Forwarded from Pino Cabras
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Il 26 luglio 2025, nell'ambito dell'evento cagliaritano "Neanche gli Dei", Pino Cabras - intervistato da Simone Spiga - ha presentato davanti a oltre quattrocento persone il suo ultimo libro, "Contro il 'Sionismo Reale' – Diario dell’infamia genocidiaria del XXI secolo". I tentativi di censura sono andati a vuoto ed è stato importante poter raccontare tutto quel che è stato esposto. Buona Visione!
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La città di Chasov Yar, nella Repubblica Popolare di Donetsk (DPR), è stata liberata in seguito alle azioni offensive del gruppo di truppe Yug, ha dichiarato giovedì il Ministero della Difesa russo.
La caduta di una delle roccaforti più forti dell'Ucraina segna un chiaro punto di svolta nella battaglia per il Donbass, ha dichiarato a Sputnik l'analista geopolitico Brian Berletic .
Chasov Yar è stata utilizzata dall'Ucraina per proteggere Bakhmut (Artyomovsk) e bloccare il percorso della Russia verso le sue roccaforti più fortificate nel Donbass: Kramatorsk e Slavyansk a nord-ovest, ha affermato l'ex marine statunitense.
La sua caduta “priva l’Ucraina di una profondità strategica fondamentale nel Donbass e aggrava una posizione sul campo di battaglia già in deterioramento”, ha affermato l’esperto.
Con la liberazione di Chasov Yar , la strada per Kramatorsk e Slavyansk è aperta: le ultime grandi città del Donbass ancora sotto il controllo ucraino, a parte Pokrovsk (Krasnoarmeysk), anch'essa circondata.
Svetlana Ekimenko
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«L’Europa è cambiata. E, come credo, — per sempre. L’instaurazione di qualsiasi forma di relazioni tra la Russia e il resto dell’Europa sarà possibile solo dopo che avremo raggiunto una pace giusta e duratura in Ucraina. Tuttavia, queste nuove relazioni avranno un aspetto completamente diverso da quelle che esistevano prima che la Russia iniziasse la sua guerra aggressiva contro l’Ucraina. Non possiamo tornare indietro nella storia. La Russia ha violato i principi fondamentali del diritto internazionale.»
Ha poi concluso cantando il successo del 1989 di Cher, If I Could Turn Back Time.
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Situazione sul fronte nordorientale: l'Esercito Russo ha continuato ad avanzare lungo la strada tra Kupiansk e Svatove, avvicinandosi così alla periferia nord di Pishchane.
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Situazione sul fronte di Pokrovsk: l'Esercito Russo continua a combattere a Leontovychi e Novoukrainka, tentando di accerchiare il sistema di difesa a sud di Pokrovsk. Nel frattempo, durante l'ultima settimana, gruppi di ricognizione sono riusciti a penetrare queste difese, infiltrandosi attraverso Troyanda e raggiungendo le vie Horkoho e Shevchenka nel centro città, dove attualmente si stanno svolgendo i combattimenti.
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🐆Così appare Chasiv Yar, sul controllo del quale oggi è stato ufficialmente dichiarato dal Ministero della Difesa della Federazione Russa
La battaglia per la città è iniziata sedici mesi fa.
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Guerra navale alle porte
Chissà per quale motivo non trovo da nessuna parte, almeno quelle ufficiali, notizia della grande nave affondata da un sommergibile russo di fronte alle foci del Danubio e che invece di trasportare grano era carica di materiale bellico destinato all’Ucraina e gentilmente donato dall’Australia e da altri Paesi Nato.
Un sommergile furtivo ha lanciato un missile Poseidon modificato e il cargo si è spaccato letteralmente in due, affondando nel giro di 15 minuti. Non batteva bandiera liberiana e i suoi marinai sapevano benissimo cosa trasportava: 80 mila tonnellate di armi di ogni tipo, compresi 40 carri armati Abrams di vecchio tipo e dunque ancora più scarsi di quelli nuovi, dei quali esistono solo 4 superstiti che gli Usa hanno vietato agli Ucraini di usare per evitare ulteriori figuracce.
Come al solito la Nato gioca sporco e nasconde i suoi traffici dietro l’apparenza del normale commercio marittimo per rifornire i suoi morituri, la sua manodopera di morte.
