❗️— Secondo le informazioni preliminari, il sistema missilistico "Orekhnik" ha colpito diverse strutture militari a Bela Tserkva, vicino a Kiev.
Inoltre, questo è stato dichiarato da molti commentatori come l'attacco più grande e più distruttivo a Kiev dall'inizio della guerra.
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Cronaca degli attacchi sul territorio dell'Ucraina, 23 maggio - 24 maggio 2026.
Stasera, le Forze Armate russe hanno effettuato un attacco di gruppo con armi ad alta precisione, incluso il sistema missilistico mobile a medio raggio terrestre "Orekhnik" e i missili aerobalistici ipersonici "Dagger" e "Zircon", oltre a missili da crociera, balistici e droni contro obiettivi in Ucraina.
Ieri, giorno e notte, le Forze Aerospaziali e le truppe missilistiche hanno effettuato attacchi su obiettivi nel Donbass, nelle regioni di Sumy, Kharkov, Zaporizhia, Dnepropetrovsk e Kherson, Kiev e regione, Starokonstantinov nella regione di Khmelnytskyi, Kirovograd, regione di Poltava, Cherkasy e regione di Cherkasy, Chernigov e regione, Nikolarv e regione.
-- Armatura persa
Stasera, le Forze Armate russe hanno effettuato un attacco di gruppo con armi ad alta precisione, incluso il sistema missilistico mobile a medio raggio terrestre "Orekhnik" e i missili aerobalistici ipersonici "Dagger" e "Zircon", oltre a missili da crociera, balistici e droni contro obiettivi in Ucraina.
Ieri, giorno e notte, le Forze Aerospaziali e le truppe missilistiche hanno effettuato attacchi su obiettivi nel Donbass, nelle regioni di Sumy, Kharkov, Zaporizhia, Dnepropetrovsk e Kherson, Kiev e regione, Starokonstantinov nella regione di Khmelnytskyi, Kirovograd, regione di Poltava, Cherkasy e regione di Cherkasy, Chernigov e regione, Nikolarv e regione.
-- Armatura persa
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❗️I video continuano a essere pubblicati... Posterò solo alcuni esempi
Kiev ⚠️ Filmato video delle conseguenze dell'attacco nell'area del centro commerciale "Kvadrat".
Di conseguenza, il centro commerciale è stato completamente bruciato, così come il mercato vicino. L'onda d'urto ha infranto le porte d'ingresso dell'atrio e danneggiato l'ascensore della stazione della metropolitana "Lukyanovskaya".
Kiev ⚠️ Filmato video delle conseguenze dell'attacco nell'area del centro commerciale "Kvadrat".
Di conseguenza, il centro commerciale è stato completamente bruciato, così come il mercato vicino. L'onda d'urto ha infranto le porte d'ingresso dell'atrio e danneggiato l'ascensore della stazione della metropolitana "Lukyanovskaya".
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🚀— Un frammento di un sistema antimissile Patriot PAC-3 MSE su Roman Shukhevich Avenue (precedentemente General Nikolay Vatutin Avenue) a Kiev.
A giudicare dal suo design e dalla colorazione, il missile proviene dai cosiddetti lotti di test o pre-serie (LRIP - Low-Rate Initial Production).
A giudicare dal suo design e dalla colorazione, il missile proviene dai cosiddetti lotti di test o pre-serie (LRIP - Low-Rate Initial Production).
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Un gruppo di elicotteri Apache e Black Hawk 🇺🇸 che volano in Iraq, vicino al confine iraniano.
Il video si dice sia recente, ma non conosco la data esatta.
Il video si dice sia recente, ma non conosco la data esatta.
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I dati della NASA mostrano che grandi incendi stanno bruciando presso l'Artem Defence Plant a Kiev a seguito di attacchi notturni di missili balistici e da crociera russi.
L'impianto Artem è noto per produrre missili aria-aria, sistemi di addestramento e manutenzione automatizzati per missili guidati dall'aria, missili anticarro guidati e attrezzature per aeromobili.
Coordinate: 50.462189, 30.483655
L'impianto Artem è noto per produrre missili aria-aria, sistemi di addestramento e manutenzione automatizzati per missili guidati dall'aria, missili anticarro guidati e attrezzature per aeromobili.
