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La questione della possibilità di inviare militari europei e americani in Ucraina non è stata affatto discussa durante l'incontro con Trump alla Casa Bianca.
- segretario generale della NATO Mark Rutte/
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L'Ucraina respinge la proposta di congelare la linea del fronte.
I presidenti di Russia e Stati Uniti si sono espressi a favore di negoziati diretti tra le delegazioni di Russia e Ucraina.
L'assistente del presidente russo Yuri Ushakov ha confermato che il presidente degli Stati Uniti ha informato Putin dei colloqui con Zelensky e i leader dei paesi europei.
Trump ha iniziato a preparare un incontro trilaterale con Putin e Zelensky. Il luogo sarà deciso in seguito.
L'incontro trilaterale tra i presidenti di Russia, Stati Uniti e Zelensky si terrà dopo l'incontro tra Putin e Zelensky.
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Grandi incendi continuano a bruciare senza controllo alla Raffineria di Petrolio di Kremenchuk nella regione di Poltava.
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La prima garanzia di sicurezza è un esercito ucraino forte, centinaia di migliaia di uomini, ben equipaggiati, con sistemi di difesa e standard migliori.
La seconda sono le forze di rassicurazione: britannici, francesi, tedeschi, turchi e altri pronti a svolgere operazioni in aria, in mare e a terra.
Non in prima linea, non in modo provocatorio, ma per inviare un segnale strategico che la pace duratura in Ucraina è anche una loro preoccupazione.
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La Coalizione dei Volenterosi, anti-russa e guerrafondaia, non è riuscita a battere Trump nel suo terreno.
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La verità vera è che per interrompere un fenomeno socio-politico è necessario che tutte le parti che lo causano abbiano un vantaggio dall'interromperlo. Se una o più parti dalla sua conclusione ottengono un danno irreparabile è certo che queste si impegneranno affinché il fenomeno in questione continui.
In altri termini se dalla fine della guerra gli ucraini vedranno la perdita delle 5 regioni più ricche e importanti, dovranno accollarsi un milione di invalidi permanenti oltre che le vedove e gli orfani di un milione di morti, senza contare la ricostruzione di un paese distrutto, qualcuno mi spiega perchè dovrebbero accettare un simile disastro?
Gli europei allo stesso modo hanno perso i mercati di sbocco russi per le loro merci, hanno perso le materie prime russe (compreso gas e petrolio) a basso costo, hanno dato all'ucraina oltre 100 mld di euro in armi e sussidi, hanno perso il mercato americano che era il maggior sbocco per le loro merci, insomma, hanno perso tutta la propria competitività e sono destinati ad un impoverimento di tipo sudamericano oltre che al rischio di instabilità sociale e politica che potrebbe sfociare nella disgregazione della costruzione comunitaria; dunque perchè dovrebbero accettare la pace se significa tutto questo?
Perchè gli USA vogliono la pace? Semplicemente perchè hanno vinto la guerra occulta con l'Europa e hanno distrutto la competitività economica europea che stava distruggendo il loro tessuto produttivo. La guerra in Ucraina non gli serve più.
Perchè i russi vogliono la pace? Perchè hanno preso le 5 regioni dell'Ucraina più ricche e importanti (oltre che russofone). Per le altre regioni russofone non gli resta che attendere che la storia faccia il suo corso: saranno gli stessi ucraini ad "impicciare" Zelensky e la sua cricca di nazisti ad un lampione di Piazza Majdan visto il disastro compiuto. A Mosca lavoreranno per riportare in parlamento e al governo dei russofoni e russofili che spingano per la federalizzazione del paese che sarà il primo passo per riprendersi le altre regioni russofone che seccederanno da un paese distrutto alla prima occasione.
E' tutta una questione di interessi. Chi ha vinto vuole la pace. Chi ha perso vuole la guerra perchè la sconfitta pone loro di fronte un rischio esistenziale di tipo economico, sociale, politico e nel caso di Zelensky anche biologico.
Nessuno di loro è scemo o pazzo. Tutti lottano per la sopravvivenza.
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Forwarded from Giubbe Rosse
COSA È SUCCESSO VERAMENTE IN ALASKA
di Pepe Escobar, The Cradle, 18 agosto 2025 — Traduzione a cura di Old Hunter
L’incontro Putin-Trump ha fatto cadere alcuni veli importanti. Ha rivelato che Washington considera la Russia una potenza pari e che l’Europa è poco più di un utile strumento americano.
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di Pepe Escobar, The Cradle, 18 agosto 2025 — Traduzione a cura di Old Hunter
L’incontro Putin-Trump ha fatto cadere alcuni veli importanti. Ha rivelato che Washington considera la Russia una potenza pari e che l’Europa è poco più di un utile strumento americano.
