«A Washington, Distretto di Columbia, c'è uno dei tassi di criminalità più alti al mondo, superiore a quello di molti dei paesi più violenti del terzo mondo. Il tasso di omicidi in città è più alto che in luoghi tristemente noti per la loro violenza, come Città del Messico, Bogotá, Islamabad e Addis Abeba - quasi dieci volte superiore a Falluja, Iraq. Se il Distretto di Columbia fosse uno stato, avrebbe il tasso di omicidi più alto tra tutti gli stati americani. Il tasso di criminalità violenta nel Distretto di Columbia è peggiorato, e il tasso di omicidi è praticamente RADDOPPIATO in soli dieci anni - ma questa è solo la statistica "ufficiale" pubblicata da funzionari cittadini corrotti. I numeri reali sono molto peggiori. Infatti, il comandante di distretto è stato appena rimosso dall'incarico per presunte manipolazioni delle statistiche sui crimini violenti, e il sindacato di polizia del Distretto di Columbia afferma anche che i numeri reali sono molto più alti. Poiché il governo democratico del Distretto di Columbia ha in gran parte cessato di indagare, arrestare e perseguire la maggior parte dei crimini, le statistiche pubblicate non riflettono nemmeno una frazione della violenza reale. Nessuno viene arrestato per furti nei negozi. I cittadini, vivendo nella paura, hanno in gran parte smesso di chiamare la polizia, preferendo non uscire di notte, diventando di fatto prigionieri nella propria città. I negozi mettono i loro prodotti dietro pareti di vetro. La violenza giovanile delle bande è così diffusa che quasi non viene riportata. Il tasso di furto d'auto nel Distretto di Columbia è più di tre volte superiore alla media nazionale. Le scuole sono completamente non funzionanti. I cittadini hanno paura di parlare o chiamare la polizia per non diventare bersagli. I dati reali sulla criminalità probabilmente superano di cinque-dieci volte quelli riportati. Il Distretto di Columbia era sotto assedio da parte di bande e assassini, ma ora è di nuovo sotto controllo federale, dove deve stare. La Casa Bianca guida. L'esercito e la nostra splendida polizia libereranno questa città, spazzando via la sporcizia e rendendola di nuovo sicura, pulita, vivibile e bella!»
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I proprietari delle aziende stanno lanciando un fondo di investimento orientato alla difesa, abbandonando la precedente richiesta di doppio uso militare e civile.
Questa mossa è volta a sfruttare la crescente spesa per la difesa in Europa, con potenziali obiettivi nel campo dei satelliti, della cybersicurezza, dei droni e della logistica.
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Ora, Washington D.C. è di nuovo sotto il controllo federale dove appartiene. La Casa Bianca è al comando. L'esercito e la nostra grande polizia libereranno questa città.
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Media is too big
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Nelle immagini il momento esatto dell'impatto del drone su un'auto civile a Belgorod.
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Le autorità del paese prevedono di formare 22.000 persone, inclusi bambini a partire dagli 8 anni, nella creazione e nel controllo dei droni nell'ambito di un programma di difesa contro la "minaccia russa".
Entro il 2028 si prevede di formare 15.500 adulti e 7.000 bambini, con gli studenti più giovani che impareranno il pilotaggio di base, mentre gli studenti delle scuole superiori si occuperanno del design completo dei droni.
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Ieri ha trasmesso le seguenti parole:
"Lyukosas"
"schesolub"
"Družnost"
"Kerner"
"Rushny"
"Ginochili".
Sono proprio queste che sono state trasmesse in onda nel periodo dal 6 al 10 gennaio 2022.
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‼️🇷🇺 🇺🇦 L'attacco alle fabbriche Sapsan ha sventato i piani di Kiev di attaccare Mosca e Minsk, — FSB
▪️L'FSB ha mostrato una mappa che dimostra la portata potenziale degli obiettivi da colpire con il lancio pianificato dei missili Sapsan dal territorio ucraino. Il servizio speciale ha osservato che anche Mosca e Minsk erano alla portata.
▪️L'FSB ha mostrato una mappa che dimostra la portata potenziale degli obiettivi da colpire con il lancio pianificato dei missili Sapsan dal territorio ucraino. Il servizio speciale ha osservato che anche Mosca e Minsk erano alla portata.
