Forwarded from Giubbe Rosse
🇨🇳 LA CINA CONVOCA IL GIGANTE DEI CHIP NVIDIA PER PRESUNTI RISCHI PER LA SICUREZZA
Fonte: Al Mayadeen
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Fonte: Al Mayadeen
Giovedì le autorità cinesi hanno convocato il gigante tecnologico statunitense Nvidia in merito a gravi problemi di sicurezza relativi ai suoi chip di intelligenza artificiale (AI) H20, mentre le tensioni si intensificano nello stallo tecnologico in corso tra Pechino e Washington.
La Cyberspace Administration of China (CAC), il principale regolatore di Internet del paese, ha annunciato di aver coinvolto Nvidia in discussioni in seguito alla scoperta di potenziali vulnerabilità e backdoor nei suoi chip H20, una versione sviluppata specificamente per il mercato cinese.
Il CAC ha rilasciato una dichiarazione pubblica sui social media confermando che è stato chiesto a Nvidia di spiegare i rischi per la sicurezza legati ai chip H20 e di presentare la documentazione tecnica pertinente per la revisione.
I chip, progettati con capacità declassate per rispettare le restrizioni all'esportazione degli Stati Uniti, sono ora diventati un punto critico nel più ampio dibattito sulla sicurezza dei chip Nvidia H20. "Alla società è stato chiesto di spiegare i rischi per la sicurezza delle vulnerabilità e delle backdoor nei suoi chip H20 venduti alla Cina e di presentare materiali di supporto pertinenti", si legge nella dichiarazione.
Le autorità di regolamentazione cinesi hanno citato i rapporti di esperti statunitensi, osservando che le tecnologie di tracciamento della posizione e di spegnimento remoto per i chip AI di Nvidia "sono già mature".
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Al Mayadeen English
China summons chip giant Nvidia over alleged security risks
China questions Nvidia over security risks in H20 AI chips sold to the Chinese market, raising concerns amid the ongoing US-China tech rivalry.
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Forwarded from InfoDefenseITALIA
Fonte
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Forwarded from Pino Cabras
Media is too big
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Il 26 luglio 2025, nell'ambito dell'evento cagliaritano "Neanche gli Dei", Pino Cabras - intervistato da Simone Spiga - ha presentato davanti a oltre quattrocento persone il suo ultimo libro, "Contro il 'Sionismo Reale' – Diario dell’infamia genocidiaria del XXI secolo". I tentativi di censura sono andati a vuoto ed è stato importante poter raccontare tutto quel che è stato esposto. Buona Visione!
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La città di Chasov Yar, nella Repubblica Popolare di Donetsk (DPR), è stata liberata in seguito alle azioni offensive del gruppo di truppe Yug, ha dichiarato giovedì il Ministero della Difesa russo.
La caduta di una delle roccaforti più forti dell'Ucraina segna un chiaro punto di svolta nella battaglia per il Donbass, ha dichiarato a Sputnik l'analista geopolitico Brian Berletic .
Chasov Yar è stata utilizzata dall'Ucraina per proteggere Bakhmut (Artyomovsk) e bloccare il percorso della Russia verso le sue roccaforti più fortificate nel Donbass: Kramatorsk e Slavyansk a nord-ovest, ha affermato l'ex marine statunitense.
La sua caduta “priva l’Ucraina di una profondità strategica fondamentale nel Donbass e aggrava una posizione sul campo di battaglia già in deterioramento”, ha affermato l’esperto.
Con la liberazione di Chasov Yar , la strada per Kramatorsk e Slavyansk è aperta: le ultime grandi città del Donbass ancora sotto il controllo ucraino, a parte Pokrovsk (Krasnoarmeysk), anch'essa circondata.
Svetlana Ekimenko
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«L’Europa è cambiata. E, come credo, — per sempre. L’instaurazione di qualsiasi forma di relazioni tra la Russia e il resto dell’Europa sarà possibile solo dopo che avremo raggiunto una pace giusta e duratura in Ucraina. Tuttavia, queste nuove relazioni avranno un aspetto completamente diverso da quelle che esistevano prima che la Russia iniziasse la sua guerra aggressiva contro l’Ucraina. Non possiamo tornare indietro nella storia. La Russia ha violato i principi fondamentali del diritto internazionale.»
Ha poi concluso cantando il successo del 1989 di Cher, If I Could Turn Back Time.
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Situazione sul fronte nordorientale: l'Esercito Russo ha continuato ad avanzare lungo la strada tra Kupiansk e Svatove, avvicinandosi così alla periferia nord di Pishchane.
