Giuseppe Masala Chili 🌶
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Lettore appassionato e scrittore incostante. Topografo degli abissi. Diversamente inabile. A volte manniano tendenza Giuseppe a volte céliniano tendenza Bardamu.
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🇮🇷 📹 Reporter: Potresti essere uno degli obiettivi [per gli Stati Uniti e Israele].

Il Ministro degli Esteri iraniano Araghchi: Siamo fermi e lavoriamo per gli interessi e gli obiettivi del nostro Paese. E non esitiamo a dare la nostra vita per questo, se necessario.

Questa intrepidità è ciò che differenzia i leader iraniani da Trump e Netanyahu.

@geopolitics_prime
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👀Migliaia di file di Epstein scompaiono in mezzo alla guerra Iran-USA – politico statunitense

Il Dipartimento di Giustizia sta tentando di concludere la produzione dei suoi documenti nonostante abbia precedentemente rimosso materiali chiave, ha dichiarato il membro del Congresso statunitense Thomas Massie. Ha osservato che i legislatori avevano esaminato versioni non redatte presso il DOJ, ma alcuni dei documenti più significativi sono stati successivamente rimossi.

👉 Secondo lui, questi includevano file relativi al caso di Virginia Giuffre, nonché un'immagine di Jeffrey Epstein in una stanza con scatole contrassegnate "CIA", che non è più accessibile.

Allo stesso tempo, il DOJ ha riconosciuto che 47.635 file relativi a Epstein sono stati messi offline per la revisione, inclusi materiali contenenti accuse non verificate che coinvolgono Donald Trump.

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🇪🇸 🇺🇦 La Spagna e l'Ucraina firmeranno una serie di accordi per la produzione congiunta di prodotti di difesa.
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🇺🇸 "I file declassificati della Cia rivelano che sotto il presidente Lyndon B. Johnson i militari hanno spruzzato sostanze chimiche dagli aerei,note anche come SAIs (iniezioni di aerosol stratosferico),per modificare il clima"

Daily Mail
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🇮🇱 🇮🇷 🇺🇸 Israele ha tentato di compiere un omicidio mirato del Ministro dell'Intelligence iraniano Ismail Khatib nella sua casa durante la notte

📍Ancora non ci sono conferme
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🇮🇱 🇮🇷 Il ministro della Difesa israeliano afferma che il ministro dell'Intelligence iraniano è stato ucciso
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🇮🇷 🇺🇸 🇯🇴 🇩🇪 Sono emerse immagini satellitari delle conseguenze dell'attacco dell'Iran a una base militare tedesca in Giordania.
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❗️Mancanza di carburante segnalata a Sydney da Paramatta a Hornsby!
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🇮🇷 L'Iran intende sviluppare nuove regole per il passaggio delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz dopo la fine della guerra con gli Stati Uniti e Israele, ha dichiarato il Ministero degli Esteri del Paese.
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🚫🛢 🇮🇷 Iran: Lo Stretto di Hormuz sarà aperto solo dopo un cessate il fuoco e l'adempimento delle condizioni di Teheran
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IL CUORE DEL DOLLARO COLPITO NEL GOLFO

Non è in corso in Medioriente solo una guerra di aerei, missili, bombe e droni dai tempi lunghi e dall’esito confuso.

Un’altra guerra, molto più vasta e dall’esito già chiaro, cammina in parallelo. È la guerra contro il petrodollaro, la cui posta è la sopravvivenza dell’ordine finanziario globale basato sulla valuta americana. Questi ayatollah saranno certo sporchi, brutti e cattivi, ma stanno attuando una strategia di formidabile impatto contro il cuore del potere americano sul mondo, accelerando cambiamenti epocali che ribollono da tempo sottotraccia.

L’Iran è consapevole dell’inferiorità militare convenzionale rispetto alla superpotenza atlantica, e ha scelto di non contrastarla aereo contro aereo, nave contro nave, bomba contro bomba. Teheran non punta a vincere sul campo di battaglia. Ha sviluppato una strategia asimmetrica rivolta a colpire il nocciolo duro del capitalismo finanziario globalizzato: il petrodollaro. La ricchezza generata dal petrolio pagato in dollari, e investita nel sistema finanziario mondiale controllato da Wall Street e Tesoro Usa. Il petrodollaro non è un concetto astratto. È la massa di capitali accumulata da Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita attraverso decenni di vendita di idrocarburi nei mercati del pianeta. I fondi sovrani del Golfo gestiscono in tutto un patrimonio stimato tra gli 11 e i 13 trilioni di dollari (Pil Italia 2,2. Pil Usa 30). La quota maggioritaria di tale immenso capitale è investita negli Usa: in titoli del Tesoro, azioni quotate sui mercati di New York, immobili nelle grandi metropoli, fondi di private equity e hedge fund di Wall Street.