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Forwarded from Pino Cabras
EUROPA COME SPAZIO SUBALTERNO DELL’OCCIDENTE
[PRIMA PARTE]
La vicenda che si è chiusa con il summit di Zelensky e gli orfani europei di Biden a casa di Trump non è un episodio isolato, ma la ripetizione di una condizione storica sedimentata. L’Europa non è più un soggetto autonomo dalla metà del Novecento, quando le due guerre mondiali hanno dissolto il vecchio equilibrio di potenze e consegnato i suoi destini al nuovo centro imperiale: Washington. C’era anche un pezzo d’Europa nell’orbita di Mosca fino al crollo dell’Unione Sovietica, ma le classi dirigenti est-europee che erano provincia dell’impero si adattarono facilmente a essere zelante provincia di un altro impero, fino a portare alla misura gretta di provincia anche il resto del continente occidentalizzato.
Ciò che talvolta viene raccontato come “rinascita europea” – i piani Marshall, i miracoli economici, la costruzione comunitaria – è stato in realtà un processo di ricostruzione sotto tutela. Non bastano i capitali, le tecnologie, i mercati comuni per generare una vera forza storica: occorre che vi sia un blocco dirigente capace di esercitare insieme potenza economica, militare, culturale.
Per “blocco dirigente” si intende un insieme coeso di élite politiche, economiche e culturali che sappiano dare direzione a un popolo e a un territorio: non solo ricchezza o eserciti, ma anche un progetto condiviso. Questo in Europa non è mai maturato, se non come un formidabile accumulo retorico. Si è prodotta ricchezza, si sono accumulate istituzioni, ma senza mai un vero centro politico in grado di tradurle in autonomia.
Negli ultimi decenni, man mano che gli Stati Uniti hanno mostrato le incrinature del loro primato, il continente europeo ha reagito in modo sempre più contradditorio, adattandosi alle strategie decise oltreoceano, persino quando erano contrarie agli interessi materiali dei suoi popoli. È il segno di una classe dirigente che non possiede un progetto proprio, ma vive entro un blocco storico subalterno, cioè un assetto in cui le decisioni fondamentali non nascono da qui ma vengono importate, e in cui le élite locali amministrano una dipendenza strutturale.
L’irruzione di nuove potenze – Russia, Cina, India, Brasile – ha reso questa condizione ancora più evidente: il mondo si muove verso un ordine multipolare, dove non c’è più un unico centro di comando, ma diversi poli di forza che competono. Eppure l’Europa continua a porsi come cinghia di trasmissione di un Occidente in declino. Così, di fronte alla crisi ucraina, si è scelta la via della guerra per procura (cioè combattuta dagli ucraini con armi, soldi e strategie fornite dall’Occidente), con costi enormi in termini di risorse e di credibilità, senza alcuna prospettiva autonoma. I premier europei si sono presentati alla Casa Bianca facendo umiliante anticamera e senza un piano B: ancora sono lì come il primo giorno, a sognare la guerra totale e la "debellatio" della Russia, in totale stato di negazione della realtà.
Il ritorno di Trump alla Casa Bianca ha accentuato un quadro che pure era chiaro, per chi lo guardava già senza veli ideologici. Washington non si cura più neppure di mantenere le apparenze: tratta direttamente con Mosca e Pechino, riorganizza il Medio Oriente secondo le sue esigenze, ridisegna i vincoli internazionali a misura dei suoi interessi. All’Europa resta la parte del comprimario totalmente umiliato, costretta a legittimare decisioni prese altrove.
[…] [FINE PRIMA PARTE]
[segue…]
[PRIMA PARTE]
La vicenda che si è chiusa con il summit di Zelensky e gli orfani europei di Biden a casa di Trump non è un episodio isolato, ma la ripetizione di una condizione storica sedimentata. L’Europa non è più un soggetto autonomo dalla metà del Novecento, quando le due guerre mondiali hanno dissolto il vecchio equilibrio di potenze e consegnato i suoi destini al nuovo centro imperiale: Washington. C’era anche un pezzo d’Europa nell’orbita di Mosca fino al crollo dell’Unione Sovietica, ma le classi dirigenti est-europee che erano provincia dell’impero si adattarono facilmente a essere zelante provincia di un altro impero, fino a portare alla misura gretta di provincia anche il resto del continente occidentalizzato.
Ciò che talvolta viene raccontato come “rinascita europea” – i piani Marshall, i miracoli economici, la costruzione comunitaria – è stato in realtà un processo di ricostruzione sotto tutela. Non bastano i capitali, le tecnologie, i mercati comuni per generare una vera forza storica: occorre che vi sia un blocco dirigente capace di esercitare insieme potenza economica, militare, culturale.
