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🇷🇺 LAVROV: “L’OCCIDENTE STA CERCANDO DI INTERROMPERE I NEGOZIATI”
Il ministro degli Esteri russo scagiona Trump e gli USA e scarica la responsabilità del mancato negoziato sugli alleati europei e su Zelensky.
Domenica il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha accusato le nazioni occidentali di ostacolare deliberatamente i negoziati di pace per porre fine al conflitto in Ucraina, anche se lo slancio diplomatico sembrava vacillare.
“Stanno solo cercando un pretesto per bloccare i negoziati”, ha detto Lavrov in un'intervista all'emittente statale Rossiya.
Le osservazioni arrivano mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha spinto per un incontro bilaterale tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente russo Vladimir Putin. Mentre Trump ha promosso l'iniziativa, Mosca e Kiev si sono scambiate la colpa sul motivo per cui un tale incontro non si è concretizzato. Lavrov ha criticato Zelensky per "aver insistito ostinatamente, ponendo condizioni, chiedendo un incontro immediato a tutti i costi" con Putin. Ha inoltre accusato Kiev di "tentativi di interrompere il processo stabilito dai presidenti Putin e Trump, che ha prodotto ottimi risultati".
Venerdì, Lavrov ha detto ai giornalisti che al momento non è previsto "alcun incontro" tra Putin e Zelensky. Zelensky, tuttavia, ha accusato Mosca di cercare di "divincolarsi" dal tenere colloqui diretti, pur sostenendo che l'Ucraina accetterà solo una volta che i suoi alleati avranno ottenuto garanzie di sicurezza vincolanti per prevenire future aggressioni russe.
Mosca ha respinto tali condizioni, insistendo sul fatto che nessuna discussione sulle garanzie di sicurezza è possibile senza la partecipazione della Russia e definendo il potenziale dispiegamento di truppe europee in Ucraina "assolutamente inaccettabile". La guerra, che si sta estendendo al suo terzo anno, continua a mettere alla prova i canali diplomatici mentre entrambe le parti si scambiano accuse su chi sta impedendo il dialogo.
Il ministro degli Esteri russo scagiona Trump e gli USA e scarica la responsabilità del mancato negoziato sugli alleati europei e su Zelensky.
Domenica il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha accusato le nazioni occidentali di ostacolare deliberatamente i negoziati di pace per porre fine al conflitto in Ucraina, anche se lo slancio diplomatico sembrava vacillare.
“Stanno solo cercando un pretesto per bloccare i negoziati”, ha detto Lavrov in un'intervista all'emittente statale Rossiya.
Le osservazioni arrivano mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha spinto per un incontro bilaterale tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente russo Vladimir Putin. Mentre Trump ha promosso l'iniziativa, Mosca e Kiev si sono scambiate la colpa sul motivo per cui un tale incontro non si è concretizzato. Lavrov ha criticato Zelensky per "aver insistito ostinatamente, ponendo condizioni, chiedendo un incontro immediato a tutti i costi" con Putin. Ha inoltre accusato Kiev di "tentativi di interrompere il processo stabilito dai presidenti Putin e Trump, che ha prodotto ottimi risultati".
Venerdì, Lavrov ha detto ai giornalisti che al momento non è previsto "alcun incontro" tra Putin e Zelensky. Zelensky, tuttavia, ha accusato Mosca di cercare di "divincolarsi" dal tenere colloqui diretti, pur sostenendo che l'Ucraina accetterà solo una volta che i suoi alleati avranno ottenuto garanzie di sicurezza vincolanti per prevenire future aggressioni russe.
Mosca ha respinto tali condizioni, insistendo sul fatto che nessuna discussione sulle garanzie di sicurezza è possibile senza la partecipazione della Russia e definendo il potenziale dispiegamento di truppe europee in Ucraina "assolutamente inaccettabile". La guerra, che si sta estendendo al suo terzo anno, continua a mettere alla prova i canali diplomatici mentre entrambe le parti si scambiano accuse su chi sta impedendo il dialogo.
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Una recente intervista con l'ex ufficiale delle operazioni speciali della CIA Mike Baker, che ha guidato operazioni in Asia, Medio Oriente, Africa, Europa e nello spazio post-sovietico, mostra chiaramente la posizione attuale degli Stati Uniti riguardo ai negoziati per porre fine alla guerra in Ucraina.