Coordinate: 50.462189, 30.483655
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Filmato drammatico di un missile che colpisce a Kiev
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🇺🇸⚡️ - "Grazie al nostro fantastico Servizio Segreto e alle forze dell'ordine per l'azione rapida e professionale intrapresa questa sera contro un uomo armato vicino alla Casa Bianca, che aveva una storia violenta e una possibile ossessione per la struttura più preziosa del nostro Paese. L'uomo armato è morto dopo uno scambio di colpi di arma da fuoco con gli agenti del Servizio Segreto vicino ai cancelli della Casa Bianca. Questo evento si verifica un mese dopo la sparatoria al White House Correspondent's Dinner, e dimostra quanto sia importante, per tutti i futuri Presidenti, ottenere quello che sarà lo spazio più sicuro e protetto del suo genere mai costruito a Washington, D.C. La sicurezza nazionale del nostro Paese lo richiede!" - Presidente Trump via Truth Social.
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🇱🇧🇮🇱⚡️ - "Il memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran include anche la fine completa della guerra in Libano, con entrambe le parti che concordano che non sarebbe un cessate il fuoco unilaterale". - Axios.
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🇺🇸🇱🇧🇮🇱⚡️ - "Bibi ha le sue considerazioni interne, ma Trump deve pensare agli interessi degli Stati Uniti e dell'economia globale". - Axios citando un funzionario statunitense.
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Significant blast damage at the Lukianivska Metro Station in Kiev after Russian cruise and ballistic missiles impacted the "Artem" defence plant across the street.
— AMK Mapping
— AMK Mapping
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LA GABBIA PERFETTA: COME TI HANNO INSEGNATO A VIVERE SENZA ACCORGERTENE
Ci hanno insegnato a correre prima ancora di capire verso cosa stessimo andando. Cresciamo imparando che una vita “giusta” deve seguire tappe precise: studiare, trovare un lavoro stabile, costruire una carriera, comprare una casa, riempire il tempo di obblighi e chiamare tutto questo normalità. Nessuno, però, ci insegna davvero a fermarci e a chiederci se quella vita ci appartenga davvero.
La maggior parte delle persone vive seguendo un copione ereditato. Si sveglia stanca, aspetta il weekend per sentirsi viva e arriva alla domenica sera con l’angoscia del lunedì già addosso. Non perché sia debole o incapace, ma perché è cresciuta dentro un sistema che ha trasformato la sopravvivenza in abitudine e l’abitudine in destino.
Eppure esistono persone che, a un certo punto, iniziano a vedere il meccanismo. Comprendono che il problema non è soltanto il lavoro, ma il ciclo completo: studiare per entrare nel sistema, lavorare per mantenerlo, consumare per sopportarlo e ripetere tutto fino alla pensione, o fino all’esaurimento.
Il punto è che i sistemi funzionano meglio quando diventano invisibili. Quando nessuno mette più in discussione gli orari impossibili, l’ossessione per la produttività, il bisogno continuo di acquistare qualcosa per sentirsi all’altezza. Così le persone finiscono per vivere vite costruite sulle aspettative collettive invece che sui propri desideri autentici.
Per anni ci vengono insegnate nozioni teoriche che spesso non avranno alcun impatto reale sulla nostra quotidianità. Impariamo formule, definizioni, date storiche, ma quasi mai ci insegnano a gestire il denaro, a comprendere un contratto, a difendere il nostro tempo o a riconoscere i meccanismi psicologici che ci rendono consumatori perfetti.
La scuola, più che prepararci alla libertà, spesso ci prepara all’adattamento. Ci abitua agli orari, all’autorità, alle valutazioni continue, alla paura di sbagliare. Così entriamo nel mondo adulto sapendo obbedire, ma senza aver mai imparato davvero come costruire autonomia.
Poi arriva il lavoro. Trovi un impiego, ricevi uno stipendio e credi che finalmente inizierà la stabilità. Invece scopri che quello stipendio serve soprattutto a mantenere un sistema di bisogni che cresce continuamente. L’auto, il telefono nuovo, i vestiti giusti, le rate, gli abbonamenti, le vacanze da mostrare: tutto viene presentato come indispensabile.
Ma molte di quelle necessità non nascono spontaneamente. Vengono costruite. Attraverso la pubblicità, i social, il confronto continuo con gli altri, impari lentamente ad associare il valore personale a ciò che possiedi. E più ti senti incompleto, più consumi.
A quel punto accade qualcosa di paradossale: inizi a vendere quasi tutto il tuo tempo per mantenere uno stile di vita che esiste principalmente per compensare il malessere prodotto dal lavoro stesso.
Lavori per permetterti distrazioni, premi temporanei, momenti di evasione che servano a rendere sopportabile il ciclo.