Questo sistema poggia su tre colonne. La prima è la produzione di gas, petrolio e derivati: il Golfo Persico contiene circa il 48% delle riserve mondiali di petrolio accertate, e attraverso lo Stretto di Hormuz transita quotidianamente l’80% dell’output petrolifero della regione e circa il 20% di quello mondiale. La seconda colonna è il pagamento in dollari: dal 1974, per accordo esplicito con Washington, l’Arabia Saudita e gli altri produttori hanno accettato di denominare in dollari la vendita del proprio petrolio, dando luogo a una domanda permanente di valuta Usa. La terza colonna è la protezione militare: grandi basi con decine di migliaia di soldati distribuite tra l’ingresso di Hormuz e l’Iraq – da Camp Doha in Kuwait alla mega-base di Al-Udeid in Qatar, dalla V flotta della Marina Usa di stanza a Bahrein alla base di Al Dhafra negli Emirati. È un sistema di mutuo rafforzamento: il petrolio viene venduto e riciclato in dollari e i soldati americani proteggono i regimi del Golfo dall’instabilità interna e dall’aggressione esterna. Un cerchio virtuoso per Washington, un cappio stretto intorno al collo di chiunque voglia sfidare la supremazia del dollaro.
Tutte e tre queste colonne vacillano paurosamente in questi giorni. Gli orrendi, sporchi, etc. ayatollah di cui sopra hanno lucidamente individuato il punto di massima fragilità del sistema: la fiducia dei petro-monarchi del Golfo nella capacità americana di proteggere i loro regimi, le loro industrie e i loro soldi. Fiducia iniziata a svanire nel 2019 e dissolta nella prima settimana di questa guerra con gli attacchi iraniani che hanno devastato senza grandi ostacoli infrastrutture critiche della produzione di idrocarburi del Golfo e colpito basi militari ritenute invulnerabili. La chiusura di Hormuz ha completato l’opera.

L’assaggio di quanto sta accadendo, d’altra parte, c’era già stato nel settembre 2019, quando un attacco di droni iraniani manovrati dagli Houthi mise fuori gioco il 5% dell’offerta mondiale di petrolio e fece schizzare il prezzo del Brent di oltre il 15% in una sola seduta.

Oggigiorno, un attacco prolungato, abbinato alla chiusura dello Stretto di Hormuz attraverso mine navali, missili costieri e sommergibili, può portare, secondo le stime più conservative, il prezzo del petrolio oltre i 200 dollari al barile.

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Le conseguenze sull’economia mondiale possono essere brutali. Un raddoppio del prezzo del barile può innescare una recessione profonda nelle economie industrializzate importatrici, a cominciare da Europa e Giappone. Ma il danno più grave non si limiterebbe al breve termine: consisterebbe nell’inizio della fine del petrodollaro, e del dollaro di cui consiste. Nel breve periodo, i giganti del petrolio potrebbero registrare utili straordinari. La guerra fa bene alle compagnie petrolifere, ma non fa bene al meccanismo che tiene in piedi l’intera baracca.

La guerra non fa affatto bene alle monarchie del Golfo. Se esse vengono destabilizzate militarmente – i loro impianti colpiti, la loro stessa sopravvivenza politica messa in discussione – il flusso di capitali che da decenni scorre dalla Penisola Arabica verso Wall Street può interrompersi e invertirsi. I fondi sovrani del Golfo iniziano a liquidare asset americani per coprire le spese belliche e ricostruire le infrastrutture distrutte. I titoli del Tesoro Usa vengono venduti in massa sul mercato aperto. Il dollaro subisce una pressione al ribasso che la Federal Reserve non può contrastare solo alzando i tassi di interesse, perché tassi più alti in un contesto di recessione petrolifera aggravano la crisi economica interna.

È lo scenario che economisti come Michael Hudson hanno prefigurato da tempo: il momento in cui la liquidazione delle riserve in dollari da parte dei paesi produttori di petrolio innesca una crisi di sfiducia sistemica nella divisa americana. Non una svalutazione controllata, ma una fuga dal dollaro. Per andare dove? Il terreno per questa transizione è già stato preparato con cura negli ultimi anni. Nel marzo 2023, Xi Jinping e Mohammed bin Salman hanno siglato un accordo storico a Pechino, con l’Arabia Saudita che ha accettato di ricevere pagamenti in yuan per una quota crescente delle proprie esportazioni petrolifere verso la Cina. Pechino è già il principale cliente dei sauditi, importandone circa 1,8 milioni di barili al giorno.

Già nel 2022 la Cina aveva lanciato il contratto futures sul petrolio denominato in yuan sulla Borsa internazionale dell’energia di Shanghai (Ine), con l’obiettivo creare un meccanismo di pricing alternativo al Brent londinese e al Wti americano.

