempo fuori che in famiglia, e avevano già perso l'abitudine alla conversazione. Soprattutto, si sono tutti scoperti stanchi, senza più alcuna voglia di interessarsi agli altri, tutti ripiegati in sé stessi, nel proprio pelosissimo ombelico, pronti a dividersi e con violenza al primo tema "scomodo", dalle opinioni sull'agenda politica in voga all'identità sessuale delle proprie frequentazioni.
E si è finito a parlare di cucina per non parlare di nient'altro, anzi per non sentirsi più obbligati a dirsi qualcosa.
Per ubriacarsi di cibo e lasciarsi ammazzare dolcemente, mentre tutto fuori peggiorava.
Paese di merda ma, ancor di più, generazioni di merda.
Dario Biagiotti, facebook
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SULLA MORTE DI BENEDETTO XVI
In questi nove anni dal «gran rifiuto» del 2013 ci si era abituati all’idea assurda di «due papi» conviventi dentro le mura vaticane come a una stravaganza in fondo accettabile o perfino rassicurante (l’argentino vigoroso e rude, il tedesco in pensione, raffinato teologo). Ma solleviamolo, il velo ipnotico dell’abitudine: perché Joseph Ratzinger non ha mai rinunciato alle insegne papali - l’abito bianco, e soprattutto il nome, Benedetto XVI, con cui continuava a firmare la corrispondenza e i propri (pochi) interventi pubblici -, e soprattutto perché è rimasto in Vaticano ? per allontanarsi dalla «tana del lupo», dai molti e troppi cardinali di curia che gli erano ostili, poteva trasferirsi «in più spirabil aere» (anche solo a Castel Gandolfo, o nella sua Baviera).
La risposta più diretta è che, rimanendo ostinatamente in Vaticano, Benedetto ha dimostrato di non accettare fino in fondo la propria stessa «rinuncia». O meglio: di non considerarla valida, malgrado le apparenze. Rinunciando solo formalmente alla dignità petrina, Benedetto XVI è rimasto in Vaticano allo scopo di garantire la presenza di un papa legittimo presso la tomba di Pietro. Formalmente escluso dall’esercizio attivo del ministero petrino, riteneva di esserne ancora il legittimo depositario (il depositario del munus, che è l’essenza del pontificato), e di poter guidare ancora – come in una versione cattolico-romana del wu-wei taoista, dell’«agire non-agendo» - la navicella della Chiesa sul mare agitato del secolo XXI. Tutto si riporta insomma all’enigma insoluto delle sue dimissioni: evidentemente sollecitate, con mezzi che tuttora ignoriamo nel dettaglio e su cui si possono formulare ipotesi, e «recitate» secondo un copione rigoroso, ma che Ratzinger riteneva, lui stesso, invalide, perché richieste da forze esterne a cui opponeva una formidabile riserva mentale. (E’ assai probabile che un eventuale rifiuto di dimettersi avrebbe provocato uno sconquasso, travolgendo la sua persona e la Chiesa stessa; e che la decisione di dimettersi sia stata «libera» nel senso che avrebbe anche potuto non dimettersi, ma che, dimettendosi, risparmiava alla Chiesa la tempesta forse definitiva).
Forte di questa convinzione e di questa certezza, Benedetto è rimasto a «presidiare» per nove anni la sede papale, a testimoniare fino all’ultimo la presenza dello Spirito nel luogo dove già l’ondivago Paolo VI aveva percepito presenze anti-spirituali a dire poco sgradevoli (il «fumo di Satana nel tempio di Dio», nella famosa omelia del 29 giugno 1972), e tali da mettere in pericolo, se fossero prevalse, la stessa sopravvivenza della «divina istituzione».
Non è questione, qui, dei suoi limiti e dei suoi errori: avere «riabilitato» un gesuita futurista come il padre de Chardin – maestro del farneticante Antonio Spadaro - non fu un gesto illuminato, come altri su cui si sorvola. Perché l’efficacia del suo «presidio» stava nella sua fedeltà rocciosa alla tradizione cattolico-romana, compresa la vecchia liturgia, spazzata via dal Vaticano II.
