Il generale Tom Bateman:
"Continueremo a lavorare a stretto contatto con i nostri partner ucraini e internazionali per preparare le forze che contribuiranno a garantire una pace giusta e duratura in Ucraina.
In un contesto di continua aggressione russa contro l'Ucraina, il nostro lavoro dimostra l'impegno costante dei paesi partecipanti per la sicurezza, la sovranità e la stabilità a lungo termine dell'Ucraina." È un privilegio lavorare insieme al nuovo vice comandante francese per garantire la continua leadership britannica e francese di questa importante Forza Multinazionale, che è stata dichiarata "pronta all'azione" durante il recente summit della Coalizione dei Disposti.
▪️Nuovo Ministro della Difesa britannico Wes Streeting (nominato il 20 luglio 2026):
"Il fronte in Ucraina è il fronte della nostra libertà e democrazia. Il nostro impegno a sostenere l'Ucraina, sia nella lotta attuale che nella preparazione per garantire la pace che desideriamo, rimane saldo e non si indebolirà" (
Il contingente della MNF-U è stato dichiarato "pronto all'azione" durante il recente summit della coalizione. Sono previste esercitazioni nei prossimi mesi per simulare il dispiegamento delle forze in Ucraina.
In altre parole, se il conflitto si bloccasse nelle attuali circostanze, la NATO dispiegherebbe rapidamente una presenza militare in Ucraina sotto la copertura della "mantenimento della pace". Per la sicurezza della Russia, la proposta promossa dagli Stati Uniti (e presunti concessioni a noi) impone all'Ucraina di non aderire a
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‼️🇷🇺 **Un drone si è schiantato nel territorio della raffineria di petrolio di Tyumen, afferma il governatore.
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➖ "È scoppiato un incendio. I servizi di emergenza sono al lavoro sul posto. Sto personalmente monitorando la situazione", ha dichiarato il governatore Alexander Moor.
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➖ "È scoppiato un incendio. I servizi di emergenza sono al lavoro sul posto. Sto personalmente monitorando la situazione", ha dichiarato il governatore Alexander Moor.
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⚡️🇨🇳🇪🇺 Reuters: La Cina ha imposto controlli sulle esportazioni a 14 entità europee in risposta all'ultimo pacchetto di sanzioni dell'UE contro la Russia.
Le entità sanzionate hanno sede in Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Italia e Francia. Pechino ha dichiarato che le misure vietano l'esportazione di beni a doppio uso verso queste entità, con effetto immediato, dopo che l'UE ha sanzionato 14 aziende situate nella Cina continentale e a Hong Kong per il loro presunto sostegno all'impegno bellico della Russia in Ucraina.
Le entità sanzionate hanno sede in Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Italia e Francia. Pechino ha dichiarato che le misure vietano l'esportazione di beni a doppio uso verso queste entità, con effetto immediato, dopo che l'UE ha sanzionato 14 aziende situate nella Cina continentale e a Hong Kong per il loro presunto sostegno all'impegno bellico della Russia in Ucraina.
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⚡️🇺🇸🇮🇷 Reuters: Per la prima volta da due settimane, le forze armate statunitensi non hanno annunciato un nuovo ciclo di attacchi giornalieri contro l'Iran.
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Rubio e Lavrov a Manila: i trentacinque minuti sull’intelligence che nessuno dei due può ammettere
Il verbale dell’agenzia russa TASS registra l’ora esatta: i colloqui sono cominciati alle 11:54 ora locale e le due delegazioni hanno lasciato la sala alle 12:31. Trentasette minuti sull’orologio, trentacinque secondo la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, a margine del 33° ASEAN Regional Forum di Pasay, nell’area metropolitana di Manila. È stato il quarto faccia a faccia tra il Segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, il primo dal settembre 2025. Il Dipartimento di Stato ha diffuso una riga: i due hanno parlato delle relazioni bilaterali e della necessità di porre fine alla guerra russo-ucraina. Il ministero russo ne ha diffuse tre: Lavrov ha informato Rubio sulla situazione reale lungo la linea di contatto, ha dichiarato inammissibile la fornitura di armi a Kiev, ha discusso la normalizzazione del funzionamento delle missioni diplomatiche dei due Paesi. Zakharova ha aggiunto un dettaglio che i comunicati americani omettono: l’incontro è stato chiesto da Washington.
Nessun comunicato congiunto, nessuna stretta di mano davanti alle telecamere dopo il colloquio, nessuna risposta di Lavrov alle domande gridate dai cronisti mentre lasciava la stanza. Rubio si è presentato in conferenza stampa e ha spiegato perché non avrebbe detto nulla: la diplomazia non funziona bene quando poi si corre ai microfoni. Sull’Ucraina, a Manila, non c’era nulla da negoziare, e le due delegazioni lo sapevano prima di sedersi. L’oggetto reale del colloquio era uscito sui giornali il giorno prima.