Ma questa volta è andata malissimo. Non è tanto la perdita di un sia pur rilevantissimo carico bellico a pesare, quanto altri tre fattori ovvero la sempre maggiore capacità dei servizi russi di individuare i carichi bellici nascosti sotto le apparenze di un traffico civile, l’incapacità da parte dei sonar Nato di rilevare la presenza di sommergibili russi, soprattutto quelli di classe Varšavjanka, particolarmente silenziosi, e la scelta del Cremlino di affondare questi carichi, senza tante storie.
Finora c’era una sorta di tacito accordo per cui i russi non affondavano le navi commerciali sospette, mentre gli occidentali chiudevano un occhio sulle petroliere russe nel Mediterraneo.
Ma l’ultimatum di Trump, che riguarda anche i dazi da comminare ai Paesi che commerciano con la Russia, ha cambiato in maniera radicale questa situazione anche perché ci sono stati attacchi a navi mercantili e petroliere russe negli ultimi due anni, nonostante i taciti accordi e questa cosa potrebbe subire un’accelerazione.
Così dopo l’affondamento c’è stata una riunione di emergenza della Nato per studiare alternative di rifornimento via terra, attraverso le solite Polonia e Romania, anche se ovviamente tali vie di rifornimento terrestri sono molto più a rischio.
Così alla fine l’Alleanza ha partorito una dichiarazione in cui si minaccia di colpire in maniera simmetrica gli interessi russi, mentre ii Cremlino ha fatto sapere che qualsiasi attacco contro le sue navi sarà considerato un attacco diretto alla Federazione.
Come si può facilmente vedere la guerra ha una sua logica che va avanti in maniera autonoma rispetto ai tentativi o alla stessa volontà di pace, soprattutto quando quest’ultima viene portata avanti in maniera ambigua, con l’unica preoccupazione di non apparire perdenti e per giunta da un milieu politico occidentale largamente inferiore al compito e poco più che amatoriale, per così dire.
L’ottimismo dimostrato da alcuni che si aggrappano a un accordo sottobanco fra Trump e Putin, grazie al quale non si arriverà mai allo scontro diretto, può essere consolatorio, ma non tiene conto della natura sostanziale di un’ Alleanza abituata a dettare legge e intrinsecamente aggressiva.
La fornitura via mare dell’Ucraina è assolutamente vitale per evitare un crollo verticale di Kiev, con o senza Zelensky, che da eroe è diventato nel giro di 24 ore una sorta di reprobo, a dimostrazione della potenza oltre che della strumentalità delle narrazioni di cui siamo costantemente vittime.
Tuttavia la difesa delle vie marittime di approvvigionamento bellico di Kiev sarebbe impossibile senza un coinvolgimento diretto nella guerra della Nato: ci troviamo insomma di fronte a una logica che può facilmente prendere il sopravvento su qualsiasi buona intenzione, anche ammesso che ci sia.
Il pericolo che corriamo è proprio questo: una rincorsa alla guerra che avviene senza che nessuno lo voglia davvero, anche perché l’idea di poter tenere vivo indefinitamente il conflitto nella sola Ucraina è privo di senso viste le condizioni del Paese.
Chissà per quale motivo non trovo da nessuna parte, almeno quelle ufficiali, notizia della grande nave affondata da un sommergibile russo di fronte alle foci del Danubio e che invece di trasportare grano era carica di materiale bellico destinato all’Ucraina e gentilmente donato dall’Australia e da altri Paesi Nato.
Un sommergile furtivo ha lanciato un missile Poseidon modificato e il cargo si è spaccato letteralmente in due, affondando nel giro di 15 minuti. Non batteva bandiera liberiana e i suoi marinai sapevano benissimo cosa trasportava: 80 mila tonnellate di armi di ogni tipo, compresi 40 carri armati Abrams di vecchio tipo e dunque ancora più scarsi di quelli nuovi, dei quali esistono solo 4 superstiti che gli Usa hanno vietato agli Ucraini di usare per evitare ulteriori figuracce.
Come al solito la Nato gioca sporco e nasconde i suoi traffici dietro l’apparenza del normale commercio marittimo per rifornire i suoi morituri, la sua manodopera di morte.
