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🇦🇪 EMIRATI. LE IMMAGINI SATELLITARI MOSTRANO I DANNI AL PORTO DI FUJAIRAH
Fonte: Soar Atlas
Le immagini satellitari rivelano che il 14 marzo droni iraniani hanno colpito il porto di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, incendiando almeno due serbatoi di carburante e generando una densa colonna di fumo nero visibile dallo spazio.
Il denso fumo persistette sull'oceano per giorni.
Secondo recenti notizie, Fujairah è stata nuovamente presa di mira.
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Fonte: Soar Atlas
Le immagini satellitari rivelano che il 14 marzo droni iraniani hanno colpito il porto di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, incendiando almeno due serbatoi di carburante e generando una densa colonna di fumo nero visibile dallo spazio.
Il denso fumo persistette sull'oceano per giorni.
Secondo recenti notizie, Fujairah è stata nuovamente presa di mira.
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🇨🇳🇺🇸 La Cina rilascia una dichiarazione dopo che il Presidente Trump ha chiesto loro di unirsi alla sua coalizione militare per riaprire lo Stretto di Hormuz:
"La Cina chiede ancora una volta a tutte le parti di cessare immediatamente le operazioni militari."
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Forwarded from Pino Cabras
𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔 𝗜𝗡𝗙𝗜𝗡𝗜𝗧𝗔 𝗛𝗔 𝗕𝗜𝗦𝗢𝗚𝗡𝗢 𝗗𝗜 𝗨𝗡 𝗡𝗨𝗢𝗩𝗢 𝟭𝟭 𝗦𝗘𝗧𝗧𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘? [PARTE 1 ]
Non conta solo ciò che succede, ma ciò che può essere fatto accadere. È uno di quei momenti.
Nel mio libro del 2008 “Strategie per una guerra mondiale” cercavo di descrivere un metodo prima ancora che un fatto: la costruzione di un clima di emergenza permanente, la preparazione dell’opinione pubblica, la disponibilità di apparati opachi e la ricerca di un evento-shock sotto falsa bandiera capace di ridefinire gli equilibri strategici. L’11 settembre ha segnato l’inizio di un’epoca, mostrando quanto potente possa essere un singolo episodio nel trasformare l’intero scenario globale.
Quel metodo non appartiene al passato. La macchina bellica statunitense ha mostrato nel tempo una continuità impressionante di linguaggio e di approccio, spesso in raccordo con la strategia israeliana. Non è irrilevante che Benjamin Netanyahu fosse già al governo già 25 anni fa. Da allora il Medio Oriente allargato è stato attraversato da un conflitto quasi ininterrotto, alimentato da crisi successive e nuovi pretesti. Il contesto era quello sfuggito quasi come un lapsus ai pianificatori: “la guerra infinita”.
In questo quadro colpisce il recente rilancio, da parte dell’FBI, di ipotesi su possibili attentati con droni proprio sulla West Coast statunitense, nel pieno della guerra con l’Iran. Senza stabilire nessi forzati, vale la pena osservare che gli allarmi securitari – in particolare dell’FBI - hanno spesso contribuito a predisporre il terreno politico e mediatico per escalation militari. Perfino alcune coincidenze simboliche - come la presenza a Los Angeles di un grattacielo iconico oggi legato allo stesso magnate immobiliare associato alla vicenda del World Trade Center, Larry Silverstein - ricordano quanto, nella storia recente, eventi apparentemente separati abbiano finito per comporsi in un’unica continuità strategica. Silverstein si fece pagare le Torri Gemelle due volte dall'assicurazione stipulata tempestivamente poco prima della mega operazione terroristica, cavillando che erano due eventi separati. Il nuovo World Trade Center si è dimostrato un grande investimento.
Trump prometteva discontinuità. Ma il segretario della guerra Hegseth parla esattamente come il suo predecessore Rumsfeld. E parla come lui perché è imbeccato dallo stesso reticolo di potere, dagli stessi pensatoi con gli stessi dirigenti e finanziatori.
