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“COLLOCARE IL (BISTRATTATO) MEDIOEVO NELLA GIUSTA PROSPETTIVA”
di Franco Cardini
L’articolo a firma di Franco Cardini apparso il 31 luglio 2025 sull'Osservatore romano, riproposto qui:
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La discussione suscitata dal documento dedicato alla storia da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito, che si apre con una frase tanto perentoria quanto impegnativa («Solo l’Occidente conosce la Storia»), ha suscitato a vari livelli un dibattito molto significativo. Fra gli altri argomenti proposti, è apparso singolare come l’età medievale, tanto presente nella memoria comunitaria (basti pensare a Dante) nonché nel paesaggio soprattutto urbano e nelle arti del nostro paese, sia relegata alla fine del V anno del ciclo della scuola primaria riguardo al periodo intercorso tra le fine dell’impero romano d’Occidente e l’espansione islamica (secc. VII-IX), mentre l’intensa fase socioculturale compresa tra l’esperienza di Carlomagno e l’alba della Modernità con l’Umanesimo e il Rinascimento venga compressa nella prima metà del primo anno della scuola secondaria.
Tra le ragioni delle perplessità con le quali la proposta ministeriale è stata accolta, astraendo qui da altri aspetti e momenti della storia nel suo complesso, sembra opportuno sottolineare il trattamento riservato al medioevo sia per la sua eccessiva compendiosità, sia per l’inadeguatezza del rapporto che questa fretta e questa superficialità provoca rispetto a due argomenti di fondo: propriamente storico il primo, socioculturale e connesso con il nostro vivo presente il secondo.
Primo: la centralità del periodo che convenzionalmente (e ormai fino dal Tre-Quattrocento) viene indicato con il termine “medioevo” proprio nella costruzione di quella coscienza identitaria occidentale e in particolar modo italiana che sta esplicitamente tanto a cuore agli estensori del progetto ministeriale. Mentre è molto discutibile che “solo” l’Occidente abbia “conosciuto” (sic) la storia, è fuor di dubbio che il medioevo come età di transizione tra Antichità e Modernità è stato proposto come dimensione originale e specifico nel corso di un lungo e intenso dibattito che in Europa ha attraversato i secoli: dall’avversione umanistica alla svalutazione illuministica alla rivendicazione a tratti perfino apologetica del Romanticismo. Una maggior attenzione per il medioevo — i cui caratteri originali sono talora serviti ai nostri studiosi anche per indicare, ma solo in senso traslato, momenti e caratteri salienti di culture “altre” (un “medioevo” ellenico, o “giapponese”, o “etiopico”) — sarà necessaria ai nostri ragazzi proprio per meglio comprendere quel che della cultura occidentale è specifico rispetto alle altre (a cominciare dal ruolo centrale del cristianesimo latino) e al tempo stesso la portata della Modernità come vera e propria rivoluzione rispetto alle epoche precedenti.
Secondo: e qui è necessario guardarsi attorno, specie nelle culture giovanili. Sia revival di un fenomeno già accaduto (ad esempio ai primi dell’Ottocento), sia effetto di premesse e di condizioni del tutto nuove, oggi — mentre l’insegnamento scolastico e universitario è in grave crisi e la lettura della carta stampata precipita — il medioevo impazza: sul grande e sul piccolo schermo, nei war games e nei “giochi di ruolo”, nelle varie forme di letteratura narrativa comprese fantastoria e fumettistica, nelle feste e nelle saghe cittadine con momenti di speciale intensità come il Calendimaggio d’Assisi e la Settimana Medievale di Gubbio che attraggono addirittura masse di partecipanti con immediate ripercussioni anche sulla vita economica (il turismo, la ristorazione, le molte forme di proposte nello spettacolo, l’inattesa e insospettata nascita di vari tipi di produzione artigiana), la nascita o la rinascita di sodalizi che hanno fatto riscoprire soprattutto alle giovani generazioni la gioia del vivere e soprattutto di giocare insieme.