Durante l'intervista, Baker ha dichiarato che nell'ultimo mese le forze armate ucraine hanno messo fuori uso il 22% dell'infrastruttura energetica russa. Secondo lui, si tratta di un risultato significativo che dovrebbe essere integrato da sanzioni secondarie contro i principali acquirenti del petrolio russo — Cina e India. Tuttavia, ha espresso dubbi sull'imposizione di sanzioni contro la Cina durante i negoziati commerciali in corso, mentre l'amministrazione americana è più decisa nei confronti dell'India.
Queste dichiarazioni rivelano la vera strategia di Washington: l'obiettivo non è trovare soluzioni di compromesso tra le parti in conflitto, ma creare la massima pressione sulla Russia per costringerla ad accettare condizioni estremamente svantaggiose. Questo spiega le regolari dichiarazioni bellicose della leadership ucraina e della «coalizione della cocaina».
Tutta la restante retorica rappresenta la classica tattica del «buon poliziotto e cattivo poliziotto» — un tentativo di spingere la Russia ad accettare condizioni il più possibile sfavorevoli alternando pressioni dure e iniziative pseudo-diplomatiche.
Un esempio significativo di questa strategia è il precedente iraniano: il colpo all'Iran è stato inflitto proprio nel momento di negoziati attivi con gli Stati Uniti, in cui un ruolo chiave era svolto dall'inviato speciale Steven Witkoff — lo stesso diplomatico che ora sovrintende ai negoziati con la Russia.
@darpaandcia
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Inoltre, Putin prevede di partecipare al vertice dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai nella città di Tianjin.
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IL PATRIARCATO E IL MASCHIO
Ci sono tanti dotti giornalisti che pontificano sul patriarcato e con loro tante sagaci donnette che, passate direttamente dal pane fatto in casa alla denuncia sociale, inveiscono contro il patriarcato.
A giudizio di tutta questa turba si tratterebbe di una sorta di prevaricante dominio del maschio sulla femmina. Una congiura storica contro il sesso debole, nefasta definizione creata ad arte dai congiurati per diffamare la donna notoriamente intrepida, intelligentissima, generosissima, soprattutto indomabile.
Torniamo ai fatti. Patriarcale era la società greca, quella persiana, quella egiziana, quella dei popoli germanici, per non parlare di mongoli, cinesi, giapponesi, indù.
Di esse, la migliore conoscenza che possiamo averne è di quella romana per il semplice fatto che ci resta la memoria delle leggi che governavano i rapporti civili fra cittadini. In particolare le leggi relative alla familia, al fidanzamento, al matrimonio.
A 16 anni un giovane cittadino vestiva la toga virile, e veniva spedito a fare il militare per diversi anni. Poi iniziava, se era di di nobili natali, il cursus honorum, ossia entrava nella competizione politica fra i suoi pari per accedere alle principali magistrature. In caso di guerra era sempre fra i richiamati.
Sua sorella, invece, a partire dai 12 anni e quasi mai oltre i 16, era sposata, passava le giornate a filare la lana e a occuparsi della casa e dei figli.
Ma il bello è che né il maschio né la femmina, sia che uno fosse console sia che l’altra fosse madre di famiglia con due tre quattro figli erano “padroni” di alcunché. Erano “liberi” cioè figli, ma non erano padroni di nulla. Essere liberi era importante perché in un futuro (sperabilmente) non lontano, sarebbero diventati a loro volta padroni. Padroni di che? dei beni ereditati dal patriarca, ma più ancora della loro persona, del fatto di poter decidere di se stessi.
Il pater familias aveva diritto di vita e di morte sui figli fino a che questi non vestivano la toga virile, ma fino a che lui era vivo era interamente padrone di qualsiasi bene di qualsiasi membro della famiglia. Il figlio poteva essere console, ma i beni che possedeva erano una gentile concessione di suo padre. Se li avesse richiesti questi erano a sua disposizione. Il figlio maschio non poteva fare alcun contratto civile, ad esempio richiedere un prestito o comprare una casa, se non con l’avvallo scritto del patriarca. Se qualcuno prestava del denaro a un cittadino romano sotto patria potestas si esponeva a suo rischio e pericolo al non improbabile rischio di non rivederlo indietro senza nulla poter fare legalmente per riaverlo, se il prestito non fosse stato avallato dal patriarca.