Se le cose stanno così, questo inizio d’anno «senza Benedetto» lascia ammutoliti. Perché il suo lungo presidio sembra finito, la sentinella non c’è più, a sorvegliare in silenzio le mura vaticane. Sembra realizzarsi la profezia fantateologica di Guido Morselli: quella di una Roma «senza papa», perché il papa c’è, è innegabile, eletto da un conclave formalmente regolare, ma non sarebbe più il legittimo depositario del munus petrinum.
E’ probabile che Benedetto XVI abbia riflettuto a lungo sulle famose righe della Seconda Lettera ai Tessalonicesi, dove Paolo evoca la figura misteriosa del Katéchon, la potenza che «trattiene» l’avvento dell’Anticristo e perciò la fine dei tempi. Che il papa tedesco si attribuisse un ruolo «katechontico», quello di un presidio «frenante», anche dopo le misteriose dimissioni, è più che lecito pensarlo. (1/2)
In questi nove anni dal «gran rifiuto» del 2013 ci si era abituati all’idea assurda di «due papi» conviventi dentro le mura vaticane come a una stravaganza in fondo accettabile o perfino rassicurante (l’argentino vigoroso e rude, il tedesco in pensione, raffinato teologo). Ma solleviamolo, il velo ipnotico dell’abitudine: perché Joseph Ratzinger non ha mai rinunciato alle insegne papali - l’abito bianco, e soprattutto il nome, Benedetto XVI, con cui continuava a firmare la corrispondenza e i propri (pochi) interventi pubblici -, e soprattutto perché è rimasto in Vaticano ? per allontanarsi dalla «tana del lupo», dai molti e troppi cardinali di curia che gli erano ostili, poteva trasferirsi «in più spirabil aere» (anche solo a Castel Gandolfo, o nella sua Baviera).
La risposta più diretta è che, rimanendo ostinatamente in Vaticano, Benedetto ha dimostrato di non accettare fino in fondo la propria stessa «rinuncia». O meglio: di non considerarla valida, malgrado le apparenze. Rinunciando solo formalmente alla dignità petrina, Benedetto XVI è rimasto in Vaticano allo scopo di garantire la presenza di un papa legittimo presso la tomba di Pietro. Formalmente escluso dall’esercizio attivo del ministero petrino, riteneva di esserne ancora il legittimo depositario (il depositario del munus, che è l’essenza del pontificato), e di poter guidare ancora – come in una versione cattolico-romana del wu-wei taoista, dell’«agire non-agendo» - la navicella della Chiesa sul mare agitato del secolo XXI. Tutto si riporta insomma all’enigma insoluto delle sue dimissioni: evidentemente sollecitate, con mezzi che tuttora ignoriamo nel dettaglio e su cui si possono formulare ipotesi, e «recitate» secondo un copione rigoroso, ma che Ratzinger riteneva, lui stesso, invalide, perché richieste da forze esterne a cui opponeva una formidabile riserva mentale. (E’ assai probabile che un eventuale rifiuto di dimettersi avrebbe provocato uno sconquasso, travolgendo la sua persona e la Chiesa stessa; e che la decisione di dimettersi sia stata «libera» nel senso che avrebbe anche potuto non dimettersi, ma che, dimettendosi, risparmiava alla Chiesa la tempesta forse definitiva).
Forte di questa convinzione e di questa certezza, Benedetto è rimasto a «presidiare» per nove anni la sede papale, a testimoniare fino all’ultimo la presenza dello Spirito nel luogo dove già l’ondivago Paolo VI aveva percepito presenze anti-spirituali a dire poco sgradevoli (il «fumo di Satana nel tempio di Dio», nella famosa omelia del 29 giugno 1972), e tali da mettere in pericolo, se fossero prevalse, la stessa sopravvivenza della «divina istituzione».
Non è questione, qui, dei suoi limiti e dei suoi errori: avere «riabilitato» un gesuita futurista come il padre de Chardin – maestro del farneticante Antonio Spadaro - non fu un gesto illuminato, come altri su cui si sorvola. Perché l’efficacia del suo «presidio» stava nella sua fedeltà rocciosa alla tradizione cattolico-romana, compresa la vecchia liturgia, spazzata via dal Vaticano II.