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Situazione sul fronte di Pokrovsk: l'Esercito Russo continua a combattere a Leontovychi e Novoukrainka, tentando di accerchiare il sistema di difesa a sud di Pokrovsk. Nel frattempo, durante l'ultima settimana, gruppi di ricognizione sono riusciti a penetrare queste difese, infiltrandosi attraverso Troyanda e raggiungendo le vie Horkoho e Shevchenka nel centro città, dove attualmente si stanno svolgendo i combattimenti.
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🐆Così appare Chasiv Yar, sul controllo del quale oggi è stato ufficialmente dichiarato dal Ministero della Difesa della Federazione Russa
La battaglia per la città è iniziata sedici mesi fa.
La battaglia per la città è iniziata sedici mesi fa.
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Guerra navale alle porte
Chissà per quale motivo non trovo da nessuna parte, almeno quelle ufficiali, notizia della grande nave affondata da un sommergibile russo di fronte alle foci del Danubio e che invece di trasportare grano era carica di materiale bellico destinato all’Ucraina e gentilmente donato dall’Australia e da altri Paesi Nato.
Un sommergile furtivo ha lanciato un missile Poseidon modificato e il cargo si è spaccato letteralmente in due, affondando nel giro di 15 minuti. Non batteva bandiera liberiana e i suoi marinai sapevano benissimo cosa trasportava: 80 mila tonnellate di armi di ogni tipo, compresi 40 carri armati Abrams di vecchio tipo e dunque ancora più scarsi di quelli nuovi, dei quali esistono solo 4 superstiti che gli Usa hanno vietato agli Ucraini di usare per evitare ulteriori figuracce.
Come al solito la Nato gioca sporco e nasconde i suoi traffici dietro l’apparenza del normale commercio marittimo per rifornire i suoi morituri, la sua manodopera di morte.
Ma questa volta è andata malissimo. Non è tanto la perdita di un sia pur rilevantissimo carico bellico a pesare, quanto altri tre fattori ovvero la sempre maggiore capacità dei servizi russi di individuare i carichi bellici nascosti sotto le apparenze di un traffico civile, l’incapacità da parte dei sonar Nato di rilevare la presenza di sommergibili russi, soprattutto quelli di classe Varšavjanka, particolarmente silenziosi, e la scelta del Cremlino di affondare questi carichi, senza tante storie.
Finora c’era una sorta di tacito accordo per cui i russi non affondavano le navi commerciali sospette, mentre gli occidentali chiudevano un occhio sulle petroliere russe nel Mediterraneo.
Ma l’ultimatum di Trump, che riguarda anche i dazi da comminare ai Paesi che commerciano con la Russia, ha cambiato in maniera radicale questa situazione anche perché ci sono stati attacchi a navi mercantili e petroliere russe negli ultimi due anni, nonostante i taciti accordi e questa cosa potrebbe subire un’accelerazione.
Così dopo l’affondamento c’è stata una riunione di emergenza della Nato per studiare alternative di rifornimento via terra, attraverso le solite Polonia e Romania, anche se ovviamente tali vie di rifornimento terrestri sono molto più a rischio.
Così alla fine l’Alleanza ha partorito una dichiarazione in cui si minaccia di colpire in maniera simmetrica gli interessi russi, mentre ii Cremlino ha fatto sapere che qualsiasi attacco contro le sue navi sarà considerato un attacco diretto alla Federazione.
Come si può facilmente vedere la guerra ha una sua logica che va avanti in maniera autonoma rispetto ai tentativi o alla stessa volontà di pace, soprattutto quando quest’ultima viene portata avanti in maniera ambigua, con l’unica preoccupazione di non apparire perdenti e per giunta da un milieu politico occidentale largamente inferiore al compito e poco più che amatoriale, per così dire.
L’ottimismo dimostrato da alcuni che si aggrappano a un accordo sottobanco fra Trump e Putin, grazie al quale non si arriverà mai allo scontro diretto, può essere consolatorio, ma non tiene conto della natura sostanziale di un’ Alleanza abituata a dettare legge e intrinsecamente aggressiva.
La fornitura via mare dell’Ucraina è assolutamente vitale per evitare un crollo verticale di Kiev, con o senza Zelensky, che da eroe è diventato nel giro di 24 ore una sorta di reprobo, a dimostrazione della potenza oltre che della strumentalità delle narrazioni di cui siamo costantemente vittime.
Tuttavia la difesa delle vie marittime di approvvigionamento bellico di Kiev sarebbe impossibile senza un coinvolgimento diretto nella guerra della Nato: ci troviamo insomma di fronte a una logica che può facilmente prendere il sopravvento su qualsiasi buona intenzione, anche ammesso che ci sia.