di Franco Cardini
L’articolo a firma di Franco Cardini apparso il 31 luglio 2025 sull'Osservatore romano, riproposto qui:
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La discussione suscitata dal documento dedicato alla storia da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito, che si apre con una frase tanto perentoria quanto impegnativa («Solo l’Occidente conosce la Storia»), ha suscitato a vari livelli un dibattito molto significativo. Fra gli altri argomenti proposti, è apparso singolare come l’età medievale, tanto presente nella memoria comunitaria (basti pensare a Dante) nonché nel paesaggio soprattutto urbano e nelle arti del nostro paese, sia relegata alla fine del V anno del ciclo della scuola primaria riguardo al periodo intercorso tra le fine dell’impero romano d’Occidente e l’espansione islamica (secc. VII-IX), mentre l’intensa fase socioculturale compresa tra l’esperienza di Carlomagno e l’alba della Modernità con l’Umanesimo e il Rinascimento venga compressa nella prima metà del primo anno della scuola secondaria.
Tra le ragioni delle perplessità con le quali la proposta ministeriale è stata accolta, astraendo qui da altri aspetti e momenti della storia nel suo complesso, sembra opportuno sottolineare il trattamento riservato al medioevo sia per la sua eccessiva compendiosità, sia per l’inadeguatezza del rapporto che questa fretta e questa superficialità provoca rispetto a due argomenti di fondo: propriamente storico il primo, socioculturale e connesso con il nostro vivo presente il secondo.
Primo: la centralità del periodo che convenzionalmente (e ormai fino dal Tre-Quattrocento) viene indicato con il termine “medioevo” proprio nella costruzione di quella coscienza identitaria occidentale e in particolar modo italiana che sta esplicitamente tanto a cuore agli estensori del progetto ministeriale. Mentre è molto discutibile che “solo” l’Occidente abbia “conosciuto” (sic) la storia, è fuor di dubbio che il medioevo come età di transizione tra Antichità e Modernità è stato proposto come dimensione originale e specifico nel corso di un lungo e intenso dibattito che in Europa ha attraversato i secoli: dall’avversione umanistica alla svalutazione illuministica alla rivendicazione a tratti perfino apologetica del Romanticismo. Una maggior attenzione per il medioevo — i cui caratteri originali sono talora serviti ai nostri studiosi anche per indicare, ma solo in senso traslato, momenti e caratteri salienti di culture “altre” (un “medioevo” ellenico, o “giapponese”, o “etiopico”) — sarà necessaria ai nostri ragazzi proprio per meglio comprendere quel che della cultura occidentale è specifico rispetto alle altre (a cominciare dal ruolo centrale del cristianesimo latino) e al tempo stesso la portata della Modernità come vera e propria rivoluzione rispetto alle epoche precedenti.
Secondo: e qui è necessario guardarsi attorno, specie nelle culture giovanili. Sia revival di un fenomeno già accaduto (ad esempio ai primi dell’Ottocento), sia effetto di premesse e di condizioni del tutto nuove, oggi — mentre l’insegnamento scolastico e universitario è in grave crisi e la lettura della carta stampata precipita — il medioevo impazza: sul grande e sul piccolo schermo, nei war games e nei “giochi di ruolo”, nelle varie forme di letteratura narrativa comprese fantastoria e fumettistica, nelle feste e nelle saghe cittadine con momenti di speciale intensità come il Calendimaggio d’Assisi e la Settimana Medievale di Gubbio che attraggono addirittura masse di partecipanti con immediate ripercussioni anche sulla vita economica (il turismo, la ristorazione, le molte forme di proposte nello spettacolo, l’inattesa e insospettata nascita di vari tipi di produzione artigiana), la nascita o la rinascita di sodalizi che hanno fatto riscoprire soprattutto alle giovani generazioni la gioia del vivere e soprattutto di giocare insieme.
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L’Ondata medievale, magari preceduta da più o meno visibili segni, investì l’Europa, gli Stati Uniti e anche altre parti del mondo (ad esempio l’Australia e l’America latina) già tra Anni Sessanta e Settanta, con l’”effetto Tolkien”: cioè con lo straordinario successo del romanzo forse definibile (ma sarebbe riduttivo…) come heroic fantasy del filologo e cattolico John Ronald Reuel Tolkien Il signore degli anelli. La grande saga dell’Anello Magico — si noti che Tolkien era filologo illustrissimo ed esponente degli Oxford Christian — conquistò ed esaltò specie i giovanissimi: e fece scalpore il paradosso della sua «appropriazione bipolare»: negli Stati Uniti essa diventò il vessillo della controcultura militante, mentre in Europa e in particolare in Italia venne accolta come Bibbia ispiratrice di una frangia ristretta ma culturalmente significativa di un’estrema destra dai caratteri giudicati come «reazionario-postmoderni». Seguì, nel 1980, Il nome della rosa di Umberto Eco, mentre il medioevo diveniva sempre più lo scenario storico o fantastorico di opere di successo e crescevano i fenomeni travolgenti dei libri di Ken Follett e di Dan Brown.
