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🔴CON LA GUERRA U$A IN IRAN FINISCE ANCHE IL NEGOZIATO SULL’UCRAINA
Fulvio Scaglione
5 Marzo 2026
Abituati alle sue solite intemerate, abbiamo passato sotto silenzio le ultime dichiarazioni di Maria Zakharova, la portavoce ufficiale del ministero degli Esteri russo. Commentando gli ultimi eventi in Medio Oriente, la Zakharova - da non confondere con qualunque funzionario incaricato di leggere comunicati - ha detto: “Il processo negoziale tra Stati Uniti e Iran è stato solo un’operazione di copertura”. E fin qui nulla di strano, è ciò che pensano tutti: la Casa Bianca ha trascinato i colloqui con gli iraniani il tempo necessario per accumulare la famosa armada destinata ad attaccare l’Iran.
Poi, però, la Zakharova ha aggiunto: “Per quanti anni abbiamo osservato come i processi negoziali venissero utilizzati per coprire ogni genere di piani di escalation di questo o quel conflitto“. E con queste parole le cose cambiano.
Quello che il ministero degli Esteri russo sta comunicando è un messaggio preciso agli Usa: il negoziato sull’Ucraina finisce qui.
Certo, ci stanno altri incontri, strette di mano, qualche sorriso, espressioni come “incontro costruttivo” a go go. Ma nella sostanza, o la Russia otterrà esattamente ciò che vuole (ipotesi assai improbabile) oppure non si andrà da nessuna parte.
Il perché è facile da spiegare. Facciamo finta che i russi siano in buona fede. Oppure che (e alla fine si arriva allo stesso risultato) siano assolutamente convinti delle proprie tesi e di poterle affermare. Hanno alle spalle la lunga stagione degli Accordi di Minsk, cominciata nel 2014, che dovevano regolare (lasciamo per un attimo da parte se in modo equo o iniquo) la crisi nel Donbass: lì hanno scoperto che tutta quella trattativa non avrebbe comunque avuto grandi sbocchi perché, come spontaneamente affermato dalla cancelliera Angela Merkel e confermato dal presidente francese Francois Holland, quegli Accordi avevano soprattutto lo scopo di far guadagnare tempo all’Ucraina e aiutarla così a rinforzare l’esercito e in generale la sua tenuta contro la Russia.
Quel che vedono i russi
Poi è ovvio che i russi (che mica credono alle baggianate cui credono i giornali nostrani, Trump agente dei russi e così via) si guardano intorno. Hanno visto i negoziati tra Usa e Iran della primavera scorsa, usati come copertura per un attacco a sorpresa di Israele, subito raggiunto dalle forze militari americane. E hanno visto (leggi Zakharova) come è stato impiegato dagli Usa il tempo negoziale dei mesi scorsi.
E vedono molte altre cose. Per esempio, che cosa ha fatto Trump con il Venezuela, come abbia messo sotto controllo le riserve petrolifere più ingenti del pianeta e come abbia spinto la vera finta presidente, Delcy Rodriguez, a cacciare subito le compagnie russe.
Ancora: come Trump abbia cercato di convincere l’India a non comprare più petrolio russo in cambio di dazi meno pesanti, ottenendo subito risultati importanti (le raffinerie indiane hanno ridotto gli acquisti da una media di 1,8 milioni di barili al giorno a 1,3 milioni nel primo trimestre del 2026).
Come gli Stati Uniti partecipino alla caccia alla petroliera russa, fantasma o meno. Come il Governo dell’Iraq, anche qui a causa di pressioni americane, abbia passato la gestione del grande giacimento di West Qurna 2 alla Chevron, sottraendolo alla russa Lukoil. La quale, peraltro, è impegnata a vendere le proprie attività fuori dalla Russia a causa delle sanzioni secondarie decise dagli Usa. Per non parlare, infine, del doppio attacco all’Iran, Paese con cui la Russia ha da poco firmato un Accordo di partenariato strategico che comprende non solo forniture militari ma anche intese sui corridoi commerciali e l’energia nucleare.