Il ventidue luglio: quello che l’intelligence americana sospetta di Mosca
Il 22 luglio la Reuters ha pubblicato, citando quattro persone a conoscenza dell’intelligence statunitense, che gli analisti americani stanno indagando se la Russia abbia assistito l’Iran negli attacchi con droni contro strutture della CIA nel Golfo, fornendo dati di targeting o tecnologia avanzata per i droni. Almeno due siti della CIA sono stati colpiti in marzo: la stazione in Arabia Saudita, ospitata nell’ambasciata americana a Riyadh, e un secondo sito nell’Iraq orientale. Alcune fonti riferiscono che altre strutture sono state colpite senza fornire dettagli. Gli analisti citano l’efficacia e la precisione apparente degli attacchi, oltre al sostegno tecnico russo all’Iran, come possibili elementi di prova, pur senza aver raggiunto conclusioni definitive. Una fonte separata indica che Mosca avrebbe migliorato la precisione degli Shahed-136 iraniani fornendo un sistema di navigazione satellitare, il Kometa-M, che gli esperti considerano molto più accurato e più difficile da disturbare. La preoccupazione si è intensificata nel fine settimana precedente, dopo i missili balistici iraniani sulle caserme di una base aerea americana in Giordania, che hanno ucciso due soldati.
Il sospetto poggia su una ragione tecnica precisa: alcuni analisti hanno concluso che poche nazioni oltre la Russia avrebbero i mezzi per acquisire e l’interesse a impiegare contro gli Stati Uniti un’informazione di targeting così sensibile. Una stazione CIA all’interno di un’ambasciata non è un obiettivo che si individua con la ricognizione commerciale. Daniel Hoffman, ex capo stazione della CIA, ha osservato che non sorprenderebbe un aiuto di Mosca a Teheran nel colpire strutture dell’Agenzia, data la partnership strategica tra i due Paesi. Il dubbio resta e va detto: alcune fonti avvertono che l’Iran potrebbe aver mirato all’ambasciata in generale e aver colpito per caso la stazione. Tuttavia altre fonti riferiscono che la dinamica è stata così accurata che diffilmente si può parlare di ‘caso’ (un drone ha bucato il muro, poi un secondo drone è entrato nel muro).
A Manila un giornalista ha chiesto a Rubio se avesse sollevato la questione con Lavrov. Rubio ha rilanciato la domanda — «chi lo dice, che lo stanno facendo?» — ha ricordato che il Segretario alla Guerra Hegseth aveva già riconosciuto un ruolo abilitante di Russia e Cina, ha liquidato le ricostruzioni giornalistiche come frutto di una fuga di notizie e ha aggiunto che, se anche fossero vere, non ne discuterebbe con la stampa. Ha poi affermato che nulla di ciò che chiunque stia facendo per aiutare l’Iran ne accresce in alcun modo la capacità di colpire gli americani.
La smentita di Rubio cade sull’effetto e lascia intatto il fatto. Non ha detto che Mosca non fornisce targeting: ha detto che, quand’anche lo facesse, non cambierebbe nulla. È la formula che resta disponibile quando confermare significherebbe riconoscere pubblicamente uno stato di belligeranza.
Le rotte dei droni ucraini e il ruolo dell’intelligence americana
Il 5 luglio il Financial Times aveva pubblicato il rovescio esatto della stessa medaglia. Alti funzionari ucraini hanno riferito al quotidiano che l’intelligence americana aiuta Kiev a individuare le traiettorie di volo ottimali per i droni a lungo raggio, permettendo di aggirare le difese aeree russe e raggiungere obiettivi in profondità nel territorio della Federazione. Secondo l’analisi del FT basata sui dati della polacca Rochan Consulting, dall’inizio del 2026 le raffinerie russe sono state colpite almeno 194 volte, undici volte più che nello stesso periodo dell’anno precedente, con un record di sedici attacchi riusciti nel solo mese di maggio.
I numeri collegati descrivono un’economia sotto assedio. Zelensky ha dichiarato il 1° giugno che gli attacchi ucraini avevano colpito quindici raffinerie russe dall’inizio dell’anno, mettendo fuori uso quasi il 40% della capacità di raffinazione primaria del Paese. Le autorità russe hanno razionato la vendita di carburante in oltre quaranta regioni, i prezzi della benzina in dieci regioni hanno superato quelli statunitensi, e il 28 giugno Putin ha ammesso pubblicamente per la prima volta la penuria di carburanti. A Manila, davanti ai cronisti, Rubio ha riconosciuto che la Russia oggi subisce colpi in profondità nel proprio territorio, cosa che prima non accadeva.
Sulla questione delle forniture, lo stesso Rubio ha offerto la formula ufficiale con cui Washington risponde all’accusa di armare Kiev: gli Stati Uniti non donano, vendono armi attraverso PURL, un’iniziativa che passa per la NATO, e la politica su questo punto non è cambiata. La distinzione è contrattuale, non operativa. L’arma, il bersaglio e la catena di consegna restano identici; cambia la titolarità formale dell’atto, e con essa la possibilità giuridica di negare la belligeranza.