Se le cose stanno così, questo inizio d’anno «senza Benedetto» lascia ammutoliti. Perché il suo lungo presidio sembra finito, la sentinella non c’è più, a sorvegliare in silenzio le mura vaticane. Sembra realizzarsi la profezia fantateologica di Guido Morselli: quella di una Roma «senza papa», perché il papa c’è, è innegabile, eletto da un conclave formalmente regolare, ma non sarebbe più il legittimo depositario del munus petrinum.
E’ probabile che Benedetto XVI abbia riflettuto a lungo sulle famose righe della Seconda Lettera ai Tessalonicesi, dove Paolo evoca la figura misteriosa del Katéchon, la potenza che «trattiene» l’avvento dell’Anticristo e perciò la fine dei tempi. Che il papa tedesco si attribuisse un ruolo «katechontico», quello di un presidio «frenante», anche dopo le misteriose dimissioni, è più che lecito pensarlo. (1/2)
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Ora che il Presidio si è «tolto di mezzo» (come dice, più o meno, la lettera paolina), le forze ostili che Benedetto XVI-Katéchon riteneva di esorcizzare con la sua presenza silenziosa avrebbero una vita più facile. Non è detto che avrebbero «partita vinta». (2/2)
Flavio Piero Cuniberto
Flavio Piero Cuniberto
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⛽️ Benzina attorno ai 2 euro al litro al servito, al self service supera quota 1,8 euro. Il gasolio verso 1,87
ANSA
ANSA
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🛢🇹🇷🇷🇺🇪🇺"La Turchia ha avviato i lavori sul progetto dell'hub del gas proposto dalla Russia, il tempo di preparazione preliminare è di un anno, l'infrastruttura è in fase di valutazione, Ankara si aspetta un gran numero di clienti dall'Europa su questa piattaforma"
- Ministro di Energia e Risorse Naturali Domez
- Ministro di Energia e Risorse Naturali Domez
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Secondo #Putin la fregata è attrezzata con i sistemi missilistici ipersonici Zircon, “che non hanno analoghi al mondo”
📍 Per approfondire: https://bit.ly/3GeTbEQ
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Conseguenze della liquidazione del luogo di schieramento delle forze armate ucraine nell'arena del ghiaccio di Druzhkovka. Tit for tat.
@RVvoenkor
@RVvoenkor
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Gli americani costruiranno un impianto per la produzione di proiettili per l'artiglieria sovietica
- Capitano USA in pensione di 1° grado, ex rappresentante NATO in Russia Harry Tabakh
- Capitano USA in pensione di 1° grado, ex rappresentante NATO in Russia Harry Tabakh
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Forwarded from 🇮🇹🤝🇷🇺Guerra Economia Notizie Analisi🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️🎖️ (Guerran Economia Notizie Analisi)
🇷🇺🚗 🎁🇯🇵Il Ministero dell'Industria e del Commercio ha trasferito le attività in Russia dell'azienda automobilistica Nissan ad AvtoVAZ per il successivo lancio della produzione di auto Lada in collaborazione con produttori stranieri.
📉 Russia: un Paese distrutto dalle sanzioni Occidentali 😁
🇷🇺🚗🎁🇯🇵 The Ministry of Industry and Trade transferred the assets in Russia of the Nissan automobile concern to AvtoVAZ for the subsequent launch of the production of Lada cars in cooperation with foreign manufacturers.
📉 Russia: a country destroyed by Western sanctions 😁
☯🅶🅴🅽🅰🄲🄷🄰🄽🄽🄴🄻
@guerraeconomianotizie
📉 Russia: un Paese distrutto dalle sanzioni Occidentali 😁
🇷🇺🚗🎁🇯🇵 The Ministry of Industry and Trade transferred the assets in Russia of the Nissan automobile concern to AvtoVAZ for the subsequent launch of the production of Lada cars in cooperation with foreign manufacturers.