Per “blocco dirigente” si intende un insieme coeso di élite politiche, economiche e culturali che sappiano dare direzione a un popolo e a un territorio: non solo ricchezza o eserciti, ma anche un progetto condiviso. Questo in Europa non è mai maturato, se non come un formidabile accumulo retorico. Si è prodotta ricchezza, si sono accumulate istituzioni, ma senza mai un vero centro politico in grado di tradurle in autonomia.
Negli ultimi decenni, man mano che gli Stati Uniti hanno mostrato le incrinature del loro primato, il continente europeo ha reagito in modo sempre più contradditorio, adattandosi alle strategie decise oltreoceano, persino quando erano contrarie agli interessi materiali dei suoi popoli. È il segno di una classe dirigente che non possiede un progetto proprio, ma vive entro un blocco storico subalterno, cioè un assetto in cui le decisioni fondamentali non nascono da qui ma vengono importate, e in cui le élite locali amministrano una dipendenza strutturale.
L’irruzione di nuove potenze – Russia, Cina, India, Brasile – ha reso questa condizione ancora più evidente: il mondo si muove verso un ordine multipolare, dove non c’è più un unico centro di comando, ma diversi poli di forza che competono. Eppure l’Europa continua a porsi come cinghia di trasmissione di un Occidente in declino. Così, di fronte alla crisi ucraina, si è scelta la via della guerra per procura (cioè combattuta dagli ucraini con armi, soldi e strategie fornite dall’Occidente), con costi enormi in termini di risorse e di credibilità, senza alcuna prospettiva autonoma. I premier europei si sono presentati alla Casa Bianca facendo umiliante anticamera e senza un piano B: ancora sono lì come il primo giorno, a sognare la guerra totale e la "debellatio" della Russia, in totale stato di negazione della realtà.
Il ritorno di Trump alla Casa Bianca ha accentuato un quadro che pure era chiaro, per chi lo guardava già senza veli ideologici. Washington non si cura più neppure di mantenere le apparenze: tratta direttamente con Mosca e Pechino, riorganizza il Medio Oriente secondo le sue esigenze, ridisegna i vincoli internazionali a misura dei suoi interessi. All’Europa resta la parte del comprimario totalmente umiliato, costretta a legittimare decisioni prese altrove.
[…] [FINE PRIMA PARTE]
[segue…]
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Forwarded from Pino Cabras
[…segue]
EUROPA COME SPAZIO SUBALTERNO DELL’OCCIDENTE
[SECONDA PARTE]
PROSPETTIVE
L’integrazione atlantista – cioè l’allineamento politico, economico e militare dell’Europa all’alleanza guidata dagli Stati Uniti, incarnata dalla NATO e dalle istituzioni occidentali – lungi dall’essere un argine di forza, ha prodotto una borghesia compradora.
Con questa espressione si intende una classe dirigente che non difende l’interesse dei popoli che rappresenta, ma si limita a fare da intermediaria: compra e vende, media e traduce i desiderata del centro imperiale americano in cambio di rendite e protezioni. È una classe dirigente che accetta la subordinazione come orizzonte naturale, priva della volontà di elaborare un progetto strategico proprio. Buoni a nulla, capaci di tutto.
A rendere la situazione ancora più drammatica è, infatti, la qualità dei dirigenti europei di oggi: i peggiori degli ultimi ottant’anni. Non hanno alcuna visione politica, se non quella del riarmo; non conoscono altro linguaggio che quello delle armi e delle sanzioni; e, soprattutto, hanno come unico orizzonte economico il saccheggio sistematico delle classi medie, trattate come una cava da cui estrarre risorse fiscali e sacrifici sociali fino a ridurle allo stremo. È un processo che forse garantisce qualche anno di sopravvivenza a sistemi politici ormai esausti, ma che al tempo stesso rischia di distruggere intere nazioni, svuotandole delle loro energie produttive e civili. Giorgia Meloni, dopo un’interminabile propaganda “sovranista”, si rivela definitivamente come un drammatico incrocio tra Di Maio rimangia-tutto e Draghi mangia-tutto. Puro atlantismo terminale con annesso tradimento della “Nazione” di cui pure si riempie la bocca.
Eppure, in un mondo multipolare, la logica potrebbe rovesciarsi: stati europei sciolti dal vincolo UE e NATO, pur nella loro piccola scala, avrebbero paradossalmente margini maggiori di sovranità.