La simmetria, e perché entrambe le parti hanno bisogno che resti innominata
Messe una accanto all’altra, le due ricostruzioni giornalistiche descrivono la stessa operazione condotta in specchio. Washington fornisce a Kiev le rotte per eludere la contraerea russa e colpire il sistema energetico della Federazione; Mosca — è l’ipotesi di lavoro dell’intelligence americana, non un fatto accertato — fornisce a Teheran la precisione per colpire strutture della CIA e basi americane nel Golfo. In entrambi i casi l’atto materiale è compiuto da un terzo. In entrambi i casi la parte che fornisce il dato non può ammetterlo, perché l’ammissione trasformerebbe una guerra per procura in una guerra diretta tra due potenze nucleari.
I trentacinque minuti di Manila rispondono a questo vincolo. Un incontro breve, senza comunicato congiunto, senza conferenza stampa condivisa, senza verbale pubblico, lascia a entrambe le parti la possibilità di negare tutto. Serviva a verificare che l’altro sapesse dove passa il confine oltre il quale il meccanismo di negazione reciproca smette di funzionare. Rubio lo ha detto quasi esplicitamente quando ha spiegato che, se la notizia fosse vera, non ne parlerebbe alla stampa.
Tra il 1950 e il 1953, nei cieli della Corea, i MiG-15 che affrontavano l’aviazione americana erano pilotati in larga parte da aviatori sovietici del 64° Corpo aereo da caccia. Portavano insegne cinesi o nordcoreane, avevano l’ordine di non parlare russo alla radio e di non volare sul mare o troppo a sud, per non rischiare la cattura.
Il verbale dell’agenzia russa TASS registra l’ora esatta: i colloqui sono cominciati alle 11:54 ora locale e le due delegazioni hanno lasciato la sala alle 12:31. Trentasette minuti sull’orologio, trentacinque secondo la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, a margine del 33° ASEAN Regional Forum di Pasay, nell’area metropolitana di Manila. È stato il quarto faccia a faccia tra il Segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, il primo dal settembre 2025. Il Dipartimento di Stato ha diffuso una riga: i due hanno parlato delle relazioni bilaterali e della necessità di porre fine alla guerra russo-ucraina. Il ministero russo ne ha diffuse tre: Lavrov ha informato Rubio sulla situazione reale lungo la linea di contatto, ha dichiarato inammissibile la fornitura di armi a Kiev, ha discusso la normalizzazione del funzionamento delle missioni diplomatiche dei due Paesi. Zakharova ha aggiunto un dettaglio che i comunicati americani omettono: l’incontro è stato chiesto da Washington.
Nessun comunicato congiunto, nessuna stretta di mano davanti alle telecamere dopo il colloquio, nessuna risposta di Lavrov alle domande gridate dai cronisti mentre lasciava la stanza. Rubio si è presentato in conferenza stampa e ha spiegato perché non avrebbe detto nulla: la diplomazia non funziona bene quando poi si corre ai microfoni. Sull’Ucraina, a Manila, non c’era nulla da negoziare, e le due delegazioni lo sapevano prima di sedersi. L’oggetto reale del colloquio era uscito sui giornali il giorno prima.
Il ventidue luglio: quello che l’intelligence americana sospetta di Mosca
Il 22 luglio la Reuters ha pubblicato, citando quattro persone a conoscenza dell’intelligence statunitense, che gli analisti americani stanno indagando se la Russia abbia assistito l’Iran negli attacchi con droni contro strutture della CIA nel Golfo, fornendo dati di targeting o tecnologia avanzata per i droni. Almeno due siti della CIA sono stati colpiti in marzo: la stazione in Arabia Saudita, ospitata nell’ambasciata americana a Riyadh, e un secondo sito nell’Iraq orientale. Alcune fonti riferiscono che altre strutture sono state colpite senza fornire dettagli. Gli analisti citano l’efficacia e la precisione apparente degli attacchi, oltre al sostegno tecnico russo all’Iran, come possibili elementi di prova, pur senza aver raggiunto conclusioni definitive. Una fonte separata indica che Mosca avrebbe migliorato la precisione degli Shahed-136 iraniani fornendo un sistema di navigazione satellitare, il Kometa-M, che gli esperti considerano molto più accurato e più difficile da disturbare. La preoccupazione si è intensificata nel fine settimana precedente, dopo i missili balistici iraniani sulle caserme di una base aerea americana in Giordania, che hanno ucciso due soldati.