Il pericolo che corriamo è proprio questo: una rincorsa alla guerra che avviene senza che nessuno lo voglia davvero, anche perché l’idea di poter tenere vivo indefinitamente il conflitto nella sola Ucraina è privo di senso viste le condizioni del Paese.
Chissà per quale motivo non trovo da nessuna parte, almeno quelle ufficiali, notizia della grande nave affondata da un sommergibile russo di fronte alle foci del Danubio e che invece di trasportare grano era carica di materiale bellico destinato all’Ucraina e gentilmente donato dall’Australia e da altri Paesi Nato.
Un sommergile furtivo ha lanciato un missile Poseidon modificato e il cargo si è spaccato letteralmente in due, affondando nel giro di 15 minuti. Non batteva bandiera liberiana e i suoi marinai sapevano benissimo cosa trasportava: 80 mila tonnellate di armi di ogni tipo, compresi 40 carri armati Abrams di vecchio tipo e dunque ancora più scarsi di quelli nuovi, dei quali esistono solo 4 superstiti che gli Usa hanno vietato agli Ucraini di usare per evitare ulteriori figuracce.
Come al solito la Nato gioca sporco e nasconde i suoi traffici dietro l’apparenza del normale commercio marittimo per rifornire i suoi morituri, la sua manodopera di morte.
Ma questa volta è andata malissimo. Non è tanto la perdita di un sia pur rilevantissimo carico bellico a pesare, quanto altri tre fattori ovvero la sempre maggiore capacità dei servizi russi di individuare i carichi bellici nascosti sotto le apparenze di un traffico civile, l’incapacità da parte dei sonar Nato di rilevare la presenza di sommergibili russi, soprattutto quelli di classe Varšavjanka, particolarmente silenziosi, e la scelta del Cremlino di affondare questi carichi, senza tante storie.
Finora c’era una sorta di tacito accordo per cui i russi non affondavano le navi commerciali sospette, mentre gli occidentali chiudevano un occhio sulle petroliere russe nel Mediterraneo.
Ma l’ultimatum di Trump, che riguarda anche i dazi da comminare ai Paesi che commerciano con la Russia, ha cambiato in maniera radicale questa situazione anche perché ci sono stati attacchi a navi mercantili e petroliere russe negli ultimi due anni, nonostante i taciti accordi e questa cosa potrebbe subire un’accelerazione.
Così dopo l’affondamento c’è stata una riunione di emergenza della Nato per studiare alternative di rifornimento via terra, attraverso le solite Polonia e Romania, anche se ovviamente tali vie di rifornimento terrestri sono molto più a rischio.
Così alla fine l’Alleanza ha partorito una dichiarazione in cui si minaccia di colpire in maniera simmetrica gli interessi russi, mentre ii Cremlino ha fatto sapere che qualsiasi attacco contro le sue navi sarà considerato un attacco diretto alla Federazione.
Come si può facilmente vedere la guerra ha una sua logica che va avanti in maniera autonoma rispetto ai tentativi o alla stessa volontà di pace, soprattutto quando quest’ultima viene portata avanti in maniera ambigua, con l’unica preoccupazione di non apparire perdenti e per giunta da un milieu politico occidentale largamente inferiore al compito e poco più che amatoriale, per così dire.
L’ottimismo dimostrato da alcuni che si aggrappano a un accordo sottobanco fra Trump e Putin, grazie al quale non si arriverà mai allo scontro diretto, può essere consolatorio, ma non tiene conto della natura sostanziale di un’ Alleanza abituata a dettare legge e intrinsecamente aggressiva.
La fornitura via mare dell’Ucraina è assolutamente vitale per evitare un crollo verticale di Kiev, con o senza Zelensky, che da eroe è diventato nel giro di 24 ore una sorta di reprobo, a dimostrazione della potenza oltre che della strumentalità delle narrazioni di cui siamo costantemente vittime.
Tuttavia la difesa delle vie marittime di approvvigionamento bellico di Kiev sarebbe impossibile senza un coinvolgimento diretto nella guerra della Nato: ci troviamo insomma di fronte a una logica che può facilmente prendere il sopravvento su qualsiasi buona intenzione, anche ammesso che ci sia.
Il pericolo che corriamo è proprio questo: una rincorsa alla guerra che avviene senza che nessuno lo voglia davvero, anche perché l’idea di poter tenere vivo indefinitamente il conflitto nella sola Ucraina è privo di senso viste le condizioni del Paese.
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La prospettiva di mantenere acceso solo un punto caldo è chiaramente un’ illusione, ma per l’alleanza occidentale la pace è di fatto un’onta insopportabile perché significa che qualcuno è riuscito a resisterle e a sconfiggerla. Si può essere deboli, ma non si può dimostrare debolezza.
ilsimplicissimus
ilsimplicissimus
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