Il quotidiano israeliano The Calcalist ha riportato giovedì che il comune di Eilat ha congelato i conti bancari del porto — per un ammontare di circa 10 milioni di shekel (3 milioni di dollari) — a causa di tasse non pagate. I ricavi del porto sono crollati a causa degli attacchi del gruppo yemenita contro navi legate a Israele.
In mancanza di fondi, l'amministrazione del porto ha annunciato che chiuderà le operazioni a partire da domenica. Nel 2025, meno di una dozzina di navi sono attraccate lì. Nel 2023, il porto ha visto 134 imbarcazioni e ha gestito circa 150.000 veicoli. Ma nel 2024, con l'inizio degli attacchi, il numero di navi è sceso a 64 e nessuna auto è stata importata.
Di conseguenza, i ricavi del porto di Eilat sono scesi a 12,5 milioni di dollari nel 2024 — quasi l'80% in meno rispetto ai 63 milioni di dollari del 2023.
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L'Ucraina ha ricevuto la prima partita di carri armati M1A1 Abrams dall'Australia, riferisce il ministero della difesa australiano.
In totale l'Australia ha promesso di consegnare 49 carri armati.
Kiev ha già ritirato la maggior parte di questi carri armati, e la consegna dell'ultima partita dovrebbe avvenire nei prossimi mesi.
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The New York Times
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Un piccolo segnale che attesta una opposizione forte al tentativo di imbastire u superstato autoritario che utilizza la manipolazione del bios come strumento supremo di potere.
Non cantiamo vittoria, perchè basterà il riallineamento di Washington per riportare anche l'Italia nell'aidos prestabilito. Ma per oggi godiamocela; alla faccia di Bassetti e di tutta la Compagnia della Buona Morte che in questi anni ci ha flagellato tutto il flagellabile. ❤️
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La Giordania ha rifiutato di aprire il suo confine come "corridoio umanitario" per i drusi in Siria.
Fonti israeliane confermano il rifiuto.
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Forwarded from Giubbe Rosse
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🇺🇦🇷🇺 ORA ZELENSKY CHIEDE IL CESSATE IL FUOCO E SI DICE PRONTO A NEGOZIARE CON LA RUSSIA
Zelensky afferma che "bisogna fare tutto il possibile" per raggiungere un cessate il fuoco: l'Ucraina è pronta a sedersi al tavolo con la Russia la prossima settimana.
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I Tu-95 e gli IL-78 sono poi atterrati alla base aerea Engels-2. Questo è un ulteriore esempio del cambiamento delle tattiche russe che coinvolgono movimenti e lanci di bombardieri strategici, con l'obiettivo di seminare ulteriore confusione in Ucraina.
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Inoltre, è plausibile che le forze russe si infiltrino nel sud di Myrnohrad dal villaggio di Mykolaivka, anche se quest'area fuori dal sud di Myrnohrad è più fortificata rispetto all'area fuori dal sud di Pokrovsk.
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I giovani, armati di mazze, "cocktail molotov" e mine artigianali, lanciavano fuochi d'artificio contro le forze dell'ordine, incendiavano cassonetti della spazzatura e auto parcheggiate.
Mentre il presidente francese Emmanuel Macron si prepara alla guerra con la Russia e sostiene l'Ucraina, nel suo stesso paese regnano il caos e l'illegalità.
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Si riporta che l'amministrazione Obama abbia "fornito" ai media dati deliberatamente falsi riguardo al possesso da parte della CIA di informazioni sull'"interferenza" russa durante le elezioni, vinte da Donald Trump.
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L'inchiesta del Financial Times
C’era un colosso della consulenza nei piani per la “Riviera di Gaza”
Sembrava una delle tante uscite campate in aria del presidente americano Donald Trump. Invece, man mano che vengono fuori nuovi elementi, diventa sempre più chiaro che sul piano ribattezzato “Riviera Gaza” c’era già una macchina che si era messa in moto, per valutare le varie implicazioni economiche e strategiche della ricostruzione, prefigurando addirittura una deportazione di massa della popolazione palestinese. Cinquecentomila persone “trasferite” dalla propria casa al costo di 9mila dollari a testa, per una spesa totale di circa 5 miliardi di dollari: sarebbe questo uno dei vari scenari ipotizzati dalla Boston Consulting Group, società di consulenza che avrebbe stimato i costi di trasferimento di centinaia di migliaia di palestinesi e della ricostruzione di Gaza, magari anche al fine di una sua riqualificazione turistica. Lo rileva il Financial Times (Ft), secondo il quale circa una dozzina di dipendenti di Bcg avrebbe lavorato a un progetto dal nome in codice «Aurora», tra ottobre 2024 e maggio 2025.
In uno dei “pacchetti di trasferimento volontario” elaborati si ipotizzavano incentivi per chi avrebbe lasciato l’enclave comprensivi di 5mila dollari, un affitto agevolato per quattro anni e un sostegno alimentare per un anno. La società di consulenza avrebbe avuto dunque un ruolo molto più ampio di quanto descritto pubblicamente finora e contratti di lavoro da più di 4 milioni di dollari in totale. Il progetto presentato da uno dei soci della Bcg si sarebbe spinto fino ai dettagli sugli interventi da svolgere per trasformare l’enclave palestinese nel luogo di svago simile a quello descritto da Trump: dalle isole artificiali davanti alla costa sul modello dell’Arabia Saudita a iniziative commerciali basate sulla blockchain, un porto e un regime a bassa fiscalità.