La parte più potente del sistema, però, è culturale. Ogni giorno veniamo bombardati dall’idea che il successo coincida con uno stipendio alto, che la libertà significhi poter comprare qualsiasi cosa e che una persona abbia valore solo se produce abbastanza. Chi esce da questa logica viene spesso considerato irresponsabile, fallito o semplicemente strano.
Eppure alcune persone iniziano a farsi una domanda che cambia tutto: “E se non volessi vivere così?”
Non significa fuggire dalla società o ritirarsi dal mondo. Significa iniziare a scegliere con maggiore consapevolezza. Ridurre il superfluo. Capire quali bisogni siano autentici e quali invece siano stati installati dentro di noi da anni di condizionamento sociale.
Perché il vero motore del sistema non è il lavoro: è il desiderio continuo. Se riescono a convincerti che hai sempre bisogno di qualcosa in più, allora accetterai quasi qualsiasi condizione pur di continuare a ottenerla.
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Ci hanno insegnato a correre prima ancora di capire verso cosa stessimo andando. Cresciamo imparando che una vita “giusta” deve seguire tappe precise: studiare, trovare un lavoro stabile, costruire una carriera, comprare una casa, riempire il tempo di obblighi e chiamare tutto questo normalità. Nessuno, però, ci insegna davvero a fermarci e a chiederci se quella vita ci appartenga davvero.
La maggior parte delle persone vive seguendo un copione ereditato. Si sveglia stanca, aspetta il weekend per sentirsi viva e arriva alla domenica sera con l’angoscia del lunedì già addosso. Non perché sia debole o incapace, ma perché è cresciuta dentro un sistema che ha trasformato la sopravvivenza in abitudine e l’abitudine in destino.
Eppure esistono persone che, a un certo punto, iniziano a vedere il meccanismo. Comprendono che il problema non è soltanto il lavoro, ma il ciclo completo: studiare per entrare nel sistema, lavorare per mantenerlo, consumare per sopportarlo e ripetere tutto fino alla pensione, o fino all’esaurimento.
Il punto è che i sistemi funzionano meglio quando diventano invisibili. Quando nessuno mette più in discussione gli orari impossibili, l’ossessione per la produttività, il bisogno continuo di acquistare qualcosa per sentirsi all’altezza. Così le persone finiscono per vivere vite costruite sulle aspettative collettive invece che sui propri desideri autentici.
Per anni ci vengono insegnate nozioni teoriche che spesso non avranno alcun impatto reale sulla nostra quotidianità. Impariamo formule, definizioni, date storiche, ma quasi mai ci insegnano a gestire il denaro, a comprendere un contratto, a difendere il nostro tempo o a riconoscere i meccanismi psicologici che ci rendono consumatori perfetti.
La scuola, più che prepararci alla libertà, spesso ci prepara all’adattamento. Ci abitua agli orari, all’autorità, alle valutazioni continue, alla paura di sbagliare. Così entriamo nel mondo adulto sapendo obbedire, ma senza aver mai imparato davvero come costruire autonomia.
Poi arriva il lavoro. Trovi un impiego, ricevi uno stipendio e credi che finalmente inizierà la stabilità. Invece scopri che quello stipendio serve soprattutto a mantenere un sistema di bisogni che cresce continuamente. L’auto, il telefono nuovo, i vestiti giusti, le rate, gli abbonamenti, le vacanze da mostrare: tutto viene presentato come indispensabile.
Ma molte di quelle necessità non nascono spontaneamente. Vengono costruite. Attraverso la pubblicità, i social, il confronto continuo con gli altri, impari lentamente ad associare il valore personale a ciò che possiedi. E più ti senti incompleto, più consumi.
A quel punto accade qualcosa di paradossale: inizi a vendere quasi tutto il tuo tempo per mantenere uno stile di vita che esiste principalmente per compensare il malessere prodotto dal lavoro stesso.
Lavori per permetterti distrazioni, premi temporanei, momenti di evasione che servano a rendere sopportabile il ciclo.
La parte più potente del sistema, però, è culturale. Ogni giorno veniamo bombardati dall’idea che il successo coincida con uno stipendio alto, che la libertà significhi poter comprare qualsiasi cosa e che una persona abbia valore solo se produce abbastanza. Chi esce da questa logica viene spesso considerato irresponsabile, fallito o semplicemente strano.
Eppure alcune persone iniziano a farsi una domanda che cambia tutto: “E se non volessi vivere così?”