Un episodio significativo per comprendere l’intreccio tra élite finanziarie, think tank e sostegno economico allo Stato israeliano riguarda l’attuale presidente del Council on Foreign Relations, il miliardario David Rubenstein, cofondatore del fondo di private equity The Carlyle Group. Rubenstein, da anni importante finanziatore dello stesso CFR, nel novembre 2020 ha affiancato proprio lo sviluppatore immobiliare Larry Silverstein in un’iniziativa di raccolta fondi attraverso la vendita di titoli di Stato israeliani.
L’evento, rivolto in modo mirato al settore del real estate e seguito da oltre mille operatori tra Stati Uniti e Canada, mostra come il sostegno a Israele possa articolarsi anche lungo canali finanziari e relazionali di alto livello, coinvolgendo protagonisti del capitalismo globale e reti istituzionali influenti nel dibattito strategico internazionale. Non stiamo parlando solo di diplomazia o di lobby tradizionali: emerge piuttosto un sistema di connessioni in cui capitale, analisi geopolitica e iniziative economiche convergono nel sostenere obiettivi percepiti come comuni da segmenti rilevanti delle élites transatlantiche. Ad esempio, Silverstein è partner immobiliare del ramo Murray-Jonathan della famiglia Kushner in un grande progetto a Jersey City. E sappiamo come, saltando di parente in parente, un Kushner accede alla stanza dei bottoni di Trump
. […]
[FINE PARTE 1]
[Segue…]
Non conta solo ciò che succede, ma ciò che può essere fatto accadere. È uno di quei momenti.
Nel mio libro del 2008 “Strategie per una guerra mondiale” cercavo di descrivere un metodo prima ancora che un fatto: la costruzione di un clima di emergenza permanente, la preparazione dell’opinione pubblica, la disponibilità di apparati opachi e la ricerca di un evento-shock sotto falsa bandiera capace di ridefinire gli equilibri strategici. L’11 settembre ha segnato l’inizio di un’epoca, mostrando quanto potente possa essere un singolo episodio nel trasformare l’intero scenario globale.
Quel metodo non appartiene al passato. La macchina bellica statunitense ha mostrato nel tempo una continuità impressionante di linguaggio e di approccio, spesso in raccordo con la strategia israeliana. Non è irrilevante che Benjamin Netanyahu fosse già al governo già 25 anni fa. Da allora il Medio Oriente allargato è stato attraversato da un conflitto quasi ininterrotto, alimentato da crisi successive e nuovi pretesti. Il contesto era quello sfuggito quasi come un lapsus ai pianificatori: “la guerra infinita”.
In questo quadro colpisce il recente rilancio, da parte dell’FBI, di ipotesi su possibili attentati con droni proprio sulla West Coast statunitense, nel pieno della guerra con l’Iran. Senza stabilire nessi forzati, vale la pena osservare che gli allarmi securitari – in particolare dell’FBI - hanno spesso contribuito a predisporre il terreno politico e mediatico per escalation militari. Perfino alcune coincidenze simboliche - come la presenza a Los Angeles di un grattacielo iconico oggi legato allo stesso magnate immobiliare associato alla vicenda del World Trade Center, Larry Silverstein - ricordano quanto, nella storia recente, eventi apparentemente separati abbiano finito per comporsi in un’unica continuità strategica. Silverstein si fece pagare le Torri Gemelle due volte dall'assicurazione stipulata tempestivamente poco prima della mega operazione terroristica, cavillando che erano due eventi separati. Il nuovo World Trade Center si è dimostrato un grande investimento.
Trump prometteva discontinuità. Ma il segretario della guerra Hegseth parla esattamente come il suo predecessore Rumsfeld. E parla come lui perché è imbeccato dallo stesso reticolo di potere, dagli stessi pensatoi con gli stessi dirigenti e finanziatori.