La logica è imperativa: se gli Usa non sono più in grado di garantire la sicurezza dei regimi del Golfo la diversificazione delle loro riserve valutarie diventa urgente. Il processo è già in corso: le riserve di yuan nelle Banche centrali dei paesi del Golfo sono aumentate significativamente negli ultimi tre anni. L’accordo quadro Brics+ – al quale hanno aderito Arabia Saudita, Emirati, Iran ed Egitto – prevede lo sviluppo di forme di pagamento alternative al dollaro per il commercio tra i paesi membri.

Gli attacchi iraniani stanno squassando le monarchie del Golfo e stanno accelerando questo processo.

La ricchezza petrolifera che per cinquant’anni ha finanziato i deficit Usa attraverso il riciclaggio dei petrodollari inizia a fluire verso Pechino, Shanghai e i mercati asiatici emergenti. Le conseguenze di tutto questo sono epocali. Un’America che perde il privilegio esorbitante del dollaro come valuta di riserva globale – privilegio che le consente d’emettere debito a costi bassissimi, di finanziare il proprio deficit commerciale stampando carta moneta, d’esercitare il dominio finanziario attraverso sistema Swift e sanzioni bancarie – non è più la stessa America.

Perde la capacità di proiettare potenza militare su scala globale perché non può più permettersi di farlo. Perde la capacità d’imporre sanzioni economiche perché il sistema alternativo yuan-Brics offre una via di fuga. Perde, in sostanza, l’impero.

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Questo è ciò che il mio maestro, Giovanni Arrighi, aveva intuito con straordinaria lungimiranza. La transizione egemonica dal dollaro a una nuova valuta di riserva – o a un sistema multipolare senza valuta di riserva unica – sarebbe avvenuta non attraverso una decisione politica consapevole, ma attraverso la dinamica caotica di una crisi che nessun attore avrebbe completamente controllato.

L’Iran non è l’autore del dramma, ma il detonatore che innesca un’esplosione la cui miccia è stata preparata da decenni d’egemonia finanziaria americana sempre più rapace e obsoleta.

(di Pino Arlacchi | Il Fatto Quotidiano | 18 marzo 2026)

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⚡️🇮🇷🇮🇱 Filmati del bombardamento a razzi a grappolo della scorsa notte, che mostrano un impatto diretto a Petah Tikva.
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⚡️🇮🇱🇮🇷 Il Ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha confermato che il Ministro dell'Intelligence iraniano, Esmaeil Khatib, è stato eliminato durante la notte.

Katz ha dichiarato che l'intensità degli attacchi in Iran sta aumentando, con significative sorprese attese su tutti i fronti che porteranno la guerra contro l'Iran e Hezbollah a un nuovo livello.

"Dopo le potenti eliminazioni di alti funzionari del regime, il leader de facto dell'Iran e il capo dell'organizzazione Basij 'Murder Inc.'—Larijani e Soleimani—il Ministro dell'Intelligence iraniano è stato eliminato stanotte,"

Ha aggiunto che il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e lui stesso hanno autorizzato l'IDF a contrastare qualsiasi alto funzionario iraniano una volta che un obiettivo è stato confermato, senza richiedere ulteriore approvazione, confermando il rapporto del canale televisivo israeliano Channel 12 di ieri.

"La politica di Israele è chiara e inequivocabile: nessuno in Iran ha l'immunità, e tutti sono nel mirino."
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⚡️🇮🇱 🇱🇧 🇱🇧 L'IDF afferma che bombarderà i ponti sul fiume Litani nelle prossime ore, avvertendo i civili libanesi di evacuare verso nord.
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⚡️⚠️🇷🇺🇫🇷🇬🇧 Starmer non è Churchill, e Macron non è de Gaulle — Peskov
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⚡️💰🛢🇷🇺🇨🇳🇮🇳 L'India sta acquistando una settima petroliera con petrolio russo, originariamente destinata alla Cina

📍La petroliera russa Aqua Titan, che trasporta petrolio, ha fatto rotta inverso nel Mar Cinese Meridionale e ora si sta dirigendo verso l'India dopo che Nuova Delhi ha intensificato le importazioni di petrolio da Mosca. La petroliera è prevista per arrivare a New Mangalore il 21 marzo con un carico di Urals, anche se il porto cinese di Rizhao era stato inizialmente indicato come destinazione.
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🇺🇸🇮🇷 Gli Stati Uniti hanno annunciato il primo uso in combattimento della nuova bomba aerea penetrante GBU-72 Advanced 5K Penetrator da 2.270 kg, che è stata testata nel 2021.

Secondo CENTKOM, diverse bombe sono state sganciate su posizioni fortificate con missili antinave iraniani lungo la costa dello Stretto di Hormuz.

La munizione è dotata di un involucro rinforzato ed è guidata da GPS, fungendo da collegamento intermedio tra la meno potente GBU-28 (che può penetrare fino a 30 m di suolo o 6 m di cemento armato) e la GBU-57 MOP (che può penetrare fino a 80 m di roccia o 60 m di cemento armato).
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