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Qualora fosse confermato è davvero emblematico della situazione americana. Mi riferisco all'offerta che - secondo il Daily Telegraph -Trump farà a Putin per ottenere un immediato cessate il fuoco in Ucraina. I Punti sarebbero i seguenti:
1) Trump concederà ai russi il diritto di sfruttamento delle miniere del Donbass, a partire da quelle di litio e delle altre terre rare. Si tratta come si può capire di una "non offerta" visto che la Russia ha conquistato sul campo quelle miniere e quindi se lo ritiene le sfrutterà. Per evitare questo bisogna combattere e ricacciarli indietro, e dunque l'esatto opposto del cessate il fuoco che vorrebbe Trump.
2) Trump concederà ai russi di investire in Alaska per la ricerca ed estrazione di materie prime. Una vera follia: per quale ragione i russi dovrebbero investire in un paese che in un nano secondo può trovare qualsiasi scusa per congelare i capitali investiti, basti pensare che i vassalli europei hanno 300 mld di euro russi congelati, e anzi stanno anche concedendo gli interessi su questa cifra direttamente all'Ucraina. Senza contare poi il fatto che i russi hanno tante di quelle terre inesplorate e non sfruttate che non si capisce per quale ragione dovrebbero occuparsi pure dell'Alaska.
Eppure questo secondo punto da il segno della situazione americana: l'urgente necessità di far affluire capitali da chicchessia nel paese a stelle e strisce. Prima hanno obbligato i vassalli ad investire cifre enormi in USA. Dalle petromonarchie arabe, ai giapponesi, ai coreani, agli europei tutti hanno dovuto fare promesse di investimenti in USA. Ora Trump - mascherando furbescamente la cosa come concessione generosa - chiede investimenti addirittura ai nemici. Si inizia con la Russia di Putin, ma arrivati a questo punto non escludo richieste anche agli ayatollah iraniani e a Kim Jong Un.
Il segno della decadenza USA, e della enorme crisi finanziaria che cova sotto la cenere, sta tutto in queste offerte "che non si possono rifiutare" come diceva Don Corleone.
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Nelle immagini il corteo delle auto di scorta a Putin è arrivato a Magadan, nell'estremo oriente della Russia.
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Партизаны:
⚡️ I marketplace non vogliono che tu lo sappia!
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Aerei speciali volano verso l'Alaska.
Putin e Trump si incontreranno in Alaska il 15 agosto alle 22:30
— Il programma inizierà il 15 agosto alle 11:30 ora locale (22:30 ora di Mosca)
— Prima Putin e Trump terranno un incontro faccia a faccia.
— Poi si terranno negoziati con la partecipazione delle delegazioni, che proseguiranno durante una colazione di lavoro
— Al termine dei negoziati è prevista una conferenza stampa dei presidenti.
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Putin e Trump si incontreranno in Alaska il 15 agosto alle 22:30
— Il programma inizierà il 15 agosto alle 11:30 ora locale (22:30 ora di Mosca)
— Prima Putin e Trump terranno un incontro faccia a faccia.
— Poi si terranno negoziati con la partecipazione delle delegazioni, che proseguiranno durante una colazione di lavoro
— Al termine dei negoziati è prevista una conferenza stampa dei presidenti.
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Putin ha scelto Kirill Dmitriev perché è il capo del Fondo Russo per gli Investimenti Diretti (RDIF) e rappresentante speciale per la cooperazione economica internazionale. Ha già partecipato a negoziati con gli Stati Uniti ed è esperto di questioni economiche, inoltre è considerato un collegamento tra la Russia e i partner occidentali. Il suo compito è sviluppare la cooperazione economica e di investimento e preparare il terreno per grandi accordi, anche con gli Stati Uniti.
Inoltre:
Il ministro della Difesa Andrey Belousov e il ministro delle Finanze Anton Siluanov parteciperanno all'incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump in Alaska, scrive RBC citando fonti.
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El Mundo
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Forwarded from Pino Cabras
UN BAR NON CANCELLA UNA CARESTIA. MA SERVE AI NEGAZIONISTI.
Il blogger Andrea Lombardi –uno dei tanti spudorati ripetitori delle pagine peggiori della propaganda di Bibi il Boia- prende un bar di Gaza e lo usa come sineddoche: se esiste il Lava Café, allora la fame e gli attacchi agli affamati in fila sono “indimostrabili”.