Ma questa volta è andata malissimo. Non è tanto la perdita di un sia pur rilevantissimo carico bellico a pesare, quanto altri tre fattori ovvero la sempre maggiore capacità dei servizi russi di individuare i carichi bellici nascosti sotto le apparenze di un traffico civile, l’incapacità da parte dei sonar Nato di rilevare la presenza di sommergibili russi, soprattutto quelli di classe Varšavjanka, particolarmente silenziosi, e la scelta del Cremlino di affondare questi carichi, senza tante storie.
Finora c’era una sorta di tacito accordo per cui i russi non affondavano le navi commerciali sospette, mentre gli occidentali chiudevano un occhio sulle petroliere russe nel Mediterraneo.
Ma l’ultimatum di Trump, che riguarda anche i dazi da comminare ai Paesi che commerciano con la Russia, ha cambiato in maniera radicale questa situazione anche perché ci sono stati attacchi a navi mercantili e petroliere russe negli ultimi due anni, nonostante i taciti accordi e questa cosa potrebbe subire un’accelerazione.
Così dopo l’affondamento c’è stata una riunione di emergenza della Nato per studiare alternative di rifornimento via terra, attraverso le solite Polonia e Romania, anche se ovviamente tali vie di rifornimento terrestri sono molto più a rischio.
Così alla fine l’Alleanza ha partorito una dichiarazione in cui si minaccia di colpire in maniera simmetrica gli interessi russi, mentre ii Cremlino ha fatto sapere che qualsiasi attacco contro le sue navi sarà considerato un attacco diretto alla Federazione.
Come si può facilmente vedere la guerra ha una sua logica che va avanti in maniera autonoma rispetto ai tentativi o alla stessa volontà di pace, soprattutto quando quest’ultima viene portata avanti in maniera ambigua, con l’unica preoccupazione di non apparire perdenti e per giunta da un milieu politico occidentale largamente inferiore al compito e poco più che amatoriale, per così dire.
L’ottimismo dimostrato da alcuni che si aggrappano a un accordo sottobanco fra Trump e Putin, grazie al quale non si arriverà mai allo scontro diretto, può essere consolatorio, ma non tiene conto della natura sostanziale di un’ Alleanza abituata a dettare legge e intrinsecamente aggressiva.
La fornitura via mare dell’Ucraina è assolutamente vitale per evitare un crollo verticale di Kiev, con o senza Zelensky, che da eroe è diventato nel giro di 24 ore una sorta di reprobo, a dimostrazione della potenza oltre che della strumentalità delle narrazioni di cui siamo costantemente vittime.
Tuttavia la difesa delle vie marittime di approvvigionamento bellico di Kiev sarebbe impossibile senza un coinvolgimento diretto nella guerra della Nato: ci troviamo insomma di fronte a una logica che può facilmente prendere il sopravvento su qualsiasi buona intenzione, anche ammesso che ci sia.
Il pericolo che corriamo è proprio questo: una rincorsa alla guerra che avviene senza che nessuno lo voglia davvero, anche perché l’idea di poter tenere vivo indefinitamente il conflitto nella sola Ucraina è privo di senso viste le condizioni del Paese.
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La prospettiva di mantenere acceso solo un punto caldo è chiaramente un’ illusione, ma per l’alleanza occidentale la pace è di fatto un’onta insopportabile perché significa che qualcuno è riuscito a resisterle e a sconfiggerla. Si può essere deboli, ma non si può dimostrare debolezza.
ilsimplicissimus
ilsimplicissimus
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"Mi dimetto e mi ricandido, subito al voto". È indagato per corruzione.
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"Perfettamente consapevoli che la maggior parte del traffico marittimo del commercio estero passa attraverso il nord-ovest della Russia, i nostri avversari hanno lanciato una caccia alle navi russe e alle navi di paesi terzi che trasportano il nostro carico. Stanno preparando e mettendo in atto provocazioni, tentando di rivedere unilateralmente le norme del diritto marittimo internazionale, e stanno anche militarizzando attivamente il Mar Baltico", ha affermato Patrushev.
Ha sottolineato che l’Occidente ha già iniziato a mettere gradualmente in atto azioni provocatorie pianificate in diverse sezioni del Corridoio di Trasporto Transartico. Per bloccare il Baltico alla navigazione commerciale russa, Bruxelles ha lanciato la missione Baltic Sentry, che può essere attivata in qualsiasi momento come missione di blocco, ha aggiunto Patrushev.
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