È solo qualche esempio. Più che sufficiente, però, perché il Cremlino debba chiedersi: ma questo Donald Trump è un mediatore o uno che ci prende per i fondelli? È uno che vuole la pace in Ucraina o uno che ci intrattiene sull’Ucraina (di cui, nello specifico, peraltro non sembra importargli granché) e nel frattempo cerca di fregarci? Fatta la domanda,
Fulvio Scaglione
5 Marzo 2026
Abituati alle sue solite intemerate, abbiamo passato sotto silenzio le ultime dichiarazioni di Maria Zakharova, la portavoce ufficiale del ministero degli Esteri russo. Commentando gli ultimi eventi in Medio Oriente, la Zakharova - da non confondere con qualunque funzionario incaricato di leggere comunicati - ha detto: “Il processo negoziale tra Stati Uniti e Iran è stato solo un’operazione di copertura”. E fin qui nulla di strano, è ciò che pensano tutti: la Casa Bianca ha trascinato i colloqui con gli iraniani il tempo necessario per accumulare la famosa armada destinata ad attaccare l’Iran.
Poi, però, la Zakharova ha aggiunto: “Per quanti anni abbiamo osservato come i processi negoziali venissero utilizzati per coprire ogni genere di piani di escalation di questo o quel conflitto“. E con queste parole le cose cambiano.
Quello che il ministero degli Esteri russo sta comunicando è un messaggio preciso agli Usa: il negoziato sull’Ucraina finisce qui.
Certo, ci stanno altri incontri, strette di mano, qualche sorriso, espressioni come “incontro costruttivo” a go go. Ma nella sostanza, o la Russia otterrà esattamente ciò che vuole (ipotesi assai improbabile) oppure non si andrà da nessuna parte.
Il perché è facile da spiegare. Facciamo finta che i russi siano in buona fede. Oppure che (e alla fine si arriva allo stesso risultato) siano assolutamente convinti delle proprie tesi e di poterle affermare. Hanno alle spalle la lunga stagione degli Accordi di Minsk, cominciata nel 2014, che dovevano regolare (lasciamo per un attimo da parte se in modo equo o iniquo) la crisi nel Donbass: lì hanno scoperto che tutta quella trattativa non avrebbe comunque avuto grandi sbocchi perché, come spontaneamente affermato dalla cancelliera Angela Merkel e confermato dal presidente francese Francois Holland, quegli Accordi avevano soprattutto lo scopo di far guadagnare tempo all’Ucraina e aiutarla così a rinforzare l’esercito e in generale la sua tenuta contro la Russia.
Quel che vedono i russi
Poi è ovvio che i russi (che mica credono alle baggianate cui credono i giornali nostrani, Trump agente dei russi e così via) si guardano intorno. Hanno visto i negoziati tra Usa e Iran della primavera scorsa, usati come copertura per un attacco a sorpresa di Israele, subito raggiunto dalle forze militari americane. E hanno visto (leggi Zakharova) come è stato impiegato dagli Usa il tempo negoziale dei mesi scorsi.
E vedono molte altre cose. Per esempio, che cosa ha fatto Trump con il Venezuela, come abbia messo sotto controllo le riserve petrolifere più ingenti del pianeta e come abbia spinto la vera finta presidente, Delcy Rodriguez, a cacciare subito le compagnie russe.
Ancora: come Trump abbia cercato di convincere l’India a non comprare più petrolio russo in cambio di dazi meno pesanti, ottenendo subito risultati importanti (le raffinerie indiane hanno ridotto gli acquisti da una media di 1,8 milioni di barili al giorno a 1,3 milioni nel primo trimestre del 2026).
Come gli Stati Uniti partecipino alla caccia alla petroliera russa, fantasma o meno. Come il Governo dell’Iraq, anche qui a causa di pressioni americane, abbia passato la gestione del grande giacimento di West Qurna 2 alla Chevron, sottraendolo alla russa Lukoil. La quale, peraltro, è impegnata a vendere le proprie attività fuori dalla Russia a causa delle sanzioni secondarie decise dagli Usa. Per non parlare, infine, del doppio attacco all’Iran, Paese con cui la Russia ha da poco firmato un Accordo di partenariato strategico che comprende non solo forniture militari ma anche intese sui corridoi commerciali e l’energia nucleare.