Era un medioevo rumoroso, spesso tra il goliardico e lo straccione, con indubbi caratteri “brancaleonici”: ma non va dimenticato che L’Armata Brancaleone di Monicelli, del resto un capolavoro nel suo genere, era nata come parodia del film Il settimo sigillo di Ingmar Bergman. In un primissimo tempo, il mondo della medievistica “seria”, quello degli studiosi e degli accademici, mostrò incuranza e disprezzo nei suoi confronti. Ma gradualmente alcuni studiosi cominciarono a domandarsi se non fosse il caso di reagire in modo concreto e significativo al fatto che le aule e gli istituti della medievistica ufficiale e scientifica si svuotavano mentre le strade e le piazze si riempivano di ragazzi che non avevano mai aperto un libro di Marc Bloch o di Jacques Le Goff mentre ammattivano dinanzi ai banali luoghi comuni o alle fiabe bislacche del Falso Medioevo. Non sarebbe stato il caso di raccogliere la sfida e provare a “insegnar giocando” e al tempo stesso “giocar insegnando”, cioè di “rifilologizzare il gioco del medioevo”?
Ci provò una rivista intelligente, i «Quaderni medievali» del compianto Giosuè Musca dell’università di Bari; e fece epoca, nel 1983, il convegno dedicato a Il sogno del medioevo egemonizzato — e da chi altri sennò? — da Umberto Eco.
Oggi, lo studio dei rapporti tra la scienza medievistica e il fenomeno sociologico-ludico del cosiddetto medievalismo è entrato nell’Università sotto gli occhi tutto sommato benevoli e divertiti di Alessandro Barbero e quelli più severi ma straordinariamente attenti di Giuseppe Sergi o riservati ma flessibili di Massimo Oldoni: e vi prendono parte come coprotagonisti studiosi giovani, qualcuno giovanissimo, che vanno da Tommaso di Carpegna Falconieri a Francesca Roversi Monaco a Umberto Longo, tanto per citare fra molti valenti ricercatori quelli che alle molte facce del medioevo stanno conferendo un sicuro statuto scientifico.
Era un medioevo rumoroso, spesso tra il goliardico e lo straccione, con indubbi caratteri “brancaleonici”: ma non va dimenticato che L’Armata Brancaleone di Monicelli, del resto un capolavoro nel suo genere, era nata come parodia del film Il settimo sigillo di Ingmar Bergman. In un primissimo tempo, il mondo della medievistica “seria”, quello degli studiosi e degli accademici, mostrò incuranza e disprezzo nei suoi confronti. Ma gradualmente alcuni studiosi cominciarono a domandarsi se non fosse il caso di reagire in modo concreto e significativo al fatto che le aule e gli istituti della medievistica ufficiale e scientifica si svuotavano mentre le strade e le piazze si riempivano di ragazzi che non avevano mai aperto un libro di Marc Bloch o di Jacques Le Goff mentre ammattivano dinanzi ai banali luoghi comuni o alle fiabe bislacche del Falso Medioevo. Non sarebbe stato il caso di raccogliere la sfida e provare a “insegnar giocando” e al tempo stesso “giocar insegnando”, cioè di “rifilologizzare il gioco del medioevo”?
Ci provò una rivista intelligente, i «Quaderni medievali» del compianto Giosuè Musca dell’università di Bari; e fece epoca, nel 1983, il convegno dedicato a Il sogno del medioevo egemonizzato — e da chi altri sennò? — da Umberto Eco.