Un episodio significativo per comprendere l’intreccio tra élite finanziarie, think tank e sostegno economico allo Stato israeliano riguarda l’attuale presidente del Council on Foreign Relations, il miliardario David Rubenstein, cofondatore del fondo di private equity The Carlyle Group. Rubenstein, da anni importante finanziatore dello stesso CFR, nel novembre 2020 ha affiancato proprio lo sviluppatore immobiliare Larry Silverstein in un’iniziativa di raccolta fondi attraverso la vendita di titoli di Stato israeliani.
L’evento, rivolto in modo mirato al settore del real estate e seguito da oltre mille operatori tra Stati Uniti e Canada, mostra come il sostegno a Israele possa articolarsi anche lungo canali finanziari e relazionali di alto livello, coinvolgendo protagonisti del capitalismo globale e reti istituzionali influenti nel dibattito strategico internazionale. Non stiamo parlando solo di diplomazia o di lobby tradizionali: emerge piuttosto un sistema di connessioni in cui capitale, analisi geopolitica e iniziative economiche convergono nel sostenere obiettivi percepiti come comuni da segmenti rilevanti delle élites transatlantiche. Ad esempio, Silverstein è partner immobiliare del ramo Murray-Jonathan della famiglia Kushner in un grande progetto a Jersey City. E sappiamo come, saltando di parente in parente, un Kushner accede alla stanza dei bottoni di Trump
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Forwarded from Pino Cabras
𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔 𝗜𝗡𝗙𝗜𝗡𝗜𝗧𝗔 𝗛𝗔 𝗕𝗜𝗦𝗢𝗚𝗡𝗢 𝗗𝗜 𝗨𝗡 𝗡𝗨𝗢𝗩𝗢 𝟭𝟭 𝗦𝗘𝗧𝗧𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘? [PARTE 2]
[…segue]
È notizia di questi giorni che anche il giornalista Tucker Carlson, che ormai dà voce a decine di milioni di elettori di Trump che si sentono traditi fino al midollo, parla apertamente di un rischio false flag analogo all’11 settembre 2001 volto a trascinare gli USA nel gorgo di una guerra che piace solo agli investitori filo-israeliani.
Oggi perfino dirigenti iraniani evocano il rischio di una operazione sotto falsa bandiera, capace di fornire il pretesto per un salto di scala verso una guerra totale. Sanno che stavolta gli americani non hanno nemmeno mandato un Colin Powell a coglionare l’ONU: cioè hanno aggredito quasi senza pretesto. Eppure Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, afferma:
«Ho sentito che i membri rimasti della gang di Epstein hanno architettato una cospirazione per creare un incidente simile all'11 settembre e incolpare l'Iran. L'Iran si oppone fondamentalmente a tali schemi terroristici e non è in guerra con il popolo americano».
Riassumendo: l’Iran è già vittima di un’aggressione che non si è nemmeno avvalsa di scuse eclatanti, ma teme che gli aggressori vogliano comunque trovare un pretesto per un’aggressione ancora più criminale e vasta, una guerra totale che potrebbe facilmente sfociare nella rottura del tabù nucleare. Lo teme, lo sa, e perciò lo denuncia solennemente.
Non abbiamo certo prove definitive. Ma esiste un precedente storico, esiste una logica, esiste un clima. Ignorarlo sarebbe irresponsabile.
[FINE]
[…segue]
È notizia di questi giorni che anche il giornalista Tucker Carlson, che ormai dà voce a decine di milioni di elettori di Trump che si sentono traditi fino al midollo, parla apertamente di un rischio false flag analogo all’11 settembre 2001 volto a trascinare gli USA nel gorgo di una guerra che piace solo agli investitori filo-israeliani.
Oggi perfino dirigenti iraniani evocano il rischio di una operazione sotto falsa bandiera, capace di fornire il pretesto per un salto di scala verso una guerra totale. Sanno che stavolta gli americani non hanno nemmeno mandato un Colin Powell a coglionare l’ONU: cioè hanno aggredito quasi senza pretesto. Eppure Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, afferma:
«Ho sentito che i membri rimasti della gang di Epstein hanno architettato una cospirazione per creare un incidente simile all'11 settembre e incolpare l'Iran. L'Iran si oppone fondamentalmente a tali schemi terroristici e non è in guerra con il popolo americano».