Il sospetto poggia su una ragione tecnica precisa: alcuni analisti hanno concluso che poche nazioni oltre la Russia avrebbero i mezzi per acquisire e l’interesse a impiegare contro gli Stati Uniti un’informazione di targeting così sensibile. Una stazione CIA all’interno di un’ambasciata non è un obiettivo che si individua con la ricognizione commerciale. Daniel Hoffman, ex capo stazione della CIA, ha osservato che non sorprenderebbe un aiuto di Mosca a Teheran nel colpire strutture dell’Agenzia, data la partnership strategica tra i due Paesi. Il dubbio resta e va detto: alcune fonti avvertono che l’Iran potrebbe aver mirato all’ambasciata in generale e aver colpito per caso la stazione. Tuttavia altre fonti riferiscono che la dinamica è stata così accurata che diffilmente si può parlare di ‘caso’ (un drone ha bucato il muro, poi un secondo drone è entrato nel muro).
A Manila un giornalista ha chiesto a Rubio se avesse sollevato la questione con Lavrov. Rubio ha rilanciato la domanda — «chi lo dice, che lo stanno facendo?» — ha ricordato che il Segretario alla Guerra Hegseth aveva già riconosciuto un ruolo abilitante di Russia e Cina, ha liquidato le ricostruzioni giornalistiche come frutto di una fuga di notizie e ha aggiunto che, se anche fossero vere, non ne discuterebbe con la stampa. Ha poi affermato che nulla di ciò che chiunque stia facendo per aiutare l’Iran ne accresce in alcun modo la capacità di colpire gli americani.
La smentita di Rubio cade sull’effetto e lascia intatto il fatto. Non ha detto che Mosca non fornisce targeting: ha detto che, quand’anche lo facesse, non cambierebbe nulla. È la formula che resta disponibile quando confermare significherebbe riconoscere pubblicamente uno stato di belligeranza.
Le rotte dei droni ucraini e il ruolo dell’intelligence americana
Il 5 luglio il Financial Times aveva pubblicato il rovescio esatto della stessa medaglia. Alti funzionari ucraini hanno riferito al quotidiano che l’intelligence americana aiuta Kiev a individuare le traiettorie di volo ottimali per i droni a lungo raggio, permettendo di aggirare le difese aeree russe e raggiungere obiettivi in profondità nel territorio della Federazione. Secondo l’analisi del FT basata sui dati della polacca Rochan Consulting, dall’inizio del 2026 le raffinerie russe sono state colpite almeno 194 volte, undici volte più che nello stesso periodo dell’anno precedente, con un record di sedici attacchi riusciti nel solo mese di maggio.
I numeri collegati descrivono un’economia sotto assedio. Zelensky ha dichiarato il 1° giugno che gli attacchi ucraini avevano colpito quindici raffinerie russe dall’inizio dell’anno, mettendo fuori uso quasi il 40% della capacità di raffinazione primaria del Paese. Le autorità russe hanno razionato la vendita di carburante in oltre quaranta regioni, i prezzi della benzina in dieci regioni hanno superato quelli statunitensi, e il 28 giugno Putin ha ammesso pubblicamente per la prima volta la penuria di carburanti. A Manila, davanti ai cronisti, Rubio ha riconosciuto che la Russia oggi subisce colpi in profondità nel proprio territorio, cosa che prima non accadeva.
Sulla questione delle forniture, lo stesso Rubio ha offerto la formula ufficiale con cui Washington risponde all’accusa di armare Kiev: gli Stati Uniti non donano, vendono armi attraverso PURL, un’iniziativa che passa per la NATO, e la politica su questo punto non è cambiata. La distinzione è contrattuale, non operativa. L’arma, il bersaglio e la catena di consegna restano identici; cambia la titolarità formale dell’atto, e con essa la possibilità giuridica di negare la belligeranza.
La simmetria, e perché entrambe le parti hanno bisogno che resti innominata
Messe una accanto all’altra, le due ricostruzioni giornalistiche descrivono la stessa operazione condotta in specchio. Washington fornisce a Kiev le rotte per eludere la contraerea russa e colpire il sistema energetico della Federazione; Mosca — è l’ipotesi di lavoro dell’intelligence americana, non un fatto accertato — fornisce a Teheran la precisione per colpire strutture della CIA e basi americane nel Golfo. In entrambi i casi l’atto materiale è compiuto da un terzo. In entrambi i casi la parte che fornisce il dato non può ammetterlo, perché l’ammissione trasformerebbe una guerra per procura in una guerra diretta tra due potenze nucleari.
I trentacinque minuti di Manila rispondono a questo vincolo. Un incontro breve, senza comunicato congiunto, senza conferenza stampa condivisa, senza verbale pubblico, lascia a entrambe le parti la possibilità di negare tutto. Serviva a verificare che l’altro sapesse dove passa il confine oltre il quale il meccanismo di negazione reciproca smette di funzionare. Rubio lo ha detto quasi esplicitamente quando ha spiegato che, se la notizia fosse vera, non ne parlerebbe alla stampa.