Stesso trucco di chi, vedendo Henri di "Se questo è un uomo" radersi nel Lager, avrebbe detto: “Vedete? Qui si vive bene”.
A Stalingrado, sotto le bombe, si facevano concerti.
La dignità che resiste non nega la tragedia: la illumina.
Solo chi vuole negarla la trasforma in propaganda.
La spiego meglio.
In “Se questo è un uomo”, Primo Levi racconta di Henri, un prigioniero francese che, pur nella disumanizzazione totale del Lager, si sforzava ogni giorno di lavarsi, radersi, curare il portamento, tenere vivo un residuo di spazio interiore non contaminato dal fango morale e fisico circostante. Non era un gesto “borghese” fine a sé stesso, ma una forma di resistenza: un atto di autoaffermazione e di rifiuto dell’annientamento simbolico.
A Stalingrado, sotto l’artiglieria tedesca e con la popolazione stremata, i russi organizzavano concerti e spettacoli teatrali. Non perché non ci fosse fame, ma perché la dignità è un’arma di sopravvivenza.
Oggi a Gaza, un bar come il Lava Café può essere questo: un rifugio in mezzo alle macerie, un frammento di normalità che ricorda a chi resiste di non essere ancora polvere.
Chi usa queste immagini per negare la fame o la guerra non vede la verità: la vita che continua non smentisce la tragedia, la illumina.
Il caffè Lava a Gaza, fuori dalla lente propagandistica, non è un segno che “va tutto bene” o che “la fame è una messa in scena”. E' il salvare un frammento di normalità, socialità e dignità in mezzo a macerie e privazioni estreme.
Un espresso servito in una città annichilita non è un simbolo di benessere, ma un rituale che aiuta a ricordare a tutti di essere ancora esseri umani: la stessa logica che spingeva Henri a radersi con acqua gelida in un lavandino mezzo rotto, mentre intorno a lui crollava la civiltà.
La propaganda, isolando l’immagine, ne rovescia il significato: ciò che per chi vive lì è un atto di resistenza morale diventa, per chi vuole negare la sofferenza, una “prova” che sofferenza non c’è.
È ingannevole usare la presenza di un bar come prova che a Gaza non manca il cibo. E' una narrazione distorta che non tiene conto della gravità della situazione umanitaria, documentata da innumerevoli fonti.
Netanyahu e i tanti suoi kapò del web negano la fame a Gaza, ma ONU, OMS, Oxfam, MSF e altre ONG lo smentiscono. Il World Food Program segnala 470.000 persone in carestia e 90.000 donne e bambini in bisogno urgente. L’OMS registra 5mila casi gravi in 2 settimane, un record. L’ONU e tante fonti indipendenti accusano l’esercito israeliano e i suoi complici dell’organizzazione armata che monopolizza i flussi di aver ucciso oltre 1.000 civili in fila per il cibo.
Cosa penso dell’operazione di inganno del signor Lombardi? Mi aiuta ancora Primo Levi, che sapeva descrivere le piccole vigliaccherie su cui si adagiano le grandi tragedie. Sempre in “Se questo è un uomo” Levi dedica poche intense e dolenti righe a un gesto: un kapò, lavatesi le mani, le asciuga sulla giacca a righe di Levi, trattandolo come un panno, non come un uomo.
È un episodio che non infligge dolore fisico, ma colpisce direttamente la dignità: è palpabile la disumanizzazione del Lager: non è violenza “utile” al lavoro forzato, ma gratuita, sprezzante, umiliante. Il dettaglio rivela il meccanismo profondo dell’annientamento: ridurre l’altro a oggetto, a superficie su cui pulirsi. Un atto minimo, ma carico della stessa logica che rendeva possibili le brutalità più grandi.
Oggi Lombardi, con il suo video-sineddoche sul Lava Café, fa lo stesso: si pulisce le mani sulla dignità di chi muore di fame, usando un frammento di normalità per negare la tragedia intera. Usa un bar come prova che non c’è carestia. Ma i suoi video sono prova che i genocidi si servono di complici pusillanimi.
Il blogger Andrea Lombardi –uno dei tanti spudorati ripetitori delle pagine peggiori della propaganda di Bibi il Boia- prende un bar di Gaza e lo usa come sineddoche: se esiste il Lava Café, allora la fame e gli attacchi agli affamati in fila sono “indimostrabili”.