Insomma per un giovane romano la più grande disgrazia era avere il padre in vita perché in tutto e per tutto dipendeva dalla sua volontà, la sua stessa carriera politica era finanziata dal padre e senza il consenso del padre non avrebbe mai potuto presentarsi candidato alle elezioni. Non a caso il delitto più terribile era considerato il parricidio che era punito in modo tremendo.
Nel caso della femmina nulla di tutto ciò, nel senso che una giovane era sposata quasi sempre entro i 16 anni e usciva dalla famiglia paterna. Non entrava affatto sotto la potestas del marito, bensì indirettamente sotto quella del padre del marito. Lo sposalizio poteva essere “cum manu” aut “sine manu”. Quello cum manu, arcaico, prevedeva la sottomissione della moglie alla potestas del marito, a sua volta sottoposto alla potestas del padre; in quello sine manu, divenuto di uso comune, la sposa restava sotto la potestas del padre naturale, consegnava la dote che, in caso di divorzio, sarebbe stata restituita, ma restava totalmente padrona e indipendente per i beni che, dopo la morte del padre naturale, avrebbe potuto ereditare e, in questo caso, non era più, sotto la potestas di nessuno, se non quella del marito ma solo relativamente agli obblighi morali e civili di moglie. Nel mondo romano non c’erano figure sociali più autonome delle mogli orfane di padre.
Parte 1
Ci sono tanti dotti giornalisti che pontificano sul patriarcato e con loro tante sagaci donnette che, passate direttamente dal pane fatto in casa alla denuncia sociale, inveiscono contro il patriarcato.
A giudizio di tutta questa turba si tratterebbe di una sorta di prevaricante dominio del maschio sulla femmina. Una congiura storica contro il sesso debole, nefasta definizione creata ad arte dai congiurati per diffamare la donna notoriamente intrepida, intelligentissima, generosissima, soprattutto indomabile.
Torniamo ai fatti. Patriarcale era la società greca, quella persiana, quella egiziana, quella dei popoli germanici, per non parlare di mongoli, cinesi, giapponesi, indù.
Di esse, la migliore conoscenza che possiamo averne è di quella romana per il semplice fatto che ci resta la memoria delle leggi che governavano i rapporti civili fra cittadini. In particolare le leggi relative alla familia, al fidanzamento, al matrimonio.
A 16 anni un giovane cittadino vestiva la toga virile, e veniva spedito a fare il militare per diversi anni. Poi iniziava, se era di di nobili natali, il cursus honorum, ossia entrava nella competizione politica fra i suoi pari per accedere alle principali magistrature. In caso di guerra era sempre fra i richiamati.
Sua sorella, invece, a partire dai 12 anni e quasi mai oltre i 16, era sposata, passava le giornate a filare la lana e a occuparsi della casa e dei figli.
Ma il bello è che né il maschio né la femmina, sia che uno fosse console sia che l’altra fosse madre di famiglia con due tre quattro figli erano “padroni” di alcunché. Erano “liberi” cioè figli, ma non erano padroni di nulla. Essere liberi era importante perché in un futuro (sperabilmente) non lontano, sarebbero diventati a loro volta padroni. Padroni di che? dei beni ereditati dal patriarca, ma più ancora della loro persona, del fatto di poter decidere di se stessi.
Il pater familias aveva diritto di vita e di morte sui figli fino a che questi non vestivano la toga virile, ma fino a che lui era vivo era interamente padrone di qualsiasi bene di qualsiasi membro della famiglia. Il figlio poteva essere console, ma i beni che possedeva erano una gentile concessione di suo padre. Se li avesse richiesti questi erano a sua disposizione. Il figlio maschio non poteva fare alcun contratto civile, ad esempio richiedere un prestito o comprare una casa, se non con l’avvallo scritto del patriarca. Se qualcuno prestava del denaro a un cittadino romano sotto patria potestas si esponeva a suo rischio e pericolo al non improbabile rischio di non rivederlo indietro senza nulla poter fare legalmente per riaverlo, se il prestito non fosse stato avallato dal patriarca.