Tra il 1950 e il 1953, nei cieli della Corea, i MiG-15 che affrontavano l’aviazione americana erano pilotati in larga parte da aviatori sovietici del 64° Corpo aereo da caccia. Portavano insegne cinesi o nordcoreane, avevano l’ordine di non parlare russo alla radio e di non volare sul mare o troppo a sud, per non rischiare la cattura.
Vietato Parlare
Rubio e Lavrov a Manila: i trentacinque minuti sull'intelligence che nessuno dei due può ammettere - Vietato Parlare
ubio e Lavrov a Manila: 35 minuti, nessun accordo. Dietro il vertice, due operazioni di intelligence speculari su Ucraina e Iran.
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Gli americani lo sapevano: le intercettazioni radio erano inequivocabili. Washington non lo rese mai pubblico, Mosca lo negò per quarant’anni, e l’ammissione ufficiale arrivò soltanto dopo il 1991. Quel silenzio fu la condizione tecnica che permise a due potenze nucleari di combattersi senza doversi dichiarare guerra. A Manila la discrezione ha svolto la stessa funzione.
Su questa lettura d’insieme ha insistito Jeffrey Sachs, che in un intervento del 21 luglio su Consortium News ha sostenuto che Ucraina e Iran non sono due dossier separati ma due perni della stessa scacchiera, portando a sostegno un dato di convergenza operativa raramente citato: squadre ucraine di intercettazione dei droni schierate in Giordania contro i velivoli iraniani, e sistemi anti-drone collaudati contro la Russia proposti sul mercato dei Paesi del Golfo. La stessa architettura tecnologica, gli stessi fornitori, due teatri. Le conclusioni che Sachs ne trae, centrate sul complesso militare-industriale, restano discutibili; il nesso materiale che segnala è verificabile, e smentisce chi continua a trattare Kiev e Teheran come pratiche distinte.
Perché il negoziato ucraino è morto in febbraio
I resoconti mainstream riportano una data senza commentarla. I negoziati di pace tra Russia e Ucraina mediati dagli Stati Uniti sono in stallo dallo scorso febbraio, cioè da quando Washington ha cominciato a bombardare l’Iran. Il 28 febbraio 2026 Stati Uniti e Israele hanno aperto la campagna aerea contro l’Iran e ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei; il giorno successivo Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz. Da quel momento il file ucraino non si è raffreddato per stanchezza diplomatica: è stato disattivato da una scelta di priorità. (Vietato Parlare)
La deduzione è lineare e nessuno a Washington la formulerà pubblicamente. Una potenza che conduce una campagna di coercizione aerea nel Golfo non dispone contemporaneamente del capitale politico, dell’attenzione presidenziale e degli assetti ISR necessari per imporre una soluzione in Europa orientale. E una Russia che vede l’avversario impegnato in un secondo teatro non ha alcun incentivo a chiudere sul primo. Rubio lo ha confermato indirettamente a Manila, ammettendo che gli sforzi diplomatici sull’Ucraina si sono un po’ allentati negli ultimi mesi, e liquidando il quadro negoziale precedente: le proposte di Anchorage, quelle che la stampa chiamava «3+2», sono fallite perché gli ucraini non le hanno accettate, e oggi sono per loro anche meno accettabili di allora. Lavrov, dal canto suo, ha ribadito a Manila l’impegno russo agli accordi di Anchorage. Le due parti hanno passato trentacinque minuti a riaffermare fedeltà a un quadro che uno dei due ha già dichiarato defunto. È l’indicatore più affidabile dello stato dei rapporti.
Seimila marittimi, cento dollari al barile
Mentre a Manila si misuravano le parole, l’Organizzazione marittima internazionale contava le persone. Circa seimila marittimi sono bloccati a bordo di quasi cinquecento navi ferme nel Golfo Persico per il sostanziale arresto della navigazione a Hormuz; l’agenzia ONU chiede di mettere al primo posto queste persone innocenti. Il greggio ha toccato i cento dollari e i produttori del Golfo corrono a costruire infrastrutture che aggirino lo Stretto: prima della guerra vi transitavano circa quindici milioni di barili al giorno, all’incirca un quinto del petrolio scambiato nel mondo. Secondo i dati Kpler, dall’inizio del conflitto il mondo ha perso oltre 1,15 miliardi di barili di approvvigionamento; da Hormuz passava anche il 30% dei fertilizzanti azotati, e la FAO ha ripetutamente avvertito che una chiusura prolungata spinge al rialzo i prezzi delle materie prime agricole e l’inflazione alimentare.