Stesso trucco di chi, vedendo Henri di "Se questo è un uomo" radersi nel Lager, avrebbe detto: “Vedete? Qui si vive bene”.
A Stalingrado, sotto le bombe, si facevano concerti.
La dignità che resiste non nega la tragedia: la illumina.
Solo chi vuole negarla la trasforma in propaganda.
La spiego meglio.
In “Se questo è un uomo”, Primo Levi racconta di Henri, un prigioniero francese che, pur nella disumanizzazione totale del Lager, si sforzava ogni giorno di lavarsi, radersi, curare il portamento, tenere vivo un residuo di spazio interiore non contaminato dal fango morale e fisico circostante. Non era un gesto “borghese” fine a sé stesso, ma una forma di resistenza: un atto di autoaffermazione e di rifiuto dell’annientamento simbolico.
A Stalingrado, sotto l’artiglieria tedesca e con la popolazione stremata, i russi organizzavano concerti e spettacoli teatrali. Non perché non ci fosse fame, ma perché la dignità è un’arma di sopravvivenza.
Oggi a Gaza, un bar come il Lava Café può essere questo: un rifugio in mezzo alle macerie, un frammento di normalità che ricorda a chi resiste di non essere ancora polvere.
Chi usa queste immagini per negare la fame o la guerra non vede la verità: la vita che continua non smentisce la tragedia, la illumina.
Il caffè Lava a Gaza, fuori dalla lente propagandistica, non è un segno che “va tutto bene” o che “la fame è una messa in scena”. E' il salvare un frammento di normalità, socialità e dignità in mezzo a macerie e privazioni estreme.
Un espresso servito in una città annichilita non è un simbolo di benessere, ma un rituale che aiuta a ricordare a tutti di essere ancora esseri umani: la stessa logica che spingeva Henri a radersi con acqua gelida in un lavandino mezzo rotto, mentre intorno a lui crollava la civiltà.
La propaganda, isolando l’immagine, ne rovescia il significato: ciò che per chi vive lì è un atto di resistenza morale diventa, per chi vuole negare la sofferenza, una “prova” che sofferenza non c’è.
È ingannevole usare la presenza di un bar come prova che a Gaza non manca il cibo. E' una narrazione distorta che non tiene conto della gravità della situazione umanitaria, documentata da innumerevoli fonti.
Netanyahu e i tanti suoi kapò del web negano la fame a Gaza, ma ONU, OMS, Oxfam, MSF e altre ONG lo smentiscono. Il World Food Program segnala 470.000 persone in carestia e 90.000 donne e bambini in bisogno urgente. L’OMS registra 5mila casi gravi in 2 settimane, un record. L’ONU e tante fonti indipendenti accusano l’esercito israeliano e i suoi complici dell’organizzazione armata che monopolizza i flussi di aver ucciso oltre 1.000 civili in fila per il cibo.
Cosa penso dell’operazione di inganno del signor Lombardi? Mi aiuta ancora Primo Levi, che sapeva descrivere le piccole vigliaccherie su cui si adagiano le grandi tragedie. Sempre in “Se questo è un uomo” Levi dedica poche intense e dolenti righe a un gesto: un kapò, lavatesi le mani, le asciuga sulla giacca a righe di Levi, trattandolo come un panno, non come un uomo.
È un episodio che non infligge dolore fisico, ma colpisce direttamente la dignità: è palpabile la disumanizzazione del Lager: non è violenza “utile” al lavoro forzato, ma gratuita, sprezzante, umiliante. Il dettaglio rivela il meccanismo profondo dell’annientamento: ridurre l’altro a oggetto, a superficie su cui pulirsi. Un atto minimo, ma carico della stessa logica che rendeva possibili le brutalità più grandi.
Oggi Lombardi, con il suo video-sineddoche sul Lava Café, fa lo stesso: si pulisce le mani sulla dignità di chi muore di fame, usando un frammento di normalità per negare la tragedia intera. Usa un bar come prova che non c’è carestia. Ma i suoi video sono prova che i genocidi si servono di complici pusillanimi.
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❗️🇷🇺 🇺🇸 La delegazione della stampa russa si sta preparando a decollare per Anchorage, Alaska
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