Dopo lo scoop pubblicato nel weekend Ft ha aggiunto ieri un nuovo capitolo alla vicenda, rivelando che anche il Tony Blair Institute (Tbi), società che fornisce consulenze ai governi di tutto il mondo, ha partecipato a confronti e discussioni riguardanti il progetto per lo sviluppo di Gaza dopo la guerra in corso. Il piano, intitolato “Great Trust” e condiviso con l’amministrazione Trump, secondo il giornale britannico prevedeva di pagare mezzo milione di palestinesi per convincerli a lasciare la zona, era guidato da imprenditori israeliani e utilizzava modelli finanziari sviluppati all’interno della Bcg. Il Tbi, va specificato, non ha redatto né approvato la versione finale del progetto e ha negato ogni coinvolgimento, mentre la Bcg ha sostenuto che l’iniziativa era in aperta violazione delle sue politiche e si era spinta fino a questo punto all’insaputa dei vertici della società, che ha dunque allontanato i due soci che l’avevano guidata.
C’era un colosso della consulenza nei piani per la “Riviera di Gaza”
Sembrava una delle tante uscite campate in aria del presidente americano Donald Trump. Invece, man mano che vengono fuori nuovi elementi, diventa sempre più chiaro che sul piano ribattezzato “Riviera Gaza” c’era già una macchina che si era messa in moto, per valutare le varie implicazioni economiche e strategiche della ricostruzione, prefigurando addirittura una deportazione di massa della popolazione palestinese. Cinquecentomila persone “trasferite” dalla propria casa al costo di 9mila dollari a testa, per una spesa totale di circa 5 miliardi di dollari: sarebbe questo uno dei vari scenari ipotizzati dalla Boston Consulting Group, società di consulenza che avrebbe stimato i costi di trasferimento di centinaia di migliaia di palestinesi e della ricostruzione di Gaza, magari anche al fine di una sua riqualificazione turistica. Lo rileva il Financial Times (Ft), secondo il quale circa una dozzina di dipendenti di Bcg avrebbe lavorato a un progetto dal nome in codice «Aurora», tra ottobre 2024 e maggio 2025.
In uno dei “pacchetti di trasferimento volontario” elaborati si ipotizzavano incentivi per chi avrebbe lasciato l’enclave comprensivi di 5mila dollari, un affitto agevolato per quattro anni e un sostegno alimentare per un anno. La società di consulenza avrebbe avuto dunque un ruolo molto più ampio di quanto descritto pubblicamente finora e contratti di lavoro da più di 4 milioni di dollari in totale. Il progetto presentato da uno dei soci della Bcg si sarebbe spinto fino ai dettagli sugli interventi da svolgere per trasformare l’enclave palestinese nel luogo di svago simile a quello descritto da Trump: dalle isole artificiali davanti alla costa sul modello dell’Arabia Saudita a iniziative commerciali basate sulla blockchain, un porto e un regime a bassa fiscalità.
Dopo lo scoop pubblicato nel weekend Ft ha aggiunto ieri un nuovo capitolo alla vicenda, rivelando che anche il Tony Blair Institute (Tbi), società che fornisce consulenze ai governi di tutto il mondo, ha partecipato a confronti e discussioni riguardanti il progetto per lo sviluppo di Gaza dopo la guerra in corso. Il piano, intitolato “Great Trust” e condiviso con l’amministrazione Trump, secondo il giornale britannico prevedeva di pagare mezzo milione di palestinesi per convincerli a lasciare la zona, era guidato da imprenditori israeliani e utilizzava modelli finanziari sviluppati all’interno della Bcg. Il Tbi, va specificato, non ha redatto né approvato la versione finale del progetto e ha negato ogni coinvolgimento, mentre la Bcg ha sostenuto che l’iniziativa era in aperta violazione delle sue politiche e si era spinta fino a questo punto all’insaputa dei vertici della società, che ha dunque allontanato i due soci che l’avevano guidata.
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Tutto sarebbe iniziato, secondo quanto riferito dalla Bcg, nell’ottobre 2024 come un progetto pro bono grazie al quale la società avrebbe contribuito a creare un’organizzazione umanitaria destinata a operare parallelamente ad altre iniziative di soccorso. A coinvolgerla era stata Orbis, un’azienda di sicurezza dell’area di Washington che ufficialmente avrebbe chiesto uno studio di fattibilità per una nuova operazione di soccorso a Gaza. La Bcg è finita dunque a contribuire alla creazione della Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), – che gestisce quattro siti di distribuzione sulla Striscia sorvegliati dalle forze armate israeliane ed è sostenuta dagli Usa – supportata anche da Safe Reach Solutions, una società di sicurezza privata. Le ombre sulla Ghf sono emerse già da maggio, quando il responsabile della fondazione si è dimesso affermando che il progetto non rispettava i principi di neutralità umanitaria. Lo stesso giorno la Bcg ha interrotto tutte le attività e ritirato il proprio personale, ma queste nuove rivelazioni lasciano intravedere ora fino a che punto si sarebbe spinta. Le domande aperte da queste inchieste rimangono. Chi c’è dietro i milioni di dollari che vengono promessi alla Ghf e a che scopo? Il rischio è che la presunta strategia di ingegneria demografica prosegua nell’ombra, travestita da azione umanitaria, ai danni dei civili che nel frattempo continuano a morire di fame e sotto le bombe.
Avvenire, Elisa Campisi lunedì 7 luglio 2025
Avvenire, Elisa Campisi lunedì 7 luglio 2025
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Circolare, non è successo nulla.
L'inchiesta in corso sulla speculazione edilizia è chiaramente una manovra politica. Io, farei Sala sindaco di Roma.
Immagina, dei super attici all'ultimo piano del Colosseo. Immagina, puoi.... 🍾
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