Giuseppe Masala Chili 🌶
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Lettore appassionato e scrittore incostante. Topografo degli abissi. Diversamente inabile. A volte manniano tendenza Giuseppe a volte céliniano tendenza Bardamu.
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🇮🇷 🇺🇸 — Funzionari iraniani affermano che si stanno rafforzando le difese e preparando a una potenziale invasione statunitense e a ulteriori attacchi lungo la costa meridionale del paese, nella regione del Golfo Persico.
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⚡️⚠️🇷🇺🇪🇺🇵🇱 La Russia sta conducendo una guerra ibrida contro l'Occidente da dieci anni, afferma Sikorsky.

❗️Questa guerra ibrida ha molteplici aspetti. Ci sono attacchi informatici, che possono essere molto pericolosi.

❗️Bloccare la linea di emergenza di un ospedale può causare la morte di persone. Inoltre, prendono di mira istituzioni finanziarie e sistemi di riscossione delle tasse.

❗️Inseriscono virus dannosi nei nostri sistemi per attivarli in caso di eventi più gravi.

❗️Intervengono nella politica, sostenendo estremisti sia di sinistra che di destra durante le elezioni.

❗️Utilizzano Telegram per reclutare sabotatori occasionali, pagando 2.000 euro per la fotografia di oggetti e 20.000 euro per darli alle fiamme. Abbiamo avuto decine di attentati incendiari, inclusi quelli a enormi centri commerciali e interi quartieri.

❗️Hanno persino tentato di incendiare una casa appartenente all'attuale Primo Ministro britannico. Ci sono stati omicidi su commissione, terrorismo di stato, sabotaggi ferroviari, materiali infiammabili inseriti in pacchi DHL, incursioni con missili balistici e da crociera, e attacchi con droni russi.

❗️Tutto questo fa parte della guerra ibrida in corso della Russia, ha dichiarato il personaggio filorusso e Ministro degli Esteri polacco.
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‼️🇷🇺🏴‍☠️61 persone sono rimaste ferite in un attacco nemico nella regione di Mosca, ha dichiarato il governatore.

▪️In precedenza, era stato riferito che una persona si trovava a Elektrostal.
▪️La maggior parte delle vittime ha riportato ferite da schegge e mine, traumi cranici, fratture, ustioni e inalazione di fumo.
▪️Il maggior numero di feriti si è registrato a Elektrostal, con 57 persone. Un'altra persona è rimasta ferita a Noginsk.
▪️Nove persone sono in gravi condizioni, 31 sono in condizioni moderate.
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⚡️⚠️🛰🌐🇮🇷🇺🇸🇰🇼 Google ha rimosso immagini satellitari di infrastrutture critiche in Kuwait.

📍Fonte vicina all'IRGC:

❗️"L'Iran ha già preso misure in merito, e tutti i missili prodotti negli ultimi 13 anni non utilizzano il GPS o, in generale, alcun sistema di posizionamento internazionale."
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🇺🇸🍊🤡 🇸🇦☢️ Gli Stati Uniti potrebbero aprire la strada all'acquisizione di armi nucleari da parte dell'Arabia Saudita - CNN

L'amministrazione Trump ha dato all'Arabia Saudita un'approvazione preliminare per l'arricchimento dell'uranio, ma senza le rigide restrizioni internazionali che di solito impediscono ai paesi di acquisire armi nucleari. Questo si riferisce al cosiddetto "Accordo 123", che non è stato nemmeno sottoposto alla considerazione del Congresso degli Stati Uniti.

Nell'ottobre del 2025, il capo del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti ha assicurato che gli Stati Uniti desiderano semplicemente approfondire la cooperazione con Riad sull'energia nucleare a fini pacifici, condividere tecnologie e farlo senza violare il regime di non proliferazione. Tuttavia, il testo del documento non menziona l'obbligo per l'Arabia Saudita di firmare un accordo standard per misure di sicurezza rafforzate con l'AIEA.
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🇺🇸🇩🇪🇬🇧⚡️ — Gli Stati Uniti stanno dispiegando caccia F-16 dalla base aerea di Spangdahlem, in Germania, nella regione del Medio Oriente.

Anche caccia F-35 vengono trasferiti lì dalla base britannica di RAF Lakenheath – WSJ
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🇺🇸🇮🇷 Il presidente Trump ha dichiarato di non essere più interessato alla riluttanza dell'Iran a rispettare il memorandum d'intesa.
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⚡️🇮🇶🇮🇷☀️ Le immagini provenienti dal più recente attacco con droni a Erbil sembrano mostrare un impatto verso la fine di un video, accompagnato da un'esplosione, il che probabilmente conferma il fallimento del sistema C-Ram nell'intercettare qualsiasi proiettile o drone in arrivo.
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🇺🇸🇮🇷 Il comando militare statunitense annuncia una nuova serie di attacchi contro l'Iran per "punire rapidamente le forze della Guardia Rivoluzionaria Islamica che hanno lanciato attacchi contro i militari americani in Giordania la scorsa notte."
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🇳🇴⚡️Oltre 400 persone sono state evacuate in Norvegia a causa di un vasto incendio, ha dichiarato il capo dell'amministrazione comunale di Drammen.