Oggi, lo studio dei rapporti tra la scienza medievistica e il fenomeno sociologico-ludico del cosiddetto medievalismo è entrato nell’Università sotto gli occhi tutto sommato benevoli e divertiti di Alessandro Barbero e quelli più severi ma straordinariamente attenti di Giuseppe Sergi o riservati ma flessibili di Massimo Oldoni: e vi prendono parte come coprotagonisti studiosi giovani, qualcuno giovanissimo, che vanno da Tommaso di Carpegna Falconieri a Francesca Roversi Monaco a Umberto Longo, tanto per citare fra molti valenti ricercatori quelli che alle molte facce del medioevo stanno conferendo un sicuro statuto scientifico.
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Si fanno sempre più concitate le dichiarazioni dei politici in merito al Summit tra Putin e Trump in Alaska. Ovviamente il più esagitato è Zelenskij che ovviamente dice che non può esserci accordo di pace senza la presenza dell'Ucraine e peraltro pone delle condizioni che rendono difficili le cessioni di territori. Ovviamente i paletti di Zelenskij servono a mandare a monte il vertice: per lui e la sua cricca la fine del conflitto significa la fine di tutto, forse anche della vita.
Gli europei non sono da meno. Ieri c'è stata una dichiarazione congiunta che impone condizioni inaccettabili per la Russia quali la restituzione di territori e comunque il no a qualsiasi cessione. Rutte addirittura oggi dichiara che la Nato continuerà le forniture di armi a Kiev qualunque sia il risultato che arriverà dall'Alaska. Dunque vuole che la guerra continui. E del resto cosa può dire? Fine della guerra in queso momento significa oltre che sconfitta della cricca di narcoguerrafondai di Kiev anche quella degli europei sia nella veste Nato che in quella UE. Ergo probabilmente lo snodo che dovrebbero affrontare queste due organizzazioni potrebbe comportare o enormi cambiamenti o addirittura la loro completa dissoluzione.
Risponde a stretto giro il vicepresidente USA Vance; «Cari europei volete la guerra? Pagatevela, noi non ci metteranno su manco un dollaro ulteriore. Dunque le armi ve le pagate...»
A questo punto diventa possibile uno sganciamento di Washington e le élites europee saranno lasciate a se stesse. Almeno per il momento, poi i presidenti cambiano.
In qualsiasi caso sia che il vertice abbia esito positovo, parzialmente positivo o negativo, il destino dell'Europa sarà destinato a cambiare.
La fine della Storia è finita. La marcia è ripresa.
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Gli abitanti locali hanno sentito le esplosioni degli intercetti in avvicinamento a Ukhta, che si trova a 1700 km dal confine con l'Ucraina.
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Forwarded from GeopoliticalCenter
Se le divergenze tra Stati Uniti e Russia sulla gestione del conflitto in Ucraina dovessero nuovamente espandersi, l’Alaska potrebbe divenire (per la parte russa) un luogo non più idoneo per ospitare il vertice.
@GeopoliticalCenterfb
@GeopoliticalCenterfb
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Ora voi immaginate. Mentre Putin è in Alaska scatta una operazione per decapitare l'élite russa tramite droni e attentati terroristici. Magari oltre a tutto questo scattano proteste liberali a Mosca , Pietroburgo e altre città.
Di fatto Putin sarebbe prigioniero degli americani.
Uno scenario da film ma contro l'Iran questa carta se la sono giocata.
#fictionxora
Di fatto Putin sarebbe prigioniero degli americani.
Uno scenario da film ma contro l'Iran questa carta se la sono giocata.
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🚗 E se Mercedes o BMW rubassero le tecnologie?
Un insider ha raccontato che nello stabilimento AvtoVAZ è stato implementato un sistema di videosorveglianza su larga scala: nelle aree di produzione vengono monitorate 24 ore su 24 le azioni dei dipendenti.
Secondo gli insider, queste misure non mirano a controllare la qualità della produzione, ma a individuare chi divulga informazioni sui processi interni. La direzione dello stabilimento cerca di proteggere i segreti produttivi, presumibilmente temendo che i concorrenti possano accedere alle tecnologie di AvtoVAZ.
Un insider ha raccontato che nello stabilimento AvtoVAZ è stato implementato un sistema di videosorveglianza su larga scala: nelle aree di produzione vengono monitorate 24 ore su 24 le azioni dei dipendenti.