Riassumendo: l’Iran è già vittima di un’aggressione che non si è nemmeno avvalsa di scuse eclatanti, ma teme che gli aggressori vogliano comunque trovare un pretesto per un’aggressione ancora più criminale e vasta, una guerra totale che potrebbe facilmente sfociare nella rottura del tabù nucleare. Lo teme, lo sa, e perciò lo denuncia solennemente.
Non abbiamo certo prove definitive. Ma esiste un precedente storico, esiste una logica, esiste un clima. Ignorarlo sarebbe irresponsabile.
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"Sì, questa è davvero una discussione molto complessa e difficile, che dobbiamo continuare a condurre onestamente l'uno con l'altro. Naturalmente, questa questione deve essere sollevata anche in relazione all'attuale attacco degli americani e degli israeliani contro l'Iran.
Ma il diritto internazionale alla fine non dovrebbe portare a che un regime ingiusto come quello iraniano [come ho già detto in precedenza] possa semplicemente continuare a operare, e noi ci troveremmo, in pratica, limitati nelle nostre possibilità di contenere questo regime e di fare in modo che non continui soprattutto a opprimere la propria popolazione e a minacciare gli stati vicini".
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"La presenza della portaerei americana Gerald R. Ford nel Mar Rosso è considerata una minaccia per la Repubblica Islamica dell'Iran. Pertanto, i centri logistici e di servizio che assicurano l'attività del gruppo di portaerei in questione nel Mar Rosso saranno considerati obiettivi delle forze armate della Repubblica Islamica dell'Iran. Non c'è via d'uscita da questa situazione".
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Il politico britannico ed ex presidente della Camera dei Rappresentanti, Newt Gingrich, ha proposto di non focalizzarsi sullo Stretto di Hormuz, ma semplicemente di creare un nuovo canale con un'esplosione nucleare.
Invece di combattere all'infinito per un "collo di bottiglia" di 21 miglia, potremmo semplicemente tagliare un nuovo canale attraverso un territorio amico.
Una dozzina di esplosioni termonucleari e avremo una via d'acqua più ampia del Canale di Panama, più profonda del Canale di Suez e protetta dagli attacchi iraniani.
Invece di combattere all'infinito per un "collo di bottiglia" di 21 miglia, potremmo semplicemente tagliare un nuovo canale attraverso un territorio amico.
Una dozzina di esplosioni termonucleari e avremo una via d'acqua più ampia del Canale di Panama, più profonda del Canale di Suez e protetta dagli attacchi iraniani.
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Inoltre, Vladimir Putin ha espresso la speranza che le riforme costituzionali in Kazakistan contribuiranno a rafforzare ulteriormente le relazioni di alleanza e di partenariato strategico globale tra i due Paesi.
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🟥In diversi paesi continuano le ricerche per la creazione di microrganismi artificiali con caratteristiche specifiche, per rafforzare i patogeni esistenti in natura e per dotarli di qualità non caratteristiche;
🟥Sempre più paesi sono convinti che solo il possesso di armi nucleari possa essere una garanzia affidabile di protezione contro le ingerenze illegittime nella loro sicurezza;
🟥Le azioni distruttive degli Stati Uniti e dei loro alleati contribuiscono a un notevole aumento dei rischi di militarizzazione dello spazio e della sua trasformazione in una zona di conflitto.
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🇺🇸🇮🇷 L'ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite afferma che l'Iran sta cercando di "ricattare" l'economia globale.
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🇮🇳 I crematori e i ristoranti indiani hanno esaurito il gas a causa della guerra in Iran - Financial Times.
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🇮🇷🇮🇱⚡️ - Lanci di missili balistici rilevati dall'Iran, verso Israele.
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⚡️Emirato di Fujairah (EAU):
Un incendio in sviluppo nell'area dell'industria petrolchimica dopo un attacco di droni.
Un incendio in sviluppo nell'area dell'industria petrolchimica dopo un attacco di droni.
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