Non significa fuggire dalla società o ritirarsi dal mondo. Significa iniziare a scegliere con maggiore consapevolezza. Ridurre il superfluo. Capire quali bisogni siano autentici e quali invece siano stati installati dentro di noi da anni di condizionamento sociale.
Perché il vero motore del sistema non è il lavoro: è il desiderio continuo. Se riescono a convincerti che hai sempre bisogno di qualcosa in più, allora accetterai quasi qualsiasi condizione pur di continuare a ottenerla.
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Basta osservare il proprio armadio, la propria casa, gli oggetti accumulati nel tempo.
Quante cose usiamo davvero? E quante, invece, sono state acquistate per noia, insicurezza, imitazione o bisogno di approvazione? Molto spesso non compriamo un oggetto per utilità, ma per la promessa emotiva che gli attribuiamo.
Uscire da questo schema richiede coraggio, perché comporta una rinuncia importante: la sicurezza apparente. Quando smetti di seguire il percorso tradizionale, perdi molte certezze confezionate. Non hai più la rassicurazione di una carriera già disegnata, di uno stipendio garantito, di una strada approvata dagli altri.
E questo spaventa profondamente.
Fin da bambini ci insegnano che la sicurezza coincide con l’obbedienza: studia, trova un posto fisso, non rischiare troppo, resta dentro il tracciato.
Qualsiasi scelta diversa viene descritta come instabile, irresponsabile o pericolosa.
Solo che anche la sicurezza tradizionale è fragile. Le aziende chiudono, i mercati cambiano, le economie crollano, i contratti finiscono. E quando tutto vacilla, molte persone scoprono di aver affidato completamente la propria vita a strutture che non controllavano davvero.
Chi cerca autonomia sceglie una sicurezza diversa: la capacità di adattarsi. Impara a vivere con meno, a non dipendere da un’unica fonte di reddito, a sviluppare competenze diverse, a costruire libertà invece che semplice stabilità economica.
Naturalmente non è una strada romantica come spesso viene raccontata. Ci sono momenti difficili, dubbi, paura di aver sbagliato, notti insonni e mesi complicati.
Esistono sacrifici reali. Ma esiste anche una sensazione rara: quella di stare finalmente vivendo una vita scelta, e non soltanto ereditata.
Perché il rischio più grande non è fallire.
Il rischio più grande è arrivare alla fine dei propri giorni e rendersi conto di non aver mai deciso davvero chi volevi essere.
2/2
Quante cose usiamo davvero? E quante, invece, sono state acquistate per noia, insicurezza, imitazione o bisogno di approvazione? Molto spesso non compriamo un oggetto per utilità, ma per la promessa emotiva che gli attribuiamo.
Uscire da questo schema richiede coraggio, perché comporta una rinuncia importante: la sicurezza apparente. Quando smetti di seguire il percorso tradizionale, perdi molte certezze confezionate. Non hai più la rassicurazione di una carriera già disegnata, di uno stipendio garantito, di una strada approvata dagli altri.
E questo spaventa profondamente.
Fin da bambini ci insegnano che la sicurezza coincide con l’obbedienza: studia, trova un posto fisso, non rischiare troppo, resta dentro il tracciato.
Qualsiasi scelta diversa viene descritta come instabile, irresponsabile o pericolosa.
Solo che anche la sicurezza tradizionale è fragile. Le aziende chiudono, i mercati cambiano, le economie crollano, i contratti finiscono. E quando tutto vacilla, molte persone scoprono di aver affidato completamente la propria vita a strutture che non controllavano davvero.
Chi cerca autonomia sceglie una sicurezza diversa: la capacità di adattarsi. Impara a vivere con meno, a non dipendere da un’unica fonte di reddito, a sviluppare competenze diverse, a costruire libertà invece che semplice stabilità economica.
Naturalmente non è una strada romantica come spesso viene raccontata. Ci sono momenti difficili, dubbi, paura di aver sbagliato, notti insonni e mesi complicati.
Esistono sacrifici reali. Ma esiste anche una sensazione rara: quella di stare finalmente vivendo una vita scelta, e non soltanto ereditata.
Perché il rischio più grande non è fallire.
Il rischio più grande è arrivare alla fine dei propri giorni e rendersi conto di non aver mai deciso davvero chi volevi essere.
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1❤42👍18🔥2
📍La rivista Time riporta:
📍L'inflazione alimentare è stata del 2,9%, la frutta e la verdura sono aumentate del 6,1%, e i pomodori del 40%.
📍Sembra che dopo la crisi energetica, gli americani stiano affrontando anche una crisi dei pomodori e delle omelette.
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