Più di 100 abitazioni sono state distrutte dall'incendio, che i media locali descrivono come il più grande degli ultimi 100 anni.
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- Gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi aerei contro l'Iran "per rafforzare la capacità dell'Iran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz e per punire rapidamente le forze della Guardia Rivoluzionaria Islamica che hanno lanciato attacchi contro i membri delle forze armate americane in Giordania la scorsa notte".
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🇺🇸🇮🇷 — Sono stati segnalati degli scoppi a Sirik, Ahvaz, Bandar Abbas e sull'isola di Kish.
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🇺🇸🇮🇷⚡️- "Oggi, alle 18:00 ora dell'Est, le forze statunitensi hanno iniziato a lanciare nuovi attacchi aerei contro l'Iran, su ordine del Comandante in Capo. Questi attacchi sono progettati per ridurre ulteriormente la capacità dell'Iran di minacciare le navi mercantili nello Stretto di Hormuz e per punire rapidamente le forze del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche che hanno lanciato attacchi contro i membri delle forze armate statunitensi in Giordania la scorsa notte." - Comando Centrale degli Stati Uniti.
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🇺🇸🇮🇷⚡️- Esplosioni segnalate a Bandar-e Lengeh, nel sud dell'Iran.
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RIARMO EUROPEO: UN GRANDE BLUFF
di Pino Arlacchi

Il 4 marzo 2025 Ursula von der Leyen annunciò al mondo, con una conferenza stampa di sei minuti, che l’Europa era entrata “nell’era del riarmo”.

Il piano ReArm Europe — poi ribattezzato, con un eufemismo degno dei tempi, “Readiness 2030” — avrebbe mobilitato fino a 800 miliardi di euro per fronteggiare la minaccia russa. La stampa europea si genuflesse davanti alla cifra. I mercati applaudirono. I titoli dell’industria bellica volarono. A più di un anno di distanza, possiamo dire con tranquillità ciò che gli osservatori seri avevano capito fin dal primo giorno: quel piano era un bluff. E il bluff è stato definito non da noi, ma dall’unico giocatore che al tavolo contava davvero: Putin.

Cominciamo dall’anatomia contabile dell’inganno. Degli 800 miliardi sbandierati, 650 non sono mai esistiti come risorse. Sono semplicemente il permesso, concesso agli Stati membri attraverso la sospensione delle regole di bilancio, di indebitarsi per comprare armi. Non un euro di fondi comuni: solo la facoltà di scavare più a fondo nei propri deficit nazionali, generosamente offerta a Paesi come l’Italia, che con un debito oltre il 140 per cento del Pil dovrebbe finanziare i carri armati con lo stesso strumento che le viene proibito di usare per la sanità.

I restanti 150 miliardi, il famoso strumento Safe, sono prestiti: debito comune che gli Stati beneficiari dovranno restituire, fino a 45 anni di rate. Il tutto approvato invocando l’articolo 122 del Trattato, la procedura d’emergenza che ha permesso di scavalcare il Parlamento europeo, nonché le regole minime della democrazia.

E i risultati? Tra gennaio e febbraio di quest’anno la Commissione ha approvato i piani nazionali di spesa Safe: sommandoli tutti, si arriva a circa 150 miliardi. Meno del 20% della cifra annunciata, e interamente sotto forma di debito. Il resto è rimasto ciò che era fin dall’inizio: una simulazione di eurocrati, un atto di propaganda.

Ma la contabilità è solo la superficie del problema. La verità più profonda riguarda la funzione che questo bluff svolge per le classi dirigenti europee. Il riarmo è stato annunciato da governi incapaci di affrontare i veri problemi del continente: la deindustrializzazione accelerata dal suicidio energetico, la stagnazione economica, il crollo del tenore di vita delle classi medie, la perdita di competitività, l’oscena concentrazione della ricchezza. Di fronte a questa agenda, che richiederebbe visione e coraggio, le élite hanno scelto la scorciatoia più antica del mondo: il nemico esterno. La “minaccia russa” ha il pregio di non richiedere alcuna riforma, alcun conflitto con gli interessi costituiti, alcuna ammissione di fallimento. Richiede solo paura. E la paura, a differenza della crescita, si può produrre per decreto.

Qui sta la differenza decisiva con gli Stati Uniti. Il riarmo americano ha avuto alle spalle un vero complesso militare-industriale, quello contro cui Eisenhower mise in guardia nel 1961: una macchina produttiva colossale, radicata nei territori e nei collegi elettorali, capace di piegare la politica ai propri interessi. Il piano von der Leyen non nasce da nulla di simile, per la semplice ragione che nulla di simile esiste più in Europa: trentacinque anni di pace interna dopo il 1989 hanno ridotto l’industria militare europea ai minimi storici. Incapace di produrre in un anno le munizioni che l’Ucraina consuma in pochi mesi.