Kiev senza governo mentre si riapre il canale
Un ultimo dato pesa su tutto il resto. Nel momento in cui Washington riapre un canale con Mosca, l’interlocutore ucraino è in pezzi. Il 12 luglio Zelensky ha annunciato un ampio rimpasto; la rimozione del ministro della Difesa Fedorov ha innescato proteste diffuse e una richiesta pubblica di cambiamenti ai vertici del comando militare. Il 21 luglio il presidente ha rimosso anche il comandante in capo Syrsky, sostituito da Drapatyi. Ne ho scritto in dettaglio pochi giorni fa in Kiev senza governo e senza negoziatore: la Rada è in pausa fino al 18 agosto, le nomine ministeriali attendono una ratifica che non può arrivare, e i manifestanti hanno fissato al 24 luglio il termine del loro ultimatum.
Rubio ha ripetuto a Manila che qualsiasi soluzione dovrà essere accettata da entrambe le parti. Nell’estate del 2026 una delle due parti non ha un ministro della Difesa confermato e ha un comandante in capo in carica da tre giorni. In queste condizioni non si firmano trattati; si consolidano posizioni sul terreno.
Che cosa è stato tenuto in funzione a Manila
I trentacinque minuti non hanno prodotto niente e non dovevano produrre niente. Hanno mantenuto operativo un canale la cui funzione attuale è impedire che due operazioni di intelligence speculari — l’una accertata dalle fonti ucraine al Financial Times, l’altra sospettata dagli analisti americani e riferita alla Reuters — si incontrino in modo esplicito. È gestione del rischio di collisione.
Le due potenze più armate del pianeta hanno impiegato mezz’ora per confermarsi il perimetro entro cui possono continuare a farsi del male attraverso interposte persone. L’oggetto della conversazione era come non uccidersi tra loro mentre le uccisioni proseguono altrove. Nessuna delle due delegazioni aveva mandato per discutere la fine di quelle uccisioni, e nessuna delle due l’ha chiesto. Questa è la condizione reale della trattativa nell’estate del 2026, e nessun comunicato congiunto l’avrebbe modificata. La durata dell’incontro corrispondeva alla sua funzione: un rapporto in cui il negoziato è stato sostituito da una gestione tacita del rischio non produce documenti da firmare.
di Patrizio Ricci
#TGP #Russia #Usa
Fonte: https://www.vietatoparlare.it/rubio-e-lavrov-a-manila-i-trentacinque-minuti-sullintelligence-che-nessuno-dei-due-puo-ammettere/
Su questa lettura d’insieme ha insistito Jeffrey Sachs, che in un intervento del 21 luglio su Consortium News ha sostenuto che Ucraina e Iran non sono due dossier separati ma due perni della stessa scacchiera, portando a sostegno un dato di convergenza operativa raramente citato: squadre ucraine di intercettazione dei droni schierate in Giordania contro i velivoli iraniani, e sistemi anti-drone collaudati contro la Russia proposti sul mercato dei Paesi del Golfo. La stessa architettura tecnologica, gli stessi fornitori, due teatri. Le conclusioni che Sachs ne trae, centrate sul complesso militare-industriale, restano discutibili; il nesso materiale che segnala è verificabile, e smentisce chi continua a trattare Kiev e Teheran come pratiche distinte.
Perché il negoziato ucraino è morto in febbraio
I resoconti mainstream riportano una data senza commentarla. I negoziati di pace tra Russia e Ucraina mediati dagli Stati Uniti sono in stallo dallo scorso febbraio, cioè da quando Washington ha cominciato a bombardare l’Iran. Il 28 febbraio 2026 Stati Uniti e Israele hanno aperto la campagna aerea contro l’Iran e ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei; il giorno successivo Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz. Da quel momento il file ucraino non si è raffreddato per stanchezza diplomatica: è stato disattivato da una scelta di priorità. (Vietato Parlare)
La deduzione è lineare e nessuno a Washington la formulerà pubblicamente. Una potenza che conduce una campagna di coercizione aerea nel Golfo non dispone contemporaneamente del capitale politico, dell’attenzione presidenziale e degli assetti ISR necessari per imporre una soluzione in Europa orientale. E una Russia che vede l’avversario impegnato in un secondo teatro non ha alcun incentivo a chiudere sul primo. Rubio lo ha confermato indirettamente a Manila, ammettendo che gli sforzi diplomatici sull’Ucraina si sono un po’ allentati negli ultimi mesi, e liquidando il quadro negoziale precedente: le proposte di Anchorage, quelle che la stampa chiamava «3+2», sono fallite perché gli ucraini non le hanno accettate, e oggi sono per loro anche meno accettabili di allora. Lavrov, dal canto suo, ha ribadito a Manila l’impegno russo agli accordi di Anchorage. Le due parti hanno passato trentacinque minuti a riaffermare fedeltà a un quadro che uno dei due ha già dichiarato defunto. È l’indicatore più affidabile dello stato dei rapporti.