È solo qualche esempio. Più che sufficiente, però, perché il Cremlino debba chiedersi: ma questo Donald Trump è un mediatore o uno che ci prende per i fondelli? È uno che vuole la pace in Ucraina o uno che ci intrattiene sull’Ucraina (di cui, nello specifico, peraltro non sembra importargli granché) e nel frattempo cerca di fregarci? Fatta la domanda,
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la risposta – almeno se siete russi – arriva quasi in automatico.
Per questo il secondo attacco Usa all’Iran mette anche fine, di fatto, ai negoziati sull’Ucraina. E l’aspetto più grottesco di tutto questo è che, è vero, dal punto di vista del mercato energetico gli Usa se la ridono, essendo il primo produttore mondiale di petrolio e gas e, quindi, anche i primi beneficiari delle attuali turbolenze. Ma il secondo beneficiario è proprio la Russia. Nella pianificazione di bilancio per il 2026, il governo russo ha previsto un prezzo base del petrolio di circa circa 59 dollari a barile. E oggi, a causa della spedizione Israele-americana contro l’Iran, la quotazione è di quasi 84 dollari. Un surplus che la Russia userà almeno in parte per sostenere e incrementare lo sforzo bellico contro l’Ucraina, anche perché tenere Trump inchiodato a quella crisi è uno dei (pochi) modi che il Cremlino ha per rispondere a tutto quanto detto prima. E dunque, come da titolo: fine del negoziato.
Per questo il secondo attacco Usa all’Iran mette anche fine, di fatto, ai negoziati sull’Ucraina. E l’aspetto più grottesco di tutto questo è che, è vero, dal punto di vista del mercato energetico gli Usa se la ridono, essendo il primo produttore mondiale di petrolio e gas e, quindi, anche i primi beneficiari delle attuali turbolenze. Ma il secondo beneficiario è proprio la Russia. Nella pianificazione di bilancio per il 2026, il governo russo ha previsto un prezzo base del petrolio di circa circa 59 dollari a barile. E oggi, a causa della spedizione Israele-americana contro l’Iran, la quotazione è di quasi 84 dollari. Un surplus che la Russia userà almeno in parte per sostenere e incrementare lo sforzo bellico contro l’Ucraina, anche perché tenere Trump inchiodato a quella crisi è uno dei (pochi) modi che il Cremlino ha per rispondere a tutto quanto detto prima. E dunque, come da titolo: fine del negoziato.
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Si riferisce inoltre che le forze armate ucraine hanno sferrato un secondo attacco contro un edificio proprio mentre i servizi stavano intervenendo per riparare i danni causati dai precedenti attacchi.
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"L'aggressione iraniana ha colpito indiscriminatamente obiettivi civili e ha causato danni materiali all'impianto di desalinizzazione dopo l'attacco del drone".
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— Avete trasmesso un messaggio alla Russia per non inviare all'Iran dati per il targeting e altri tipi di assistenza? L'avete detto chiaramente. E pensate che lo stiano comunque facendo?
— Spero di no.
— Avete qualche prova?
— Non lo sappiamo. Ma, se lo stanno facendo, non è molto utile. Se si guarda a quello che è successo con l'Iran nell'ultima settimana, anche se ricevono dei dati, questo non li aiuta molto.
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"Non sto dicendo che i paesi della mia regione lo facciano per malizia, anche se dovessero dire 'sì', alcuni di loro... beh, nel senso che sono diventati un obiettivo. Ma accettare questo significa sferrare un colpo alle spalle della nazione iraniana. Questo non significa che possano venire e dire tutte quelle parole vuote che il signor Trump pronuncia. Non è così. Devono capire che hanno commesso un grave errore e devono essere puniti. La nazione iraniana non lascerà questo incidente spirituale senza conseguenze".