Il riarmo europeo nasce dalla spinta di un’industria diversa: l’industria della paura, che nel nostro continente è soprattutto mediatica e politica. Non fabbriche e cantieri, ma titoli a effetto, editoriali, mozioni parlamentari, scadenze apocalittiche — il 2029, il 2030 — recitate con la solennità delle profezie. È una differenza carica di conseguenze. Perché un complesso militare-industriale, una volta insediato, è quasi irremovibile. Un’industria della paura, che produce narrazioni anziché cannoni, è reversibile quanto le narrazioni stesse. Vive di consenso malsano, e di consenso muore.
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Ed è proprio ciò che sta accadendo. La reazione di rigetto dei popoli europei al bluff degli eurocrati è ormai visibile in ogni sondaggio. Gli elettorati si preparano a mandare a casa, uno dopo l’altro, i governanti che hanno scommesso tutto sulla paura — Starmer, Macron, Merz, Meloni. Non è pacifismo ideologico: è il buon senso di cittadini a cui si chiede di pagare, con tagli al welfare e nuovo debito, un’emergenza che non vedono e che nessuno riesce a dimostrare. La paura, quando non è confermata dai fatti, si consuma in fretta.

C’è inoltre un dettaglio che manda in frantumi l’intera costruzione, ed è il comportamento del nemico designato. Chiunque abbia studiato le corse agli armamenti sa come funzionano: al piano di riarmo di una parte risponde il contropiano dell’altra, in una spirale di azione e reazione che storicamente sfocia nella guerra o nella bancarotta di uno dei contendenti. È il meccanismo che divorò l’Europa prima del 1914 e che dissanguò l’Urss negli anni 80. Ebbene, al piano da 800 miliardi di von der Leyen, Mosca non ha risposto con alcun contropiano simmetrico. Nessun programma straordinario di espansione, nessuna mobilitazione industriale aggiuntiva rivolta contro l’Europa. Putin ha guardato il bluff, ha preso le misure di chi lo proponeva, e ha deciso che non valeva la pena di vedere le carte. La sua risposta alla von der Leyen è stata, in fondo, la più umiliante possibile: l’indifferenza. Non ha risposto perché ha ben soppesato l’inettitudine di chi lo minacciava.

Questa scelta non è improvvisazione: è coerenza. Putin ha dichiarato per anni, prima e dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, che la Russia non sarebbe caduta “nella trappola di una corsa agli armamenti”. Lo ha ripetuto nel discorso alla nazione del 2024, lo ha ribadito all’Onu nel settembre 2025. E soprattutto ha fatto quanto dichiarato. Terminata la grande ristrutturazione delle forze armate avviata dopo la guerra di Georgia, la Russia iniziò a ridurre le spese militari: nel 2017, per la prima volta in diciotto anni, il bilancio della difesa russo diminuì del venti per cento.

Il Cremlino annunciò l’intenzione di scendere sotto il 2% del Pil, per dirottare risorse verso la lotta alla povertà e il welfare. Alla vigilia del 2022, la spesa militare russa era al 3,6% del Pil: la metà, in proporzione, di quella dell’Urss ai tempi della Guerra Fredda, e una frazione in valore assoluto di quella della sola Europa occidentale.

È questo il comportamento di una potenza che pianificava la conquista dell’Europa entro il 2030? O è piuttosto il comportamento di uno Stato che ha scelto la via della deterrenza nucleare e dell’efficienza qualitativa — pochi sistemi d’arma decisivi, ipersonici e droni al posto delle portaerei — proprio per non farsi trascinare nella competizione quantitativa in cui l’Occidente sperava di attirarlo?

A dissolvere ogni residuo dubbio è arrivata di recente una voce insospettabile: quella dell’uomo che comanda tutte le forze Nato in Europa. L’11 giugno, interrogato sull’ipotesi di un attacco russo ai Baltici, il generale americano Alexus Grynkewich ha dichiarato: “Seguo molto attentamente l’intelligence. La Russia non cerca il conflitto. Comprendono il significato del termine ‘alleanza difensiva’ e sanno che abbiamo una serie di vantaggi asimmetrici”. Il generale, com’è ovvio per il suo ruolo, ha attribuito il merito alla deterrenza alleata. Ma la sostanza della sua certificazione rimane, ed è devastante per la narrazione ufficiale: l’intelligence Nato non vede alcuna preparazione, alcuna intenzione, alcun piano di aggressione russa all’Europa. E lo dice proprio mentre Washington annuncia il ritiro di capacità militari dal continente — cosa impensabile se il Pentagono credesse davvero all’invasione imminente. E ciò accade dopo quattro anni in cui l’opinione pubblica europea è stata bombardata con lo spettro dei carri armati russi a Lisbona.
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Il bluff da 800 miliardi si sta sgonfiando da solo, piano nazionale dopo piano nazionale. Resta il conto politico che i popoli europei stanno già presentando ai suoi autori. Perché l’industria della paura ha un difetto indelebile: prima o poi deve consegnare la guerra promessa, o restituire la paura incassata. E se il nemico rifiuta di recitare la parte che gli abbiamo assegnato, contro chi, esattamente, ci stiamo armando?

[di Pino Arlacchi | Il Fatto Quotidiano | 16 luglio 2026]
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