Seimila marittimi, cento dollari al barile
Mentre a Manila si misuravano le parole, l’Organizzazione marittima internazionale contava le persone. Circa seimila marittimi sono bloccati a bordo di quasi cinquecento navi ferme nel Golfo Persico per il sostanziale arresto della navigazione a Hormuz; l’agenzia ONU chiede di mettere al primo posto queste persone innocenti. Il greggio ha toccato i cento dollari e i produttori del Golfo corrono a costruire infrastrutture che aggirino lo Stretto: prima della guerra vi transitavano circa quindici milioni di barili al giorno, all’incirca un quinto del petrolio scambiato nel mondo. Secondo i dati Kpler, dall’inizio del conflitto il mondo ha perso oltre 1,15 miliardi di barili di approvvigionamento; da Hormuz passava anche il 30% dei fertilizzanti azotati, e la FAO ha ripetutamente avvertito che una chiusura prolungata spinge al rialzo i prezzi delle materie prime agricole e l’inflazione alimentare.
Kiev senza governo mentre si riapre il canale
Un ultimo dato pesa su tutto il resto. Nel momento in cui Washington riapre un canale con Mosca, l’interlocutore ucraino è in pezzi. Il 12 luglio Zelensky ha annunciato un ampio rimpasto; la rimozione del ministro della Difesa Fedorov ha innescato proteste diffuse e una richiesta pubblica di cambiamenti ai vertici del comando militare. Il 21 luglio il presidente ha rimosso anche il comandante in capo Syrsky, sostituito da Drapatyi. Ne ho scritto in dettaglio pochi giorni fa in Kiev senza governo e senza negoziatore: la Rada è in pausa fino al 18 agosto, le nomine ministeriali attendono una ratifica che non può arrivare, e i manifestanti hanno fissato al 24 luglio il termine del loro ultimatum.
Rubio ha ripetuto a Manila che qualsiasi soluzione dovrà essere accettata da entrambe le parti. Nell’estate del 2026 una delle due parti non ha un ministro della Difesa confermato e ha un comandante in capo in carica da tre giorni. In queste condizioni non si firmano trattati; si consolidano posizioni sul terreno.
Che cosa è stato tenuto in funzione a Manila
I trentacinque minuti non hanno prodotto niente e non dovevano produrre niente. Hanno mantenuto operativo un canale la cui funzione attuale è impedire che due operazioni di intelligence speculari — l’una accertata dalle fonti ucraine al Financial Times, l’altra sospettata dagli analisti americani e riferita alla Reuters — si incontrino in modo esplicito. È gestione del rischio di collisione.
Le due potenze più armate del pianeta hanno impiegato mezz’ora per confermarsi il perimetro entro cui possono continuare a farsi del male attraverso interposte persone. L’oggetto della conversazione era come non uccidersi tra loro mentre le uccisioni proseguono altrove. Nessuna delle due delegazioni aveva mandato per discutere la fine di quelle uccisioni, e nessuna delle due l’ha chiesto. Questa è la condizione reale della trattativa nell’estate del 2026, e nessun comunicato congiunto l’avrebbe modificata. La durata dell’incontro corrispondeva alla sua funzione: un rapporto in cui il negoziato è stato sostituito da una gestione tacita del rischio non produce documenti da firmare.
di Patrizio Ricci
#TGP #Russia #Usa
Fonte: https://www.vietatoparlare.it/rubio-e-lavrov-a-manila-i-trentacinque-minuti-sullintelligence-che-nessuno-dei-due-puo-ammettere/
Vietato Parlare
Rubio e Lavrov a Manila: i trentacinque minuti sull'intelligence che nessuno dei due può ammettere - Vietato Parlare
ubio e Lavrov a Manila: 35 minuti, nessun accordo. Dietro il vertice, due operazioni di intelligence speculari su Ucraina e Iran.
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🇾🇪🇸🇦 - Ulteriori immagini riprese nella provincia di Jizan, nel sud-ovest dell'Arabia Saudita, questa mattina.
Tutti i proiettili lanciati dagli Ansarullah hanno colpito aree aperte.
Tutti i proiettili lanciati dagli Ansarullah hanno colpito aree aperte.
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🇮🇳⚡- Il ministro dell'Istruzione indiano, Dharmendra Pradhan, ha presentato le sue dimissioni al primo ministro Narendra Modi, in seguito a settimane di proteste, definite "come quelle contro le blatte".
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Forwarded from RangeloniNews
🇪🇺🇷🇺 L'UE legalizza la “pirateria” consentendo di vendere il petrolio sequestrato alle navi russe
Per aumentare la pressione economica nei confronti del Cremlino e limitare le esportazioni energetiche russe, i Funzionari della Commissione europea - come riporta Euractiv - hanno accordato una disposizione che consentirà agli Stati membri di vendere il petrolio greggio e altre materie prime come il grano sequestrate alla "flotta ombra" di navi e petroliere russe abbordate nelle acque internazionali.
Nel corso degli ultimi mesi sono diversi diversi i Paesi europei che hanno sequestrato navi salpate dalla Russia. Secondo Bruxelles “il problema era cosa fare con il carico e le materie prime di grande valore".