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🚨 L'IDF ha iniziato una nuova ondata di attacchi in tutto il territorio iraniano, secondo quanto riferito dal servizio stampa.
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Filmati dei lanci del drone iraniano "Arash-2"
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⚡️🇮🇱🇮🇷 L'IDF ha dichiarato che gli attacchi dell'Aeronautica israeliana hanno preso di mira i caccia F-14 all'aeroporto di Isfahan e hanno colpito i sistemi di rilevamento e difesa aerea:
Ieri (sabato), durante un'ampia ondata di attacchi, l'Aeronautica israeliana ha colpito i complessi militari del regime terroristico iraniano con i caccia F-14 del regime all'aeroporto di Isfahan.
Inoltre, sono stati colpiti i sistemi di rilevamento e difesa aerea che rappresentavano una minaccia per gli aerei dell'Aeronautica israeliana.
Questo attacco si aggiunge a quello che ha smantellato 16 aerei della "Forza Quds" due giorni fa (venerdì) all'aeroporto di Mehrabad a Teheran.
L'IDF continuerà a prendere di mira tutti i sistemi del regime terroristico iraniano in tutto l'Iran e amplierà la sua superiorità aerea.
Ieri (sabato), durante un'ampia ondata di attacchi, l'Aeronautica israeliana ha colpito i complessi militari del regime terroristico iraniano con i caccia F-14 del regime all'aeroporto di Isfahan.
Inoltre, sono stati colpiti i sistemi di rilevamento e difesa aerea che rappresentavano una minaccia per gli aerei dell'Aeronautica israeliana.
Questo attacco si aggiunge a quello che ha smantellato 16 aerei della "Forza Quds" due giorni fa (venerdì) all'aeroporto di Mehrabad a Teheran.
L'IDF continuerà a prendere di mira tutti i sistemi del regime terroristico iraniano in tutto l'Iran e amplierà la sua superiorità aerea.
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⚡️🇮🇷🇮🇱 Il fumo si alza dietro la Moschea di Shah Abbas a Isfahan, in Iran, dopo che l'aeroporto della città è stato pesantemente preso di mira da attacchi aerei israeliani.
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⚡️🇺🇸🇮🇱🇮🇷Axios: Gli Stati Uniti e Israele hanno discusso la possibilità di dispiegare forze speciali in Iran per proteggere le scorte di uranio altamente arricchito del Paese.
I funzionari affermano che le discussioni fanno parte di sforzi più ampi per impedire all'Iran di sviluppare un'arma nucleare durante il conflitto in corso. Si ritiene che l'Iran possieda circa 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, che secondo gli esperti potrebbero essere convertiti in materiale adatto alla produzione di armi entro poche settimane.
I funzionari hanno anche discusso la possibilità di colpire siti strategici come l'isola di Kharg, attraverso cui passa circa il 90% delle esportazioni di petrolio dell'Iran, come parte di obiettivi di guerra più ampi.
I funzionari affermano che le discussioni fanno parte di sforzi più ampi per impedire all'Iran di sviluppare un'arma nucleare durante il conflitto in corso. Si ritiene che l'Iran possieda circa 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, che secondo gli esperti potrebbero essere convertiti in materiale adatto alla produzione di armi entro poche settimane.
I funzionari hanno anche discusso la possibilità di colpire siti strategici come l'isola di Kharg, attraverso cui passa circa il 90% delle esportazioni di petrolio dell'Iran, come parte di obiettivi di guerra più ampi.
Axios
U.S. weighs sending special forces to seize Iran's nuclear stockpile
Preventing Iran from ever obtaining a nuclear weapon is one of Trump's stated war objectives.
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Secondo lui, non ci sono ancora sviluppi riguardo all'adozione del 20° pacchetto di sanzioni economiche. Inoltre, la questione della concessione di un credito all'Ucraina di 90 miliardi di euro non sta procedendo.
Entrambe le posizioni sono bloccate dagli ungheresi.
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