Secondo gli insider, queste misure non mirano a controllare la qualità della produzione, ma a individuare chi divulga informazioni sui processi interni. La direzione dello stabilimento cerca di proteggere i segreti produttivi, presumibilmente temendo che i concorrenti possano accedere alle tecnologie di AvtoVAZ.
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"Le trattative per una cessazione a lungo termine della guerra probabilmente si protrarranno per molti mesi, forse anche anni", scrive la testata.
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🇺🇸 «Questa è probabilmente la più grande truffa con cui ci siamo mai confrontati».
📍Geologo, professore Ian Plimer: «Non esiste alcuna emergenza climatica... Non è mai stato dimostrato che le emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera causate dall'attività umana portino al riscaldamento globale».
📍«Solo il 3% delle emissioni è dovuto all'attività umana, il resto è dovuto a processi naturali... Quindi, se volete dimostrare che le persone e le loro emissioni di gas vitali stanno cambiando il clima, dovete anche dimostrare che le emissioni naturali — il 97% di tutte le emissioni — non cambiano il clima».
📍«Questa questione non è mai stata affrontata».
📍Geologo, professore Ian Plimer: «Non esiste alcuna emergenza climatica... Non è mai stato dimostrato che le emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera causate dall'attività umana portino al riscaldamento globale».
📍«Solo il 3% delle emissioni è dovuto all'attività umana, il resto è dovuto a processi naturali... Quindi, se volete dimostrare che le persone e le loro emissioni di gas vitali stanno cambiando il clima, dovete anche dimostrare che le emissioni naturali — il 97% di tutte le emissioni — non cambiano il clima».
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Fonte: FT
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I russi si stanno rapidamente avvicinando alle posizioni ucraine in profondità nella retroguardia di Pokrovsk; se i combattimenti raggiungessero le periferie di Dobropillya o Bilozerske, l'intera sacca di Pokrovsk si approfondirebbe di 10 km. Stiamo osservando più fronti vacillare, ma Pokrovsk sta ricevendo rinforzi, mentre i russi continuano ad avanzare.
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Il giornalista di Al Jazeera Anas al-Sharif, 19 giorni fa:
Ancora una volta, il portavoce dell'esercito israeliano ha lanciato una campagna di minacce e incitamento contro di me a causa del mio lavoro come giornalista con Al Jazeera.
Riaffermo: io, Anas Al-Sharif, sono un giornalista senza affiliazioni politiche. La mia unica missione è riportare la verità dal campo — così com'è, senza pregiudizi.
In un momento in cui una carestia mortale sta devastando Gaza, dire la verità è diventato, agli occhi dell'occupazione, una minaccia.
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💬 “Non penso che ciò che ha fatto cambi materialmente le situazioni in nessuno di quei casi o in molti altri che ha menzionato,” l’aquilotto della guerra John Bolton ha attaccato il suo ex capo.
💬 “Trump ha chiarito che vuole un Premio Nobel per la Pace più di ogni altra cosa,” ha detto Bolton, criticando l’ego narcisista di Trump.
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Allarme! Allarme! A causa de riscaldamento climatico, l'acqua del Po - secondo la Stampa di Torino - sarebbe finita tutta in mare. A pensarci bene, come l'acqua del Tevere, del Danubio, della Senna, del Reno, della Moscova e del Tamigi. E magari anche del Nilo e forse anche del Gange e del Fiume Giallo. Facciamo una spedizione per scoprire se anche l'acqua del Rio delle Amazzoni e del Mississipi è finita in mare.
Non è uno scherzo, è un titolo vero. L'importante è creare quel perenne clima d'ansia che vi faccia immaginare il rischio fine del mondo e dunque accettare qualunque cosa il Potere decida. Per arrivare a questo va bene l'allarme scorregge delle mucche come pure l'allarme dell'acqua dei fiumi che finisce in mare!
Questi sono giornali?
Non è uno scherzo, è un titolo vero. L'importante è creare quel perenne clima d'ansia che vi faccia immaginare il rischio fine del mondo e dunque accettare qualunque cosa il Potere decida. Per arrivare a questo va bene l'allarme scorregge delle mucche come pure l'allarme dell'acqua dei fiumi che finisce in mare!
Questi sono giornali?
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