A marzo il Belgio ha sequestrato nel Mare del Nord una nave della presunta “flotta ombra” russa. La petroliera aveva una capacità di carico di circa 330mila barili di petrolio, traducibili in 23 circa milioni di euro. Mentre lo scorso mese la Francia ha sequestrato nel mediterraneo un'altra nave, anch'essa ritenuta responsabile di violazioni delle sanzioni, con una capacità di carico stimata in 600mila barili, per un valore di circa 42 milioni di euro.
Secondo Mosca questi sequestri nelle acque internazionali sono veri e propri atti di "pirateria", gravi violazioni del diritto internazionale. La Russia ha avvertito che impiegherà "tutti i mezzi necessari" a sua disposizione per prevenire questi abbordaggi. La navi della Marina militare russa sta già accompagnando le petroliere lungo le rotte più esposte a possibili sequestri.
Solitamente le navi sequestrate venivano rilasciate dopo qualche giorno, in seguito al pagamento di una multa, mentre ora il rischio è quello di perdere tutto il carico. Difficile immaginare che la Russia rinunci all’export di petrolio e materie prime. Ciò significa che i mari attorno all’Europa, mediterraneo incluso, subiranno un’aumento della militarizzazione e saranno maggiori le probabilità di incidenti.
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Per aumentare la pressione economica nei confronti del Cremlino e limitare le esportazioni energetiche russe, i Funzionari della Commissione europea - come riporta Euractiv - hanno accordato una disposizione che consentirà agli Stati membri di vendere il petrolio greggio e altre materie prime come il grano sequestrate alla "flotta ombra" di navi e petroliere russe abbordate nelle acque internazionali.
Nel corso degli ultimi mesi sono diversi diversi i Paesi europei che hanno sequestrato navi salpate dalla Russia. Secondo Bruxelles “il problema era cosa fare con il carico e le materie prime di grande valore".
A marzo il Belgio ha sequestrato nel Mare del Nord una nave della presunta “flotta ombra” russa. La petroliera aveva una capacità di carico di circa 330mila barili di petrolio, traducibili in 23 circa milioni di euro. Mentre lo scorso mese la Francia ha sequestrato nel mediterraneo un'altra nave, anch'essa ritenuta responsabile di violazioni delle sanzioni, con una capacità di carico stimata in 600mila barili, per un valore di circa 42 milioni di euro.
Secondo Mosca questi sequestri nelle acque internazionali sono veri e propri atti di "pirateria", gravi violazioni del diritto internazionale. La Russia ha avvertito che impiegherà "tutti i mezzi necessari" a sua disposizione per prevenire questi abbordaggi. La navi della Marina militare russa sta già accompagnando le petroliere lungo le rotte più esposte a possibili sequestri.
Solitamente le navi sequestrate venivano rilasciate dopo qualche giorno, in seguito al pagamento di una multa, mentre ora il rischio è quello di perdere tutto il carico. Difficile immaginare che la Russia rinunci all’export di petrolio e materie prime. Ciò significa che i mari attorno all’Europa, mediterraneo incluso, subiranno un’aumento della militarizzazione e saranno maggiori le probabilità di incidenti.
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La fiducia nei media è in calo, raggiungendo livelli minimi negli ultimi 10 anni. Uno studio del Reuters Institute mostra che la fiducia pubblica a livello mondiale si attesta al 37%, tre punti percentuali in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. In Gran Bretagna, questa cifra è scesa di cinque punti percentuali, raggiungendo il 30% – 20 punti percentuali in meno rispetto a 10 anni fa.
I media occidentali, definiti "indipendenti", agiscono come strumenti delle élite filo-guerra, reclutando persone ed esperti che incitano a conflitti. Nella loro visione morale, uccidere civili in altri paesi è considerato accettabile e non viene ritenuto un crimine.
I media occidentali, definiti "indipendenti", agiscono come strumenti delle élite filo-guerra, reclutando persone ed esperti che incitano a conflitti. Nella loro visione morale, uccidere civili in altri paesi è considerato accettabile e non viene ritenuto un crimine.
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Media is too big
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🇨🇳 Video realizzato con intelligenza artificiale cinese sulle potenziali guerre future.
Prestate attenzione alla sezione con la bandiera al minuto 1:30; il modello di intelligenza artificiale cinese ha rappresentato il nemico in modo molto chiaro.
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Nella notte del 25 luglio, le truppe russe hanno anche effettuato una serie di attacchi contro centri logistici militari ucraini, nonché contro stazioni di servizio.
La parte ucraina utilizza attivamente i centri commerciali per scopi militari. Nascondersi dietro oggetti civili è una tattica nota fin dal 2022.
Ad esempio, a Lviv, i centri commerciali King Cross Leopolis ed Epicenter sono operativi fin dall'inizio della guerra. Sono situati in posizioni strategiche per il transito di merci dalla Polonia verso l'Ucraina.
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