📉 Russia: a country destroyed by Western sanctions 😁
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@guerraeconomianotizie
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🇬🇧 Financial Times: il Regno Unito affronterà la recessione più forte e più lunga tra i Paesi del G7, dicono gli economisti.
Ovviamente questo è dovuto alla necessità di rientrare dall'enorme passivo sui conti con l'estero. Peccato che le sanzioni contro la Russia peggiorano le cose.
Ovviamente questo è dovuto alla necessità di rientrare dall'enorme passivo sui conti con l'estero. Peccato che le sanzioni contro la Russia peggiorano le cose.
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#Covid Pechino: "Inaccettabili" test a viaggiatori cinesi, "privi di fondamento scientifico".
L’Unione europea offre vaccini gratis alla Cina. La risposta di Pechino: produzione interna è sufficiente.
L’Unione europea offre vaccini gratis alla Cina. La risposta di Pechino: produzione interna è sufficiente.
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Forwarded from L'AntiGlobalista
Media is too big
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#riepilogodelgiorno #primalinea
❗️🇷🇺🇺🇦🎞 La cronaca dell’operazione militare speciale: principali eventi del 31 dicembre 2022 al 2 gennaio 2023 da @rybar
➡️ @italiazforzaverita
❗️🇷🇺🇺🇦🎞 La cronaca dell’operazione militare speciale: principali eventi del 31 dicembre 2022 al 2 gennaio 2023 da @rybar
➡️ @italiazforzaverita
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⚡️🇺🇸 4.000 paracadutisti dell'esercito americano schierati in Romania, nell'ambito di un potenziale piano di contingenza denominato "confronto con la Russia".
@IntelRepublic
@IntelRepublic
💩54👎23😁7🔥5👍4
Assolutamente da leggere.
https://megachip.globalist.it/cervelli-in-fuga/2023/01/03/la-bestia-e-un-numero-e-ci-trasforma-in-numeri/
https://megachip.globalist.it/cervelli-in-fuga/2023/01/03/la-bestia-e-un-numero-e-ci-trasforma-in-numeri/
Megachip
La Bestia è un numero e ci trasforma in numeri | Megachip
Si è spento Joseph Ratzinger, uno dei maggiori pensatori dei nostri tempi. Era il più lucido critico del pensiero transumanista: lascia un vuoto incolmabile.
👍42❤4🎉1
Il fondatore del Club di Roma, Aurelio Peccei, nel suo libro Prima dell'abisso, 1969, dà tre "soluzioni" al problema delle "persone in esubero":
1. "germe o virus" biologico
2. "Sterilizzazione di massa"
3. "Liquidazione di tutte le persone non necessarie"
Nelle pagine precedenti del libro (una pagina prima di quella nell'immagine), Peccei scrive: “(Noi) dobbiamo unirci e dichiarare che l'umanità si trova di fronte a un disastro senza precedenti, e che tutto andrà fuori controllo se non saprà controllare i suoi numeri. ".
—
Non c'è sovrappopolazione, riscaldamento globale, disastri climatici, crisi alimentari e finanziarie. Ci sono solo piani dei globalisti, che passo dopo passo si trasformano in realtà grazie ai suddetti (e molti altri) "strumenti".
https://archive.org/details/chasmahead0000pecc/page/174/mode/1up?q=control&view=theater
1. "germe o virus" biologico
2. "Sterilizzazione di massa"
3. "Liquidazione di tutte le persone non necessarie"
Nelle pagine precedenti del libro (una pagina prima di quella nell'immagine), Peccei scrive: “(Noi) dobbiamo unirci e dichiarare che l'umanità si trova di fronte a un disastro senza precedenti, e che tutto andrà fuori controllo se non saprà controllare i suoi numeri. ".
—
Non c'è sovrappopolazione, riscaldamento globale, disastri climatici, crisi alimentari e finanziarie. Ci sono solo piani dei globalisti, che passo dopo passo si trasformano in realtà grazie ai suddetti (e molti altri) "strumenti".
https://archive.org/details/chasmahead0000pecc/page/174/mode/1up?q=control&view=theater
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