Infatti, un paese che non dipendesse da Bruxelles o da Washington per ogni decisione potrebbe tessere relazioni più autonome con i giganti emergenti, decidere la propria politica energetica, aprire canali commerciali e culturali senza dover chiedere permessi. Si tratterebbe di stati piccoli, certo, ma meno “inchiodati” a un’architettura che li rende sudditi.
Non si tratterebbe di una restaurazione dell’antico primato europeo – ormai tramontato per sempre – ma della possibilità di essere, ancora una volta, attori e non spettatori nella trasformazione del mondo.
[FINE SECONDA E ULTIMA PARTE]
EUROPA COME SPAZIO SUBALTERNO DELL’OCCIDENTE
[SECONDA PARTE]
PROSPETTIVE
L’integrazione atlantista – cioè l’allineamento politico, economico e militare dell’Europa all’alleanza guidata dagli Stati Uniti, incarnata dalla NATO e dalle istituzioni occidentali – lungi dall’essere un argine di forza, ha prodotto una borghesia compradora.
Con questa espressione si intende una classe dirigente che non difende l’interesse dei popoli che rappresenta, ma si limita a fare da intermediaria: compra e vende, media e traduce i desiderata del centro imperiale americano in cambio di rendite e protezioni. È una classe dirigente che accetta la subordinazione come orizzonte naturale, priva della volontà di elaborare un progetto strategico proprio. Buoni a nulla, capaci di tutto.
A rendere la situazione ancora più drammatica è, infatti, la qualità dei dirigenti europei di oggi: i peggiori degli ultimi ottant’anni. Non hanno alcuna visione politica, se non quella del riarmo; non conoscono altro linguaggio che quello delle armi e delle sanzioni; e, soprattutto, hanno come unico orizzonte economico il saccheggio sistematico delle classi medie, trattate come una cava da cui estrarre risorse fiscali e sacrifici sociali fino a ridurle allo stremo. È un processo che forse garantisce qualche anno di sopravvivenza a sistemi politici ormai esausti, ma che al tempo stesso rischia di distruggere intere nazioni, svuotandole delle loro energie produttive e civili. Giorgia Meloni, dopo un’interminabile propaganda “sovranista”, si rivela definitivamente come un drammatico incrocio tra Di Maio rimangia-tutto e Draghi mangia-tutto. Puro atlantismo terminale con annesso tradimento della “Nazione” di cui pure si riempie la bocca.
Eppure, in un mondo multipolare, la logica potrebbe rovesciarsi: stati europei sciolti dal vincolo UE e NATO, pur nella loro piccola scala, avrebbero paradossalmente margini maggiori di sovranità.
Infatti, un paese che non dipendesse da Bruxelles o da Washington per ogni decisione potrebbe tessere relazioni più autonome con i giganti emergenti, decidere la propria politica energetica, aprire canali commerciali e culturali senza dover chiedere permessi. Si tratterebbe di stati piccoli, certo, ma meno “inchiodati” a un’architettura che li rende sudditi.
Non si tratterebbe di una restaurazione dell’antico primato europeo – ormai tramontato per sempre – ma della possibilità di essere, ancora una volta, attori e non spettatori nella trasformazione del mondo.
[FINE SECONDA E ULTIMA PARTE]
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Non accetteremo la fine della guerra se non ci sarà rispetto per la sicurezza della Federazione Russa e per i diritti dei russi in Ucraina.
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Si prevede che includeranno quattro elementi chiave:
- presenza militare straniera,
- sistemi di difesa aerea,
- forniture di armi,
- controllo sulla cessazione delle ostilità.
The Wall Street Journal
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Bloomberg
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Questi limiti, introdotti a metà 2025 in mezzo a tensioni di sicurezza, avevano interrotto i settori agricolo, automobilistico ed elettronico dell'India, oltre a importanti progetti infrastrutturali.
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27 km²
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⚡️Il ritorno della Crimea all'Ucraina è impossibile. L'Ucraina non diventerà mai membro della NATO.
⚡️Non ci saranno truppe americane in Ucraina.
⚡️La Francia, il Regno Unito e la Germania vogliono schierare le loro truppe in Ucraina.
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Interessante discussione con Arnaldo Vitangeli (il Puzzle) sugli ultimi sviluppi della crisi ucraina. https://www.youtube.com/watch?v=IA5kaFFxJKc
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Vittoria russa e Italia nel nuovo scenario globale -Giuseppe Masala
Dopo il successo della Russia di Putin, che in Alaska ha visto riconosciuto il suo ruolo globale e sul campo di battaglia avanza in maniera sempre più netta, l'Ue è entrata in una crisi che secondo molti sarà letale. Ma in questo nuovo scenario quali sono…
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