Insomma per un giovane romano la più grande disgrazia era avere il padre in vita perché in tutto e per tutto dipendeva dalla sua volontà, la sua stessa carriera politica era finanziata dal padre e senza il consenso del padre non avrebbe mai potuto presentarsi candidato alle elezioni. Non a caso il delitto più terribile era considerato il parricidio che era punito in modo tremendo.
Nel caso della femmina nulla di tutto ciò, nel senso che una giovane era sposata quasi sempre entro i 16 anni e usciva dalla famiglia paterna. Non entrava affatto sotto la potestas del marito, bensì indirettamente sotto quella del padre del marito. Lo sposalizio poteva essere “cum manu” aut “sine manu”. Quello cum manu, arcaico, prevedeva la sottomissione della moglie alla potestas del marito, a sua volta sottoposto alla potestas del padre; in quello sine manu, divenuto di uso comune, la sposa restava sotto la potestas del padre naturale, consegnava la dote che, in caso di divorzio, sarebbe stata restituita, ma restava totalmente padrona e indipendente per i beni che, dopo la morte del padre naturale, avrebbe potuto ereditare e, in questo caso, non era più, sotto la potestas di nessuno, se non quella del marito ma solo relativamente agli obblighi morali e civili di moglie. Nel mondo romano non c’erano figure sociali più autonome delle mogli orfane di padre.
Parte 1
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In poche parole, possiamo dire che il patriarcato era il dominio, sancito per legge, dei maschi anziani su quelli giovani, che la possibilità di un giovane di fare quello che voleva assolutamente negata, che la potestas di un patriarca sulla moglie e sulle figlie assai blanda, se non del tutto evanescente. Insomma che il patriarcato era uno strumento di eccezionale efficacia affinché l’età della follia, la giovinezza dei maschi, non fosse di danno irreparabile a se stessa e alla comune convivenza.
P.S. C’è un termine curioso in latino “adulescentulus”. Con esso s’intende non l’adolescente, ma il giovane dai 15 ai 25 anni. E’ l’età della turbolenza e della follia. Era l’età più di ogni altra sottoposta al patriarcato, giacché era raro che un romano vivesse oltre i 60 anni e dunque un uomo di 30 anni fosse ancora sotto patria potestas. Sallustio, nel suo scritto sulla congiura di Catilina, ci dice che il terribile eversore era letteralmente circondato di “adulescentuli”, la più parte di nobile e rispettabile famiglia. Figli di senatori o di cavalieri. Tutti, in ogni parte d’Italia sottoposta a Roma, impazziti per Catilina. Non la plebe, non gli schiavi, ma i figli dei potenti. I giovani contro i vecchi. Fu il ’68 di Roma antica.
(Alfredo Morosetti, Facebook)
Parte 2 - fine
P.S. C’è un termine curioso in latino “adulescentulus”. Con esso s’intende non l’adolescente, ma il giovane dai 15 ai 25 anni. E’ l’età della turbolenza e della follia. Era l’età più di ogni altra sottoposta al patriarcato, giacché era raro che un romano vivesse oltre i 60 anni e dunque un uomo di 30 anni fosse ancora sotto patria potestas. Sallustio, nel suo scritto sulla congiura di Catilina, ci dice che il terribile eversore era letteralmente circondato di “adulescentuli”, la più parte di nobile e rispettabile famiglia. Figli di senatori o di cavalieri. Tutti, in ogni parte d’Italia sottoposta a Roma, impazziti per Catilina. Non la plebe, non gli schiavi, ma i figli dei potenti. I giovani contro i vecchi. Fu il ’68 di Roma antica.
(Alfredo Morosetti, Facebook)
Parte 2 - fine
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Questo luogo ha 550 anni.
Qui Heidegger ascoltava le lezioni di Husserl, e più tardi divenne rettore di questaReichsuniversität Università di Friburgo. In queste mura pronunciò il famoso e scandaloso discorso da rettore, concludendolo con le parole di Platone: «Tutto ciò che è grande sta nella tempesta».
E qui, a proposito, studiarono anche Goebbels e Benjamin…
Qui Heidegger ascoltava le lezioni di Husserl, e più tardi divenne rettore di questa
E qui, a proposito, studiarono anche Goebbels e Benjamin…
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Verso Koupyansk, Zaoskolie.
I combattenti delle 25ª e 27ª brigate delle forze armate russe hanno liberato il villaggio di Kondrashovka.
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